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Il ritratto

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1Il ritratto Empty Il ritratto Mer Apr 07, 2021 9:15 pm

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Mi sento molto fortunato perché dipingo, e perché farlo è il mio lavoro.
Non sono bastate una lunga depressione e un paio di malattie quasi mortali a farmi perdere il gusto della vita. Se cerco nei miei dipinti, trovo il panorama desolante di tutte le tristezze passate. Ecco perché ci vado con i piedi di piombo a cogliere significati. Ogni volta che mi addormento ho paura di smettere di respirare, non mi fido troppo del mio sonno. Mi sta venendo la stessa zoppia che aveva mio padre negli ultimi anni di vita. A ricordare bene, nemmeno zoppicava, camminava con il busto piegato a sinistra dopo una caduta. Mia madre non lo voleva più nel letto, per qualche vecchio rancore, e perché russava troppo forte.
Lui, tutte le sere, se ne andava a dormire nella mia vecchia cameretta, dove c’era il mio ritratto da militare e una scrivania di legno impellicciato con in bella mostra il mio passato scolastico, sulla quale nessuno poggiava un foglio da anni.
Lo so che sto dando un’immagine triste del mio passato, ma così era e io non ho più voglia di raccontare falsità.
Più di una volta papà era caduto dal letto con la rete smollata, e quando, pure in piena notte, mia madre mi chiamava, correvo a sollevare il suo corpo assente e obeso e a rimettergli la testa sul cuscino. Lo sanno tutti come vanno a finire queste cose, qualche acciacco si mischia al diabete, alla pressione alta, e nella coppia anziana uno diventa l’infermiere dell’altro. Quanto è ripugnante la vecchiaia!
Ma voglio raccontare una cosa bella, o almeno che a me è sembrata bella.
Non mi importava che il vecchio proprietario di quella casa si fosse suicidato per debiti, l’unica possibilità di fuggire agli strozzini era quella e lui l’aveva usata. Una specie di eroe al rovescio, e i suoi figli, incompatibili con quella storia, vendevano il suo appartamento al piano terra con giardino per quattro soldi, pur di liberarsene.
Io non sono mai stato capace di fare affari, tutt’altro, mi volevo solo allontanare da mia madre che per troppo amore e troppa vecchiaia mi trattava come un bambino. Povera mamma.
Gettare un ponte tra la mia vecchia vita e quell’appartamento con giardino non serviva a niente e così  ricominciavo da capo, che quando uno dice che ha ‘ricominciato da capo’, significa che è solo come un cane.
Seduto davanti a una delle mie tele in giardino, il primo barlume di vita condominiale l’ho avuto con la signora del piano di sopra, dopo che aveva annaffiato me, prato, e panni stesi.
Ho urlato così forte che mi sono spaventato.
Ho visto sporgersi dalla ringhiera del balcone una testolina rossa che urlava un: ‘Che guaio ho combinato, pensavo fosse disabitato.’ 
Bagnato come un uccellino, mi sono sorbito le sue spiegazioni senza aver chiesto spiegazioni.
Con una asciugamano sulla spalla, la radiolina portatile in mano che sibila fuori stazione, le dico che purtroppo non è disabitato, e se sarebbe riuscita mai a perdonarmi.
Non percepisce la mia ironia, ma si affretta a promettere di ripassare il mio bucato nella sua lavatrice.
Abbassando la voce, le ho detto che non avrei mai ‘affidato’ le mie mutande ‘inaffidabili’ a una sconosciuta.
Il suo viso, da lontano, mi ricorda le facce intagliate nelle zucche arancioni di Halloween.
Occhietti spiritati sbucano fuori da due fessure. Il naso, talmente piccolo, non appare, le orecchie pure spariscono sotto i capelli che hanno consistenza e colore del pelo di una pannocchia di mais.
Però dentro la zucca c’è luce. Voglio dire che tutto sommato è più quella luce interiore che la fa somigliare a una zucca illuminata, e non lo dico per bontà.
La visione è talmente strana e bella che ci resto male.
L’intera gamma delle mie perplessità si fa viva quando mi accorgo, nei giorni successivi, che la sua testolina appare e scompare tutto il giorno sul balcone a osservare il mio giardino. In uno sviluppo dell’azione, che si rivelerà piuttosto comico, le prometto di fare un piano a piedi per portarle una busta con le mie mutande da risciacquare.
Quando suono alla sua porta di sera, la busta di plastica scrocchia e non  riesce a nascondere la bottiglia di brandy, souvenir di una vacanza recente in Spagna, e una piccola rosa bianca, spaventata dalla siccità del mio giardino.
Lei  mi fa capire che non sopporta gli attacchi esagerati e che se volevo un rimborso in denaro per quel guaio con la biancheria stesa, non avrebbe avuto problemi a darmelo. Forse lo dice perché sono poco presentabile, vestito da far schifo con la solita camicia di jeans e i soliti pantaloni di jeans, pure stropicciati. Più che un artista visionario sembro uno spaccalegna smarrito nel bosco.
Per non agevolare la morte delle buone maniere, pentita per la sua durezza, produce con voce flebile e melodiosa l’invito a bere insieme un bicchiere di quel brandy e a mangiucchiare semini e mandorle italiane. Non mi capitava spesso di fare una cena decente, ma quella che si prospettava a base di bruscolini, mi  appariva come una riunione tra criceti ambosessi, e sarei fuggito ancor prima di entrare.
Giorgia aveva la gonna corta che mostrava le gambe belle. E per come era lei fisicamente mi aspettavo paesaggi esotici, nudi, o almeno vedute più azzardate.
 Invece le sue pareti sono tappezzate da oblò di icone sacre e visioni di presepi natalizi illuminati.
Viste da vicino, delicate e commoventi Madonnine con il Bambinello in braccio, si guadagnano comunque la mia approvazione artistica.
Ignorando il panico chimico dei miei polmoni, rimango accanto al racconto della  semplice di Giorgia, al suo fumo di tre sigarette, alla sua ossessione religiosa, alle sue gambe accavallate, per almeno un paio di ore. Scopro che fa l’infermiera in un ospedale grande, pure famoso.
Proprio sotto c’è il mio giardino che conosce a memoria, e lei, dopo un finto sguardo fugace, si ripromette di aiutarmi a metterlo in sesto, se mi fa piacere.
Ci salutiamo con garbo e distanza, per timidezza non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di darle un bacio sulla guancia.
Due giorni dopo le mostro un suo ritratto veloce, fatto soprattutto per scherzare sulla sua passione per le madonnine. Il suo viso appare radioso, è vestita di bianco e celeste.
La sua commozione straziante alla vista del ritratto mi fa pentire di averglielo mostrato, e l’unica cosa che riesco a dire è che ancora non è finito.
Lei si mette a togliere le erbette infestanti del prato con esagerata devozione, intorno al ritratto ancora fresco sul cavalletto, fa diventare lucida pure l’erba.
Da quel giorno, non sono più solo a riempire la lavastoviglie, a mettere in frigo i cubetti di plastica per il ghiaccio da mettere nel brandy che beviamo tutte le sere, a bere caffè.
Dopo lo scarno territorio umano, Giorgia si dedica all’esplorazione della camera da letto, e io mi sento un vermetto senza tempie a guardare il suo viso floscio di nuove lacrime quando con una scusa provo a riconquistare una sera in libertà. Affiora, spaventosamente rapida, la sua paura di essere abbandonata.
Quando le chiedo informazioni sull’inquilino precedente, arrossisce, si accende una sigaretta, si accosta a me con una confidenza senza precedenti. Ma non credo che abbia cose da farsi perdonare.
Ogni volta scopro una seconda, una terza Giorgia.
Comunque, per usare le feroci parole di mia madre, far entrare una donna in casa era stato solo ‘gusto mio.’
Un giorno la ‘quarta Giorgia’, dopo aver tolto i guanti di due ore di giardinaggio, mette le mani poco pulite sulla mia bocca prima di baciarla con affettuoso furore, sussurrando a me che non avevo toccato un filo d’erba, che sono buono, bello e bravo come Gesù.
Io non ci provo nemmeno a ridere, sarebbe stata una catastrofe, si sarebbe offesa da morire.
Zitto, mi tengo tra le labbra il sapore del caucciù dei suoi  guanti da giardinaggio, e penso che una donna così un Gesù se lo sarebbe proprio meritato per come era  ingenua e dolce.
Barcollante, disidratata e stanca, dopo aver sistemato tutta la casa si tuffa sul mio letto e guarda distrattamente la tv incassata nel mobile bar di legno, mentre mastica mentine.
Non me la sento di definirla un caso clinico, piuttosto di avere molte tenebre nascoste nel suo cervello, sì.
Settembre millenovecentottantadue, la luce del lungo tramonto ostacola la luce della mia tv che trasmette la prima puntata del Maurizio Costanzo Show in diretta dal Teatro Parioli. Lei implora il mio dovere di starle accanto visto che c’è tra gli invitati quell’attore comico che piace a tutt’e due.
Quando le chiedo come mai sia così radiosa per una cavolata simile, lei risponde con voce esperta e professionale che non è una cavolata il Maurizio Costanzo Show, ma qualcosa di epocale per la nostra tv.
Comincio a pensare che tutto il suo trasporto per ogni banale avvenimento possa dipendere dai suoi problemi riproduttivi, perché è più facile che io sbatta la faccia su un muro che lei rimanga incinta, anche se avevamo preso a fare l’amore con trasporto e passione, tutte le sere.
Quando, da bambino, chiedevo contento a mia madre come mai la nostra cagnetta meticcia aspettasse continuamente dei  cuccioli, con formidabile asciuttezza rispondeva che tutti i cagnolini che passavano nel parco la baciavano perché era tanto dolce.
Io mi facevo bastare quella risposta e felice non chiedevo più niente a nessuno. Non mi riesce, ora, di capire tutte le difficoltà ad avere quello che Giorgia e io desideriamo tanto. Mi viene voglia di contattare uno specialista. Per lei e per me.
Mentre i suoi piedi nudi combaciano con la risacca pelosa del tappeto accanto al letto, penso improvvisamente che non le avrei fatto più dire  che non esisteva un uomo capace di volerle bene. Nel suo ritratto avevo temporeggiato sulle sue imperfezioni, le avevo perfino accentuate. Le guance scavate, gli occhi infossati, il sorriso con i denti scuri di nicotina, e quell’accenno di lampi di vene varicose sulle gambe. Mi vergogno se ora penso a quanto siano perfette quelle imperfezioni che avevo dipinto.
Sento lo stesso indolenzimento alla schiena che mi veniva durante le gite scolastiche, a forza di modificarlo. Sento la stessa timidezza e paura.
La sua maglietta celeste sembra una pozzanghera tra le mie ginocchia, mentre la osservo. Mentre aggiusto il vecchio dipinto. I suoi lineamenti nel ritratto sono diventati amorevoli e materni.
Senza scadere troppo nei sentimentalismi, mi piacerebbe vederla sommersa da tanti bambini che saltano  sul prato. Mi piacerebbe vederla ciabattare per casa con le mani sui fianchi eternamente incinta.
Mi piacerebbe vederla lavare piatti sporchi di minestrina e biberon ancora zuppi di latte in polvere.
Mi piacerebbe vederla con la maglia spiegazzata, tirata sopra i gomiti ruvidi.
Mi piacerebbe vederla più grassa, con i capelli arruffati, e gli zigomi rossi di felicità.
.

2Il ritratto Empty Re: Il ritratto Ven Apr 09, 2021 9:29 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore
Analisi difficile quella di questo racconto.
La divido idealmente in due. Parto dagli aspetti positivi. Il racconto “buca” lo schermo, entra piano e poi si fa amare. C’è una solitudine palpabile, un’atmosfera che si insinua piano nella testa e rende la storia “viva”. Mi sono sentita a tratti quel giovane pittore, un ragazzo figlio di genitori anziani e che ha trovato la forza di emanciparsi e scegliere di portare avanti la propria vita come può. Attraverso l propria arte, che forse avete non ė, ma di si uro ha un aspetto taumaturgico per lui.
A tratti mi sono sentita quella donna, infermiera per obbligo di paletti, sola. Affamata di affetto. Consumata dal tempo e dalla vita. Una immagine potente e fortemente emotiva.
Di fronte a tanta capacità mi levo idealmente il cappello e ti faccio i complimenti di cuore.
Mi hai fatta emozionare davvero.
Non altrettanto per la forma. Il racconto è pieno di difetti formali. Tempi che non concordano, punteggiatura ballerina, costruzione delle frasi, a volte, comtorta. Insomma si sente che ci sono delle qualità in nuce, ma che la scrittura è decisamente acerba. 
Ti faccio un esempio:
Bagnato come un uccellino, mi sono sorbito le sue spiegazioni senza aver chiesto spiegazioni.
Con una asciugamano sulla spalla, la radiolina portatile in mano che sibila fuori stazione, le dico che purtroppo non è disabitato, e se sarebbe riuscita mai a perdonarmi.
Tempi verbali che vanno dal passato al presente (e questo non è un caso isolato)


Questa frase (che contiene un messaggio adorabile) ha una forma da perfezionare 


Quando, da bambino, chiedevo contento a mia madre come mai la nostra cagnetta meticcia aspettasse continuamente dei  cuccioli, con formidabile asciuttezza rispondeva che tutti i cagnolini che passavano nel parco la baciavano perché era tanto dolce.



Confermo che percepisco in te un talento allo stato grezzo. Il resto verrà con l’impegno, ma la stoffa, secondo me, ce l’hai.


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

3Il ritratto Empty Re: Il ritratto Ven Apr 09, 2021 3:58 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Un bel racconto, riletto con piacere, che però non ho inteso come un monologo, ma come un racconto espresso in prima persona. Di umoristico non c’è molto, se non qualche spunto qua e là.
Ma è un bel racconto: a tratti malinconico, con un’ironia che stempera nel sorriso di certe battute, con descrizioni particolareggiate che non interagiscono molto con il ritmo.
All’inizio ho sentito forte la tristezza di un passato trascorso in una famiglia avvolta dal grigiore e dalla rassegnazione, poi la speranza – solo accennata e senza troppa fiducia che potesse realizzarsi – che una nuova casa potesse essere un buon punto di partenza per scrollarsi di dosso quel grigiore, pur con la consapevolezza di voler fuggire da una situazione piuttosto che cercare di risolverla.
La vicina – infermiera o terapista sui generis? – obbliga il protagonista a vedere il mondo con altri occhi; anche la ragazza pian piano assume altre connotazioni, man mano che il rapporto evolve. Un momento di crescita per entrambi, aiutato dalla crescita delle erbacce del giardino. Alla fine anche i difetti servono.
La camera da letto c’è, luogo di procreazione desiderata.
Il personaggio c’è,
La scrittura è piacevole, sia pure con qualche esagerazione sparsa, piccole battute forzate ma che si lasciano leggere (ad es. la risacca pelosa del tappeto).
Nota: incompatibili con quella storia, vendevano il suo appartamento: funziona meglio con i figli avevano venduto o vendettero, in sintonia verbale con la frase precedente.
Quindi racconto discreto, che forse rileggerò.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

4Il ritratto Empty Re: Il ritratto Ven Apr 09, 2021 4:16 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Un buon racconto che scivola facilmente nella lettura in maniera aromoniosa e garbata.
Quello che afferro è il genere in bilico tra umorismo e monologo, ma tendente molto più al secondo.
La soria si dipana nella conoscenza reciproca e da parte di lui di un immagine femminile che man mano si arricchisce in una ,due , fino a quattro Giorgia mostrando le sfaccettature ogni persona può avere. Bellissimo il finale con un quadro che invoca la maternità eterna.
  Mi piacerebbe vederla lavare piatti sporchi di minestrina e biberon ancora zuppi di latte in polvere.
Mi piacerebbe vederla con la maglia spiegazzata, tirata sopra i gomiti ruvidi.
Mi piacerebbe vederla più grassa, con i capelli arruffati, e gli zigomi rossi di felicità.
Piaciuto.

5Il ritratto Empty Re: Il ritratto Sab Apr 10, 2021 10:24 am

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin
Mentre i suoi piedi nudi combaciano con la risacca pelosa del tappeto accanto al letto, penso improvvisamente che non le avrei fatto più dire  che non esisteva un uomo capace di volerle bene. Nel suo ritratto avevo temporeggiato sulle sue imperfezioni, le avevo perfino accentuate. Le guance scavate, gli occhi infossati, il sorriso con i denti scuri di nicotina, e quell’accenno di lampi di vene varicose sulle gambe. Mi vergogno se ora penso a quanto siano perfette quelle imperfezioni che avevo dipinto.
Sento lo stesso indolenzimento alla schiena che mi veniva durante le gite scolastiche, a forza di modificarlo. Sento la stessa timidezza e paura.
La sua maglietta celeste sembra una pozzanghera tra le mie ginocchia, mentre la osservo. Mentre aggiusto il vecchio dipinto. I suoi lineamenti nel ritratto sono diventati amorevoli e materni.
Senza scadere troppo nei sentimentalismi, mi piacerebbe vederla sommersa da tanti bambini che saltano  sul prato. Mi piacerebbe vederla ciabattare per casa con le mani sui fianchi eternamente incinta.
Mi piacerebbe vederla lavare piatti sporchi di minestrina e biberon ancora zuppi di latte in polvere.
Mi piacerebbe vederla con la maglia spiegazzata, tirata sopra i gomiti ruvidi.
Mi piacerebbe vederla più grassa, con i capelli arruffati, e gli zigomi rossi di felicità.







Questa parte finale è talmente vera, pulita, un pensiero senza briglie che commuove. 
Qui il patto tra lettore e scrittore si cementa, con questa trasparenza, con questo velo che cade e il tuo protagonista che sembra dire: vorrei solo questo, e non posso averlo, perché?
Le dinamiche che ci presenti sono veraci, credibili e insieme avvolte da un alone surreale, creato dalle parole che utilizzi e dalle descrizioni poetiche che dissemini nel testo.
Questi personaggi hanno spessore e umanità, camminano fuori dal foglio e suppongo che camminino anche fuori dalla tua mente, con pensieri e azioni non controllabili. 
Resta una nota dolente (dolente ai fini dei paletti, non dolente sul testo eh) legata al genere. Nonostante l'assenza di discorso diretto, il riportare delle conversazioni rende questo testo ibrido: un po' monologo puro e un po' racconto in prima persona.
Mi hai commosso, autor. Grazie
Ele

6Il ritratto Empty Re: Il ritratto Sab Apr 10, 2021 3:36 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
Credo sia la tua giovane età (non penso di sbagliarmi) che ti porta a scrivere in una forma che dire scapigliata mi sembra poco. Attenzione! Non è una critica negativa. Se ti va di scrivere in questa forma per me va benissimo ma non penso troverai il mio stesso consenso da chi preferisce seguire le regole grammaticali alla lettera. Io  ho trovato un solo refuso da gettare in pasto ai signori di cui alla precedente frase: una asciugamano. Il racconto è gradevole con degli spruzzi dici perchè: quanto è ripugnante la vecchiaia! Io ho appena compiuto 80 anni e... così van le cose.  Very Happy Very Happy

7Il ritratto Empty Re: Il ritratto Dom Apr 11, 2021 6:20 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan
Ho sicuramente letto un bel racconto. E' pieno di pathos nonostante il ritmo sia lento. Descrizioni, emozioni e metafore sono tutti messaggi positivi che arrivano al lettore e lo catturano dal principio alla fine. Personalmente, ho preferito più la seconda parte, ovvero da quando Giorgia entra definitivamente nella vita del protagonista. La prima parte del racconto mi è sembrata una sorta d'introduzione al personaggio attraverso il suo backround familiare. E' parte integrante del racconto, ma io ho avvertito un distacco rispetto a ciò che accade dopo. Non solo nella trama, ma anche nella scrittura, con un cambiamento di passo nella narrazione. Come se da quel momento iniziasse veramente il racconto, o meglio, ciò che l'aut voleva veramente raccontare. 

Quanto ai paletti dello step. La camera da letto non è "in primo piano". C'è, ma sicuramente è meno "fondamentale" nel racconto rispetto al giardino, dove tra l'altro i protagonisti si baciano. Il personaggio, disegnatore, è rispettato in pieno e anche la collocazione temporale, ovvero il 1982. Qui i mondiali non ci sono mi sembra.

Genere. Borderline. Effettivamente ci sono passaggi in cui il testo sembra discostarsi dal monologo in favore del racconto in senso lato. L'utilizzo di tempi al passato credo sia la ragione più evidente.

Come hanno notato i precedenti commentatori, la scrittura, in senso tecnico, è da migliorare. Più che da migliorare è da affinare secondo me. A testa bassa, io mi permetto di suggerire un'altra versione circa due passaggi che ho trovato particolarmente ostici: 

"Ignorando il panico chimico dei miei polmoni, rimango accanto al racconto della  semplice di Giorgia, al suo fumo di tre sigarette, alla sua ossessione religiosa, alle sue gambe accavallate, per almeno un paio di ore."


Il mio suggerimento:


"Ascolto il racconto della semplice Giorgia. E' seduta davanti a me con le gambe accavallate e mi racconta della sua ossessione religiosa. Per almeno un paio d'ore, ignorando il panico chimico dei miei polmoni, la osservo respirando con lei il fumo di tre sigarette."




"Barcollante, disidratata e stanca, dopo aver sistemato tutta la casa si tuffa sul mio letto e guarda distrattamente la tv incassata nel mobile bar di legno, mentre mastica mentine.
Non me la sento di definirla un caso clinico, piuttosto di avere molte tenebre nascoste nel suo cervello, sì."

Il mio suggerimento:

"Dopo aver sistemato tutta la casa, Giorgia barcolla. E' disidratata e stanca. Masticando mentine, si tuffa nel mio letto e accende la tv incassata nel mobile bar di legno. A vederla così non la definirei un caso clinico, ma piuttosto un soggetto dal cervello attenebrato."

In definitiva un discreto lavoro.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

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8Il ritratto Empty Re: Il ritratto Lun Apr 12, 2021 10:08 pm

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Sono molto combattuto nel commentare questa prova in quanto da un lato il racconto è molto bello, con un significato molto più profondo, a mio parere, di quanto possa sembrare a una prima lettura; dall'altro lato, faccio fatica a trovare molti paletti, scusa la franchezza ma è un po' come se avessi in mente questo bel racconto e avessi deciso di incastrarlo a forza dentro una gabbia che non gli si confà.
La camera da letto è un ambiente accettabile in quanto il nocciolo del racconto ruota attorno all'incapacità di procreare di Giorgia (o della coppia); il disegnatore, l'infermiera, il 1982, ci sono ma se al loro posto ci fossero un idraulico, una cassiera e il racconto si svolgesse nel 2003 nulla cambierebbe e, dirò di più, nulla toglierebbe all'economia e alla bellezza intrinseca del racconto. Dove proprio non ci siamo, a mio parere, è sul genere, non trattandosi di monologo e men che meno di racconto umoristico (semmai il racconto vira sul dramma, come è - giustamente - sentito dal protagonista il fatto di non poter diventare genitore).
Sistema quello che c'è da sistemare a livello grammaticale e sintattico come ti ha già fatto notare chi mi ha preceduto nei commenti e poi posta nuovamente il racconto nella sezione apposita senza necessariamente ingabbiarlo nei paletti: a mio parere meriata tantissimo!

9Il ritratto Empty Re: Il ritratto Lun Apr 12, 2021 11:05 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
“una scrivania di legno impellicciato” Credo che il termine corretto sia “impiallacciato”.
Attenzione anche ai doppi spazi fra una parola e l’altra che ricorrono spesso.
Per il resto il brano mi è piaciuto moltissimo. E’ un tipo di scrittura mai banale che utilizza espressioni insolite, senza dare mai l’impressione di voler produrre frasi a effetto per irretire il lettore, pur utilizzando un linguaggio abbastanza semplice ed essenziale. Faccio alcuni esempi:
“Lo so che sto dando un’immagine triste del mio passato, ma così era e io non ho più voglia di raccontare falsità”.
“…una piccola rosa bianca, spaventata dalla siccità del mio giardino.”
Ho trovate molto efficaci anche quelle ripetizioni finali. Talmente efficaci che avresti potuto usarle come titolo "Mi piacerebbe..."
Certamente sarai nella mia cinquina. Se non fosse per i paletti del concorso inseriti con qualche sforzo nel testo, potrebbe stare molto più in alto.
Complimenti, autore/autrice

10Il ritratto Empty Re: Il ritratto Mar Apr 13, 2021 8:18 am

mirella


Padawan
Padawan
Per esplicita ammissione del narratore: “Ma voglio raccontare una cosa bella…” questo non è un monologo. Di umoristico c’è ben poco, mi sembra piuttosto una storia bizzarra.
Come hanno evidenziato i commenti precedenti, difetta la forma e la sintassi. Non mi soffermo perciò a fare le pulci; sottolineo solo l’orgia di diminutivi.
Recuperi un po’nel finale, a partire da “Mi piacerebbe che…” ma serve poco, a mio parere, a salvare il racconto.
il riferimento cronologico e le indicazioni dello step sono accolte in modo marginale.
Il ritmo mi sembra lento. Forse ti i sei soffermato troppo sull’incipit, facendone una specie di antefatto, che avresti potuto sintetizzare in poche battute.
L’insofferenza per la convivenza con gli anziani genitori è il motivo del trasferimento nella casa col giardino, ma è una storia diversa.

11Il ritratto Empty Re: Il ritratto Mer Apr 14, 2021 11:36 am

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan
A me il racconto ha colpito molto. Ha una forza espressiva invidiabile e, al di là degli errori formali, sembra avere una buona maturità di scrittura e di tematiche. Per cui non ci vedo dietro una mano inesperta, al più una passionale e irruenta.
Il limite forte della storia, al di là di qualche espressione troppo ardita, è il suo essere poco monologo e molto racconto in prima persona.
Ho scelto di essere di manica larga, comunque, visto il livello di difficoltà.

Trovo che la storia sia coinvolgente al punto giusto, e sembra molto più lunga di quanto non sia davvero: non è un difetto, attenzione, sei riuscito/a a dire molto più di quanto spazio tu abbia impiegato. Che non è poco.

Per me, prova positiva.

12Il ritratto Empty Re: Il ritratto Gio Apr 15, 2021 11:17 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan
Ciao Aut*

il tuo è il racconto che ho letto con maggior scioltezza. Scorre liscio ed è scritto veramente benissimo. quindi ti faccio i complimenti. 
Devo ammettere che il personaggio di lui mi sembra abbastanza stereotipato ma fortunatamente poi arriva Giorgia. Lei si che è un vero gioiello, mi è piaciuta molto la sua caratterizzazione. 
Una storia bella, malinconica. mi è piaciuta ma c'è qualcosa che non me l'ha fatta amare del tutto. 

Vorrei farti una domanda il punto solitario in fondo ha un suo senso? 
secondo me si! E mi è piaciuto da matti.

13Il ritratto Empty Re: Il ritratto Ven Apr 16, 2021 11:36 am

Yoghi69


Viandante
Viandante
Un bel racconto malinconico più che umoristico. I paletti ci sono anche se hanno poca importanza nel racconto. L'unico "problema" è che non è un vero e proprio monologo. Al di là dei paletti, l'ho letto con piacere. Il finale, poi, l'ho trovato molto molto bello ( avrei tolto "senza scadere nei sentimentalismi" e introdotto i "mi piacerebbe" in altro modo). Anche la parte iniziale si poteva forse accorciare un po' per lasciare spazio solo ai due personaggi principali.
In ogni caso brav*. Bel racconto!

14Il ritratto Empty Re: Il ritratto Ven Apr 16, 2021 4:19 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan
Cavolo, giudicare questo racconto è molto difficile.Perché?
Il punto principale come hanno detto tutti è il genere: non è umoristico e pure per considerarlo un monologo bisogna decisamente sforzarsi.
C'è qualche errore di battitura e in alcuni punti anche evidenti discordanze verbali.
Come ha già ricordato Danilo legno impellicciato non va bene, legno impiallacciato è la giusta espressione.
Un'altra cosa che mi stona è il riferimento alla zucca di Halloween. È solo una sensazione, non credo che in quegli anni la festa fosse molto sentita in Italia, mi da un certo senso di anacronistico, tuttavia la mia è solo una pignoleria, peraltro opinabile.
I paletti qualcuno dice che sono labili, però il pittore c'è, il giardino dove dipinge pure, la camera da letto forse è poco accennata ma comunque riveste un buon ruolo nella storia e l'anno è il 1982.
La parte iniziale forse è un pò slegata dal resto, ma quelle righe iniziali comunque ci servono per inquadrare il protagonista perciò io sono contento che l'autore le abbia inserite.
A questo punto l'autore potrebbe sbottare come Alberto Maria Patcò e dire "Ma che è! Allora è tutto uno schifo".
E invece no ed è questa la parte difficile per giudicare. Nonostante questi difetti, soprattutto la poca attinenza al genere, il racconto è molto coinvolgente. Nonostante i tempi verbali discordanti ci sono una marea di espressioni riuscitissime, quasi geniali, un mix di poesia e surreale di altissimo livello.
Insomma, il racconto prende a calci la razionalità del lettore e allo stesso tempo coccola la sua parte emozionale. E visto che in questo step ci sono stati ben pochi racconti a stuzzicare la mia parte emozionale e immaginifica, penso che lotterai strenuamente per entrare tra i miei cinque.

15Il ritratto Empty Re: Il ritratto Sab Apr 17, 2021 6:47 am

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Veramente bello questo racconto. Sui paletti, concordo con altri che sono stati inseriti ma con scarso impatto sulla storia. Anche della punteggiatura e dei tempi verbali è stato detto. Eppure, estrapolato dallo step, questo racconto ha una forza da sballo poetico non indifferente. Mi immagino il pittore un nostalgico cinico costretto dall'affetto a volgere al romantico, che pensa ciò che descrive sotto l'effetto di una canna. E anche lei, questa donna che di colpo diventa Giorgia, è molto bene "disegnata". Leultime tre righe sono bellissime. Alcune frasi veramente riuscite bene. Brav*.

16Il ritratto Empty Re: Il ritratto Sab Apr 17, 2021 8:13 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan
Adoro questo racconto!
Ci sono dentro immagini così potenti e intense che mi hanno profondamente colpita.
La descrizione di Giorgia come una zucca di Halloween è a dir poco geniale!
Nella mia lettura la parte emozionale del testo ha preso il sopravvento: sono stata risucchiata nel turbine delle situazioni descritte e quel tocco di velata malinconia ha fatto si che tutto mi rimanesse ben impresso.
Alcune frasi (già segnalate) sono un pò contorte e l'infermiera poteva essere anche una cassiera, ma la sensibilità del pittore e del suo ritratto non possono essere scambiate come l'originalità d'inserire il 1982 con la prima puntata del Maurizio Costanzo Show.
La prima parte, molto triste, è un cappello troppo grande che getta ombra sulla parte successiva.
Dove viene descritto il rapporto di coppia mancano un pò di riferimenti temporali, cosicché i fatti sembrano accadere nello stesso momento invece sono frammentati nel tempo.
Sembra quasi che il succo del racconto sia nascosto tra le pieghe del non detto: scelta molto interessante e sensibile.

Con calma deciderò di questo racconto ai fini del contest, ma di sicuro è tra quelli che non dimenticherò facilmente.

17Il ritratto Empty Re: Il ritratto Dom Apr 18, 2021 5:28 pm

Arianna 2016

Arianna 2016
Padawan
Padawan
Bella storia, umana, malinconica. Lo stile è personale, maturo: ci sento la penna di uno scrittore. Ci sono pennellate ottime e incisive. In alcuni punti il racconto è un po’ dispersivo, gli elementi sembrano tanti quadretti giustapposti, in modo particolare nella parte iniziale; dopo, il racconto prende una sua decisa direzione.
Devo però ammettere che le scene della parte iniziale sono – credo per motivi autobiografici – le mie preferite, mentre la parte centrale della storia d’amore non mi prende tanto.
Invece molto bella la parte finale, piena di forza e di sentimento:
“mi piacerebbe vederla sommersa da tanti bambini che saltano  sul prato. Mi piacerebbe vederla ciabattare per casa con le mani sui fianchi eternamente incinta.
Mi piacerebbe vederla lavare piatti sporchi di minestrina e biberon ancora zuppi di latte in polvere.
Mi piacerebbe vederla con la maglia spiegazzata, tirata sopra i gomiti ruvidi.
Mi piacerebbe vederla più grassa, con i capelli arruffati, e gli zigomi rossi di felicità.”
Al di là degli errori isolati, credo che il problema principale della forma sia l’uso ballerino dei tempi verbali.
Per quanto riguarda i paletti, l’indicazione temporale sembra un po’ messa lì solo per rientrare nello step, però è decisamente apprezzabile la scelta di un evento diverso dai mondiali e che di sicuro ha segnato un’epoca: i miei genitori guardavano il Maurizio Costanzo Show tutte le sere.
A me questa sembra una storia d’amore raccontata in prima persona, non un monologo, ma rimane una bella storia.

18Il ritratto Empty Re: Il ritratto Dom Apr 18, 2021 5:48 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin
la parte finale è la più bella del racconto, quella che più mi ha colpito.
per la sua semplicità, riflesso speculare di realtà vissuta, dolce e profondo al contempo.
tutta la storia è gradevole, le descrizioni son odavvero buone e la storia entra pian piano sotto pelle, penetra.
ci sono alcuni refusi, è vero, e forse qualche problema temporale dei verbi, ma davvero hai saputo esprimere sensazioni notevoli.
l'unico vero appunto è che non lo trovo un monologo al 100%.
bello, comunque, davvero bello


______________________________________________________
L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

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Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

19Il ritratto Empty Re: Il ritratto Dom Apr 18, 2021 8:00 pm

gdiluna

gdiluna
Younglings
Younglings
Ok, non è un monologo. Sicuramente è scritto bene, il personaggio di Giorgia è caleidoscopicamente simpatico, eppure c'è qualcosa che non gira come dovrebbe. Tutta la prima parte pesa eccessivamente, il narratore è troppo evanescente per l'immedesimazione del lettore, la trasformazione di Giorgia in Madre mancata troppo repentina per suscitare empatia. Questo testo mi sembra una buona prima stesura di un ottimo racconto, c'è da lavorarci.

https://parolemiti.net/

20Il ritratto Empty Re: Il ritratto Mar Apr 20, 2021 12:01 am

Caterpillar


Viandante
Viandante
Che bella questa Giorgia un po' toccata! E che bella è anche questa storia che sa "parlare", intrisa di poesia nascosta, con questo approccio romantico cittadino. Che bello leggere storie come queste.

21Il ritratto Empty Re: Il ritratto Gio Apr 22, 2021 4:32 pm

vivonic

vivonic
Admin
Admin
Che questo racconto non sia un monologo c'è da giurarci, ma anche che è in bella compagnia, quindi il problema mi si pone sempre più lontano.
Che, poi, ci siano diverse imprecisioni e refusi vari è già stato segnalato in abbondanza, e anche su questo c'è quindi da giurarci; ma poi leggo che qualcuno lo ha trovato il racconto più facile da leggere dello step. Certo che è il racconto più facile (nel senso di più scorrevole): perché è un racconto che chiunque può sentire proprio.
La caratterizzazione dei personaggi fa sì che sembra di conoscerli, e le immagini che ne emergono ti portano con la memoria a ricordare qualcosa che avevi lasciato lì e che prepotentemente riemerge con la penna dell'Autore.
C'è un punto, così, alla fine.  [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] si chiede se abbia un senso: questo lo sai solo tu, Autore, ma mi piace immaginare che sia così.
Non c'è che dire: è un racconto che ti destabilizza, ti entra dentro, ti trasporta in un mondo che non ti appartiene e che allo stesso hai già vissuto... 
Non so se, al netto delle segnalazioni che ti sono state mosse, avresti reso di più; a me piace così, e me lo porto in un pezzetto della mia memoria, sicuro che non svanirà dopo il confessionale e la proclamazione del vincitore.
Grazie.


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

22Il ritratto Empty Re: Il ritratto Lun Apr 26, 2021 1:33 pm

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan
Cara Autrice, caro Autore,

non è facile commentare il tuo lavoro, ma ci proverò comunque. Parto col dire che hai scritto due racconti distinti. Il primo parla del passato del protagonista, con una scrittura e un tono differente dal resto dell'opera, e poi la storia d'amore tra il protagonista e Giorgia, la vicina. Una storia particolare nella quale lui, artista, mi da l'idea di trovarsi risucchiato dagli eventi passando dalla voglia di fuggire a loro due distesi sul divano o a notti di amore appassionato.
Eppure, pur avendo diversi "difetti" stilistici e narrativi, il tutto funziona ed emoziona.
Complimenti.
Grazie


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

23Il ritratto Empty Re: Il ritratto Lun Apr 26, 2021 2:32 pm

Midgardsormr

Midgardsormr
Younglings
Younglings
Ciao autor*

Il tuo pezzo, fin'ora, è quello che mi ha emozionato di più. Sensazioni che sanno di vissuto, precise e che arrivano dove le hai dirette, come un campione di tiro con l'arco.
Non ho fatto la minima fatica a leggerlo e qualche refuso (già segnalato) non mi ha dato nessun problema.
Mi è piaciuto lo stile e, ti dirò, anche il titolo. Semplice e preciso, senza troppe definizioni o modi di interpretarlo. Quello è, quello rimane.
I paletti mi sembrano rispettati, magari un po' forzatamente inseriti, ma comunque ci sono.
Lo dicono sempre a me, per cui è un consiglio retorico: leggi più volte, troverai tutti i refusi e il prossimo sarà perfetto.
Giorgia non si può dimenticare.

Complimenti e a rileggerti.


______________________________________________________
Valar Morghulis. Valar Dohaeris.

Tutti devono morire. Tutti devono servire.

24Il ritratto Empty Re: Il ritratto Lun Apr 26, 2021 9:18 pm

SisypheMalheureux

SisypheMalheureux
Padawan
Padawan
è molto "vero" questo racconto. Il modo in cui descrivi i particolari di Giorgia, quelli meno desiderabili, che pure la rendono così "umana" (i denti gialli, le vene varicose, il viso scavato) e tutta l'atmosfera del racconto (l'ambientazione popolare, non da ceto povero ma neanche da borghesia benestante) mi ha ricordato vagamente un altro personaggio femminile, quello di Italia di Non ti muovere, il romanzo di Margaret Mazzantini. Chissà se lo hai letto, caro autore (o autrice), mi piacerebbe proprio saperlo. I paletti ci sono, ma ci sono anche alcuni refusi e il genere non è pienamente rispettato, come già ti hanno fatto notare. Però,  dato che non amo particolarmente i monologhi, per me questa è comunque una buona prova.

25Il ritratto Empty Re: Il ritratto Gio Apr 29, 2021 12:26 pm

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan
ciao.
il tuo è il monologo più vero, più umano di tutto lo step.
un ritratto reale, di vissuto, che se ti affacci alla finestra lo vedi.

con ottima arte hai saputo tratteggiare il carattere dei due protagonisti.
a fine lettura mi rimane, però, un senso di frustrazione, non so se sia questo il termine giusto.
ci leggo la rassegnazione, in fondo, l'accontentarsi delle cose così come vengono o sono capitate nella vita.
ci si fa compagnia anche per disperazione, per solitudine, perché vicini di casa, senza spingersi oltre, per paura o altro.
anche questo può chiamarsi amore.
a differenza di altri le ultime tre frasi non mi sono piaciute (peccato!)

una donna è altro che
...eternamente incinta.
...vederla che lava piatti sporchi di minestrina e biberon ancora zuppi di latte in polvere.
...vederla con la maglia spiegazzata, tirata sopra i gomiti ruvidi.
più grassa, con i capelli arruffati,...

immagino che tu volessi dire anche altro...

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