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Messaggio Da Different Staff Mer Apr 07, 2021 9:14 pm

1982. L’estate del Mundial di Spagna e della terza media, passata nella casa di montagna dei nonni a Clusone e rovinata da una partita di pallone con gli amici, sotto un acquazzone, che mi ha costretto a una noiosissima settimana di letto con febbre e mal di gola. Settimana spesa a osservare dalla finestra, e con molta invidia, mia sorella e le sue amiche che si divertivano a giocare con le bambole in giardino. E, per di più, con quel grosso rompiscatole baffuto del vicino di casa, infermiere, assoldato dalla nonna per rimettermi in piedi, che in realtà funge da cerbero nei confronti della mia libertà e della possibilità di vedere gli azzurri in tv.
 
“Mi scusi, ma non posso uscire nemmeno per vedere la partita al bar? Io mi sento bene”
“Uscire? Non scherziamo! Ragazzo, non ti sei ancora rimesso del tutto. Ancora qualche giorno e vedrai che potrai andare dove vorrai.”
“E la partita?”
“Fatti portare una radiolina. Tua nonna ne avrà sicuramente una in casa.”
“La radiolina?”
“E poi, ragazzo mio, contro il Brasile non abbiamo speranza. Siamo stati fortunati contro l’Argentina, ma questi ce ne faranno tre o quattro. Il vecchio si ostina a far giocare Rossi, ma doveva portare Pruzzo. Rossi ormai è finito.”
 
La casa di montagna non ha il televisore, quindi l’unica possibilità sarebbe quella di recarsi al Bar Rollo, a poche centinaia di metri di distanza, dove tutto il paese è riunito per vedere la sfida contro i brasiliani. A colori. Tutto il paese. Tranne me. Obbligato a rimanere chiuso in camera da letto in compagnia di un pigro gatto dormiente e di una vecchia radiolina gracchiante, che fatica a prendere il segnale alternando l’incontro mondiale con la recita del rosario trasmesso dalla vicina radio parrocchiale. Alle cinque del pomeriggio la mia compagna a transistor inizia a scandire i nomi dei campioni in campo. Falcao, Cerezo, Ave Maria, Junior, Socrates, Pater Noster, Zico. Questo Brasile è davvero fortissimo, anche depurato dai segni del divino fa veramente paura. Mi secca ammetterlo ma forse ha ragione il vicino infermiere. Forse questi ce ne faranno tre o quattro e ai nostri poveri azzurri non resterà che schivare i pomodori al loro mesto rientro in patria.
 
Sdraiato sul letto socchiudo gli occhi immaginando di essere sulle tribune dello stadio Sarrià di Barcellona a tifare per i miei idoli, mentre ascolto il commento sempre più acceso del radiocronista e le intenzioni di preghiera di don Luigi. Tutto nella stanza è immobile, compreso il gatto Fuffo, che dorme arrotolato su se stesso ai bordi del letto. Il Brasile attacca, mentre il caldo pomeridiano e gli occhi chiusi mi traghettano in uno stato di dormiveglia. In realtà più “dormi” che “veglia”, ma all’improvviso vengo svegliato dalle urla della radio. È gol, è gol! Ecco, ha segnato il Brasile. Lo sapevo. Paolo Rossi. Come Paolo Rossi? Abbiamo segnato? Ha segnato l’Italia! Stiamo vincendo e io mi sto perdendo tutto questo. Dannato malanno estivo! Dannato vicino infermiere! Devo trovare il modo di vedere la partita.
Il gatto Fuffo, disturbato dal vantaggio azzurro, mi guarda con sufficienza come se intuisse l’assurdità dei miei pensieri, poi riprende indifferente il suo placido sonno.
 
La casa dei nonni è al secondo piano di una piccola palazzina, la finestra della mia camera si affaccia sul giardino retrostante e sull’orto del signor Enzo. Per un attimo penso che potrei facilmente saltare giù, scavalcare la recinzione in muratura e fuggire. Poi mi rendo conto che non sono Jeeg Robot e che l’altezza è considerevole. Bisognerebbe fare una prova. Potrei provare a far cadere un giocattolo per vedere in quali condizioni si ritrova dopo l’atterraggio. Sì, ma quale giocattolo sacrificare? Goldrake? Il Big Jim che cambia la faccia? Perchè devo sacrificare un mio giocattolo? Potrei prendere una delle Barbie di mia sorella. Lei si è divertita a giocare sotto casa durante la mia malattia? Beh, mi sembra giunto il momento di una piccola ripicca. Ma non per cattiveria, no. Solo per fargliela pagare. Ne scelgo una vestita da principessa russa. Ne ha così tante. Apro la finestra. Mi sporgo e la lascio cadere. La bambolina rotea su se stessa e si divide in tre prezzi al contatto col suolo. Rimbalza finendo nella cuccia di Fulker, il pastore tedesco del signor Armando del terzo piano, che fa scempio dei poveri resti della Barbie d’oltre cortina. Rifletto perplesso sull’accaduto per qualche istante e poi, saggiamente, scarto l’ipotesi “salto dalla finestra”.
 
Le mie riflessioni su strategie alternative vengono disturbate da un nuovo gracchiare della radiolina. Gol del Brasile. Socrates trafigge Zoff sul sul primo palo. Va bene. Ora è finita. Posso nuovamente sdraiarmi rassegnato sul letto in ascolto assieme al gatto Fuffo. Sconsolato penso che non riusciremo mai a segnare un altro gol ai brasiliani.
 
La nonna mi propone una cena con prosciutto e melone “Ti farà bene un po’ di fresco per il bruciore di gola”. Le faccio un segno di assenso ma il mio pensiero è al calore del piccolo Sarrià, e ai nostri eroi alle prese con il tentativo di arginare uno strabordante Brasile, che ora cerca di ricostruire l’azione dopo aver ottenuto il pareggio. Cerezo, scambia in difesa con Junior, ma si inserisce Rossi, Rossi, Rossi! Gol! Due a uno per l’Italia! “Rossi!!! Sìììì!!!” Salto in piedi urlando a squarciagola. Il gatto Fuffo e la radiolina si ribaltano cadendo dal letto. Il gatto, spaventato, inarca la schiena, soffia e, approfittando della porta lasciata socchiusa dalla nonna, si allontana velocemente cercando una sistemazione più tranquilla. La radiolina, emessi alcuni rantoli incomprensibili, riprende per un solo istante la frequenza con don Luigi intento a benedire i fedeli per poi spegnersi del tutto, definitivamente, in un amen.
 
Siamo ancora in vantaggio! Con doppietta di Paolo Rossi, alla faccia di quel maledetto baffuto infermiere menagramo. Li conosco i tipi come lui. Critica, critica e adesso sarà sicuramente in prima fila davanti al televisore del bar sostenendo che lui in Paolo Rossi ha sempre creduto. Il bar!  Devo assolutamente raggiungere il bar. Mi sto perdendo una partita grandiosa e ora sono pure rimasto senza radiolina.
 
Guardo nuovamente fuori dalla finestra. Mi sporgo un po’ di più e vedo che dal balcone sottostante parte un filo per il bucato che, attraversando tutto il cortile, raggiunge un palo proprio in prossimità del muro di cinta. Se riuscissi a calarmi dal pluviale potrei farcela a fuggire. Non sembra poi così difficile, nei cartoni animati funziona sempre. Però mi serve del tempo. Devo tenere impegnata la nonna.
 
“Nonna! Nonna!”
“Dimmi tesoro, hai ancora molto male?”
“No, nonna. Sto abbastanza bene. Però avrei voglia di un bel piatto di tagliatelle al ragù”
“Tagliatelle al ragù, ma non preferiresti qualcosa di più fresco per la tua gola?”
“Oh, nonna. Ho davvero tanta voglia di un bel piatto di tagliatelle come quelle che sai fare tu e che mi piacciono tanto.
“Come posso dir di no a questo visino angelico. Vado a preparare il sugo. Ci vorrà un po’ di tempo ma saranno buonissime”
“Grazie nonna. ti voglio bene”.
E la nonna è sistemata per almeno un paio d’ore. Adesso pensiamo al piano di fuga.
 
Apro i vetri e osservo il pluviale verde che scorre proprio accanto alla finestra. Scende diritto accanto al balcone del piano sottostante, dal quale parte il filo stendibiancheria che raggiunge un palo all’altezza del muro di cinta, appena accanto al pollaio.
“Ormai sarà finito il primo tempo, se mi sbrigo riesco a vedermi al bar tutto il secondo tempo della partita.” Con la mano riesco a toccare il tubo. È di metallo. Dovrebbe reggermi senza problemi. Mi aggrappo di slancio. Inizio a scendere piano piano. Guardo giù. Accidenti come è alto. Mi gira la testa. Dondolo. Sento girare tutto attorno a me. Le viti che reggono il pluviale al muro si staccano, il tubo si flette e vengo catapultato verso il filo per il bucato. Il braccio si incastra in un paio di mutandoni appesi ad asciugare che, come una sorta di funivia artigianale, mi traghettano a gambe in giù per tutto il giardino, mi infilo nell’orto del signor Enzo, tra le piante di pomodoro, uscendone grondante di rosso come in un film di Dario Argento e, arrivato in prossimità del palo, vengo proiettato in aria disegnando un doppio avvitamento con rotazione antioraria dritto nel pollaio. Atterro di faccia e con un paio di capriole finisco nel mangime tra uno svolazzare di piume e lo sguardo attonito di un perplesso gallo.
 
1982. L’estate del Mundial di Spagna e della terza media, passata nella casa di montagna dei nonni a Clusone e rovinata da un braccio rotto e due costole incrinate durante una fuga disperata attraverso un pollaio.
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Messaggio Da Petunia Gio Apr 08, 2021 3:36 pm

Ciao Autor

Ci hai aperto una pagina del tuo diario. Magari non ė proprio così, però l’invenzione funziona ed ė credibile. Sul genere che hai scelto non ho le idee troppo chiare. Propendo per il racconto umoristico.
In effetti ho trovato divertente la parte in cui la formazione calcistica è inframmezzata da Pater noster e ora pro nobis. Poi il racconto diventa un po’ piatto almeno fino al riocambolesco “salto” finale.
La scrittura è pulita e diretta e la storia si legge con piacere. 
L’infermiere c’è, camera e giardino pure e rivestono un ruolo importante. Nell’insieme un buon lavoro, ma confermo che il genere non mi pare pienamente centrato.
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Messaggio Da Antonio Borghesi Gio Apr 08, 2021 7:23 pm

Mi hai descritto molto meglio di quello che ho fatto io nella mia autobiografia quando a dieci anni ho saltato dal davanzale della finestra di casa mia sul tetto di un garage sottostante per scendere in giardino lungo una grondaia. Io però, niente di rotto ma due anni in collegio. Espulso al terzo. Ma non c'entro io ma il tuo racconto. Un po' di umore c'è, un po' di tutti paletti pure. A me sei piaciuto per le ragioni personali però... non credo poterti annoverare nella cinquina vincente. Non male comunque. Bravo fratello di fuga.
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Messaggio Da Susanna Ven Apr 09, 2021 3:11 pm

Il titolo riporta ad un bellissimo film del 1981 di John Houston, ma un eventuale confronto finisce qui, solo al titolo.
Non so se il racconto era da interpretarsi come un monologo o un racconto in prima persona, e ho optato per questa seconda ipotesi.
Se voleva essere umoristico, non mi pare centrato: un racconto simpatico, che fa sorridere, insomma un brutto intermezzo nelle vacanze spensierate di un ragazzino che ci viene porto con dettagli che vorebbero scusare la sua marachella finale.
I paletti: la camera c’è, vista come una sorte di prigione per un bambino che vuole divertirsi, insofferente al doversi riguardare (un po’ esagerato per un malanno non gravissimo) e alla fine da cui tentare la fuga come un moderno Gianburrasca. Con le relative conseguenza, ora si più preoccupanti.
I mondiali ci sono, sono ben presenti.
L’infermiere, questa l’ho proprio vista come una forzatura eccessiva. Il bambino non è invalido, ha un’età in cui il consiglio di riguardarsi dovrebbe passare senza bisogno di incatenarlo, ha solo preso una infreddatura, mi pare esagerato assoldare un infermiere (alla fine solo un vicino baby sitter?) per così poco. Sarà vivace, ma da qui a mettergli qualcuno alle costole...
Non me ne voglia l’autor, il racconto si lascia leggere, ma non rileggere.

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Messaggio Da Byron.RN Ven Apr 09, 2021 6:55 pm

Io ho trovato questo racconto gradevole e simpatico.
Il genere a me pare evidente che sia quello umoristico. Il senso dell'umorismo è estremamente soggettivo, in ognuno è differente, ciò che fa ridere a qualcuno magari non fa ridere il 90% degli italiani e viceversa e questo è sacrosanto, ciò non toglie che l'intento dell'autore sia chiaro.
Per esempio a me la trovata dell'interferenza radio con la formazione brasiliana e le parole del rosario è piaciuta e l'ho trovata ben realizzata.
Certo, dei punti deboli ci sono. La trama è un pò leggerina e la figura del vicino infermiere è proprio tirata per i capelli. Comunque, pur non ritenendolo da primi posti, a fine lettura resta al sensazione di aver letto una storiella leggera e simpatica.
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Messaggio Da mirella Sab Apr 10, 2021 9:12 am

Il protagonista ripensa all’estate dell’82, l’estate del mundial e della sua terza media, trascorsa a Clusone dai nonni. (la caduta e le fratture conseguenti, più ancora la delusione per non aver potuto vedere la partita) sono motivi validi per non dimenticare quell’avvenimento e riportarne alla mente il ricordo.
Se non si legge come una pagina di diario, il racconto può rientrare nel genere – sia pure a forza – perché come racconto umoristico proprio non lo vedo. Forse dovevi insistere sull’autoironia, calcando i toni. Nel complesso una lettura simpatica

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Messaggio Da Yoghi69 Dom Apr 11, 2021 1:36 pm

Racconto simpatico con alcuni spunti divertenti anche se non so se possa rientrare pienamente nella definizione di opera umoristica. La presenza dell'infermiere mi sembra piuttosto forzata rispetto all'economia della trama. Per farcelo entrare forse potevi pensare a un malanno che ne richiedesse una sua presenza effettivamente necessaria. Avrei poi calcato più la mano sugli spunti umoristici ( la radio, la sorella etc).  Resta comunque il fatto che il racconto si fa leggere con piacere.

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Messaggio Da paluca66 Dom Apr 11, 2021 10:08 pm

Un raccontino leggero, semplice che si legge facilmente.
Bene alcuni paletti molto centrati, l'estate '82, l'orto/giardino, la camera da letto (forse la più centrata finora, tra i racconti che ho letto), decisamente tirato dentro per i capelli l'infermiere.
Quello che secondo me non è centrato proprio è il genere: visto che questo non è un monologo, non resta che il racconto umoristico ma, anche se quanto scritto da @Byron.RN nel suo commento è vero, faccio davvero fatica a trovare l'umorismo nel racconto se si eccettua la trovata dell'interferenza di Don Luigi nella radiolina: un po' troppo poco.

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Messaggio Da Ospite Dom Apr 11, 2021 10:55 pm

Per i paletti c'è la commissione, a ognuno il suo ruolo e quindi non perdo tempo a dire altro, il tuo racconto è di una semplicità disarmante. Non fraintendere, è un complimento. La lettura è stata piacevole e divertente, e non lo dico per farti contento. E poi uno che stava per sacrificare Goldrake e Big Jim, merita rispetto e ammirazione. A proposito, ma quanti anni hai? Nel racconto, intendo. Non so, ti vedo troppo giovane per essere così appassionato del mondiale. Io avevo trenta anni e lo ignorai. Quasi....

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Messaggio Da SisypheMalheureux Dom Apr 11, 2021 11:37 pm

Beh, io ho un senso dell'umorismo molto cinico e a me un ragazzo che si rompe un braccio e si incrina due costole andandosi a schiantare contro un pollaio fa abbastanza ridere. Abbastanza da giudicare il tuo un racconto umoristico. Un umorismo un po' "black" ma sempre di humour si tratta.
Concordo sul fatto che l'infermiere non sia molto credibile in questo racconto ma tutto il resto c'è e la tua scrittura è fluida e scorrevole, il che è un punto a tuo favore.
Ho apprezzato molto il fatto che hai aperto e chiuso il racconto con la stessa "formula", il che sottolinea l'intento umoristico (checché se ne dica) della caduta finale.

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Messaggio Da Danilo Nucci Lun Apr 12, 2021 4:08 pm

E’ un’ottima scrittura, formalmente corretta e pulita. Ho notato soltanto questo: “Socrates trafigge Zoff sul sul primo palo” con quel “sul” scappato due volte.
E’ un buon monologo umoristico che rispetta i vincoli imposti, salvo l’infermiere un po’ troppo cercato, ma è un peccato veniale.
Con le tue doti di scrittura, penso che avresti potuto affondare ancor più sull’humor, con notevole successo. In ogni caso, una bella prova.

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Messaggio Da CharAznable Mar Apr 13, 2021 8:13 am

Cara Autrice, caro Autore,

il racconto è divertente e scorre in maniera fluida. Come ho avuto l'occasione di suggerire anche ad altri lavori umoristici, avresti dovuto osare di più. Qualche situazione più grottesca avrebbe reso più comica la vicenda e lo spazio non mancava.
L'infermiere è un po' border line e i personaggi in genere sono poco descritti. Ma forse è una scelta per rendere più fluida la scrittura.
Complimenti
Grazie

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Messaggio Da ImaGiraffe Mer Apr 14, 2021 10:53 am

Ciao Aut*

un testo simpatico, piacevole e scorrevole. i paletti sono rispettati bene, l'infermiere forse un pochino forzato. potevi dargli maggior caratterizzazione. 
Purtroppo però rimane un racconto piatto, senza delle trovate geniali. un ottimo compitino ma niente di più mi dispiace molto dirlo. Penso che tu abbia la stoffa per scrivere cose ben più d'impatto. quindi sono impaziente di leggerti nuovamente in futuro.

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Un caloroso benvenuto alle persone giunte fino a noi dal futuro. 

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Messaggio Da Susanna Mer Apr 14, 2021 1:13 pm

Ho riletto diversi racconti, quelli su cui avevo qualche perplessità da prima/seconda lettura, non tanto per aggiustare il tiro, il giudizio quello rimarrà, ma per vedere quel qualcosa che magari era sfuggito.
Rileggendo questo racconto provando a togliere quei passaggi che avevo considerato meno positivamente, il lato umoristico è emerso meglio, anche se sempre pagina di diario rimane.
Mi rimane sempre l'impressione di un novello Gianburrasca, monello per eccellenza, da rinchiudere (inutilmente) per evitare che combini guai, che racconta le sue marachelle sperando che qualcuno le interpreti come lui le ha vissute.

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Messaggio Da Fante Scelto Ven Apr 16, 2021 12:28 pm

Antonio Borghesi ha scritto:Mi hai descritto molto meglio di quello che ho fatto io nella mia autobiografia quando a dieci anni ho saltato dal davanzale della finestra di casa mia sul tetto di un garage sottostante per scendere in giardino lungo una grondaia. Io però, niente di rotto ma due anni in collegio. Espulso al terzo. Ma non c'entro io ma il tuo racconto. Un po' di umore c'è, un po' di tutti paletti pure. A me sei piaciuto per le ragioni personali però... non credo poterti annoverare nella cinquina vincente. Non male comunque. Bravo fratello di fuga.

Devi scrivere una autobiografia, Tony. Ogni tanto tiri fuori qualche perla che, unita alla tua foto del profilo, merita di essere inserita in un'antologia dell'avventura.
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Parlando del racconto, l'ho trovato di un umorismo leggerissimo. Mi ha divertito la faccenda dell'interferenza radiofonica e strappato un sorriso il volo finale nel pollaio, ma è un po' poco per un racconto che doveva, visto il tema, puntare tutte le carte sul divertire il pubblico.
Nulla da dire sullo stile, pulito, leggibile e adatto al tipo di narrazione, con pochissimi refusi.
La figura dell'infermiere, ma l'hanno già detto tanti, è troppo tirata, appare irrealistico che venga messo alle costole del protagonista per un semplice malanno.

Prova discreta con ampio margine di miglioramento.
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Messaggio Da digitoergosum Sab Apr 17, 2021 8:02 am

Un racconto bello, divertente, chiaro. Una scrittura pulita che facilita l'arrivare in fondo. Ma si vuol giungere in fondo anche e soprattutto per capire come e se riuscirà a vedere questa benedetta partita. Sui paletti è già stato detto tutto da altri. Non è un monologo e faccio un po' fatica a vederlo umoristico. Ma ciò non mi toglie il gusto di averlo letto. Brav*.
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Messaggio Da Arianna 2016 Mar Apr 20, 2021 11:23 pm

È il secondo racconto in cui trovo l’idea di portare Pruzzo al posto di Paolo Rossi: evidentemente questo, all’epoca, deve essere stato un argomento di tendenza. Si capisce, vero, che io non so nulla di calcio?
Questo e altri dettagli mi hanno fatto pensare che tu davvero abbia vissuto il 1982 come bambino.
Nota a margine: ho appena commentato un altro racconto in cui c’è un ragazzo costretto a letto che non ha un televisore con cui guardare la partita; si avventura in una fuga rocambolesca fuori da una finestra, fuga che, come qui, finisce con una rovinosa caduta. Sembra che vi siate letti nella mente.
 
Bella trovata l’alternarsi, alla radio, della partita e del rosario; mi è piaciuta questa frase: “anche depurato dai segni del divino fa veramente paura”.
 
Il doppio avvitamento finale risulta un po’ surreale.
 
Il racconto è simpatico e si legge bene. La forma è corretta – con qualche refuso – non sempre fluida.
Non riesco a classificarlo come racconto umoristico. Direi un racconto autobiografico con venature ironiche.
 
I paletti ci sono: camera da letto, estate 1982, giardino, infermiere (incastrato un po’ a forza). 
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Messaggio Da gdiluna Mer Apr 21, 2021 10:55 am

Racconto leggero, simpatico ma non troppo divertente. Sui paletti, in particolare la presenza dell'infermiere è già stato detto tutto. Mi ha particolarmente colpito il gatto, il personaggio più azzeccato e saggio del racconto; sono rimasto profondamente deluso dal non sapere se e come abbia potuto seguire le partite successive. Almeno una radiolina nuova potevano comprargliela!
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Messaggio Da Resdei Mer Apr 21, 2021 10:03 pm

Ciao.
Racconto divertente e rocambolesco.
Mi è sembrato di leggere i tuoi ricordi che riaffioravano in modo preciso dalla tua penna
La scrittura è buona, semplice e lineare. Le immagini nitide e la lettura piacevole.
Spero non sia andata veramente così, ma che tu abbia giocato per il tema imposto. Paletti rispettati, anche se la figura dell’infermiere ha un ruolo esagerato per la malattia del ragazzino. Però, è anche vero, in quegli anni si facevano gli antibiotici intramuscolo per curare le tonsilliti. Che incubo!
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Messaggio Da Arunachala Gio Apr 22, 2021 10:14 am

storiella simpatica e divertente, leggera e scorrevole.
umorismo leggero anche qui, del resto non è semplice far ridere tramite uno scritto.
alcune battute sono davvero buone, mentre in altri punti la storia cade un pochino.
le descrizioni sono buone in quanto trasmetti l'ansia e la voglia del protagonista.
ci sono alcuni refusi ma niente di che, probabilmente errori di distrazione.
un discreto lavoro

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Messaggio Da Molli Redigano Gio Apr 22, 2021 12:54 pm

Non parlerei di monologo, ma di racconto in prima persona. Non credo però che l'aut si sia concentrato su questo genere poiché l'intento era di scrivere un racconto umoristico. Un umorismo sottile e leggero, senza battute eclatanti ma piuttosto un evolversi della vicenda in crescendo verso qualcosa di surreale e rocambolesco. Che strappa certamente un sorriso, ma non di più. 

L'unico passaggio che ho trovato poco credibile riguarda la radiolina gracchiante. La partita viene spesso sovrastata dalla frequenza della radio della parrocchia. Avevano le antenne di radio vaticana? Mi sembra esagerato. 

Il testo è comunque costruito su un ricordo indelebile e duplice: la vittoria della nazionale in una partita memorabile nella corsa al mondiale poi vinto e i segni sul corpo causati da fratture e incrinazioni per una fuga azzardata e quasi fantozziana nel suo epilogo.

Bene i paletti, soltanto l'infermiere è un po' forzato nell'economia del racconto.

Lettura piacevole, un discreto lavoro.

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A Arunachala garba questo messaggio

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Messaggio Da caipiroska Gio Apr 22, 2021 8:10 pm

Il racconto scorre lineare, senza avere mai dei veri e proprio picchi d'ilarità.
Però il modo in cui è condotto l'ha reso una lettura piacevole e vivace, che lascia un sorriso dietro di sè.
La parte più simpatica è l'alternanza dei programmi dalla radiolina, che magari avrei evidenziato con il corsivo.
Trovo che il testo sia un pò un'occasione mancata in quanto la situazione si prestava bene a diventare più esilarante: dove e come non saprei suggerire, anche perchè il genere è ostico e molto impegnativo, ma qua e là gli spunti ci sono, andavano solo calcati con più forza.
Forse nel testo manca l'imprevisto o la promessa di un imprevisto che stravolga la situazione: anche la fuga del ragazzino si capisce già che finirà male (la bambola rotta è un cattivo presagio, mentre se facevi lanciare il gatto era tutta un'altra storia: si sarebbe leccato i baffi e se ne sarebbe andato lasciando al protagonista l'illusione di un esito positivo).
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Messaggio Da Asbottino Gio Apr 22, 2021 9:31 pm

In bilico tra i due generi, direi, senza riuscire a identificarsi pienamente in nessuno dei due. I dialoghi non ne fanno un monologo e qualche sprazzo di ironia non ne fa un racconto umoristico, anche se si legge con il sorriso sulle labbra. Detto questo forse la cosa che mi ha lasciato più perplesso è l'idea che una Barbie si divida in tre pezzi al contatto con il suolo. Le facevo indistruttibili. Per il resto è scritto correttamente e si legge con partecipazione, ma come per molti altri racconti il periodo storico e i ricordi personali che ognuno di noi ha si mettono per forza di cose di mezzo. Non è certo un male, è giusto che l'immedesimazione scatti come un attaccante sulla fascia, ma forse il fatto che scatti così facilmente rende più difficile giudicare certi racconti in modo obiettivo. Di anni ne avevo sette e non tredici, ma quella partita me la ricordo bene (e io, è risaputo, ho una memoria pessima). Anche a rischio di essere linciato posso dirlo: tenevo per il Brasile e quella sera alla fine della partita piansi. Qui non si piange, ma non si ride nemmeno. L'autore ci dirà su che genere aveva puntato.

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Messaggio Da Midgardsormr Dom Apr 25, 2021 1:47 pm

Ciao autor*

Ho riletto due volte il tuo racconto, perché mi sono trovato nella situazione di altri. Ovvero nel non comprendere il genere, ci sono entrambi ma nessuno dei due spicca.
Mi hai colpito con la scenetta della radio interferenza e poco altro, come però mi sono piaciuti gli scambi dei dialoghi.
Ma comunque, non riesco a arrivare a quello che volevi farci leggere. E credo sia un limite mio, a questo punto. Ma credo anche a questo punto, che tu non volessi fare un umoristico, ma mettere una sorta di leggerezza nello scritto, qualcosa per fare sorridere fine a se stesso.
Me lo dirai a fine contest.

I paletti li ho trovati, quelli che hai scelto li hai rispettati. La tecnica di scrittura è buona e non ho trovato refusi da segnalarti.

Complimenti e a rileggerti.

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Messaggio Da vivonic Mar Apr 27, 2021 10:04 am

Questo racconto ha abbastanza lasciato perplesso il CdL, tanto che è stato necessario un lungo conciliabolo per capire se era ammissibile o no.
Io ho votato da subito per il sì vista la tendenza dei racconti che sono pervenuti, ma ahimè non credo che questo si possa identificare come racconto umoristico. Come ha detto asbo, qualche sprazzo di ironia non lo rende tale. Sul monologo, invece, non so neanche perché abbiate cominciato a parlarne.

Detto questo, è stranissimo come due autori che non si confrontino riescano ad avere pressappoco la stessa idea di fusione dei paletti Smile 

Per me è un racconto scritto abbastanza bene, con il rispetto degli altri paletti (ma non del genere), che poteva brillare di più se si fosse calcata la mano sull'aspetto umoristico. Così com'è, sa di occasione sprecata.
E mi spiace molto.

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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.
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