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Fino all'ultimo respiro

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1Fino all'ultimo respiro - Pagina 2 Empty Fino all'ultimo respiro Mer Apr 07, 2021 9:13 pm

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Promemoria primo messaggio :

Fino all’ultimo, nonostante la mia mano sia appesantita da un’accidia inspiegabile, farò ciò che sono capace di fare. Tutto questo è pena, è dolore, è morte del cuore. I miei occhi non vedranno più i colori brillanti della natura poiché tutto è ombra e oscurità interiore. Qualcosa che mai riuscirò a rappresentare.
Può un artista rinunciare alla sua musa? No. Può un uomo rinunciare alla donna amata? No. Può quest’uomo vivere nella certezza che il suo sentimento non sarà mai corrisposto? Sì. Perché lo sta già facendo.
Una vita che non segue il normale corso della natura, ma è palesemente contro la natura stessa, la ostacola, la deride, si fa beffe di lei. La volontà del singolo non è contemplata in questa dimensione. L’unica virtù rimasta, sopravvissuta all’anticamera della morte, è la forza della mente. Quello sviluppo mentale che non è possibile arrestare se sopraggiunto precedentemente a un certo evento. Il resto, si può soltanto immaginare. Questa è la mia natura.
Io sono l’allievo che non osserva il maestro, ma lo vigila. Vigila sui suoi modelli. Io sono la controfigura che non vede, non si fa domande, non può apprendere, non può capire. Sono stato scelto apposta. Eppure, non ho niente di diverso dagli altri.  
Il desiderio fisico è un ricordo che non ho più, per sempre represso dalla lama. Il dolore è la peggiore tortura. La mente galoppa come un cammello mangiando sabbia, più veloce e più risoluta, nel deserto di una vita e di una virilità strappata. Le energie sottratte al piacere della carne appartenevano a quella parte del corpo ora vuota. La rabbia s’insinua prepotentemente dentro di me, facendomi diventare ciò che non avrei mai voluto essere. Sono l’ombra di me stesso. Un uomo vero che non c’è più.
L’ultima alba è una sfumatura di colori che vela la volta celeste. Rosa del mattino, fiore d’arancio, sottile linea purpurea. Il giorno sta nascendo, tra poco il sole emergerà dalle profondità del mare. I miei occhi godranno per l’ultima volta di tanta bellezza. Nubi minacciose si scontrano dentro di me in un turbine di emozioni che generano soltanto tempesta. Da troppo tempo ormai.
Sui sottili fili d’erba le gocce di rugiada baluginano investite dai primi deboli raggi solari. Un tappeto verde, morbido e regolare; i miei occhi vedono rosso. Non è ancora il momento del sangue.
Verdeggiare d’ulivi, delicatezza dei fiori di pesco ombreggiati a tratti da foglie di palma scosse dal vento. Sopra al piccolo stagno ronzano le api, sono dimesse, disorientate, lente. Cercano un fiore di loto che non c’è. Oggi non ci sarà rinascita. È l’inizio di una fine premeditata e calcolata con perizia. L’arte trionfa anche nella vendetta più spietata, nel rancore di una natura senza colpe. Mi chiedo cosa potrebbe pensare il maestro se sentisse certi miei pensieri. Solo per aver pensato, mi avrebbe punito peggio di come fa con gli schiavi.
Ti sento vicina. Ogni passo mi avvicina a te, il tuo respiro diventa il mio. Fino a quel momento ero rimasto in apnea, per sentirti meglio, per scovare il tuo odore. Avrei trattenuto l’aria per sempre, l’avrei soffocata fino a non sentirla più, fino a non sentirmi più. Ma la conclusione non può essere così semplice. Muoio volentieri una seconda volta. Il tormento che mi assilla è terribile, una punizione perpetua; sono vittima di una passione mentale che mai potrà trovare la sua parte complementare.
Sei lì, oltre la finestra. Mi fermo un attimo. Vale la pena disegnare questa cornice. Oltre la tenda di candido lino c’è un luogo misterioso, tanto crudo quanto la realtà dell’esistenza, tanto bello quanto la sfuggevolezza di un sogno. Avrei voluto, quanto avrei voluto che l’uomo giacesse con te tra le soffici lenzuola del tuo talamo. Non l’artista che più volte hai ispirato, ma l’uomo che ti ha sempre amato, anche se tu non lo sai; l’uomo che ora percorre idealmente i suoi ultimi passi verso un destino che non ha scelto. Ora capisco quanto la fama non sia niente. Quanto il denaro non sia altro che bieco tintinnare metallico. Eppure, io non ho né fama né denaro.  
Mi attardo volutamente sulla prospettiva delle pareti che circondano la finestra oltre la quale ci sei tu. Mi approprio delle luci e delle ombre che il sole proietta. I miei occhi catturano l’ambiente circostante e la mia mano lo riporta sul papiro. Un geco sale sul muro dal prato ancora umido. Si ferma poco prima della linea d’ombra: gode del tepore che traspira dalla parete riscaldata; oltre, un brivido di fresco si ritira progressivamente, asciugandosi e seccandosi come una lacrima sul viso. Solchi, gole sul mio viso, lacrime di fuoco sgorgano dai miei occhi rossi e profondi.
Che gli dei abbiano pietà di me! Il mio sguardo è finalmente penetrato oltre la tenda. Potrei chiudere gli occhi e farmi guidare soltanto dall’immaginazione. Nel buio delle mie palpebre chiuse, sapendoti davanti a me, addormentata e bellissima, saprei facilmente orientare la mia mano sulla tavoletta.
Quante volte ho osservato il tuo corpo, quante volte è stato modello ideale e inconsapevole da cui trarre la mia arte? Non hai mai immaginato che anch’io potessi essere un artista capace di rappresentare la potenza della tua figura, versatile e genuina, ferma ma espressiva. L’innata forza che trasmetti è l’impeto che travolge chi ti osserva, sia che ti ritragga come una semplice ancella, sia che ti voglia elevare alla stregua e alla gloria di una dea. Tocco, tocco ancora le curve che io stesso ho disegnato. La mia mano scivola sulla tua pelle liscia e morbida. Sento il tuo profumo. La mia arte compie il suo ultimo passo diventando vera, concreta, tangibile. Non vado oltre, non posso andare oltre. Sono prigioniero del mio corpo mutilato. Avrei preferito morire subito piuttosto che soffrire una tale pena.
I tuoi occhi chiusi tremano immersi nell’immagine sbiadita di un ultimo sogno prima del risveglio. Sei tranquilla, chissà se stai sognando un amore vero. Se così fosse, stai in guardia, poiché potrebbe trasformarsi nel più terribile degli incubi. L’incubo infinito e delirante che io vivo tutti i giorni, un peso che grava sulla mia fragilità imposta. Una condizione che mi ha reso più triste, più oscuro, più incapace; vorrei essere schiacciato come uno scarabeo tra il marmo del tempio e la suola di un calzare.
Sì, sei una dea, addormentata nel tuo mondo insondabile e profondo come gli abissi del mare. Lenisci il dolore di questo mezzo uomo mortale, che non può godere del peccato fisico e dei suoi piaceri. Arresta il delirio di un pazzo d’amore, condanna la pazzia delirante di un artista che ha fallito con se stesso senza aver avuto la possibilità di scegliere.
Ti svegli. Dalla mia posizione privilegiata di vile osservatore sento distintamente il calore del tuo corpo; sensazioni a me proibite di fronte alla visione del tuo seno che rialza la veste, mentre il tessuto scivola sul tuo corpo fino a rientrare in corrispondenza del pube. Nel mio disegno ti ho già svestito, facilmente, in un impeto artistico d’ispirazione incontrollata. Uno per volta, con sottili linee, disegno i tuoi lisci capelli dal color dell’ebano, sono dardi dal riflesso infuocato che colpiscono il papiro e incendiano il mio cuore.
Lo diceva sempre, il maestro, di quanto tu lo ispirassi particolarmente. Si esaltava per il piacere artistico che eri capace di accendere in lui. Era come se andasse oltre la realtà, tanto che, a tratti, avevo la sensazione che mi considerasse un uomo come lui, un uomo artista con le stesse virtù e le stesse debolezze, voglioso di condividere tutta la sua estasi meravigliosa. Ma la realtà cruda ritornava anche per lui e io tornavo un essere inferiore, indegno di fronte alla bellezza dell’arte. Un modo di fare arte che ho assorbito in silenzio, di cui mi sono appassionato, la cui forza passa oltre le regole della società e la vergogna del pregiudizio.
Mi sembra di vederti per la prima volta. Ogni volta che ti vedo è la prima. C’è sempre qualcosa da scoprire di te, qualcosa di nuovo da indagare, qualcosa di vero che vale la pena rappresentare. Se solo la mia lingua avesse la stessa scaltrezza della mia mano! Comunque, tu non mi vorresti. E mai io ti potrei avere.
Adesso sei veramente nuda, ti pettini, ti detergi, il tuo sguardo non tradisce il compiacimento che hai verso il tuo corpo perfetto. Il tempo, per te, sembra non passare mai. Anche per me non passa mai ed è per questo che ho deciso di fermarlo per sempre. Cosa rimarrà? Niente. Sopravviverà soltanto il sogno proibito di un’esistenza inutile, anonima, innaturale. Né le mie azioni né la mia arte potranno sottrarsi al giudizio degli dei.
Le onde s’infrangono sugli scogli, la schiuma lentamente scompare risucchiata dalla risacca. Maestoso, imponente, salvifico: come ha potuto il faro della nostra meravigliosa città non illuminare il nostro amore in balia del mare? Ho cercato una guida, ho cercato la ragione. Ho trovato soltanto vuoto. Empietà d’animo conseguente all’assassinio della mia virilità, condizione disperata che ha accentuato il mio delirio mentale fino alla pazzia assoluta. Nemmeno in questa ultima rappresentazione, l’ennesimo tentativo di ritrovare me stesso, il faro ha saputo indicarmi la giusta rotta, per cui la mia nave affonderà in un mare di sangue.
Tra poco non mi resteranno nemmeno i disegni, sepolti inesorabilmente dall’oblio dopo una tempesta di sabbia.
Lo sospettavo. Non poteva essere altrimenti. Non mi sorprende. Il maestro sarebbe stato troppo vecchio per te, anche se a volte ho pensato che potesse desiderarti. E averti, se solo avesse voluto.
Il giovane guerriero è aitante, te lo sei scelto bene. Lui ha scelto altrettanto bene. Quali possibilità può avere lo scaltro artista di fronte a un simile esempio di qualità morali e fisiche? Mi piace immaginarvi lontani. Tu lo attendi passeggiando in giardino. Sei turbata ma sorridi. L’attesa rende ancor più vero il tuo desiderio mentale e fisico. Il vento fa volare i lunghi capelli e schiaccia la veste sul tuo corpo. Le curve riprendono forma. Le tocco ancora una volta. Il sangue mi sale al cervello, le orbite si gonfiano, le mie pupille eclissano le iridi.
Lui è sul campo di battaglia e brandisce una lancia insanguinata. Il sangue ancora caldo cola sulla mano. Ha la fronte imperlata di sudore misto a polvere e sabbia. Ansima. Ha combattuto valorosamente, ha ucciso. Il suo onore incontra ancora una volta la volontà degli dei. Ansima ancora, ma d’impazienza. È impavido. La morte lo attende dentro di te.
D’istinto, la mia mano si ferma non appena sento i vostri umori invadere la stanza. Penserei a un mostro sopra di te se i tuoi gemiti di piacere non tagliassero l’aria riempiendola di tutta la tua estasi. Lui si comporta come in battaglia, deciso, altero, insormontabile; tu come in posa, sicura, fiera, inarrivabile. Non dimenticherò mai il tuo sguardo magnetico, lo smeraldo dei tuoi occhi che lancia dardi infuocati. Non sono riuscito a fermare le fiamme che si sono propagate dalle mie mani quando ho potuto disegnare il tuo corpo. La mia non poteva che essere arte successiva, consecutiva a un desiderio reciso dalle vanità dei potenti. L’artista brucia, a poco a poco le vampe iniziano a lambire il cuore. Non ci credo, mi sento sporco, insulso, schiacciato dalla volontà di abbandonare al più presto quell’involucro che imprigiona il mio vero essere. Voglio essere libero.
Continuate, godete e continuate ancora. Vi osservo e sento la fine sempre più vicina. Devo fermare questo supplizio che ho cercato volutamente. Il mio piacere terreno è quell’istinto incontrollabile di riprodurre la vita. Nel bene e nel male. Non c’è altro per me. Ho ammirato e glorificato la natura, le persone, gli dei. La mia vita come un fragile fuscello, spazzato via dal vento del rimorso per una tentazione che non potevo avere e che mi ha corroso l’anima.
Ho soltanto immaginato i colori di queste ultime scene. Bianco e nero, nero e bianco, non ci sarà colore per questa vita che s’avvia alla conclusione terrena. I colori, su di te, sono il ponte verso la più alta ed espressiva dimensione artistica di cui non resterà nemmeno il ricordo.
Smeraldo, zaffiro e rubino incastonati nell’oro. Tutto sembra infinito come la sabbia del deserto che acceca i miei occhi, che ha sepolto il mio animo, bruciato i polmoni, arso la gola. Il mio pugno è saldo sull’elsa, nella lama lucida si riflette il mio sguardo spiritato. Che gli dei abbiano pietà di me perché io non ne avrò.
Non pronunciare il mio nome!
Come lo scorpione che attacca, ho affondato il pugnale alla base del collo. È stato un attimo. Sopra di te per l’ennesimo amplesso, il guerriero ha avuto una morte da soldato. Il rosso del sangue è nero, è denso. Sul suo corpo, nel letto, sul tuo corpo, sulle pareti. Su di me. Il mio nome è stata la tua ultima parola.
Non so da quanto tempo vi osservo. Tocco il tuo piede tra le lenzuola intrise di sangue. È ancora caldo. Poso delicatamente il pugnale sul tavolo della specchiera, per non fare rumore. Anche se nessuno può sentirmi. Prima di riprendere il papiro mi lavo la crosta di sangue che ho sulle braccia e sulle mani. Mi tolgo la veste scoprendo la mia cicatrice e la getto sui vostri corpi inermi.
È una corsa contro il tempo. I contorni prendono velocemente forma sulla tavoletta, la mia mano non si stacca mai dalla superficie pulita. Tra le linee emergono le sagome dei vostri cadaveri. Sangue e sudore mescolati a ciò che è stato il vostro piacere e non il mio. Replico la scena in piccolo e in prospettiva mentre si riflette nella specchiera accanto al letto. Dalla parte opposta della stanza, le tende non più candide offuscano la luce del sole.
Il tempo non è che una finestra dalla quale mi affaccio a guardare la natura per l’ultima volta. Questo mondo, visto da qui, osservato in questo momento, ha tutt’altro sapore. Ho aspettato questo tramonto per far in modo che fosse l’ultimo. Sento la mia mano più leggera, spensierata, che agisce sul papiro cavalcando un’onda artistica che di umano non ha più niente. E che nulla avrà di divino a parte il giudizio che dovrà subire.
La mia opera rallenta di fronte al mare di lacrime che non pensavo di serbare. Oh, musa! Quante volte hai posato per me, quante volte ti ho guardato attento per scoprire e imprimere sul papiro ogni piccolo particolare del corpo? Niente di più semplice di un silente dialogo tra un artista e il suo soggetto. Ma non immaginavo che l’amore per una persona potesse essere così travolgente, che andasse oltre il volere degli dei. Pensavo che l’amore autentico fosse soltanto quello per l’arte e per la passione di fare arte. Una dimensione della mente che mi ha coinvolto nella mia totalità, senza lasciarmi spazio per altri pensieri che non potevo avere. Questo credevo fosse l’amore. C’è un confine che ci divideva e ci divide ancora. E ci dividerà anche oltre, per sempre lontani, posti su due piani diversi.
O forse no. La morte mi darà l’occasione di redimere la mia colpa terrena verso di te, per non essere stato capace di renderti partecipe di sentimento profondo anche se parziale, che non avrebbe mai avuto il suo naturale compimento. Un sentimento che mi ha cambiato la vita, abbattendosi su di me con una forza inaudita, che mi ha reso ostaggio della mia mente oltre che del mio corpo. Una follia cieca e inarrestabile. E’ tutto nei miei disegni.
Ho ancora voglia di ritrarti mentre mi attendi nell’aldilà accanto ad Hathor, ansiosa di ascoltarmi. Tutto è perfetto in te, come prima, come sempre. Da questa parte il tuo cadavere mi guarda. Amore mio, posso dirlo adesso?
Ci siamo. Resta l’ultimo papiro, ora la storia è completa. Tra pochi giorni il fetore dei cadaveri si sentirà sulla strada oltre il giardino e qualcuno entrerà qui. Attraverso i miei disegni, dentro la selva del mio delirio artistico, si potrà ammirare tutto il mio disagio. Non l’amore, ma la pena che ho provato per esso. Credo sia il massimo livello che io abbia raggiunto attraverso l’arte. Non una scena statica, ma tanti momenti in successione quasi repentina, come sono le immagini reali della vita che scorre, di cui i nostri occhi sono soltanto spettatori. Nel bene e nel male.
L’ultima scena la dovrò rappresentare attraverso l’immaginazione, poiché la realtà non mi permetterà di farlo in tempo reale. Come uno schizzo: camera da letto, comodino, specchiera e finestra. Due cadaveri sul letto, uno sopra l’altro. Sangue nero.
Ci sono anch’io, seduto sulla sedia della specchiera. Nudo come il verme che sono. Tra le dita stringo l’elsa del mio pugnale e guardo i due corpi che ho assassinato. Marco il sangue sul letto e quello copioso e caldo che scivola sulle mie gambe. Sotto i miei piedi una pozza si allarga. Uno stagno senza api. C’è un ultimo particolare: i miei disegni appoggiati sul comodino, in ordine, dall’alba al tramonto, dal principio alla fine di quest’ultima giornata terrena. Avrei preferito la morte, da subito. Ma questo hanno voluto gli dei. Sto cessando di essere. E non sono più.


26Fino all'ultimo respiro - Pagina 2 Empty Re: Fino all'ultimo respiro Sab Apr 24, 2021 10:21 am

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan
Cara Autrice, caro Autore,

mi trovo costretto ad accodarmi a motli commenti precedenti. Il monologo è troppo troppo lungo. Perché il lettore si perde. Lo perdi. La vicenda è interessante, è carica di sentimenti forti e riflessioni dure. Ma con questa lunghezza rischia di essere tutto diluito come del buon vino in un bicchiere d'acqua. E il lettore si distrae e fatica a raggiungere la fine.
Complimenti per il lavoro
Grazie


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

27Fino all'ultimo respiro - Pagina 2 Empty Re: Fino all'ultimo respiro Sab Apr 24, 2021 11:02 am

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Questo racconto mi ha fatto riflettere parecchio. Parto da un presupposto, sono tutte speculazioni mie, quindi non me voglia l'autore. 130 anni dopo i fatti che vengono raccontati qua, nella stessa città di Alessandria, Origene, uno dei più grandi teologi dell'antichità, si autoevirava (così racconta Eusebio di Cesarea), per seguire alla lettera un versetto del Vangelo di Matteo, che recita: ci sono eunuchi che si sono fatti eunuchi da soli, per il regno dei cieli. Ora, questa pratica nel protocristianesimo era diffusa, la si doveva al fatto che si cercava la purezza estrema, la liberazione non solo dagli atti, ma soprattutto dai pensieri di lussuria (come la setta degli Skopcy in Russia secoli più tardi). Ne deriva che l'amputazione dei genitali annichilisca non solo la meccanica dell'atto, ma il desiderio stesso. Sarà così? Non lo so, ma tutto il racconto ruota intorno alla tesi contraria. Il nostro eunuco assassino è divorato dal desiderio, è questo a renderlo pazzo, e pare che la privazione degli organi genitali amplifichi tale stato con la frustrazione che ne deriva. Ho allora pensato a Verme Grigio (chiedo scusa, prima cito Origene e ora il Trono di spade...) che come tutti noi nerd sappiamo era un eunuco a capo degli Immacolati, prode guerriero etc, che viene evirato per non avere altri pensieri che la guerra e invece si innamora. La sua reazione al non poter avere rapporti è in questo caso malinconica e triste, non rabbiosa, ma il suo amore è corrisposto, quindi ancora non so. Tutto questo pippotto per dire in definitiva una cosa semplice, è plausibile il comportamento qui descritto? Io penso comunque di sì, perché è vero che Origene si autoevira per rifuggire il desiderio, ma è anche vero che probabilmente la solo sua volontà sarebbe bastata. Il nostro eunuco è stato sicuramente evirato da bambino, in definitiva non conosce davvero cosa sia l'amore che gli è sempre stato proibito, tantomeno il desiderio sessuale. Può averne quindi plausibilmente anche una visione malata e distorta, non capire ciò che lo agita, esserne travolto.
Insomma, per me questo racconto non è solo un monologo/noir storico, ma ha dentro un'introspezione psicologica mica da poco e un tema, quello delle pulsioni represse, molto interessante da sviscerare.
Poi certo, faccio mie praticamente tutte le osservazioni sullo stile e la prolissità, ma il contenuto e la complessità dell'argomento rimangono di prim'ordine.
Chiudo con un consiglio di struttura del testo. Io avrei messo subito in chiaro, con l'incipit, cosa è successo (l'omicidio) e lo stato del protagonista (è un eunuco). Questo voler scoprire piano le carte è lezioso, distrae il lettore dal fulcro del racconto.

28Fino all'ultimo respiro - Pagina 2 Empty Re: Fino all'ultimo respiro Mer Apr 28, 2021 12:19 pm

miichiiiiiiiiiii

miichiiiiiiiiiii
Younglings
Younglings
Aulico!
Suscita così tante emozioni che rabbrividisco a partire dal titolo.
Non ci sono degli errori a parer mio, ho solo notato questa virgola in più: "Eppure, io non ho né fama né denaro."
Inoltre non capisco questo pezzo: " Marco il sangue sul letto e quello copioso e caldo che scivola sulle mie gambe. Sotto i miei piedi una pozza si allarga. Uno stagno senza api." nella prima frase manca qualcosa, un verbo; nella terza non percepisco il senso.

Tutto sommato va benissimo, mi è piaciuto tanto e i paletti sono rispettati.
Complimenti soprattutto per le emozioni che hai suscitato con la tua scrittura!

29Fino all'ultimo respiro - Pagina 2 Empty Re: Fino all'ultimo respiro Mer Apr 28, 2021 12:35 pm

Midgardsormr

Midgardsormr
Younglings
Younglings
Ciao autor* 

Sarà che a me le cose strane piacciono, perché il tuo pezzo l'ho davvero gustato. Lungo? Beh sì, ma cosa potevi togliere? Alla fine è tutto congeniale al racconto, quindi la lunghezza è probabilmente giusta per dire ciò che dovevi, nel modo che volevi.
È ricco di messaggi, di introspettiva e di nozioni psicologiche.
Forse non è azzeccato propriamente lo stile, ma in tutte le cose buone c'è sempre qualche difetto.

Non ho refusi da segnalarti, tornerò sicuramente a una seconda rilettura poiché mio tuo testo è uno di quelli "da comprendere" con più passaggi.
La mia classifica comincia ad affollarsi.

Un gran lavoro, complimenti.


______________________________________________________
Valar Morghulis. Valar Dohaeris.

Tutti devono morire. Tutti devono servire.

30Fino all'ultimo respiro - Pagina 2 Empty Re: Fino all'ultimo respiro Sab Mag 01, 2021 10:07 am

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Aut-

"tra poco il sole emergerà dalle profondità del mare" non credo proprio: a est di Alessandria d'Egitto c'è il delta del Nilo. Purtroppo non trovo collegamenti espliciti col 79 d.C. ed è un peccato. C'è qualche divagazione dal flusso di pensieri che non resta a mio avviso collegato al tempo e spazio del narratore, in particolare il capoverso che inizia "Lo diceva sempre, il maestro" mi distrae da questo lunghissimo monologo; dico lungo in senso temporale perché inizia prima dell'alba e termina dopo il tramonto.

Apprezzo molto soprattutto l'originalità di questo lungo discorso, in cui il narratore racconta con lucidità la propria pazzia. Le scene che accadono nella vita reale sono molto distanti dalla narrazione e ciò che mi resta è un pensiero che racconta sé stesso. Non so se è il risultato che ti sei post-.
Mi è piaciuta molto la parte in cui il narratore accarezza il disegno e si finge di accarezzare la donna.
L'italiano è ottimo. La lettura è scorrevole e il sole che sorge dal mare lo si scopre solo dalle letture successive alla prima.
Il paletto dell'anno è forse troppo marginale ma potrebbe essere una mia ignoranza, magari il personaggio è esistito davvero ma non ho capito di chi si tratta. Il genere è monologo, forse uno dei più originali in gara, Alessandria c'è per via del faro, determinante la camera da letto e anche il disegnatore.

Grazie e alla prossima.

https://linktr.ee/Achillu

31Fino all'ultimo respiro - Pagina 2 Empty Re: Fino all'ultimo respiro Sab Mag 01, 2021 3:46 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan
il problema della lunghezza è dovuto a un intreccio che si potrebbe riassumere in due righe ma che diventa un monologo, nel vero senso della parola, di quasi duecento. Il tema è uno, come fa notare Aki, quello delle pulsioni represse. Riassumendo: un intreccio breve, un tema unico, ma duecento righe. Chiaro che sei stato costretto a scavare in profondità e quando si scava così in profondità non si possono che trovare delle cose preziose (il racconto ne trabocca), ma si rischia di perdersi, di perdere di vista la superficie, il contatto con una realtà dove c'è qualcuno che ti legge, ma rischia di non ascoltarti. Al di là di possibili tagli forse avrebbe giovato restare un po' più in vista di tanto in tanto, abbassare il ritmo, abbassare i toni, mirare alla semplicità. In questo modo il monologo si sarebbe alleggerito per forza di cose. Resta straordinario per qualità, inutile negarlo. Provare a migliorarlo vorrebbe dire provare a scriverlo in modo completamente diverso, credo, ma a quel punto non sarebbe più lui.

32Fino all'ultimo respiro - Pagina 2 Empty Re: Fino all'ultimo respiro Lun Mag 03, 2021 11:40 am

The fallen

The fallen
Viandante
Viandante
Alla base c'è una storia  letta e riletta in tutte le salse, un amore non corrisposto che sfocia in un duplice omicidio e annesso suicidio.
Ma tu ci hai messo una salsa in più, l'eunuco, destinato a non essere corrisposto per un fattore fisico che va in conflitto pesante con il fattore emotivo e genera un prolasso di sensazioni e stati d'animo che alla fine portano al misfatto, e lo hai descritto con una sequenza di immagini bellissima, spesso poetica e di impatto elevato, trascinandomi nella mente del povero pluriomicida fino all'epilogo che per la verità non era poi così scontato. Senza errori particolari, convengo che con una revisione mirata ad accorciare il numero di battute aumenteresti il ritmo e la bellezza di questo testo che mi è in ogni caso piaciuto proprio tanto.

33Fino all'ultimo respiro - Pagina 2 Empty Re: Fino all'ultimo respiro Gio Mag 06, 2021 7:38 pm

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore
Ciao   [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] torno un attimo sul tuo racconto per farti i complimenti. Il tuo insieme a quello di Digito e di Akimizu sono lavori che ho trovato splendidi e avrebbero meritato la cinquina (come peraltro ho detto nel mio file del voto) La meritavano talmente tanto che non avrei reso giustizia assegnando un posto che non fosse a podio. Per questo ho privilegiato racconti che dal punto di vista di lettore hanno incontrato maggiormente i miei gusti, ma nulla toglie al fatto che quello che hai scritto sia un bellissimo racconto.  Farò copia incolla per Digito e Aki.


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

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