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1Eleazar Empty Eleazar Mer Apr 07, 2021 9:10 pm

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Se mi avessero detto allora che mi sarei trovato qui, in questa situazione, non ci avrei creduto. Che cosa banale da pensare, vale per tutti gli schiavi, da qualunque regione dell’impero provengano e qualunque sia la loro condizione. Forse vale anche per gli uomini liberi, che si credono liberi mentre è solo il fato che determina il loro presente e il loro futuro. Per la maggior parte di loro la vita scorre ordinata, qualche piccolo sobbalzo ogni tanto, come i carri che arrancano nelle strade di questa città puzzolente, obbligati nei solchi scavati da centinaia di carri prima di loro, per poi recuperare direzione e destinazione.
E non pensano, non pensano gli schiavi, i mercanti, i nobili. Sono certo che neanche l’imperatore pensa, allora perché io penso? Pensieri che non mi lasciano dormire; sento il mio corpo stanco stringere le palpebre mentre lascio galleggiare sull’orlo del sonno immagini sparse e incoerenti. Ogni tanto si compattano in pensieri ma non trovo nessun nesso logico tra immagini e pensieri e nessun disegno, nessun progetto. Ma non posso fare a meno di pensare, se la mia mente limitata di schiavo genera solo pensieri banali, che cosa ci posso fare? L’importante è che li tenga ben nascosti i miei pensieri, anzi che tenga ben nascosto il fatto di avere dei pensieri miei. Ho capito presto che ai padroni non fa niente piacere che gli schiavi pensino. Forse non sanno nemmeno loro perché ma lo sentono, come predatori, si aspettano, cercano la paura nelle loro prede e il pensare nasconde la paura.
Non posso fare a meno di pensare forse perché sono nato libero, da una ricca famiglia della tribù di Neftali, membro del glorioso popolo d’Israele, figlio di una civiltà molto più antica, più saggia e più colta di questi contadini che hanno lasciato l’aratro per la spada e che si pensano padroni del mondo solo perché oggi in questo minuscolo brandello di storia tengono soggiogate popolazioni e territori. Ma non durerà.
La rivolta del mio popolo cova da sempre sotto la cenere, ogni tanto affiora a suscitare la reazione rabbiosa dell’invasore che non pensa e non sa che ogni sua reazione agisce come il vento sulle braci e incendia il cuore di migliaia di giovani che non dimenticheranno.
Non dimenticheranno la distruzione del tempio di Gerusalemme; l’imperatore Vespasiano e suo figlio Tito saranno per sempre maledetti e dei romani rimarrà nella storia solo il sapore del sangue, il puzzo di bruciato e l’immagine delle distruzioni.
Ma devo dormire, domani devo lavorare sodo, il padrone mi ha prestato a questo suo amico più puzzolente e più ignorante di lui. Per fortuna almeno sua moglie è in grado, insomma appena un poco in grado, di apprezzare il mio lavoro altrimenti sarei già stato punito per il ritardo. Sto dipingendo il bancone di un termopolio, mi sta venendo davvero bene, bisogna dire, soprattutto le anatre e il cane; adesso devo finire solo qualche dettaglio. Peccato che di tutto quel cibo profumato che riposa nei doli mi arrivino solo poche briciole ma è pur sempre meglio delle verdure muffite che ci propinava il padrone.
Perché quella volta non mi è andata tanto bene. La situazione degli ebrei in Egitto era già difficile: gli egiziani ci odiavano perché eravamo evidentemente migliori di loro, più intelligenti, più colti, più abili quindi più ricchi della maggior parte di loro. Le poche famiglie una volta nobili alla corte dei faraoni che erano riuscite a farsi amiche, collaboratrici e complici degli oppressori romani, mentre da una parte continuavano a depredare il loro stesso popolo, dall’altra avevano facile gioco nell’indicarci come l’origine di tutti i mali della terra. I Romani poi ci temevano, non ci capivano quindi ci temevano. Non capivano la nostra cultura, il nostro orgoglio indomito pur nella sconfitta terrena. La nostra certezza di essere il popolo eletto; loro che trattavano i loro dei come anziani un po’ rimbambiti, temevano l’idea di un Dio senza volto e senza nome, un Dio a volte crudele e vendicativo ma che ci aveva dato, scegliendoci, la forza di sopravvivere ad ogni difficoltà, di combattere ogni battaglia, di credere in un futuro per sempre glorioso. Già, loro non sapevano neanche pensarci al futuro.
Quando Tito ha distrutto il tempio noi sapevamo che anche ad Alessandria la situazione sarebbe peggiorata ma non ci immaginavamo quanto. I romani che fino ad allora ci avevano lasciato vivere in pace, a parte dissanguarci con le tasse ma anche con questo in fondo riuscivamo a convivere, hanno cominciato ad accanirsi contro di noi. Tito ormai ci odiava, la resistenza dei nostri giovani praticamente disarmati a Gerusalemme aveva messo in luce la fragilità del suo dominio e le sue personali incapacità di comando. Per vendicarsi lasciò mano libera ai suoi in Egitto; lì eravamo in difficoltà, circondati da una popolazione ostile e lontani dalle fonti della nostra forza vitale.
A casa nostra, abitavamo in una splendida villa in Brucheum, fuori dal quartiere ebraico, mia madre si lamentava sempre per questo, prese alloggio Cordio, il comandante militare romano con la sua famiglia e la sua scorta. A noi fu consentito di restare in casa anche se costretti praticamente negli spazi che erano stati della servitù e in fondo come servi considerati. Ephraim, mio fratello, più piccolo di un paio d’anni, faceva fatica a sopportare, continuava a parlare di rivolta, di armi, di ritorno alla terra d’Israele. A fare piccoli gesti di scherno ai soldati, atti, nella sua testa, di ribellione. Un giorno l’ho sorpreso nell’orto dietro casa, scriveva cose sulla terra, poi le cancellava. “Che fai?” “Distruggo i soldati romani!” “E come?” Tracciò una X, la cancellò “Ho sterminato una decuria di cavalieri”. “Ma hai un’idea di quanti sono i soldato romani ad Alessandria?” “Tre coorti peditate e una equitata” “E lo sai scrivere?” “…” “Guarda!” Presi il suo bastoncino per lasciare sulla terra DDD D “Cioè, in totale” MM. Ridendo mi disse “Sarà ancora più facile distruggerli!” stava per cancellare la scritta ma lo fermai. “Ti sembra facile. In realtà devi togliere quelli di guardia al tempio, che sono intoccabili. Te restano così:” e scrissi MCMLXXXII. Rimase incerto davanti a quei segni complessi poi, lentamente si era mosso per cancellarli quando la palla di stracci con la quale stava giocando Miriam, nostra sorellina, si fermò rotolando proprio sotto la scritta. Di colpo mi sembrò perfetta.
Ancora adesso mi torna in mente quel numero e quella palla. Mentre cerco di prendere sonno quell’immagine perfetta mi agita nel profondo.
È l’ultimo momento sereno con la mia famiglia che ricordi, poi ho incontrato Flavia. Flavia era la figlia di Cordio, un po’ più piccola di me di forse quattro o cinque anni, io la trovavo bellissima. Mi ripetevo che dovevo odiarla, che era l’oppressore, che aveva distrutto il tempio ma non riuscivo a fare a meno di spiarla sperando di incrociare il suo sguardo. È ancora il ricordo del suo sguardo che mi tiene inutilmente sveglio in questa calda notte di ottobre, è la sua assenza che lacera il mio cuore.
Flavia passava molto tempo a tracciare segni su una tavola di legno, usava dei bastoncini immersi in polveri di vari colori, che spandeva anche con la punta delle dita. Era sempre molto concentrata e io ne approfittavo per guardare; spesso non capivo che cosa fossero quegli strani segni ma i loro colori mi affascinavano e mi affascinava soprattutto la sua bellezza. Un giorno sua madre Hennia mi ordinò di portarle in giardino un cesto pieno di frutta. La trovai intenta come al solito; mi fermai guardando la tavola di legno oltre le sue spalle finché si girò di scatto: “Ti piace?”. Feci un salto, non mi aveva mai rivolto la parola prima di allora. “Ti piace?”, insistette. “Sì molto, anche se non capisco bene che cosa sia, a che cosa serva”. “Come? È quel soldato!” indicando con aria offesa una delle guardie di suo padre nelle sue armi splendenti. “Scusa, non avevo capito”. “Prova tu allora, se sei così bravo!”.
Certo sapevo scrivere, avevo dimestichezza con stili e inchiostri ma le immagini erano assolutamente proibite «Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra (Deuteronomio 5, 8-9)». Quelle parole rimbombavano nella mia mente mentre lo sguardo di Flavia diventava beffardo: “Vedi, non sei capace”.
Presi, forse un po’ sgarbatamente, la sua tavola di legno, la pulii con la sabbia come le avevo visto fare tante volte e mi misi all’opera mentre lei si allontanava fingendosi disinteressata. Se ci penso adesso, il mio soldato faceva davvero pena a guardarlo ma almeno si capiva che cosa fosse. Quando tornò glielo mostrai orgoglioso. Rimase un lungo attimo in silenzio poi cominciò a urlare. Arrivò di corsa una guardia, non quella che avevo ritratta, l’altra, ma non sapeva che cosa fare di fronte a quella bambina urlante. Da dentro casa corsero fuori due serve e la madre; Flavia cominciò tra i singhiozzi a dire che le avevo rubato la tavola e tutta sporcata e cose simili. La guardia mi aveva già afferrato per un braccio e colpito un paio di volte alla testa quando Hennia gli urlò di fermarsi; aveva la tavola in mano e mi guardava, come spaventata. “L’hai fatto tu?” L’espressione di Flavia e mia dovevano essere risposte sufficienti; mandò Flavia in casa con le serve, congedò la guardia, mi prese per il braccio già malconcio e mi trascinò dove stava mia madre.
Di fronte allo sguardo terrorizzato di lei raccontò l’accaduto e nella sua voce non mi sembrava di sentire rabbia ma incredula ammirazione. Mia madre si era rabbuiata “È vero?” mi chiese, accennai di sì con la testa.
“Non è mio figlio – disse – a noi è fatto divieto di fare immagini!” “Ma è bellissima!” ribadì Hennia. “NON È MIO FIGLIO”. L’urlo di mia madre mi trapassò il cervello; le due donne stavano in piedi l’una di fronte all’altra, lo sguardo acceso come a sfidarsi. La voce di Hennia era appena un mormorio “Va bene, vuol dire che sarà il mio”. Mentre mi trascinava via, ma molto più delicatamente che venendo, cercavo di voltarmi a vedere mia madre ma non ci riuscii e ancora non so se fu il corpo o la mente a impedirmelo.
Naturalmente non fu per niente così: Cordio non aveva nessuna intenzione di tenermi per figlio, la sua concessione fu che fossi schiavo di Flavia. Flavia voleva che le insegnassi, cosa che tentavo di fare senza grandi risultati in verità. Però di notte mentre dormiva, qualche piccola correzione ai suoi tentativi riusciva a fare contento Cordio. E di notte potevo con calma esercitarmi e sperimentare; Hennia di nascosto mi procurava del materiale e si compiaceva dei miei progressi. Non me ne rendevo conto ma non stava bene, era sempre più sofferente, sempre più debole. Fino a che tutto questo finì.
Cordio mi associava in qualche modo alla morte di Hennia, Flavia aveva smesso di divertirsi con i colori mentre io non mi ero certo stancato di ammirala, così mi ritrovai schiavo di Rabuleio, la guardia che per prima avevo ritratto, in viaggio per questa città ai piedi della montagna che fuma.
Non riesco a dormire, non posso tirare in lungo con il mio lavoro. Quando avrò finito mi rimanderanno da quell’animale di Rabuleio. Adesso che Vespasiano è morto e Tito è diventato imperatore, la vita di noi ebrei è diventata ancora più difficile. Avevo sperato che grazie ai miei dipinti avrei potuto andare a servizio in una famiglia un po’ più ricca, meno ignorante, magari addirittura essere liberato. Da liberto avrei potuto pensare ad una vita ad un futuro. E invece no! Sono qui chiuso in questo cubicolo come in una prigione, ebreo senza popolo e senza patria, amante senza amore, artista senza pubblico e senza fama, schiavo, feccia dell’umanità.
Il mio dio mi ha abbandonato in mezzo a questa gente selvaggia e spietata, non riesco ad accettarlo, sento crescere in me una rabbia incontenibile, mi sembra perfino che la terra tremi, che si stiano aprendo gli inferi sputando fuoco e puzza di zolfo.
Mi si chiudono gli occhi, meglio che cerchi di dormire almeno un po’, riposare per qualche momento ancora.

2Eleazar Empty Re: Eleazar Gio Apr 08, 2021 10:16 am

mirella


Padawan
Padawan
L’ambientazione storica (da Alessandria a Pompei) è resa in modo credibile, la forma scorrevole e le richieste dello step sono rispettate. Le mie perplessità riguardano il genere che, comico non è, quindi dovrebbe essere un monologo, ma non tutti i racconti in prima persona sono dei monologhi e questo non mi pare lo sia.

Mi sembra più un buon racconto autobiografico. In effetti lo schiavo si racconta; si ferma sugli episodi della vita, ma come se volesse raccontarli ad altri (visto che lui già li conosce) invece di riordinare i suoi pensieri, ripensando alle sue azioni ed emozioni.

3Eleazar Empty Re: Eleazar Ven Apr 09, 2021 12:31 pm

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore
Ciao autor@

ho affrontato questo testo con un po’ di titubanza iniziale. Il muro di parole mi impensieriva un bel po’. Graficamente questa forma tende a respingermi. Poi, ho cominciato a leggere e non mi sono più fermata.
Il testo è talmente coinvolgente che la forma grafica non mi ha affatto disturbata. Ho trovato una grande cura nelle descrizioni e immagino una adeguata e forte preparazione storica. 
Molto bella la scelta dello schiavo ebreo, ottimi anche i nomi che hai individuato per i protagonisti.
Quanto al rispetto del genere, come in altri casi, esprimo qualche perplessità. La parte iniziale mi pare la più riuscita nel senso che è più intima. Ci sono pensieri. Poi, man mano che si va avanti, la storia prende la veste di racconto piuttosto che di monologo.
Nulla toglie al fatto che questo sia davvero un bel testo che ti lascia arricchito dopo la lettura.
Brav@


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

4Eleazar Empty Re: Eleazar Ven Apr 09, 2021 1:08 pm

Ospite


Ospite
'Ebreo senza popolo e senza terra', la tua storia mi è piaciuta proprio tanto, soprattutto per come l'hai scritta, per come sai scrivere.
Quella con Flavia somiglia molto a una storia d'amore tra adolescenti.
Tutto il racconto è in una bolla fatta di competenza storica e umana.
Ma quello che mi ha colpito di più è quella piccola opera d'arte, non il bancone del termopolio, quello te lo ha ispirato il tg, autore. Quel soldato, quel soldato disegnato nemmeno tanto bene, ma che tutti stupisce, che crea scompiglio. E che è la tua firma, autore.

I vecchi non dovrebbero più né leggere né scrivere.
Si commuovono per niente.

5Eleazar Empty Re: Eleazar Ven Apr 09, 2021 3:21 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
Il popolo ebreo è sempre stato maltrattato da tutti, in primis dal suo Dio e tu l'hai fatto capire perfettamente con un racconto ben studiato. Mi è piaciuto molto quel 1982 con la palla sopra. Ben escogitato e divertente. Mi ha disturbato solo questo: non fa niente piacere / non fa per niente piacere mi sembrerebbe più opportuno. I paletti sono sfumati o lasciati un po' all'immaginazione del lettore. Comunque mi è piaciuto. PS: Non male pure il riferimento a quel termopolio recentemente scoperto a Pompei.



Ultima modifica di Antonio Borghesi il Ven Apr 09, 2021 3:26 pm - modificato 1 volta. (Motivo della modifica : M'ero dimenticato il termopolio)

6Eleazar Empty Re: Eleazar Sab Apr 10, 2021 10:03 am

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin
Il racconto scorre bene e si fa leggere con piacere, sono interessanti i dettagli disseminati nel testo in maniera sapiente per permettere al lettore di immedesimarsi con la realtà che ci stai raccontando.
Trovo la trama intrigante, la storia scorre bene e mi sembra ben collocata nel contesto che ci presenti.
Tutto estremamente coerente.
Trovo un po' debole il registro narrativo, poco emozionale (solo la prima parte è un monologo puro); questo rende il testo molto più "racconto in prima persona" che monologo. Non che si tratti di un difetto in linea generale, ma in questo ambito resta un paletto che, a mio avviso, hai sfiorato di striscio e dovrò tenerne conto. 
La scena in cui la madre lo rinnega è potenzialmente straziante ed elemento cardine del suo diventare schiavo, darei più spazio a questo episodio.

Resta un buon racconto, complimenti.
Ele

7Eleazar Empty Re: Eleazar Sab Apr 10, 2021 4:27 pm

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Mi trovo un po' in difficoltà a commentare questo racconto in quanto la parte più coerente al dettato iniziale, ovvero il monologo, è quella che ho fatto più fatica a leggere, mentre la seconda parte, più raccontata e quindi meno attinente al paletto dato, è quella che mi ha più coinvolto e interessato.
Come mi è già capitato leggendo altri racconti di questo step, la camera da letto c'è in quanto chi racconta vi si trova ma non ha molta importanza, rilevanza, se chi racconta fosse in un'altra stanza poco cambierebbe.
Bello, invece, come hai inserito il disegnatore e molto bene anche le ambientazioni spaziali e temporali.
Come ti ho già scritto, la prima parte è faticosa e credo che in parte sia da addebitare al fatto che usi frasi spesso un po' troppo lunghe con tante subordinate e spesso anche la punteggiatura non ti aiuta molto.
Ti faccio un esempio
A casa nostra, abitavamo in una splendida villa in Brucheum, fuori dal quartiere ebraico, mia madre si lamentava sempre per questo, prese alloggio Cordio, il comandante militare romano con la sua famiglia e la sua scorta.
in questa farse, a mio parere, ci sono troppi incisi, si arriva in fondo con grande fatica e alla fine mi sono trovato a rileggerla perché qualcosa mi era sfuggito.
Finisco facendoti i complimenti per due momenti davvero bellissimi, quando Hennia accoglie il protagonista come figlio e il finale in cui spieghi tutto senza bisogno di dirlo: davvero bello! 

8Eleazar Empty Re: Eleazar Dom Apr 11, 2021 9:43 am

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Questo racconto inizialmente mi ha messo in difficoltà, ma semplicemente per la veste grafica: un testo così compatto mi fa pensare di solito ad un poderoso flusso di coscienza, a cui ci si deve preparare.
Ma qui siamo in un monologo ed essendo contemplati anche dei dialoghi, qualche capoverso avrebbe dato respiro al lettore. Un breve attimo di tregua necessario anche per assimilare le nozioni storiche inserite nel testo, che trattano un argomento molto complesso e attuale.
Il disegnatore c'è, conscio e sicuro della sua superiorità intellettuale prestata a disegni, che oggi avrebbero potuto essere replicati con banali decorazioni da fast food, non griffati.
Un buon lavoro ma sminuito rattrista sicuramente un artista.
Una mia interpretazione personale mi ha portato a mettere sul tavolo l'eterna guerra fra religioni, la più temibile tra le contrapposizioni dell'umanità, mai risolta e che ritengo mai si risolverà.
Stessa contrapposizione tra civiltà fiorenti e culturalmente attive e prolifiche e la rozzezza di conquistatori più portati per l'arte della guerra e l'asservimento di popoli che al rispetto delle culture. Salvo poi evolversi, ma senza poter cancellare il passato con la partecipazione attiva al progresso dell'umanità: il passato non si cancella mai. Non ci è riuscita neanche un'eruzione...
Si potrebbe discuterne per ore, ma non è questa la sede.
Tornando al racconto, è stato interessante approcciare all'argomento della storia del popolo ebraico dal punto di vista di uno schiavo di estrazione sociale superiore, con le capacità intellettuali di poter rgionare sull'essere schiavo di padroni schiavi di sè stessi, e potenzialmente meno liberi, per assurdo, di lui che può essere libero di pensare, avendo la percezione dell'importanza di tale libertà.
L'unico disturbo mi era stato posto da quel 1982 in numeri romani, poi con una banale ricerca su Internet e il ricordo dell'attentato del 9 ottobre a Roma si è ripresentato.
Quindi buon lavoro, interessante e scritto bene.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

9Eleazar Empty Re: Eleazar Dom Apr 11, 2021 2:10 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan
Tra tutti i testi classificabili come monologo questo è quello che ho gradito di più per ora.
Tuttavia è altrettanto vero che rispetto agli altri questo pare sconfinare di più dal genere del monologo per prendersi più libertà.
La parte iniziale con tutte quelle elucubrazioni sul pensare è davvero tosta e richiede al lettore un certo sforzo di concentrazione.
Poi indubbiamente quando si passa dalla staticità all'azione e finalmente succede qualcosa, lo stato d'animo cambia e l'attenzione aumenta.
Mi rimane quindi il dubbio sull'attinenza al genere, però nel suo complesso la lettura non mi è dispiaciuta. Una prova discreta.

10Eleazar Empty Re: Eleazar Dom Apr 11, 2021 4:34 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
Il confine fra monologo e narrazione storica è sempre piuttosto difficile da definire e anche in questo caso si parte con riflessioni personali cedendo poi alla cronaca di squarci di vita quotidiana ricchi di particolari e citazioni storiche. Lo stile di scrittura è curato, senza grandi refusi e con un buon uso della parola. Alcuni periodi risultano tuttavia un po’ contorti e in certi casi sarebbe opportuno spezzarli per renderli più comprensibili. Faccio due esempi che forse avrebbero bisogno di una semplificazione e che ho dovuto rileggere più volte:
“Le poche famiglie una volta nobili alla corte dei faraoni che erano riuscite a farsi amiche, collaboratrici e complici degli oppressori romani, mentre da una parte continuavano a depredare il loro stesso popolo, dall’altra avevano facile gioco nell’indicarci come l’origine di tutti i mali della terra.”
“A casa nostra, abitavamo in una splendida villa in Brucheum, fuori dal quartiere ebraico, mia madre si lamentava sempre per questo, prese alloggio Cordio, il comandante militare romano con la sua famiglia e la sua scorta“
Alcuni vincoli della prova sono appena sfumati, ma nel complesso una lettura che mi ha catturato piacevolmente e mi ha insegnato qualcosa di nuovo.

11Eleazar Empty Re: Eleazar Lun Apr 12, 2021 4:04 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan
Ciò che ho amato di questo racconto è la collocazione storica. Questo focus puntato sul popolo ebraico (Ebrei va maiuscolo quando li nomini), di cui conosco bene la storia, è sempre interessante e particolare, perché esce da molti dei canoni dell'epoca.
Hai reso bene il concetto di estraneità, di superiorità morale, che la voce narrante sente nei confronti dei dominatori Romani; attenzione però: i Romani non erano affatto chiusi nei confronti delle altre culture, anzi, avevano una apertura invidiabile alla mescolanza e all'inclusività.
Non lo erano, però con due categorie fondamentali: Ebrei e Cristiani (almeno all'inizio). Questo perché Ebrei e Cristiani non si integravano, a loro volta, con l'impero.
Soprattutto i primi, schivi e gelosi delle proprie tradizioni, e per nulla disposti a venir meno ai propri dogmi per assoggettarsi a quelle cose che i nuovi dominatori richiedevano loro (venerare l'imperatore come dio è stato un po' il pomo della discordia).
Ma a parte la lezione storica, in realtà tu hai reso bene tutto questo, il racconto ha il solo difetto di essere poco monologo.
C'è azione, c'è ricordo, avresti dovuto fare quello che hai fatto trasponendolo però nella sola mente, nella sola voce, del protagonista.
Non era facile e non sarebbe stato così fluido il risultato, ma sarebbe stato sicuramente più monologo.

Complessivamente, comunque, il mio giudizio è positivo.

EDIT - Quando ho letto Eleazar ho pensato a un nuovo nick per
Spoiler:
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12Eleazar Empty Re: Eleazar Lun Apr 12, 2021 4:24 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Mi è piaciuto questo racconto. Si riesce a seguire bene la persecuzione del popolo ebreo attaverso le parole del protagonista che giungono in maniera quasi colloquiale. la parte centrale fa sperare in un riscatto della sua condizione di schiavo. Lui è bravo a disegnare e lo dimostra. Triste quando la madre lo rinnega, ma lui non si arrende anzi continua a sperare.  
Mi ha colpito molto una tua frase.
Sono qui chiuso in questo cubicolo come in una prigione, ebreo senza popolo e senza patria, amante senza amore, artista senza pubblico e senza fama, schiavo, feccia dell’umanità.
I paletti del concorso sono rispettati. Ti auguro in bocca al lupo.

13Eleazar Empty Re: Eleazar Mer Apr 14, 2021 10:13 am

miichiiiiiiiiiii

miichiiiiiiiiiii
Younglings
Younglings
Il racconto mi piace tanto, ma non per questo step: il genere s'avvicina a un monologo, si sente ciò che prova, ma si perde poi con la narrazione e sfocia in un altro stile.
Errori rilevanti non ne trovo, tranne che per i dialoghi, cioè: li avrei separati, mettendo ogni frase a capo, o per esempio qui Mia madre si era rabbuiata “È vero?” andavano i :

Complimenti per la trama!

14Eleazar Empty Re: Eleazar Gio Apr 15, 2021 11:28 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan
Ciao Aut*

Siamo di fronte a un altro esempio di uso originale dei paletti dello step e questo è senza ombra di dubbio positivo. 
Racconti una storia intensa senza però scadere nel melenso. Quello che dice il protagonista è credibile ma per quanto mi riguarda avrei cercato di andare più a fondo nel suo animo.
Se ti fossi più attenuto alla forma del monologo sicuramente avresti calcato di più quel senso di odio e repulsione verso i romani. Così come viene presentato il testo sembra più un racconto in prima persona che un vero e proprio monologo. 
Un ulteriore riprova di questo fatto sta nell'aver inserito dei dialoghi nel testo. 

Insomma un bellissima idea scritta da un/a bravissim* aut* ma purtroppo non del tutto centrata. 
una buona prova.

15Eleazar Empty Re: Eleazar Ven Apr 16, 2021 10:42 am

Yoghi69


Viandante
Viandante
L'idea per il racconto è decisamente bella. Si entra nel periodo storico da un punto di vista diverso dagli altri racconti e la narrazione dei fatti storici non risulta per nulla pesante. Forse non è effettivamente un monologo (unico paletto non rispettato completamente). La citazione del 1982, a mio parere, poteva essere omessa. In ogni caso una prova buona che ho letto con piacere.

16Eleazar Empty Re: Eleazar Ven Apr 16, 2021 11:30 am

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin
fosse stato un vero monologo, quasi certamente lo avrei premiato.
invece non lo è del tutto, visto che appaiono alcuni dialoghi. pochi, certo, ma sufficienti a sminuire l'opera in base al paletto.
dalle parole del protagonista esce, all'inizio, una ego smisurata dell'appartenenza al popolo ebraico.
a voler ben vedere non è neanche esagerata, visto cme si considerano pure oggi.
le descrizioni sono molto buone, gli altri paletti ci sono tutti e la scrittura è fluente.
personalmente avrei utilizzato la punteggiatura in maniera diversa, ma sono scelte autonome.


______________________________________________________
L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

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Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

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17Eleazar Empty Re: Eleazar Dom Apr 18, 2021 5:48 am

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Ciao aut*. A me questo racconto è piaciuto molto. Ci sono molti refusi e un periodo lunghissimo, iniziale, pieno di ripetizioni. In nove righe hai scritto le seguenti parole: pensano, pensano, pensa, penso, pensieri, pensieri, pensare, pensieri, pensieri, pensieri, pensino, pensare. Il punto dove si sono raccolti più refusi è quello dove descrivi il fratellino piccolo che vorrebbe sterminare i romani. Però il piacere della lettura è stato alto. Mi è piaciuta la trama, i personaggi, il tuo descrivere l'orgoglio e il pensiero giudeo. La tua scrittura non è arzigogolata, scorre bene, sei riuscit* a farmi entrare nel personaggio. Bravissim*

18Eleazar Empty Re: Eleazar Mar Apr 20, 2021 10:44 am

SisypheMalheureux

SisypheMalheureux
Padawan
Padawan
Caro autore (o cara autrice),
se sei un uomo ti faccio i miei complimenti: sei un buon osservatore e conoscitore di un certo tipo di "cattiveria manipolatrice" insita nella psicologia femminile. Solo una donna infatti, ancorché bambina, avrebbe potuto fare una scenata del genere mentendo alle guardie e alla madre. Se Flavia fosse stato Flavio, tutta la scena sarebbe stata meno credibile: un ipotetico Flavio ed Eleazar, quasi coetanei, probabilmente si sarebbero contesi la tavoletta a suon di botte e basta.
Detto ciò, il conflitto tra i precetti della religione ebraica e il desiderio di dipingere di Eleazar è un'idea bella, originale, e hai fatto bene a reggere quasi tutto il testo su quella. 
Anzi, la prima parte, dove questo conflitto è assente, a mio avviso risulta meno riuscita, un po' più monotona per quanto scritta bene.
Bene la ripresa anaforica di "pensano/pensare" (E non pensano, non pensano gli schiavi, i mercanti, i nobili. Sono certo che neanche l’imperatore pensa, allora perché io penso?). Però poi, dopo, il verbo pensare lo hai ripetuto moltre altre volte, insieme al sostantivo pensieri. Magari avresti dovuto evitarlo qualche volta o sostituirlo con dei sinonimi. Perché quella ripresa anaforica che all'inizio suonava bene, dava enfasi, poi alla lunga risulta un po' pesante.


______________________________________________________
"Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? 
Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto."

19Eleazar Empty Re: Eleazar Mer Apr 21, 2021 10:21 am

gdiluna

gdiluna
Younglings
Younglings
Abbiamo definitivamente appurato che la forma monologo è molto difficile da applicare. In questo caso l'aut riesce a farci entrare nello spirito del suo protagonista e a rendere l'ambientazione storico culturale senza troppe descrizioni dettagliate. Concordo con i commenti precedenti circa un paio di frasi un po' troppo arzigogolate e l'inutile, se non negativo, riferimento paranormale ai campionati dell'82.

https://parolemiti.net/

20Eleazar Empty Re: Eleazar Gio Apr 22, 2021 4:08 pm

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan
 ciao
Racconto molto storico ma è quello che, secondo me, si avvicina meno al monologo per la presenza di dialoghi.


Non mi piace come hai “pensato” la citazione:
Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra (Deuteronomio 5, 8-9).
Forse potevi sintetizzarne il pensiero nella tua mente ed esporlo.


Tutta la storia scorre bene, mi pare che non ci siano intoppi.
Anche la scrittura è pulita e lineare. Il finale mi ha colto di sorpresa. La rabbia verrà messa a tacere, mi aspettavo che accadesse qualcosa, non mi sembrava tutto concluso e forse questo è anche un pregio.
Nel complesso, per me, una buona prova.

21Eleazar Empty Re: Eleazar Ven Apr 23, 2021 12:29 am

Arianna 2016

Arianna 2016
Padawan
Padawan
Come ho già detto nei commenti ad altri racconti dello step ambientati nel 79 d.C., trovo che volere a tutti i costi riempire la narrazione di particolari storici sia un appesantimento: si perde la linfa vitale del racconto, la sua forza, la linea narrativa principale. Perché in effetti qui c’è una bella storia, che però non ha trovato l’adeguata struttura narrativa.
Infatti questo, che vorrebbe essere un monologo, non è veramente tale: diventa spesso narrazione in prima persona e addirittura ci sono inserimenti di discorsi diretti.
Un po’ è dissertazione storica, un po’ racconto autobiografico. Durante la lettura della prima parte continuavo a chiedermi dove poi il discorso andasse a parare.
La forma nel complesso è corretta, ma con alcuni refusi e alcuni periodi troppo pesanti, questo, ad esempio: “Le poche famiglie una volta nobili alla corte dei faraoni che erano riuscite a farsi amiche, collaboratrici e complici degli oppressori romani, mentre da una parte continuavano a depredare il loro stesso popolo, dall’altra avevano facile gioco nell’indicarci come l’origine di tutti i mali della terra.”
Pur all’interno di una invenzione narrativa, ho trovato molto irreale il particolare della madre che rinuncia in un attimo al proprio figlio maschio, pur la motivazione che viene portata. Sarà la deformazione che mi viene dal guardare “The Big Bang Theory”, dove la madre di Howard diventa la stereotipo della madre ebrea iperprotettiva e attaccatissima al suo figlioletto, ma appunto mi viene istintivo pensare che la rinuncia sia eccessiva.
Io sfronderei di molto tutto il racconto, facendo venire alla luce la storia che c’è sotto. Poi, appunto, la forma del monologo forse non era la più adatta, ma ci si è dovuti adeguare.

22Eleazar Empty Re: Eleazar Ven Apr 23, 2021 1:32 pm

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan
Cara Autrice, caro Autore,

salto a piè pari tutta la diatriba su genere e paletti, perché se il testo è in gara allora ha tutte le carte in regola per esserce. Detto questo, il tuo racconto mi è davvero piaciuto molto. La storia, i personaggi, i dettagli. Sì, forse qualche errore è presente, ma il piacere della lettura ha coperto tutte le pecche. Un ottimo lavoro.
Complimenti
Grazie


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

23Eleazar Empty Re: Eleazar Ven Apr 23, 2021 5:29 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan
In questo racconto ho trovato molto convincente ed efficace la frizzantezza narrativa e la capacità d'intrecciare insieme situazioni diverse e molto interessanti, descrivendole con una buona dimestichezza nell'uso delle parole e rimanendo sempre credibile e allo stesso tempo comprensibile e mai noioso.
Un buon testo che ha il difetto di rimanere un pò troppo in bilico sul genere.
Ma le stesse frasi che sono riuscite così bene a tratteggiare il personaggio e ciò che accade intorno a lui, presentano però spesso una poca attenzione alla cura della costruzione e una struttura spesso difficile da leggere e da capire subito.
Ti faccio un esempio: in questo racconto usi per ben 54 volte che per collegare tra loro le subordinate (ho controllato altri tre testi presenti nel concorso a riguardo, con più o meno le stesse battute di questo, e la media dei che presenti si aggira intorno alla metà di quelli usati qui...). Ti ho fatto presente questo fatto perchè mi è saltato subito agli occhi alla prima lettura: il che ripetuto a oltranza impoverisce le frasi (come era, erano, fece o disse...), è una scorciatoia troppo facile e allo stesso tempo debole per aggiungere informazioni e spesso ha il fastidioso effetto di arzigogolare le frasi:

L’importante è che li tenga ben nascosti i miei pensieri, anzi che tenga ben nascosto il fatto di avere dei pensieri miei. Ho capito presto che ai padroni non fa niente piacere che gli schiavi pensino.


Mi ripetevo che dovevo odiarla, che era l’oppressore, che aveva distrutto il tempio ma non riuscivo a fare a meno di spiarla sperando di incrociare il suo sguardo. È ancora il ricordo del suo sguardo che mi tiene inutilmente sveglio in questa calda notte di ottobre, è la sua assenza che lacera il mio cuore.



Il pallone che rotola vicino alla scritta MCMLXXII, anche se vuol essere una sorta di cameo per il concorso, l'ho trovata un'immagine un pò forzata.

24Eleazar Empty Re: Eleazar Ven Apr 23, 2021 6:32 pm

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Mi attacco direttamente al commento di Caipi qua sopra. La scritta1982 e la palla. Più che un'immagine forzata è forzato il fatto che susciti quel moto emozionale nel protagonista, che in fin dei conti non è neppure "italiano". Tagliare tutta la scena avrebbe anche avuto un effetto di alleggerimento dell'intera composizione, che a parer mio risulta un filino lunga.
Questo scivolone è però l'unica cosa che non mi è piaciuta in questo racconto di non riscatto, dove tutti gli avvenimenti si avvitano verso il centro dell'imbuto e precipitano, fino all'ultima frase, che chiude nella malinconia dell'inevitabile un'esistenza come tante al tempo. Mi è piaciuto un sacco non tanto l'ambientazione storica, quanto come hai inserito i pensieri e la personalità del protagonista nel suo tempo, l'ho trovato davvero credibile. Anche i personaggi sono ben strutturati, non solo sono funzionali alla storia (non si muovono a vuoto, ma sono un ingranaggio), ma hanno una forza e un dinamismo propri. Un po' complesso nella costruzione delle frasi, come ti hanno già fatto notare, rendere più snelli e agli alcuni passaggi gioverebbe alla velocità di lettura e darebbe la sensazione di accorciare la lettura. A differenza di quanto dice Ari (con cui concordo nel 98 per cento delle volte) ho invece apprezzato gli inserimenti storici, che qui sono funzionali perché identificano il percorso di vita del protagonista, che altrimenti rimarrebbe galleggiante e un po' vacuo.
In definitiva un ottimo lavoro, quindi. Complimenti.

25Eleazar Empty Re: Eleazar Lun Apr 26, 2021 11:41 am

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan
Non vorrei ripetere cose già evidenziate, però ritengo che questo racconto sia quello più rappresentativo per rispondere alla domanda monologo sì, monologo no. Se in altri racconti l'identificazione del genere è più difficile poiché ci sono più sfumature tra il monologo e le sue contaminazioni (flusso di coscienza e racconto in prima persona), qui è evidente il distacco di genere: tolti i dialoghi che non si addicono al genere, nella seconda parte è chiara una narrazione in prima persona che si allontana definitivamente dal monologo.

Gli altri paletti mi sembrano rispettati, nonostante possano risultare soltanto di contorno alla vicenda del protagonista. 

Protagonista che vive in un particolare periodo storico che l'aut ha saputo ben contestualizzare attraverso delle informazioni che a mio parere non risultano pesanti. Il testo è ben scritto, la lettura risulta scorrevole. 

Anch'io m'aspettavo qualcosa di eclatante nel finale. Una sorta di riscatto che non avviene. Il fatto è che l'aspettativa in me lettore l'ha creata proprio l'aut e il suo personaggio. 

"Non era così che dovevano andare le cose, ma così stavano. Effettivamente, pensò, sarebbero potute andare decisamente peggio." Il finale del tuo racconto mi ha fatto venire in mente bicipit.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

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