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Acepsut e Akenafis

3 partecipanti

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1Acepsut e Akenafis Empty Acepsut e Akenafis Sab Gen 09, 2021 10:24 am

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
Acepsut rapito dall'amore per la bellissima Akenafis
s'abbandona nella perdizione per lei.
Irraggiungibile come una Dea per il sacerdote diviene ossessione d'amore.
Nei suoi scritti egli così declama.

Prima lettera d'amore:

Labirinti di perversione
tu che in me sei ossessione.
Trancio serpenti ingoiando occhi.
Scruta il falco nella notte,
il fiume dei morti ribolle d' anime.
Passi inconsistenti appaiono.
Labbra infuocate nel destino del suono.
Sfioro turgide emozioni,
sigillo in tombe mere passioni.
Re del trapassato pensiero,
manovro le membra dell'uomo.
Osservo le fattezze tue.
Nelle trasparenze m'immergo
per morire rinascendo.
Siano notti nella lussuria del dio Amos,
siano effluvi della disciplina di Sefor.
Siano corpi privi di sembianze,
nel contorcersi dell'essenza del peccato.
Io sono nel sibilo del vento
che attraversa le tue vesti,
io sono acqua che nelle tue forme si compiace,
freddo come il mondo che non esiste,
caldo come l'anfora del divino nettare.
Io sono privo d'inizio,
senza orizzonti finiti.
Io sono tramonto sul Nilo.
Io sono luce delle parole,
io sono freccia persa
nella valle del fremito,
nei sentieri della tua pelle di luna,
nell'arco delle infinite perdizioni.
Io sono Acepsut signore del silenzio,
padrone dei vasi sacri,
custode dei segreti dell'immortalità,
io sono tutto e nulla,
sono in ogni dove e in nessun luogo.
Sono quello che sono,
schiavo dei tuoi occhi di smeraldo,
oh mia regina Akenafis

Seconda lettera d'amore:

Io sono,
quello che sono.
Oh Akenafis.
Signore del mondo dell'oltre,
padrone delle tenebre di Assurbal.
Tra rive di reconditi perché mi ritrovai
e cascate di nubi
sorte dove non erano tentazioni.
Io che del corpo tralasciai discipline
per essere empio e poco.
Cercai il colmo
d'un bicchiere vuoto.
Come fiori d'un deserto
assaggiai il corso del sapere
avidamente affamato,
digiuno dell'universale moto.
Seppi di te,
oh dea,
amante di perdute reminiscenze.
Da te venni a imparare
turgide carezze nel bagno del peccato.
Bevvi da infuocati seni,
l'arte della incoscienza
perdendomi nel tempio dei non vivi.
Io che vissi morendo,
fui vita quando morte colse
il senso del nonsenso.
Quando l'abbandono nel tuo flessuoso velluto
mi rese avido di te.
D'avorio e mirra vestii le mie mani,
d'oro furono i gemiti,
di mosto e miele
fu il succo dell'amore.
Ventagli di spezie adornarono il pulsare,
onde del mare s'infransero nella calma d'obliate lagune,
scrosci di tempeste mi inebriarono del tuo amplesso.
Fui tutto in un momento.
Fui esistenza,
spegnendomi in quel momento.
Mai più vissi,
mai più compresi.
Lasciai la foresta delle gocce di lussuria,
lasciai il tramonto sui tuoi occhi d'argilla pura,
mi specchiai nel regno del mirto in fiore.
Divenni fiore
dell'oscurità
per esser preda
d'un convulso esistere.
Divenni lacrima per bagnare il tuo viso.
Divenni sole per prosciugare la tua sete.
Divenni effimera sospensione d' acque di rugiada
per acquietare i tuoi sensi.
Divenni emisfero di luce
per illuminare il tuo lato oscuro,
Infine divenni ombra per ghermire le tue sembianze
e custodirle nel mio paradiso dei sensi.

Terza lettera

Acepsut s'abbandona a se stesso nella dolcezza dell'amore impossibile:

Trascorro il tempo
sospeso tra il crepuscolo che abbraccia il mare
e le tue labbra rosso fuoco.
Intreccio le onde
con i tuoi capelli scuri come profonde acque.
Freme l'aria,
scossa da fulmini e tuoni.
Freme la tempesta che sferza il cuore.
Solco le acque senza timore
per giungere da te,
mia regina.
Spargerò d'ambrosia il sentiero degli dei.
Trasformerò in oro i calici in cui berrai
il nettare dell'amore.
Riempirò le otri di novello succo.
Miele sarò per i tuoi sensi.
Sarà amore a far germogliare aridi deserti,
sarà amore,
per sempre scritto sulle pietre dei templi,
che al vento offrono passioni e desideri”.

Quarta lettera

Acepsut s'addormenta nel desiderio e la sua passione diviene amore puro:

Dolce miele,
delizia della mia lussuria,
di te mi nutro in ozio
saziando l'insaziabile,
estinguendo il pulsante tremare del desiderio.
Tu che sei rovente sabbia del mio crogiolo,
lascia che io ti assapori fino all'ultimo lembo,
lascia che io stenda le mie mani sul tuo inebriante
profumo.
Lascia che il notturno gemere svegli l'universo
dal suo oscuro torpore,
lascia che io sia quello che sono:
l'amante tuo.
Amore se mai accarezzerò
il colore della vita,
ascolta le frasi scolpite nella mia pazzia.
Ascolta il torrente di solitudine
che scorre nel mio cuore.
Ascolta il lamento del mare
che sussurra nenie dimenticate.
Oceani confusi
oltre l'orizzonte danzano nella libidine.
Laggiù l'eco s'inchina al tuo splendore.
Laggiù la profondità dei tuoi movimenti
innalza le onde delle nostre paure.

Ultimo atto.

Acepsut si sveglia del sonno e nel tormento assoluto
decide di suicidarsi con il veleno:

Ancora una volta
attraverserò le più remote regioni dell'impossibile,
per stringere a me l'origine del peccato.
Tu che fosti mio peccato
tu che silente ascoltasti il mio ultimo “ti amo”,
cantato per te.
Tu che navigasti come viva nel mare dei morti
prendendo il mio tormento 
e legandolo ai remi che solcavano
le ingiustizie d'amore.
Tu che bruciasti la mia carne
come acqua di pozza nel deserto.
Ascolta questo canto d'angoscia
questo respiro flebile
che grida nella notte infinita
Ascolta...
Ascolta l'ultima mia parola oh mia regina Akenafis
e lascia che io sia fine.
Solo per te.

2Acepsut e Akenafis Empty Re: Acepsut e Akenafis Mar Gen 12, 2021 10:29 am

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Cinque componimenti in versi liberi (quindi bisognerebbe chiedere ai moderatori lo spostamento nella sezione giusta) con voce fuori campo in prosa che fornisce un contesto per interpretare le poesie.

Le poesie sono definite lettere, scritte in prima persona tutte dallo stesso narratore (Acepsut) e destinate tutte alla stessa destinataria (Akenafis) alla quale il narratore si riferisce in seconda persona.

L'assenza di risposte da parte di Akenafis può essere interpretata in diversi modi: le risposte esistono, ma non sono riportate; le risposte non esistono. Se anche esistessero risposte, Acepsut non ne fa alcun riferimento, rendendo le cinque lettere di fatto un monologo in cinque parti.

A me piacciono questi componimenti epici in versi, o comunque mi affascinano, e questo non fa eccezione. L'abbondanza di immagini metaforiche di ispirazione erotica mi ricorda il Cantico dei cantici; del resto, i nomi usati ricordano (anche se non viene nominato esplicitamente) l'antico Egitto e/o comunque una cultura di tipo semitico, proprio come l'ispirazione del Cantico.

Quello che mi resta di quest'opera è la sensazione che Acepsut sia rimasto ossessionato dall'amore per Akenafis, la quale ha probabilmente ricambiato ma in modo più superficiale. L'esito finale, tragico, raccoglie in sé il corto circuito mentale in cui è caduto il protagonista; il quale si sarebbe forse potuto salvare dopo le prime lettere, ma la cui situazione invece si aggrava e scende in un pozzo da cui non riesce più a uscire.

3Acepsut e Akenafis Empty Re: Acepsut e Akenafis Mar Gen 12, 2021 10:35 am

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
Grazie Achi! Sì occorrerebbe spostarla nella sezione in versi liberi.


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4Acepsut e Akenafis Empty Re: Acepsut e Akenafis Mar Ago 03, 2021 5:26 pm

Pecco73


Younglings
Younglings
Ma questa saga è tutta frutto della tua fantasia o ci sono riferimenti concreti ad altre opere? Comunque sia ho gradito l'epos dei tuoi versi, così anomalo al giorno di oggi e assieme ricercato come molti classici che studiai ormai trent'anni or sono.

5Acepsut e Akenafis Empty Re: Acepsut e Akenafis Mar Ago 03, 2021 7:58 pm

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
No nessun riferimento, grazie per la lettura!


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