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Maggio 1805

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1Maggio 1805 - Pagina 2 Empty Maggio 1805 Dom Feb 28, 2021 10:48 am

Different Staff

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Admin
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Promemoria primo messaggio :

Quanto vorrei essere da un’altra parte, pensò don Giuseppe.
Non lì, davanti a Sua Eccellenza Giovanni Battista Caprara Montecuccoli, arcivescovo di Milano, uomo di fiducia sia del papa che dell’imperatore Napoleone I.
La mente volò via, trascinata dal desiderio di fuggire dal fremito eccitato che percorreva Milano.
Il pensiero volò avanti nel tempo, a quando anche tutto quel presente sarebbe diventato passato.
Regni, imperi. Tutti potenti. Tutti finiti.
L’imperatore che voleva una corona, per essere incoronato re d’Italia. Quella corona.
L’imperatore. Così potente.
Così impotente e fragile, nel suo bisogno di un simbolo.
L’imperatore, l’incoronazione, la Corona Ferrea. Arrivata il giorno prima da Monza e deposta sull’altar maggiore del duomo.
L’altare. Il sangue. I corpi.
La mente di don Giuseppe precipitò a terra. Davanti ai due cadaveri, in mezzo al sangue.
Di nuovo desiderò non avere visto quello che aveva visto.
‒ Mi dispiace che siate stato voi a trovarli ‒ disse l’arcivescovo ‒ siete molto turbato.
‒ La corona è costata la vita a due giovani.
‒ È vero. Ma due giovani disposti a sacrificarsi, per proteggerla. E il loro sacrificio non è stato vano. La corona non è stata rubata.
Don Giuseppe tacque.
‒ Don Giuseppe, non abbiate paura di parlare.
‒ Eccellenza, voi sapete che le cose non sono andate così.
‒ E lo sapete anche voi. Ma non lo saprà nessun altro. Vorreste forse trascinare nel fango il nome di due famiglie, accusando l’innocente insieme al colpevole? Che cosa sappiamo, di quello che davvero è successo la notte scorsa?
Don Giuseppe rivide se stesso entrare nel duomo dalla sagrestia, per scortare i giovani che avrebbero dato il cambio ai due rimasti di guardia alla corona durante la notte.
Che avevano chiaramente combattuto fra loro.
‒ La nostra, per quanto probabile, può essere solo una supposizione ‒ riprese monsignor Caprara ‒ non c’è prova che uno dei due volesse trafugare la corona. E anche fosse così, chi dei due è il traditore e chi il valoroso?
‒ Come dite voi, Eccellenza.
‒ Non siete convinto.
Don Giuseppe non voleva guai. Non seppe nemmeno lui perché udì la sua voce dire: ‒ Le ferite… Eccellenza, io ho combattuto, da giovane. Uno dei due è stato ucciso dall’altro, che a sua volta è stato colpito dalla spada del primo…
‒ Dunque…?
‒ … le ferite inferte dalla spada non erano mortali. Il colpo mortale è stato inferto da uno stiletto, ma non c’era alcuno stiletto. Ho cercato ovunque.
‒ Quindi, qualcun altro si è introdotto nel duomo per rubare la corona?
‒ Però la corona è ancora lì. Perché non l’ha portata via?
‒ Quello che dite ci impone ancor di più il silenzio. Due giovani coraggiosi sono morti per compiere il loro dovere. Questa sarà la versione ufficiale. Il resto è opportuno tenerlo per noi. Per ora è meglio non diffondere la notizia di quanto è successo: l’incoronazione è fra tre giorni, il momento è troppo importante. Credo che concordiate, don Giuseppe.
‒ Senza dubbio, Eccellenza.
Don Giuseppe accennò a congedarsi, ma un gesto lo fermò: ‒ Questa notte ho fatto trattenere alcune persone sorprese ad aggirarsi attorno al duomo. Mendicanti e ubriachi, una prostituta. Li ho interrogati, per scrupolo, ma non mi sembrano coinvolti. Dite alle guardie di lasciarli andare.
Don Giuseppe si diresse verso le carceri.
Urla soffocate, gemiti, risate, colpi. In una cella aperta, un gruppo di guardie chine su qualcosa.
‒ Cosa succede qui?
‒ Oh, reverendo! Nulla…
Gli uomini si affrettarono a riallacciarsi i calzoni mezzo calati.
Lasciarono le braccia di una donna stesa su un pagliericcio.
‒ Nulla di che. Sa, per passare il tempo… stiamo aspettando di sapere cosa farne, di lei… ‒ sghignazzò uno.
‒ La signorina è libera. Riferirò all’arcivescovo quanto è successo.
Il ghigno dell’uomo si incupì: ‒ Vediamo di non farla grave: lo sapete, lei cos’è. Cosa le costa, farci divertire un po’?
Don Giuseppe non rispose. Tese una mano alla ragazza, che si stava sistemando gli abiti. Lei posò occhi scuri e ironici sul sacerdote. Gli vide sul volto un’ombra di stanchezza. Non di un giorno, di una vita. Prese la mano che le veniva tesa, si alzò e lo seguì fuori dal palazzo.
Don Giuseppe la guardò allontanarsi, poi provò a dimenticarsi di imperatori, corone, giovani trucidati.
Era nel confessionale, il pomeriggio seguente. Dietro la grata, una voce di donna. Giovane. Esitante.
‒ È vero che non potete dire a nessuno quello che vi racconto in confessione? Chiunque io sia? Qualunque cosa dica?
‒ Certo.
‒ Anche se poi qualcuno è morto?
Don Giuseppe uscì rapido dal confessionale. Inginocchiata, c’era la ragazza del giorno prima. Si alzò: ‒ Non potete non confessarmi, se ve lo chiedo.
Don Giuseppe rimase fermo un istante, poi annuì: ‒ Non qui.
La portò in una stanza vicina alla sacrestia e chiuse la porta.
‒ Credo di avere fatto una brutta cosa. Insomma, non credevo…
‒ Raccontate.
‒ Mi hanno pagato in anticipo. Molto. Dovevo avvicinare uno di quei ragazzi di Monza…
‒ Uno di preciso?
‒ Me lo hanno indicato.
‒ Chi ve l’ha indicato?
‒ Non lo conoscevo. Mi ha pagato e ordinato cosa fare. Dovevo convincere il ragazzo a portarmi dentro il duomo poi distrarlo mentre era di guardia, sa come… L’ho avvicinato fuori. Gli ho detto che non volevo soldi, che invece mi sarebbe piaciuto tanto vedere la corona, anche solo una sbirciatina, perché una ragazza come me non ne avrebbe mai avuto la possibilità. Dopo avremmo fatto quello che lui voleva. Lui mi ha fatto entrare di nascosto…
‒ Come? Non è facile, in questi giorni.
‒ Non so come, ma non c’era nessuno. Mi ha nascosto. Durante il suo turno di guardia è venuto da me. Mi ha fatto guardare la corona da lontano, per non farci vedere dal suo compagno…
‒ Come è possibile che l’altro gli abbia permesso di allontanarsi?
‒ Non lo so, non mi ha mica spiegato niente. Ho dato un’occhiata alla corona poi l’ho portato in sacrestia e lì… be’, insomma… Oggi ho sentito che è stato ucciso e… ecco, sì, mi è dispiaciuto. Non se lo meritava. Era un bravo ragazzo, sapete, abbiamo fatto una cosa veloce, perché non voleva assentarsi troppo.
‒ Come avete saputo che è stato ucciso? Lo abbiamo tenuto nascosto.
La ragazza fece un sorriso sghembo: ‒ Cose che si sentono. Poi magari non si dicono ad alta voce, per stare tranquilli.
‒ Era vivo, quando l’avete lasciato?
‒ Sì. Sono uscita da dove mi aveva fatto entrare, ma fuori mi hanno preso le guardie. Quando monsignore mi ha interrogato, gli ho detto che ero lì per il mio solito giro e mi ha creduto.
‒ Perché ora siete venuta a confessarvi? Perché da me?
La ragazza rimase in silenzio qualche secondo, poi: ‒ Ho paura che adesso uccidano anche me. Non sapevo cosa fare. Mi ci voleva qualcuno che non raccontasse niente e magari mi aiutasse.
‒ Non dirò niente, ma come potete pensare che vi aiuterò? Quello che avete fatto è un vostro problema.
‒ Ma ora io sono diventata un problema vostro. O mi sbaglio?
Don Giuseppe tirò il fiato in un sospiro di insofferenza.
La ragazza sorrise: ‒ Ho un certo istinto, per gli uomini.
Il sacerdote alzò le sopracciglia.
‒ Be’, quasi sempre…
Don Giuseppe si alzò, camminò su e giù, guardò fuori dalla finestra. Una giornata di sole. Una vita senza guai.
Si girò: ‒ Chiederò aiuto all’arcivescovo. Non vi allarmate, gli dirò solo che avete bisogno di un luogo sicuro. Aspettatemi qui un istante.
Tornò avvolto da un ampio mantello e con un altro avvolse la ragazza; le coprì il capo col cappuccio.
La scortò fino all’arcivescovado.
La ragazza lo attendeva in anticamera, quando lui uscì dal colloquio con l’arcivescovo.
‒ Sua Eccellenza ci ha dato una lettera di presentazione per un monastero femminile. Potrete rifugiarvi lì, per il momento.
‒ Sa di me?
‒ Non gli ho raccontato quello che mi avete confidato, ma gli ho dovuto dire chi siete. Si ricordava di voi, ma mi sono trovato in difficoltà quando mi ha chiesto come vi chiamate: non conosco il vostro nome.
‒ Teresa.
‒ Teresa…?
‒ Teresa e basta così.
Uscirono nel pomeriggio ormai diventato sera.
L’attacco arrivò all’improvviso, in un vicolo. Tre uomini col volto coperto. Colpirono don Giuseppe e afferrarono Teresa.
La spada che don Giuseppe tirò fuori da sotto il mantello giunse inaspettata. Sembrarono divertiti, finché il sacerdote non iniziò a combattere.
In pochi minuti, don Giuseppe lasciò i tre uomini sanguinanti a terra, poi trascinò via Teresa.
Usciti dal vicolo, nascose di nuovo la spada. Guidò Teresa lungo un percorso tortuoso, guardandosi sempre alle spalle.
Era buio, quando si fermò davanti al portoncino laterale di un palazzo.
‒ Non è il convento… ‒ mormorò Teresa.
Don Giuseppe scosse il capo e bussò. Un bussare alternato a pause.
L’uscio si aprì quel tanto che bastava per farli scivolare all’interno della portineria del palazzo, poi si richiuse.
Un uomo sorrise a don Giuseppe e gli strinse il braccio: ‒ Giuseppe!
Il sacerdote ricambiò la stretta: ‒ Pietro, ho bisogno di un posto sicuro.
L’uomo buttò un’occhiata divertita a Teresa: ‒ Credevo che avessi smesso da un pezzo…
‒ La signorina si chiama Teresa. Teresa, non badate alle sue brutte maniere. Mi fido di lui come di me stesso.
Pietro accennò un inchino: ‒ Io e questo figuro ci siamo coperti le spalle per anni, in mille battaglie. Vi aiuterò come posso.
Pietro attizzò il fuoco nel camino, portò qualche coperta e da mangiare, poi li lasciò soli.
La voce di Teresa, accomodata su una poltrona, riscosse don Giuseppe dai mille pensieri che si mescolavano alle faville del fuoco: ‒ Vi ho messo nei guai. Se volete da me qualcosa, in cambio… si può fare…
Don Giuseppe scosse la testa con un sorriso lieve.
‒ Siete un brava persona. Con voi forse non mi dispiacerebbe.
‒ Vi dispiace, di solito?
‒ Be’, non è che mi disgustino proprio tutti, gli uomini, ma non lo faccio mica per vocazione, come voi. Cioè, scusate, non intendevo…
Don Giuseppe rise: ‒ Non so se ho poi questa gran vocazione.
Divenne serio: ‒ Anche a me alcuni uomini disgustano, allora mi chiedo…
Tacque.
Il giorno dell’incoronazione passò.
La mattina di quello seguente, entrò nello studio dell’arcivescovo.
‒ Don Giuseppe! Al convento non vi hanno visti arrivare…
Don Giuseppe lo fissò: ‒ Immagino che sarà impossibile trovare lo stiletto.
Monsignor Caprara alzò le sopracciglia, poi distese il volto: ‒ Infatti. Come lo avete capito?
‒ Altrimenti non sarebbe stato possibile far entrare la ragazza. Ed è stata lasciata uscire perché in quel momento il ragazzo non era ancora morto.
‒ Nessuno avrebbe dovuto morire. Ma io ero stato trattenuto. Ho tardato. Lui è tornato mentre stavo sostituendo la corona e mi ha visto. L’altro giovane, un mio uomo, l’ha dovuto uccidere.
‒ E voi avete ucciso lui.
‒ Un sacrificio necessario. Lo avrebbero interrogato. Non avrebbe resistito.
‒ Tutto questo, per sostituire la corona con una identica.
‒ Sarebbe stato un sacrilegio incoronare Napoleone con la Corona Ferrea, custode della reliquia più preziosa. Sapete quello che ha fatto e sta facendo alla Chiesa.
‒ Voi siete al suo servizio…
‒ Una posizione privilegiata per fare quello che occorre.
‒ Ucciderete anche noi?
‒ Non sono un assassino. Non mi piacciono le morti inutili e la vostra non è necessaria.
‒ Avete cercato di uccidere la ragazza.
‒ Prima dell’incoronazione. Ora quello che doveva accadere è accaduto.
‒ E se io parlassi?
‒ A chi converrebbe credervi? E anche vi credessero, ora non avrebbe più importanza. Ma non è per quello che non parlerete: non lo farete per paura di mettere in pericolo la ragazza. Conosco gli uomini: siete un cavaliere; uno strano tipo di cavaliere, vi interessano più le persone che gli ideali.
‒ Se parlasse lei?
‒ No: è concreta e scaltra. Capisce cosa le conviene fare. Andate tranquillo: nessuno vi toccherà.
Tranquillo fino a un certo punto, pensò don Giuseppe, mentre tornava alla portineria di Pietro con tutta la prudenza del caso.
‒ Che storia assurda ‒ concluse Teresa quel pomeriggio. ‒ Corona o non corona, questo imperatore finirà. È di carne, un maschio fatto come tutti gli altri maschi, e anche lui passerà, un giorno.
Don Giuseppe sorrise lieve, sentendo riecheggiare in lei le proprie parole, poi tornò ai suoi pensieri.
C’era una fuga da organizzare.


26Maggio 1805 - Pagina 2 Empty Re: Maggio 1805 Lun Mar 15, 2021 3:52 pm

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Aut-

Non mi è piaciuto il punto "Lei posò occhi scuri e ironici sul sacerdote." Tieni presente che la donna è appena stata stuprata (almeno così ho capito io) e dubito che gli occhi possano essere ironici in questo caso. Peccato anche per l'eccesso di spiegazioni nel finale e per il titolo che, secondo me, è poco evocativo.
Ti faccio i complimenti per la fantasia. Il colpevole è nientepopodimeno che l'arcivescovo Caprara e, anche se il dubbio si insinua nel momento in cui don Giuseppe e Teresa vengono attaccati dai tre loschi figuri, il movente viene fuori solo alla fine e quindi il mistero si risolve solo nelle ultime scene. Sei riuscit- pure a inserire una sottotrama, quindi complimenti per aver ben articolato il tuo racconto pur con pochi caratteri a disposizione. Il tutto con una capacità narrativa più che soddisfacente.
Le consegne sono soddisfatte: Duomo 1805, prostituta, giallo, portineria e pure il prelato (e che prelato!)

Grazie e alla prossima.

https://linktr.ee/Achillu

27Maggio 1805 - Pagina 2 Empty Re: Maggio 1805 Lun Mar 15, 2021 9:30 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan
Caspita è piaciuto anche a me. Lo dico perché siamo davvero lontani come genere e ambientazione, personaggi e dinamiche da tutto quello che mi piace leggere, però qui è ben scritto e appassionante e senza sbavature e anche se è ambientato nel passato ha un linguaggio molto moderno, che non cede alla tentazione di adattarsi a un'epoca che non c'è più. Insomma tutto a puntino, si legge di un fiato e anche l'intreccio non mi sembra che abbia particolari punti deboli, ma va detto che mi sono proprio fatto trasportare quindi forse dovrei rileggerlo un paio di volte, almeno. Anche solo per il piacere di rileggerlo.
Ottimo lavoro.

28Maggio 1805 - Pagina 2 Empty Re: Maggio 1805 Mar Mar 16, 2021 10:16 am

miichiiiiiiiiiii

miichiiiiiiiiiii
Younglings
Younglings
Questo è uno dei racconti che appena finisci di leggerlo ti lascia un buon sapore in bocca, è scritto davvero pulito, molto lineare e fluido.
L'unica frase che stona un po', secondo me, è questa: "Di nuovo desiderò non avere visto quello che aveva visto.", diciamo troppo ripetitiva.
Comunque ho notato che usi anche frasi troppo brevi, è vero che lo rendi leggero, ma secondo il mio punto di vista potresti in qualche parte appesantirlo in maniera corretta, giusto per dare più peso al testo e quindi alla storia.
La punteggiatura e i dialoghi sono usati credo perfettamente, parlando invece della trama, la trovo strutturata davvero molto bene, anche se in realtà non mira al 100% il genere giallo, ma ti ci avvicini...


Nonostante ciò, complimenti davvero!  Smile

29Maggio 1805 - Pagina 2 Empty Re: Maggio 1805 Mar Mar 16, 2021 2:11 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
Quasi uno di quei thriller storici che tanto vanno di moda oggi. Non mi è dispiaciuto. Questo non vuol dire che non mi sia piaciuto. Se lo vedo sotto la forma di cappa e spada mi piace moltissimo. Se lo vedo come giallo molto meno. Comunque una bella storia di fantasia con una frase che mi ha colpito con forza e che finora non ho incontrato in nessuno dei componimenti che ho letto fino a ora (me ne mancano solo quattro): "cosa le costa farci divertire un po'". Terribile! No non è sgrammaticata è un'idea maschilista orribile. Mi ha posto il problema su chi scrive: penna maschile o femminile? Mi viene spontaneo credere nella seconda ma se fosse la prima... vero che la dice il personaggio ma la penso lo scrittore. Nessuna critica alla grammatica e alla scorrevolezza anche se nella parte centrale mi è sembrato che a volte inciampasse un poco in qualche granello. Brav@

30Maggio 1805 - Pagina 2 Empty Re: Maggio 1805 Gio Mar 18, 2021 12:57 am

Arianna 2016

Arianna 2016
Padawan
Padawan
Inizio ringraziando lo staff: io sono una dei tre che ha sforato di qualche ora la consegna, tanto che, dopo la mezzanotte, come fa la proverbiale volpe con l’uva, continuavo a ripetermi che poi, tanto, l’importante era stato cimentarmi con qualcosa di inedito per me, scrivere comunque il racconto, che poi tanto avrei partecipato al prossimo step. Insomma, tante belle storielle perché invece mi scocciava tantissimo esserci quasi arrivata e avere mancato l’obiettivo per poche ore.
Ho dovuto comprimere in fretta e furia un racconto, che alla fine è di 15.000 battute, in 12.000; da qui tanti dei problemi che giustamente mi sono stati fatti notare, ad esempio lo stile “sincopato”, come lo ha chiamato Akimizu, che è un po’ una mia caratteristica ma che, in questo caso, è certamente stato esasperato dalla necessità di tagliare caratteri.
Per tagliare battute ho anche eliminato poi dimenticato di inserire di nuovo (perché alla fine avevo ancora a disposizione 7 o 8 battute) un “già” in questa frase: “si affrettarono a riallacciarsi i calzoni mezzo calati” che era nata come “si affrettarono a riallacciarsi i calzoni già mezzo calati”; farlo, avrebbe eliminato l’ambiguità, se Teresa fosse o no stata violentata; no, non lo è stata, don Giuseppe arriva in tempo.
Mi allaccio qui al commento di Antonio Borghesi:
"cosa le costa farci divertire un po'". Terribile! No non è sgrammaticata è un'idea maschilista orribile. Mi ha posto il problema su chi scrive: penna maschile o femminile? Mi viene spontaneo credere nella seconda ma se fosse la prima... vero che la dice il personaggio ma la penso lo scrittore”.
Questo è uno di quei casi in cui ci si sente davvero travisati: è proprio questo che colpisce Teresa e la spinge poi a rivolgersi a don Giuseppe; lei ha vissuto una vita in cui gli uomini non hanno fatto altro che pensarla come qualcuno a cui potere fare ciò che si vuole, è abituata a maschi che non vedono in lei una persona, ma qualcosa con cui togliersi una voglia. Don Giuseppe la tratta e la fa sentire come una persona, per questo la colpisce. Era questo che volevo emergesse: che don Giuseppe vede in lei un essere umano e come tale la tratta. La via Emilia tra Faenza e Imola è piena, la notte, di ragazzine sul bordo della strada, e io, quando passo in macchina, non posso non chiedermi cosa pensi o non pensi un uomo che si ferma, con tutto quello che oggi sappiamo sul traffico di schiave.
Ed ecco, SuperGric, la ragion d’essere di questo passaggio: Teresa capisce che don Giuseppe è un uomo a cui potere chiedere aiuto; quando si trova in difficoltà, pensa a lui.
Grazie per avermi fatto notare questo: “Quel "‒ Era vivo, quando l’avete lasciato?" che Don Giuseppe chiede a Teresa è una domanda che messa lì non ha molto senso e spiazza il lettore.” Nella mia testa il passaggio era chiarissimo invece, rileggendolo, in effetti mi sono resa conto che non lo è per chi legge, così, nella versione definitiva, ho modificato la battuta.
Sono d’accordo con tutti quelli che hanno rilevato qualche mancanza di spiegazioni: ho dovuto veramente ridurre all’osso.
E, sì, il titolo è davvero piatto e anonimo, ma dovevo consegnare e non mi veniva altro, quindi ho pensato che fosse meglio consegnare con un brutto titolo piuttosto che non mandarlo.
Fante, a tirare fuori la spada è solo don Giuseppe, non vengono nominate le armi degli assalitori.
Paluca66, per quanto riguarda le virgole:
“Visto che scrivi così bene, ti invito a controllare meglio l'uso della punteggiatura, soprattutto delle virgole: ad esempio in questo passaggio
‒ Nulla di che. Sa, per passare il tempo… stiamo aspettando di sapere cosa farne, di lei… ‒ sghignazzò uno.
‒ La signorina è libera. Riferirò all’arcivescovo quanto è successo.
Il ghigno dell’uomo si incupì: ‒ Vediamo di non farla grave: lo sapete, lei cos’è. Cosa le costa, farci divertire un po’?
Dopo "cosa farne" la virgola non va; "lo sapete lei cos'è" senza virgola; "Cosa le costa farci divertire un po'" senza virgola.”
Prova a leggere il testo ad alta voce, con le pause date dalle virgole, poi rileggi il testo senza le virgole: ti accorgerai che le intonazioni cambiano. Poi, certo, io sono della generazione cresciuta con un mucchio di virgole, mentre oggi si tende a eliminarle, per rendere più lineare il discorso (ad esempio, anche la virgola che ho appena messo dopo “eliminarle” oggi non viene più percepita).
Nessuno – non so se perché non sono stati visti o per gentilezza – ha rilevato i due veri errori formali che ci sono: “Siete un brava persona”, rimasto da un precedente “siete un brav’uomo” e “Anche a me alcuni uomini disgustano”: “disgustare” regge il complemento oggetto, non il complemento di termine, ma la frase suonava comunque così bene che non ho notato l’errore fino all’ennesima rilettura, un paio di giorni fa. L’ho corretta nella versione definitiva.
 
Ringrazio veramente tutti per i commenti: tutti mi sono stati utili per dare una ritoccata al racconto, nella sua versione da 15.000 battute.
Grazie CharAznable: non conoscevo il capitan Alatriste, ma mi sembra un personaggio interessante, dalla sbirciatina che ho dato su Amazon.
Ringrazio per le belle parole, i complimenti e il gradimento generale con cui avete accolto questo racconto, forse quello che più mi ha fatto penare e soffrire: ero sicura che non sarei riuscita a scrivere niente, di sicuro niente di buono; un giallo… mai scritto un giallo in vita mia (e credo che un po’ si veda)… poi con tutti quei paletti… Già mi ha stupito arrivare a scrivere qualcosa, che poi sia anche piaciuto…
Confesso che, questa volta, ho anche sentito molto la pressione da confronto: in questo forum circolano dei pezzi da novanta, che sapevo avrebbero tirato fuori magici conigli dal cappello, dato anche il taglio storico dei racconti; ho girato per giorni per casa mormorando a mio marito “no, no, questa volta proprio non ce la faccio… lascio perdere… che ci provo a fare, tanto…”.
Invece i paletti alla fine mi hanno fatto produrre e sono davvero contenta di avere avuto la possibilità di partecipare a questo step, mi sono divertita.
Grazie a tutti e grazie in particolare allo staff, anche e soprattutto per il lavoro “aggratis” che si sobbarca.

31Maggio 1805 - Pagina 2 Empty Re: Maggio 1805 Ven Mar 19, 2021 12:41 am

Arianna 2016

Arianna 2016
Padawan
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Se qualcuno ha voglia di leggerla, ho caricato la versione estesa da 15.000 caratteri.

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