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Racconti del vento

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1Racconti del vento  Empty Racconti del vento Sab Feb 27, 2021 6:41 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Il dipinto

Quella notte sognò la cascata e gli occhi di lui che la cercavano, frugando tra le onde. Com’era strano l’amore, travolgeva ogni cellula, ogni lembo di pelle, voleva a tutti i costi regalare dolcezza.
Il mattino Paolina sentì che fremeva avvolta da una strana sensazione e non vedeva l’ora di poter correre nel bosco, alla cascata dove sapeva di trovare Matteo.
Era questo innamorarsi? Sì forse sì, sentiva dentro una gioia sconosciuta, e coltivava la speranza di un suo sguardo, un suo sorriso e non poteva rinunciare all’ebbrezza di quel sogno. Sarebbe rimasto solo pochi giorni, ma lei li avrebbe vissuti pienamente.
Appena poté corse al fiume. Le gambe correvano leggere; era bello andare incontro all’amore.
Lui era lì, intento a dipingere, quando la vide i suoi occhi verdi brillarono.
— Ecco la mia modella, allora pronta per posare?
Paolina sorrise e annuì.
Col sole che giocava tra i capelli e una luce speciale negli occhi guardava quella cascata che pareva dirle parole d’amore e lui intanto definiva il taglio degli occhi, accentuava il colore delle guance, il lieve rossore che le coloriva.
— Sei stanca — le chiese dopo un po’.
— Non molto — rispose lei, non convinta.
— Facciamo una pausa.
Sedettero sulla sponda del fiume.
— Sei a buon punto con il lavoro? — disse Paolina.
— Abbastanza, però adesso sai cosa mi è venuto in mente?
Lei lo guardò interrogativa.
— Facciamo un bagno — e tolta la camicia le scarpe e le calze si incamminò verso l’acqua, lei esitò mai poi tolse il vestito e lo raggiunse.
Nuotarono vicini estasiati di quel posto sentendosi come gli unici esseri sulla terra. Lui proseguì verso la grotta lei lo seguì.
“Quante lacrime per poter essere felici” pensò Paolina pensando alla cascata che mormorava nel fiume.
— Paolina…
Solo il sentire il suo nome la fece rabbrividire, poi i suoi baci la trasportarono in un gioco tenero senza fine.
— Devo tornare sarà tardissimo.


Arrivò alla bottega con i capelli ancora bagnati, dalla falegnameria Berto la guardò scuotendo la testa.
Quella sera dormì beatamente e con calma il mattino lavorò al negozio, aspettando con fiducia il momento della chiusura per volare dal suo amore. I giorni volarono come in un sogno, ebbri d’amore e incantati in quel piccolo paradiso vivevano intensamente quel poco tempo che trascorrevano insieme.
Arrivò l’ultimo pomeriggio, quello che precedeva “La festa di primavera”. Quando lei giunse alla cascata, Matteo era seduto davanti al quadro e lo contemplava.
—È finito? — domandò Paolina.
— Sì!
Lei si avvicinò e la vista di quella meraviglia le fece vibrare in un brivido diffuso per tutto il corpo quella felicità che sentiva.
—E adesso, che farai? Lo porterai alla gara o ne hai uno di riserva?
—Paolina, non ne ho nessun altro e non posso partecipare con questo, portandoti nuda sulla piazza del paese.
—Matteo capisco quello che provi, ma questo quadro è un capolavoro non puoi non mostrarlo alla gente — disse lei con gli occhi pieni di lacrime.
Lui taceva annegando nei suoi occhi e la baciò teneramente.
Lei aggiunse: —Non mi importa della gente, promettimi che parteciperai.
Lui sorrise appena, lei tornò al paese di corsa come era venuta. Quando fu lontana Matteo raccolse un sasso e lo scagliò nell’acqua. Non sapeva che fare…
 
Il giorno dopo una marea di gente circolava per le strade del paese, le bancarelle zeppe di articoli di ogni tipo, le facce sorridenti della gente, annunciavano che era il giorno della festa.
Al centro della piazza era pronta un’altissima catasta di rami secchi, residui di tronchi e paglia, per il tradizionale falò. I ballerini vestiti con i costumi tradizionali parlavano tra loro a voce bassa e occhiate furtive correvano tra i giovanotti e le fanciulle.
Accanto al portico della chiesa era stata allestita la mostra di quadri e sopra i cavalletti si facevano ammirare opere bucoliche che ritraevano il paesaggio ricco di verde e, con sfumature colorate, il villaggio appariva più bello e misterioso di quanto fosse in realtà.
Paolina fremeva per ogni persona che vedeva arrivare, con la speranza che si trattasse di Matteo, ma il giovane non comparve, né le mandò un biglietto. Sperava con tutto il cuore che avesse accettato la sua richiesta di partecipare alla gara, il dipinto della cascata era da primo premio e lei ne era fiera.     
Purtroppo non poteva allontanarsi dalla bottega, con quella folla di gente che entrava per curiosare, e usciva a volte acquistando qualcosa. Appena poteva sbirciava fuori o cercava di sapere notizie della mostra da qualcuno di sua conoscenza.
 
Dalla falegnameria accanto, Berto, che ogni giorno aveva sotto gli occhi la bellezza travolgente della giovane, sperava, in un suo sguardo, mentre lei sull’uscio scrutava tra la folla. Clara, entusiasta della festa, era presso la porta della bottega e si affacciò sull’uscio di Paolina. Erano mesi che grazie a lei la ragazzina frequentava la scuola di ricamo.
– L’anno prossimo voglio ballare anch’io attorno al falò come quella volta insieme, ti ricordi. Sono già in grado di cucire e voglio fare un vestito con le mie mani– disse, guardando ammirata le fanciulle che passavano nei loro abiti nuovi.
Paolina le rivolse uno sguardo dolce e poi sbirciò ancora fuori, ma lui non veniva. Clara era davvero una brava ragazza, molto sveglia e attenta e sapeva di potersi fidare di lei, per cui, snervata dall’attesa infinita di sapere qualcosa sulla gara di pittura, affidò la bottega alla ragazzina e dicendo che sarebbe tornata presto si avviò verso la chiesa.
Si intrufolò tra la folla che circondava tutta la piazza e si diresse sotto il porticato. Le opere erano tutte esposte e la giuria di esperti stava giusto proclamando il vincitore della gara, si trattava di un certo Joaquin Nerve che aveva dipinto “Il Picco del Diavolo” quella sporgenza montuosa tristemente famosa per le storie che si raccontavano. Tutti gli artisti erano lì presenti, ma Matteo non era tra essi. Quando chiese sue notizie, agli organizzatori, le dissero che non aveva partecipato alla gara.
Matteo assillato da dubbi e incertezze aveva deciso alla fine di astenersi dalla competizione e di aspettare il momento giusto per portare il quadro a Paolina. Arrivò alla bottega dalla parte opposta a quella percorsa dalla giovane, e nascosta dalla calca della folla, non la incontrò. Entrato in bottega trovò Clara, che però non seppe dirgli dove la fanciulla fosse andata, perché era uscita in fretta furia senza dare spiegazioni.
“Forse mi conviene aspettare” pensò Matteo e attese alcuni minuti, poi come se all’improvviso si fosse ricordato di qualcosa si avvicinò alla ragazzina e disse:
“Ascoltami, quando torna Paolina le darai questo da parte mia” – e le porse il quadro. Poi scrisse un biglietto con solo poche parole: “La cascata delle fate, non poteva essere che tua. Matteo” e sul retro tracciò una sola parola: Tornerò.
Poi si allontanò verso il bosco, doveva riflettere e aveva bisogno di restare da solo, lontano dal clamore della festa.


Paolina tornò, pochi minuti dopo, mogia e triste, Clara le consegnò il quadro e il biglietto. Lei lesse le parole di Matteo e osservò il dipinto con gli occhi velati di pianto, poi convulsamente lo strinse al cuore.
– Lui è il tuo innamorato, vero? – chiese Clara.
Paolina fece cenno di sì. Sentiva dentro di sé una furia di sentimenti che venivano a galla e su tutti prevaleva l’amore per quel giovane pittore, che era stato capace di incantarla e l‘aveva immortalata in quella che era un’opera d’arte che avrebbe sfidato il tempo.
Poi in un lampo capì dove avrebbe trovato Matteo.  
– Clara, vai a casa, è ora di chiudere – disse e messo uno scialle sulle spalle si avviò verso il sentiero che portava al fiume. Nonostante l’oscurità, facendosi luce con una torcia riuscì ad arrivare a destinazione.
Matteo era lì, seduto a osservare il fiume che instancabilmente la cascata abbracciava con i suoi scrosci d’acqua. Lo raggiunse affannata. Lui si alzò e la prese tra le braccia.
Un bacio appassionato li unì. Quella notte sarebbe stata tutta per loro due, testimone del loro amore. L’erba umida li accolse, mentre i loro baci sembravano voler durare in eterno, sigillando l’incontro delle loro anime e dei loro corpi.
Lui infilava le dita tra i suoi riccioli ribelli, lei ascoltava il respiro sul petto muscoloso dell’uomo che avrebbe voluto con sé per sempre, trovarlo al mattino al suo fianco, guardarlo intento al lavoro, e non saziarsi mai di quei baci che voleva e rivoleva, ancora e ancora.
Tra la confusione della festa, ancora in corso, raggiunsero la casa di Paolina e lei sopraffatta da brividi che la tormentavano da giorni, visse la sua storia d’amore con la gioia di dare e ricevere.
All’alba Matteo era al suo fianco, ma presto sarebbe andato via. Aveva già noleggiato una carrozza il giorno prima ed era pronto a lasciare il paese.
– Stai andando via? – chiese lei, con un groppo alla gola.
–Sì, mia adorata. Il tempo di sistemare alcune cose e poi sarò di nuovo con te. –
Lo strinse forte che lui quasi non respirava. Aveva paura, aveva una dannata paura che lui non sarebbe più tornato. Si ritrovò da sola, sul cuscino ancora l’odore del suo uomo, lo strinse a sé annusandolo e solo quando sentì bussare alla porta si alzò.
Era Clara.
– Stai bene Paolina? Eravamo preoccupati… stamattina non sei venuta ad aprire la bottega.
– Hai ragione, devo aver dormito poco, stanotte, mi sono addormentata solo poco fa. Vengo subito. E infilando un vestito, seguì Clara.
 
 

Spoiler:
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