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1Prima era prima - Pagina 2 Empty Prima era prima Sab Feb 27, 2021 5:35 pm

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Promemoria primo messaggio :

Londra, Docks St Katharine – maggio 1965
 
L’uomo imboccò Morley Street con circospezione: la strada era in realtà un budello tra due edifici ormai abbandonati, tanto stretta che il sole non arrivava ad illuminarla. Trovarla era stata un’impresa: non risultava nelle mappe, eppure le indicazioni erano precise.
Alla fine, dopo due ore di giri a vuoto tra vie semideserte e magazzini in disuso, per la modica cifra di due sterline, un barbone gli indicò quello che sembrava l’imbocco ad un cortile interno.
«Sicuro di voler andare lì? Bah, faccia come vuole, tanto lei l’anima a Dio se la raccomanda tutte le mattine! Saluti al superiore.»
Il prete lo ringraziò, lo benedì, tirò un bel sospiro e si avviò: non poteva maledire nessuno per aver accettato l’appuntamento, sarebbe stato poco professione, quindi…
Sollevando la tonaca per evitare la sporcizia, Monsignor Grady, dopo aver per l’ennesima volta consultato un foglietto, cercò il numero quattro.
«Tre… cinque… e il quattro? Forse qui.»
Il portoncino passava quasi inosservato: bussò e non ottenendo risposta, spinse il battente e, circospetto, entrò.
L’atrio era illuminato da una lampada fioca e sporca: riuscì ad intravedere una porta su cui spiccava un’insegna. “Portineria. Bussare.”
Bussò e non aveva ancora ritirato la mano che la porta si aprì di colpo e sulla soglia comparve una donna… vistosa. Alta, un po’ mascolina, abiti così aderenti che le forme sinuose sembravano voler sfuggire dalle cuciture, trucco pesante e volgare, capelli di un rosso improbabile e sigaretta penzolante. Calze a rete e pantofole con piume.
«Seeee?» Mani sui fianchi.
«Buon giorno, signora. Lei è la portinaia?» chiese il prelato, intimidito.
«Le sembro una portinaia, io?»
«No, non proprio…»
«Appunto, ha occhio lei. Non sono la portinaia, anche perché in un palazzo come questo…E cosa le sembro eh? Dica.» A cinque centimetri dal naso del prelato.
«Beh, non vorrei offenderla, non se ne abbia a male… insomma ognuno si concia… si agghinda come vuole, ma lei ricorda un po’, ma solo un po’, una pr… una signorina…servizievole, ecco.» La professione gli impediva di mentire.
«Ah, io sarei una prostituta!» L’uomo fece un passo indietro perché il successivo, di passo, se lo sentiva, sarebbe stato uno schiaffo da parte della donna.
«Ehmm… potrei parlare con la portinaia, cortesemente?» glissò.
«Dica pure, sono io la portinaia.»
«Ma lei prima ha detto …»
«Prima era prima.»
Il monsignore cercò di assumere un tono autoritario:
«Voglio parlare con mio fratello, dovrebbe essere qui già a quest’ora. Abbiamo un appuntamento.»
«Qui non c’è nessun fratello. E poi, precisi se è fratello di tonaca, perché a meno che non sia reduce da una festa in maschera, lei dovrebbe essere prete o frate, non sono molto pratica, o se è fratello carnale.»
«Fratello carnale, si chiama Eston e…»
«Non conosco nessuno con questo nome, neppure se è suo fratello.»
«… ha frequentato spesso questo… posto.»
«Lei dice posto ma intende bordello. Le sembra un bordello questo? È una casa rispettabile. Questa.»
La donna invitò l’uomo ad entrare, anzi lo spinse nella stanza e lo fece accomodare su uno scomodo divano, con aria minacciosa. Gli mise in mano una tazza di tè.
«Assolutamente no! Cioè, sì è rispet…ima» ansimò lui.
«Come fa a saperlo? È un frequentatore di bordelli, lei? Certo non di questi, con la puzza sotto il naso che ha! Si vergogni? Ma è un bordello serio, sa! E si beva quel tè!»
«Ma prima ha detto che…» Bevve.
«Prima era prima. Allora, questo fratello che non è qui, perché dovrebbe essere qui?»
«Beh, mi ha detto che ha perso qui una cosa giorni fa, e voleva che lo aiutassi a cercarla.»
«Eston, è un nome troppo brutto, Ernest gli si addice di più. Comunque, non lo conosco.» lo interruppe la donna.
«Ma se ha detto prima che…»
«Prima era prima. E poi chi mi dice che lei è il fratello del fratello che non è qui?»
«Glielo dico io, saprò bene se ho un fratello, e ce l’ho.»
«Se lo dice lei, perché chi viene qui, in questa rispettabile casa, di solito è figlio unico, o figlia unica, magari ha una sorella suora o badessa, ma qui non c’è mai stata. Quindi…»
L’uomo ormai era decisamente confuso da quella conversazione surreale e cominciava a sudare, indeciso sul da farsi.
Cercando un appiglio, si guardò attorno: non che frequentasse portinerie o bordelli, ma la stanza gli pareva strana, sembrava arredata con mobili raccolti qua e là, senza criterio. Un divano, una poltrona dalla fodera lisa, una lampada, un tavolino su cui giusto una teiera e una tazza ci potevano stare, e dietro ad un paravento, forse una cucinetta: si sentiva profumo di caffè. Appena dentro, un tappeto, troppo grande per quella stanzetta e che sembrava spazzolato da poco, morbido. Che strano, gli sarebbe piaciuto sdraiarcisi sopra.
«Insomma, signora, mio fratello, che adesso non è qui, ma che è stato qui, dovrebbe aver lasciato un diario o un’agenda, di cui adesso ha bisogno. Mi ha detto che ci stava scrivendo, qui, proprio la sera in cui lo ha perso di vista.»
«Se si mettesse gli occhiali, suo fratello, non perderebbe di vista le cose. E poi non scriveva nessun diario, quando non era qui.»
«Ma se ha detto… va bene, prima era prima.»
Il prelato, ormai stufo di questa situazione, si avviò verso la porta ma la donna, che si era accomodata sulla poltrona con aria da donna fatale, soffiò il fumo della sigaretta e gli disse:
«Se ne va già? Non le piace il tè? Eppure è buono. Non lo ha scritto, suo fratello, sul diario che non si trova?»
«Basta, vorrà dire che andrò alla Po… poli...» farfugliò.
«Magari un altro giorno, monsignore.»
 
Il tappeto era davvero morbido, quasi come il letto di casa sua, dove si svegliò qualche ora dopo.
Non ricordava come ci era arrivato, ma forse era meglio non chiederselo.
Il giorno dopo tornò in Morley Street, trovando al posto della palazzina un mucchio di ceneri fumanti.
Una bombola del gas – gli disse un pompiere – forse portata da qualche hippie. Sotto un lenzuolo, il corpo di una ragazza dai capelli rossi e, appoggiata ad un muro, la porta della portineria.
«Sì, padre, può darle una benedizione, per quel che serve. Ma è meglio che non sollevi il lenzuolo, si fidi.»
Nessuno si chiese cosa ci facesse lì un prete, in abito borghese e ben lontano anche dalla chiesa più vicina.
 
Cinque anni dopo, un bell’uomo, dall’aria molto distinta e vestito con un’eleganza discreta che denotava gran classe, bussò ad una porta nell’androne di un vecchio palazzo signorile, da qualche parte a Londra.
Portineria. Bussare.
Quella porta non aveva perso il vizio di mettersi in mezzo!
Ad aprire la porta, questa volta, una bella ragazza, alta e un po’ sofisticata per essere una semplice portinaia. Indossava un abito semplice, alla moda: il filo di perle era forse poco adatto alla sua giovane età, ma ogni personaggio non è ben interpretato se non indossa il costume adatto. Lei trasmetteva discrezione e fermezza.
Anche la scenografia deve essere curata, per essere credibile. La stanza in cui lo fece accomodare era arredata con cura. Signorile come il palazzo. Accogliente. Vissuta, come le stanze in cui devono scorrere giornate tutte uguali, in paziente attesa di qualcosa o di qualcuno.
Si presentarono: un monsignore, una portinaia.
Un messaggio da consegnare.
«Ora lei è libera, è tutto finito, può anche decidere di iniziare un’altra vita, lontano da qui.» L’uomo la fissava apertamente, con un vago sorriso divertito.
«Non se ne parla! Però mi piacerebbe sapere tutta la storia, quella vera. Sa, allora mi consigliarono di non fare domande, ma se è tutto finito…» Anche lei lo fissava, apertamente divertita.
«Glielo devo. Ma cominci lei. Il primo atto è suo.»
Si misero comodi, con una buona tazza di tè e una storia tanto vera quanto assurda.
 
«Beh, all’epoca io ero una segretaria a ore con il pallino per il teatro, che per sopravvivere si prostituiva. Non ero una squillo d’alto bordo, ma neanche battevo il marciapiede. Uno dei miei clienti un giorno mi confidò di essere un agente dei servizi segreti di sua maestà. Lì per lì la presi come una burla, ma lo scandalo Profumo era ancora nell’aria, eravamo tutti gran patrioti, quindi gli credetti.»
L’agente raccontò di voler incastrare un collega che passava informazione ai russi. Lui, per via della copertura, doveva consegnare il materiale per i suoi superiori tramite quel tizio, che però ne passava copia al fratello monsignore, che a sua volta, viaggiando spesso nei paesi dell’est e godendo dell’immunità diplomatica, poteva trafugarli tranquillamente.
«Io avrei dovuto recitare la parte di una prostituta e sedurre il prelato. Scattate le foto, avrei avuto i miei soldi. Me li mostrò per convincermi che era affidabile. Ero giovane, ma qualche lezione l’avevo imparata: se era tutto vero, probabile che quello, i soldi, se li sarebbe tenuti e io sarei finita nel Tamigi. Quindi diedi una bella dose di sonniferi ad entrambi, mi presi i soldi e decisi di fare le valigie. Le confesso che mi ero divertita molto e che della loro sorte non mi importava granché. Il denaro non era poi tanto, ma per iniziare da qualche altra parte sarebbe bastato. Ma a casa trovai qualcuno che mi convinse che la recita non era finita, e che se avessi voluto festeggiare i miei prossimi compleanni, mi sarebbe convenuto interpretare “la ragazza muta”!»
«E lei l’ha fatto!»
«Certo, ma chiesi di aggregarmi al circo e mi accontentarono. Per le portinaie le case sicure non mancano mai. Non ho mai fatto domande, ma ora vorrei qualche risposta.»
L’uomo sapeva di potersi fidare, ma raccontò solo il raccontabile. Evitò la parte del corpo della ragazza sotto il lenzuolo: non era il caso di dirle che a volte gli obitori si perdono qualche “pezzo”.
Non esistevano un monsignore ed un suo fratello: erano la stessa persona. Abilmente interpretati: qualcosa di vero e qualcosa di costruito a tavolino.
Il Monsignore era davvero un prelato: la sua famiglia, ricchissima e di origini nobili, operava in campi legati alla difesa, forniture governative, sviluppo di armamenti, ma da decenni collaborava anche con i servizi segreti, fornendo preziose coperture. L’incarico in Vaticano, piuttosto nebuloso ma reale, aiutava e non poco.
Ma era anche, all’occorrenza, un “fratello” viziato, ficcanaso e chiacchierone, ben disposto a fornire al sedicente agente segreto dettagli inerenti forniture militari e progetti segreti, che finivano ai russi.
Tutto materiale abilmente preparato: poche verità, spendibili, e molta fantasia futurista.
Ma adesso lui faceva i capricci: il gioco non gli piaceva più.
L’agente, per salvaguardare la sua posizione, decise di coinvolgere il fratello monsignore: due o tre foto compromettenti, la minaccia di uno scandalo colossale, di contratti col governo rescissi e della prigione e la reticenza sarebbe svanita.
In realtà tutta la messinscena serviva a individuare la spia russa a cui l’agente corrotto passava le informazioni, e trasformarla in doppiogiochista, come nel più scontato dei copioni.
Funzionò.
In cambio di informazioni d’oltre cortina, a Mosca non avrebbero mai saputo della enorme e ridicola trappola in cui era incappata la spia: un falso monsignore corriere di segreti militari. Non avrebbe perso solo credibilità, non si sarebbe giocato solo la carriera: la sua utilità da quel momento in poi sarebbe stata quella di concime per il giardino.
«Tutto qua. Semplice, no? Per inciso, lei non ha mai corso pericoli: il barbone e un paio di altri uomini tenevano d’occhio l’edificio da giorni, se ci fossero stati movimenti sospetti… palcoscenico vuoto. Ora il russo è passato a miglior vita, nessuno ne ha reclamato il posto e il dossier è chiuso.»
«Diabolico. Se l’avessi saputo prima, l’avrei sedotta, quel giorno: anche con quel ridicolo travestimento, lei emanava fascino.»
«Eh, ma prima era prima.»


26Prima era prima - Pagina 2 Empty Re: Prima era prima Mer Mar 10, 2021 10:50 am

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Aut-

Ho trovato d eufoniche, una svista "poco professione" al posto di "poco professionale", i tre punti con spazi ballerini (prima, dopo, prima e dopo, né prima né dopo; la regola è: niente spazio prima, spazio dopo) e un Monsignore con l'iniziale maiuscola: la regola è che "monsignore" isolato va scritto minuscolo e Monsignore può essere scritto maiuscolo quando è usato come titolo onorifico prima del nome.
La narrazione è brillante e strappa pure una risata fino a metà. Poi però arriva lo spiegone che, per quanto utile a capire la storia, appesantisce molto la lettura.
La trama è complessa e infatti c'è bisogno dello spiegone per comprenderla; però si potrebbero tagliare molti dettagli e rendere brillante anche la seconda parte.
Il racconto ha una investigazione appena accennata, quindi un giallo pallido; gli altri paletti ci sono: Docks, 1965, prostituta, portineria; l'uomo di chiesa ha un incarico dal Vaticano e potrebbe essere effettivamente un prelato, ma viene chiamato monsignore quindi mi lascia un po' perplesso. In realtà non è richiesto che ci sia, quindi posso sorvolare.

Grazie e alla prossima.

https://linktr.ee/Achillu

27Prima era prima - Pagina 2 Empty Re: Prima era prima Mer Mar 10, 2021 3:33 pm

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Ho cominciato come faccio sempre, annotando qualche particolare da riportare nel commento, tipo:
Uomo, prete, monsignor Grady. Sei con il suo pdv, dalla prima presentazione deve essere Monsignor Grady.
Poi ho lasciato perdere quando sono arrivato allo spiegone perché ero così concentrato a capirci qualcosa che non avevo tempo di fare altro. Ho cancellato tutto e mi sono messo alla ricerca di indizi nei commenti degli altri. L'unico che dice di averci capito qualcosa è Fante, ma non si è sbottonato, quindi ora mi ritrovo un po' perso. Ho delle ipotesi:
Una segretaria/attrice/prostituta viene assoldata da un suo cliente agente segreto per sedurre un monsignore che funge da tramite tra un agente corrotto, una terza persona (il fratello) e un agente russo. Deve scattare delle foto compromettenti e avrà in cambio del denaro. Invece narcotizza prelato e agente (perché è sicura che lui la ucciderà per metterla a tacere) e fugge col malloppo.
Quello che non sa è che il monsignore non è il reale prelato traditore, così come non c'è nessun fratello che deve consegnare dei documenti segreti, in realtà è una messinscena dei servizi per scovare la spia russa. L'agente che ha assoldato la prostituta è infatti in realtà l'agente corrotto, il monsignore traditore (quello vero) si era stufato e faceva i capricci e lui voleva qualcosa per ricattarlo. Il monsignore, quello finto, ergo l' agente, si sveglia nella sua casa, va nei docks e trova inscenata la morte della prostituta (sostituita con il cadavere di una donna presa all'obitorio e resa irriconoscibile dall'incendio), che nel frattempo è stata intercettata dai suoi colleghi e inserita in un programma di protezione testimoni, o qualcosa di simile. I due si incontrano dopo 5 anni, lei vive con un'altra identità, una ulteriore messinscena, lui le racconta che ormai anche la spia russa è morta, dopo essere stata abbandonata per essere cascata nella trappola di crederlo il vero monsignor Grady.
Ho solo un dubbio, se il monsignore non è in realtà il monsignore, perché è così spaesato all'inizio e cerca un fratello che sa benissimo di non poter trovare perché è egli stesso quel fratello? Mi sono risposto che lo fa perché è un grande attore e deve ingannare tutti, compresi i lettori.

28Prima era prima - Pagina 2 Empty Re: Prima era prima Sab Mar 13, 2021 10:42 am

vivonic

vivonic
Admin
Admin
Eccomi qui, caro Autore. Ti ho tenuto per ultimo perché volevo finire in bellezza.
Per me hai già vinto, e ora ti spiego perché.

Praticamente è un mese che leggo questo racconto. Non mi interessa molto se quello che ho capito io era quello che volevi farmi capire tu, perché penso che l'arte sia interpretabile solo ed esclusivamente relativamente a quanto si è disposti a carpire, e il bello è proprio che ognuno può cogliere cose diverse che, alle volte, non sono neanche minimamente presenti nella mente dell'Autore.
Il racconto è sicuramente costruito su due parti, è evidente anche graficamente. La prima parte è, a detta di tutti o quasi, una bomba; la seconda è confusionaria e troppo "spiegata". Usa bene le osservazioni di  [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] perché lì capisci proprio dov'è che il lettore è andato in palla.
Io il tuo racconto me lo ricordo ormai passo per passo: poco ci manca che ho imparato a memoria anche i dialoghi della prima parte; questo - il farsi ricordare - è quello a cui credo chiunque scriva aspiri, ed è questo il motivo per cui ti dico che hai già vinto.
La scrittura è molto buona; oltre ai refusi già ravvisati e alle d eufoniche, ti segnalo anche un "Si vergogni?" che è un'esclamazione e non una domanda.

Detto ciò, aggiungo un retroscena: questo è il racconto che ha letteralmente spaccato il CdL. Ma intendo che ha fatto proprio da spartiacque tra i racconti ammessi e quelli non ammessi, perché "Se abbiamo ammesso Prima era prima, allora"!
Considera che il mio commento allo staff è stato pressappoco "mi impongo per l'assoluta non ammissibilità in quanto non è rispettato il genere". Come vedi, il mio "imporsi" è in realtà abbastanza elastico, e alla fine abbiamo (hanno, due su cinque) deciso di ammetterti al concorso; ma io resto convinto che né la prima né la seconda parte - né, a fortiori, il racconto in sé - presentano le caratteristiche del giallo (del rosa neanche a parlarne).
Perché ho detto "due su cinque" e il racconto è presente lo stesso? Primo, perché per escludere un racconto abbiamo sempre deciso all'unanimità, e non a maggioranza; secondo, perché non siamo mai in cinque, ma in sei: io ritengo che l'Autore che decide di concorrere sappia che il concorso è a genere vincolato, e quindi dobbiamo considerare che per lui il racconto rispetti i parametri richiesti. Quindi, insomma, se per l'Autore questo è un giallo, io non posso mettermi a discutere con la sua soggettiva interpretazione del genere; resta il fatto, però, che ogni genere ha delle caratteristiche fondamentali, che qui mancano.
Comunque, se è vero che questo racconto ci fa parlare di lui da un mese ormai, capirai come tu abbia davvero conquistato una grande vittoria. Poi qui il problema, più che l'aderenza al genere, ti è stato segnalato essere l'intreccio, quindi è più importante lavorare su quello che sull'indagine per renderlo un giallo.

Io ci tenevo a dirti che per me questo è uno dei racconti più belli che ho letto; spero di continuare a leggere i tuoi racconti in tutti i successivi step, perché secondo me in altri generi a te più congeniali ti farai ricordare molto di più!
Complimenti, da parte mia.


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

29Prima era prima - Pagina 2 Empty Re: Prima era prima Sab Mar 13, 2021 11:32 am

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Difficile, non ci provo nemmeno, aggiungere qualcosa ai tanti commenti sopra riportati. Da attoruccolo amatoriale con poche pretese quale sono ti confermo che la prima parte mi ha divertito molto e mi piacerebbe recitarla con la mia compagnia teatrale. Forse addirittura proverò a riscriverla e adattarla allo scopo. C'è un momento in mezzo, dove termina la "commedia" che mi ha fatto alzare il sopracciglio e pensare: "...dai che adesso il racconto prende il volo e ti sorprende." E forse questa aspettativa alta ha condizionato il giudizio meno felice del proseguo, confuso, spiazzante ma non felicemente spiazzante. Scrivo anche io, da qualche anno, e ho registrato giudizi molto più duri del mio qui. Ci stanno, fanno crescere, e ancora sbaglio. Mi piacerebbe veramente molto leggere un "extended play" della prima parte con un finale originale e attagliato al tono divertente col quale mi hai conquistato. Brav@ a metà, ma fino a quel punto bravissim@.

30Prima era prima - Pagina 2 Empty Re: Prima era prima Lun Mar 15, 2021 3:02 pm

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan
Cara Autrice, caro Autore,

ho appena finito di leggere uno sketch dei Monty Python e... o forse era il tuo racconto quello che ho letto prima. Ma prima era prima...
Scherzi a parte, lo scambio di battute iniziale è quanto di più bello abbia letto in questa serie di racconti (e sono al penultimo). Poi si perde un po' per la paura di arrivare alla fine lasciando ancora qualcosa da spiegare. Potenziale altissimo da sviluppare meglio.
Complimenti.
Grazie.


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

31Prima era prima - Pagina 2 Empty Re: Prima era prima Lun Mar 15, 2021 3:35 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan
Spy story teatrale. Che sia un genere nuovo? Di certo è un'invenzione dopo l'altra, soprattutto il secondo atto. Completamente sbilanciato, per altro. Dialogo non sense prima e spiegazione rompicapo dopo. Ma prima era prima. E dopo? Beh dopo forse è troppo per un racconto breve, con un quantità di informazioni che ti investono come un treno in corsa. Scritto benissimo, talmente bene che si capisce che ogni dettaglio, dalla struttura al genere, è frutto di scelte precise. Un racconto davvero forte. Forse invotabile. Ma da leggere e leggere ancora.

32Prima era prima - Pagina 2 Empty Re: Prima era prima Lun Mar 15, 2021 9:38 pm

Black Rose


Viandante
Viandante
Caro autore o cara autrice,
a me sembra quasi che tu abbia scritto due racconti diversi.
C’è una prima parte stupenda, intrecciata da dialoghi davvero ben scritti, estremamente fantasiosi, particolari, esilaranti. Il tutto reso ancora più appassionante dalla frase del titolo che continua a ripetersi. I personaggi che hai messo in scena in questa sorta di commedia mi hanno letteralmente conquistata; li ho trovati davvero ben caratterizzati ed entrambi buffi a modo proprio.
E fino a qui tutto stupendo. Poi c’è un salto temporale di cinque anni e inizia un nuovo racconto. 
Lo stile comico scompare completamente insieme ai dialoghi botta-risposta e si entra nel vivo del giallo, o almeno così credo, perché a essere sincera, di questa seconda parte, non sono riuscita a capire quasi nulla.
Forse è un limite mio, però ho visto che molti altri utenti hanno avuto la mia stessa difficoltà, quindi magari potresti provare a semplificare il tutto e, secondo me, cercare di non abbandonare completamente la comicità che aveva così ben caratterizzato la prima parte, anche se capisco che la situazione si fa inevitabilmente più seria. 
Appena possibile, comunque, mi piacerebbe che me la spiegassi, la trama, perché sono davvero incuriosita su come è realmente andata a finire questa storia pazzesca.
Hai dimostrato di avere talento, quindi ti faccio i miei complimenti. Spero di rileggerti presto!

33Prima era prima - Pagina 2 Empty Re: Prima era prima Gio Mar 18, 2021 5:53 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:l'inizio è cosi bello e assurdo che mi ha fatto urlare "tieni tutti i miei soldi e portami dove vuoi"
i personaggi sono così caricaturali e teatrali che funzionano subito. Quel dialogo surreale è una vera perla, mi ha ricordato Beckett, quindi mi hai illuso che sarebbe stato un bel viaggio nell'ignoto.
Peccato però che poi tu mi abbia dato un cazzotto e mi abbia trasportato 5 anni nel futuro e dal lì non c'ho capito più nulla. il racconto non diventa un giallo ma bensì una spy story. 
alla fine ero talmente perso da non capire chi facesse chi o cosa. Il che sono tutti elementi che portati all'estremo potevano funzionare ma cosi è solo uno "spiegone", come hanno suggerito gli altri. 
Che peccato! 
Allora facciamo così, visto che hai ancora i miei soldi, puoi tenerli ma solo se mi prometti che nel prossimo step mi porti ancora nel tuo mondo surreale facendomici restare fino alla fine.
Sarei un po' a corto, se vuoi la seconda parte similprima, fatto. Non nei 12000 caratteri, ma per divertirmi e mettermi alla prova.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

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