Different Tales
Benvenuto su Different Tales
Prima di interagire leggi qui https://www.differentales.org/t1-regolamento-del-forum
Se hai già letto e compreso il regolamento è fantastico, nondimeno questo avviso apparirà per il resto dei tuoi giorni, e se non accedi ti apparirà in sogno.
Poi non dire che non ti avevamo avvisato.

Unisciti al forum, è facile e veloce

Different Tales
Benvenuto su Different Tales
Prima di interagire leggi qui https://www.differentales.org/t1-regolamento-del-forum
Se hai già letto e compreso il regolamento è fantastico, nondimeno questo avviso apparirà per il resto dei tuoi giorni, e se non accedi ti apparirà in sogno.
Poi non dire che non ti avevamo avvisato.
Different Tales
Vuoi reagire a questo messaggio? Crea un account in pochi click o accedi per continuare.

Il forum di scrittura creativa che cercavi


Non sei connesso Connettiti o registrati

Racconti del vento

Andare in basso  Messaggio [Pagina 1 di 1]

1Racconti del vento  Empty Racconti del vento Gio Feb 25, 2021 5:17 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
L’incontro
 
 
 
Era così presa da se stessa, dai suoi sogni, che non si accorgeva delle persone che le volevano bene, come Berto; quell’uomo era sempre stato presente quando c’era sua madre e adesso a maggior ragione offriva il suo aiuto ogni cosa potesse servirle, le procurava oggetti da mettere in vendita nella bottega e quando lei non se ne accorgeva la guardava con un'adorazione speciale.
Clara aveva cominciato a frequentare di nuovo il negozio e l’osservava ammirata, in particolare osservava con attenzione quanso la vedeva disegnare, le immagini della natura si riempivano di colori e parevano diventare vive.
 – Vuoi imparare?— le chiese un giorno e la ragazzina rispose: — I disegni sono splendidi, ma a me piacerebbe riuscire a ricamarli sulle tovaglie e i fazzoletti, come mi stava insegnando Lena.
— Allora devi frequentare la scuola di Fontefredda — disse Paolina interessata.
— Ma è lontano, come ci arrivo?
— Parlerò io con tuo padre, ti accompagnerà lui.
La prese per mano e insieme entrarono nella falegnameria.  Berto quando le vide rimase imbambolato a guardarle. Paolina gli spiegò che per il bene della bambina era necessario che frequentasse la scuola di ricamo e che lui doveva accompagnarla.
Di forte alla ragazza così decisa e travolto dal fascino che esercitava su di lui l’uomo acconsentì.
 
Clara cominciò a frequentare la scuola, quando era a Roccaraldina passava il tempo nella bottega di Paolina, insistendo per aiutarla a mettere a posto gli scaffali e le raccontava dei progressi che faceva ogni giorno nell’arte del ricamo.
Paolina era contenta di avere qualcuno vicino, non si sentiva più sola e quella ragazzina le ispirava un immenso affetto ed era contenta che stesse seguendo la sua aspirazione.
Lei stava ancora cercando la sua e quando il suo sguardo cadeva sul disegno della cascata delle fate, sapeva che era lì che erano racchiusi tutti i suoi sogni. Quell’immagine rappresentava per lei la sua porta immaginaria verso un oltre che la estasiava.
Il tempo da dedicare a se stessa era poco, ma ora che l’aria era calda e le giornate lunghe e quando la bottega era chiusa, per la pausa pomeridiana, si riaccendeva in lei la voglia di avventurarsi nei boschi che circondavano il paese e raggiungere quella che chiamava: la sua cascata. Immergersi in quell’acqua in quel luogo di quiete sembrava avere il potere di annegare ogni cruccio, ogni stanchezza, di far scivolare via i problemi quotidiani e la malinconia che a volte si presentava a farle compagnia. Avvolgersi in quella carezza che pareva essere riservata solo a lei, era una meraviglia. 
Quei raggi dorati che sfioravano l’acqua e il tremolio dell’onde che scivolavano davano ristoro agli occhi e al cuore. Dondolando l’acqua mormorava a e al suo ritmo cullava le membra abbracciandole. Ritrovava in quel luogo un misterioso senso di appartenenza, come trovarsi in un grembo materno dal quale non ci si è mai divisi completamente.
 
Con la primavera il paese cominciò ad animarsi, la festa che s’avvicinava coinvolgeva tutti gli abitanti del paese, nell’attesa di poter vivere un momento di spensieratezza, più di tutto si attendeva con curiosità l’arrivo degli artisti che avrebbero dipinto scorci del paese, come accadeva già da alcuni anni.
— Sono arrivati i pittori per la mostra. Sono in paese già da ieri. Ci sarà movimento — disse quel mattino Clara, eccitata.
Poco dopo nella bottega di Paolina entrò un signore, vestito in maniera eccentrica, senza giacca e cappello. Si guardò in giro e poi soffermandosi a osservare il disegno della cascata, in bianco e nero, sul suo banco le chiese: – Bellissimo, quanto costa?
Lei confusa rispose che era un regalo e non per nessun motivo se ne sarebbe separata.
– Dica all’autore di farne uno a colori. Questo luogo deve essere una meraviglia…. Buongiorno!
Paolina incredula guardava quel disegno e le sembrava che trasmettesse dolcezza e calore.
Paolina aveva capito che l’uomo che entrato era un pittore, ma era più che altro infastidita da queste persone, rappresentavano un elemento di interesse che animava il borgo richiamando numerosi visitatori ed amplificavano l’atmosfera di una festa che, però, lei non sentiva.
 
Il gruppo di pittori arrivato per partecipare alla mostra di pittura estemporanea, che si sarebbe conclusa in occasione della serata finale della “Festa di primavera”, alloggiava presso la locanda “Rifugio del Cervo”. Spesso qualcuno di loro si incontrava nei vicoli, in angoli di bosco, e persino nei pressi della piazza intenti a studiare il paesaggio.  Da allora Paolina cercò di evitare quei luoghi un po’ appartati, dove era probabile incontrare qualche artista in cerca di scorci caratteristici.
 
La voglia di tornare alla cascata però era troppo invadente. La ragazza considerò che per arrivarci si dovevano seguire sentieri tortuosi ed era improbabile che qualcuno non pratico del posto ci arrivasse. Si sentiva padrona di quel piccolo paradiso e non seppe rinunciare al suo appuntamento con la cascata.
I raggi caldi del sole brillavano sull’acqua e tutto era avvolto dal cinguettare degli uccelli sugli alberi e dallo scrosciare canterino dell’acqua che si riversava nel fiume.
Tolse il vestito e con la sola camiciola si gettò in acqua o meglio abbracciò l’acqua perché s’immerse con delicatezza fino a sentirsi circondata completamente da quella massa liquida che pareva avere un magico effetto benefico che la faceva fremere di una gioia sconosciuta. 
Aveva trovato il suo elemento, spaziava con tutto il corpo attorno a sé e solo in quel mondo fluido trova la sua dimensione. Il fiume l’accolse lieve, non c’erano pericoli e lei s’involava nuotando nell’azzurro. Quanta forza in quella quiete che la cullava, si sentiva come una piuma nell’aria, non aveva peso né consistenza, solo si affidava al dolce scorrere delle onde.
Mentre usciva dall’acqua dopo quella nuotata, che pareva averla fatta rinascere a nuova vita, vide un uomo con pennelli e tavolozza che stava dipingendo proprio sulla riva del fiume.
Qualcuno aveva dunque trovato la strada per raggiungere quel luogo magico. Del resto avrebbe dovuto considerare che anche se il suo luogo segreto lo conoscevano in pochi, forse nessuno, come lo aveva trovato lei non era escluso che qualcuno prima o poi lo scoprisse.
L’uomo era tutto intento alla sua arte e pareva non essersi nemmeno accorto della sua presenza, mentre lei lo scrutava lui non aveva mai alzato gli occhi dal suo lavoro.
Lei era confusa e imbarazzata, ma nello stesso tempo determinata.  Pensò di recuperare i vestiti, lasciati a riva dal lato opposto a quello dove si trovava il pittore. Continuò a osservarlo, ma lui non si mosse e lei riuscì con cautela a guadagnare la riva e infilare i vestiti in fretta. Ce l’aveva fatta… adesso sarebbe scappata via, attraverso il sentiero che si apriva alla sua sinistra.
Prima che potesse defilarsi, però, il giovane la guardò e le sorrise.
— Buongiorno!
— Come osate venire in questo luogo senza permesso! — lo apostrofò Paolina, non sapendo che dire.
— Chiedo scusa, forse il fiume vi appartiene?
— In un certo senso, solo io conosco la strada per raggiungere questa meraviglia e a quanto pare non più — disse lei delusa e rattristata.
— Non volevo interrompere il vostro idillio. Sembravate tutt’uno col paesaggio, come una Venere che esce dall’acqua.
Lei lo guardò interrogativa.
— Mi presento sono Matteo De Guillard e faccio parte del gruppo di pittori che faranno la mostra estemporanea nel vostro borgo. Ero stato in questo luogo appena adolescente insieme a mio zio e avevo fatto un disegno a carboncino, fu l’unica cosa che mio zio riuscì a vendere. Sono tornato con qualche anno di esperienza per fare il quadro più bello di tutti i partecipanti alla mostra.
— Devo dire che non siete affatto modesto signore, anzi mostrate sfrontatezza e arroganza — disse Paolina, anche se aveva capito di avere di fronte l’autore del disegno che lei teneva in bottega e questa scoperta le aveva messo addosso un’inquietudine sconosciuta.
— Mi credete presuntuoso. Ebbene sarà il fascino di questi luoghi magnifici che mi esalta. Anzi avvicinatevi così potrete ammirare la mia bozza. —
E vedendola titubante continuò: — Non abbiate paura.
Lei andò più vicino per osservare e vide tratteggiata l’immagine del fiume e una figura di donna appena abbozzata. Era lei…
— Non vorrete presentare questo quadro, spero!
— No, se non mi date il permesso. Però se poserete per me ve lo regalerò. Beh, posso dire che non potrei avere modella migliore — concluse, osservandola scherzoso.
Lei scappò via senza voltarsi indietro.
— Domani vi aspetto qui alla stessa ora — le gridò dietro l’uomo.
“Come si permetteva quello, che sfacciataggine!” pensò, ma dentro si sentiva una strana cosa che le stringeva lo stomaco e una strana leggerezza tanto che avrebbe voluto volare. Quella notte non chiuse occhio ripensando a quell’incontro e non sapeva se a farla fremere era che quel pittore aveva scoperto il suo luogo magico e voleva dipingerlo, compreso lei stessa, oppure se era il pensiero di lui, così affascinante con quegli occhi verdi dalle lunghe ciglia che sembravano volerla catturarla. Non sarebbe tornata al fiume, certo che no, non ci sarebbe andata fino a quando quel Matteo e quegli altri intrusi non sarebbero andati via dal paese.
La tentazione di andare il giorno dopo a quello strano appuntamento, che le sembrava una follia, fu forte, ma riuscì a resistere. Per tutta la mattinata ci fu un via vai di gente al negozio, che le lasciò appena il tempo di assaggiare un pezzo di pane e allontanò dalla mente l’insano proposito di correre al fiume per vedere il quadro del suo paradiso e anche per vedere lui.
Prima di chiudere rimise a posto gli oggetti sparpagliati in disordine. Poi guardò la sua bambola Betty.
— Oh Betty, tu che avresti fatto al posto mio? È così triste questo piccolo borgo e quando penso al fiume e alla cascata mi si apre il cuore. Forse ho fatto male a non andare… anche cinque minuti sarebbero bastati.
 
Il giovane pittore che affollava di pensieri la sua mente, si trovava insieme agli altri artisti che partecipavano alla mostra al “Rifugio del Cervo”.
Aveva atteso la sua modella invano per tutto il giorno, ma non si era arreso, avrebbe comunque completato il quadro della cascata, alla bozza della figura femminile avrebbe pensato poi. La sera era di malumore e pensò bene di trascorrere la serata in compagnia di un bel boccale di birra.
— Ehi, amico, come procede il lavoro? Io ho adocchiato un picco di montagna particolare che chiamano: “Il picco del diavolo” e ne sono molto soddisfatto — disse il pittore Joaquin la Nerve, un’artista di origini ispaniche abbastanza noto nell’ambiente, sedendo al suo tavolo con un boccale più grosso del suo.
— Io mi accontento di uno squarcio di fiume, ma ho ancora tanti dubbi — rispose Matteo.
— Il fiume… sei molto romantico amico. Lo sai c’è un negozio nella piazza del paese dove è esposto un disegno a carboncino di una cascata… sarebbe interessante trovare quel posto, se esiste nella realtà.
Matteo ebbe un brivido, ma l’altro non se accorse, aveva trangugiato troppa birra e non era tanto lucido.
— Sarebbe ora di andare a dormire Joaquin, domani ci aspetta il lavoro — concluse Matteo ritirandosi, lo stesso fece l’altro.
La notte il pensiero di quel disegno lo tormentò per molto tempo prima che la stanchezza lo vincesse affidandolo al sonno.
La mattina dopo si recò in paese e trovò con facilità la bottega che gli era stata descritta.
Stava per entrare risoluto, quando si trattenne arretrando e calato il capello sulla fronte fece finta di osservare la vetrina con la merce esposta, ma il suo punto di osservazione era la fanciulla dai riccioli rossi che dietro il banco impacchettava gli acquisti, sorridendo ai clienti. Ecco dove si era nascosta la ragazza del fiume.
Sentiva il sudore scorrergli dalla fronte e l’ansia gli impediva persino di respirare normalmente. Accanto a lei c’era il disegno a carboncino che lui stesso aveva realizzato anni addietro. Non poteva essere una coincidenza, lei doveva essere la sua modella… lei e nessun’altra.
Emozionato come un bambino cominciò a memorizzare il colore degli occhi, i riccioli ribelli che le cadevano sulla guancia, quell’aria dolce, ma svagata che non dava nessuna certezza, le mani lunghe e sottili, il viso ovale. L’avrebbe ritratta lo stesso, anche facendo a meno della sua presenza disse a se stesso e abbassando lo sguardo si allontanò. 


Paolina, intanto, immersa nel lavoro non si era accorto di essere stata osservata, dietro il vetro del negozio. Confinata nei suoi pensieri, mentre era alle prese con i clienti che le si rivolgevano continuamente per l’acquisto dei vari articoli.
Lei era garbata e gentile, ma la sua mente era altrove…
Stava considerando che se lei non andava al fiume quell’uomo per ripicca avrebbe potuto mettere in vendita il quadro che la ritraeva, che sarebbe stato sotto gli occhi di tutti e anche se la figura femminile era appena abbozzata sarebbe bastato il rosso dei capelli a far capire che si trattava di lei. Non poteva permetterselo. Decise quindi che dopo chiuso il negozio sarebbe andata al fiume a parlare al pittore…
Aspettò con ansia che il tempo passasse, non vedeva l’ora di andare fiume, ignara della visita che aveva ricevuto quella mattina. Chiuso il negozio si spazzolò con cura i capelli, indossò un paio di scarpe comode e si avviò lungo il sentiero a lei noto. Il cuore le batteva ribelle e lei cercava di calmarlo, ma quando arrivò non trovò nessuno. Delusa si guardò intorno e cominciò a gettare sassolini nell’acqua.
“Meglio così!” pensò. Forse lui aveva trovato un altro posto da dipingere, il suo angolo speciale rimaneva incontaminato e poteva averlo tutto per sé. Senza pensarci due volte si spogliò e s’immerse nell’acqua fresca, le fece subito un effetto ristoratore e scacciò i pensieri molesti. Si sentì rigenerata e di nuovo viva a contatto con quello che era il suo mondo magico. Quando si decise a uscire dall’acqua, lui era sulla riva, accanto alla tavolozza, che la guardava rapito, con quegli occhi verdi carichi di promesse.
Quando arrivò accanto al pittore si fermò a guardarlo senza riuscire a trovare le parole giuste. Poi lui sorrise: — Posso sapere almeno il tuo nome? — disse con confidenza.
— Io… io… sono Paolina biascicò lei confusa, mentre si rivestiva. Con l’abito addosso si sentì più sicura; gli avrebbe parlato, ma prima di dire qualsiasi cosa andò a sbirciare l’opera alla quale il pittore stava lavorando.
— Non è possibile! — esclamò stupita, quando vide il quadro. I colori del dipinto erano tenui, sfumati, ma la donna aveva cominciato ad avere un volto e un corpo e le somigliava molto, anzi no, era proprio lei, l’aveva ritratta… anche se lei non era stata presente.
— Ti piace? — continuò l’uomo.
Senza neanche rendersene conto passò anche lei al tu e gli si rivolse stranita.
— Come hai fatto… come hai fatto a ritrarre le mie mani e il mio viso in maniera così precisa, se mi hai vista una volta sola?
— Segreti d’artista e poi avevo deciso che la mia modella dovevi essere tu.
— Questo quadro sarà mio, te lo compro a qualsiasi prezzo. E farai bene a farne un altro per la mostra, non voglio che qualcuno veda questo dipinto.
— Credi che io sia così crudele da metterti in mostra nel tuo paese, dove tutti ti conoscono, mezza nuda, mentre esci dall’acqua?
— E se non lo sei, quanto vuoi allora per darmi il quadro?
— Nulla solo che tu mi faccia osservare i tuoi occhi, il tuo volto in modo che il quadro sia perfetto. Vedi ho colto l’emozione di un momento importante per me, mentre osservavo la tua bellezza che si fondeva con quella del paesaggio, eri così persa nel tuo mondo che sembravi una dea del fiume, felice nel suo elemento. Non ci può essere prezzo per un’opera così…
Lei ancora non capiva e il suo sguardo apparve corrucciato.
— Se vuoi farmi da modella devi restare serena, non fare quell’espressione, il tuo viso ne soffre, guarda laggiù verso il fiume, come se fossi da sola.
Paolina si distese, doveva solo guardare il panorama, a lui interessava solo il suo viso e poteva osservarla anche con i vestiti, quindi non c’era nulla di male.
L’espressione degli occhi adesso era serena e lui poté cogliere la luce dei suoi occhi e studiarla. Dopo lunghi minuti lei come se si ridestasse da un sogno disse: – Adesso, devo andare, ho un negozio da riaprire.  Allora quando sarà pronto il mio dipinto?
Lui scoppio a ridere.
— Tuo? Ma sono io che lo sto dipingendo e ci vuole ancora molto lavoro. Ti aspetto domani – disse lui, concentrandosi sui suoi colori.
Paolina andò via infuriata. Quello lì l’aveva ritratta come una principessa e poi non la degnava di uno sguardo, lei era solo parte del paesaggio, non una donna o forse era solo un modo per provocarla?
Nessuno mai era stato così impertinente nei suoi confronti, tutti si deliziavano della sua presenza e lui invece non vedeva in lei altro che una macchia di colore. Ma in fondo che le importava, tanto sarebbe andato via e tutto sarebbe ritornato nella normalità, doveva solo avere quel quadro.
Sospirò. Sogni, illusioni, speranze che erano solo favole…
— L’uomo che vede una donna bagnarsi in questo luogo se ne innamora — aveva detto Lena e se fosse stato veramente così, poteva esserci amore tra lei e un uomo di passaggio?
Eppure sentiva che quegli occhi verdi le erano arrivati dritti al cuore fino a sconvolgerla.
Avrebbe voluto vivere quel momento di felicità e farlo bastare per sempre, ma ne sarebbe stata capace? E lui avrebbe visto oltre all’immagine del quadro anche la sua essenza di donna? 


Spoiler:
 https://www.differentales.org/t321-chiuso-dentro-di-se 



Ultima modifica di gemma vitali il Gio Feb 25, 2021 11:32 pm - modificato 1 volta.

2Racconti del vento  Empty Re: Racconti del vento Gio Feb 25, 2021 7:22 pm

tommybean

tommybean
Padawan
Padawan
Molto bello. Ho trovato un piccolo refuso nelle righe iniziali, ma già l'ho dimenticato.
Credo che questa sia solo la parte iniziale di un racconto. 
Potrebbe vivere anche così, senza un seguito. 
Bravissima.
Rileggendolo, mi colpisce molto l'importanza che dai agli occhi, sia nel dipinto, sia nell'artista.
A me colpiscono più gli odori, i profumi, che i colori.
Di una donna ricordo più quello, che il colore degli occhi.
Gli occhi sono poco intimi, sono di tutti quelli che li guardano.
E si ricordano meno.
Io, ho gli occhi verdi, chiari, ma se non me lo avesse detto mia madre non me ne sarei nemmeno accorto.
Scherzo.
Un abbraccione.

3Racconti del vento  Empty Re: Racconti del vento Gio Feb 25, 2021 11:38 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
@tommybean ha scritto:Molto bello. Ho trovato un piccolo refuso nelle righe iniziali, ma già l'ho dimenticato.
Credo che questa sia solo la parte iniziale di un racconto. 
Potrebbe vivere anche così, senza un seguito. 
Bravissima.
Rileggendolo, mi colpisce molto l'importanza che dai agli occhi, sia nel dipinto, sia nell'artista.
A me colpiscono più gli odori, i profumi, che i colori.
Di una donna ricordo più quello, che il colore degli occhi.
Gli occhi sono poco intimi, sono di tutti quelli che li guardano.
E si ricordano meno.
Io, ho gli occhi verdi, chiari, ma se non me lo avesse detto mia madre non me ne sarei nemmeno accorto.
Scherzo.
Un abbraccione.
Carissimo sei la fonte di calore del forum. 
Grazie per le osservazioni. I tuoi occhi verdechiaro esprimono la tua limpidezza sei una persona che si mostra per quello che è chiaro e limpido, con i suoi pregi e difetti.
Ho diviso un lavoro in capitoli, questo è il n. 10 , ci sono anche gli altri , però hai ragioni ogni capitolo potrebbe ancher funxionare da solo e raccontare una storia.  Racconti del vento  1523606759  Un abbraccio.

Contenuto sponsorizzato


Torna in alto  Messaggio [Pagina 1 di 1]

Permessi in questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum.