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L'eremita del sangue-Parte 3 (di 3)

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1L'eremita del sangue-Parte 3 (di 3) Empty L'eremita del sangue-Parte 3 (di 3) Mer Feb 24, 2021 4:57 pm

Martin Della Cappa

Martin Della Cappa
Padawan
Padawan
Quando riaprì gli occhi, si ritrovò supino ad osservare il cielo notturno. Ancora intontito dal colpo subito, il suo primo istinto fu di rialzarsi per capire cos’era successo e dove si trovava, ma non ci riuscì. Sollevando il collo capì che era incatenato ad un enorme monolito di pietra e, come se non bastasse, la collana di Mordecai era sparita. Lo shock fu tale che Galahad si riprese completamente e iniziò a divincolarsi con veemenza per liberarsi, ma era tutto inutile. 
«Aiuto! Aiuto! Mi sentite? Aiutatemi vi prego! Vi scongiuro liberatemi! Avete preso la collana, cosa volete ancora da me?!» urlava terrorizzato Galahad, convinto di essere stato derubato e lasciato lì a morire da una banda di ladri.
«Cosa voglio da te? Ma è semplice, caro mio. Voglio vederti soffrire.» Galahad si sentì morire dentro: quella voce gli era nota, eppure gli pareva impossibile di sentirla ancora.
«No, non può essere, questo è solo un incubo, un incubo!»
«Sì e no Galahad, sì e no. No perché non stai sognando e sì perché fra poco ti pentirai di essere nato.»
Galahad stava ormai impazzendo, continuava a ripetersi che non era possibile, che stava solo sognando e che era la sua coscienza che lo puniva per l’uccisione del vecchio eremita.
«Tu non sei reale, tu sei frutto della mia immaginazione!».
Mentre ripeteva all’infinito tali parole, Galahad iniziò a sentire un rumore di passi che si avvicinavano a lui, un rumore troppo vivido e distinto perché fosse frutto della sua mente. Ad ogni passo il suo cuore batteva sempre più forte, quasi fosse dotato di una mente propria e volesse fuggire dal corpo di Galahad per mettersi in salvo. La presenza del bosco si stava avvicinando inesorabilmente e Galahad sentiva le sue forze venirgli meno, la paura stritolargli le membra e la speranza morire atrocemente. Egli era immobile, impossibilitato a reagire e in balia di un essere che non poteva esistere e che non doveva esistere, una presenza che sfidava ogni logica terrena e umana; eppure era lì, ormai giunta sopra la pietra cui era vincolato, completamente illuminata dai capelli canuti alla gola ancora incrostata di sangue.
«Mordecai?»
«Esatto, lurido infame! Cosa c’è, non sei contento di vedermi? Dovresti sentirti sollevato al pensiero di non aver ucciso un povero innocente. Oppure se così corroso dall’avidità da non importartene più niente della vita umana?»
«Ma come è possibile? Io…»
«Avanti dillo, finisci la frase.»
«Io ti ho…io ti ho…»
«Dai ti aiuto io, visto che non ce la fai da solo. La parola mancante è “ucciso”. Strano però che tu non abbia esitato un attimo a conficcarmi la tua ascia in gola ma adesso non riesca nemmeno a proferir parola, eppure sono io quello che dovrebbe avere più difficoltà a parlare. Oh a proposito, carina la tua accetta, penso che me la terrò di ricordo, un monito per ricordarmi che gli uomini possono essere peggio di me.»
Galahad non capiva di cosa Mordecai stesse parlando.
«Cosa saresti tu, allora? Un fantasma? Un demone dei boschi? O forse solo il frutto della coscienza che mi tormenta? È vero, ho commesso un terribile crimine e me ne pento, perché solo ora comprendo che il mio peccato sia stato tanto crudele quanto ingiustificato:  avrei potuto semplicemente sottrarti la collana senza dover al contempo privarti della vita.  Ti prego, ora che ho capito il mio sbaglio, lasciami andare, cosicché possa dedicare il resto dell’esistenza ad espiare le mie colpe!»
«È inutile che cerchi di redimerti. Lo sai benissimo che questo non è un sogno o un’esperienza mistica. Il tuo patetico tentativo di mostrarti contrito non ti servirà a nulla. Sarebbe meglio se ammettessi a me e soprattutto a te stesso che stai solo cercando di impietosirmi e indurmi a perdonarti.»
Galahad fu trafitto dalle parole di Mordecai che non gli lasciarono alcuna possibilità di replica, anche perché non avrebbe potuto dire nulla per migliorare la sua situazione ed era chiaro che Mordecai riusciva a scrutarlo nell’animo come se fosse un cristallo di rocca.
«Comunque, se proprio vuoi saperlo, nemmeno io ho idea di che cosa sono. Nacqui molto tempo fa nella terra dei Vichinghi. I primi anni della mia vita trascorsero sereni in quel popolo unico al mondo: uomini grezzi capaci di ogni nefandezza, eppure in grado di costruire navi resistenti alle più forti tempeste e capaci di organizzare commerci con popolazioni residenti agli angoli più remoti del mondo. Quando divenni adulto, però, le cose iniziarono a cambiare. Come ogni uomo in salute fui arruolato nell’esercito e spedito qui in Inghilterra per razziare villaggi e monasteri. Tuttavia, alla vista di tutta quella violenza, di tutto quel sangue, qualcosa in me si risvegliò: un istinto latente e fino ad allora sopito nei recessi della mia mente si destò con la furia di un drago e mi spinse a commettere atrocità tali che persino gli uomini più barbari che la storia abbia conosciuto mi disconobbero. La mia natura però non poteva più essere repressa, perciò iniziai a errare per questo paese in cerca di vittime finché mi imbattei nella mia ultima preda, il vero Mordecai McVangelor. Quel povero vecchio mi ispirò così tanta compassione per il suo tragico destino da decidere di porre fine alla mia esistenza. Per la prima volta da molto tempo avrei fatto qualcosa di buono lasciando che la mia malvagità cessasse di tormentare gli abitanti di questa terra. Finalmente sarebbe giunta l’ora in cui mi sarei redento agli occhi del mondo e degli dei! Ma poi se arrivato tu. Già tu, Galahad figlio di Lance, tu mi hai mostrato come io non sia un mostro, diverso da tutti gli uomini. Niente affatto, tu mi ha ricordato come la malvagità appartenga a tutte le creature, in particolare all’uomo. E allora perché dovrei uccidermi per il bene di una razza che non lo merita perché intrisa anch’essa del male che mi pervade l’anima? Non c’è ragione alcuna perché io debba sopprimere i miei istinti che voi uomini definireste animaleschi quando voi siete i primi ad essere guidati da queste pulsioni primordiali. Ecco Galahad, questa sarà la tua massima punizione: non la morte in sé, ma la consapevolezza che le tue azioni porteranno alla sofferenza di molte altre persone.»
Galahad era disperato, un senso di morte incombente lo opprimeva ed era certo che non c’era nulla che potesse fare per salvare la sua vita o quella di altri dal fato sconosciuto, ma sicuramente terribile, che Mordecai aveva in serbo per loro. Ma fu proprio in quel frangente di nera disperazione che, come sovente capita alle lepri strette all’angolo da un lupo famelico, un ultimo singulto di vita ravvivò lo spirito di Galahad.
«Mordecai,» disse con tono risoluto il giovane avventuriero, «se quello che dici è vero, capirai anche tu che con quella ferita e con la tua età potrai consumare la tua vendetta solo su di me. A tal proposito, invece che ammazzarmi, non dovresti liberarmi e lasciarmi andare come ricompensa? Dopotutto, tu stesso hai detto che mi dovresti ringraziare per averti fatto accettare la tua natura.».
«Oh oh,» rise sarcasticamente l’anomalia scandinava, «vedo con piacere che hai ancora la forza e la sfrontatezza di salvarti. Adoro quando le mie prede vendono cara la pelle! Comunque, sappi che, qualora non lo avessi ancora capito, io non sono umano: io ho rigettato la mia umanità nel momento stesso in cui ho abbracciato la mia vera natura. E, per quanto riguarda quel favore, beh in un certo senso hai ragione, però tu in primis mi ha fatto un torto enorme cercando di uccidermi e derubarmi, perciò, citando la saggezza dei latini, nemo me impune lacessit
Appena finito di parlare, il falso Mordecai si girò di scatto verso Galahad con un sorriso inquietante che rivelava una dentatura ferina simile alla bocca di un lupo. Mordecai quindi balzò sul corpo immobile di Galahad e iniziò ad azzannarne le carni con inaudita ferocia, strappando a morsi la carne ancora pulsante del povero avventuriero e rosicchiandone le ossa esposte. Le urla di Galahad erano quanto di più atroce e straziante fosse mai stato sentito in quella valle, urla così sofferenti e agonizzanti da squarciare il velo oscuro della notte con la stessa intensità con cui Mordecai stava dilaniando la sua giovane preda. Quando il falso Mordecai concluse il suo pasto bestiale, la luna si era tinta di una tremenda sfumatura di rosso sangue e illuminava l’essere immondo il cui aspetto stava mutando: la sua gola squartata si stava richiudendo, la sua schiena si stava raddrizzando, i suoi capelli non erano più bianchi ma fulvi e i suoi occhi si facevano vispi e reattivi come quelli di una lince. Cibandosi delle carni di Galahad, quell’abominio era diventato Galahad.
«Uhm, questo nuovo corpo è giovane e vigoroso, decisamente meglio del precedente. Penso che ne approfitterò e porterò a termine il viaggio di quello sciocco. In fondo, glielo devo.»
Così, sogghignando per il suo crudele pensiero, egli proseguì la sua marcia verso il nord della Scozia. Da qui in poi non si hanno più tracce di Galahad. Nessuno sa che fine abbia fatto, se sia rinsavito ancora e abbia liberato il mondo dalla sua infausta presenza o se abbia continuato a mietere vittime. Sta di fatto che poche volte nell’intera storia dell’umanità si era mai assistito ad un orrore del genere perpetrato da un singolo essere, un essere talmente abominevole che forse nemmeno i diavoli dell’inferno sarebbero disposti ad accettare nel loro abisso fiammeggiante.

Allora, che te ne pare? A me non sembra male, forse il finale è un po’ debole perché affrettato, ma in mancanza di altre fonti non mi era venuto in mente altro. Comunque, fammi sapere se desideri che modifichi qualche parte, sai che sono aperto ai consigli. Permettimi però di dire che questi scozzesi antichi avevano una passione per l’orrore incredibile, al limite della depravazione. Un cannibale mutaforma sembra più il protagonista di un B-movie anni ’70 che di una leggenda scozzese. Ah beh, l’importante è che certe creature terrificanti esistano solo nel reame della fant…
Salve Ferrante, mi dispiace doverLe dare una brutta notizia. La Sua “punta di diamante” (che vanesio! Come faceva a sopportarlo?) è appena venuta a mancare. Se Le può interessare, la causa della morte è dovuta a dissanguamento in seguito all’attacco di un animale feroce. Eh, sa com’è, purtroppo quelli non sono prodotti della fantasia umana, quelli sono reali. Comunque, Le consiglio caldamente di cestinare questa mail non appena l’avrà ricevuta, anzi dimentichi proprio di averla letta: ci sono cose che è meglio che non vengano alla luce per il bene di tutti. Specialmente del Suo.

Cordiali saluti
Knutard Sigmuthir

2L'eremita del sangue-Parte 3 (di 3) Empty Re: L'eremita del sangue-Parte 3 (di 3) Sab Feb 27, 2021 6:35 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
In bilico tra fantasy e horror il tuo racconto mette in luce quanto l'uomo può essere violento , sanguinario, scellerato, tanto che anche un demone può essere suo pari.
Come già forse ti ho detto comincerei e finirei raccontando solo la storia senza il riferimento all'editore e allo scrittore che scrive la mail, ma il racconto è tuo e sarai tu a scegliere. 
Sempre interessante leggerti.

3L'eremita del sangue-Parte 3 (di 3) Empty Re: L'eremita del sangue-Parte 3 (di 3) Dom Feb 28, 2021 12:06 am

Martin Della Cappa

Martin Della Cappa
Padawan
Padawan
@gemma vitali ha scritto:In bilico tra fantasy e horror il tuo racconto mette in luce quanto l'uomo può essere violento , sanguinario, scellerato, tanto che anche un demone può essere suo pari.
Come già forse ti ho detto comincerei e finirei raccontando solo la storia senza il riferimento all'editore e allo scrittore che scrive la mail, ma il racconto è tuo e sarai tu a scegliere. 
Sempre interessante leggerti.

Ti ringrazio per il bel commento. Hai ragione quando dici che la storia può reggersi senza l'impostazione a scatole cinesi, ma il racconto lo avevo progettato proprio per essere fatto così. L'idea di una storia incastonata in un'altra che culminava in un doppio colpo di scena è l'essenza del testo stesso. Tolta quella, il racconto non avrebbe senso di esistere anche se funziona senza la parte della mail.

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