Different Tales
Benvenuto su Different Tales
Prima di interagire leggi qui https://www.differentales.org/t1-regolamento-del-forum
Se hai già letto e compreso il regolamento è fantastico, nondimeno questo avviso apparirà per il resto dei tuoi giorni, e se non accedi ti apparirà in sogno.
Poi non dire che non ti avevamo avvisato.

Unisciti al forum, è facile e veloce

Different Tales
Benvenuto su Different Tales
Prima di interagire leggi qui https://www.differentales.org/t1-regolamento-del-forum
Se hai già letto e compreso il regolamento è fantastico, nondimeno questo avviso apparirà per il resto dei tuoi giorni, e se non accedi ti apparirà in sogno.
Poi non dire che non ti avevamo avvisato.
Different Tales
Vuoi reagire a questo messaggio? Crea un account in pochi click o accedi per continuare.

Il forum di scrittura creativa che cercavi


Non sei connesso Connettiti o registrati

L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3)

5 partecipanti

Andare in basso  Messaggio [Pagina 1 di 1]

1L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Empty L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Lun Feb 08, 2021 9:11 pm

Martin Della Cappa

Martin Della Cappa
Padawan
Padawan
https:

Buongiorno Ferrante,
come sta il mio editore preferito? Spero bene, ma sono sicuro che starai anche meglio dopo che avrai letto la splendida notizia che ti sto per dare! Come ben saprai, la tua punta di diamante (che poi sarei io) stava attraversando un periodo di stallo artistico che ti procurava non pochi grattacapi. Ebbene, quella vacanza in Scozia si è rivelata essere un toccasana per la mia creatività, l’olio ideale per lubrificare i miei ingranaggi mentali. Oddio, a essere sincero, non è che sia stato folgorato da chissà quale idea, semplicemente ho avuto la fortuna sfacciata di aver scovato un antico manoscritto in una malandata credenza di quel bel cottage rustico che avevo preso in affitto. Infatti, mentre stavo cercando di sterminare a colpi di giornale le assillanti zanzare di brughiera (che nulla hanno da invidiare alle nostre padane), ho colpito con così tanta forza il mobile da causare l’apertura di un cassetto che fino a quel momento avevo pensato fosse finto ma che, invece, conservava il prezioso testo che era stato abbandonato e dimenticato da qualcuno con evidenti problemi di memoria. Tornando a noi, non appena sono rientrato qui in Italia mi sono messo subito all’opera per tradurlo e, nonostante qualche comprensibile difficoltà di interpretazione, alla fine i miei sforzi sono stati pienamente ricompensati; anzi devo ammettere che il racconto che ne è scaturito è davvero sensazionale e intrigante. Pertanto, senza ulteriori indugi, sono lieto di sottoporti il mio ultimo racconto, scritto dall’ “Anonimo Scozzese” e tradotto, riveduto e corretto dal sottoscritto.
Molti secoli or sono, all’incirca durante il regno di re Aroldo II d’Inghilterra, un viandante vagava senza meta nella fredda brughiera autunnale di una Scozia ancora libera e selvaggia. Egli era un giovane avventuriero di circa venticinque anni, dai capelli ricci e fulvi e dallo sguardo attento e tagliente, come quello di una lince intenta a scrutare l’orizzonte per procacciarsi una succulenta preda. Agli occhi di un eventuale passante, egli sarebbe parso come uno spavaldo fuorilegge in quanto, oltre alla camicia di lino e alle brache di tela tipiche dei popolani, indossava un mantello di lana finissima tinta di rosso che solo i nobili potevano permettersi. In realtà, egli non era a capo di nessuna pericolosa banda di briganti: era solo un occasionale rubagalline, un ladruncolo che, fra un mestiere a cottimo e l’altro, vivacchiava di piccoli furtarelli e che un giorno non aveva disdegnato di depredare il cadavere quasi decomposto di un nobile di tutto ciò che poteva arraffare, mantello compreso. Egli ripensava a questo e ad altri avvenimenti del suo passato mentre con la mano destra afferrava la calda lana per ripararsi dalle gelide folate di vento novembrino e con la mano sinistra si assicurava che la sua fidata accetta fosse ancora saldamente legata alla sua cintura di corda. 
«Ah cara mia compagna,» disse rivolto al suo inseparabile strumento, «ancora non molti giorni di cammino e finalmente giungeremo nel centro della Scozia, dove nessun normanno potrà raggiungerci! Certo, forse sarei potuto restare, arruolarmi nell’esercito, combattere valorosamente per respingere Guglielmo e la sua orda di bastardi invasori e ricevere onore e soldi a sufficienza da poter vivere il resto dei miei giorni in panciolle… ma sappiamo entrambi che non ne sarei mai stato in grado. Come dico sempre: "se c’è un conflitto non mi ci ficco!" Dopotutto, quelli come noi, che vivono alla bell’e meglio, sono destinati all’anonimato, a trascorre un’esistenza simile a quei cani di corte che, accucciati vicino alla mensa del padrone, sperano che prima o poi un po’ del cibo che i commensali condividono a tavola, cada sul pavimento e diventi di loro proprietà. Insomma, lasciamo che le grandi imprese siano compiute da altri, noi invece pensiamo a come sopravvivere giorno per giorno.» 
Così discorrendo, il giovane fuggiasco quasi non si accorse di aver iniziato a salire su una collina brulla ed erta, non l’ideale per un uomo che non mangiava da tre giorni. A circa metà della scalata, stremato dalla fatica e coi morsi della fame che gli attanagliavano lo stomaco, pensò di fermarsi e di ritornare a valle, magari anche rotolando lungo il declivio, per riposarsi dormendo all’addiaccio come ormai gli capitava di fare da circa una settimana, ossia da quando aveva iniziato il suo esilio forzato dalla natia Inghilterra. Tuttavia, ad un tratto, mentre fissava l’orizzonte per rifiatare e decidere sul da farsi, i suoi occhi vispi notarono un flebile filo di fumo levarsi da oltre la sommità della collina e stagliarsi esile e leggero su uno sfondo di pallide nuvole grigie. La vista di quella sottile lingua di cenere che si librava nel vento gli infuse un nuovo flusso di energia, come un violento acquazzone che alimenta e accresce un piccolo rigagnolo fino a renderlo un impetuoso torrente; e con il ritrovato vigore ricominciò a risalir la china, cadendo e rialzandosi più volte a causa della fretta con cui stava percorrendo l’erto pendio, finché all’ennesimo capitombolo decise di proseguire inerpicandosi sulla salita. Giunto in cima alla collina, si gettò sfinito sulle ginocchia per riprendere fiato e individuare il punto preciso da cui si levava la fine colonna di fumo che aveva avvistato poc’anzi. Dopo circa due minuti di attenta osservazione il viandante non era ancora riuscito a scorgerne la benché minima traccia, tanto che la delusione cominciava a impadronirsi di lui. 
«Maledizione!» esclamò stizzito. «Proprio ora che mi stavo già pregustando un pasto decente e un pagliericcio su cui coricarmi al riparo dalle intemperie. Comincio a credere che forse sarebbe stato meglio essere ammazzato dai Normanni.»
Fu proprio in quell’istante di profonda frustrazione che i suoi occhi si posarono su una sagoma rettangolare lontana circa sette stadi dalla collina su cui si trovava, una sagoma che una volta messa a fuoco assunse la forma delle mura di una casupola in pietra da cui si sollevava una stretta striscia grigia. Rincuorato dal fatto che la sua vista eccezionale non lo avesse tradito, egli corse verso quel rifugio così tanto agognato facendo ricorso agli ultimi scampoli di forza che gli restavano in corpo. Lo stremato viandante coprì la distanza che lo separava dalla casetta al massimo della velocità che le sue stanche membra gli consentivano, e più si avvicinava e più quella piccola abitazione assumeva i tratti delle rovine di un castello distrutto e abbandonato da tempo. Tuttavia, egli non ebbe nemmeno il tempo di pensare che forse ancora una volta le sue speranze erano state disattese, che i suoi sensi gli vennero meno: la mente annebbiata dall’inedia e il corpo provato dalla fatica non avevano retto allo sforzo e così il giovane avventuriero si accasciò a terra svenendo sulla rigogliosa e soffice erba di campo, non prima però di aver intravisto una figura avvolta in un mantello avvicinarglisi sorreggendosi ad un bastone.



Ultima modifica di Martin Della Cappa il Sab Feb 13, 2021 2:42 pm - modificato 4 volte. (Motivo della modifica : Sistemata un pochino la veste grafica e correzione di errori)

2L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Empty Re: L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Lun Feb 08, 2021 9:40 pm

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Prima o poi avevo in mente di rispondere al "pezzo grosso" che hai postato nella sezione racconti. Comunque, visto che hai deciso di spezzare il racconto provo a dirti qualcosa qui.

Ogni tanto cerca di andare a capo; se non vai a capo si crea un effetto chiamato "muro di parole" che di solito scoraggia anche il lettore più volenteroso.

Un racconto o un romanzo non ha necessariamente un solo genere. Per esempio, oltre ai generi che hai citato nell'altro post, qui io aggiungo "metaracconto".

L'italiano è buono e scorrevole. Ho notato solo un paio di "d" eufoniche che ormai non si usano quasi più tra vocali diverse: "a un tratto", "a un bastone".

La narrazione in questa prima parte, escludendo il preambolo, mi suona come una favola, quindi direi che oltre a metaracconto io voto per il genere fantastico.

3L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Empty Re: L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Lun Feb 08, 2021 10:06 pm

Martin Della Cappa

Martin Della Cappa
Padawan
Padawan
@Achillu ha scritto:Prima o poi avevo in mente di rispondere al "pezzo grosso" che hai postato nella sezione racconti. Comunque, visto che hai deciso di spezzare il racconto provo a dirti qualcosa qui.

Ogni tanto cerca di andare a capo; se non vai a capo si crea un effetto chiamato "muro di parole" che di solito scoraggia anche il lettore più volenteroso.

Un racconto o un romanzo non ha necessariamente un solo genere. Per esempio, oltre ai generi che hai citato nell'altro post, qui io aggiungo "metaracconto".

L'italiano è buono e scorrevole. Ho notato solo un paio di "d" eufoniche che ormai non si usano quasi più tra vocali diverse: "a un tratto", "a un bastone".

La narrazione in questa prima parte, escludendo il preambolo, mi suona come una favola, quindi direi che oltre a metaracconto io voto per il genere fantastico.
Grazie molte per il commento. Sai, anch'io volevo aspettare un altro po', perché avrei preferito che a essere commentato fosse il racconto nella sua interezza, ma capisco che 30700 caratteri in una botta sola possano essere tanti. Sì, è vero, ogni tanti mi scappa quella d, e non so perché. Comunque, grazie anche per aver espresso un'opinione sul genere di questo mio testo, e sta pur certo che nella formulazione del prossimo sondaggio (che creerò per la terza e ultima parte), terrò conto del tuo "metaracconto" perché Sant'Iddio se suona fico.

4L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Empty Re: L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Mar Feb 09, 2021 7:03 am

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Martin

Il muro di parole, come già ti ha segnalato Achi, rende pesante la lettura. 
Ho letto solo perché ho visto che il testo non era troppo lungo altrimenti non avrei neppure tentato. Di questo devi tenere conto.
Come genere propenderei per un fantasy. L’incipit al momento ti è funzionale, ma se proseguirai nella storia non piangerà nessuno se lo rimuoverai. Una infinità di racconti partono così quindi meglio cercare una strada più originale.
Per quanto riguarda la scrittura, comprendo che lo stile può essere consono al narrato. Tuttavia trovo che ci sia un uso sovrabbondante degli aggettivi che rallentano parecchio la lettura e, alla lunga, stancano. Ti segnalo alcuni punti.



afferrava la calda lana (trovo ridondante l’uso di calda)
panciolle…ma  (dopo i puntini di sospensione ci vuole sempre lo spazio. Questo è un errore)



sempre: se c’è un conflitto non mi ci ficco!  (In questo caso potevi usare le virgolette alte oppure il corsivo per esprimere il pensiero.)

suoi occhi vispi notarono un flebile filo di fumo levarsi da oltre la sommità della collina e stagliarsi esile e leggero su uno sfondo di pallide nuvole grigie. (Questo è un altro esempio di “frase eccessiva”)



Tuttavia, egli non ebbe nemmeno il tempo di pensare che forse ancora una volta le sue speranze erano state disattese, che i suoi sensi gli vennero meno: la sua mente annebbiata dall’inedia e il suo corpo provato dalla fatica non avevano retto



Troppi aggettivi possessivi rallentano e non servono.




Scusa se ti ho fatto un po’ di pulci, ma l’intento è quello di esserti utile.


Alla prossima.


______________________________________________________
Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

5L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Empty Re: L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Mar Feb 09, 2021 5:03 pm

Martin Della Cappa

Martin Della Cappa
Padawan
Padawan
@Petunia ha scritto:Ciao Martin

Il muro di parole, come già ti ha segnalato Achi, rende pesante la lettura. 
Ho letto solo perché ho visto che il testo non era troppo lungo altrimenti non avrei neppure tentato. Di questo devi tenere conto.
Come genere propenderei per un fantasy. L’incipit al momento ti è funzionale, ma se proseguirai nella storia non piangerà nessuno se lo rimuoverai. Una infinità di racconti partono così quindi meglio cercare una strada più originale.
Per quanto riguarda la scrittura, comprendo che lo stile può essere consono al narrato. Tuttavia trovo che ci sia un uso sovrabbondante degli aggettivi che rallentano parecchio la lettura e, alla lunga, stancano. Ti segnalo alcuni punti.


afferrava la calda lana (trovo ridondante l’uso di calda)
panciolle…ma  (dopo i puntini di sospensione ci vuole sempre lo spazio. Questo è un errore)



sempre: se c’è un conflitto non mi ci ficco!  (In questo caso potevi usare le virgolette alte oppure il corsivo per esprimere il pensiero.)

suoi occhi vispi notarono un flebile filo di fumo levarsi da oltre la sommità della collina e stagliarsi esile e leggero su uno sfondo di pallide nuvole grigie. (Questo è un altro esempio di “frase eccessiva”)



Tuttavia, egli non ebbe nemmeno il tempo di pensare che forse ancora una volta le sue speranze erano state disattese, che i suoi sensi gli vennero meno: la sua mente annebbiata dall’inedia e il suo corpo provato dalla fatica non avevano retto



Troppi aggettivi possessivi rallentano e non servono.




Scusa se ti ho fatto un po’ di pulci, ma l’intento è quello di esserti utile.


Alla prossima.
Molte grazie del commento Petunia. Ho provveduto a sistemare tutte le imperfezioni che mi ha elencato, tranne quella relativa alla frase (lo ammetto, mi piace toppo per eliminarla). Quanto all'introduzione, hai ragione... per ora.

6L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Empty Re: L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Mer Feb 17, 2021 11:07 am

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Il racconto è intrigante e anche il linguaggio mi sembra appropriato, ho letto dopo le correzioni e mi sembra che fili. Il personaggio è ben caratterizzato, rubagalline fin dentro l'anima e senza pretese di essere un eroe, sarà forse questo che lo rende simpatico.
Si preannuncia un fantasy interessante, anche secondo me potresti cominciare con la frase : molti secoli or sono... entrando direttamente nel racconto. A rileggerti. L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) 1523606759

7L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Empty Re: L'eremita del sangue-Parte 1 (di 3) Dom Feb 28, 2021 11:35 am

Arianna 2016

Arianna 2016
Padawan
Padawan
Ciao, Martin. Leggo e scrivo qui le cose che man mano mi vengono in mente:
- l'incipit è chiaramente manzoniano, con l'anonimo manoscritto ritrovato poi trascritto in un linguaggio contemporaneo; il fatto che il manoscritto sia scozzese, fa pensare a un ulteriore rimando, quello ai romanzi storici di Scott. Secondo me, non è un problema utilizzare questo schema, tanto la letteratura è sempre un rifarsi a qualcun altro; dovresti però cercare una soluzione narrativa simile a quella di Manzoni: lui ha nettamente distinto la (falsa) trascrizione di un pezzo del manoscritto, lasciandola in corsivo (almeno nell'edizione che ho io), dalla parte in cui lui parla come autore e spiega le motivazioni della sua operazione letteraria. Tutto questo, poi, è distinto in modo netto (chiamandolo "Introduzione") dal romanzo vero e proprio che inizia a seguire. Ecco, secondo me questa operazione è necessaria.
- la forma è corretta, con qualche aggiustamento da fare che ti è già stato segnalato, soprattutto per quanto riguarda l'abbondante aggettivazione
- leggendo l'incipit vero e proprio, ho quasi la sensazione di una indecisione sulla figura del narratore. Adesso provo a spiegarmi, anche se temo di non riuscirci. Mi aspettavo un narratore esterno, in terza persona, ma più o meno contemporaneo al personaggio, dato che l'autore aveva prima dichiarato di volere trascrivere un antico manoscritto; invece mi trovo un narratore con un punto di vista che mi sembra attuale, contemporaneo allo scrittore moderno (una Scozia ancora libera; in generale, il tono un po' ironico e canzonatorio)
- per mio gusto personale, trovo sovrabbondanti tante descrizioni e frasi, un po' eccessivo l'utilizzo di similitudini di nuovo piene di espressioni sovrabbondanti (sguardo attento e tagliente, come quello di una lince intenta a scrutare l’orizzonte per procacciarsi una succulenta preda; un nuovo flusso di energia, come un violento acquazzone che alimenta e accresce un piccolo rigagnolo fino a renderlo un impetuoso torrente); nel complesso, quindi, alleggerirei la forma tagliando molti aggettivi ed espressioni e sintetizzando alcuni passaggi


Si tratta naturalmente di una mia opinione, ma credo che la tua idea narrativa, che è buona, perché il lettore è curioso di seguire le vicende di questo personaggio, verrebbe valorizzata da una ripulitura.

Contenuto sponsorizzato


Torna in alto  Messaggio [Pagina 1 di 1]

Permessi in questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum.