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Dix jours à Ronchecourt - 10 e finale

Andare in basso  Messaggio [Pagina 1 di 1]

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
21 settembre 1954, martedì
«Antoine, servite ancora la zuppa di cipolle?», chiese Leroux.
«Ma certo, è uno dei nostri cavalli di battaglia, modestamente. Ci tramandiamo la ricetta originale da generazioni e non ne troverà una più saporita di questa in tutta la Francia!»
Petunia aveva seri dubbi che una zuppa di cipolle potesse essere un piatto indimenticabile, tuttavia per non dispiacere all’amico, ne ordinò anche lei una porzione.
«Commissario Meunier, va bene anche per lei?»
«Certo Antoine. E portaci anche una bottiglia di buon vino.»
«Per quello, provvedo subito.»
Fu quando Meunier si accinse a legarsi il tovagliolo al collo, che Petunia la notò: una brutta cicatrice che andava dal polso al palmo della mano. Meunier si accorse del suo sguardo e si affrettò a coprirla.
Petunia bevve d’un fiato un generoso bicchiere di vino, prima di prendere coraggio e cercare il piede del commissario Leroux. Doveva trovare il modo di comunicargli quello che le era saltato in testa.
Quelle manovre maldestre furono interrotte dall’arrivo della zuppa fumante di Antoine.
«Fate attenzione signori, è molto calda.»
Aveva appena finito di dirlo che Petunia colpì la zuppiera con il gomito. L’oste, colto di sorpresa, perse l’equilibrio e rovesciò sul braccio di Meunier parte del liquido bollente.
Il poliziotto si strinse la mano per il dolore e la fasciò col tovagliolo pulito che il povero Antoine, costernato per l’accaduto, gli aveva subito porto.
«Oh mio Dio, che sbadata che sono! Si è fatto molto male? Mi faccia vedere!»
«Alphonse, ti sei ustionato? Fammi vedere», disse Leroux.
«Non preoccuparti Gérard, è già passato. Vedrai domani non avrò più nulla.»
Ma Petunia pensava che quella mano fasciata nascondesse più di un segreto. Doveva trovare il modo di dirlo a Leroux. Ma certo… il vecchio rimedio della mamma. Ora, sapeva come riuscirci.
«Commissario Meunier! Sono proprio una sciocca! Come ho fatto a non pensarci prima!» Cominciò a rovistare dentro la borsetta.
«Eppure deve proprio essere qui…»
«Petunia, ma cosa stai cercando?»
«Eccolo… trovato!»
I due uomini guardarono con aria interrogativa l’oggetto che teneva in mano: un tubetto di burro di cacao.
«Mio caro Meunier, mi faccia subito vedere la scottatura. Quella santa donna di mia madre, ogni volta che metteva mano alla cucina, finiva sempre per scottarsi e, per evitare che le venisse una brutta vescica, spalmava la parte ustionata con del burro. Questo burro di cacao andrà benissimo lo stesso. Su, non sia timido, mi dia la mano.»
Il commissario Leroux, che aveva capito al volo dove Petunia voleva arrivare, rincarò la dose.
«Alphonse, ora che ci penso, anche mia nonna curava le scottature con il burro. Su, non farti pregare e dai ascolto alla nostra aiuto detective; la cosa peggiore che ti può succedere è che il rimedio non funzioni.»
«Ma no, la ringrazio Petunia, non è niente, davvero, non si preoccupi.»
«Commissario, non faccia il bambino e si faccia medicare.»
Controvoglia Meunier fu costretto a cedere e quello che apparve una volta tolta quella fasciatura improvvisata, lasciò tutti senza parole. Una brutta cicatrice slabbrata, solcava il polso fino a metà del palmo della mano.
«Oh, Dio mio!», esclamò Petunia, «che cosa le è capitato? Sapevo che la zuppa di cipolle era pesante da digerire, ma non che potesse fare danni del genere!»
Leroux pensò che quando Petunia si metteva a fare la finta tonta non aveva rivali.
«Non è niente… Ormai è acqua passata; è una vecchia ferita di coltello. È successo anni fa mentre cercavo di arrestare un avanzo di galera. Mi trovano in un paesino di montagna; il medico che mi soccorse non era molto sobrio e questo è il risultato di quei punti di sutura. Una vera sfortuna.»
«Sì, Alphonse, quella ferita è veramente una iattura per te».
Il tono di Leroux non era il tono amichevole di qualche minuto prima. Petunia lo percepì subito e anche Meunier.
«Che vuoi dire Gérard?»
Antoine irruppe in quel dialogo: «allora signori? Vi porto ancora un po’ di zuppa o volete ordinare il sec …».
Leroux lo interruppe con un cenno della mano e Antoine, da oste navigato, capì che quello era il momento meno adatto per una comanda.
«Vogliamo giocare a carte scoperte, Alphonse?»
«Certo Gérard, come abbiamo sempre fatto, no?» Disse quelle parole con uno sguardo incredulo che si alternava da Leroux a Petunia.
«Bene, Alphonse. Credimi, questa è stata la più grande delusione della mia vita. Ma come potevo immaginare?
«Delusione? Ma per cosa?»
«Avevo raccolto tanti indizi. Ero arrivato perfino a capire il movente, ma mi mancava un nome. Penso che, malgrado tutto, non sarei riuscito a venirne a capo se tu stesso non mi avessi dato una mano e se non avessi avuto un pizzico di fortuna.»
«Quale mano Gérard? E che c’entra la fortuna? Spiegati meglio.»
«Per non parlare della tua insistenza nel volere che fossi proprio io a occuparmi del caso.»
«Scusa Gérard, ma non capisco. Ti ho chiesto un aiuto in nome della nostra vecchia amicizia. Qual è il problema?»
Gérard continuava a parlare senza dare alcun peso alle argomentazioni di Meunier.
«Dovrai anche spiegarmi perché hai acconsentito che a fare le ricerche sulla signora Laurent fosse proprio Bernard Cohen. Sapevi bene che è uno che non molla la presa.»
«Ti ho messo a disposizione il mio uomo migliore. Ho visto il rapporto e trovo che abbia fatto un buon lavoro. Di che ti lamenti?»
«Sì, Alphonse, non c’è dubbio che il collega abbia lavorato bene. Però a te manca un tassello della sua ricerca e proprio qui entra in ballo la mia fortuna».
Il volto di Alphonse era una maschera impenetrabile.
«Proprio mentre stavo sfogliando il fascicolo del resoconto nell’ufficio di Cohen, è arrivato un messaggio alla telescrivente che mi ha lasciato di stucco. Vuoi leggerlo?»
Leroux tirò fuori dalla tasca un foglio ripiegato e lo porse ad Alphonse che allungò la mano, lo aprì e iniziò a scorrere il contenuto aiutandosi con l’indice della mano destra per tenere il segno.
 
Dalla Gendarmeria di Auxerre.
Seguito vostra richiesta del18 settembre scorso, abbiamo effettuato ricerche sugli archivi riservati dell’Orfanotrofio di Auxerre. È risultato che il 20 settembre 1909 il signor Albert Laurent si presentò all’istituto e consegnò un neonato di sesso maschile. Laurent sottoscrisse la dichiarazione di rinuncia a ogni diritto e pretesa presente e futura sul bambino. Il 25 febbraio 1919 raggiunta l’età di dieci anni, il ragazzino, battezzato all’orfanotrofio con il nome di Alphonse, fu affidato ai coniugi Simon Meunier, bracciante agricolo e Charlotte Desmoulins, casalinga e, in seguito, dagli stessi adottato. Saluti.
Commissario Capo Michel Perrin.”
«Dunque, Aphonse? Non hai niente da dirmi?»
Il volto di Meunier era una maschera di gesso.
«Vuoi che ti aiuti io? Come credi. Alcuni passaggi della storia sono ancora indefiniti, soltanto tu potrai spiegarli, ma questa è in sostanza la triste realtà dei fatti.
La tua infanzia è stata indubbiamente molto sofferta, Alphonse: l’abbandono all’orfanotrofio e l’affidamento a una famiglia molto povera, alla ricerca più di braccia da lavoro che affetti filiali. L’ingresso nella polizia è stata forse la tua salvezza da una vita di stenti e di duro lavoro.»
Petunia si versò un altro bicchiere di vino senza staccare gli occhi da Leroux.
«È normale che, a un certo punto tu abbia sentito il bisogno di ricercare le tue radici e scoprire perché i tuoi veri genitori ti avevano abbandonato. L’incarico pubblico ti ha certamente agevolato nelle ricerche. Così, hai scoperto l’esistenza della famiglia Laurent e delle vicende che hanno portato al tuo abbandono. Di sicuro sei anche venuto a conoscenza delle consistenti ricchezze di quella famiglia. Poi, hai scoperto che tua madre era ricoverata a Ronchecourt, proprio a due passi da Charleville.»
«E così è andato a farle visita…» Petunia pensò ad alta voce.
«Giusto Petunia. Ma il nostro Meunier è un uomo troppo conosciuto e non voleva certo che la faccenda personale fosse di dominio pubblico.»
Meunier non batteva ciglio. Leroux proseguì guardandolo dritto negli occhi.
«Così, presentando un documento falso che non hai avuto difficoltà a procurarti, ti sei camuffato e recato all’Istituto, presentandoti come un lontano parente della signora Laurent. Una volta venuto in contatto con lei, le hai rivelato la tua vera identità. Posso immaginare che la povera donna ti abbia accolto a braccia aperte e che ti abbia chiesto perdono di quel gesto sconsiderato a cui era stata obbligata dalla famiglia. A quel punto, non sarà stato difficile convincerla a mantenere il riserbo sulla vicenda. Entrambi avevate l’interesse a non farne troppa pubblicità: tu, per il ruolo di pubblico ufficiale, ma anche tua madre che non avrebbe certamente voluto che la cosa si diffondesse all’interno dell’istituto religioso che la ospitava.»
Meunier reagì mimando un applauso. 
«E bravo il commissario Leroux! Hai scoperto il mio segreto. Sono un povero figlio illegittimo. E con questo? È forse una colpa tanto grave? Capisco, che come amico tu possa esserti sentito tradito. Non te ne ho mai parlato e di questo mi scuso con te.»
Ma Gérard pareva non sentirlo affatto.
«Sinceramente non so, a questo punto, se tu nutrissi comunque sentimenti di affetto per questa madre ritrovata. Mi auguro di sì. Di certo, però, le sue ricchezze e la paura di perderle, hanno giocato un ruolo decisivo sulle tue azioni successive.»
«Gérard credo tu stia esagerando...»
«Col tempo hai appreso dei rapporti privilegiati fra tua madre e il dottor Delacourt. Tua madre ti ha rivelato di aver fatto testamento a favore dell’unica persona che le era rimasta accanto: il proprio medico di fiducia, il dottor Delacourt. Dopo averti conosciuto intendeva porre rimedio a quell’ingiustizia. Avrebbe scritto un nuovo testamento a favore di quel figlio ritrovato: a tuo favore Alphonse.»
«E tu che ne sai? Non dirmi che Cohen è riuscito a scovare anche il testamento!»
«No, Alphonse. Per questo devo ringraziare la curiosità di Petunia.» Gli porse il biglietto da visita del notaio De la Tuile.
«Non capisco...»
«Era rimasto nel cassetto del comodino in camera della tua defunta madre. Petunia me lo ha consegnato ed è stato facile conoscere le intenzioni della signora Sylvie Laurent. Quella brava donna a quel punto deve averne parlato anche con Delacourt, in fondo era lui l’erede designato prima del tuo arrivo. Questo, per lei, è stato un errore fatale. Il dottor Delacourt, uomo avido e con pochi scrupoli deve aver deciso di stringere i tempi per evitare che tua madre potesse modificare il testamento. Ha iniziato a somministrarle dosi crescenti di medicinali.»
Meunier stringeva i pugni senza emettere un fiato.
«Un giorno tua madre ti ha detto che il medico le aveva aumentato le pastiglie da prendere e che, da allora, aveva cominciato a sentirsi molto peggio. Tu, da buon poliziotto, conoscendo i trascorsi burrascosi del Delacourt e sapendo che la donna avrebbe cambiato il testamento, hai capito che tua madre era in pericolo e hai deciso di fermarlo, ma la situazione è precipitata: tua madre è peggiorata rapidamente. Durante la tua ultima visita le hai sottratto la busta col testamento, pensando di farlo valere al momento opportuno. Il notaio è arrivato quando era già morta e del testamento non c’erano più tracce.»
«Quel denaro spettava a me, Gérard, non certo a quell’assassino di Delacourt!» 
«Giusto Alphonse, non lo metto in dubbio. Per questo avresti dovuto arrestare quel dottore! Invece no, hai voluto farti giustizia da solo. Forse uno scatto d’ira o forse la sensazione che non saresti riuscito a trovare prove schiaccianti della sua colpevolezza e che lui, ancora una volta, l’avrebbe fatta franca. Nonostante questo avrei conservato quella stima di te che ho sempre avuto; l’avrei attribuito a un desiderio di vendetta, a un attimo di follia. Di una cosa però devi rendermi conto: perché volermi per forza trascinare in questa inchiesta? É una domanda che mi martella nella mente e che dovrai spiegarmi, Alphonse.»
Alphonse era sbiancato, la fronte imperlata di sudore.
«La vicenda avrebbe potuto concludersi a questo punto, se non ci fosse entrata di mezzo la povera Suor Lucie. Qui entriamo nell’ambito delle intuizioni, ma proprio poco fa le mie ipotesi si sono fatte più concrete. Vuoi raccontare tu, Petunia la storia di quella brutta cicatrice?»
«Certo Gérard. Suor Lucie aveva capito. Ne sono certissima Meunier! Fu proprio lei a descrivermi quella cicatrice e lo ha fatto così bene che quando l’ho vista l’ho immediatamente riconosciuta anche se non l’avevo mai vista prima. Devo ammettere che è davvero raccapricciante, aveva ragione la povera Lucie.»
«Sì, proprio così Alphonse», riprese Leroux, «Suor Lucie ha raccontato a Petunia di una orribile cicatrice sul polso del misterioso uomo con i baffi che andava a trovare la signora Laurent, una brutta ferita, proprio come la tua. È difficile nasconderla, vero? Con quella scoperta la poverina ha firmato la sua condanna a morte. Sono certo che durante le tue indagini all’istituto la giovane suora abbia riconosciuto quella cicatrice commettendo l’errore di chiedertene ragione. È stato allora che… ti ricordi come dicevamo quando lavoravamo insieme? “Un delitto ne chiama un altro”. Ed è stato proprio così, anche per te. Alla fine di quel colloquio con la povera suor Lucie, l’hai colpita e l’hai fatta poi precipitare da quella finestra al secondo piano. La sedia che hai messo sotto la finestra non è stato altro che un ingenuo tentativo di far credere all’ipotesi di un suicidio.»
Petunia che non si aspettava quella rivelazione, lanciò un’occhiata di fuoco a Meunier che, ormai, sembrava un pugile alla conta del knock down.
«Polignac aveva accertato la gravidanza della suora e questo è stato un ulteriore colpo di fortuna per te. Sarebbe stato fin troppo facile dirottare i sospetti sul dottor Peyrac, una brava persona che aveva avuto l’unica di colpa di amare suor Lucie... Ma tu, ormai, non avevi più freni e non avresti esitato a far condannare un innocente pur di raggiungere i tuoi scopi e salvarti la pelle!»
Alphonse continuava ad ascoltare in silenzio, come se il vecchio amico non stesse parlando proprio di lui.
«Ora mi chiedo: ma chi era l’uomo che ho conosciuto? Che fine ha fatto, Alphonse?»
Disse queste ultime parole quasi fra i denti, soffocando a fatica quello avrebbe voluto essere un grido di rabbia.
Solo allora Alphonse Meunier smise si guardare quel punto indefinito alle spalle di Leroux ed ebbe il coraggio di incrociare il suo sguardo.
«Potrei dirti che tutto quello che hai raccontato è un ottimo esercizio di immaginazione, del tutto privo di riscontri probatori», esordì Meunier , «ma ti conosco e so che sei un testardo, Gérard, e non avresti pace finché non fossi riuscito a dimostrare che le tue intuizioni sono giuste e io adesso sono molto stanco. In fondo per me è una liberazione.»
Tolta la maschera, il commissario Meunier sembrava invecchiato di colpo.
«Tutto quello che è successo, tutta la mia stessa vita è una specie di catena, fatta di tanti anelli e anche tu, Gérard, sei uno di quegli anelli».
«Io? Che c’entro io, Alphonse?»
«Sì, anche tu. Hai ragione ho avuto un’infanzia piena di sofferenze e di privazioni, con il peso di un abbandono che non ho mai accettato, almeno fino a quando non sono venuto a conoscenza delle circostanze. Poi l’ingresso nella Polizia, uno stipendio dignitoso, finalmente la possibilità di emergere nel lavoro e nella società. Ma ecco che mi trovo davanti Gérard Leroux, uno che ha la vocazione del poliziotto, che ha il fiuto necessario per questo mestiere, puntiglioso, cocciuto. Siamo stati amici, questo sì, ma sul lavoro sono stato sempre all’ombra della tua presenza ingombrante. Perfino quando te ne sei andato e mi hai lasciato il tuo posto (cosa che ho vissuto come una specie di elemosina), mi sono trovato in un ambiente ostile. Doversi sentir dire, ogni giorno… quando c’era Leroux si faceva così… Leroux avrebbe deciso così… Leroux, Leroux, Leroux!!!»
«È per questo che hai ucciso Delacourt e suor Lucie?» Per invidia?  Sbottò irritato Leroux.
«No, te l’ho detto prima. Tu sei solo uno degli anelli della catena. La ciliegina sulla torta, è il caso che ti ha portato qui proprio in questo momento. Ne ho approfittato per giocare un po’ al gatto col topo con te: devo ammettere a malincuore che sei davvero un bravo poliziotto. Gli altri  motivi li hai ben individuati: sono la mia vita difficile, priva di affetti, una madre ritrovata e subito persa per mano di un medico avido e irresponsabile, il miraggio di poter vivere finalmente una vita negli agi, ma certamente il fatto della tua casuale presenza qui a Ronchecourt mi ha dato una spinta in più, una specie di ricerca della sfida, una voglia di rivincita, il desiderio di riuscire a dimostrare a me stesso che sarei riuscito a farla franca anche contro l’integerrimo, efficiente, astuto commissario Gérard Leroux!»
«Tu sei pazzo, Alphonse. La galera che ti meriti ti aiuterà a schiarirti le idee, a meno che la ghigliottina non te lo impedisca prima. Tieni, avvolgi qui la tua pistola d’ordinanza e appoggiala sulla tavola.»
Così dicendo Leroux porse a Meunier il suo tovagliolo. «Prendila con due dita. Muoviti con lentezza e non farti venire idee strane.»
Meunier eseguì diligentemente quello che gli era stato chiesto e presto la pistola scivolò nella tasca della giacca di Leroux.
Quello che accadde subito dopo fu talmente veloce che Gérard e Petunia non ebbero neppure il tempo di meravigliarsi, ma in futuro quei pochi istanti che seguirono sarebbero rimasti impressi nella loro mente e avrebbero turbato i loro sonni per molto tempo.
Alphonse con uno scatto improvviso si alzò in piedi e con un balzo raggiunse la porta d’ingresso del ristorante, investendo nel suo breve tragitto il povero Antoine che si era trovato nel mezzo.
Anche Petunia e Gérard si alzarono e corsero verso l’uscita del locale, appena in tempo per vedere Alphonse che attraversava correndo la strada in un estremo e inutile tentativo di fuga. L’automobile non riuscì a evitare l’impatto, nonostante un tentativo del conducente di arrestare il mezzo. Lo stridore assordante della brusca frenata si confuse, nelle orecchie di Leroux, con il grido disperato di Petunia che, inorridita, si rifugiò contro il petto del suo amico, volgendo le spalle all’orrore di quella scena.
Quando entrambi riaprirono gli occhi, intravidero un corpo immobile sul selciato, immerso in una pozza di sangue; da una manica spuntava una mano che aveva una inconfondibile cicatrice all’altezza del polso. Gérard si liberò a malincuore dell’abbraccio di Petunia, ma la strada si era riempita di una folla di curiosi e non era il caso di indugiare.
Quei dieci giorni a Rochecourt sarebbero rimasti impressi nella sua mente molto più della cicatrice sulla mano del suo vecchio amico.
«Vieni Petunia, ti accompagno a casa. È meglio che tu vada adesso. Io mi devo trattenere in commissariato, probabilmente per tutta la notte.»
«Grazie Gérard, capisco. Non credo proprio che riuscirò a dormire stanotte.»
«Cerca di riposarti, invece», disse Leroux con tenerezza, «domani ci aspetta un lungo viaggio per tornare a casa».
«Sì, certo commissario!» rispose con ironia Petunia con l’aria di una scolaretta mandata a letto presto dal padre.
«Senti Gérard, ho ancora una cosa da chiederti prima di andare via. Ci terrei così tanto a vedere la collezione di dipinti della signora Laurent. Cercherete di recuperarli, vero?»
«Naturalmente, mia cara. Faremo il possibile. L’informazione che hai registrato nei tuoi appunti, quella dell’Impresa Labiche ricordi? Mi pare un buon punto di partenza. Ne parlerò stasera stessa con Cohen, lui sarà in grado di arrivare fino in fondo. Ne sono certo, stai tranquilla. Buonanotte Petunia, a domani.»
L’EPILOGO

22 settembre 1954, mercoledì 
Il giorno dopo si trovarono alla Stazione. Il treno era in leggero ritardo e Leroux era visibilmente provato dalla lunga nottata.
«Hai l’aria di aver bisogno di uno dei miei caffelatte.»
«Sì, anche dei tuoi fantastici biscotti al burro!»
«Dimmi, Gérard, avete liberato il povero dottor Peyrac? »
«Certo Petunia, quel poveretto ha rischiato di marcire in galera senza aver alcuna colpa!»
«Credo che ormai non abbia più nulla che lo trattenga a Ronchecourt. Mi fa tanta tristezza. In poco tempo ha perso tutto. Il lavoro, l’amore e perfino un figlio.»
«Sì, cara Petunia, dispiace molto anche a me. Però è un uomo giovane e un buon medico. Vedrai, col tempo dimenticherà questa brutta storia.»
Il vagone era semi vuoto e c’era un bel calduccio. Appena seduti, Gérard si addormentò e Petunia lo coprì con la sua sciarpa. Aveva così tante domande da fargli! Avrebbero avuto modo di riparlare a lungo di questa storia una volta a casa, ne era certa.
***

Qualche tempo dopo, Leroux si presentò a casa di Petunia con aria sorniona.
«Petunia, ho per le mani un caso importante. Ho bisogno del tuo aiuto.»
«Entra, raccontami tutto.»
A quel punto, il commissario tirò fuori dalla tasca una busta.
«Beh?», disse Petunia rosa dalla curiosità, «che aspetti ad aprirla?»
«Non posso farlo», rispose Leroux con aria di mistero. «Vedi? È indirizzata proprio a te.»
Petunia lo guardò con sospetto. Prese la busta e l’osservò attentamente alla luce della finestra per cercare di scoprirne il contenuto. Non sembrava trattarsi di una lettera.  Poi, si decise ad aprirla.
Conteneva due biglietti d’ingresso per il museo di Ronchecourt e l’invito a partecipare all’inaugurazione della mostra “I dipinti ritrovati di M.me Laurent”. Petunia saltò al collo di Gérard e questa volta lui non si liberò dal suo abbraccio.
F I N E


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Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Le ultime righe del giorno 9 avevano già lasciato intuire il finale a sorpresa ma ciò non ha tolto nulla all'intero racconto così ben congegnato e credibile in ogni suo accadimento. Non posso che ripetermi nel complimentarmi con voi, letto con grande piacere e interesse...
E chissà che dopo quell'abbraccio finale... Vabbè, devo smetterla di farmi i miei film, ma anche questo è un pregio dello scrittore, lasciare al lettore la possibilità di far viaggiare la fantasia attraverso la sospensione, il non scritto.
Ci sarebbero anche in questo capitolo finale alcune piccole sviste ma stavolta non voglio farmene carico io, stasera solo complimenti!  Dix jours à Ronchecourt  - 10 e finale 1845807541  Dix jours à Ronchecourt  - 10 e finale 1845807541  Dix jours à Ronchecourt  - 10 e finale 1845807541

A Petunia e Danilo Nucci garba questo messaggio

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Grazie du cuore paluca per essere arrivato fino in fondo a questa piccola avventura🤗


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gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Colpo di scena finale ben architettato, sono veramente contenta di aver letto il vostro racconto e vi faccio tantissimi complimenti. Avete la stoffa da detective, chissà che questa coppia ormai affiata non ci regali una serie di indagini. 
Bravi ragazzi. Dix jours à Ronchecourt  - 10 e finale 1845807541 Dix jours à Ronchecourt  - 10 e finale 1845807541

A Petunia e Danilo Nucci garba questo messaggio

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Grazie di cuore Gemma
Sì, qualche indagine c’è... e forse ci sarà

Grazie davvero per averci seguito con affetto 🧡


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Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
Grazie veramente di cuore anche da parte mia. 
@Paluca: se hai osservazioni da fare, falle pure. Ci fai soltanto un grosso favore.

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Eccomi!
Innanzitutto scusatemi ma sono stati giorni pienissimi e non ho avuto proprio tempo di tornare sul racconto prima.
Ne ho approfittato stasera per rileggere il decimo giorno e apprezzarlo ancora di più.
Come vi avevo accennato, c'era qualche piccola imperfezione, svista, niente di significativo, ma tant'è, mi faccio carico di questo antipatico ruolo.
Eccoli qui di seguito:

Fu quando Meunier si accinse a legarsi il tovagliolo al collo, che Petunia la notò: una brutta cicatrice che andava dal polso al palmo della mano.

Secondo me la virgola dopo "collo" non ci va ma più in generale penso scorrerebbe meglio così: Fu quando Meunier si accinse a legarsi il tovagliolo al collo che Petunia notò la brutta cicatrice che andava dal polso al palmo della mano



Seguito vostra richiesta del18 settembre scorso

Manca lo spazio tra "del" e "18"

«È normale che, a un certo punto tu abbia sentito il bisogno di ricercare le tue radici 

Toglierei la virgola

Capisco, che come amico tu possa esserti sentito tradito.

Anche qui toglierei la virgola

soffocando a fatica quello avrebbe voluto essere un grido di rabbia.

Manca un "che" tra "quello" e "avrebbe"

Alphonse che attraversava correndo la strada in un estremo e inutile tentativo di fuga. L’automobile non riuscì a evitare l’impatto, nonostante un tentativo del conducente di arrestare il mezzo.

Qui siamo proprio alla pignoleria ma lo faccio solo perché il racconto è bellissimo e merita il massimo: la parola "tentativo" si ripete due volte a breve distanza, secondo voi si può sostituire in uno dei due casi?

Mi fermo qui, non odiatemi, per favore!

A Petunia e Danilo Nucci garba questo messaggio

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
Mi ero accorto dello spazio fra del e 18. Per quanto riguarda le altre osservazioni, concordo in pieno e provvediamo a correggere. Grazie mille Paluca!!!

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Paluca I love you


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(William Lyon Phelps)

Hellionor

Hellionor
Admin
Ragazzi, davvero complimenti.
Siete riusciti a scrivere un testo a 4 mani mantenendo registro narrativo coerente e suspance per tutta la lettura.
Sarei davvero curiosa di sapere come vi siete organizzati, penso che la scrittura corale sia un ottimo modo per sbloccare la creatività in alcuni momenti e potremmo anche pensare a esercizi mirati per chi ha qualche "blocco" ( anche io e @Phoenix avevamo scritto un paio di racconti a 4 mani e poi uno con @The Raven @Phoenix e @vivonic).
Bravissimi e attendo nuove indagini Smile

A paluca66 e Danilo Nucci garba questo messaggio

Phoenix

Phoenix
Admin
Uh 😍
Ora sono in mod san valentine chef day, lo leggo piu tardi però uh 😍


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La gloria o il merito di certi uomini è scrivere bene; di altri, non scrivere affatto.

Jean de La Bruyère

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
@Hellionor, dove possiamo trovarli?
( anche io e @Phoenix avevamo scritto un paio di racconti a 4 mani e poi uno con @The Raven @Phoenix e @vivonic).

Hellionor

Hellionor
Admin
@paluca66 ha scritto:@Hellionor, dove possiamo trovarli?
( anche io e @Phoenix avevamo scritto un paio di racconti a 4 mani e poi uno con @The Raven @Phoenix e @vivonic).
 @paluca66 ne ho inserito uno nella sezione racconti. Buona lettura  afro

A Petunia e paluca66 garba questo messaggio

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Grazie Ele. L’idea partì un giorno a pranzo... Io e Danilo siamo ex colleghi e compagni “artistici” di lungo corso (abbiamo interpretato Padre Ubu e madre Ubu nel lontano 1990 o 91 (?) e diciamo che non ci siamo mai persi di vista continuando a fare esperienze teatrali soprattutto e poi anche “scrittorie” più recentemente. Poiché abitiamo lontani l’unico modo è stato quello di ideare la trama in linea di massima e poi procedere un po’ ciascuno con il racconto. Non necessariamente la parte di Petunia è mia come la parte di Leroux non è tutta scritta da Danilo. Ci siamo lasciati ispirare l’uno dall’altra.
Il che ha comportato e comporta un po’ di malintesi, fraintendimenti litigi infondati ma fastidiosi da risolvere a distanza. Abbiamo scritto un altro romanzo (quello si più lungo) che sarebbe il primo della serie Leroux  Petunia  e ne abbiamo un altro avviato che chissà se e quando finiremo.
Questo dovremmo riuscire a pubblicarlo. Abbiamo già un contratto, ma non ė detto.
Non è affattto semplice gestire le cose a distanza anche quando ci si conosce e ci si stima da anni...


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Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

A Hellionor garba questo messaggio

Hellionor

Hellionor
Admin
Devo dire che se ci sono stati litigi e questioni sono state a fin di bene perché il risultato finale è davvero notevole.
E sono davvero curiosa sul romanzo per il quale incrocio le dita Smile.

E intanto rifletto su qualche ideuzza per la scrittura corale Smile

A Petunia e Danilo Nucci garba questo messaggio

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
@Hellionor ha scritto:Devo dire che se ci sono stati litigi e questioni sono state a fin di bene perché il risultato finale è davvero notevole.
E sono davvero curiosa sul romanzo per il quale incrocio le dita Smile.

E intanto rifletto su qualche ideuzza per la scrittura corale Smile
Grazie Hellionor per l'attenzione che ci hai dedicato. Indubbiamente la reciproca conoscenza, dopo tanti anni, ci ha agevolato. Non credo proprio che sarebbe possibile questa doppia scrittura a distanza senza una buona conoscenza dell'altro. Un'altra grande difficoltà è, per così dire, la diversa tempistica dell'ispirazione. Il giusto momento per scrivere che, individualmente, è chiaro, lo è assai meno quando si tratta di conciliare due diverse situazioni. Quando uno dei due è motivato e l'altro no, conviene soprassedere. Insistere non porta che spiacevoli attriti, appunto.

A Hellionor garba questo messaggio

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