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Dix jours à Ronchecourt - 9

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1Dix jours à Ronchecourt - 9 Empty Dix jours à Ronchecourt - 9 Lun Feb 01, 2021 7:44 am

Petunia

Petunia
Padawan
Padawan
20 settembre 1954, lunedì 
Pur avendo trascorso gran parte della notte a rileggere gli appunti e a sondare ogni dettaglio, Gérard e Petunia non erano riusciti a dare un filo logico a tutti gli elementi raccolti. L’unica certezza che avevano, pur senza prove decisive era che, qualunque traccia seguissero, tutto li riportava sempre alla signora Laurent. Attraverso due strade diverse, l’una con le proprie sensazioni e con l’istinto, l’altro con il ragionamento e l’esperienza, arrivavano entrambi allo stesso punto: si doveva indagare sul passato di quella donna.

La mattina, di buon’ora, Leroux riprese la corriera per Charleville. Lo studio del notaio de La Tuile si trovava in Allée de la Citadelle, non lontano dal capolinea della corriera.
Gli aprì la porta un’anziana segretaria che lo introdusse in quei locali bui, vecchi e polverosi, precedendolo lungo un corridoio con il pavimento di legno che emetteva lugubri cigolii a ogni passo.
«Chi devo annunciare, prego?»
«Sono il commissario Leroux. Collaboro con il commissario Meunier. Vorrei fare alcune domande al notaio.».
La donna osservò con attenzione il tesserino e richiuse la porta dietro di sé. Dopo un minuto, la porta si riaprì.
«Prego commissario, si accomodi», lo invitò dall’interno una voce piatta e grigia come l’ambiente da cui proveniva.
Il notaio De La Tuile, come avrebbe presto constatato Leroux, era la persona più triste che gli fosse mai capitato di incontrare nella vita. Sepolto dietro a una pila di fascicoli, le spalle curve e lo sguardo spento aveva l’espressione di chi sta per piangere dalla disperazione.
«Cosa posso fare per lei?»
«Devo farle qualche domanda riguardo a una sua cliente che è deceduta poco tempo fa: la signora Sylvie Laurent.»
«Ah, sì… povera donna. La notizia della sua scomparsa mi ha molto rattristato.»
Leroux trattenne a stento un sorriso. Non riusciva proprio a immaginare quale avrebbe potuto essere l’espressione triste del notaio.
«Era una mia buona cliente. Sono andato alcune volte da lei.»
«Dottore, avrei necessità di sapere se la signora l’aveva chiamata per dettarle le sue ultime volontà.»
Il notaio alzò il sopracciglio destro senza scomporsi. Non gli faceva piacere parlare dei propri clienti. Leroux si accorse della riluttanza e rinforzò la richiesta:
«Stiamo conducendo una indagine molto delicata e saremmo molto grati se vorrà collaborare con la giustizia.»
«Certo, certo. Dunque, mi faccia ricordare… La prima volta che la incontrai mi consegnò un testamento piuttosto singolare. Aveva deciso di lasciare tutti i propri beni al medico che l’aveva in cura.»
«Il dottor Delacourt?»
«Non ricordo con precisione, ma può darsi che fosse lui. Quel documento è qui nel mio studio, tuttavia, non ho ancora proceduto all’apertura per la ragione che le dirò.»
«È strano, dottore. È già passato più di un mese dalla morte della signora.»
«Sì, lo so, ma pochi giorni prima di morire, la signora mi aveva scritto una lettera nella quale mi diceva di aver redatto un nuovo testamento olografo perché, dopo tanti anni, era riuscita a ritrovare un figlio di cui, per una serie di circostanze che non mi dettagliò, aveva perso ogni traccia fino dalla nascita. Nella lettera mi chiedeva di andare da lei per consegnarmi personalmente quel nuovo documento che avrebbe sostituito il precedente.»
Leroux era sbalordito. Quell’indagine era più complessa di quanto avesse pensato.
«E lei ci andò?»
«Certo. Ma, purtroppo, arrivai tardi. Quando mi recai all’Istituto la signora Laurent era già morta.»
«E il testamento?»
«Chiesi alle sorelle di controllare se fra gli effetti personali ci fosse una busta alla mia attenzione, ma la madre superiora mi confermò che non ce n’era traccia. Lei comprende ora la mia perplessità ad avviare la procedura della successione. So che il testamento in mio possesso non rappresenta le ultime volontà di quella donna. Ma non potrò procrastinare l’apertura ancora a lungo.»
«Forse non sa, dottor de La Tuile, che il primo beneficiario dei beni della signora, il dottor Delacourt, è stato assassinato qualche giorno fa.»
«Dio mio», disse il notaio, senza che la sua voce mostrasse qualche variazione di tono, «avevo letto la notizia sui giornali, ma non l’avevo ricollegata alla signora Laurent. Naturalmente, quando procederò all’apertura del testamento, rebus sic stantibus, saranno gli eredi legittimi del dottor Delacourt che godranno dei benefici del patrimonio della Laurent.»

***

Leroux entrò nel commissariato di Charleville con un guazzabuglio di idee in testa. Avevano disposto l’arresto del dottor Peyrac, ma pensava che, a meno di una confessione, non ci fossero prove sufficienti della sua colpevolezza. Con un buon avvocato il giovane medico sarebbe stato presto scarcerato. Il personaggio della signora Laurent e la sua morte continuavano a tornargli in mente. Aveva la sensazione del tutto irrazionale che la morte di quella donna fosse la chiave per la soluzione del caso. Aveva chiesto ad Alphonse di indagare sul passato di quella signora e con l’aiuto del solerte Cohen qualche informazione in più, a quel punto, doveva essere arrivata.
La prima persona che incontrò fu proprio il vecchio Cohen.
«Buongiorno, Bernard.»
«Buongiorno, commissario.»
«C’è il commissario Meunier?»
«No, mi spiace, è fuori per servizio. Rientrerà più tardi. Posso esserle utile?»
«Sai quell’indagine sulla signora Laurent... a che punto sei?»
«Ho già raccolto un po’ di informazioni. Sto ancora aspettando qualche altro elemento e credo di aver completato tutto quello che era possibile fare. Venga. Sul mio tavolo c’è il fascicolo quasi pronto. Se intanto vuole darci un’occhiata… Si sieda pure qui al mio posto e legga con calma. La lascio solo. Devo fare qualche domandina a un ladruncolo beccato con le mani nel sacco.»
Bernard… nonostante l’età è sempre una sicurezza!, pensò Leroux.
Cominciò a sfogliare quelle carte e quegli appunti, leggendo parola per parola con grande attenzione. Apprese che la Signora Sylvie Laurent era benestante di nascita, figlia di un ricco commerciante di Charleville, molto in vista e con incarichi politici di alto livello nell’amministrazione cittadina. Abitava in una lussuosa villa alla periferia della città, con tanto di servitù.
Da indiscrezioni raccolte, risultava che, poco più che diciassettenne, si era innamorata di un giovane inserviente assunto per i lavori più pesanti. Sylvie era rimasta incinta. Quando la famiglia se n’era resa conto, aveva licenziato il giovane e allontanato la ragazza per la durata della gravidanza. Una volta partorito, il neonato le era stato sottratto e affidato a un orfanotrofio. Solo allora Sylvie era potuta tornare a casa evitando alla famiglia clamore e scandalo.
La ragazza non si era più sposata, presumibilmente per lo shock subito in quella circostanza…
Mentre Leroux leggeva quelle carte fu distratto dal ticchettìo metallico della telescrivente che era accanto alla scrivania di Cohen. Si voltò istintivamente per leggere quel messaggio in arrivo, sbiancò in volto e, dopo aver strappato il foglio, se lo mise in tasca, subito prima che il collega rientrasse in ufficio.
«Tutto a posto, commissario?»
«Si, si tutto a posto, grazie. Ora devo andare.»
«Non aspetta il commissario Meunier?»
«No, ho fretta. Salutamelo. Bravo, Bernard! Hai fatto un ottimo lavoro.»
Leroux salì su quella corriera sgangherata che collegava Charleville a Rochecourt con la testa in tumulto. Pezzi confusi di un puzzle complicatissimo cominciavano a trovare la giusta collocazione, come se fossero attratti da una misteriosa forza magnetica.
Non vedeva l’ora di arrivare da Petunia. Le avrebbe raccontato tutto ciò di cui era venuto a conoscenza e lei lo avrebbe aiutato a trovare la strada più giusta da percorrere. Ne era certo.
Giunto a casa Desétoiles, salutò l’amica e sprofondò esausto su una comoda poltrona del salotto.
«Petunia, fammi un caffè molto forte, ne ho bisogno. Poi siedi qui, accanto a me. Dobbiamo parlare e sarà un discorso abbastanza lungo.»
Il tono di Leroux era così serio che Petunia non poté fare altro che restare in silenzio ad ascoltarlo.
Via via che il commissario le raccontava le sue scoperte e i suoi sospetti, sgranava gli occhi e a stento riusciva a trattenere esclamazioni di stupore. Ormai, conosceva bene Gérard e sapeva che non era il caso di interromperlo.
Alla fine, Petunia, turbata, chiese: «e ora? Che cosa pensi di fare?»
«Non so. La mia ricostruzione ha una logica, cara Petunia, ma da qui ad avere prove concrete c’è ancora molta strada da fare. E tu dovrai darmi una mano!»
«Agli ordini, Commissario!»
«Dov’è il telefono?»
«Nel corridoio, appoggiato sul secretaire.»
Leroux compose il numero: «pronto Alphonse? Sì, sono io. No, non ti ho potuto aspettare, mi dispiace. Avrei rischiato di perdere la corriera. Vediamoci domani, qui a Ronchecourt. Dopodomani devo rientrare in Bretagna... il lavoro mi aspetta. Anche Petunia tornerà a casa sua a Martignac. Sì, si faremo il viaggio insieme. Se riesci a venire qui per pranzo posso prenotare da Antoine, così ti dirò tutto quello che abbiamo scoperto e sarà una buona occasione per salutarci... Sì, perfetto. Ci vediamo domani. Ciao.»


______________________________________________________
Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
D.Buzzati 

2Dix jours à Ronchecourt - 9 Empty Re: Dix jours à Ronchecourt - 9 Lun Feb 01, 2021 10:04 pm

paluca66

paluca66
Younglings
Younglings
Ma state scherzando? Mi lasciate così, con mille (più uno!) interrogativi?
Giocate con il lettore in modo magistrale e lo tenete incollato al racconto fino alle ultime righe, posso solo dire che siete bravissimi!
Spettacolare la descrizione del Notaio...
Mi limito a segnalare qualche problemino con le virgole:
 L’unica certezza che avevano, pur senza prove decisive era che, qualunque traccia seguissero, tutto li riportava sempre alla signora Laurent.
la virgola tra "che" e "qualunque" non starebbe meglio tra "decisive" e "era" (è un mio parere, non è detto che sia più giusto, intendiamoci)
Quel documento è qui nel mio studio, tuttavia, non ho ancora proceduto all’apertura per la ragione che le dirò.
Provate a rileggere questa frase, se ne ho compreso bene il senso non ci vorrebbe la virgola dopo "tuttavia" (ma anche qui è più che altro una suggestione, potrei sbagliarmi)
Nient'altro, a parte ilo fatto che spero non ci lasciate troppo sulle spine prima di pubblicare il decimo giorno!  Dix jours à Ronchecourt - 9 417781868

A Petunia e Danilo Nucci garba questo messaggio

3Dix jours à Ronchecourt - 9 Empty Re: Dix jours à Ronchecourt - 9 Mar Feb 02, 2021 5:43 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Siamo quasi agli sgoccioli, devo dire che avete condotto veramente bene il racconto lasciando nel lettore il giusto livello di suspence. Bravi, il finale voglio leggerlo con calma. Dix jours à Ronchecourt - 9 1845807541 Dix jours à Ronchecourt - 9 1845807541

A Petunia e Danilo Nucci garba questo messaggio

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