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Dix jours à Ronchercourt - 8

Andare in basso  Messaggio [Pagina 1 di 1]

1Dix jours à Ronchercourt - 8 Empty Dix jours à Ronchercourt - 8 Dom Gen 31, 2021 8:03 am

Petunia

Petunia
Padawan
Padawan
19 settembre 1954, domenica

Petunia sentiva forte il desiderio di isolarsi. Se avesse avuto i suoi pennelli di certo si sarebbe chiusa in casa lasciando le immagini fluire, libere di imprimersi sulla tela. Di sicuro ne sarebbe venuta fuori un’opera astratta dai colori vividi e violenti, del tutto incomprensibile ai più. 
Sentiva la necessità di vedere le cose da un’altra prospettiva, distanziarsene per avere una visione d’insieme.
Decise di uscire e incamminarsi in uno dei sentieri che d’estate sono preda di turisti amanti della montagna ma che, in quella stagione, erano percorsi solo da qualche capra.
L’aria pungente del mattino le faceva lacrimare gli occhi e così procedeva lentamente dovendo fermarsi a più riprese per asciugare le lacrime e il muco che le colava dal naso paonazzo.
Doveva mettere a fuoco gli accadimenti degli ultimi giorni.
La morte di sua madre, per la quale sentiva un dolore straziante: fisico e mentale. Da una parte il rimorso di non esserle stata molto vicina; inoltre, a complicare lo stato d’animo, il sottile senso di sollievo che aveva provato nel saperla morta. Tanta insensibilità l’aveva colta di sorpresa, non avrebbe mai creduto di poter essere tanto cinica. E poi, la faccenda dell’omicidio, così misterioso, così inspiegabile.
L’immagine del cadavere le ballava davanti agli occhi, e le dava un profondo senso di inquietudine. L’eccitazione provata nel dare il proprio contributo alle indagini, sfidando le preoccupazioni del caro amico commissario. Già, Leroux... Chissà come si sarebbe arrabbiato con lei per quella fuga solitaria. Capace di mandare degli agenti a cercarla, se non si sbrigava a rientrare.
Inalò con avidità l’odore della terra umida e delle piante odorose che costeggiavano il sentiero. Un buon modo per pulire l’anima e la coscienza, affidare i sensi alla natura circostante.
Mentre affrettava i passi nella ripida discesa, un’idea le balenò in testa.
Non era molto di più di una sensazione, ma sentiva l’esigenza di parlarne subito con Gérard, sempre che non fosse ancora impegnato col commissario Meunier.
No, prima sarebbe passata dall’Istituto. Doveva proprio parlare con la giovane suora. Da sola, senza intromissioni da parte della madre superiora. Aveva già in mente una buona scusa per farla chiamare.
Davanti al portone d’ingresso l’automobile della polizia e un carro funebre la fecero trasalire. Cos’altro poteva essere capitato?
Il carro funebre da quelle parti non era certo una novità, ma la presenza in contemporanea della polizia non era certo un buon segno.
La porta era aperta e non ci fu bisogno delle solite formalità per entrare. Anche questo non era di buon auspicio. Era così immersa in queste considerazioni miste di preoccupazione e curiosità, quando riconobbe nel corridoio la sagoma familiare di Gérard. Stava parlando con un agente appostato davanti alla porta dell’ufficio della madre superiora. Teneva un tono basso, ma dal gesticolare Petunia capì che stava dicendo al poliziotto di non muoversi da lì, come se dovesse fare la guardia a un prigioniero.
Da una parte, l’idea che dentro la stanza ci potesse essere la madre superiora agli arresti, la faceva stare male. In fondo, aveva affidato a quella donna la vita e la cura di sua madre e anche se lei aveva dimostrato in più di un’occasione di avere poco a che fare con la carità cristiana, non poteva che provare un senso di amarezza. Affrettò il passo e quando fu abbastanza vicina, con una tossetta di circostanza avvertì il commissario della sua presenza.
«Gerard, cosa è successo ancora?»
Il commissario fu visibilmente contrariato di vedere Petunia ancora in quel luogo.
«Buongiorno Petunia. Si può sapere cosa ci fai qui? La tua missione è finita e non è il caso di continuare a frequentare questo luogo. È troppo pericoloso.»
Petunia, per nulla offesa dal tono brusco del suo amico, continuò a fargli domande.
«Avete arrestato la madre superiora? E poi, cosa ci fa quel carro funebre fuori dal portone? È morta una delle “mie vecchiette”? Su, dimmi, avete le prove che la madre superiora è l’assassina del dottore?»
Di fronte a quel fuoco di fila di domande sconnesse, spazientito, Leroux rispose lapidario: 
«Suor Lucie è stata trovata morta stamattina. E non credo che si tratti di morte naturale.»
Quella risposta le fece gelare il sangue nelle vene. La giovane suor Lucie, proprio colei che voleva incontrare per chiarire alcuni dubbi, era stata uccisa.
Con gli occhi pieni di lacrime e tirando vigorosamente su con il naso balbettò: «Gérard, ero venuta qui proprio per incontrarla. Avevo qualche domanda da rivolgerle perché mi era venuto un dubbio. Te ne avrei parlato, scusami, ma adesso non ha più senso.» 
Il commissario la guardò con aria interrogativa e Petunia gli fece cenno di avvicinarsi a lei e, sottovoce, gli disse:
«Credo che la suora avesse un segreto da confessare e volevo scoprire di cosa si trattasse. In realtà io un’idea me la sono già fatta, ma volevo averne la conferma prima di dirtelo.»
«Noto che eri parecchio in confidenza con lei. Come hai fatto in così poco tempo?»
«Era giovane suor Lucie, e aveva uno sguardo tanto dolce, triste. Ci siamo capite.»
Gérard si mise in ascolto con pazienza. Sapeva che Petunia gli avrebbe raccontato molto di più se l’avesse lasciata parlare liberamente piuttosto che se le avesse fatto lui domande specifiche sugli argomenti che lo interessavano.
«Penso che non fosse affatto felice di essere una suora. Soprattutto da quando ha cominciato a provare sentimenti molto umani, mi capisci Gérard…»
Gérard finse di non capire e le chiese: «scusa Petunia, di quali sentimenti stai parlando?»
«Amore, caro il mio commissario, amore! Credo che la nostra suorina fosse innamorata persa del giovane dottor Peyrac.»
«Petunia, non mi verrai a raccontare che Suor Lucie si è confessata con te!»  ridacchiò Leroux.
«Oh, no di certo! Ma è come se lo avesse fatto davvero. Mi è capitato di parlare con lei. Tra noi è scattata subito una certa simpatia. Le ho chiesto della vocazione, ma lei mi ha fatto chiaramente intendere di nutrire forti dubbi su quella scelta. Poi, l’ho vista arrossire parlando di Peyrac e poi, tutte quelle rivelazioni delle care nonnette… Le degenti con cui ho parlato sono state piuttosto esplicite nei loro racconti. Sì, Gérard, credo che fosse innamorata del giovane dottore e penso anche che fosse ricambiata.»
Gérard la guardò di sottecchi con un sorrisetto così beffardo che la fece infuriare.
«Insomma, queste cose una donna le capisce al volo!»
Leroux alzò lo sguardo al cielo A volte Petunia è proprio insopportabile.
«Piuttosto, come è morta?»
«Vieni con me, Petunia».
Il commissario la prese per un braccio, facendole segno di seguirlo. Si diressero verso la porta d’ingresso dell’Istituto, scesero i tre gradini che portavano al giardino esterno e si incamminarono a passo svelto a destra, verso l’angolo della costruzione. Prima di girare quell’angolo, Leroux si arrestò improvvisamente e si voltò verso l’amica: «sei sicura, Petunia, di voler vedere?»
«Sì! Non devi preoccuparti.»
Voltato l’angolo, la prima cosa che Petunia notò fu una macchia bianca, in terra, che contrastava con il verde dell’erba rasata del prato e il grigio del marciapiede e del muro esterno dell’edificio.
In piedi, due poliziotti in divisa e il commissario Meunier. Avvicinandosi si rese conto che quella macchia bianca era un lenzuolo con cui era stato coperto il corpo della giovane suora, i cui contorni si intuivano sotto quel lino. Alcune macchie di sangue facevano aderire in alcuni punti il tessuto al corpo, sporcando di rosso scuro quel candore immacolato.
Petunia si avvicinò a Meunier: «posso vederla?» Alphonse lanciò uno sguardo interrogativo a Gérard e, ricevutone in cambio uno rassegnato di assenso, fece un cenno ai poliziotti. I due uomini presero ciascuno un angolo del lenzuolo e scoprirono il cadavere.
Suor Lucie giaceva supina. Il volto non aveva più niente della sua fresca bellezza: appariva distorto, deformato, una specie di maschera grottesca. Le braccia erano aperte, quasi in posizione di crocifissione: il braccio sinistro terminava con una mano aperta e le dita semidistese; il destro aveva assunto una conformazione del tutto innaturale, come se fosse stato privato delle ossa e dei tendini. La tonaca nera era inzuppata, in più punti, di sangue. L’abito era parzialmente raccolto all’altezza dell’inguine; le gambe della suora erano coperte da calze di tessuto abbastanza spesso. Petunia notò che queste risultavano lacerate in più punti, rivelando la presenza di profonde escoriazioni. Lucie era scalza: le scarpe erano a pochi metri di distanza dal cadavere.
A un cenno di Leroux, i due poliziotti ricoprirono il corpo.
Petunia, a testa bassa, sussurrò: «avete un’idea di come sia accaduto?»
Indicando in alto la facciata del fabbricato, Meunier rispose: «vede quella finestra aperta al secondo piano? È precipitata da lassù.»
«Potrebbe essersi gettata volontariamente?»
«È tutto possibile, Petunia,» intervenne Gérard «per il momento ci sentiamo di escludere solo l’incidente perché nella stanza al secondo piano non ci sono indizi che la poverina stesse svolgendo qualche lavoro pericoloso, come la pulizia delle vetrate, ad esempio. Il medico legale potrà dirci qualcosa di più preciso sulla dinamica dell’accaduto, dopo l’autopsia.»
«Scusa la domanda stupida, Gérard. Ma… l’autopsia riguarderà solo le ferite esterne o anche tutti gli organi interni?»
Leroux la guardò con aria interrogativa.
 «Sì, si, certo. Tutto. È naturale.»
«Gérard tu credi in Dio?» La domanda lo colse letteralmente di sorpresa. Non aveva mai affrontato certi argomenti con Petunia. Di colpo i suoi ricordi presero vita e il pensiero volò dritto a sua figlia: non aveva mai compreso la sua scelta di prendere i voti e abbracciare la vita monastica. Certo, era una missionaria e questo, in fondo, lo rendeva orgoglioso. Quanto a sacrificare la vita per un Dio... quello no. Leroux non lo avrebbe mai compreso.
Vedendolo assorto, Petunia decise di soprassedere e non insistere oltre; forse era stata troppo invadente, ma dovette ricredersi subito perché la risposta del commissario fu altrettanto franca e lapidaria.
«No Petunia, io non sono credente. Perché questa domanda?»
«Vedi Gérard, come ti ho detto, ho avuto modo di parlare con suor Lucie e la mia impressione era che non fosse felice di aver preso i voti, ma, sono certa che avesse una fede forte e sincera.»
«Ancora non capisco dove vuoi arrivare. Cosa mi vuoi dire? E che c’entra Dio con questa faccenda?»
«Gérard, suor Lucie era innamorata e forse ha commesso qualche peccato grave, ma non si sarebbe mai tolta la vita! Di questo sono sicura. Avrebbe pagato il prezzo delle sue colpe, magari avrebbe lasciato l’ordine, ma non si sarebbe mai giocata la vita eterna macchiandosi l’anima con un suicidio!»
Petunia aveva pronunciato l’ultima frase con un’enfasi tale che il commissario si trovò suo malgrado a sorridere nonostante la tragicità della situazione.
Le certezze di Petunia erano talmente campate in aria che non avrebbero potuto costituire una buona prova neppure in un tribunale divino. Tuttavia, dovette ammettere che l’ipotesi del suicidio non lo convinceva affatto, ma, prima di esprimersi, avrebbe atteso gli esiti dell’autopsia.
Mentre un lugubre furgone portava via il corpo della povera Suor Lucie, Meunier aveva telefonato dall’istituto al dottor Polignac preavvisandolo di quel nuovo lavoro in arrivo e raccomandandogli la massima urgenza.
Anche al telefono farsi capire dal dottore era impresa titanica e il povero Meunier strillava come un ossesso, suscitando l’ilarità di Leroux che non riusciva a trattenersi dal ridere.
«Sì, Dottore, mi raccomando, faccia in fretta. È una questione delicata e urgente. Noooo, che c’entra la gente? Urgente! U-r-g-e-n-t-e! Deve dirci qualcosa stasera stessa. Nel tardo pomeriggio passiamo da lei, io e Leroux e così ci dirà a voce le sue conclusioni. Penserà poi al referto. Sì… sì… certo, grazie riferirò. A dopo.»
Meunier riattaccò con la fronte imperlata di sudore e poi si rivolse all’amico: 
«Mi ha detto di salutare il caro Leboux!» I due scoppiarono in una fragorosa risata che li riportò indietro negli anni.
***

Erano le sei del pomeriggio quando l’auto della polizia arrivò sotto lo studio del medico legale. Leroux e Meunier suonarono alla porta che si aprì con uno scatto dopo pochi secondi. Salirono in fretta le scale e si ritrovarono ben presto seduti davanti al dottore e alla sua inquietante guardia del corpo.
«Dunque, Dottore?», incalzò Leroux, «che idea si è fatto? Suicidio oppure omicidio?»
«D’accordo. Cominciamo da questo. Prima devo farvi io delle domande. Da quale altezza è precipitata?»
«Da almeno quindici metri, vero, Alphonse?» Meunier ne convenne.
«Nella stanza in cui si trovava la suora c’era qualche sedia, una panca o qualcosa che avrebbe potuto servirle per raggiungere agevolmente la finestra?»
«Sì, certamente… capisco quello che vuole dire, dottore. In effetti abbiamo trovato una sedia proprio sotto alla finestra.»
«Lo immaginavo, ma quello che mi chiedo, caro commissario Leboux, è: se ne sarà servita per buttarsi di sotto?»
Meunier intervenne: «mi sembra di capire che lei ritenga di no, dottore. Ci può spiegare perché?»
«Per alcune valide ragioni, commissario. Intanto, un ematoma che ho riscontrato alla nuca e che mi pare poco compatibile con le altre tumefazioni che ho rilevato sul volto. Suppongo che non sia quella la parte del corpo che ha subito l’impatto con il terreno. In altre parole, non mi meraviglierei se la ragazza fosse stata tramortita e poi gettata dalla finestra.»
«E poi, Dottore? Cosa c’è ancora?» chiese Leroux.
«Beh, avete visto anche voi quelle escoriazioni nella parte anteriore delle gambe, quegli strappi alle calze. A mio avviso non sono imputabili alla caduta, ma possono essere dovute a uno sfregamento sul davanzale della finestra. Chi l’ha fatta precipitare, l’ha prima appoggiata, prona e priva di sensi, sul davanzale e, poi, l’ha fatta scivolare nel vuoto. Sono sicuro che troverete tracce di pelle o di tessuto sugli spigoli di quel davanzale.» Dopo una breve pausa aggiunse:
«Ma, non è tutto…»
Gérard e Alphonse si dettero un’occhiata interrogativa:
«Cosa c’è ancora Dottore?» chiese Alphonse.
Polignac, li guardò da sopra gli occhiali con l’espressione di superiorità tipica di chi è l’unico depositario di un segreto.
 «Suor Lucie era incinta. Di circa due mesi.»
Usciti dallo studio del medico Leroux e Meunier si guardarono in faccia. Alphonse ruppe il silenzio: «che facciamo con il dottor Peyrac?»
«Abbiamo una quantità di indizi, ma nessuna prova certa. Ci sono le testimonianze sugli scontri verbali fra lui e il dottor Delacourt e sappiamo che il dottorino è molto ambizioso. Uscito di scena Delacourt, il medico avrebbe avuto la strada spianata verso la carriera.»
«Certo, questo è un buon movente.»
«Non solo Alphonse. Quando suor Lucie gli ha detto del suo stato, si sarà visto crollare il mondo addosso.»
«Sì Gérard. Forse Lucie poteva avergli detto che sarebbe stata disposta a lasciare la vita monastica per lui e per il loro figlio.»
«Per quello il dottore ha deciso di liberarsi di lei gettandola dalla finestra. Tutti avrebbero pensato che la giovane suora si era uccisa perché non avrebbe sopportato la vergogna di quella situazione. In poche parole, Alphonse, credo che tu non abbia altra scelta che arrestarlo per duplice omicidio, anzi direi triplice...»
«D’accordo, Gérard, non posso evitarlo, ma conosco da tempo il dottor Peyrac e non riesco a immaginarlo nel ruolo dell’assassino. Certo è molto ambizioso, ma da questo a uccidere a sangue freddo…»
***

Cara Petunia non so come tu possa riuscirci, ma anche stavolta hai visto giusto.»
«Su, Gérard raccontami. Come è morta suor Lucie? Non si è suicidata vero? Lo sapevo che non poteva essere possibile perché…»
Gérard cercò di interrompere quel fiume in piena con un uno sguardo di sufficienza che Petunia colse al volo. Smise di parlare di colpo e attese la risposta. Solo i piedi tradivano l’agitazione.
Quando il commissario fu sicuro di avere tutta l’attenzione, proseguì.
«Vedi Petunia, non mi riferivo affatto alla faccenda del suicidio. Mi riferisco al fatto che la nostra suorina aveva un bel segreto che entro breve tempo le sarebbe stato impossibile tenere nascosto.»
«Allora è come pensavo! Aspettava un bambino! Ecco, non immaginavo fossero arrivati a tanto.»
«Da circa due mesi.»
«Che scandalo! Ecco perché la madre superiora mi aveva raccomandato di non ascoltare certi pettegolezzi. Sarà stato sicuramente figlio del dottorino. Quell’ambizioso non solo voleva prendere il posto del vecchio dottor Delacourt, ma addirittura rubare il cuore a una creatura del Signore!»
«Calmati Petunia! In fondo, non sappiamo con certezza chi sia il padre.»
«Eh no, caro il mio amico poliziotto! La signora Margot Torrence, l’anziana vicina di camera della defunta Sylvie Laurent, è stata molto chiara quando mi ha raccontato di certe cose che ha sentito tra il dottorino e suor Lucie. Non c’è dubbio che sia lui il padre del bambino. La madre superiora lo caccerà via. Altro che prendere il posto di Delacourt! Se lo può scordare, il dottorino!»
«In questo momento il dottor Peyrac avrà altro per la testa, Petunia. Meunier lo ha già fermato con l’accusa di omicidio plurimo e avrà il suo bel da fare per convincere la giustizia di non essere lui  l’assassino di Delacourt e di suor Lucie.»
Petunia non era proprio in vena di uscire a cena quella sera e quindi chiese a Gérard di riaccompagnarla a casa. Anche Gérard aveva bisogno di riflettere in solitudine per cercare di ordinare le idee e le informazioni che aveva ottenuto, quindi accolse con sollievo la richiesta. 
Come sempre, dovette assistere alla frenetica ricerca delle chiavi del portone. Petunia frugava in ogni tasca della borsetta facendo cadere in terra parte del contenuto. Spiccioli, fazzoletti, caramelle... decisamente non era una persona molto ordinata. 
«Ma guarda cosa ho trovato! Che sciocca mi ero proprio dimenticata di dartelo.»
«Di cosa stai parlando?»
«Vedi? È il biglietto da visita del notaio de La Tuile.»
«E perché avresti dovuto darmelo? Hai forse deciso di fare testamento a mio favore?» 
«Gérard, tu non mi prendi mai sul serio. Mi ero scordata di dirti che questo biglietto l’ho trovato frugando nella stanza della defunta signora Laurent. Era nel cassetto del comodino, proprio in fondo.»
«Cara Petunia, questo mi pare davvero un indizio interessante. Hai trovato le chiavi?»
Petunia capì che Gérard aveva fretta di rimanere solo con i suoi pensieri e gli mostrò con orgoglio la chiave del portone prima di salutarlo.
Il commissario pareva assorto e continuava a osservare quel biglietto da visita. Che ci faceva nel cassetto della signora Laurent? Petunia stava già entrando nel portone, quando l’afferrò per un braccio: «hai ancora il quaderno con gli appunti che hai preso durante le visite alle degenti?»
«Certo, è di sopra nel mio appartamento. Se vuoi, vado a prenderlo.»
«Petunia, se posso, preferirei salire da te. Ho bisogno che tu mi rilegga alcuni passi di quello che hai scritto.»
Nell’appartamento regnava un ordinato disordine. Tutto pareva posto alla rinfusa, in pieno accordo con la personalità creativa della sua amica. Gérard non avrebbe mai immaginato che il resoconto di quelle giornate da investigatrice si trovasse sotto un vaso di fiori appassiti. Petunia, invece, andò a colpo sicuro, sollevò il vaso e con una risatina carica di imbarazzo, consegnò gli appunti al commissario.
Gérard guardò sconsolato quell’insieme di fogli stropicciati sui quali campeggiava un alone umido dovuto alla permanenza del vaso di fiori.
«Dai pure a me. Dimmi cosa devo rileggerti».
«Tutto, voglio che tu mi rilegga tutto dall’inizio alla fine. Forse può esserci sfuggito un dettaglio.»
«Molto bene, ma prima sarà bene preparare una bella tazza di caffellatte. Sarà una lunga nottata.»
«Cerchiamo di fare un po’ di ordine, Petunia.»
«Hai ragione, scusa, ma da quando sono arrivata a Ronchecourt non ho proprio avuto un attimo di tempo per prendermi cura della casa.»
«Ma no, cosa vuoi che me ne importi della casa! Parlavo di rimettere in ordine le idee riguardo ai casi che stiamo seguendo!»
«Che aiutante svanita ti sei trovata, caro il mio commissario!»
«Dunque, ricapitolando, dai tuoi appunti emerge chiaramente che tra il giovane dottore e il defunto Delacourt non c’erano buoni rapporti, giusto?»
«Eh già, il dottorino, fresco di laurea, non condivideva i metodi antiquati del vecchio dottore. Anche se il vecchio dottore aveva delle pazienti che si fidavano solo di lui. Come la signora Laurent, ad esempio».
«Già, e poi c’è quella faccenda della stanza chiusa. La superiora non ti ha concesso il permesso di entrare, ma tu sei riuscita a curiosarci dentro e hai notato che era completamente vuota, mancavano anche dei dipinti che mi pare fossero pregiati, a tuo dire. E poi, c’è quella storia del ricatto.»
«Non ti seguo, Gérard, quale ricatto?»
«Ma sì, rileggi bene i tuoi appunti quella madame Gerval che dice di aver sentito litigare i due medici. Il vecchio Delacourt minacciava di rivelare un segreto che riguardava il giovane Peyrac!»
«Quello è ormai chiaro! Di sicuro aveva capito che suor Lucie aveva una tresca con lui e magari essendo medico avrà dovuto visitare la giovane suora e avrà capito che era incinta.»
«Si, ma perché minacciarlo? La Gerval non è riuscita a sentire tutta la conversazione, ma sono certo che il giovane Peyrac aveva scoperto a sua volta qualcosa che il dottor Delacourt non voleva si sapesse. Forse era lui proprio lui che lo stava ricattando e Delacourt lo avrà minacciato di rivelare il suo segreto alla superiora per evitare che si scoprisse qualcosa che doveva restare nascosto.»
«Gérard, tutto questo scambio di segreti mi sta mandando in confusione... a meno che... aspetta, riprendo gli appunti. Ecco, guarda qui: la signora Gerval ha detto che li aveva sentiti litigare per via del dosaggio dei farmaci che il dottor Delacourt somministrava a quella donna!»
«Di nuovo la signora Sylvie Laurent»
«E c’è di più! Il giovane fioraio che abitualmente porta i fiori alla signorina Lily racconta di aver visto un uomo con i baffi che andava di fretta, proprio la mattina che fu ucciso Delacourt. E se l’assassino fosse proprio quell’uomo?»
«Petunia! Quando ti prende il morbo del detective, non hai freni! Perché sospetti di quell’uomo?»
«Beh, magari era andato a far visita alla Laurent. Però le suore registrano bene tutti gli ingressi, quindi sarà facile per te verificarlo.»
«Già fatto, Petunia. Anch’io ho molti sospetti su quell’uomo, ma le mie ricerche hanno dato un esito sorprendente: pare che sia stato ghigliottinato molti anni fa!»
«Dio mio, che orrore!»
«Quell’uomo aveva presentato documenti falsi. Domani mattina andrò a interrogare il notaio de La Tuile e poi mi fermerò al commissariato a riferire ad Alphonse… ma… si è fatto molto tardi adesso. Sarà meglio dormirci su.»



Ultima modifica di Petunia il Lun Feb 01, 2021 7:11 am, modificato 2 volte


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Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
D.Buzzati 

2Dix jours à Ronchercourt - 8 Empty Re: Dix jours à Ronchercourt - 8 Dom Gen 31, 2021 9:47 pm

paluca66

paluca66
Younglings
Younglings
Ci avviciniamo al gran finale e mi sbilancio affermando che sicuramente il colpevole non è il Dottor Peyrac, troppo semplice, troppo prevedibile...
Però quanto siete bravi, come scorre la lettura tenendo incollati e con il fiato sospeso: davvero i miei complimenti!
Ed ora passiamo ai piccoli refusi:
Con gli occhi pieni lacrime e tirando vigorosamente
Manca un "di " prima di lacrime
Vedendolo assorto, Petunia decise e di soprassedere e non insistere oltre;
Qui c'è una "e" di troppo prima di "di soprassedere"

Poi c'è qualcosa che non mi convince in questo dialogo: 
«Tutto, voglio che tu mi rilegga tutto dall’inizio alla fine. Forse può esserci sfuggito un dettaglio.»
«Molto bene, ma prima sarà bene preparare una bella tazza di caffellatte. Sarà una lunga nottata. Cerchiamo di fare un po’ di ordine, Petunia.»
La prima frase è di Gerard in risposta alla precedente richiesta di Petunia su quale parte degli appunti deve rileggere; la seconda frase sembrerebbe di Petunia (altrimenti quel "Molto bene" iniziale a cosa si riferirebbe?) Però la conclusione della frase non può che essere di Gerard... Insomma ho riletto più volte ma non sono riuscito a venirne a capo.

3Dix jours à Ronchercourt - 8 Empty Re: Dix jours à Ronchercourt - 8 Lun Feb 01, 2021 7:06 am

Petunia

Petunia
Padawan
Padawan
Vero Paluca! 
Grazie 🙏 Correggiamo subito!


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Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
D.Buzzati 

4Dix jours à Ronchercourt - 8 Empty Re: Dix jours à Ronchercourt - 8 Mar Feb 02, 2021 5:39 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Con la morte della suora si intensificano e accavallano le scoperte di Petunia e si rafforza l'intesa con Leroux che cerca di dipanare la matassa in suo possesso. Ottimo lavoro ragazzi.

A Danilo Nucci garba questo messaggio

5Dix jours à Ronchercourt - 8 Empty Re: Dix jours à Ronchercourt - 8 Gio Feb 11, 2021 10:44 am

Hellionor

Hellionor
Admin
Giorno 9 arrivooooo.
Ragazzi penso che abbiate fatto un lavoro eccelso, vero ci sono piccole cosucce da sistemare ma la storia è intrigante davvero, scorre che è un piacere, i personaggi sono realistici e li sento vicini, Petunia è proprio un bel soggetto.
Proseguo senza indugi.

A Danilo Nucci garba questo messaggio

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