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Messaggio Da Different Staff Dom Dic 04, 2022 3:45 pm

Qui non si narra di battaglie e sangue. Qui non ci sono uomini o paladini. Questo è solo un frammento della vita di Gunhild; l’unico che merita di essere tramandato.
Gunhild che tanta gloria ha meritato tra la sua gente com’anche l’onore, offerto dal padre Odino, di cavalcare nel cielo e decidere chi vive o chi muore in battaglia. Sotto l’egida di Freya ha rifiutato tale prestigio e, per tutti gli anni che visse, continuò a vagare per la terra con le sue sorelle e a portare, ove ci fosse bisogno, ristoro e scudo.
Venne alla luce con un velo sul viso, manifestazione del favore che gli dei ponevano su di lei. Nonostante il buon auspicio, però, la bimba non conobbe mai l’abbraccio materno perché la donna, dopo averla partorita, dapprima pronunciò oscure parole; poi, ancora insanguinata, scomparve tra i fiordi.
Per nove lunghi anni fu Gunnvor, il fratello maggiore, a occuparsi di lei. Era lui che in occasione del primo Blót della sorella, in cammino verso il grande tempio di Uppsala, le parlava solo di banchetti e danze.
Gunhild, tra le gonne delle donne, provò per la prima volta un calore che la fece ridere. La sollevavano e le indicavano le meraviglie di quel posto. Poi li vide, appesi agli alberi: gli animali agonizzanti che offrivano il loro sangue a Odino. Un’invisibile lama gelata le trapassò il cuore e le lacrime vennero giù come cascate. Il padre la strinse a sé. Le asciugò le lacrime e, con un sorriso amaro, tentò di allontanarla dalla scena.
Lei, che aveva percepito la mancanza del fratello, lo cercò tra la folla. Nel momento in cui lo scorse, vicino all’albero sacro, provò ad avvicinarsi, ma mani rudi e callose la spinsero indietro. Gunnvor indossava una lunga veste candida e non sorrideva; frattanto, un sacerdote gli stringeva una corda al collo.
La sorella urlò verso il cielo. La sua voce si spense solo quando la corda venne sollevata e il fratello salì a onorare gli dei, insieme ad altri otto uomini.
Tremava, la bimba, mentre ogni bel sogno del futuro andava in frantumi. Tetre visioni presero possesso del suo sonno e divorarono ogni cosa felice.
Fu quella notte che Freya, sotto forma di gatta, la scelse.
Si lisciò fino all’alba contro il suo corpo, non più di bambina. Le lasciava un grosso fardello, ma le prometteva grandezza.
Le razzie, pochi anni dopo, le portarono via anche il padre che, dal giorno del Blót, colmo di vergogna per come la figlia aveva oltraggiato gli dei con le sue lacrime, l’aveva allontanata dal cuore relegandola al ruolo di serva. Passò in tal maniera i suoi anni di crescita, tra visioni e solitudine.
Diventata una giovane donna solitaria, solo il sentimento per Borg la salvò dalla disperazione.
Guardava il mare in attesa delle barche. Il vento si era fatto più tagliente, ma lei sentiva un calore pervaderla da dentro all’idea di ritrovare Borg, partito mesi prima per i saccheggi al di là del mare.
Si sarebbero uniti durante il lungo inverno e lei non avrebbe sentito più freddo.
Aspettò insieme alle altre donne, erette come pire onorarie. Nel momento in cui la prima neve le ricoprì, seppero che le barche non sarebbero tornate. Il saccheggio era stato fatale e la città, indifesa, si trovava a dover affrontare l’inverno. Le donne, abituate a quelle mancanze, tornarono a radunarsi intorno al máleldr a preparare il cibo per i bambini e i vegliardi.
Gunhild non si unì a loro.
Tremava dal freddo e, nelle notti di gelo, non accendeva neanche il fuoco. Il focolare non era il suo futuro, non ancora: solo con Borg si sarebbe sentita pronta a raggiungere il posto che le spettava tra le donne: intorno al máleldr, tra le erbe, il grasso e l’orzo nelle ceste.
Attorno a quel focolare, le donne si confidavano segreti e organizzavano il lavoro come avrebbero fatto gli uomini se fossero tornati. Nessuna piangeva, nessuna si lamentava.
L’inverno fu rigido ma senza vittime. Anche Gunhild, in compagnia dei suoi terribili sogni, sopravvisse, come se una forza superiore volesse tenerla in vita. Quando i primi bucaneve comparvero sulla riva del fiume, ricordò di un antico rituale, legato a quei candidi fiori, in cui Freya le avrebbe svelato il destino del suo amore e lei sarebbe potuta tornare alla vita.
Raccolse i bucaneve ancora pregni di rugiada, come richiedeva il rito, lì chiuse in un mazzetto e poi, prima di lanciarli nel fiume, invocò la dea. Se il mazzetto fosse stato portato via dall’acqua il suo amore, Borg, sarebbe tornato; se, disgraziatamente, fosse stato spinto a riva, le speranze sarebbero state vane e l’amore perso per sempre.
Gunhild non ebbe il tempo di vedere il suo destino: un dolore al capo la costrinse a terra. La vista era appannata, ma le immagini nella sua testa si fecero più nitide. Era la prima volta che le capitava di avere le visioni da sveglia.
Sentì gracchiare e vide il corvo sul ramo. Questo era normale ma, quando un secondo corvo si posò di fianco al primo, la sua carne prese a sussultare. Huginn e Muninn, i messaggeri di Odino, la omaggiavano con quella visione. I corvi rimasero sul ramo finché il corpo della fanciulla non si quietò; poi, insieme, spiccarono il volo verso l’orizzonte.
Gunhild, febbricitante, corse verso il villaggio. Entrò nella casa lunga, si avvicinò al máleldr dove le donne cucinavano, e parlò.
«Sorelle, ho visto la sventura, sotto forma di uomini neri, calare su di noi, le colture d’orzo tingersi di sangue e le case in fiamme. Il padre celeste mi ha parlato attraverso i suoi messaggeri.»
Inga, la più anziana, smise di tagliare la carne, e con le mani ancora sporche di sangue accarezzò la fanciulla agitata. Le altre donne le si fecero intorno, ma nessun’altra la toccò. Avevano timore, perché molti dei sogni di Gunhild si erano rivelati veri. La consideravano a sua insaputa una potente Seidkona, ossia in grado di attingere al Seid, un potere così grande che perfino Odino se lo era fatto insegnare dalla dea Freia che lo padroneggiava con maestria. Un potere che portava premonizione.
Inga continuava a cullarla, mentre lacrime di terrore le bagnavano il viso. Gli uomini non erano tornati e il raccolto nei campi era scarso: quella visione era più che mai reale.
«Gunhild, dobbiamo parlare con Balder e gli altri vegliardi. Devi farti coraggio e accettare il tuo destino. Alzati, asciugati le lacrime e vieni con noi al fuoco. Prepareremo il pasto e poi parlerai.»
Ogni gesto sembrò durare un’era, ogni oggetto era pesantissimo e la sua vista non era del tutto ristabilita. Il presagio era lì e nelle orecchie sentiva ancora i corvi gracchiare.
Durante il pasto, gli uomini anziani risero delle parole di Gunhild.
«Cara fanciulla, è la mancanza di un uomo che ti fa fare certi sogni. Sei isterica, e solo una verga raddrizzerebbe la tua stortura. Nessun pericolo in vista, nessun messaggio del Padre Odino. I corvi sono solo corvi.»
«Balder, la fanciulla è una Seidkona. Anche lo Jarl Horik ne era a conoscenza e la teneva in grande considerazione. Non dobbiamo…»
«Basta così, donna!» Balder, aveva ritrovato la forza e, con un colpo, aveva rovesciato tutte le scodelle dalla tavola. «Due sono i posti che vi appartengono. Di giorno il máleldr, il fuoco dei pasti. La notte è il letto del vostro uomo. Vi abbiamo lasciato decidere durante l’inverno per necessità ma, ora che la bella stagione ritorna, tornerete anche voi al vostro dovere: cucinare e accudire i figli. Gli uomini torneranno, e da voi si aspettano solo caldi abbracci. Un messaggio è arrivato dal mare qualche giorno fa. Lo Jarl Horik e gli altri sono rimasti bloccati durante l’inverno, ma dovrebbero essere sulle nostre coste in pochi giorni.»
Le donne, cineree, trascinarono via Gunhild e tornarono al máleldr. Mentre rassettavano, le loro voci si sovrapposero l’una con l’altra. Furiose, non la smettevano di inveire contro i vegliardi. Solo Gunhild se ne stava in un angolo, muta e assente. Li sentiva ancora, Huginn e Muninn, che gracchiavano nelle sue orecchie. Il senso di paura si fece talmente intenso che cominciò a ondeggiare.
Riversa al suolo, come morta, con la bava alla bocca e gli arti rigidi, stava avendo un’altra visione. Era più chiara: vide uomini dalla foresta avventarsi sul villaggio e dare fuoco a un solo edificio. Rivide anche la gatta che, strusciandosi contro il suo corpo, la invitava a desumere l’ovvio.
«Attaccheranno il deposito di provviste. Sanno che questi sono i mesi più difficili per i villaggi. Le scorte invernali sono ormai scarse e le colture ancora nei campi.»
Le donne ascoltarono la fanciulla e poi, tornate salde, iniziarono a pensare alla difesa.
Se il loro dovere era quello di accudire, è quello che avrebbero fatto.
Per tutto il giorno i vegliardi le videro spostare i sacchi di scorte dalla dispensa e portare in giro le grosse giare colme di grasso per conservare il cibo. Non trascurarono i loro doveri e, all’ora del pasto, si misero intorno al máleldr come sempre.
Durante la notte gli invasori, che non trovarono resistenza, entrarono nel villaggio diretti verso il deposito. Dentro, però, non c’erano sacchi, ma solo un forte odore di grasso e una donna con una torcia. Gunhild e le altre spinsero le grandi porte e intrappolarono gli uomini dentro con Astel che si era proposta volontaria per il sacrificio. Ci fu una fiammata e poi le urla disperate degli uomini che bruciavano vivi. Accorse Balder con il viso terreo. La fanciulla era una Seidkona e i messaggi che riceveva erano veramente divini.
Il mattino seguente, il consiglio unito di donne e vegliardi si riunì al completo. Dovevano proteggere il villaggio o fuggire in attesa del ritorno degli uomini. Delle navi erano state avvistate all’orizzonte: entro due notti sarebbero state lì.
Gunhild tornò al fiume e attese l’arrivo dei corvi. Portò il viso a terra, per onorare meglio gli dei, e da quell’angolazione lo vide. Un raggio di luce che, flebile, dalla riva puntava all’altura. Era emanato da una gemma di un viola intenso che aveva inciso in oro il Vegvisir. Gli dei le indicavano la via.
«Dobbiamo fuggire sull’altura.»
Con la voce più ferma che mai, Gunhild teneva la pietra davanti a sé con il fascio di luce che indicava quella direzione.
«Il Vegvisir è un talismano che indica sempre la via ma, come vedi, il raggio passa per il villaggio. Non lasceremo al nemico le nostre case. Gli dei ci invitano alla battaglia, non possiamo fuggire. Dobbiamo barricarci e proteggere i più piccoli.»
Inga e le altre, attaccate al focolare domestico, non si sarebbero mosse. Immediatamente, come api, cominciarono a trasportare gli oggetti più pesanti per bloccare le vie d’accesso. Gunhild non poteva lasciare le altre da sole in quell’impresa: gli dei avrebbero capito. Depose la gemma e si unì alle altre.
Mani febbrili lavorarono tutto il giorno, come durante la preparazione dei pasti. Ognuna conosceva il suo ruolo e non ci furono inciampi. I bambini, infine, furono nascosti nella robusta casa dello Jarl, mentre ogni altra persona si mise in posizione pronta al sacrificio.
Attesero la notte intera immobili, ma non ci fu nessun attacco. Alle prime luci dell’alba, Gunhild estrasse la gemma: il fascio di luce puntava ancora verso l’altura. Guardò in quella direzione e vide due corvi sorvolare l’area.
Si voltò per annunciarlo alle altre, quando la massa nera si schiantò sulla casa dello Jarl. Una sola palla infuocata, un solo colpo.
Urla disumane si levarono verso il cielo, mentre l’eredità più preziosa del villaggio veniva cancellata per sempre.
Gli dei le avevano punite. Senza i figli da sfamare, ogni máleldr era ormai inutile.
Con l’anima in frantumi, vagarono tra gli alberi. Fu Gunhild a radunarle e portarle alla radura. Da quella posizione, le navi lontane sembravano ferme, come incantate. La gemma li aveva condotti lì dove erano più protetti, come volevano gli dei.
Gunhild, oppressa da quella tensione, decise, per la prima volta, di preparare il pasto. Accese un grande fuoco e iniziò a impastare delle focacce. Non sapeva se stesse facendo bene finché Inga non le si mise di fronte. Le afferrò le mani e le insegnò il metodo. Come risvegliate da quel profumo, le donne ricominciarono a cucinare su quel focolare improvvisato.
In silenzio, mentre piangevano per i figli.
La notte fu scaldata dal villaggio che veniva dato alle fiamme.
Assistettero alla devastazione senza versare più una lacrima. Gunhild si appartò come al solito, ma i corvi non gracchiarono e la gemma non indicò la via. Gli dei non avevano nulla da dirle, perché dentro di lei conosceva già il proprio destino: non un volere divino da seguire ciecamente, bensì una speranza umana e terrena per il futuro.
Passarono la notte a guardare le fiamme che consumavano il villaggio, mentre nei loro cuori divampava una nuova volontà.
Nell’attimo in cui il sole spuntò sul mare, il villaggio fumava ancora. Tutti i tesori e l’oro erano stati portati via: rimaneva solo carbone.
Gunhild procedeva tra i resti, quando scorse un grande piatto di legno in cui si serviva la carne. Era inutilizzabile come contenitore ma, tondo e robusto com’era, poteva essere usato come uno scudo.
La visione che ebbe in quell’istante designò la sua sorte. Afferrò il piatto scudo e invitò, chiunque lo volesse, a seguirla. Con lo scudo avrebbero protetto i più deboli e con il piatto li avrebbero sfamati affinché non si ripetesse più ciò che era successo al loro villaggio.
In molte si unirono a lei in quella missione. Combatterono al fianco degli uomini e morirono con onore, arricchendo le loro fila ovunque andassero.
Gunhild visse amori e tradimenti. Rinnegò più volte gli dei e altrettante tornò loro fedele. Visse una vita come ogni valoroso guerriero e morì quando decise lei, finalmente in pace.
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Messaggio Da Arunachala Dom Dic 04, 2022 6:50 pm

sono sincero, non mi è piaciuto molto, purtroppo.
forse perché è troppo narrato e poco vissuto. nel senso che io, lettore, ho letto una storia senza riuscire a viverla.
e la storia c'è, questo è innegabile, però non mi arriva o, comunque, non riesce a trasmettermi quello che l'aut@ vuole.
ci sono scene ben descritte e situazioni particolari, ma tutto si ferma all'immagine, manca l'emozione.
questo, ovviamente, è il mio parere e niente altro.

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Messaggio Da Petunia Lun Dic 05, 2022 7:49 am

Una pagina leggendaria che ha il sapore di una puntata di Vikings.
Suggestiva l’ambientazione, carica l’atmosfera.
Immagino tu abbia scelto la via del racconto epico e la prova mi pare ben riuscita. Il tipo di narrazione è coerente con il racconto.
Mi è piaciuto leggerlo, soprattuto in alcuni passaggi che trovo davvero ben riusciti. 
Secondo me puoi ancora lavorare su questa storia perché non tutti gli aspetti appaiono chiari. È vero che già dall’incipit dichiari che si tratta solo di un frammento della vita di Gunhild ma resta la sensazione di non avere tutti gli strumenti per apprezzare la straordinarietà delle sue gesta. In poche parole, il racconto è un po’ compresso e merita più spazio a mio avviso.
La cucina, in qualche modo, c’è ma appare un po’ soffocata.
Però, come ti ho detto, io l’ho apprezzato molto perché mi piacciono le storie un po’ fiabesche e mi è piaciuto molto Vikings da cui credo tu abbia tratto ispirazione. 
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Messaggio Da vivonic Lun Dic 05, 2022 10:59 am

Ciao, Autore. Il tuo è un racconto complesso, indubbiamente tra i più interessanti e, allo stesso tempo, tra i meno immediati dello step.
Il genere sul quale ti sei cimentato non è un genere che si presta alla letteratura di consumo, quindi allontana il lettore per definizione, se non ci si pone nel giusto modo per accoglierlo.
A me dà la stessa idea che ha avuto Pet, ovvero che non debba essere autoconclusivo: il tuo finale, d'altronde, ci suggerisce che tu stesso la pensi in questo modo. 
Io non so come andrà la tua classifica, perché poi siamo pur sempre a un concorso e avere punti fa sempre piacere; quello che so, è che sono racconti come questo ad arricchire gli step e a fornire argomenti di discussione. Potremmo passare ore intere a parlare dei tuoi personaggi e dei messaggi che proponi ai tuoi lettori, che toccano in pieno le corde della mia anima e le fanno vibrare come non mai.
Grazie davvero per quello che scrivi e per come ce lo proponi. C'è bisogno di Autori così più che di racconti così: i racconti possono avere più o meno fortuna a seconda del pubblico di riferimento e della cassa di risonanza; gli Autori che sanno parlare ai lettori come te, invece, sono la ricchezza di un posto come DT.

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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.
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Messaggio Da Danilo Nucci Mar Dic 06, 2022 11:39 am

Il genere epico, direi, completamente azzeccato e presenti con funzione ben definita, nello sviluppo del racconto, gli elementi scelti: bucaneve, corvo, gemma. Molto apprezzabile la forma che mi è parsa del tutto coerente con il genere scelto. Non ho trovato refusi.
Le citazioni e i molti nomi mi hanno costretto a interrompere spesso il ritmo della lettura per andare a documentarmi su un argomento di cui so ben poco ma, tutto sommato, ho imparato cose nuove, cosa sempre molto positiva.
Nel complesso un ottimo lavoro che è verosimilmente frutto di un’accurata ricerca. Il pregio aggiuntivo è, come già detto, di aver utilizzato molto bene i vincoli della prova che stavolta ho trovato micidiali.

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Messaggio Da FedericoChiesa Mar Dic 06, 2022 10:58 pm

Ho apprezzato come hai affrontato il genere epico.
Raccontato? Come un racconto epico che si rispetti.
Si vivono le atmosfere cupe, pesanti dei paesi del nord nei lunghi inverni.
Ho fatto fatica però a leggerlo e l'ho dovuto riprendere più volte prima di finirlo.
Forse è dovuto ai troppi nomi nordici, ma non penso sia solo quello.
Interessante.
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Messaggio Da tommybe Mer Dic 07, 2022 9:14 am

Hai un modo meraviglioso di raccontare, autore. Non mi sono staccato nemmeno per un secondo dalla tua opera ispirata da una serie televisiva, che non avevo visto e che cercherò. Ma come ha commentato qualcuno in precedenza c'è più bisogno di chi sappia raccontare che di racconti. Di racconti è pieno il mondo, molto più complicato trovare chi riesca a farteli piacere. Sei nel mio podio.
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Messaggio Da Arianna 2016 Gio Dic 08, 2022 12:16 am

Prima di iniziare i commenti ho fatto una veloce ricognizione di tutti i racconti: se non mi è sfuggito niente, questo è l’unico che sia davvero cimentato nel genere epico in prosa, quindi nota di merito. Tra l’altro, con un personaggio femminile, il che non sembra la scelta più immediata.
Questa epica al femminile mi è sembrata al servizio di una storia e di un’idea: c’è una forza delle donne che fatica a farsi ascoltare, accettare e soprattutto prendere sul serio. Un po’ come quando, a volte, una donna porta l’auto dal meccanico perché si è accorta di un problema, ma lui la liquida pensando che non sia vero, finché il problema non diventa un guaio davvero grosso.
In realtà, Gunhild non rifiuta il ruolo che le è tradizionalmente assegnato, ma in quel ruolo vuole vivere libera di essere come lei è, con capacità particolari. Questo racconto epico è un po’ anche un racconto di formazione, in cui Gunhild traccia il proprio cammino, cammino che prosegue dopo la fine del racconto.
Le parti che centrano di più il genere epico, come tono, secondo me sono le righe iniziali e le finali.
Il resto della narrazione, forse per necessità di stesura, assume più l’andamento di una biografia. Non che annoi, la si legge con interesse e piacere dall’inizio alla fine, ma il livello di tensione, che si era creato con l’incipit, cala, come se da una cima si calasse su un altipiano, per poi rialzarsi alla fine.
La scrittura è corretta (a parte un lì accentato).
Ho avuto un po’ di difficoltà a trovare, col traduttore google, la traduzione del titolo. “Af” immagino voglia dire “di”, ma “brot” non sapevo da che lingua dovevo tradurlo: danese, svedese? Google allora mi traduce “brot” come “offesa”, ma se poi provo a invertire la traduzione, “offesa” mi viene tradotto come “anfall”.
Nel complesso, un buon lavoro.
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Messaggio Da paluca66 Ven Dic 09, 2022 6:12 pm

Errori / refusi sostanzialmente inesistenti.
Ti segnalo soltanto:
Il focolare non era il suo futuro, non ancora: solo con Borg si sarebbe sentita pronta a raggiungere il posto che le spettava tra le donne: intorno al máleldr, tra le erbe, il grasso e l’orzo nelle ceste.
Proprio qui in DT mi hanno insegnato che l'inserimento due volte dei ":" nello stesso periodo è da evitare.
lì chiuse in un mazzetto
li, senza accento
perfino Odino se lo era fatto insegnare dalla dea Freia che lo padroneggiava con maestria
ti è sfuggito un Freia al posto di Freya.
Scrittura elegante e molto appropriata al tono epico del tuo racconto; pur nella difficoltà di confrontarsi con tanti nomi e concetti non sempre semplici, il lettore non ha difficoltà a seguire la trama e a farsi trasportare dal fluire degli avvenimenti.
Paletti.
Comincio con il genere in quanto mi sembra che il genere epico sia stato centrato pienamente; un po' meno centrale, forse, la cucina anche se non si può dire che non abbia una certa rilevanza nell'economia del racconto. Gli altri paletti, bucaneve, corvi, gemma, appaiono magari soltanto per poche righe ma hai avuto la capacità di dare a ciascuno di essi un ruolo essenziale e, soprattutto, di immergerli nel racconto con molta naturalezza. Un lettore esterno a DT non troverebbe nessuna forzatura nel leggere di ciascuno di essi.
Il racconto è molto lontano dal mio genere e proprio per questo assume ancora più valore il fatto che lo abbia letto con piacere e senza annoiarmi.
È la struttura, secondo me, il suo forte, una serie di avvenimenti che si concatenano con molta logica mescolando reale a mitologico, facendo convivere umani e dei come nelle migliori tradizioni epiche e regalandoci una figura di donna forse non eroica (e perché dovrebbe esserlo), ma molto forte e coerente pur nelle sue debolezze umane.
Mi è piaciuto molto questo potere femminile che, in assenza degli uomini, partiti per i saccheggi, prendono in mano le redini del villaggio, anche quando i presunti vecchi saggi tentano di relegarle al loro ruolo marginale e sottomesso.

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Messaggio Da Antonio Borghesi Lun Dic 12, 2022 12:57 pm

Una storia molto interessante e del genere epico con uno stile che si porta proprio a quei fatti. Forse un po' troppo cronaca e basta. Un po' privo di emozioni ma mi è piaciuto. Soprattutto per la storia in sè che non so se l'hai tratta da qualche antica leggenda o te la sei inventata. Per me vale (Palese scopiazzatura).
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Messaggio Da Fante Scelto Mer Dic 14, 2022 12:12 pm

Il genere epico credo richieda, perlomeno nella sua accezione classica, greca, arturiana, nordica, cinese, almeno un elemento fondante: può essere la guerra, più diffusa, oppure la "quest", la ricerca, il viaggio per compiere una missione.
Di questi elementi c'è solo qualche accenno, nel racconto, cosa che non gli permette di essere pienamente epico, secondo me. L'incipit stesso è un po' una contraddizione.
Trovo che il racconto sia più biografico, anche per l'impostazione della storia.

Sempre parlando dell'incipit, è un po' svilente che il frammento di storia (che poi è un bel pezzo di vita, non proprio un frammento) sia "l'unico che merita di essere tramandato."
Cavoli, con tutto quel che ha vissuto Gunhild anche dopo l'abbandono del villaggio, addirittura vedendosi offerta da Odino la possibilità di cavalcare nel cielo e decidere chi vive e chi muore (cito dall'incipit), non mi sembra roba da poco.

Detto questo, la storia mi è piaciuta. E' un bello spaccato di vita vichinga condito con esoterismo, magia, elementi comuni anche all'epica classica.
Di epico, però, in questa storia, trovo poco per i motivi sopra esposti.

A livello puramente estetico, mi è spiaciuto non capire chi siano i misteriosi invasori, così come la grande palla infuocata che distrugge la casa dello jarl. Una cannonata? Un colpo di catapulta? Un incantesimo?
Ecco, forse il modo di agire di questi uomini misteriosi non è molto coerente, neppure coi sogni premonitori di Gunhild.
Nella visione, gli uomini danno fuoco a un singolo edificio, il deposito delle scorte. Che non ha molto senso, specie se stai attaccando un villaggio sguarnito e le scorte sono il tuo bottino ideale da portar via.
In ogni caso, gli assalitori, quando arrivano, non sembrano intenzionati a dar fuoco al suddetto, dato che ci entrano dentro (per dare fuoco a qualcosa lo fai da fuori, specie un edificio in legno), mettendosi così in trappola da soli. Il che non è coerente con la visione.
O lo è, ma forse in un modo un po' complesso. Non so.

Anche il fatto che il villaggio si trinceri dentro le case per difenderle non è molto logico, in assenza dei guerrieri che diano battaglia all'esterno: sarebbero facili vittime di un incendio, o comunque stanabili col fuoco.
Ma anche qui i misteriosi assalitori non si vedono per tutta la notte, salvo poi dare fuoco al villaggio (credo) quando tutti se ne sono andati.

Il messaggio dello jarl Horik che arriva al villaggio, dicendo che i guerrieri sono bloccati al di là del mare ma che torneranno con la bella stagione, è reale o fittizio?
Si presume fittizio, forse un inganno degli uomini in nero, altrimenti tutto il resto della storia ha poco senso.
Il testo comunque non approfondisce.

Infine, l'ultima cosa che non mi torna molto a livello di coerenza, è che Gunhild, nel finale, scelga da sé il proprio destino con gli dei che "non hanno più nulla da dirle". Ci sta perfettamente con quanto letto finora, è una rottura netta con visioni, divinità e fato senza uscita.
Ma il fatidico incipit ci dice, per contro, che a un certo punto Odino offrirà alla donna la possibilità di cavalcare nel cielo e decidere chi vive e chi muore.
Gli dei sono volubili e capricciosi, però insomma.

Molto bene il paletto dei corvi, meno la gemma, ben poco utili i bucaneve (non sappiamo neppure il responso che danno a Gunhild).
Il che, unito al citato messaggio dello jarl, mi lascia più di un dubbio.

In definitiva, del tuo lavoro mi è piaciuto molto il contenitore (forma, descrizioni, ambientazione) e meno il contenuto, la storia in sé.
E' un buon lavoro ma soffre, a parer mio, di alcuni problemi di sostanza che, per essere risolti, richiedono un netto lavoro di ripensamento sull'intero impianto della storia.
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Messaggio Da Nellone Lun Dic 19, 2022 10:08 am

Racconto epico molto ben riuscito, sia per l’ambientazione che per il narrato; il ricorso a molti termini “tecnici”, spiegati efficacemente e in modo mai pesante, denotano una buona conoscenza della cultura celtica da parte dell’autore oppure (ancora più lodevole) un grande studio sull’argomento. La trama è molto densa, penso che una storia così possa occupare senza problemi anche il doppio dello spazio qui utilizzato, eppure tutto risulta sempre comprensibile.
Lo stile rispecchia la buona impressione del resto, seppure con qualche piccola caduta di stile nei pochi dialoghi, fin troppo realistici e pertanto poco epici. Nel complesso mi è piaciuto molto, nonostante non sia un appassionato del genere. Anche i paletti sono dosati bene e senza forzature; peccato che la cucina abbia un ruolo defilato…

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Messaggio Da Byron.RN Mar Dic 20, 2022 2:49 pm

Non sono un esperto del genere epico e stessa cosa dicasi per lo steampunk.
A sensazione però mi trovo in accordo con Arianna, o per meglio dire ho notato una differenza di linguaggio tra le prime cinque righe e il resto.
L'inizio è qualcosa di forte, di potente, di granitico, poi da "Venne alla luce" la sensazione è che qualcosa cambi.
Che poi il racconto epico c'è, si narra la storia di una eroina, di una figura leggendaria, in contatto con gli dei, però questo cambio di linguaggio, di stile, mi ha spiazzato.
Per quanto riguarda la storia ho apprezzato soprattutto le scene d'azione, stranamente dico, perché solitamente non mi fanno impazzire. 
Il resto, soprattutto l'inizio con le varie vicissitudini familiari mi ha un pò annoiato.
Interessante e originale, la scelta di optare per una protagonista femminile.
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Messaggio Da ImaGiraffe Mer Dic 21, 2022 10:45 am

Un racconto epico gestito bene anche nelle sue scarse battute. 
Gli elementi che dovevano essere inseriti ci sono chiaramente tutti. Chi più e chi meno ma in ogni caso hanno un loro senso. Quello che mi è piaciuto è che il racconto non ricorre del tutto alla "magia divina" anzi tutto quello che c'è scritto può magari essere ricondotto a qualcosa di reale.
La cucina alla prima lettura mi era sembrata marginale ma poi la seconda volta che l'ho letto la cucina diventa forse una delle più interessanti. 
il ruolo della donna (relegata in cucina) è un'estensione della cucina stessa. La cucina diventa il simbolo del ruolo che potevano avere le donne nel passato.
L'immagine del piatto che diventa scudo è veramente emblematica.
In conclusione è un racconto che fino a questo momento narra qualcosa di diverso e ci porta in un'epoca lontana.

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Messaggio Da Molli Redigano Mer Dic 21, 2022 11:44 pm

Scrittura senza sbavature, a parte un Freya che diventa Freia, più o meno nella parte centrale, peraltro già notato. 

Ritengo che lo stile utilizzato si adatti bene al genere, una sorta di detto non detto. Ciò che mi fa ancora di più pensare a qualcosa di epico è proprio Gunhild, un personaggio che ha del terreno e del divino allo stesso tempo, scoprendosi addirittura guerriera nel finale, quando sembra veramente essere padrona di un destino che fino a qual momento non aveva completamente e consapevolmente controllato.

La mia prima lettura è stata decisamente ignorante: mi sono chiesto se stessi sfogliando il catalogo dell'Ikea, con tutti quei nomi strani. Ma poi un corvo m'ha detto di ripigliarmi e leggendo con più attenzione e occhio critico ho potuto apprezzare questa storia dal sapore nordico, freddo e selvaggio (inteso come d'altri tempi). Dunque a mio parere un tentativo azzeccato di proporre la storia di un'eroina quantomeno originale, rispettando tutti i canoni classici dell'Eroe ancorché geograficamente decentrato e per questo, forse, non immediatamente riconoscibile come tale.

Non ho fatto ricerche ma vi butto un'interpretazione a caldo sul titolo: per caso "Brot" non significa "pane", ovvero quando per la prima volta Gunhild impasta le focacce, dando il via, idealmente, a una nuova fase della sua vita?

Grazie

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Messaggio Da SuperGric Mar Dic 27, 2022 7:28 am

Un bel racconto epico, carico di oscurità, freddo e mistero, che riesce a trasmettere echi di leggende nordiche, di miti e di oscurità scandinave.
I dettagli tecnici, i nomi e i luoghi denotano una grande conoscenza del mondo vichingo e contribuiscono a rendere il racconto ancora più boreale, senza appesantirlo.
L’incipit è molto epico, poi il linguaggio si ammorbidisce e il racconto fluisce bene.
Due o tre dettagli: parli di fiordi, e dunque mi immagino le montagne norvegesi a strapiombo sul mare, ma poi citi Uppsala, che è in mezzo alle pianure Svedesi, dunque c’è qualcosa di geografico che un po’ mi stride. Il termine isteria mi pare fuori posto, espressione medica molto specifica che non vedo bene in bocca all’anziano. Ho fatto un po’ fatica a capire lo snodo e le motivazioni che portano Gunhild a non seguire le indicazioni della gemma e a non rifugiarsi subito in collina, ma attendere al villaggio l’arrivo dei razziatori.
Per il resto molto piacevole, compreso il finale che rimanda ad altre storie e leggende.
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Messaggio Da Susanna Dom Gen 01, 2023 5:48 pm

L’incipit prometteva un genere epico a tutto tondo, con uno stile davvero appropriato e accattivante, poi ha virato su uno più lineare e moderno, a tratti statico e perdendo così il pathos della storia, pur con qualche ripresa dello stile iniziale in alcuni punti. Peccato, sarebbe stato sicuramente uno sforzo non indifferente portare avanti tutto il racconto così, ma la trama meritava davvero e - dato l'incipit - anche la capacità.

Da parte mia, che amo l’ambiente nordico e le leggende dei paesi del nord (anche se non mi appunto mai personaggi o trame, ma mi lascio avvolgere dalle atmosfere), la lettura è stata appagante, tanto da non andare a cercare la traduzione dei termini stranieri utilizzati, né se la collocazione geografica fosse proprio corretta. Mi sono goduta il racconto per quello che mi si voleva rappresentare, con l'insieme di misteri, momenti di dolore e di gloria, vicissitudini e aspettative per il proseguo.

Un racconto interessante e anche moderno, nonostante ambientato in un passato lontano, con la proposizione di personaggi tipici della letteratura epica al femminile che mi sono piaciuti: donne normali, che mai avrebbero scelto di loro volontà di diventare eroine, neanche quando già alla nascita se ne fossero manifestati i presupposti. Obbligate dai canoni del tempo ad accudire la famiglia, con uomini che le vogliono relegate a tali compiti, secondo loro considerate incapaci di assurgere a certi ruoli di “capo”. Viene accettato il cambio di ruolo solo in caso di bisogno, poi si torna a culle, fornelli e talami. Donne che non si arrendono davanti alle avversità, sopportando derisioni e scherni perché sicure di loro stesse, che chiudono il dolore e le frustrazioni da qualche parte per andare avanti e che se diventano eroine, esempi di forza e abnegazione e di senso del dovere, lo faranno rinunciando a tante cose, ma con la consapevolezza di poter gestire quello che il destino porta sulla loro strada.
Quindi complimenti alla Penna per aver scelto questo genere non facile e per i bei personaggi ideati
Un racconto che meriterebbe di essere ripreso e trasformato in un romanzo breve, perchè sono tante le situzioni e i personaggi che avrebbero bisogno di maggior spazio per rendere al meglio.

Buon lavoro.
Le mie note
Punteggiatura che necessità di qualche sistemazione: ti segnalo alcuni punti, ma non tutti
…della vita di Gunhild; l’unico - al posto del ; metterei una virgola oppure, per dare maggior enfasi alla frase successiva, un punto.
Oscure parole; poi, ancora -- al posto del punto e virgole meglio una virgola
le trapassò il cuore e le lacrime vennero giù come cascate --- trovo più in linea con lo stile “le lacrime sgorgarono copiose.”
lì chiuse in un mazzetto - a parte il lì, leggo meglio “li legò in un mazzetto”
Se il mazzetto fosse stato portato via, dall’acqua, il suo amore -- dopo via mi piace una virgola
la sua carne prese a sussultare --- ecco un tentativo di ritorno allo stile iniziale, ma è forse meglio “il corpo iniziò a sussultare”
Non ci furono inciampi. --- una frase troppo moderna. Opterei per “ nessun ostacolo si frappose nei loro preparativi”
Ogni altra persona si mise in posizione, pronta al sacrificio --- metterei una virgola
quando la una massa nera - meglio una, in quanto prima non hai parlato della massa
 
Una piccola digressione: hai usato il termine vegliardi, ed è corretto se si intendono anziani che ispirano rispetto e venerazione, ma qui ho trovato semplicemente persone anziane attaccate ai ruoli del passato, non dispensatori di saggezza.

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Messaggio Da Achillu Lun Gen 02, 2023 11:28 pm

Ciao Aut-

Ti segnalo che, mentre mi districavo tra le parole in corsivo cercando di indovinarne la lingua più che il significato, mi sono imbattuto in "Freia" al posto di "Freya".
Una cosa che ho notato rileggendo è "Qui non si narra di battaglie e sangue." e direi che invece se ne parla. Ma soprattutto "Questo è solo un frammento della vita di Gunhild" mentre invece il racconto parla di quella che probabilmente è metà della sua vita, se escludiamo il riassunto finale in cui viene raccontata l'altra metà. Insomma non ho trovato coerenza tra l'incipit e il racconto.
Inoltre non ho capito il significato del titolo: "Brot af" è solo nel titolo e non viene spiegato nel racconto. A digiuno di lingue nordiche, ho associato "brot" a "fratello" e "af" a "di", ma non è evidentemente la risposta esatta. C'è un riferimento a Uppsala in Svezia, ma in svedese c'è "bröt" che significa "rotto". La presenza di tanti accenti nelle parole usate mi ha fatto pensare all'islandese, in cui "brot af Gunhild" ha effettivamente senso proprio come "un frammento di Gunhild". Ho provato a tradurre le altre parole in corsivo dall'islandese ma senza successo.
Non ho capito il significato del sacrificio di Gunnvor e degli altri otto uomini.
La scena della palla infuocata secondo me è presentata male. Non ho molta esperienza con le cose epiche, ma tendenzialmente mi sarei aspettato un intervento del narratore più incisivo, come per evocare o esorcizzare la rabbia degli dei per la disobbedienza del villaggio.
Per il resto, ho come l'impressione di trovarmi di fronte a un riassunto piuttosto che a un'opera epica; il che è forse inevitabile, visto l'enorme arco temporale scelto. Se però il racconto si fosse effettivamente concentrato sul frammento anziché disattendere la promessa dell'incipit, forse l'effetto riassunto non ci sarebbe stato.
A parte il sacrificio dei nove uomini a Uppsala, la trama è molto chiara. Mi è piaciuta molto l'idea di scegliere una donna come protagonista di un racconto epico, mi ha inevitabilmente ricordato La ballata di Hua Mulan con la differenza che in questo tuo racconto le donne e Gunhild sono allo scoperto. Una potenzialità non indifferente.
La cucina è rappresentata come luogo sociale, piaciuta molto come interpretazione. Bene i corvi (mi fido del fatto che siano messaggeri di Odino) e la gemma, i bucaneve sono presenti ma lasciati in sospeso (come la storia di Borg).

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da Akimizu Mar Gen 03, 2023 11:40 am

Ciao autore, molto molto ma molto bello il tuo racconto. Di solito non amo i testi così raccontati, lo ammetto, ma hai saputo creare un'atmosfera che mi ha da subito catturato, con un bellissimo incipit tra l'altro (digressione: a me è piaciuto come hai gradualmente abbandonato lo stile epico per uno più asciutto, probabilmente tutto il racconto con lo stile delle prime righe sarebbe stato insostenibile). È vero però, come ha notato Achi, che lo disattendi, insomma, qua c'è tutta la vita di Gunhild. Non sono molto esperto di leggende nordiche, mi fermo a Vinland Saga per dire, e di autori scandinavi leggo solo thriller, quindi mi sono fidato di te, ho creduto a tutto ciò che ho letto, termini nordici inclusi. Due sono le cose, sono veri e appropriati, quindi complimenti per lo studio, oppure sono mezzo inventati o approssimativi, quindi complimenti per come li hai presentati. A rileggerci!
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Messaggio Da Midgardsormr Mar Gen 03, 2023 12:03 pm

Ciao autore.

Mi è piaciuto molto il tuo racconto, sarà che sono devoto alla dottrina Nordica, ma ho trovato il tuo scritto molto profondo.
La prima parte, mi è sembrata molto in stile Edda di Snorri Sturluson e forse, almeno per me, avrei preferito continuassi con lo stile.
Dopotutto è identitario di questo tipo di racconti.

Nel complesso, un bel lavoro del quale terrò sicuramente conto.
Grazie e a rileggerci.

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Messaggio Da Asbottino Mar Gen 03, 2023 4:07 pm

L'unico dei racconti che ho letto dove non c'è la parola "cucina". Dove la cucina non è una stanza ma un destino.
Credo che il termine che la sostituisce sia "máleldr".
"Due sono i posti che vi appartengono. Di giorno il máleldr, il fuoco dei pasti. La notte è il letto del vostro uomo."
Ne esce un racconto epico che rifiuta di essere epico, di parlare di battaglie e sangue, di uomini e paladini.
Un piatto per servire che diventa scudo, una speranza umana e terrena contro un volere divino da seguire ciecamente.
Il messaggio è chiaro, nonostante la forma (più che il genere) lo copra di parole fino a soffocarlo un po'.
Vero, è molto raccontato, ma non poteva essere altrimenti.
L'autore è coraggioso come la sua eroina. La sua opera è difficile, emoziona per la sua complessità, per il tentativo (riuscito) di andare oltre l'immediatezza di altri testi.
Complimenti.

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Messaggio Da caipiroska Mer Gen 04, 2023 12:36 am

Mi $cu$o con l'autore e con tutti, ma alcune lettere non fun+ionano più...

Luci e ombre per que$to racconto dal $apore $elvaggio e nordico.
Ci $ono alcuni particolari, già eviden+iati da altri, che non rie$cono a convincermi del tutto e che ammantano la $toria con qualco$a d'irri$olto e poco chiaro:
per me rimane un mi$tero, per e$empio, ciò che avviene nel giorno del Blòt e, in generale, co$a $ia que$to Blòt (da non confonder$i con il Brot del titolo).
E poi, $oprattutto, perchè non $eguire le indica+ioni di una manife$ta+ione divina $e ti dicono di andare in un po$to per $alvare il tuo villaggio?
Mentre le figure femminili mi hanno molto colpita con i loro $ilen+i e i loro comportamenti di tacita $olidarietà, gli an+iani $i $ono comportati come da copione, diventando il cla$$ico muro d'incompren$ione che ogni rivolu+ionario prima o poi incontra.
I dialoghi mi $ono $embrati un pò inge$$ati e poco vero$imili.
Il racconto $i pre$enta in un modo, poi evolve in un altro, mantenendo $empre un certo di$tacco tra la $toria e il lettore. Que$ta $en$a+ione arriva tramite la $celta di un certo rigore nella forma e nella $truttura del te$to che mi ha la$ciata un pò tiepida, perchè non c'è ne$$un tentativo per impre+io$ire il te$to e renderlo accattivante.
Gunhild viene travolta dagli eventi e rie$ce a ri$orgere piena di for+a e determina+ione: bello e convincente il $uo cambiamento, come profondo e $empre attuale il me$$aggio che $i na$conde dietro la $ua impre$a.
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Messaggio Da Menico Lun Gen 09, 2023 5:00 pm

L'hai detto che narravi un frammento della vita di Gunhild, e difatti questo racconto è potenzialmente atto a essere ampliato. Potrebbe diventare un romanzo o addirittura una saga. Forma scorrevole e corretta, nomi e citazioni perfettamente intonate alla tradizione nordica. Ottimo lavoro per chi ama il genere, ma anche per chi ci si avvicina per la prima volta.
Complimenti.

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Messaggio Da ImaGiraffe Gio Gen 12, 2023 9:57 pm

Ciao a tutti.
Devo confessare che durante tutta la durata dello step non ho mai letto i commenti perché avevo paura. Io ero certo di essere massacrato.
Invece grazie… soprattutto a chi ha capito il vero messaggio di questo racconto.

Voglio darvi delle spiegazioni.
Comincio col dire che la storia è intentata da me. L’ispirazione sono le figure (realmente esiste) delle fanciulle dello scudo (shield maiden) donne che combattevano a fianco degli uomini. 
L’unione tra faciulla e cucina mi è venuto per secondo e poi il resto è una serie di ricerche che ho fatto per cercare di armonizzare tutto.

Parto dal titolo. Che ho preso da un poema chiamato “ Brot af Sigurðarkviðu” che appunto significa frammento di  Sigurðarkviðu.
Da lì storia del frammento.
Ora però voglio fare il polemico. 
Come diavolo pesante di poter scrivere un racconto epico che se i poemi sono appunti lunghissimi. 
Per questo ho deciso di essere più conciso e soffermarmi su un frammento. Su un messaggio solo. 
Anche nella forma faccio lo stesso ragionamento.
Il proemio lo volevo epico e magnifico. 
Ma poi se avessi tenuto quel tenore li dopo tre righe mi avreste mandato… sappiamo tutti dove.
Quindi mi dispiace per questo genere di critiche perché nello step ci sono stati molti altri racconti con genere annacquati.

Chiarisco il Blot. Ecco il blot l’ho preso dalla serie a Vikings. Quella puntante mi scosse parecchio. 
Il blot era una festività in onore di Odino in cui si sacrificavano 9 maschi di animali e pure di uomini e il loro sangue avrebbe onorato il padre Odino.
Se lo avessi spiegato per filo e per segno avrei impiegato tantissimo tempo quindi ho solo accennato.
(Vi ricordo che Comunque è un racconto) 
Volevo utilizzare la morte del fratello come innesco per le sue visioni.

Ma sono due le cose che veramente mi fanno imbestialire.
La prima è più sottile. Le Emozioni. Ste emozioni che tornano sempre. Il distacco emotivo che molti lamentano.
Ecco è da un pochino che voglio dirla sta cosa.
Io non voglio emozionarvi in quel modo. Ci sono utenti bravissimi a emozionare con il nulla. È il loro stile e piace a molti. 
Io non voglio emozionarvi nello stesso modo. 
Questo testo non doveva commuovermi non era quello il mio intento.
Il messaggio che volevo trasmettete era un altro ma guarda caso molto lo hanno messo da parte nel giudizio perché appunto non si erano emozionati.
Questo mi dispiace.
Ringrazio pubblicamente  @Asbottino che ha menzionato il passo per me importante. 
Quel piatto scudo era tutto. Il ruolo delle donne era la vera chiave di volta del racconto.
Arrivo però al vero cruccio quello più grosso che mi spiace ma quasi mi ferisce.
La cucina o meglio il máleldr. 
Non sarà presente molto spesso come luogo fisico ma è presente in ogni frase del testo perché rappresenta il luogo a cui gli uomini vogliono relegare le donne. 
Mi stupisce chi sostiene che la cucina non fosse presente. Non poteva essere nessun’altra stanza.

Ora la smetto.
Ci sarebbero tante piccole sfumature che avete sollevato ma sinceramente sarebbe lungo e tedioso riprenderle tutte. 

Ciao a tutti e grazie per il tempo dedicato.
P.s.  @vivonic mi hai commosso.

______________________________________________________

Un caloroso benvenuto alle persone giunte fino a noi dal futuro. 

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