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Dix Jours à Ronchecourt - 7

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1Dix Jours à Ronchecourt - 7 Empty Dix Jours à Ronchecourt - 7 Ven Gen 29, 2021 5:00 pm

Petunia

Petunia
Padawan
Padawan
18 settembre 1954, sabato 
Per l’ ultimo giorno da detective, Petunia aveva rotto gli indugi e indossato uno degli abiti nuovi. Era un delizioso abitino in flanella stampata con delicati non ti scordar di me. 
Quella mattina ad attenderla non c’era la giovane suor Lucie, ma, di nuovo, l’anziana sorella Claire, che godeva della piena fiducia della superiora.
«Suor Lucie non si è sentita molto bene stanotte» la anticipò suor Claire.
Era evidente che Petunia fosse delusa.
«Così, questo è l’ultimo giorno con noi. È un peccato; le nostre ospiti si erano già affezionate alla sua presenza. Si ricordi che sta facendo un’opera di bene e il Signore gliene renderà merito.»
Petunia approfittò di quello scambio gentile, per chiedere alla suora di poter accedere alla stanza della defunta Sylvie Laurent. La sorella, che non era informata della missione investigativa di Petunia,  non ebbe niente da eccepire. 
In effetti, si trattava di una semplice stanza vuota, squallida e molto fredda. Le pareti ingiallite portavano i segni delle cornici che vi erano appese fino a qualche tempo prima. 
Per il resto le finestre erano prive di tendaggi, il letto mostrava un materasso con evidenti chiazze di urina. Apri l’armadio e fu investita da un tanfo di chiuso: era completamente vuoto. Il tavolino, molto semplice, non aveva cassetti; una sedia malconcia completava l’arredo. Aprì il comodino. Nella parte inferiore ospitava un pitale in smalto bianco bordato di blu, nella parte superiore c’era un cassetto, con ogni probabilità, altrettanto vuoto. Lo aprì comunque e fu così che trovò un biglietto da visita, quello di un certo Dottor Fernand de La Tuile, notaio in Charleville. Certa che fosse un indizio importante, lo fece rapidamente scivolare nella sua borsetta, richiuse la stanza e terminò le visite incontrando la vecchia signora Margot Torrence.
La Torrence non godeva di buona salute, ma era ancora molto lucida. Petunia la imboccò con tenerezza. In fondo, era un po’ come avere ancora sua madre vicina. La stanza si trovava vicino all’ambulatorio del dottor Peyrac e Petunia non poté fare a meno di chiederle qualche notizia su di lui.
«Sono anziana e malandata, ma non sono sorda signorina», disse Margot. Poi, chiese a Petunia di avvicinarsi al capezzale e le bisbigliò nelle orecchie: «so riconoscere certi sospiri...»
Petunia si sentì avvampare, ma la invitò a proseguire.
«Ho visto come si guardano il dottorino e la suorina… Quei due sono ammalati d’amore, mi creda!»
Petunia non rimase troppo sorpresa di questa rivelazione, ormai aveva capito che tra le mura di quel Pio Istituto, la giovane suor Lucie e il dottor Peyrac dovevano aver ceduto a qualche tentazione di troppo.
Prima di uscire, Petunia passò a salutare la madre superiora che, era fin troppo chiaro, non vedeva l’ora di liberarsi della sua presenza. Col quaderno pieno di appunti, uscì a respirare un po’ di aria fresca. Quel posto aveva troppi segreti anche per lei.

***

Gerard si ritrovò all'inizio del lungo corridoio che aveva percorso la prima volta che aveva varcato la soglia dell’Istituto e riconobbe subito la sagoma, per lui inconfondibile, di Petunia. Lei gli dava le spalle; fece per andarle incontro, quando, da una porta a metà del corridoio, vide uscire una figura nera che brandiva un lungo coltello e che, con passo felpato, si stava dirigendo con aria minacciosa verso la donna, ignara del pericolo. Leroux avrebbe voluto gridare, ma la voce non usciva; allora, tentò di correre in suo soccorso, ma le gambe erano pesanti e non riusciva a fare che piccoli passi.
Si svegliò trattenendo a stento un grido, con la fronte imperlata di sudore. Un senso di sollievo lo pervase: era solo un brutto sogno. Si era addormentato molto tardi, vinto dalla stanchezza, ma il sonno profondo in cui era caduto, gli aveva riproposto le preoccupazioni di sempre. 
Nonostante il sollievo, quel sogno lo aveva messo di malumore e la giornata era iniziata male.
Decise di andare a piedi all’Istituto sperando che l'aria frizzante del mattino riuscisse a schiarirgli le idee. Suonò il campanello e suor Claire gli aprì il portone.
«Sono il commissario Leroux, incaricato dal comando di Charleville di seguire il caso della morte del dottor Delacourt», disse Gerard con tono perentorio, «Devo parlare con il dottor Peyrac».
«Veramente, non so... Dovrei chiedere alla madre supe...»
Ma Leroux aveva già oltrepassato la soglia, attraversando a grandi passi l'atrio dell'istituto. La suora lo seguiva, cercando di fermarlo, ma era incappata nella giornata sbagliata. Per tutta risposta il commissario si voltò e le disse con un tono che non ammetteva repliche: «Mi dica subito dove posso trovare il dottor Peyrac.»
Arrivò davanti alla porta indicata con una certa riluttanza da Suor Claire. Bussò ed entrò senza aspettare conferme. All’interno oltre al medico, c’era suor Lucie che stava rimettendo a posto un volume nella libreria. Leroux notò un certo imbarazzo nella suora: era diventata tutta rossa quando lo aveva visto affacciarsi. Il dottor Peyrac stava seduto alla scrivania con una serie di fogli e documenti davanti. Si voltò verso la porta d’ingresso e gli rivolse la parola con tono freddo: «Desidera?»
Il Commissario si presentò con altrettanta freddezza, gli disse che era lì per indagare sull’omicidio e che voleva fargli qualche domanda. A quelle parole e a quel tono il medico parve ammorbidirsi:
 «Prego, si sieda. Suor Lucie, ci lasci soli. Grazie».
La giovane suora, che aveva nel frattempo riacquistato il proprio pallore naturale, uscì chiudendo la porta dietro di sé.
Leroux aveva i suoi metodi, affinati negli anni di interrogatori fatti ai più smaliziati malfattori del paese. Le sue domande apparivano inizialmente molto generiche e innocenti, cosa che infondeva una certa tranquillità all’interrogato. Quando gli sembrava che l’interlocutore fosse un po’ più rilassato, partiva la bordata. Poteva essere una domanda decisa e diretta, se si trattava di un fatto che aveva già verificato e di cui voleva solo conferma. Se, invece, il suo era solo un sospetto, usava frasi più generiche e allusive che comunque davano all’altro l’impressione che sapesse molto di più di quello che stava dicendo.
Alla fine del colloquio aveva avuto conferma degli attriti esistenti fra i due medici che operavano nell’Istituto e della feroce lite dovuta ai metodi troppo approssimativi del dottor Delacourt.
Peyrac, messo alle strette, aveva dovuto confessare che alla minaccia di denunciare l’anziano medico per il comportamento poco professionale, questi aveva risposto minacciandolo a sua volta di rendere pubblica una sua presunta relazione con suor Lucie. 
A questo proposito aveva smentito categoricamente che fra lui e la suora ci fosse qualcosa di più di una semplice amicizia e simpatia reciproca.
Alla fine di questo serrato botta e risposta, il Commissario disse: 
«Dunque, Dottor Peyrac, ogni omicidio ha bisogno di un movente, come lei certamente sa. A proposito… Sarà lei a prendere il posto del dottor Delacourt?»
«Non so», rispose il medico, «è probabile, visto che sto già esercitando in questa struttura; ma che significa?»
«Niente, dottore. Volevo farle capire che… non me ne voglia… ma nessuno più di lei avrebbe avuto ragioni più concrete di volere la morte del dottor Delacourt. L’odio reciproco, suffragato da varie testimonianze, la circostanza che lui, a ragione o torto, la ricattava e, infine, il fatto che la sua scomparsa potrebbe spianare la strada alla sua carriera.»
Il dottor Peyrac lo ascoltava straniato. Di certo non era rimasta traccia della propria abituale sicurezza.
«La prego di tenersi a disposizione, qualora ci fossero ulteriori necessità.»
Senza attendere la replica del medico, Leroux uscì dalla stanza. Fuori l’attendeva la madre superiora, con un’espressione che non prometteva niente di buono.
«Commissario, i suoi metodi sono alquanto discutibili. Le ricordo che questo è un istituto religioso nei confronti del quale la Santa Sede esige un certo riguardo. Suor Claire mi ha riferito che lei è entrato senza farsi annunciare e qui non si entra senza il mio permesso», esordì Suor Madeleine con un tono che ricordò a Leroux quello del  primo istruttore alla scuola della Gendarmeria.
«Ne deduco che anche l’assassino di Delacourt abbia dovuto chiedere il suo permesso», fu la secca replica che rese violaceo il colorito della religiosa.
«Non le consento di essere insolente! Sarò costretta a farla allontanare e insieme a lei quella ficcanaso della sua collaboratrice», rispose la suora, fra i denti, sottovoce, con un suono che parve un sibilo. Si voltò e si incamminò a passo deciso, con la chiara intenzione di tornare nel proprio ufficio per telefonare a qualcuno che avrebbe potuto risolvere quel problema, ma Leroux, la seguì e la bloccò rivolgendosi a lei con un tono pacato ma risoluto:
«Se fossi lei, non lo farei.»
La suora si voltò verso di lui. Lo sguardo dritto negli occhi.
«Sa come vanno queste cose, suor Madeleine… quando si arriva ai ferri corti poi vengono fuori tutte le cose più spiacevoli, anche se non hanno niente a che vedere con l’origine del contrasto.»
«Che vuol dire, commissario? È una minaccia la sua? Noi qui non abbiamo niente da temere». Quelle mani ossute avevano cominciato a tormentare i grani del rosario che portava al collo.
«Voglio dire semplicemente che lei potrebbe trovarsi a dover dare spiegazioni su alcuni dipinti scomparsi dalla camera della signora Laurent, oppure sulle voci maliziose su una presunta relazione fra una sorella e un giovane medico. Niente di certo, né di provato, per carità, ma sono quelle cose che non possono che fare del male alla reputazione dell’Istituto. Lei mi capisce.»
«Non creda di potermi ricattare con le sue false accuse e con i pettegolezzi.»
Leroux la guardò allontanarsi verso la sua stanza, con un passo molto meno determinato del precedente ed ebbe la piacevole sensazione che quel telefono sarebbe rimasto muto.
Suor Madeleine stava già per sparire dalla vista, quando Leroux la chiamò di nuovo. 
«Madre, prendete nota delle generalità dei visitatori e dei loro documenti?»
Suor Madeleine gli rispose con un tono assai meno altezzoso di quello d’esordio: 
«Certamente. Ogni volta facciamo firmare il registro e la prima volta annotiamo i dati di un documento d’identità.»
«Può mostrarmi il registro?»
La madre superiora entrò in uno stanzino vicino alla porta d’ingresso e ne uscì portando un grosso registro con una copertina pesante che aveva un motivo molto simile al pavimento in graniglia del corridoio.
Scorrendo le pagine più recenti, Leroux trovò quello che cercava. Alla fine di luglio c’era la prima registrazione con l’annotazione degli estremi del documento di identità del visitatore della signora Laurent.
«Devo fare una telefonata». Senza attendere risposta, entrò nell’ufficio della madre superiora e compose il numero del commissariato di Charleville.
«Buongiorno Bernard, sono Leroux. Passami Meunier. Sì, grazie. Pronto, Alphonse? Sì, sono Gerard. Puoi verificare se negli archivi c’è qualcosa su un misterioso personaggio che ha fatto visita di recente alla signora Laurent? Come? Ah, sì... si chiama Gaston Mureau, nato a Lille il 22 marzo 1915.»
«Mureau… Mureau… Il nome mi dice qualcosa. Aspetta in linea, fammi controllare»
Dopo qualche minuto d’attesa sentì di nuovo la voce di Alphonse che, con tono ironico e trattenendo a stento una risata, disse: «Caro Gerard, la cosa ha del miracoloso! Che ci faceva Gaston Mureau al Notre-Dame du Mont dopo essere stato ghigliottinato cinque anni fa per omicidio plurimo!»
***
Ogni volta che usciva da quell’Istituto sentiva la necessità di respirare a pieni polmoni. Là dentro la pulizia degli ambienti, il candore dei lini, l’ordine di ogni oggetto, non riuscivano a sovrastare quell’aria pesante di tensione e di morte che percepiva ovunque e che gli impediva perfino di concentrarsi come avrebbe voluto. La breve passeggiata per raggiungere l’abitazione lo rigenerò. Aveva pensato di fare una breve deviazione per salutare Petunia, ma pensò che la sua amica fosse stanca almeno quanto lui, dopo quell’ultima giornata che aveva trascorso là dentro. Decise di lasciarla tranquilla: l’avrebbe rivista all’indomani dopo un buon sonno ristoratore.
Così, ebbe appena il tempo di spogliarsi e crollò in un sonno profondo. Fu risvegliato nel cuore della notte dal campanello che suonava con insistenza. 
Si alzò ancora fra il sonno e, a piedi scalzi, brancolando nel buio, in un ambiente che non gli era troppo familiare, urtò violentemente un piede nella robusta zampa di legno di una poltrona. Imprecando con orribili sibili e a denti stretti, riuscì ad arrivare, stravolto, ma ormai sveglio alla porta d’ingresso. L’aprì. Era un uomo in divisa da gendarme che aveva già visto all’Istituto. «Che c’è?», farfugliò Leroux.
«Mi ha mandato a prenderla il commissario Meunier. Venga subito con me all’Istituto. C’è stato un altro decesso: suor Lucie!»



Ultima modifica di Petunia il Sab Gen 30, 2021 1:59 pm, modificato 1 volta


______________________________________________________
Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
D.Buzzati 

2Dix Jours à Ronchecourt - 7 Empty Re: Dix Jours à Ronchecourt - 7 Sab Gen 30, 2021 11:36 am

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Bellissimo questo capitolo, tutte le prove stanno venendo fuori e nostri due detective sono sempre più in gamba. Il raccolto scorre molto bene. Mi sarebbe piaciuto assistere alle domande del commissario al dottorino  riguardo ai contrasti col medico morto e la  relazione con la suora. Siete stai molto bravi. Dix Jours à Ronchecourt - 7 1845807541

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3Dix Jours à Ronchecourt - 7 Empty Re: Dix Jours à Ronchecourt - 7 Sab Gen 30, 2021 12:49 pm

paluca66

paluca66
Younglings
Younglings
Chissà perché appena finito di leggere questa giornata ho pensato al Nome della Rosa...
Scherzi a parte, colpo di scena imprevisto e per questo tutto a vostro merito.
Anch'io come Gemma avrei voluto sapere cosa si sono detti Leroux e Peyrac ma qui esce tutta l'abilità dello scrittore nel tenere sulla corda il lettore con il detto e il non detto.
E l'uomo con i baffi? Ghigliottinato? Uhmmmmm....
Bravissimi.
Comincio ad avere un sospettato ma non spoilero nulla...

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4Dix Jours à Ronchecourt - 7 Empty Re: Dix Jours à Ronchecourt - 7 Gio Feb 11, 2021 10:23 am

Hellionor

Hellionor
Admin
L'intrigo si infittisce...

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