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Dix jours à Ronchecourt - 6

Andare in basso  Messaggio [Pagina 1 di 1]

1Dix jours à Ronchecourt - 6 Empty Dix jours à Ronchecourt - 6 Mer Gen 27, 2021 2:14 pm

Petunia

Petunia
Padawan
Padawan
17 settembre 1954, venerdì 

Quando Petunia uscì di casa per recarsi all’Istituto e proseguire gli interrogatori, si rese conto che era giorno di mercato.
Inutile dire che quella mattina, suor Claire sarebbe rimasta senza assistente.
Petunia colse al volo l’occasione di curiosare tra i banchi e fare qualche acquisto. Era la prima giornata senza pioggia dopo varie giornate grigie e umide; un timido sole illuminava di allegria la piazza e gli ambulanti. Sullo sfondo,  il profilo delle dolci colline che circondavano il paese.
Le massaie indaffarate si accalcavano intorno ai banchi dei generi alimentari. L’aria era satura di profumi di formaggi di ogni varietà, vere specialità del luogo. Molto affollato anche il banco del pesce dove facevano bella mostra delle ostriche freschissime e invitanti.

Petunia si sentiva finalmente leggera e non seppe resistere alla tentazione di entrare in una piccola sartoria che si affacciava sulla piazza del mercato. Trovò due abitini già pronti che le stavano molto bene e se li fece incartare. In valigia, oltre alla biancheria, una camicia da notte e il necessaire per la toilette, aveva portato solo l’abito scuro per il funerale e l’ abito a fiori per il viaggio. Certo non si sarebbe mai aspettata che il suo più caro amico, il commissario Leroux, passasse così tanto tempo con lei e sentiva il desiderio un po’ civettuolo di cambiare di abito più spesso.
Quella mattina riuscì anche ad acquistare un blocco per disegni e una matita sanguigna. Voleva fare dei bozzetti per nuovi ritratti che l’avrebbero impegnata una volta tornata a Martignac. In quei giorni stava conoscendo molti soggetti degni di essere immortalati nei suoi dipinti “naïf”.
Passando vicino al banco dei fiori si sentì in dovere di comprare un piccolo bouquet che avrebbe portato sulla tomba della madre, oltre a qualche fiore da donare alle arzille vecchiette.
Si presentò all’Istituto che era già l’ora delle visite mediche. Avrebbe di sicuro incontrato il giovane Dottor Peyrac. Non poteva perdere quell’occasione.
Ad accoglierla non trovò suor Claire, ma un’altra sorella, suor Lucie, che era l’esatto contrario di suor Claire. Quanto quest’ultima era anziana e arcigna, tanto giovane e delicata era suor Lucie.
«Buongiorno, signorina Désétoiles; ero molto preoccupata per lei, mi avevano detto che sarebbe arrivata presto e temevo le fosse capitato qualcosa.»
Petunia rispose sorridendo: «In effetti, sorella, posso dire di essere stata vittima della vanità; lo confesso: non ho saputo resistere al delizioso mercato che c’è oggi in paese; non ricordavo che fosse così bello.» Mentre le porgeva uno dei fiori di cui aveva fatto incetta, vide un camice bianco in fondo al corridoio.

«Sorella, quello laggiù è il dottor Peyrac?»
«Si, è lui», rispose suor Lucie.
A Petunia non sfuggì un certo rossore nel viso della suora. Questa poi..., pensò fra sé e sé. Di certo avrebbe riferito questo dettaglio a Gerard. Già immaginava la faccia che avrebbe fatto: avrebbero riso insieme di quella sciocchezza.

«Suor Lucie, crede che potrei parlare un attimo con lui?»
«Non so, dovrei prima chiedere l’autorizzazione alla madre superiora. In questo è stata chiara. “La signorina può interrogare solo le degenti”» ripeté le istruzioni ricevute dalla suora.
«Posso almeno chiedere qualcosa a lei, sorella?»
«Prego, signorina, chieda pure. Se posso esserle utile…»
«Vede, alcune degenti mi hanno parlato di un uomo che veniva a far visita alla signora Laurent, un uomo con i baffi.»
«Sì, certo», rispose prontamente suor Lucie, «mi è capitato di vederlo qualche volta negli ultimi tempi, ma non so chi fosse. Era un uomo normale anche se vestito con abiti un po’ fuori misura.»

«Ma non tenete un registro dei visitatori? Potrei sapere come si chiamava?»
«Temo che anche questo dovrà chiederlo alla madre superiora. Io non sono autorizzata, mi dispiace. Non so, magari era un parente della signora o un lontano amico. Di certo, non mi sarei ricordata di lui se non fosse stato per quella tremenda cicatrice sul polso e sulla mano.»
«Una cicatrice?» Petunia era colpita da quel particolare. Anche questa era una notizia interessante da riferire a Leroux.
«Sì, faceva impressione: sembrava carne viva.» La suora si portò un fazzoletto alla bocca, come se quel ricordo le causasse la nausea.
Passarono davanti a una porta chiusa. Era quella della camera occupata qualche tempo prima dalla signora Laurent. Era chiaro che le suore non avessero ancora trovato un rimpiazzo dopo la sua morte. Petunia sapeva che la signora, molto ricca e grande appassionata di opere d’arte, aveva portato con sé alcune opere di valore e desiderava rivederle. In particolare l’aveva colpita  un dipinto di Louis Béroud dal titolo “Lo studio della pittrice” e una dolcissimo “Ritratto di giovane madre” di una pittrice italiana Carola de Agostini. La signora Laurent lo aveva fatto appendere sulla parete di fronte al proprio letto e ne era entusiasta. Ora, sarebbe voluta entrare in quella stanza, ma non se la sentì di fare ulteriori richieste alla giovane suora.

La signorina Florence Cheval apprezzò moltissimo il fiore che Petunia le porse con generosità. Era una rosa dal profumo delicato.

«Dio la benedica signorina, questo fiore mi ricorda molto il mio Gerard... Quanto era galante!»
Petunia si incupì leggermente sentendo quel nome, e senza approfondire la questione con sé stessa, rispose: «mi dispiace molto per la sua perdita, signora Cheval.»
Florence, per tutta risposta, sbottò in una risata che a Petunia sembrò del tutto fuori luogo.
«Signorina, il mio Gerard è vivo e vegeto», rispose la donna soffocando a fatica una risata «e immagino che se la stia spassando con qualche ballerina giovane e fresca. Ci sono giovani che farebbero all’amore con il diavolo purché questo si presenti con le tasche piene! E il mio Gerard non sarà pieno di energie come un tempo, ma sicuramente è pieno di soldi.»

«E dov’è adesso?»
«Chi lo sa! Si è elegantemente defilato, lasciandomi in questa prigione dorata. Non mi lamento, per carità, lui deve scucire un bel po’ di quattrini perché le suore sono molto solerti con me e non esiste desiderio che non si prodighino a esaudire.» 
«In fondo, è il dovere di un marito quello di provvedere alla consorte», disse Petunia cercando di consolarla.
«Ma quale marito!» ridacchiò la signora Cheval «Sono stata la sua segretaria e compagna di… affari per tanti anni. Lei mi capisce signorina.»
«Ah, è così?» Petunia si sentì avvampare.
«Sa, mia cara, ho tante di quelle informazioni su di lui che potrei farlo marcire in galera per il resto dei suoi giorni! Lui lo sa bene e così, mi usa la gentilezza di pagare tutti gli agi. Mi pare sia giusto, non trova? Non mi sono neppure sposata per causa sua e dire che non mancavano certo i giovanotti a ronzarmi intorno.» 
Poi, con aria maliziosa, aggiunse: «E lei? Non vedo anelli, non mi vorrà dire che non ha un marito o un fidanzato?»
Petunia si immerse nei ricordi e lo sguardo si velò di tristezza. Il cuore non era mai guarito dal dolore della morte del suo Maurice, scomparso in un incidente pochi giorni prima del loro matrimonio.
«Mi dispiace deluderla, signorina Cheval, ma gli affari di cuore non fanno proprio per me. È un argomento che è morto insieme al mio Maurice, tanto tempo fa.» 

Approfittò dell’attimo di silenzio per introdurre l’argomento che le stava più a cuore: la morte del dottor Delacourt. In particolare le interessava il rapporto con la defunta signorina Laurent, vicina di stanza della Cheval. Florence pareva un fiume in piena. 
«Quella cara Sylvie! Mi manca davvero. Andavo spesso a farle compagnia, dato che lei non aveva alcun parente in vita, o almeno così credevo.»
«Perché dice così?», si incuriosì Petunia.
«Perché, nelle ultime settimane prima di morire, aveva ricevuto un paio di volte la visita di un uomo. Un signore distinto, vestito con cura. Scarpe molto costose, italiane, direi; io mia cara, me ne intendo di queste cose. Aveva con sé una valigetta».
«Sarà stato un medico», disse con impeto Petunia, «forse aveva deciso di farsi curare da qualcun altro.»
«No. No, no! Lo escludo categoricamente! La povera Sylvie Laurent era affezionatissima al dottor Delacourt. Ho anche sospettato che tra i due ci fosse... una relazione particolare.»
Petunia non poté fare a meno di arrossire e l’arzilla vecchietta capì al volo: 

«Non che fossero amanti! Più madre e figlio, direi. E poi, quella valigetta non era da medico: era di quelle rigide che contengono la grana» e così dicendo mimò con le mani il gesto di spendere. 
«Ho provato a chiedere a Sylvie, ma lei ha cambiato subito discorso. Forse si è portata il segreto nella tomba.»
Petunia annotava tutto senza alzare la testa dal taccuino. Quella signora era una miniera di informazioni.
«Poveretta, era tanto sola. Anche se... ora ricordo! Poco tempo fa è venuto a trovarla un uomo un po’ strano, con dei grandi baffi neri.»
Petunia fece un balzo dalla sedia. Di nuovo. Era sulla pista giusta, il suo fiuto da detective non poteva mentire.
«E dunque? Non ci credo che non abbia cercato di sapere chi fosse. Io, sarei morta dalla curiosità!» La incalzò.
Florence abbassò la voce:
«Ho chiesto anche alla suorina.»
«E lei? Non ha saputo risponderle? Non hanno un registro delle visite?»
«Certo che ce l’hanno! Per questo mi ero rivolta a lei, ma suor Lucie mi confidò che la calligrafia di quel tipo era terribile! Forse, aveva qualche difficoltà a scrivere per via di una brutta cicatrice che aveva notato sul polso.»
Quella cicatrice doveva aver colpito parecchio la suorina se ne aveva parlato anche con una degente.
Prima di congedarsi, Petunia chiese ancora: 
«Florence, mi sbaglio o c’erano alcuni dipinti nella camera della signora Laurent? Che fine hanno fatto?»
«Ah, quelli? Saranno al sicuro. Ho visto che una mattina venivano a prenderli. La povera Silvye stava già molto male. Infatti, dopo pochi giorni ci ha lasciato.»

«Chi venne a prenderli?» la incalzò Petunia.
«Un’impresa di trasporti, naturalmente. I facchini erano accompagnati dalla superiora.»
«E si ricorda che impresa era?»
«Ma certo. Sì, che lo ricordo! Come potrei dimenticare quel nome... Gli addetti lo avevano stampato sulle tute. “Impresa di trasporti Labiche”. Proprio come l’autore del “Cappello di paglia di Firenze”, una delle mie opere preferite. Carina, il mio Gerard mi portava spesso a teatro... Bei tempi quelli!»


Quando uscì dalla camera della signorina Florence, Petunia fu attratta in modo irresistibile dalla porta chiusa. Doveva riuscire a entrare, prima o poi, nella camera della defunta Silvia Laurent, ma in lontananza, lo sguardo vigile della superiora che l’attendeva sulla soglia della porta dell’ufficio,  la costrinse, per il momento, a desistere da quel proposito.
Suor Madeleine tormentava con le mani il rosario che portava al collo come una collana. Petunia rallentò di proposito il passo. Quella suora non le era mai andata a genio e, di sicuro, non le avrebbe rivelato ciò di cui era venuta a conoscenza.
«Entri, la prego, signorina Désétoiles.»
«Buonasera madre.
«Mi dica, è riuscita a ottenere qualche informazione utile per le indagini?»
«Non molto, in realtà; ho solo potuto capire che il defunto dottor Delacourt non era molto benvoluto. Credo che il giovane dottor Peyrac abbia molte più estimatrici.»

La madre superiora colse la sfumatura nella risposta di Petunia e, contrariata, la redarguì: 
«Le avevo detto di non prestare credito ai pettegolezzi.»
Petunia, con l’aria da oca giuliva, le rispose che quella era una semplice constatazione dei fatti. Poi, fu lei a fare una richiesta: 

«Potrei visitare la stanza che apparteneva alla signora Sylvie Laurent? Ci terrei molto, avevo conosciuto quella donna qualche tempo fa in occasione di una delle visite a mia madre e mi ha fatto dispiacere apprendere della sua morte.»
Suor Madeleine corrugò la fronte e rispose acida.

«Non vedo proprio cosa ci possa essere di utile in una stanza vuota. Domani, lei concluderà la sua missione. Mi sono accordata così con il commissario Meunier.»
Di nuovo, Petunia ebbe la netta sensazione di essere osservata. Forse quella conversazione non era del tutto riservata come credeva. L’ufficio della suora aveva una porta laterale della quale non si era mai accorta in precedenza. Ma quella sera notò che era socchiusa. Qualcuno, forse, stava osservando le due donne di nascosto.
«Bene Madre, domani sarà l’ultimo giorno che ci vedremo, stia tranquilla», disse Petunia senza aggiungere altro. 

«Sia lodato Gesù Cristo!»
Uscì dalla stanza decisa a scoprire chi fosse la persona che la stava spiando. Si acquattò in un angolo buio del corridoio. Non dovette attendere molto. Dalla porta della camera accanto a quella della madre superiora, vide uscire una donna che camminava in punta dei piedi: era la giovane suor Lucie.
Petunia starnutì proprio nel momento meno opportuno. L’umidità di quei giorni le aveva procurato un fastidioso raffreddore. Suor Lucie si fermò all’istante, sembrava pietrificata.
«Sorella!» Petunia la chiamò sottovoce.
Imbarazzatissima, la suora le rispose con un filo di voce.
«Signorina, posso... spiegarle.»
«Suor Lucie, è meglio se ci allontaniamo da qui...»
Petunia aveva provato un’istintiva simpatia per quella ragazza pallida, timida, dallo sguardo tanto triste.
«Signorina, la prego, non riferisca a suor Madeleine di avermi vista.»
Osservata da vicino, quella suora sembrava quasi una bambina. Le venne in mente che la figlia di Leroux quando aveva preso i voti, doveva avere avuto più o meno quell’età. In un certo senso, Petunia ammirava quelle donne capaci di dedicare la vita per fare del bene agli altri rinunciando a tante gioie terrene. Anche lei non si era mai sposata e non aveva avuto figli, ma la sua era una scelta dettata da ragioni molto meno mistiche.
«Stia tranquilla, non la tradirò. Però lei deve dirmi perché ci stava spiando.»
Tremava e le parole le uscivano a singhiozzo.
«Ecco. Io volevo sapere se c’erano... novità sull’omicidio del dottore.»
Petunia tirò su col naso. Il raffreddore non le dava tregua. Non era quella la risposta che si aspettava.
Suor Lucie abbassò lo sguardo.
«Mi perdoni suor Lucie, perché tanta tristezza?»
Di nuovo quel rossore... Petunia non voleva crearle imbarazzi, ma la suora parve trovare in lei un volto amico. 

Fu allora che la giovane suora trovò il coraggio di aprirsi. 
«Vede, signorina, qui non siamo clausura e... sappiamo bene cosa c’è fuori da queste mura. E il dottor Delacourt non aveva una bella fama. Credo che la superiora abbia dovuto difenderlo più di una volta con i congiunti di qualche ricoverata.»
Petunia la guardava con dolcezza. Avrebbe quasi potuto essere la figlia che non aveva mai avuto.
«Io vorrei proprio sapere chi ha ucciso il dottor Delacourt. Non vorrei che la colpa ricadesse su qualche innocente.»
Petunia si allarmò. «Cosa intende dire, sorella? Ha forse dei sospetti su qualcuno?»
«No, no. Dio mi perdoni. Anzi mi perdoni anche lei, signorina per questo sfogo.Questa vicenda ci ha sconvolte tutte.» E si fece il segno della croce.
«Mi scusi sorella, posso farle una domanda personale? Quando ha sentito la… insomma la chiamata? È così giovane. Non ha rimpianti?»
Suor Lucie ammutolì. La signorina Désétoiles poteva avere l’età di sua madre, se fosse stata viva.
«Amo il Signore con tutto il cuore. Mi hanno insegnato ad amarlo fin da piccola. Sono cresciuta in orfanotrofio e ho trovato tanto conforto nella fede. Certo a volte mi è capitato di pensare a come avrebbe potuto essere la mia vita fuori di qui. Avere un marito, dei figli magari, ma è questa la mia famiglia. Fare del bene a tante persone sole mi dà una grande gioia.»
Le ultime parole erano state dette con la voce rotta dall’emozione e Petunia non ebbe il coraggio di chiedere altro, ma era sicura che altro ci fosse.

Quella sera, Petunia ebbe molte notizie preziose da condividere con il commissario.

***

Sebbene tutti i rischi che stava correndo non lo facessero dormire sonni tranquilli, Gerard riconobbe che Petunia stava svolgendo egregiamente il proprio compito. 
Come un torrente di montagna nel periodo del disgelo, gli descriveva le persone con cui aveva parlato, con tale dovizia di particolari che, più che descrizioni, sembravano veri e propri ritratti. Del resto, poteva aspettarsi qualcosa di meno da una pittrice? Era certo che, se avesse incontrato quelle persone, le avrebbe riconosciute pur non avendole mai viste.
Gerard fu particolarmente colpito dalla descrizione dell’uomo con i baffi. Pensò che le suore, così attente a chi entrava in quell’Istituto, dovevano aver chiesto a quell’uomo le sue generalità, i suoi documenti, almeno la prima volta che si era presentato. Era il caso di fare un tentativo per verificare.

Mentre chiacchierava a ruota libera, Petunia muoveva sia le mani che i piedi e non riusciva a stare ferma un attimo. Leroux la conosceva troppo bene e aveva intuito  che  c’era qualcosa che non andava. Sapeva che se le avesse chiesto il motivo di tanta agitazione, lei gli avrebbe risposto invariabilmente che era tutto a posto. Dopo tanti anni in polizia aveva i suoi metodi infallibili per far parlare le persone. Si alzò dalla poltrona e si infilò il cappotto.
«Grazie, Petunia, hai fatto davvero un ottimo lavoro. Adesso però si è fatto tardi.»
Il commissario si diresse verso la porta per uscire e, come aveva previsto, Petunia, gli fece cenno di restare.
«Gerard, resta ancora un po’, ti prego... devo chiederti un favore.»
«È tutta la sera che ti agiti. Dimmi, cosa ti tormenta?»
«È per la storia della stanza chiusa. La madre superiora non vuole darmi il permesso di entrarci.»
«Petunia, cosa può esserci di tanto interessante in una camera vuota?»
«Non guardarmi come se fossi pazza. Ora ti spiego perché è così importante per me. E anche per le indagini.»
Gerad si rimise a sedere, rassegnato.
«Petunia puoi preparare dell’ altro caffè?»
«Agli ordini, commissario!»
«Intanto che lo preparo, ti racconto. Qualche tempo fa mi recai all’Istituto per fare una visita alla mamma. In quel momento lei si trovava nell’ambulatorio del dottor Delacourt per un controllo e la suora mi disse di attendere.»
«Mi sembra non ci sia nulla di strano in questo, Petunia»
«Non avevo voglia di restare seduta in quella stanza e mi guardai un po’ intorno.»
«Si chiama ficcanasare, Petunia.»
«Come vuoi, comunque, passai davanti alla camera della signora Laurent. La porta era aperta e lei mi invitò a entrare.»
«Si sarà sentita sola e, vedendoti, avrà voluto scambiare qualche parola con te.»
«Elementare caro commissario! Ma quello che non sai è ciò che vidi in quella stanza.»
«Che cosa?»
«Quadri. Aveva la parete piena di dipinti. Una meraviglia!»
«Petunia, la signora Laurent era molto ricca. Le suore le avranno consentito di appendere qualche vecchia crosta portata da casa.»
Petunia sbottò: «Croste, dici? Quelli erano dipinti di gran pregio, caro commissario, altro che vecchie croste! Ho riconosciuto alcune opere di pittori piuttosto famosi. Una splendida marina di Rigolot e poi un Béroud e anche…»
«È inutile Petunia, la mia conoscenza di pittura non va molto oltre Monet. Saranno state delle riproduzioni.»
«L’ho pensato anche io Gerard, ma poi ho domandato alla signora e lei mi ha confidato che si trattava proprio degli originali. Ha voluto portarli con sé perché la facevano sentire meno sola.»
«Se le cose stanno così, quella donna ha corso un bel rischio.»
«Ma la superiora doveva sapere per forza che erano veri. Non ha aspettato neppure che il corpo di quella poveretta si freddasse per farli portare via.»
«Come portare via?»
Petunia prese il quaderno e scorse gli appunti che aveva preso.
«Ecco, proprio qui… la signora Cheval è stata chiara: “li hanno portati via i facchini dell’impresa Labiche”.
«Hai ragione Petunia, questa notizia merita di essere approfondita.»
« Gerard, ci terrei così tanto a rivederli!»
Il borbottìo del caffè interruppe quella conversazione.
Davanti alla tazzina fumante, Leroux concluse che c’era ancora molto su cui indagare. Intanto era necessario scoprire chi fosse l’uomo con la borsa che aveva fatto visita più volte alla signora Laurent prima della morte. Poi, si doveva parlare col giovane dottor Peyrac. Avrebbe chiesto l’autorizzazione a Meunier di andare lui stesso a interrogarlo: suor Madeleine non avrebbe potuto negargliela e, infine, c’era da chiarire quella faccenda dei dipinti a cui aveva accennato Petunia. 
Una volta uscito, si fermò al posto telefonico pubblico e chiamò l’amico. Lui lo rassicurò, dicendogli che aveva carta bianca su quell’indagine.



Ultima modifica di Petunia il Ven Gen 29, 2021 4:55 pm, modificato 1 volta


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Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
D.Buzzati 

2Dix jours à Ronchecourt - 6 Empty Re: Dix jours à Ronchecourt - 6 Gio Gen 28, 2021 10:25 pm

paluca66

paluca66
Younglings
Younglings
Sembra di esserci fisicamente dentro quelle stanze a parlare con le vecchiette.
Quando facevo l'educatore in oratorio portavamo i ragazzi delle medie una domenica al mese in una casa di riposo a fare compagnia agli anziani e ad animare la Messa ed era proprio così.
La convivenza forzata portava gli anziani spesso a mal sopportarsi tra loro e nello stesso tempo a sentirsi soli per cui poi si aprivano con estrema facilità e prodigalità con noi, raccontandoci di tutto e di più.
A parte la digressione, ma ci sarà del tenero alla fine tra Petunia e Gerard o mi sto facendo dei film?
Una piccola parte da censore:
vide una uscire una donna che camminava in punta dei piedi
in questa frase è scappata un "una" di troppo prima di "uscire"

A Petunia garba questo messaggio

3Dix jours à Ronchecourt - 6 Empty Re: Dix jours à Ronchecourt - 6 Ven Gen 29, 2021 8:30 am

Petunia

Petunia
Padawan
Padawan
Grazie Paluca. Sei gentilissimo davvero e ci stai aiutando molto.🙏


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Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
D.Buzzati 

4Dix jours à Ronchecourt - 6 Empty Re: Dix jours à Ronchecourt - 6 Ven Gen 29, 2021 4:18 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Molto fitte le note di petunia sul taccuino, grazie alla sua naturalezza riesce a carpire numerose notizie interessanti. Non mi convince la suorina la vede per la prima volta e le parla confidandosi come in confessionale. Il ruolo predominante del racconto è sempre quello di Petunia, spero che l'amico leroux sappia far tesoro delle notizie e progredire nelle indagini.

5Dix jours à Ronchecourt - 6 Empty Re: Dix jours à Ronchecourt - 6 Ven Gen 29, 2021 4:37 pm

Petunia

Petunia
Padawan
Padawan
Grazie Gemma. In effetti rispetto a questa versione abbiamo già modificato il paragrafo della suorina perché non convinceva neppure noi...

Quasi quasi posto la nuova versione.

Postata la versione aggiornata.


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Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
D.Buzzati 

6Dix jours à Ronchecourt - 6 Empty Re: Dix jours à Ronchecourt - 6 Sab Gen 30, 2021 12:34 pm

paluca66

paluca66
Younglings
Younglings
Ben fatto, questa versione è migliore della precedente, soprattutto molto apprezzabile il dialogo finale tra Petunia e Gerard.
Vi segnalo soltanto un svista verso la fine del primo periodo
e una dolcissimo “Ritratto di giovane madre” di una pittrice italiana Carola de Agostini.
"UN dolcissimo"
E ora corro a leggermi il settimo giorno

7Dix jours à Ronchecourt - 6 Empty Re: Dix jours à Ronchecourt - 6 Gio Feb 11, 2021 10:12 am

Hellionor

Hellionor
Admin
scorre a meraviglia, corro al giorno 7 Smile

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