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Messaggio Da Different Staff Lun Ott 03, 2022 12:02 pm

Pochi mesi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale i sindaci delle cittadine di Hendaye e Irun decisero di abbellire l’Isola dei Fagiani per celebrare la fine dei combattimenti.
Il sindaco francese di Hendaye propose di costruire un arco della Pace, una miniatura di quello parigino, mentre il sindaco di Irun, spagnolo, suggerì di prendersi nuovamente cura della vegetazione. Durante la guerra non era stata fatta manutenzione alcuna, né alcun giardiniere si era occupato di potare o verificare lo stato di salute dei pochi alberi e degli arbusti.
Il fiume Bidasoa aveva comunque apportato all’isola la necessaria acqua, così come il sole aveva fornito alle piante calore ed energia vitale, mentre gli uomini perivano sui vari fronti.
Dopo varie discussioni i due primi cittadini si accordarono per restaurare il monumento presente sull’isola e per piantare diverse specie di fiori.
La parte francese di occupò di pulire accuratamente e ridare lustro alla stele di pietra, unica costruzione presente sull’isola, eretta per ricordare la Pace dei Pirenei, che il 7 novembre 1659 definì, finalmente, il confine franco-spagnolo. Il Cardinal Mazzarino e Don Luis de Haro, che lo sottoscrissero, non si erano accorti che alcuni territori non erano stati presi in considerazione e così per duecento anni molti contadini dovettero lottare a causa di tali dimenticanze. Anche l’isola dei Fagiani non era stata presa in considerazione e dovette attendere il trattato di Bayonne del 1856 per essere affidati, a semestri alterni, alla gestione di Francia e Spagna.
Il comune di Irun invece si prese il compito di sistemare l’isola e la sua flora, ripulendo anche gli argini dai detriti che si erano accumulati.
In poco tempo l’isola si riempì di coloratissimi fiori e le persone, sia francesi che spagnole, cominciarono ad accorrere a Hendaye e ad Irun per ammirarla e osservare gli uccelli che si fermavano sull’isolotto per riposarsi, anche se qualcuno si lamentava del fatto che, nonostante il nome, non si riusciva a intravvedere alcun fagiano.
Nel giugno 1948 un fioraio di Irun, Carlos, prese la sua barca per raggiungere l’isola. Lui e Roland, fioraio di Hendaye, erano gli unici che avevano il permesso di raccogliere i fiori sull’isola e utilizzarli per farne decorare le chiese delle due cittadine e le tombe dimenticate. I due fiorai non potevano ricavarne soldi ma per questo loro servizio erano stati insigniti di una speciale medaglia da parte di entrambe le municipalità. Spesso i cittadini li aiutavano in queste loro mansioni e così tutti si sentivano connessi all’isola e anche a chi viveva sulla sponda opposta.
Arrivato sull’isola Carlos legò la barca ad un albero con una corda e si avviò, come al solito vicino alla stele di pietra ove era solito poggiare i suoi strumenti e una grande cesta.
Si fermò in silenzio perché un gabbiano si era appena posato sopra la stele. Si sa che ciò che gli uccelli depositano sui monumenti potrebbe corrodere le pietre ma Carlos non ebbe il coraggio di cacciarlo. Il gabbiano quasi accortosi dell’umano che lo osservava lo fissò negli occhi.
Il fioraio ebbe un sussulto, un brivido di paura lo attraversò. Per un attimo credette che l’uccello volesse attaccarlo e istintivamente si portò le mani sulla faccia facendo cadere il coltello che aveva ancora in mano.
Il coltello cadde di punta e si conficcò nel terreno. Il terreno tremò per qualche secondo. L’uomo fuggì verso la barca, vi salì ma non se ne andò. Dopo aver ripreso fiato e aver constatato che non c’erano più scosse tornò alla stele. Il gabbiano era rimasto al suo posto ma non fissava più Carlos che riprese il coltello. Per rialzarsi appoggiò una mano sulla parte bassa della stele che si mosse lievemente.
Guardò meglio e vide che la pietra era in effetti una lastra appoggiata sopra il monumento. Non ci aveva mai fatto caso, aveva sempre creduto che tutto il basamento fosse un masso unico.
Tolse la lastra e vide che c’era un’apertura. Carlos guardò dentro ma non riuscì a vedere molto, percepì però che si apriva un condotto che scendeva sotto il livello del fiume.
Molto strano pensò”. Non avendo una torcia decise che sarebbe tornato il giorno successivo.
Rimise a posto la pietra, prese i suoi attrezzi, raccolse dei fiori e tornò a casa.
Non disse nulla ai suoi famigliari poiché non voleva spaventarli. Poteva anche essere che avesse visto male.
Durante la notte sogno dei cunicoli che correvano sotto il fiume e collegavano le due cittadine.
Si alzò alla solita ora per non destar sospetti. Fortunatamente i turni tra i due fiorai erano settimanali e così poteva ritornare sull’isola senza problemi.
Si munì di un paio di torce e tanto coraggio. Salì sulla barca, raggiunse l’isola con il cuore sempre più accelerato, scese sull’isola, legò la barca, andò alla stele. A quel punto si accorse che aveva fatto tutto senza un piano preciso, senza pensare agli eventuali pericoli. La sua curiosità era più forte della paura a quel punto. Spostò la lastra e guardando nel foro con la torcia accesa vide una scaletta che scendeva. La percorse e si trovò in un cunicolo simile a quello che aveva sognato. Una parte del percorso andava verso Irun e l’altra verso la parte francese. Il cunicolo era stato scavato nella roccia al di sotto del letto del fiume. Il Badisoa era un fiume alluvionale ma niente vietava che sotto i sedimenti ci fosse della roccia.
Svoltò a destra e si diresse verso Hendaye. Dopo un paio di centinaio di metri arrivò in un ampio spazio, largo e lungo quasi dieci metri e alto un paio di metri. Lungo le pareti si trovavano degli scaffali e sui vari ripiani dei vasi di ceramica antica.
Alcuni contenitori erano sigillati con ceralacca, altri erano aperti.
Carlos comprese che si trattava di una grande scoperta. Chissà da quanto tempo quella specie di nascondiglio era rimasto segreto. Non riusciva ad immaginare chi l’avesse scavato nella roccia, chi lo avesse utilizzato e per quale scopo.
Il fioraio, eccitato dalla scoperta torno sui suoi passi e ripercorse il cunicolo fino alla scala ma invece di risalire all’aria aperta proseguì. Fece trecentosettantasei passi, che contò per fronteggiare un senso di ansia che stava crescendo in lui, e dovette fermarsi perché davanti al lui una grossa porta di legno chiusa con un lucchetto gigante e pieno di polvere impediva di andare oltre.
Passò la torcia dalla mano destra alla sinistra e mise la mano ora libera nella tasca dei pantaloni. Frugò un po’ ed estrasse una forcina. Il lucchetto era antico e ci sarebbe voluto poco ad aprirlo. Dopo un paio di minuti riuscì infatti ad aprire la porta che emise scricchiolii.
Entrò in un piccolo spazio di circa due metri per due, si guardò bene intorno. All’inizio non lo notò m dopo essersi seduto sul pavimento di roccia ruvida scorse sulla parete alla sua sinistra una scritta in lingua francese «Chi mi troverà dovrà salvare il re» («Celui qui me trouvera devra sauver roi»)


Zut! Accidenti!” esclamò, “Dev’essere stata scritta un bel po’ di anni fa considerando che la Francia ebbe un re fino alla Rivoluzione e un imperatore fino al 1870”. Carlos aveva imparato il francese da bambino. Un francese un po’ spagnoleggiante, con un accento che nella capitale sarebbe sembrato imbruttito ma la scritta era facile da tradurre.
Chissà di quale re si trattava…”
Perso nei suoi pensieri si appoggio alla parete che cedette sotto al peso della sua schiena.
Guardò nel buco che si era creato, lo illuminò con la torcia e rimase di sasso. Si alzò di scatto e corse verso l’uscita. Risalì la scala e si affrettò a chiudere l’apertura con la lastra. Raggiunse quasi senza fiato la sua barca e tornò a casa senza nemmeno un fiore.
Invece che aprire la porta che dava sul soggiorno scese in cantina.
Non c’erano dubbi, aveva visto bene, era proprio la sua cantina che confinava con il cunicolo.
E adesso che faccio?” Si domandò. Poteva far finta di niente oppure andare alla polizia locale. In quest’ultimo caso forse sarebbe finito nei guai e gli avrebbero proibito di tornare sull’isola, si raccogliere i fiori, di prendersi cura delle piante.
Quell’attività non era per lui solo un lavoro da volontario, era diventata una parte importante della sua vita, quasi una missione.
Si chiuse in casa per due giorni dandosi per malato e chiedendo alla vicina di portargli un po’ di pane.
Cosa contenevano i vasi che aveva trovato? A che re si riferiva la scritta? E se non fosse stato il re francese ma quello spagnolo? Perché la scritta era stata chiusa tra una parete e una porta con lucchetto? E la sua famiglia sapeva del cunicolo? L’aveva mai utilizzato?
Ricordò che suo nonno gli aveva raccontato un giorno, mentre pescavano nel fiume, che il lavoro della sua famiglia era sempre stato importante per entrambe le rive del fiume, ma lui era un bambino di dieci anni e non diede importanza a quelle frasi.
I suoi genitori si erano trasferiti a Saragozza e non poteva chiedere certe cose per telefono o per telegrafo, nemmeno per posta.
Il terzo giorno tornò in cantina e iniziò a cercare qualche indizio che potesse aiutarlo a comprendere. Le ore passavano e Carlos era man mano immerso sempre più in carte che odoravano di polvere e antichità. Con estrema caparbietà e meticolosità spostò ogni oggetto e aprì ogni cassetto, ogni anta, ogni libro. C’erano molti oggetti nella cantina e anche molti mobili accumulati di generazione in generazione fin dalla fine del diciassettesimo secolo quando i suoi antenati avevano comprato la casa e i terreni vicini.
Carlos continuò la sua ricerca per altri due pomeriggi. Quando ormai aveva quasi perso le speranze di risolvere il mistero trovò una serie di quaderni sui quali c’erano scritte date e nomi, sia francesi che spagnoli.
I nomi spagnoli si riferivano ai componenti della sua famiglia: suo nonno, il bisnonno e tutti i capi famiglia che si erano succeduti nella casa. Per ognuno di essi c’erano due date che definivano un intervallo di tempo. Per quanto riguardava i nomi francesi il cognome cambiava ma ciò che lo fece trasalire fu leggere il nome, e cognome, di Roland seguiti dalla data 1917. Roland era più anziano di lui ma perché il suo nome era su quella lista?
A quel punto decise che doveva sapere cosa era contenuto nei vasi di ceramica ma per una settimana non poteva mettere piede sull’isola.
E se avesse parlato con Roland? E se poi Roland gli avesse svelato un segreto che lui, Carlos, non voleva sentire o che lo avrebbe poi costretto a fare qualcosa contrario alla sua etica?
L’indomani pomeriggio, dopo una notte piena di sogni confusi, sovrani d’altri tempi e labirinti, si recò da Roland.
Non conosceva l’indirizzo esatto ma prima di diventare fioraio al posto di suo nonno era stato con lui da Roland. Una volta sbarcato sulla riva opposta riconobbe la fontana, la trattoria dove Roland aveva offerto il pranzo e poi la casa senza balconi e infine il portone arancione della casa di Roland.
Bussò e pochi istanti dopo si palesò Roland che lo abbracciò come fossero vecchi amici.
Vieni Carlos, entra. Mi fa molto piacere vederti.”
Come aveva fatto Roland a riconoscerlo? Erano passati tanti anni e sull’isola non si erano mai incontrati.
Carlos se venuto qui credo tu abbia scoperto i cunicoli.”
Allora sa tutto” pensò Carlos che guardava l’altro fioraio con incredulità ma anche con la speranza di poter finalmente svelare il mistero.
Come hai fatto a scoprire che la lastra si può spostare? Cosa hai visto nei cunicoli?” Roland iniziò a porre un’infinità di domande a Carlos che a un certo punto lo interruppe e sussurrò “Un cunicolo confina con la mia cantina e in essa ho trovato un quaderno nel quale c’erano date e nomi e il tuo nome”.
Carlos non domando nulla con la voce ma il suo volto esprimeva tutto ciò che non aveva ancora il coraggio di esplicitare a parole.
Sono contento!”, esclamò Roland. “Il quaderno era sparito da anni. Tuo nonno non si ricordava più dove lo aveva messo e dopo la paralisi diceva di non averlo mai visto. Ormai ero certo che fosse andato perso. Ora dovrai metterci il tuo nome, dopo quello di tuo nonno.”
Perché?” biascicò Carlos.
Perché da sempre la tua famiglia, io e molti dei miei concittadini nei secoli hanno una missione molto particolare e molto importante.”
Carlos si alzò di scatto dalla sedia. Non voleva essere investito di alcunché. Lui era un uomo semplice, mancavo solo di venire coinvolto con re, spie, governi,…
Carlos non devi aver paura, la tua missione tu la stai compiendo in modo esemplare da tempo, da quando hai preso il posto di tuo nonno. La nostra missione speciale è quella di curare l’Isola dei Fagiani, la sua vegetazione, gli animali che vi si posano, ripulire i suoi argini in modo che l’acqua del fiume non sommerga l’isola e le cittadine che vi si affacciano.”
E’ questa la missione? E nei vasi cosa c’è?”
Spero tu non li abbia aperti.”
Volevo farlo ma poi mi sono fermato, non volevo rovinarne il contenuto.”
E hai fatto bene Carlos perché i vasi contengono semi, in modo da poter mantenere florida la vegetazione dell’isola”.
Carlos si sedette nuovamente. Roland gli passò un bicchiere con del liquore che lo spagnolo trangugiò in un solo fiato.
Ma se la missione è custodire e gestire l’isola perché la scritta su uno dei muri della stanza confinante con la mia cantina dice, in francese «Chi mi troverà dovrà salvare il re». A che re si riferisce?”
Non ricordo di nessuna scritta, né di nessun re che abbia a che fare con la nostra missione”, ammise Roland. “Però i cunicoli sono stati scavati secoli fa e probabilmente sono stati usati da spie o contrabbandieri. Vieni sull’isola insieme a me domani e fammi vedere la scritta.”
Carlos si irrigidì nuovamente: “Non possiamo stare insieme sull’isola, non è consentito. Se vedessero due barche saprebbero che stiamo trasgredendo e potrebbero esserci conseguenze per entrambi.”
Allora rimani a casa mia a dormire stasera e domani andremo insieme con la mia barca. Potrai stenderti sul fondo in modo che nessuno ti veda. Ti darò anche uno dei miei mantelli se ti può tranquillizzare.”
A Carlos tutto ciò non sembrava una buona idea, si stava mettendo nelle mani del francese, del quale non conosceva poi così tanto. Aveva però bisogno di conoscere, di sapere tutta la storia, la sua storia, quella della sua famiglia. Magari aveva ragione Roland e la scritta apparteneva ad altri uomini, ad altri tempi, ad altre missioni, ma se non fosse stato così?
Dopo la cena a base di minestra di fagioli Roland sistemò sul pavimento delle coperte in modo che Carlos potesse riposare più comodamente.
Alle sei del mattino Roland svegliò Carlos, bevvero un infuso, mangiarono del pane raffermo ed uscirono dopo che Carlos aveva indossato uno dei mantelli di Roland e anche uno dei suoi berretti. Roland disse a Carlos dov’era la sua barca. Gli disse di andare per primo e di sistemarsi sul fondo.
Dopo una decina di minuti Roland raggiunse Carlos e iniziò a remare. Una volta attraccati sull’isola Roland scese e fissò la barca, si portò verso la stele ed entrò nel cunicolo. Grazie alla fitta vegetazione la stele non si vedeva dalle rive, così Carlos poté raggiungerla senza destare sospetti.
Entrati nel cunicolo Carlos accompagnò Roland alla scritta. Il francese si inginocchiò, illuminò la scritta con la torcia e la osservo a lungo.
Carlos non capiva perché dovesse impiegarci così tanto tempo, la scritta era evidente.
Ad un tratto Roland esclamò soddisfatto “Non è «roi» è «roitelet», la «piccolina», il nomignolo che era stato dato all’isola durante il primo trattato di Bayonne.”
Quindi nessun re da salvare?”, chiese Carlos molto contento.
No, Carlos, nessun re da salvare. Continuiamo a compiere bene la nostra missione, in modo che il fiume scorra sereno, la vegetazione dell’isola rimanga rigogliosa. Proteggeremo così anche la pace tra le rive opposte.”

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Messaggio Da Petunia Mar Ott 04, 2022 3:20 pm

ciao autor@


Racconto lieve lieve. Non riesco a inquadrarlo perfettamente. Una fiaba storica, direi.
Pensando agli anni ‘40 non mi sarebbe mai venuta in mente una situazione tanto leggera. Ma la scrittura compie magie e così leggendo sono entrata in una specie di atmosfera fatata. Mancava di vedere svolazzare Trilly qua e là. Ma forse c’ė anche lei a guardare bene…
Detto questo, la lettura è stata piacevole. Non sono balzata dal divano, te lo dico, ma hai saputo tenere sveglia la mia attenzione fino a cercare di capire cosa contenessero i vasi. La scritta proprio non mi ha fatto fare una piega… questa missione di salvare il re bah… non mi è sembrata così potente tanto datogli ere il sonno al fioraio curioso.
Complimenti per la bella fantasia. Ti segnalo un po’ di cosette da rivedere:

Il Cardinal Mazzarino e Don Luis de Haro, che lo sottoscrissero, non si erano accorti che alcuni territori non erano stati presi in considerazione e così per duecento anni molti contadini dovettero lottare a causa di tali dimenticanze.
Attenzione alla consecutio. 

La parte francese di occupò 
(refuso)

Tolse la lastra e vide che c’era un’apertura. Carlos guardò dentro ma non riuscì a vedere molto, 
Tolse la lastra e si accorse che c’era un’apertura 

la notte sogno
sognò

torno sui suoi passi 
tornò

francese «Chi mi troverà dovrà salvare il re» («Celui qui me trouvera devra sauver roi»
Anteporrei la scritta in francese 

Carlos aveva imparato il francese da bambino. Un francese un po’ spagnoleggiante, con un accento che nella capitale sarebbe sembrato imbruttito ma la scritta era facile da tradurre. 
Non mi piace questo intervento del narratore onnisciente

E se avesse parlato con Roland? E se poi Roland gli avesse svelato un segreto che lui, Carlos, non voleva sentire o che lo avrebbe poi costretto a fare qualcosa contrario alla sua etica?
L’indomani pomeriggio, dopo una notte piena di sogni confusi, sovrani d’altri tempi e labirinti, si recò da Roland.
Non conosceva l’indirizzo esatto ma prima di diventare fioraio al posto di suo nonno era stato con lui da Roland. Una volta sbarcato sulla riva opposta riconobbe la fontana, la trattoria dove Roland aveva offerto il pranzo e poi la casa senza balconi e infine il portone arancione della casa di Roland
cercherei qualche pronome… tutti questi Roland appesantiscono parecchio 

Carlos non domando nulla c
domandò

.

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Messaggio Da SCM Mar Ott 04, 2022 6:17 pm

Ciao autore/autrice,
Buona la suspance, mi ha tenuto attenta e desiderosa di leggere fino alla fine.
Qualche refuso da sistemare.
Mi è sembrato di cogliere un Carlos bisognoso di avere uno scopo per andare avanti dopo gli orrori della Guerra.
Mi è piaciuta l'etica ecologica presente nel racconto.

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Messaggio Da M. Mark o'Knee Mar Ott 04, 2022 7:04 pm

Un racconto naïf, quasi fiabesco in certi passaggi, la cui lettura però, purtroppo, è ostacolata dalle numerose imprecisioni che costellano il testo.
Tralasciando la quantità di d eufoniche in eccesso (si usa solo in caso di incontro di vocali uguali), ne elenco qui di seguito alcuni.
- "dovette attendere [singolare]... per essere affidati [plurale]";
- "utilizzarli per farne decorare": "farne" è di troppo;
- "legò la barca ad un albero con una corda": "con una corda" è superfluo;
- "Il gabbiano quasi accortosi dell’umano": non "quasi", se n'è accorto proprio;
- "Il coltello cadde di punta e si conficcò nel terreno. Il terreno tremò per qualche secondo": a quanto pare c'è un breve terremoto, ma, detto così, sembra causato dal coltello;
- "percepì però che si apriva un condotto...": come lo "percepì"?
- “Molto strano pensò”: "pensò" va fuori dalle virgolette;
- "poiché non voleva spaventarli" + "per non destar sospetti": la situazione non sembra poi così estrema...;
- "sogno dei cunicoli" + "torno sui suoi passi": manca l'accento a entrambi i verbi;
- "notò m dopo" + "si raccogliere": refusi (ma - di);
- "animali che vi si posano": "uccelli che vi si posano";
- "uscirono dopo che Carlos aveva": non "aveva", ma "ebbe". Più altri errori di consecutio sparsi qua e là.
E anche un certo numero di ripetizioni, specialmente del nome dei due fiorai.
L'idea di fondo non è male, con quell'accento importante sul mantenimento della pace appena riconquistata, ma manca un guizzo nella storia che possa coinvolgere pienamente il lettore.
È tutto un po' troppo raccontato.
Forse, una costruzione in prima persona (magari proprio dal punto di vista di Carlos, che sembra convinto di svolgere un lavoro, non certo una "missione") avrebbe dato maggior pathos e spessore alla storia.
M.
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Messaggio Da Arianna 2016 Mer Ott 05, 2022 7:00 pm

Un racconto che sta tra lo storico e il fiabesco, non perché ci siano elementi magici, ma per l’atmosfera della narrazione.
La lettura è scorrevole e nel complesso piacevole; ci sono però diversi elementi che sistemerei.
La prima parte è molto enciclopedica; secondo me andrebbe ridotta o comunque sfrondata di tanti particolari accessori ai fini della trama.
 
Non so se le cose raccontate abbiano un fondo di verità storica, ma mi ha lasciato perplessa che, dopo essersi dati tanto da fare per dare nuova vita alla flora dell’isola, si decida poi che i fiori debbano essere colti per decorare chiese e tombe, cosa che si potrebbe fare con fiori coltivati a questo scopo. Nei parchi pubblici, di solito le aiuole sono protette. Capisco che questa motivazione abbia un valore simbolico, ma ai fini narrativi mi suscita perplessità.
 
Mi suona strano che Carlos sia così terrorizzato da un gabbiano, a meno che non abbia una specifica fobia per gli uccelli, ma non è questo il motivo – credo – per cui l’autore introduce questo particolare. Stessa funzione ha la scossa di terremoto, così come il sogno di Carlos. Si tratta, mi sembra, dell’allusione a elementi surreal/fiabeschi.
 
Mancano diverse virgole.
 
Ci sono tanti passati remoti senza accento (sogno/sognò, appoggio/appoggiò, domando/domandò, osservo/ osservò).
 
Sotto al peso= sotto il peso
 
mancavo solo= gli mancava solo

La scrittura andrebbe un po’ alleggerita e anche sfrondata di particolari accessori inutili (“a base di minestra di fagioli”, “bevvero un infuso, mangiarono del pane raffermo”).
 
In conclusione, il racconto ha un bel messaggio e la sensazione che lascia è piacevole, ma andrebbe sistemato nella forma e definito come identità.
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Messaggio Da paluca66 Gio Ott 06, 2022 10:15 pm

Errori / refusi: ce ne sono, purtroppo, davvero troppi.
Cerco di sintetizzare:
- nella prima frase già c'è una ripetizione della parola "fine"
- La parte francese di occupò
- per essere affidati a semestri alterni
- a Hendaye e ad Irun
- che, nonostante il nome, non si riusciva (preferirei "riuscisse")
- e così tutti si sentivano connessi all'isola (bruttino quel "connessi" tanto più che siamo negli anni '40)
- si avviò, come al solito, vicino alla stele di pietra ove era solito
- Durante la notte sogno
- Raggiunse l'isola con il cuore sempre più accelerato (?), scese sull'isola
- Una parte del cunicolo andava verso Irun e l'altra verso la parte francese
- Il Badisoa era un fiume alluvionale
- perché davanti al lui
- All'inizio non lo notò m dopo essersi seduto
- si appoggio alla parete che cedette sotto al peso
- gli avrebbero proibito di tornare sull'isola, si raccogliere i fiori, 
- Carlos se venuto qui
- Carlos non domando nulla
- illuminò la scritta con la torcia e la osservo a lungo
Paletti:
ci sono tutti e sono ben inseriti nella storia.
Per quanto riguarda l'italiano, al di là dei troppi errori, c'è qualcosa da sistemare anche a livello di punteggiatura e di tempi verbali.
La storia mi è apparsa piuttosto ingenua ma questo lo considero un pregio e non un difetto; mi spiego: è una bellissima favola che racconterei a dei bambini delle scuole elementari (c'è anche una bella e importante morale ecologica, tanto attuale!) e la carica di ingenuità ne è parte fondamentale.
Piuttosto ho fatto fatica a capire perché hai voluto inserire una componente di (quasi) mistero con il gabbiano e il presunto terremoto a meno che l'intenzione non fosse quella di accentuare l'aspetto fiabesco/fantastico.
Lo spunto e l'idea mi sono piaciuti molto, potresti riprendere in mano il racconto e lavorarci per trarne qualcosa di veramente bello (rifletti sulla possibilità di farne una bella fiaba da raccontare nelle scuole elementari).

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Messaggio Da Antonio Borghesi Ven Ott 07, 2022 5:26 pm

Sei riuscito (autore) a non permettermi di leggere la tua storia come avrei voluto. Ho inciampato in tantissimi errori e verbi mal coniugati che sono arrivato alla fine solo per dovere e anche spinto dalla curiosità di come andassi a concludere. Ti do il beneficio del dubbio sulla fretta di consegnare ma non riesco a giudicare valido il tuo racconto. Peccato.
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Messaggio Da Fante Scelto Lun Ott 10, 2022 3:16 pm

Non sono un fan delle storie fiabesche, mi danno sempre l'impressione di leggere qualcosa di edulcorato senza una reale ragione.
In questa, in particolare, si sente un po' troppo il carico di oppressione, di solennità, per un tema di fondo che non ha poi molto di solenne o altisonante. In quest'ottica, la rivelazione stessa di chi è Carlos coincide con di fatto chi già è.
Per dire: nello stereotipo del racconto d'avventura "arcaico", il protagonista parte da una condizione di normalità prima della rivelazione che gli svela chi è veramente (Jimmy, tu non sei un banale contadino, tu in realtà sei il custode prescelto del drago a dieci teste che vive nel tuo solaio!)
In questo caso accade il contrario: si creano le premesse per un cambio di prospettive notevole, ma in realtà tutto è come già sembrava (Carlos, tu non sei un banale giardiniere, sei il giardiniere dell'Isola dei Fagiani!)
Daje.

Non dico che debba esserci sempre un colpo di scena, ma così ci si rimane un po' freddini.

Poco chiari i già citati episodi della scossa tellurica e del gabbiano. In particolare è difficile che un gabbiano attacchi deliberatamente una persona, a meno che non veda del cibo da rubare. Qui sembra quasi che la cosa abbia il valore di un espediente per far cadere a terra Carlos che, rialzandosi, scopre la mobilità del coperchio della stele.

Un altro passaggio che non mi ha convinto sono i vasi chiusi. Carlos prima torna a casa per cercare indizi nella sua cantina su come mai essa confini con un passaggio segreto, e poi valuta di voler scoprire cosa c'è nei vasi.
Avrebbe molto più senso il contrario, a meno di ritenere che i vasi contengano qualcosa di pericoloso, ma non sembra questo il caso.

Oltre alla trama non del tutto soddisfacente, devo purtroppo annotare anche i tanti errori e refusi, le molte ripetizioni e, in generale, uno stile molto raccontato, senza guizzi, che tende ad appiattire molto la narrazione, almeno per il mio gusto.

A rileggerci!
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Messaggio Da Molli Redigano Lun Ott 10, 2022 11:32 pm

Prima di me gli altri amici lettori hanno già torto quasi tutti i capelli. Io segnalo anche quanto segue:

"Anche l’isola dei Fagiani non era stata presa in considerazione e dovette attendere il trattato di Bayonne del 1856 per essere affidati,"


Il soggetto è l'isola quindi "dovette attendere [...] per essere affidata"


"L’uomo fuggì verso la barca, vi salì ma non se ne andò."

"L'uomo fuggì verso la barca, vi salì ma non se ne andò."



"Salì sulla barca, raggiunse l’isola con il cuore sempre più accelerato, scese sull’isola, legò la barca, andò alla stele."


"Salì sulla barca STOP, raggiunse l'isola con il cuore (il battito?) sempre più accelerato STOP, scese sull'isola STOP, legò la barca STOP, andò alla stele STOP." Pare un telegramma.


"Celui qui me trouvera devra sauver roi"


"Celui qui me trouverà, devra sauver le/la roi(telet)". Comunque ho cercato sul vocabolario e "roitelet" significa "scricciolo".






“Zut! Accidenti!” esclamò, “Dev’essere stata scritta un bel po’ di anni fa considerando che la Francia ebbe un re fino alla Rivoluzione e un imperatore fino al 1870”.


Mi puzza di infodump.

Eh sì, il testo andrebbe curato meglio sotto molteplici aspetti.



"anche se qualcuno si lamentava del fatto che, nonostante il nome, non si riusciva a intravvedere alcun fagiano."


Anch'io mi lamento e ci sarebbe da aprire un topic specifico post nono step sul perché non ci sono fagiani sull'Isola dei Fagiani!


Caro Autore, il tentativo di inventare uno storico con leggere venature fantasy è lodevole. Anche perché penso che se non ci fosse stato limite di battute, un più ampio respiro avrebbe certamente giovato alla trama. Carlos mi è parso il personaggio ideale per questa storia e Roland il suo degno antagonista. Non necessariamente in senso negativo, non come nemico. Magari, come appare, anche se tardivamente, come alleato nella ricerca della "verità" sui misteri dell'isola senza fagiani. 
Per quel che ho letto, non posso non farlo notare, il gabbiano e il coltello conficcato nel terreno che provoca un mini terremoto, francamente mi sembrano inutili, un pezzo da tagliare. Cioè, nella "posizione" in cui stanno nel racconto, hanno creato delle aspettative, un presunto significato che però si è rivelato un nulla di fatto. Peccato.
Insomma, come ho già consigliato a qualche altro Autore: riparti da qui, da questa storia. 

Grazie per esserti messo in gioco.

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Sensa cugnisiun Cool!
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Messaggio Da Marcog Mar Ott 11, 2022 7:10 pm

La parte iniziale di introduzione al racconto mi è sembrata un pò pesante, anche se denota un'attenta ricerca storica. Per la trama vera e propria, sorprende la semplicita della narrazione, a fronte di un'introduzione storica così puntuale. Come già segnalato ci sono parecchi errori che a volte costringono a rileggere e danno un pò fastidio. Devo dire che non ho fatto fatica ad arrivare in fondo al tuo racconto per capire cosa c'era dietro la scopera di Carlos. Paletti rispettati, personaggi tutto sommato credibili (a parte lo spavento per il piccione Wink ). Lettura comunque interessante, grazie!
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Messaggio Da tommybe Mar Ott 11, 2022 9:14 pm

Un accumulo di idee fantasiose e alla fine il racconto c'è.
Gli errori, le ridondanze sembrano quasi fare parte della storia, e della fretta.
Sei tenerissimo/a autore, pure con tutti i tuoi sbagli.
L'isola dei fagiani è poco più di una lingua di terra e tu l'hai fatta diventare enorme con la tua immensa fantasia.
Mi sei piaciuto.
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Messaggio Da Danilo Nucci Mar Ott 11, 2022 10:10 pm

Se si legge nella convinzione di leggere un racconto per ragazzi non si può che esprimere un giudizio favorevole. Ci sono indubbiamente fantasia e azione, alcune trovate carine, compreso l’equivoco dell’iscrizione fra roi e roitelet e soprattutto c’è un bel messaggio ecologico che emerge dal mistero storico. Anche le componenti imposte dalla prova sono ben rappresentate.
Se poi cerchiamo di vedere il testo in maniera più analitica, come è stato già fatto abbondantemente nei commenti precedenti, allora emergono tutti gli errori formali che penalizzano molto il giudizio.
Mi permetto una nota a parte che prende spunto dal tuo racconto ma che si può estendere a casi analoghi di scrittura: attribuire a luoghi reali, a fini narrativi, alcune caratteristiche specifiche che teoricamente potrebbero essere verificate nella realtà è abbastanza pericoloso perché rischia di far perdere credibilità al racconto stesso. Con riferimento all’Isola dei Fagiani, si possono tranquillamente immaginare vicende di fantasia che si svolgono in quel luogo ma dire che si può entrare dal monumento sull’Isola trovando una serie di cunicoli sotterranei che portano alle sponde del Bidasoa e a una cantina, è un po’ diverso.
Scusa la digressione e… a rileggerci.
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Messaggio Da Susanna Mar Ott 11, 2022 11:31 pm

Il titolo si lascia scoprire solo alla fine. Buona la trovata.
Un racconto difficile da commentare, cara Penna, e mi spiace: ho punti a favore che non bilanciano purtroppo quelli a sfavore.
Parto da quelle che saranno poi le mie note: troppi errori e troppe frasi che non girano hanno reso faticosa la lettura e la rilettura che faccio sempre, e la tensione che stavi creando si è persa per strada. Troppo per un racconto breve.
È un racconto con sicuramente delle potenzialità, ogni testo ne ha, ma va sfrondato parecchio per essere più agile e godibile.
Le info storiche: in un racconto lungo starebbero bene, un capitoletto dedicato; in un racconto breve hai speso troppo spazio. Avevi a disposizione l’escamotage dei quaderni ritrovati, dove avresti potuto inserire dei semplici cenni storici.
Poi ci sono troppe descrizioni di azioni fisiche scontate, tanti dettagli che il lettore può immaginare o che nulla aggiungono alla storia, col risultato che quanto di significativo si perde e il ritmo ne risente.
Per quanto riguarda la storia sarebbe un buon spunto per un racconto rivolto a ragazzi: un post guerra con la voglia di lasciarsi alle spalle divisioni e animosità, facendo in modo, anche curando un piccolo giardino e un deposito di semi, che il futuro sia vissuto responsabilmente.
Ma ci sono punti traballanti, un po’ infantili. Una banca dei semi mondiale esiste, in Norvegia, una struttura molto particolare, atta alla conservazione per decenni dei semi. Anche nelle Piramidi si sono trovati semi antichi.
Quanto una cantina a ridosso di un fiume e quindi luogo umido, con potenziali infiltrazioni d’acqua possa essere adatto… ho qualche dubbio. Così come siano semi destinati solo a un piccolo isolotto, cui peraltro viene demandato il compito di proteggere le case sulle rive: di fatto l’isola, in caso di piena, sarebbe un ostacolo per il deflusso delle acque.
Il tempo viene coniugato con il luogo in modo originale, con un excursus nel passato quasi a voler rafforzare il genere storico.
Insomma un racconto che andrebbe aggiustato, ma non sicuramente cestinato: non si butta mai niente, si sistema tutto, cara Penna, credimi (e quanto si impara dalle osservazioni che arrivano!)
 
Le mie note: sono molte ma spero ti possano essere utili. Puoi ignorarle.
-    Molte “d” eufoniche: consiglio in fondo al post
-    Virgole mancanti
-    Accenti mancanti sui verbi al passato remoto
Ci sono alcune frasi che paiono incomplete o che girano male: ovviamente risentono del mio modo di scrivere, però provo a segnalartele.
…pochi alberi e degli arbusti--la frase sembra incompleta: … degli arbusti che vi crescevano.
necessaria acqua-- coloratissimi fiori -- masso unico leggo meglio l’acqua necessaria fiori – coloratissimi - pezzo unico
utilizzarli per farne decorare le chiese--utilizzarli per decorare
“Molto strano pensò.
I due fiorai non potevano ricavarne soldi per loro ma per le municipalità. ---
Poteva anche essere che avesse visto male -- troppe esse: Poteva anche aver visto male.
Salì sulla barca… alla stele. È una frase in parte inutile, descrive l’ovvio.
un paio di centinaio di metri – circa duecento metri
…per fronteggiare un senso di ansia – contati per tenere a bada l’ansia
crescendo in lui +, e dovette fermarsi perché davanti al lui: frase troppo lunga con due “lui” ravvicinati
Passò la torcia… estrasse una forcina. -- questa frase è inutilmente lunga e troppo particolareggiata: basta dire che “Trovò in tasca una forcina, con cui provò a forzare il lucchetto” Domanda: cosa se ne fa un ragazzo di una forcina?
la porta che emise scricchiolii – forse sono più cigolii
sotto al peso della sua schiena.-- lo toglierei
e chiedendo alla vicina di portargli un po’ di pane. – non serve al pari più avanti del pane raffermo e della pasta e fagioli
nemmeno per posta.--Perché? Forse la posta veniva aperta?
Le ore passavano… sempre più in carte – Le ore passavano, con Carlos alle prese con un monte di carte
per una settimana non poteva – non avrebbe potuto
“Allora sa tutto”-- hai usato per un pensiero lo stesso virgolettato del dialogo. Di solito si usano diversi per rendere l’idea della differenza.
sistemò sul pavimento delle coperte in modo – poco ospitale Roland: a un ospite si offre il proprio letto o un divano
infuso, pane raffermo – altri dettagli inutili
 
 
Le d eufoniche mi sono state segnalate taaaante volte. A testo completato fai un “ricerca” con ed+spazio e ad+ spazio e sostituisci con “e” e “a” quando occorre. Ne troverai sempre meno.

______________________________________________________
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Messaggio Da Resdei Mar Ott 11, 2022 11:48 pm

ciao
racconto delicato, scritto con garbo.
lettura piacevole, ma senza colpi di scena. manca di "coraggio",  
cioè non osa più di tanto, né nella trama né nello stile. 
forse per questo, non saprei spiegartelo in altro modo, non mi ha coinvolto come avrei voluto. 
questo mi dispiace, perché la stoffa c'è e si vede,
a rileggerci presto
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Messaggio Da ImaGiraffe Gio Ott 13, 2022 9:38 am

Un racconto molto strano. Strano perché ti porta in un modo che sembra fatato ma alla fine non lo è. Sembrerebbe un linguaggio da fiaba classica ma non lo è. Il concorso richiedeva il genere storico ma non mi sembra neanche un racconto storico per lo stile che hai usato. Alla fine non mi ha dato quel dinamismo che dovrebbe suscitare un racconto d'azione. 
Insomma già il non saperlo collocare in nessun genere mi ha condizionato la lettura.
Non dirò nulla sugli errori perché gli altri utenti hanno già detto tutto. 
La cosa più deludente di tutti però è il finale. 
Il racconto alimenta la curiosità del lettore e riga dopo riga sembra aggiungere nuovi elementi che ci fanno pensare a una rivelazione sconvolgente.
(io, leggendo il titolo, credevo ci fossero i resti di una qualche principessa illegittima nata da una spagnola e un francese o viceversa) 
Invece tutto questo non succede, in pratica tutto rimane com'è e sinceramente la morale ecologista diciamo che perde di potenza.
In conclusione il racconto non mi è piaciuto mi dispiace. 
Grazie lo stesso per l'impegno.

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Un caloroso benvenuto alle persone giunte fino a noi dal futuro. 

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Messaggio Da Byron.RN Ven Ott 14, 2022 8:02 pm

Il racconto presenta diversi errori, ho notato soprattutto mancanza di accenti sulla coniugazione dei verbi al passato, ma su questo non mi soffermo, perché chi mi ha preceduto ha già elencato tutto quello che c'è da sistemare.
Eppure, nonostante queste imperfezioni, la lettura è stata agile, scorrevole, aspetto che io non sottovaluto mai in un racconto.
Tra l'altro ci sono anche situazioni ben congegnate e interessanti, come il cunicolo sotto l'isola che arriva alla porta della cantina di Carlos.
Se ti posso dare un consiglio, io eliminerei la parte storica iniziale, vedrei di riassumerla e posizionarla più avanti nel corso della storia e iniziare subito col tuo personaggio: Nel giugno del 1948 un fioraio di Irun, Carlos, prese la sua barca per raggiungere l'isola dei fagiani.
Così, senza quel preambolo, siamo già dentro la storia, siamo concentrati su di essa.
Un'altra cosa che ho notato è che sei molto minuzioso/a in alcuni passaggi che non necessiterebbero di tanta precisione.
Te ne mostro un paio a titolo di esempio:
 Salì sulla barca, raggiunse l’isola con il cuore sempre più accelerato, scese sull’isola, legò la barca, andò alla stele
Salì sulla barca e raggiunse l'isola. Stop, non aggiungere altro. Conserva le parole per i passaggi più importanti.
Passò la torcia dalla mano destra alla sinistra e mise la mano ora libera nella tasca dei pantaloni. Frugò un po’ ed estrasse una forcina.
Con la mano libera frugò nella tasca dei calzoni e prese una forcina. 
Così è più immediato, con metà parole hai detto ciò che volevi dire senza appesantire troppo la frase.
Se ti va, questo è un esercizio che puoi fare, rileggere il tuo racconto, evidenziare quelle frasi che potrebbero esprimere lo stesso concetto in modo più rapido, usando meno parole, in modo da conferire al testo una maggiore agilità.
Non sempre, ma spesso dei passaggi più rapidi, più secchi, fanno apprezzare di più il testo che frasi troppo abbondanti e ripetitive.
Spero di esserti stato almeno un pò utile.
Ciao.
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Messaggio Da Midgardsormr Mar Ott 18, 2022 6:34 am

Ciao autore, si soffre anche in questo racconto della fretta di consegnare e della mancanza di rilettura finale. Ne soffriamo in molti, anche io.
In ogni caso, il racconto mi è piaciuto, ha questa aurea fiabesca che denota una grande fantasia. Titolo e finale mi sono piaciuti, anche se forse nella chiusura avrei preferito trovare qualcosa di più pungente, forse avevi finito i caratteri?
Non ti segnalo i refusi perché i nostri colleghi di penna hanno già provveduto a sottolinearli, a me personalmente non hanno cambiato la lettura.

Grazie e a rileggerci.

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Messaggio Da Mac Mar Ott 18, 2022 4:27 pm

m dopo essersi = ma dopo essersi
devra sauver roi = devra sauver le roi oppure (questo lo vediamo alla fine le roitelet)

Un fiorista con una forcina in tasca? lo trovo un po' improbabile.
Carlos è spagnolo, per quale motivo allora esclama in francese e non in spagnolo (mi riferisco a Zut!)
si appoggio alla parete = appoggiò
sotto al peso della sua schiena.= il peso
Ricordò che suo nonno gli aveva raccontato un giorno, mentre pescavano nel fiume, che il lavoro della sua famiglia era sempre stato importante per entrambe le rive del fiume, ma lui era un bambino di dieci anni e non diede importanza a quelle frasi. =  Qui é da rivedere tutta. "Ricordò quando suo nonno gli aveva raccontato, mentre pescavano al fiume (informazione non utile) quanto il lavoro della loro famiglia fosse sempre stato importante per entrambe le rive. Lui era solo un bambino e non aveva dato importanza a quella frase."
Carlos se venuto = Carlos se sei venuto
domando = domandò
Perché da sempre la tua famiglia, io e molti dei miei concittadini nei secoli hanno una missione = abbiamo

Qui sopra ti ho segnalato solo alcuni dei refusi e degli errori grammaticali di cui il tuo racconto, purtroppo, è pieno.
Mi dispiace ma la punteggiatura latitante e imprecisa (a volte doppia) e le imprecisioni mi hanno fatto faticare parecchio nella lettura.
Anche la trama l'ho trovata un po' piatta, non mi ha preso molto. E' un po' una favola, con tanto di morale, che mi ha dato da pensare anche alla centralità dei paletti. Era richiesto un racconto di azione o storico, qui tu hai provato a dare l'imprinting storico (tra l'altro appesantendo ancora la lettura con un sacco di informazioni non utili al contesto, forse solo al paletto) ma non lo trovo riuscitissimo.
Mi dispiace ma non mi è piaciuto molto.
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Messaggio Da Akimizu Mar Ott 18, 2022 5:49 pm

Ciao autore, un racconto che coniuga ecologia e pace, non male direi, hai portato due temi attualissimi con un racconto di 80 anni fa. Intenzioni quindi ottime, ma la scelta troppo semplicistica con cui l'hai fatto, sì, ammettiamolo, crei attesa e pathos per un finale davvero sgonfio, e soprattutto lo stile impiegato e la struttura che hai scelto, senza dialoghi, tutto molto raccontato, non mi hanno convinto. E questo tralasciando la parte puramente grammaticale, che non ignoro mai, che è davvero carente. Non so, a dire il vero non saprei neppure che consiglio darti per migliorarlo, perché io lo avrei scritto proprio in maniera diversa e lo snaturerei. Che so, potresti eliminare il preambolo iniziale e buttare subito dentro il protagonista, magari facendolo interagire con qualcuno, così da variare il ritmo e introdurre con un dialogo le informazioni precedenti. È un modo, l'interazione tra i personaggi, per far conoscere meglio anche la psicologia degli attori in scena. Di Carlos infatti abbiamo un ritratto tridimensionale solo alla fine, nel dialogo con Roland, appunto.
A rileggerci presto!
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Messaggio Da ceo Mer Ott 19, 2022 12:45 am

Buona la creazione della atmosfera leggera e ovattata. La suspense cresce e si mantiene bene, ma si sgonfia su un finale che delude un po'. Mi sarei aspettato una zampata conclusiva, un colpo di scena, che non è certo obbligatorio, ma sarebbe servito a "compiere" la trama. Il testo comunque resta godibile nella sua leggerezza, nelle sue atmosfere rarefatte, guastate talvolta da un eccesso di refusi.

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Messaggio Da caipiroska Mer Ott 19, 2022 4:56 pm

Ciao Autore,
hai raccontato con molta semplicità una storia che voleva essere dinamica, ma che invece rimane un po' piatta. Anche il messaggio ecologista non riesce a riabilitarla del tutto, perchè non emerge dalla narrazione ma, come il resto del testo, viene quasi messa nera su bianco: questo purtroppo crea un certo tipo di distacco tra il narratore e il lettore. Come in molte fiabe sembra proprio che l'autore inviti il lettore a sedersi e ad ascoltare la storia, senza possibilità di partecipazione (non so se mi sono spiegata...).
Non mi soffermo su errori e refusi, ma vorrei sottolineare alcune dissonanze che ho riscontrato nel testo.
- Inizialmente non dice niente ai familiari per non spaventarli, poi, quando si chiude in camera si fa portare il cibo dalla vicina: esistono o no questi familiari?
- Cade il coltello proprio in quel punto e nota la lapide, si appoggia alla parete proprio in quel punto e questa si muove, traduce tutto tranne la parola roi: sono soprattutto queste coincidenze che lasciano in sospeso la credibilità del testo, spostandolo verso il fiabesco (unito anche a un certo incedere e a un certo ritmo che hai dato al narrato: cosa che di solito apprezzo, ma che qui rimane in bilico.

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Messaggio Da FedericoChiesa Sab Ott 22, 2022 9:04 am

Una fiaba storica che, al di là di essere un poco ingenua, tiene la tensione in attesa di un evento sorprendente che possa chiuderla ad effetto.
Questo non c'è, anche se la trovata del malinteso "re" "piccolina" è ottima. Oltretutto il titolo viene così svelato solo all'ultimo, e anche questo è apprezzabile.
La scrittura è lineare, fin troppo semplice, da fiaba, ma al di là dei refusi va sfrondata parecchio.
Un esempio:
Salì sulla barca, raggiunse l’isola con il cuore sempre più accelerato, scese sull’isola, legò la barca, andò alla stele.
Troppo inutilmente dettagliata, e così molte altre parti.
Mi unisco al coro di chi eviterebbe la parte del gabbiano e del coltello.
Alla prossima.
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Messaggio Da Asbottino Sab Ott 22, 2022 7:44 pm

Di cosa parla il racconto? Della scoperta di essere al posto giusto nel momento giusto? Del fatto che ci è stata assegnata una missione che è esattamente quella che stiamo già compiendo in modo esemplare da tempo?
Ci sono tante domande nel racconto. Forse troppe. E tante imprecisioni.
Non rendono difficile la lettura, ma sicuramente non la rendono semplice. Il tono è molto leggero, quello di chi procede per piccole scoperte, cercando di chiudere il cerchio, di conservare l'armonia.
Direi che è storico fino a un certo punto. Non so se i due protagonisti siano realmente esistiti. Altrimenti la Storia diventa sfondo e basta.
La cantina è forse un po' debole rispetto ad altre che ho letto, è parte della scoperta, ma è solo un luogo. Direi che il centro di tutto è l'isola. Il racconto parla dell'isola. La piccolina.
Il ritmo e l'atmosfera da fiaba sono particolarmente riusciti. La scrittura, salvo le varie cose da sistemare, è buona. Gli manca un po' di mordente, di contrasto, di azione, ma resta una lettura semplice e piacevole.

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Messaggio Da CharAznable Mar Ott 25, 2022 1:41 pm

Mi accodo aglia altri amici che hanno trovato un che di fiaba nel tuo racconto. Il problema è che si pone in una terra di mezzo senza poi collocarsi realmente in alcun genere. La lettura è piacevole, anche se qualche imprecisione non aiuta.
Purtroppo non riesco a trovare il vero significato del racconto, sempre che ce ne sia uno (non necessariamente). A un certo punto pensavo sfociasse in una favola ambientalista, una missione per la salvaguardia della terra (o di un'isola). Ma rimane il tutto un po' abbozzato.
E' comunque una lettura piacevole e leggera.
Complimenti
Grazie

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Messaggio Da Achillu Mar Ott 25, 2022 10:39 pm

Ciao Aut-

Ho trovato anch'io i diversi refusi che ti hanno fatto notare (in verità ne ho notati di meno). Diciamo che, con un tempo sufficiente, si sarebbe potuto revisionare e correggere tutto.
Temo che sotto l'Isola dei Fagiani troveremmo solo sedimenti. Comunque piuttosto che evidenziare la cosa scrivendo "Il Badisoa (Bidasoa) era un fiume alluvionale ma niente vietava che sotto i sedimenti ci fosse della roccia" che è il punto di vista del narratore, sarebbe meglio usare il punto di vista di Carlos del tipo: "Non si aspettava che sotto i sedimenti del Bidasoa si trovassero delle rocce".
Carlos "Non disse nulla ai suoi famigliari poiché non voleva spaventarli." In seguito però si chiude in casa e chiede alla vicina di portargli da mangiare; inoltre più avanti si reca da Roland e si ferma a dormire senza avvisare. Questo è un piccolo buco di trama.
Alcune descrizioni sono eccessivamente dettagliate. Mi ha colpito "Salì sulla barca, raggiunse l’isola con il cuore sempre più accelerato, scese sull’isola, legò la barca, andò alla stele." Penso che certe azioni si possano dare per scontate per alleggerire la lettura.
Il genere è marginalmente storico, lo definirei più avventura e, per lo stile con cui è scritto, sembrerebbe una storia per ragazzi. La cantina c'è, il fioraio pure (ce ne sono due), ci sono gli anni 1940 e anche l'Isola dei Fagiani.

Grazie e alla prossima.


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