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La banalità del male

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La banalità del male Empty La banalità del male

Messaggio Da Different Staff Lun Ott 03, 2022 11:56 am

La porta del vagone si richiuse alle sue spalle. La carrozza numero 3, proprio quella che le avevano indicato gli uomini dei servizi segreti. Scorse con gli occhi i volti dei passeggeri seduti, fino a giungere a quel posto vuoto, l’ultimo, proprio di fronte a un uomo solitario perduto nella lettura di un quotidiano.
Si incamminò verso di lui con leggera lentezza, seguendo il ritmato rumore del treno che attraversava il lungo viadotto tra i monti. Guardò l'uomo che alzò appena gli occhi dal giornale, come a contraccambiare un ipotetico saluto. Si sedette e cercò qualche segno distintivo. Il volto non lo ricordava e i capelli sembravano ingrigiti rispetto al vago ricordo che aveva di lui. Ma i suoi occhi si indirizzarono verso la mano destra dell’uomo. Verso l’immagine indelebile impressa nella sua memoria. L’anulare era privo della prima falange. SUo zia aveva ragione. Lo sapeva che era ancora vivo. Lo aveva sempre saputo, e ora ne aveva la certezza. Quello di fronte a lei era proprio l’uomo che stava cercando.

Guardò fuori dalla finestra. Ciò che vide non fu il magnifico paesaggio andino immerso nel sole, ma una buia cantina nel centro di Bratislava. Lei, 9 anni appena compiuti, la sua famiglia: sua sorella maggiore Rosa, sua madre e suo padre, che in un ultimo disperato tentativo di salvarla, la nascose in una botte vuota per il vino. Poi il rumore degli stivali per le scale. Le urla in tedesco. I colpi di pistola. E quella mano, tra le fessure del legno, che frugava a pochi centimetri la lei. Una mano, senza la prima falange dell’anulare destro. La mano di Rudolf Baumann, il boia di Bratislava. La stessa mano che ora reggeva una copia de “La Nación” proprio di fronte a lei.

Posso esserle d’aiuto, signorina?”
Quella voce! Aveva completamente dimenticato quella voce! Ma, ora che l’aveva udita di nuovo, una piccola serratura nella sua mente era scattata innescando sensazioni forti e difficilmente controllabili. Abbassò lo sguardo cercando di trattenersi. Le mani tremavano. Il suo respiro si fece affannoso, profondo. Quella voce. Quella voce! La riportò nuovamente in in quel luogo oscuro e umido. Sentiva gli ordini, secchi e precisi. In un freddo tedesco, e non in quello spagnolo più dolce e caldo, anche se sporcato dall’origine straniera dell’uomo. Quella voce. Si domandò per quale motivo l’avesse dimenticata. Come quella di suo padre e di sua madre, oramai perdute per sempre. Quella voce era invece tornata. A quindici anni di distanza da quella cantina, quella voce aveva ripreso vita nella sua mente.

La ragazza guardò il volto di quell’uomo dagli occhi grigi come l’acciaio. Volto che vedeva per la prima volta. Lo fissò intensamente senza proferire parola. Lo zio aveva avuto ragione anche questa volta. Non era morto! Quell’attentato per le vie di Bratislava era stata soltanto una messinscena. Rudolf Bauman era vivo, qui, in Sudamerica. L’aveva trovato in uno sperduto treno in mezzo alle Ande, tra Argentina e Cile. La sua ricerca non era stata vana.

Si sente bene? Comprende la mia lingua?”
Forse lei comprende la mia.” rispose Anna nella sua lingua madre.
Attraverso gli occhi dell’uomo passò un breve segno di inquietudine. Flebile, non molto accentuato. Come se si aspettasse che prima o poi quel momento sarebbe giunto.
Rimasero in silenzio per un attimo che parve infinito.
È molto tempo che mi stava cercando?”
Da tutta la vita.”
L’uomo abbassò il giornale e lo piegò, con movimenti lenti. Ponderati. Lo appoggiò sul sedile in legno.
Devo averle fatto davvero molto male, allora.”
Credo non l’abbia fatto solo a me, Herr Baumann.”
No.”
Anna non riuscì più a trattenere le lacrime che sgorgarono in un flusso inarrestabile. Sentì la paura tornare, come in quella cantina. Rivide lo zio che la solleva, tremante, togliendola da quella botte. Ricordò i lunghi silenzi dei giorni successivi. Il rendersi conto gradualmente, giorno dopo giorno, che non avrebbe più rivisto i suoi genitori, la sua famiglia.

Ritrovò lentamente la calma per poter continuare la conversazione con quell’uomo.
Sta fuggendo nuovamente, Herr Baumann?”
Amo viaggiare attraverso le montagne. Da quando hanno inaugurato questa linea la percorro due volte l’anno. Mi rilassa. Mia sorella vive a Salta da prima della guerra. Suo marito è ingegnere e ha collaborato alla realizzazione di questa linea. Un opera davvero interessante.”
Anna rimase sorpresa dalla normalità di quell’uomo. Era come se stessero parlando tra vecchi amici. Senza rendersi conto del peso reale della situazione.
Io invece non ho più nessuno.”
Capisco.”
No, non credo che lei possa comprendere tutto ciò. Altrimenti non avrebbe agito in quel modo.”
Invece comprendo molto bene, credimi. Vorresti uccidermi, lo so. Ammazzarmi con le tue stesse mani. Probabilmente lo meriterei. Ma ti assicuro che in tutto questo sono una vittima anch’io.”
Una vittima? Lei?”
Sì, io. Vittima di un meccanismo più grande di me. È difficile da comprendere, lo so. Lo capisco.”
Vittima? Lei ha condannato a morte migliaia di persone innocenti. Come può definirsi vittima? Come?”
Si rese conto di aver urlato l’ultima frase, attirando l’attenzione degli passeggeri.
L’uomo riprese con voce pacata.
Ho inscenato quell’attentato per fuggire da quella vita, e da quel mondo, ormai troppo pericolosi per me. Il boia di Bratislava. Quanta fama inopportuna dietro quel nome. Quanta invidia da parte di colleghi e superiori. Un ambiente molto competitivo. La Gestapo stava iniziando a indagare su di me e sulla mia famiglia. L’uscita di scena era ormai necessaria.
La Gestapo.”
Nascondevo un terribile segreto. La mia famiglia era di origine ebrea.”
Come?!
Il padre di mio nonno era un ebreo convertito. Una discendenza non diretta, ma sono macchie che non si perdonano. Cambiammo cognome, per non dare nell’occhio, ma sarebbero comunque risaliti a breve. Dovevo abbandonare la scena con un vero colpo di teatro. Così inscenai un attentato. Degli amici mi aiutarono a raggiungere la Spagna e da lì l’America del Sud. Tutto studiato nel minimo dettaglio.”
Lei ha mandato a morire migliaia di persone. Lei ha ucciso i miei genitori. La mia famiglia. Anch’io sono morta, quindici anni fa, in una cantina di Bratislava. Per cosa? Per la sua ambizione? Per nascondere la sua origine?”
Non è semplice da spiegare.”
Avrei voluto ucciderla. Sognavo questo momento da anni. Il momento in cui le avrei puntato la pistola e l’avrei ascoltato supplicarmi. Chiedere pietà.”
Anna aprì il cappotto ed estrasse una pistola. La appoggiò delicatamente sul sedile.
L’uomo attese in silenzio.
L’avevo promesso alla mia famiglia. L’avevo promesso a mio zio. Un desiderio partito da una buia cantina di Bratislava e giunto a compimento su un treno che viaggia in mezzo alle montagne. Il treno delle nuvole, sembra un luogo fantastico, degno di una fiaba. Ma ora. Ora mi rendo conto che lei è morto da tempo. Da prima di quell’attentato. Da prima di quella cantina, lei era già morto. E io non posso uccidere un morto. Forse lei potrebbe farlo, se fosse un po’ meno codardo. E comunque qualcuno lo farà al posto mio. Per me lei è come se non fosse mai esistito, Herr Baumann”.
Anna si alzò, allacciò il cappotto e, senza salutare, si diresse verso la porta dalla quale era arrivata, lasciando Rudolf Baumann, il boia di Bratislava, solo con i suoi pensieri. E una pistola appoggiata su di un sedile in legno.

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Messaggio Da Petunia Mar Ott 04, 2022 1:46 pm

Si incamminò verso di lui con leggera lentezza, seguendo il ritmato rumore del treno che attraversava il lungo viadotto tra i monti.

Quanti aggettivi… appesantiscono inutilmente la lettura. Darei una bella sforbiciata.
SUo zia  (refuso)
Guardò fuori dalla finestra (Essendo in treno meglio dire dal finestrino. Comunque questo passaggio mi appare molto confuso.
Rivide lo zio che la solleva, tremante,  (che la sollevava)
Ciao autor@
Il boia nazista che emigra in Argentina. Certo, mi aspettavo di leggere racconti così considerati i paletti. Va benissimo. I paletti sono rispettati. C’è il luogo, c’è il boia, la cantina e il racconto storico.
Quello che manca è l’emozione. Forse perché il narratore mi racconta proprio tutto e non mi lascia spazio per immaginare o per empatizzare meglio con i personaggi.
Il racconto ci presenta un nazi di prima levatura che scappa in quanto le proprie origini sono ebree… Mah. Altra cosa che non mi convince è il fatto che non abbia cambiato cognome, non mi pare proprio verosimile.
E poi la sua reazione di fronte alla ragazza. Un criminale di guerra non ce lo vedo proprio a restare così tranquillo e anzi a non provare neppure per un istante a negare di essere la persona che è.
A livello di scrittura, la scelta di narrare in terza persona agevola certe scene ma penalizza la parte emotiva.
La gestione dei flashback non è sempre ottimale. Il passaggio che inizia con Guardò fuori dalla finestra ecc. ho dovuto leggerlo più volte perché non lo capivo.
Luci e ombre per questa storia…

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Messaggio Da SCM Mar Ott 04, 2022 7:12 pm

Ciao autore/autrice,

Forse la scrittura non tiene incollati al racconto e la trama non è molto innovativa ma una Anna che riesce a sovvertire il destino dell'altra Anna credo sia un punto di forza del racconto, la speranza.
Un paio di refusi ma la lettura è scorrevole anche se non ho trovato molto pathos.

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Messaggio Da FedericoChiesa Gio Ott 06, 2022 12:12 am

Non sono molto convinto.
L'incontro, i dialoghi tra Anna e Baumann sono troppo statici, non c'è pathos, sentimento. Anna rimane fredda, controllata. Baumann non reagisce, non cerca una via di fuga.
La trama non è troppo originale, ma sono alcuni comportamenti a renderla poco credibile. Una ragazza va da sola in giro per il mondo a cercare il boia della sua famiglia  e, quando lo trova, se ne va.
A releggerci.
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Messaggio Da Antonio Borghesi Gio Ott 06, 2022 5:59 pm

Bene. Il terzo racconto su di un boia nazista che scappa in Argentina e che viene ritrovato. Sono a metà strada e penso ce ne siano altri. Il tuo è un po' troppo inverosimile per molte cose che non ripeto poiché ti sono già state dette. Anche i refusi e gli errori ti sono già stati segnalate quindi inutile che insista anche su quelli. Che ti posso dire di buono: nulla. Mi spiace.
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Messaggio Da caipiroska Gio Ott 06, 2022 10:48 pm

Ciao Autore,
il brano proposto è molto intenso, ma non sempre sono state scelte le parole giuste per ritmarlo in maniera convincente, andando a discapito del risultato finale del testo. Ho notato un uso abbondante di aggettivi (sia qualificativi che possessivi), con il risultato di una lettura un pò pesante e troppo sottolineata, passami il termine, dove si nota l'intento di dare forza alle scene infarcendole di parole (si veda anche il massiccio uso di avverbi in -mente, usati spesso per enfatizzare i concetti, ma dal dubbio effetto), senza concentrarsi troppo sul significato delle azioni (non so se mi sono spiegata bene...). Il testo risulta molto raccontato  e poco vissuto: il tentativo di coinvolgere il lettore nella storia non decolla mai del tutto, poiché è l'autore stesso che preferisce tenere il lettore distante, alle corde e, di solito, questo tipo di scrittura è avara di emozioni.
Riporto un brano del racconto come esempio: capisco l'intento di rimarcare più volte l'importanza della voce, ma in questo particolare esempio non credo che il risultato sia ottimale, anzi, l'effetto è quasi ridondante.

Posso esserle d’aiuto, signorina?”
[size=16]Quella voce! Aveva completamente dimenticato quella voce! Ma, ora che l’aveva udita di nuovo, una piccola serratura nella sua mente era scattata (qui cambi tempo verbale. Meglio scattò) innescando sensazioni forti e difficilmente controllabili. Abbassò lo sguardo cercando di trattenersi. Le mani tremavano. Il suo respiro si fece affannoso, profondo. Quella voce. Quella voce! La riportò nuovamente in in quel luogo oscuro e umido. Sentiva gli ordini, secchi e precisi. In un freddo tedesco, e non in quello spagnolo più dolce e caldo, anche se sporcato dall’origine straniera dell’uomo. Quella voce. Si domandò per quale motivo l’avesse dimenticata. Come quella di suo padre e di sua madre, oramai perdute per sempre. Quella voce era invece tornata. A quindici anni di distanza da quella cantina, quella voce aveva ripreso vita nella sua mente.[/size]

Trovo che il finale sia azzeccato, anche se rimane un pò asciutto e privo di slanci particolari: certo, la pistola lasciata sul sedile dovrebbe parlare da sola e invece rimane lì, priva di parole, incapace di portare con sè tutto il carico di emozioni che avrebbe dovuto regalare al lettore.
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Messaggio Da Asbottino Sab Ott 08, 2022 11:34 am

Strano. Fin qui non è piaciuto molto questo racconto. Per quel che mi riguarda è il primo che leggo. Tutti lo hanno trovato distante, privo di emozioni. Per me un racconto distante è un altra cosa, un racconto che fa finta che il lettore non ci sia e lo lascia fuori dalla porta è un'altra cosa. Certo, non è perfetto. Certo, forse il finale è discutibile. Ed è difficile giudicare l'originalità o l'uso dei paletti quando sei solo all'inizio di un percorso dove ogni racconto aggiusta e rivede le tue aspettative e solo alla fine sei davvero in grado di capire quali sono le storie migliori.
Però a me è piaciuto. Non l'ho trovato distante, non l'ho trovato freddo. E pur con qualche difetto, l'ho trovato sicuro, convinto dei suoi mezzi.
Trovo che la cosa che funziona di più è questo contrasto tra il treno che corre sulle nuvole e l'immagine della cantina. In generale tutto il racconto vive di contrasti: freddo tedesco, caldo spagnolo è solo un altro esempio. Il boia è diverso da quello che ci aspettavamo, la sua esecutrice anche.
“Si sente bene? Comprende la mia lingua?”
“Forse lei comprende la mia.” rispose Anna nella sua lingua madre.
Attraverso gli occhi dell’uomo passò un breve segno di inquietudine. Flebile, non molto accentuato. Come se si aspettasse che prima o poi quel momento sarebbe giunto.
Trovo questo passo particolarmente riuscito. Lo riporto perché è dove il racconto mi ha agganciato.
Dal punto di vista della stanza, il paletto fondamentale, niente da dire. Come detto funziona bene soprattutto in contrasto con l'ambientazione. Anna non vede quello che c'è fuori da finestrino. Lei vede la cantina.
Forse insisti troppo con "quella cantina" (così come con "quella voce"), quasi avessi paura di farla restare troppo sullo sfondo. Ma c'è, te lo assicuro. Alla fine anche il lettore non vede più le nuvole, ma quella botte.
Ripeto: a me il racconto è piaciuto. Sono all'inizio, ma è stato un buon inizio.

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Messaggio Da Arianna 2016 Sab Ott 08, 2022 6:51 pm

Nonostante il contenuto drammatico, questo è un racconto che procede in modo piano, senza scossoni. Mi sono chiesta, alla fine della lettura, se questo sia o no un effetto voluto, proprio per rendere al meglio il concetto del titolo, “la banalità del male”, quasi la quotidianità del male, per cui il male non si manifesta in modi appariscenti, così da poter indicare a dito in modo inequivocabile le persone malvagie, ma si può trovare invece ovunque.
Il racconto è lineare, con una struttura semplice e comprensibile.
C’è qualche imprecisione di forma, che però è nel complesso corretta e chiara. Soprattutto, mi è balzato all’occhio l’uso eccessivo di quel/quello/quella.
Ho un dubbio sulla datazione, ma qui viene meno la mia cultura storica: la protagonista dice che i fatti ricordati risalgono a quindici anni prima; se la scena avviene negli anni ’40, al massimo ci possiamo trovare nel 1949, quindi, meno 15 anni, la scena della cantina deve essere avvenuta al massimo nel 1934.
A meno che, per l’inserimento del vincolo temporale, non sia stata invece considerata la scena della cantina, che in effetti credo vada collocata nei primi anni ’40.
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Messaggio Da Danilo Nucci Sab Ott 08, 2022 11:04 pm

A me il racconto è piaciuto molto e non ho notato il distacco del narratore, né tanto meno quello del lettore, per quel che mi riguarda. Il tema è così forte che una buona descrizione dei fatti, che in questo caso non mi è parsa mai distaccata, è stata sufficiente per farmi entrare nella vicenda.
Ho apprezzato la morale del racconto con la vendetta non portata a compimento, nella consapevolezza che Baumann, dal tempo di quei fatti del passato e dei suoi crimini non è più che un’ombra d’uomo. “Lei è morto da tempo… lei è come se non fosse mai esistito”.
È evidente che l’uomo non ha attenuanti, ma la rappresentazione un po’ dimessa, da uomo comune, che ne fai, mi porta a pensare all’influenza del contesto sul comportamento umano, discorso complicato che porta troppo lontano.
In prima lettura mi aveva un po’ disturbato questa rappresentazione quasi rassegnata del criminale nazista: neppure un tentativo di negare o di difendersi, ma in fondo credo che sia funzionale all’epilogo e alla scelta finale della donna.    
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Messaggio Da paluca66 Dom Ott 09, 2022 5:43 pm

Errori / refusi tanti, troppi anche in questo racconto.
Sintetizzo:
 - Il volto non lo ricordava e i capelli sembravano ingrigiti rispetto al vago ricordo che aveva di lui: ripetizione oltre al fatto che non si comprende se ricordasse o meno.
 - SUo zio aveva ragione: doppia maiuscola
 - Guardò fuori dalla finestra: meglio "finestrino"
 - La riportò nuovamente in in quel luogo: "in" ripetuto
 - Un opera davvero interessante: manca l'apostrofo
 - attirando l'attenzione degli passeggeri: qui manca qualcosa oppure doveva essere "dei passeggeri"
Attenzione all'uso esagerato di quel, quello, quella, errore che facevo spesso anch'io all'inizio e che gli amici di DT mi hanno aiutato a correggere.
Due esempi:
Quella voce! Aveva completamente dimenticato quella voce! Ma, ora che l’aveva udita di nuovo, una piccola serratura nella sua mente era scattata innescando sensazioni forti e difficilmente controllabili. Abbassò lo sguardo cercando di trattenersi. Le mani tremavano. Il suo respiro si fece affannoso, profondo. Quella voce. Quella voce! La riportò nuovamente in in quel luogo oscuro e umido. Sentiva gli ordini, secchi e precisi. In un freddo tedesco, e non in quello spagnolo più dolce e caldo, anche se sporcato dall’origine straniera dell’uomo. Quella voce. Si domandò per quale motivo l’avesse dimenticata. Come quella di suo padre e di sua madre, oramai perdute per sempre. Quella voce era invece tornata. A quindici anni di distanza da quella cantina, quella voce aveva ripreso vita nella sua mente.
Ho inscenato quell’attentato per fuggire da quella vita, e da quel mondo, ormai troppo pericolosi per me. Il boia di Bratislava. Quanta fama inopportuna dietro quel nome. 
Paletti presenti e ben amalgamati anche se devo ammettere che faccio un po' fatica a inquadrare questo racconto come "storico" in senso stretto e di sicuro non è un racconto d'azione.
Il racconto, come il titolo lascia inequivocabilmente intuire, fa riferimento al concetto espresso dalla Arendt nel suo omonimo libro secondo cui molti gerarchi nazisti non si rendevano ben conto di quel che facevano, quasi fossero costretti dalla situazione.
l'hai trattato bene, la figura di Anna è ben tratteggiata e il suo comportamento, tutto sommato, coerente.
Forse manca un pizzico di originalità ma l'idea di partenza è senz'altro buona.

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Messaggio Da M. Mark o'Knee Lun Ott 10, 2022 6:42 pm

Anche volendo sorvolare sulla quantità industriale di aggettivi e pronomi dimostrativi e sul ricorso abbondante ad aggettivi qualificativi, il racconto resta ugualmente poco accattivante a causa delle diverse incongruenze presenti.
Fin dall'inizio ci viene detto che Anna "Il volto [dell'uomo] non lo ricordava" o che comunque ne aveva un "vago ricordo", mentre poco dopo scopriamo che era un "Volto che vedeva per la prima volta".
Ancora, proprio nel paragrafo iniziale, troviamo la frase "quella che le avevano indicato gli uomini dei servizi segreti", e l'incongruenza è doppia: difficile - se non impossibile - che i "servizi segreti" affidino a una persona al di fuori dell'intelligence una missione così delicata; ancor più difficile, se si considera che, troppo spesso, i "servizi segreti" tendevano a favorire (o comunque a non ostacolare) certe fughe e successive vite in incognito.
Un altro dubbio riguarda la connotazione temporale e geografica. A Bratislava (nella Slovacchia allora alleata dei tedeschi) lo Judenrat - organismo nazista per la persecuzione degli ebrei, attivo dal 1939 - è stato in realtà un paravento, dato che forniva agli ebrei opportunità di miglioramento sociale o di emigrazione, almeno fino al 1944. Anno in cui iniziarono le vere persecuzioni e deportazioni delle quali fu certo vittima anche la famiglia di Anna. Quindi, i "quindici anni di distanza da quella cantina" porterebbero il racconto al di fuori del paletto temporale. Essendo comunque il testo in gara, penso sia stato sufficiente in tal senso l'episodio della cantina.
La stessa rivelazione di Baumann ("La mia famiglia era di origine ebrea") contribuisce a ingarbugliare la matassa: da ebreo, avrebbe potuto tranquillamente "uscire di scena" grazie all'organizzazione di cui sopra, anziché inscenare un finto attentato e fare da precursore alla "via dei topi".
Ma ciò che mi lascia più perplesso è proprio la dinamica dell'incontro fra i due personaggi: dalla loro interazione, dai loro dialoghi, non traspare un "boia" così abbattuto, così annichilito dal rimorso del male fatto, tanto da far desistere Anna dai suoi (flebili) propositi di vendetta. Baumann non appare affatto "morto da tempo", né propenso a utilizzare la "pistola appoggiata su di un sedile in legno" come Anna desidererebbe.
Una buona idea di fondo, ma un'esecuzione non all'altezza.
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Messaggio Da ImaGiraffe Mer Ott 12, 2022 11:32 am

Difficile commentatore dopo il commento di Mark.
Io ho trovato il racconto poco sotto la sufficienza. Fa il suo dovere senza spiccare.
Mi spiace ma non c’è nulla che mi abbia colpito. Tutto rimane abbozzato. I personaggi, le ambientazioni, le motivazioni non c’è nulla che mi abbia fatto dire “wow”.
Quello che poi ormai dico da parecchio in questo step è che per come lo vedo io il genere non mi sembra così storico come racconto. Questo è solamente un gusto personale ma in qualche modo influenza la mia scelta.
In conclusione il testo non è brutto si legge bene ma purtroppo non lascia molte tracce.
Grazie.

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Un caloroso benvenuto alle persone giunte fino a noi dal futuro. 

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Messaggio Da tommybe Gio Ott 13, 2022 2:31 pm

Sono d'accordo con gli altri, sembra la ricarica di un estintore, non è vitale per niente il tuo racconto, autore, ma come ha accennato qualcuno potrebbe essere stata una tua scelta renderlo calmo, quasi dormiente in virtù del titolo.
Su una cosa vado controcorrente: a me il racconto è piaciuto e sei stato bravo a coniugare i paletti impazziti. Più che bravo.
Un abbraccio.
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Messaggio Da Fante Scelto Gio Ott 13, 2022 2:53 pm

A me il racconto è piaciuto, assieme a buona parte della sua esecuzione.
Mi è piaciuto principalmente perché sovverte le premesse iniziali: una vendetta lungamente sospirata in realtà non si concretizza, indagando e scoprendo quel lato dell'animo umano che, in fondo, non sempre riesce a restare attaccato al desiderio di vendicarsi.
Non importa quanto grande è il torto subito, uccidere un altro essere umano è qualcosa che non tutti sono pronti ad affrontare. 
E poi la vendetta è qualcosa che il tempo inevitabilmente lenisce, cui toglie forza e mordente, specie se quando accade il fatto sei solo una bambina e certe cose neanche le comprendi appieno.

Non so se era tua piena intenzione, autore, ma secondo me hai voluto rendere questo meccanismo psicologico e lo hai fatto in maniera credibile.

Lo stile e la narrazione che hai usato si sposano bene con l'atmosfera indifferente, quasi grigia che, a dispetto dell'ambientazione luminosa e paradisiaca, ammanta la storia.
Un alone di quiete rassegnata, la definirei, da parte del boia e della mancata vendicatrice.
Molto ben riuscito.

Certo ci sono dei difetti.
Quella menzione dei servizi segreti toglie forza alla logica: se Anna è un agente, non dovrebbe avere la discrezione di graziare il suo bersaglio. Se è una normale civile, improbabile le venga data una soffiata del genere dai menzionati servizi.

Il finale è aperto, forse più di quanto tu autore intendessi lasciare.
L'idea è che Baumann "faccia da sé," ma per tutto il dialogo tra i due non c'è nulla che lasci intendere che Baumann sia stanco di vivere o oppresso dai suoi rimorsi.
Anzi.
Ho idea che quella pistola resterà lì inutilizzata.

Infine non sono sicuro che una discendenza indiretta ebraica fosse qualcosa di cui preoccuparsi seriamente, nel Terzo Reich, se si era un graduato o comunque una persona di potere.
Però potrei sbagliare, sto andando a sentimento.

Ci sono parecchi refusi, già segnalati, ed è un peccato. Sono ormai tanti racconti che leggo afflitti da questa problematica.
Speriamo nei prossimi.

In conclusione, il tuo lavoro mi è piaciuto.
E' sicuramente perfettibile ma ha una buona base e ne ho apprezzato le implicazioni psicologiche.
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Messaggio Da Resdei Dom Ott 16, 2022 3:56 pm

Ciao.

Intanto complimenti per il titolo. Piaciuto molto.

Anticipa il succo di tutto il racconto, cioè che anche il male può essere banale.

Un boia, diventato tale solo per nascondere le sue origini, in effetti, è un fatto davvero banale, anche se ha condannato a morte migliaia di persone innocenti.  Quello che mi ha convinto meno è come Anna si accorga di questo. Cioè è troppo repentina e poco spiegata la decisione di non volerlo più uccidere, quando non ha fatto altro in vita sua che meditare vendetta.

Piaciuta la parte iniziale, d’effetto e ben costruita. La parte finale un po' meno, forse perché frettolosa.

nel complesso, un buon lavoro
complimenti
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Messaggio Da Byron.RN Dom Ott 16, 2022 11:45 pm

Di questo racconto  mi è piaciuta la sovrapposizione del passato col presente, il fatto di come Anna riviva i tragici eventi del suo passato non appena vede il boia.
Questo incrocio tra passato e presente così come l'hai proposta mi è sembrata molto congeniale.
Quello che non mi ha convinto in questo racconto sono i dialoghi.
Dopo che Anna si rivela ci sono delle parti che mi stonano:
Amo viaggiare attraverso le montagne. Da quando hanno inaugurato questa linea la percorro due volte l’anno. Mi rilassa. Mia sorella vive a Salta da prima della guerra. Suo marito è ingegnere e ha collaborato alla realizzazione di questa linea. Un opera davvero interessante.”
Non so, lui che parla come si parlerebbe a un'amica, che gli piace viaggiare, che lo rilassa, che  il marito della sorella ha realizzato quella linea, un'opera interessante, non mi sembra molto credibile.
 “Invece comprendo molto bene, credimi. Vorresti uccidermi, lo so. Ammazzarmi con le tue stesse mani. Probabilmente lo meriterei. Ma ti assicuro che in tutto questo sono una vittima anch’io.”
Una vittima? Lei?”
Sì, io. Vittima di un meccanismo più grande di me. È difficile da comprendere, lo so. Lo capisco.”
Anche questo pezzo, quando dice di essere una vittima del sistema, forse gli avrei fatto dire altre cose.
Poi altre piccole cose, quando Baumann parla del suo ambiente come molto competitivo come se si trattasse di un posto di lavoro qualunque, o quando dice che doveva abbandonare la scena con un colpo di teatro. Si tratta di piccole cose, ma che messe assieme a me hanno dato la sensazione di leggere dialoghi costruiti, poco naturali.
In definitiva un lavoro discreto che a mio avviso avrebbe potuto essere migliore.
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Messaggio Da Mac Lun Ott 17, 2022 11:42 am

Ciao Penna,
il titolo molto originale, davvero bello.
Peccato che il racconto non sia all'altezza. Mi sarebbe piaciuto tu avessi indagato maggiormente su questa banalità del male, il dialogo tra i due avrebbe richiesto molte più battute, ci stanno le risposte di lui piatte e "normali", contrapposte a quelle di lei cariche di emotività.
Avevi lo spazio per farlo, forse non ne avevi il tempo.
Sulla scrittura ti ripeto quello che già ti hanno detto altri prima di me: hai fatto un uso spropositato degli aggettivi dimostrativi e anche qualificativi.
Refusi:
SUo zia = suo zio
la lei = da lei

sorella maggiore Rosa = perché il nome? non è protagonista, non ne parlerai più nel resto del racconto.

sperduto treno = un treno difficilmente é sperduto e poi si tratta del treno delle nubi, non é proprio un normalissimo treno

Un opera= un'opera

La Gestapo.= avrei messo un punto di domanda


Paletti: ci sono, non originalissimi ma abbastanza ben amalgamati.
Mi è piaciuta la scena, veloce ma incisiva, del padre che la mette nella botte e della mano che fruga. E' molto impattante, peccato che poi da lì non sei riuscita a decollare.
Il finale era già stata scritto e usato, la scena della pistola lasciata sul sedile è un must.
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Messaggio Da Molli Redigano Lun Ott 17, 2022 2:17 pm

Refusi e ripetizioni (di aggettivi e avverbi) a parte, già ampiamente segnalati, ho trovato una scrittura sostanzialmente corretta: il racconto si legge bene.

Sui dialoghi non sono di certo un maestro, ma anche a me sono apparsi un poco artefatti. 

Per dare un giudizio complessivo su ciò che ho letto, parto da un suggerimento: non avessi messo in mezzo i servizi segreti, il racconto sarebbe stato perfetto. Non mi dilungo, poiché è un aspetto già notato, ma l'incongruenza c'è e salta all'occhio. Anna, accecata dalla vendetta personale, avrebbe potuto mettersi "in proprio" sulle tracce del boia di Bratislava. Lo avrebbe inseguito per mari e per monti, lo avrebbe scovato e infine ucciso, saziando la sua sete, vendicando i suoi cari e più in generale tutte le vittime. E invece no, Anna risparmia Baumann poiché lui "è già morto da tempo". Un bel colpo narrativo secondo me. Quindi Anna, in un certo senso, giustifica il boia che si ritiene vittima di un sistema più grande di lui? Finale aperto dunque, come già notato, e uno spunto di riflessione, anche storica, mica da poco.

La pistola sul sedile invece è un colpo "cinematografico".

Grazie

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Messaggio Da CharAznable Lun Ott 17, 2022 3:13 pm

Altro racconto in cui compare un nazista fuggito in Argentina. Leitmotiv di questo step.
In questo caso il tutto si sviluppa con lentezza a bordo del treno, con un ritmo cadenzato, forse troppo.
Anche i dialoghi sono molto "traquilli", il tutto sembra rendere surreale la vicenda.
Forse un rilettura in più sarebbe stata utile per rimediare a diversi refusi e ripetizioni. Credo sia uno dei testi dell'ultim'ora.
Lettura comunque piacevole.
Complimenti
Grazie

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Messaggio Da Susanna Mar Ott 18, 2022 11:37 am

Il titolo, che ho ritrovato come inciso in un altro racconto, è forte e racchiude tanto in poche parole e non è il caso di dilungarci sul cosa.
Luoghi, epoca e personaggi sono ben amalgamati. Un racconto che mi è piaciuto per diversi motivi, pur con qualche piccola ombra.
Devo fare i complimenti alla Penna perché ha condensato in un racconto molto breve una bella storia, senza eccedere in info storiche e racchiudendo il tutto in soli due giorni di quel periodo pazzesco. Con poche frasi centellinate qua e là, ha reso le crudeltà vissute da una famiglia di perseguitati e le caratteristiche del Treno nelle nubi.
È un racconto che avrei visto molto bene declinato in prima persona, sia per la vicenda sia per come è impostata la narrazione.
Anna aspetta da tempo questo momento, immaginandosi uccidere freddamente l’uomo che ha devastato la sua vita e trovarne, se non conforto, il sollievo di aver reso giustizia alla famiglia, quali che fossero poi le conseguenze.
L’uomo non nega, come tanti altri si trincera dietro alle solite giustificazioni e poi confessa di essere scappato perché sapeva cosa lo aspettava nel momento in cui le sue origini fossero state scoperte.
Però non ha cambiato nome, anche se avrebbe potuto farlo.
Ormai sapete che io sono quella che va a cercare cose che non ci sono, ma in questo non cambiare nome e attendere un’eventuale “giustiziere”, l’uomo - in quanto di origine ebrea - alla fine “aspetta” il momento in cui il suo destino ineluttabile si compia: essere anche lui vittima al pari degli ebrei che aveva mandato a morire.
Lui era stato boia e anche Anna lo sta diventando. Forse è questo che Anna percepisce. Se mi posso permettere un’aggiunta al racconto, vedo nell’uomo lo stesso atteggiamento di attesa della morte ormai inevitabile che avranno avuto gli ebrei nei campi di sterminio. Da ebreo o da assassino di ebrei, il suo destino è comunque segnato, magari non per mano di Anna.
Le ombre: la lunga frase finale di Anna, troppo. Alleggerita renderebbe comunque, magari spezzettata, inserendo un momento di emozione di Anna o lo sguardo rassegnato di lui. Mi rimane comunque l’impressione, alla seconda lettura, che avrebbe funzionato meglio, emozionalmente, scritto in prima persona. Prova.
Le mie note
Ci sono alcuni piccoli refusi, di quelli che passano… come un treno, e non li ripeto.Alcuni dialoghi col virgolettato non chiuso
Un opera - un’opera
SUo zia aveva ragione: refuso forse per sistemare un errore: in altro paragrafo è lo zio e non la zia ad aver ragione ancora una volta
Guardò fuori dalla finestra - treno=finestrino- Mi piace questa immagine: un finestrino su cui si proietta un’immagine terrificante e al contempo vi si sovrappone la bellezza del paesaggio.
degli altri passeggeri
Che, in un ultimo disperato tentativo di salvarla, la nascose - inserirei una virgola e leggo meglio l’aveva nascosta
trattenere le lacrime che sgorgarono in un flusso inarrestabile - non aggiunge molto, lo si può immaginare
Quanta fama…me! Quanta invidia …e superiori! - al termine delle frasi io metterei un punto esclamativo, lo si sente leggendo
“Avrei voluto ucciderla…. Chiedere pietà.” Anna aprì il cappotto…attese in silenzio.In questo  punto ho letto meglio prima “Anna aprì il cappotto…” e poi “Avrei voluto…”: è più forte l’immagine.

Ma ora. Ora mi rendo - leggo meglio Ma ora… ora mi rendo

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Messaggio Da Achillu Dom Ott 23, 2022 7:04 am

Ciao Aut-

Anna è un personaggio coerente: per quanta rabbia possa provare non riesce a uccidere Rudolf.
Anche Rudolf a suo modo lo è. Però non sono riuscito a odiarlo. Il suo modo di autogiustificare il suo passato l'ho percepito come indulgente anziché arrogante. Avrei preferito leggere un maggior contrasto tra i due personaggi.
Una cosa che ho notato in alcuni racconti e anche nel tuo: non è il "treno delle nuvole" ma "il treno a nuvole".
Una cosa che mi lascia perplesso nella trama è la pistola tirata fuori e poi lasciata sul sedile di legno con gli altri passeggeri che non fanno una piega.
Come refuso ho notato solo SUo zia.
Il genere storico c'è, però non nell'interpretazione che preferisco perché non ho trovato notizie di Rudolf Bauman (ma sono gusti personali, non rilevanti per il giudizio). Gli anni 1940 sono nei ricordi di Anna. Il boia c'è. Il Treno a Nuvole pure.

Grazie e alla prossima.


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Messaggio Da tommybe Lun Ott 24, 2022 5:16 pm

Per fare lo spiritoso dico che il 'treno a nuvole' somiglia in modo impressionante allo 'spaghetto a vongole' testimone delle origini partenopee dell'autore.
Questo passo falso lo assorbe la vicenda che più umana non si può, e il trenino a nuvole sale sul mio podio, senza nemmeno sbuffare troppo.
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Messaggio Da Akimizu Mar Ott 25, 2022 10:38 am

Ciao autore, il tuo è un breve racconto che ha un pregio enorme, almeno per me che dopo aver letto qualunque cosa rimango mezz'ora a fissare il vuoto rimuginando, che è quello di parlarti al cuore e al cervello molto di più con i non detti che con le parole che affettivamente hai messo sulla carta. Insomma, forse sei arrivato davvero a diciottomila caratteri e probabilmente li hai sforati. Sono anche sicuro che hai letto il trattato filosofico di Hannah Arendt, io ho avuto la fortuna di avere una cara amica che ci ha fatto su una tesi da lode, quindi non mi dilungo troppo sull'unica pecca che ho trovato nel tuo racconto perché sai di che parlo: manca la critica alla società di massa, che porta nell'individuo a non saper più distinguere tra bene e male. L'individuo "atomistico" e uniformato non riconosce più i valori morali e giustifica ciò che compie con l'idea di aver semplicemente eseguito un ordine. Ecco, il tuo nazista ci parla solo dell'ultimo tassello, come è giusto che sia, ma tu, autore, potevi parlarci del resto. Il tuo nazista rimane vago, non sa, risponde a morsi, ma tu avevi a disposizione la controparte per far capire al lettore molte più cose. Anche perché nel finale ci siamo, la giovane ritrova la sua individualità, riesce ad autodeterminarsi, sceglie i valori positivi e non quelli della negazione tipici del totalitarismo. Sceglie la banalità del bene.
Grazie, a rileggerci presto!
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Messaggio Da Midgardsormr Mar Ott 25, 2022 5:53 pm

Ciao autore.

Parto con il dire che il titolo mi piace parecchio, soprattutto dopo essere arrivato alla fine del racconto.
I paletti ci sono, alla fine forse anche per quante volte lo hai sottolineato, con Anna c'ero pure io.

Non credo sia freddo il tuo racconto e nemmeno distaccato. È diverso, nel senso che hai dato una tua impronta personale nel raccontarlo, credo sia per via della terza persona.
A me sono piaciuti i segnali che hai lasciato, quelli che fanno pensare e riflettere. I refusi te li hanno segnalati e non andrò oltre, se non dicendoti che vale la stessa regola che vale per me ( puntualmente non la seguo ) rileggi il testo mille e una volta.

Nel complesso, a mio gusto personale questo è un buon testo e con un po' di lavoro di editing, sarà ancora meglio.

Grazie e a rileggerci.

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Messaggio Da Marcog Mar Ott 25, 2022 7:44 pm

Il racconto è scritto in modo molto comprensibile, che soggettivamente è un punto a favore. Peccato, come già sottolineato, incappi spesso in refusi che ne abbassano la qualità. Bella la trovata del nascondiglio nella botte, ma ho trovato anche molte situazioni un pò forzate. Quella che mi ha colpito di più è il finale. Il boia che capisce al volo le intenzioni di Anna, e lei che dopo un rapido scambio di parole, demorde dal suo intento. Bella la rinuncia all'omicidio, la pistola che resta sul sedile... Ma non trovo ben delineati i motivi. Lettura comunque piacevole, grazie.
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