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Messaggio Da Different Staff Lun Ott 03, 2022 11:45 am



L’ora è confusa e noi come perduti la viviamo.




La campana della chiesa di Santa Croce fece solo tre rintocchi che erano da poco passate le dieci.
Non batteva le ore, ma era il segnale di adunata.
Il sole era velato dietro una leggera patina bianca, e gocce umide e grigie di un’umida mattina autunnale si liberavano sul suolo .
Stretti nei loro indumenti logori, un gruppo di ragazzini si dirigeva, correndo, dalla parte opposta alla chiesa.
Dove altrove, nello stesso momento, le sirene del coprifuoco cadenzavano momenti di vita a pericoli di morte, Casarsa, un piccolo paese friulano, godeva di giornate relativamente tranquille.


Un vecchio borgo, grigio e immerso nella più sorda penombra di pioggia, popolato a
stento da antiquate figure di contadini e intronato dal suono della campana.”


Era giunta dal fronte la notizia che bombe sganciate dagli aerei avevano colpito alcuni centri vicini. Gli attacchi degli alleati non avevano risparmiato la stazione ferroviaria di Castions di Zoppola, in mano ai tedeschi, che distava soli cinque chilometri.
Anche in paese c’era stato il primo allarme aereo dopo l’invasione tedesca, ma non si era visto nessun aeroplano, né nemico né amico. Ma da quando era successo erano tutti allarmati, sia per le notizie che si leggevano sui giornali, sia per quello che succedeva nelle altre città italiane.
Se la campana invitava a un coprifuoco con promesse di vita, per molti la guerra era un suono di sirena, un rumore feroce che entrava con prepotenza nelle orecchie e che faceva impazzire i battiti del cuore.
Si sentiva in lontananza il ronzio degli aerei, calabroni giganti impazziti, in cerca di un bersaglio da colpire.
Le strade si svuotavano, anche gli animali smettevano di mangiare, nonostante la fame e gli stenti. Il respiro restava sospeso finché non si era al sicuro.
Si vedevano corpi lacerati, sepolti sotto le loro stesse case, dispersi negli affetti. Uccisi da una morte ancor meno comprensibile delle altre.


C’è molta paura. Paura di lasciarci la pelle. Siamo tutti così esposti al destino, poveri uomini nudi. Tutto puzza di morte, di fine, di fucilazione. Tutto puzza di spari, tutto fa nausea.”


Un giovane uomo, dal portamento elegante e con le braccia conserte, stava poggiato alla parete esterna della casa dei nonni materni, un palazzotto di due piani in via Pordenone.
Indossava pantaloni avana chiari, dal taglio fine, e la camicia dello stesso colore. Portava scarpe di pelle marrone, pulite, sebbene consumate in più punti.
Seguiva, con lo sguardo scuro e acuto, i ragazzi che, ordinatamente, si allineavano per entrare.
Anche da questo si capiva che erano figli di gente semplice, che crescevano con pazienza, incapaci di prepotenze o di prevaricare gli altri.
Da una porta laterale si accedeva in una disimpegno, che era stato deposito di biciclette e attrezzi agricoli. Da questo, attraverso una rampa di scale, stretta e poco illuminata, si scendeva in cantina,
Era una stanza rettangolare, grande quanto la cucina che stava al piano di sopra, senza rumori e luci, ma piena di odori che si propagavano e che neppure la robusta porta di legno riusciva a trattenere.
In fondo alle scale li aspettava la maestra Susanna, una donna minuta, ma dai lineamenti forti, in contrasto con la dolcezza dei modi con cui si rivolgeva agli altri.
Unica erede della casa che custodiva tutti i ricordi d’infanzia, scoppiata la guerra da Bologna era tornata al paese.
Riteneva fosse l’unico posto sicuro, da quando il figlio aveva disertato. Si era rifiutato di appoggiare il regime e con esso la guerra, distribuendo armi al nemico, o armandosi lui stesso.


La guerra non mi è mai sembrata tanto schifosamente orribile come ora: ma non si è mai pensato cos'è una vita umana?”


Pierpaolo, così si chiamava, studiava filosofia, un pensatore che si chiedeva il perché e il percome delle cose, analizzava gli effetti più che le cause perché sono quelli che rimangono e la gente è condannata a ricordare per molto tempo.
Aveva gli stessi occhi della madre dentro i quali, complice, si abbandonava per sopportare l’esistenza di un padre militarmente severo, ma dai molti vizi.
Quasi sempre era assente per lavoro, altre volte rinchiuso in un carcere per scontare i debiti di gioco.
Pierpaolo aveva deciso di fare la sua resistenza non combattendo con armi, ma con un mezzi più potenti: lo studio e la cultura.


Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace.”


Insieme alla madre, aveva deciso di radunare i ragazzi del borgo, tutti figli di contadini, perché non sopportava che crescessero senza un minimo di istruzione soprattutto in un tempo così tragico.
Anche se il paese era un bersaglio minore rispetto alle grandi città, ma per il solo timore di essere scoperti a insegnare, con la scusa di evitare i bombardamenti, si rifugiavano in cantina.
Era diventata, ridicolo a dirsi, un rifugio antiaerei, o così volevano credere che fosse.
Le pareti e il pavimento erano in cemento, con un’unica finestrella per il passaggio dell’aria.
Da sempre era stato il luogo dove venivano riposte le conserve della famiglia, quelle che i contadini, sotto l’occhio supervisore della padrona, preparavano durante l’estate,
Dal soffitto pendevano, come festoni, salumi da essiccare, e robuste mensole di legno, fissate alle pareti, reggevano conserve di pomodori e marmellate.
Di quei tempi restava ancora un chiarissimo odore.
Alcuni mobili ingombranti e inutilizzati o vecchi giochi, tra cui un piccolo cavallo a dondolo di legno, che era stato di Pierpaolo, giacevano accatastati in un angolo.
La classe era mista, i bambini più piccoli disegnavano sul retro di fogli già scritti.
La maggior parte dei ragazzi aveva dai dodici ai quindici anni, tra femmine e maschi erano quasi una ventina. Si incontravano ogni mattina e sempre dopo le dieci, per non togliere alle famiglie braccia necessarie al lavoro.
Susanna, capelli raccolti e sorriso disarmante, offriva, sopra un asse poggiata a due vecchi bauli, tazze con il latte e fette di pane.
L’odore dei campi si sentiva anche nei capelli dei ragazzi, che sin dall’alba lavoravano. Era tempo di raccolta di uva e di odori di mosto.
- Venite, venite! Mangiate e poi cominciamo.
Li invitava a entrare, con le mani sottili, le dita piene di anelli, a prendere posto.
Si sedevano sul pavimento freddo, su cui poggiavano le gambe nude, con le scarpe slacciate e le zolle di terra attaccate alle suole bucate.
Quattro lampade a olio, disposte agli angoli, illuminavano la stanza, facendo vibrare le ombre in una danza di sospiri, ora proiettando sagome enormi e minacciose, altre volte rassicuranti.
I loro occhi, stretti nella penombra, erano avidi di parole raccontate o lette sui libri che passavano di mano in mano.
Perché mentre fuori tutto odorava di morte, dentro quelle quattro pareti umide e semi buie la vita cercava di dare un senso a se stessa.
- Maestra, quando ci porti le matite colorate? Voglio fare un disegno bellissimo.
Martino era un bambino di sette anni, sapeva scrivere, leggere e fare i conti. Occhi azzurri sempre in movimento come certi cieli ventosi che non riescono a tenere ferme le nuvole.
Dal carattere curioso e vivace, intelligente, a volte discolo, mai dispettoso, pendeva dalle labbra della maestra.
Ascoltava i discorsi di Pierpaolo e si perdeva in ragionamenti più grandi di lui. Era l’unico a fare domande, dopo aver ascoltato con interesse la spiegazione.
Molte cose che sapeva l’aveva imparate osservando e studiando quelli più grandi di lui.
Pierpaolo gli regalava fogli con pensieri e poesie che ricopiava apposta per lui.


Ti insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece.”


Leggeva molto, Martino. Leggeva tutto quanto gli capitasse tra le mani. Libri con le pagine spesse, dalla copertina pesante, piene di parole di cui spesso non conosceva il significato. Tutto quello che il giovane maestro prendeva dalla libreria dei nonni.


Leggere, leggere sempre, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù. Ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che si chiama cultura.”


La maestra Susanna lo adorava, anche se non lo dava a vedere, e anche suo figlio aveva per lui un curioso interesse.
- Oggi solo matite grigie, Martino. Anche con la grafite puoi fare un disegno bellissimo. La guerra ci toglie il sorriso, i sogni e i colori, ma non la capacità di immaginare la nostra vita quando tutta questa assurdità sarà finita.
- Quando sarò grande voglio dare un colore a ogni persona. Voglio vivere nei colori, avere un giardino e coltivare piante e fiori, non come mia madre che coltiva patate e rape.
Voglio un negozio e quando la gente entra gli brilleranno gli occhi e si ubriacherà di profumi, ma non come lo zio Beppe, all’osteria.
Tutti risero, più per la speranza del sogno che per il vecchio ubriacone.
- Ma le rape le mangi e le patate pure. Prova a mangiare i garofani.
- Ma io li vendo e con i soldi ci compro da mangiare.
Seduto sul cavallo a dondolo, andava avanti e indietro, precedendo al galoppo, con la spregiudicatezza dell’infanzia, il suo destino.
Vedere quel bambino a cavalcioni sul suo cavallo a dondolo risvegliava in Pierpaolo i ricordi delle lunghe estati felici passate dai nonni.
Si rivedeva in quel bambino, la stessa curiosità, quella che avrebbe generato le sue decisioni, anche quelle più tristi e dolorose.
E per Martino, il giovane professore era l’ insegnate stimolante e arguto che regalava idee, sogni e finzione, che spiegava in modo semplice anche le cose difficili. Perché i misteri fossero comprensibili a tutti.
I giorni, marciando, passarono veloci, i sogni, sebbene chiusi in uno scantinato, erano cresciuti e con essi il desiderio di libertà e di pace.


Io so questo, che chi pretende la libertà poi non sa che farsene.”


Quella arrivò, dopo tante lordure, arrivò, lasciandosi dietro un tappeto di morti ammazzati e di atrocità.
Finita la guerra, le vite ripresero il loro corso. Seguirono anni in cui la gente cercava fortuna altrove e quasi sempre la trovava lontano dagli antichi affetti, in terre straniere dove mettere radici e creare nuovi legami.
Martino, grazie all’aiuto di alcuni zii, era partito per l’Argentina, in cerca di un lavoro e una vita migliore,
Il suo nome aveva perso la o finale per diventare Martin e lui qualche chilo di troppo.
Anni dopo aveva conosciuto Violeta, una ragazza dai capelli blu e gli occhi cobalto da cui aveva avuto un figlio, Pablito.
Abitavano a San Miguel de Tucuman, dove aveva aperto un negozio di fiori, in un locale accogliente dalle pareti lilla, in onore di sua moglie.
Sommerso da vasi con rigogliose piante verdi e da fiori, disposti con devozione e amore, più che un negozio sembrava la loro stessa abitazione, con due divanetti, un tavolino e sedie sparse per accogliere clienti e amici.
Di buon mattino portava acqua e luce nuova alle piante, le salutava, parlava con loro, attento a qualsiasi bisogno.
- Lilium, come stai? Altri due giorni di concime e torni in forma. Cos’è quella brutta cera, Giacinto? Vedrai, ti troverai bene nella nuova casa. Ogni settimana verrò a vedere come stai, tranquillo!
E girandosi verso un gruppo di gerani: - Oggi siete splendidi!
Violeta l’ascoltava e in silenzio sorrideva.
Per rendere l’ambiente ancora più accogliente, una radio diffondeva un filo di musica classica, che rendeva l’ambiente ancora più rilassante.
Martin, a San Miguel, era famoso per le sue splendide composizioni floreali. Per matrimoni, battesimi o compleanni, riusciva a realizzare bellissime combinazioni abbinando, con arte e maestria, i colori dei fiori.
Di quegli anni passati, della sua infanzia, della guerra, si era portato dietro il suo sogno di bambino, avere e dare colori.
La domenica pomeriggio insegnava tango a un gruppo di italiani emigrati, mentre Violeta si tratteneva in negozio con le amiche, per parlare e discutere dell’ultimo libro che avevano letto.


Era un giorno di primavera del 1975 quando Martin, in un giornale italiano, leggeva della morte di Pierpaolo.
Era diventato uno scrittore e un regista famoso, scomodo per tanti, da molti incompreso.
La notte del 2 novembre, tra i santi e i morti, era stato trovato cadavere sopra una spiaggia, vicino Roma.
Era stato brutalmente ucciso, la testa spaccata, e con il torace schiacciato dagli pneumatici di un’automobile.
Non poteva credere che fosse lo stesso Pierpaolo, il maestro e amico dei giorni più difficili della sua vita. Pianse amaramente e senza vergogna.


Con uno sbuffo esagerato, il treno si mise in movimento. Era una giornata splendida, fredda e pulita. Pablito stava incollato al finestrino, il naso schiacciato al vetro e la bocca a forma di cuore.
Da molto tempo Martin gli aveva promesso quel viaggio e, dopo aver saputo della morte di Pierpaolo, aveva capito che era arrivato il momento di farlo.


Erano le due di notte quando partirono da San Miguel, arrivando in pullman alla stazione di Salta.
L’eccitazione di Pablito era alle stelle e il sonno lo aveva completamente abbandonato. Violeta lo teneva stretto per mano per paura, che nella confusione dei tanti passeggeri, si perdesse.
Alle sei e quindici il Tren a las nubes iniziò il suo viaggio.
Collegava la località di Salta con quella di Las Polvorillas, per quasi duecento chilometri, impiegando, tra andata e ritorno, circa quindici ore di viaggio.
Si chiamava“delle nuvole” perché in alcuni tratti del percorso si arrivava a più di quattromila metri sul livello del mare. Lungo il tragitto si arrampicava, passando dentro diciannove gallerie,  attraversando ventinove ponti e tredici viadotti.
L’ultima parte del percorso, da San Antonio de los Cobres a Las Polvorillas, era il tratto più spettacolare, perché era il momento in cui il treno incontrava davvero le nuvole.
Era il punto più alto e suggestivo di tutto il percorso, perché il treno, viaggiando sopra lo stretto viadotto, dava l’impressione di essere sospeso nel vuoto.
Da qualche anno era diventato una vera attrazione turistica, un’occasione unica e indimenticabile per vedere la parte settentrionale le Ande, al confine con il Cile, in una cornice unica al mondo.
Il treno attraversò villaggi e paesi, paesaggi inimmaginabili per bellezza.
Fece diverse soste lungo il percorso. La gente del posto offriva cibo e vendeva cappelli e prodotti tipici..
E mentre Pablo, per l’emozione, tratteneva il fiato per tutto il percorso sul viadotto, Martin sapeva bene cosa doveva fare.
Non potendo spargere le ceneri del suo maestro, simbolicamente strappo in mille pezzi le pagine di un libro di poesie, che lo stesso Pierpaolo gli aveva regalato prima di partire per l’Argentina. Voleva che il pensiero di libertà, attraverso le sue parole, divise dal foglio e libere di girare, senza la paura di essere fraintese o non comprese, potesse arrivare ovunque e raggiungere tutte le menti.
E come coriandoli, i suoi pensieri fossero disperse dal treno delle nuvole, in corsa.


Io ti ricordo, narciso, tu avevi il colore della sera, quando le campane suonano a morto.”


dilaniò le pagine in pezzi più piccoli,


Un’altra luce mi desta a piangere i giorni che volano via come ombre.”


ancora più piccoli,


No, non si resiste al troppo amore, ai baci avuti e dati in una sera sola.”


sempre più piccoli.


Come si sparge il seme perché la terra lo accolga e la cenere perché diventi concime, così Martin disperse parole, che non più vincolate da logica compostezza, ma libere da costrizioni e condizionamenti, potessero nutrire altre menti ed essere comprensibili a tutti.







Il cammino incomincia e il viaggio è già finito.”








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Messaggio Da The Raven Lun Ott 03, 2022 5:40 pm

Ragazzuoli, scusatemi. Ogni tanto la formattazione diventa posseduta e io non riesco a domarla. Mi scuso con l'aut*** e allego il file pdf con la formattazione originale così come ci è pervenuta.

______________________________________________________
IN GRAN SILENZIO OGNI PARTIGIANO GUARDAVA QUEL BASTONE SU IN COLLINA.


REACH OUT AND TOUCH FAITH!                                                                                               Sembrano di sognante demoni gli occhi, e i rai
                                                                                         del lume ognor disegnano l’ombra sul pavimento,
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sarà libera mai!
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Messaggio Da Petunia Mer Ott 05, 2022 8:50 am

Un bel racconto autor@ e un bel messaggio. 
Hai “succhiato il midollo” di Pasolini lasciando che alcune delle sue perle impreziosissero la storia. L’idea è ottima e la scrittura a parte qualcosa che mi sono appuntata leggendo e che ti dirò, è lineare e scorrevole.
Cosa non mi convince fino in fondo? La scelta del tipo di narrazione, così raccontata da risultare asettica. Tutto quando viene detto (cose bellissime) non riescono a raggiungere il mio cuore. Ne leggo la bellezza ma non riesco a farle mie. Non vivo le emozioni insieme al personaggio. Non me ne volere. Il lavoro è ottimo ma trovo che crebbe potuto coinvolgermi molto di più se non fosse stato solo “raccontato”.
La cantina c’è e svolge un ruolo chiave, lo storico è centrato (è chiaro che Pasolini è morto nel 1975 quindi hai fatto un salto in avanti ma il cuore della storia si svolge nel periodo giusto) e c’è pure l’ubicazione richiesta. 

 La campana della chiesa di Santa Croce fece solo tre rintocchi che erano da poco passate le dieci. 

Sono inciampata subito leggendo l’incipit. Forse meglio così:

Erano passate da poco le dieci, quando la campana della chiesa di Santa Croce fece tre rintocchi.


e gocce umide e grigie di un’umida mattina 


Il sole era velato dietro una leggera patina bianca

Perché il trapassato? 

cadenzavano momenti di vita a pericoli di morte,

qui avrei messo un punto fermo alla fine della frase.


Ultima modifica di Petunia il Gio Ott 06, 2022 3:11 pm - modificato 1 volta.

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Messaggio Da Phoenix Mer Ott 05, 2022 3:39 pm

Achillu ha scritto:@The Raven Ho allegato al messaggio precedente il file che ho usato per riscrivere la formattazione. Quando hai corretto puoi cancellare tutti i miei messaggi Smile Grazie.

Grazie Achillu, il racconto era già a posto con la benedizione dell'autore e quindi non era necessario alcun intervento, adesso ho rimosso tutto e possiamo commentarlo.
Ci muoviamo rapidamente, rega', non state in pensiero.

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A Petunia garba questo messaggio

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Messaggio Da ImaGiraffe Gio Ott 06, 2022 4:29 pm

Sono felice di trovare il primo racconto storico che posso definire tale. Hai inserito un personaggio storico (e che personaggio) in un contesto di fantasia che ha dato un gran valore al tuo racconto. 
Da questo punto di vista nulla da dire anzi, complimenti. 
La mia massima stima va anche per la scelta del personaggio di Pasolini che è senz'altro uno dei personaggi di maggior spicco del novecento.
Quello che non mi ha convinto per niente è lo stile che hai utilizzato. A volte, soprattutto nella prima parte, diventa troppo poetico, troppo descrittivo. tutto questo appesantisce la lettura. 
Secondo me bastavano le citazioni di Pasolini. 
il resto lo avrei preferito più snello.
anche perché, qui sono d'accordo con Petunia, tutto risulta molto asettico. 
quel magnetismo, quella "visceralità" tipica di un uomo come Pasolini non traspare. 
E questo è un gran peccato.
In conclusione il racconto mi ha convinto a metà e questa volta di dispiace parecchio.
Grazie.

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Un caloroso benvenuto alle persone giunte fino a noi dal futuro. 

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Messaggio Da Molli Redigano Ven Ott 07, 2022 10:55 am

Prima la radiografia:


"Di un’umida mattina autunnale si liberavano sul suolo ."


Io direi "al suolo" e c'è pure uno spazio di troppo subito dopo.



"Da una porta laterale si accedeva in una disimpegno"


un disimpegno




"Si scendeva in cantina,"


.




"Scoppiata la guerra da Bologna"


"Scoppiata la guerra, da Bologna..." sennò sembra che la guerra sia iniziata a Bologna e non che Susanna fosse tornata al paeseda Bologna.





"Era diventata, ridicolo a dirsi, un rifugio antiaerei"


Credo si dica "antiaereo", al singolare.




"In cerca di un lavoro e una vita migliore,"


.




"Per rendere l’ambiente ancora più accogliente, una radio diffondeva un filo di musica classica, che rendeva l’ambiente ancora più rilassante."


"Per rendere l’ambiente ancora più accogliente, una radio diffondeva un filo di musica classica, che lo rendeva ancora più rilassante."





"La parte settentrionale le Ande,"


"La parte settentrionale delle Ande,"





"Simbolicamente strappo in mille pezzi"


"Simbolicamente strappò in mille pezzi"



Il racconto mi è piaciuto moltissimo. Secondo me le citazioni che fanno da intermezzo alla narrazione sono proprio funzionali. Se effettivamente c'è staticità tra un paragrafo e l'altro, io ritengo che le citazioni siano il ponte tra ciò che è narrato e ciò che è emotivo, che suscita emozioni. Se la parte raccontata è tutta dell'Autore, la parte emotiva non lo è, poiché deve essere veicolata in qualche modo al fine di farla arrivare al lettore. Potrei dire: le citazioni sono un espediente semplice, sarebbe stato meglio amalgamare il loro significato al racconto e raggiungere lo stesso risultato in maniera migliore. Per me, il metodo utilizzato è vincente perchè è riuscito a suscitarmi emozioni, non ultima il piacere di aver letto il racconto. 

Grazie

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Messaggio Da Danilo Nucci Ven Ott 07, 2022 7:01 pm

Il racconto è scritto benissimo e dimostra una grande padronanza dell’autore (o autrice?) nell'uso della parola. Per gusti del tutto personali ho una certa predilezione per un  linguaggio più essenziale e ho trovato alcune descrizioni e alcune espressioni molto poetiche ma eccessive, senza nulla togliere alla qualità del testo. Cito ad esempio: “… facendo vibrare le ombre in una danza di sospiri” oppure: “Occhi azzurri sempre in movimento come certi cieli ventosi che non riescono a tenere ferme le nuvole.”
Cito anche la similitudine classicheggiante e troppo esibita: “Come si sparge il seme perché la terra lo accolga e la cenere perché diventi concime, così Martin disperse parole, che non più vincolate da logica compostezza, ma libere da costrizioni e condizionamenti, potessero nutrire altre menti ed essere comprensibili a tutti.”
I vincoli dello step sono tutti ben rispettati, perfino il Tren a las nubes che hai chiamato con il nome corrente, trasferendo giustamente la fine del racconto più avanti nel tempo, agli anni ’70.
Molto belle e suggestive le citazioni di Pasolini.
Ti segnalo poi alcune piccolezze:
in una disimpegno = in un disimpegno
rifugio antiaerei: avrei detto antiaereo
“Non poteva credere che fosse lo stesso Pierpaolo, il maestro e amico dei giorni più difficili della sua vita. Pianse amaramente e senza vergogna.” L’incredulità mi è sembrata poco verosimile. Credo che la fama di Pasolini, prima della sua morte, fosse arrivata certamente in Argentina e soprattutto al protagonista della storia.

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Messaggio Da Arianna 2016 Dom Ott 09, 2022 5:13 pm

Punti forti di questo racconto:
- l’andamento complessivo, il ritmo della narrazione, che è morbido, poetico, suggestivo
- l’utilizzo delle citazioni di Pasolini
- il messaggio che si vuole trasmettere
- la scena conclusiva ritmata dalle citazioni, con il climx discendente dei pezzi di carta che diventano sempre più piccoli
- il parallelismo tra le parole e i semi e la cenere che rende fertile
- la sensorialità: è un testo pieno di bellissime immagini, di suoni e di odori
 
Punto debole: i numerosi errori di lessico e sintassi, pur all’interno di una forma che invece scorre abbastanza bene.
- Il sole era velato dietro una leggera patina bianca= la parola “patina” mi fa venire in mente qualcosa di umido ma liquido/solido, non gassoso/aereo come credo tu volessi intendere
- si liberavano sul suolo .= devi cambiare il verbo oppure la preposizione: si libravano sul suolo/si liberavano dal suolo
- Dove altrove= forse intendevi “mentre altrove”?
-  si accedeva in una disimpegno= a un disimpegno
- Anche se il paese era un bersaglio minore rispetto alle grandi città, ma= il “ma” va tolto
- o vecchi giochi= “e”, non “o”, perché il senso della frase non richiede una scelta tra alternative
- un asse poggiata= un’asse; in questa accezione, il sostantivo è femminile, quindi l’articolo indeterminativo richiede l’apostrofo
- Perché mentre fuori= “poiché” senza “mentre”, oppure solo “mentre”
- un curioso interesse: meglio “un interesse curioso”, perché altrimenti l’espressione sembra alludere a qualcosa
- settentrionale le Ande= delle Ande
- strappo= strappò
- pensieri fossero disperse= dispersi
- qualche virgola fuori posto o mancante
 
Nel complesso, quindi, una lettura piacevole, anche se a tratti mi è mancato un senso di amalgama e la forma è da sistemare.
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Messaggio Da paluca66 Dom Ott 09, 2022 7:40 pm

Errori / refusi anche in questo racconto un po' troppi, tra l'altro forse resi più evidenti da una scrittura molto ricercata, di livello alto.
Sintetizzo:
 - e gocce umide e grigie di un'umida mattina autunnale si liberavano dal suolo: ripetizione e poi sembra che le gocce lascino il suolo verso l'alto.
 - Dove altrove: avrei preferito "mentre" altrove (parere mio)
 - Da una porta laterale si accedeva a una disimpegno
 - ma con un mezzi più potenti: lo studio e la cultura: o "con mezzi" o "con un mezzo"
 - Anche se il paese era un bersaglio minore rispetto alle grandi città, ma per il solo timore di essere scoperti: "ma" è di troppo
 - sotto l'occhio supervisore della padrona, preparavano durante l'estate,: è scappata una virgola al posto del punto
 - salumi da essiccare, e robuste mensole di legno: a mio parere la virgola non ci va
 - Di quei tempi restava ancora un chiarissimo odore: chiarissimo?
 - Alcuni mobili ingombranti e inutilizzati o vecchi giochi: secondo me era meglio "e" vecchi giochi
 - sopra un asse poggiata: manca l'apostrofo
 - Per rendere l'ambiente ancora più accogliente, una radio diffondeva un filo di musica classica, che rendeva l'ambiente più rilassante: ripetizione
 - Violeta lo teneva stretto per mano per paura, che nella confusione dei tanti passeggeri, si perdesse: la virgola andrebbe dopo il "che", non prima
 - simbolicamente strappo in mille pezzi: strappò
 - E come coriandoli, i suoi pensieri fossero disperse: dispersi
Paletti presenti e ben inseriti nel racconto senza forzature; anche il treno, che inizialmente poteva sembrare messo lì senza motivo, invece assume un'importanza fondamentale ai fini della storia.
Giudizio sospeso, racconto scritto bene ma con troppi refusi, storia abbozzata, molto poetica, si legge con piacere ma alla fine mi accorgo che, nonostante, la poesia, Pasolini, non è riuscita a coinvolgermi come avrei voluto.
Ti tengo lì, ai confini della cinquina, non è detto che una volta letti e commentati tutti non riesca a entrarci.

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Messaggio Da Antonio Borghesi Lun Ott 10, 2022 4:52 pm

Quella che mi è piaciuto molto è l'idea di strappare un libro di Pasolini e farlo in coriandoli da far volteggiare nel vuoto come se si disperdessero le ceneri del poeta morto. Poi però hai aggiunto che così avrebbero potuto, come parole sparse, raggiungere l'umano pensiero. Questa seconda parte anche se allegorica non tiene. Così come non tiene la forma italiana con cui hai scritto il tuo racconto. C'è parecchio da rivedere: errori e sostanza. Peccato perchè l'idea era splendida.
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Messaggio Da M. Mark o'Knee Mar Ott 11, 2022 12:51 pm

Inizio segnalando alcune imperfezioni.
Ci sono frasi che appaiono involute, contorte, e richiedono una doppia o tripla lettura per afferrarne il senso. Per esempio
- "La campana della chiesa di Santa Croce fece solo tre rintocchi che erano da poco passate le
dieci" - "Erano da poco passate le dieci, quando la campana ... fece tre rintocchi".
- Il paragrafo che va da "Dove altrove" fino a "giornate relativamente tranquille" ha la costruzione sbagliata. Direi "Dove altrove, nello stesso momento, le sirene del coprifuoco alternavano [non cadenzavano] momenti di vita a pericoli di morte, a Casarsa, un piccolo paese friulano, si godeva di giornate relativamente tranquille"
- Il paragrafo "Anche se il paese", fino a "si rifugiavano in cantina" è molto contorto. Dovrebbe essere spezzato e riformulato per rendere più chiaro il concetto. Qualcosa tipo "Il paese era un bersaglio minore rispetto alle grandi città, ma si rifugiavano lo stesso tutti in cantina. La scusa di evitare i bombardamenti diventava un alibi per il vero timore che avevano: essere scoperti a insegnare".
- Da "Quattro lampade" a "rassicuranti" andrebbe corretto spostando "ora" dopo "proiettando" ("proiettando ora sagome enormi e minacciose, altre volte rassicuranti").
- La frase finale, così com'è formulata, secondo me spezza tutto l'impianto allegorico creato, grazie anche alle belle citazioni da Pasolini che inframezzano il testo.
Spiega troppo.
E spiegando troppo fa sì che la logica riprenda il sopravvento: come possono dei coriandoli di pagine, in pratica illeggibili, "essere comprensibili a tutti"?
Tutta un'altra cosa, penso, se la chiusura diventa "Come si sparge il seme perché la terra lo accolga e la cenere perché diventi concime, così Martin disperse parole".
E mi fermo qui, lasciando da parte i diversi errori o refusi presenti (magari qualche altro commentatore li ha già fatti notare).
Concludo dicendo che, nonostante tutto, il racconto mi è piaciuto molto. L'idea di portare in scena Pasolini nei suoi anni friulani è originale e vincente.
Spero che le mie annotazioni possano tornare utili all'autore, al quale faccio comunque i complimenti.
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Messaggio Da Resdei Mer Ott 12, 2022 6:32 pm

Ciao.
Racconto molto riservato, quasi intimo di un giovane Pasolini con questo suo piccolo allievo. 
Per tutta la storia ho sentito, da lettrice, di essere quasi spettatrice indesiderata. 
Hai forse interiorizzato troppo un rapporto esclusivo e per questo si percepisce 

una certa freddezza nella narrazione.

Le tante imperfezioni ti sono state magnificamente evidenziate, per cui taccio.
A rileggerci presto


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Messaggio Da tommybe Mer Ott 12, 2022 8:58 pm

L'Idroscalo di Ostia non è propriamente una spiaggia, piuttosto un luogo malfamato vicino alla foce del fiume Tevere.
Posso sbagliarmi, ma è importante inquadrare bene dove è stato ucciso Pasolini. D'altra parte i luoghi equivoci, le borgate cozzavano con la sua delicatezza, con il suo cuore grande, ma facevano parte di lui, amplificati spesso nei suoi scritti, nei suoi meravigliosi film e frequentati di persona.
Il racconto, solo per l'idea, merita di vincere. Nel contesto non ho visto nulla di più interessante, ed è scritto meravigliosamente bene.
Il primo abitante della mia libreria è stato 'Ragazzi di vita'. Sono un devoto ammiratore di questo uomo.
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Messaggio Da SCM Gio Ott 13, 2022 5:05 pm

Ciao Autore/trice,
un bel, ma soprattutto buon, racconto. Non solo per aver rispettato i vincoli ma per aver scrittto frasi che ispirano.
La seguente è quella che mi è piaciuta di più " il giovane professore era l’ insegnate stimolante e arguto che regalava idee, sogni e finzione, che spiegava in modo semplice anche le cose difficili. Perché i misteri fossero comprensibili a tutti."
Lo scrivere di Pasolini una scelta proficua.

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Messaggio Da Asbottino Ven Ott 14, 2022 5:40 pm

Direi che quel che funziona meglio è l'aderenza al genere. Il racconto storico, intendo. E di conseguenza la cantina. La cantina è perfetta perché è un elemento storico. Non solo sembra di vederla, ma sai che c'è, che in un certo punto della Storia quella cantina è esistita davvero, come Pierpaolo. Dove forse il racconto funziona in modo meno efficace è sulla parte inventata, o che almeno credo sia inventata: Martino poi Martin, l'Argentina, il treno delle nuvole. Non che non sia eseguita con altrettanta passione, ma non ha la stessa potenza di quella storica e quindi il racconto finisce per essere un po' disequilibrato.
Le continue interruzioni in corsivo e il salto temporale rendono poi la narrazione poco coesa. Ci sta. Non sono mai frasi casuali e hanno sempre una certa aderenza a quanto viene narrato, però dopo un po' spezzano il ritmo eccessivamente. Quanto al salto temporale di base non amo i racconti che saltano. Potevi partire dal treno e farlo il tuo presente. La cantina e Pierpaolo i ricordi che giustificavano i coriandoli del libro gettati dal treno come ceneri, immagine per altro estremamente poetica e riuscita, come tante altre in un racconto che forse pecca anche un po' di dinamismo. Sempre molto elevato, resta un po' distante dal lettore. Ogni tanto lo vorresti più terra-terra, più sanguigno, non so se rendo l'idea.
Non complesso è un racconto molto ispirato, con qualche errore da correggere nella stesura ma scritto con grande attenzione al messaggio generale da far passare.
Pur con i limiti di cui detto sopra, resta un lavoro da tenere sicuramente in considerazione.

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Messaggio Da Byron.RN Dom Ott 16, 2022 7:23 pm

L'inserimento della figura di Pasolini è davvero interessante e mi è piaciuta.
Poi il racconto secondo me presenta un pò di alti e bassi.
Nel suo complesso è ben scritto, però come hanno già fatto notare gli altri, il fatto di essere troppo raccontato secondo me lo penalizza. Con questa impostazione si fa fatica a entrare pienamente dentro la storia, risulta esserci sempre quel distacco tra il lettore e la narrazione che non permette un'esperienza piena e totale.
Po c'è la seconda parte in Argentina che non mi ha convinto totalmente. Non so se questo sia dovuta alla datazione nel 1975, ma il racconto così mi sembra poco amalgamato, troppo slegato. Il treno mi da l'impressione che c'entri poco , che sia stato messo lì solo per rispettare i paletti, io l'ho avvertito come una forzatura. Di contro però c'è quel finale davvero bello,  con le pagine strappate del libro che vengono gettate fuori dal treno, con le parole libere di andarsene in giro per il mondo.
Non so se ci sia stato un problema di tempistiche, ma la sensazione è che ci sarebbe voluta qualche ora in più per rendere il componimento più omogeneo e uniforme.
Così le due parti mi paiono troppo slegate tra loro.
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Messaggio Da caipiroska Lun Ott 17, 2022 1:01 am

Ciao Autore,
davvero molto bella ed emozionante questa storia!
Ho trovato però qua e là una dubbia costruzione delle frasi: sembra quasi che l'eccessiva ricerca di originalità ti abbia spinto da tutt'altra parte. Riporto l'esempio di questa frase:
Aveva gli stessi occhi della madre dentro i quali, complice, si abbandonava per sopportare l’esistenza di un padre militarmente severo, ma dai molti vizi.
Quasi sempre era assente per lavoro, altre volte rinchiuso in un carcere per scontare i debiti di gioco.

Chi è che è sempre assente per lavoro oppure rinchiudo in carcere? Il soggetto è Pierpaolo, ma credo che tu intendessi il padre. O sbaglio? Non è corretto lasciare i lettori con questa incertezza.
Oppure questa:
Dal soffitto pendevano, come festoni, salumi da essiccare, e robuste mensole di legno, fissate alle pareti, reggevano conserve di pomodori e marmellate.
Di quei tempi restava ancora un chiarissimo odore.

Prima descrivi cosa c'è nella stanza, ma nella riga dopo sembra che non sia così: c'è o non c'è tutta quella roba?
Sembrano piccolezze, ma invece sono proprio quei particolari che fanno perdere potenza a un testo perchè frenano un pò la narrazione.
Il salto temporale l'ho percepito un po' forzato: bellissima la scena e il suo significato, ma l'ho percepita slegata dal contesto.
Forse ci sono troppi inserimenti poetici...
Per questa bella storia trovo che il titolo sia un po'asettico.
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Messaggio Da CharAznable Lun Ott 17, 2022 9:21 am

Racconto delicato, elegante, ben scritto. Con le citazioni di Pasolini a fare da metronomo per una storia a cui manca forse un po' di ritmo (questa l'unica pecca che trovo, assieme al titolo, un pochino debole). "Finalmente" non troviamo gerarchi nazisti fuggiti, e il genere è ben centrato.
Piaciuto molto.
Complimenti
Grazie

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I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

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Messaggio Da Mac Lun Ott 17, 2022 9:56 am

Un'idea geniale con una trama ben strutturata nella prima parte, meno nella seconda.
Ci sono diversi refusi che non sto a ripeterti perchè già largamente citati dai commenti precedenti al mio.
Spesso le frasi risultano di difficile comprensione dovuta alla loro costruzione troppo arzigogolata.
I paletti sono tutti presenti: molto bene la cantina, bene il romanzo storico e l'ambientazione anni 40. Il tren a las nubes ci sta, così come il fioraio. Erano paletti ostici (io non sono riuscita a ricavarci nulla di buono) per cui direi bravo.

Alcune note personali (quindi opinabili):
- ho trovato troppi aggettivi che rendono pesante la lettura
- frasi troppo complesse e non immediatamente chiare  "Dove altrove, nello stesso momento, le sirene del coprifuoco cadenzavano momenti di vita a pericoli di morte, Casarsa, un piccolo paese friulano, godeva di giornate relativamente tranquille".
- non sono un'esperta di romanzi storici, però ho trovato il racconto impersonale. E' un peccato perché l'argomento è invece molto delicato, ma non sono riuscita ad entrare emotivamente nella storia.
- la parte finale ha un registro diverso, è più frettolosa rispetto la prima parte che hai arricchito con molte descrizioni (forse alcune potevi ometterle e lasciarti più spazio per la conclusione).
- L'incipit ho dovuto rileggerlo, così come lo hai scritto non capivo bene cosa intendessi dire. L'incipit è il biglietto da visita di un racconto deve predisporre positivamente il lettore.

E' un'idea che non devi lasciar andare. Con più tempo a disposizione ritornaci sopra, merita.

ps: commento personalissimo: pensare di stracciare le pagine di un libro (anche se per un valido motivo) mi fa sanguinare il cuore.
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Messaggio Da ceo Mar Ott 18, 2022 9:13 pm

Una scrittura molto poetica e coinvolgente, che mi ha fatto calare bene nel contesto Storico e nella realtà drammatica della guerra. Dopo tanti nazisti in fuga, ecco un punto di vista originale, diverso, del dramma della guerra. Sono il tipo di lettore che bada più all'impressione e alla immersione nel contesto, e come detto mi è piaciuta l'esperienza che lo scrittore/scrittrice mi ha offerto, per cui ho poco da dire sui difetti: qualche refuso di poco conto e a tratti un uso eccessivo degli aggettivi. Come detto, difetti trascurabili. Bravo/a.

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Messaggio Da FedericoChiesa Mar Ott 18, 2022 11:13 pm

Lo spunto originale e l'introdurre un personaggio come Pasolini in quest step merita enormi complimenti.
La scrittura, poetica ma un po' ampollosa rallenta la lettura senza avermi comunque coinvolto.
Il treno è troppo descritto, senza aggiungere niente all'ambientazione.
Ottima la fine, con le citazioni portate dal vento trasformate in minuscoli coriandoli.
Positivo, con alti e bassi.
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Messaggio Da Susanna Mar Ott 18, 2022 11:19 pm

Il titolo - molto semplice -: un primo viaggio verso un futuro migliore, in un paese che ha accolto tanti nostri connazionale; il secondo viaggio per rendere omaggio ad una figura importante per il protagonista. Viaggi che li ha visti entrambi compagni di avventura.
I paletti sono ben presenti, niente da dire, così come i personaggi sono ben delineati, al pari dei dialoghi.
Un racconto che, con le descrizioni del paese, delle stanze, delle persone, delle emozioni di certi momenti, mi ha fatto entrare in un mondo a misura d’uomo, dove - come lettore - c’è il tempo di immaginare le cose che descrivi con dovizia di particolari, ma senza esagerare. Utilizzi in certi momenti un lessico quasi d’altri tempi, ma non pomposo (ho qualche piccola nota che ovviamente puoi ignorare), frasi che alla fine mi son sembrate piccole poesie.
L’odore dei campi si sentiva anche nei capelli dei ragazzi
cieli ventosi che non riescono a tenere ferme le nuvole
Uno stile che mi piace molto, quel rigirare le frasi che in un racconto scritto più modernamente segnalerei, ma qui ci stanno bene, accoccolate nella trama.
L’ultima parte invece, quando parli delle pagine ridotte a pezzetti e buttate dal treno, anche se bella come concetto, mi è parsa troppo stucchevole e costruita: si è persa la naturalezza e semplicità di prima e dice molto di forzatura e anche di fretta di concludere, non avendo forse più spazio per utilizzare lo stile precedente.
Quindi se da una parte ti faccio i complimenti per lo stile e l’originalità della storia, devo dire che incontrare tanti refusi, imprecisioni lessicali mi ha davvero sorpreso e mi è spiaciuto perché davvero sono stati degli inciampi in un racconto valido. Forse non c’è stato il tempo, come può capitare, di un’ultima rilettura: magari lasciando decantare un paio di giorni il racconto sarebbero emerse.
Così come ci sono frasi molto belle, altre - forse per adottare uno stile ricercato - non girano. È come se fossi arrivato trafelato in fondo al racconto, annotando tutto come si presentava per timore che qualcosa sfuggisse e non ti sei accorto di cosa strideva.
Niente che non si possa sistemare per rendere giustizia ad un bel racconto.
Penso che tu ci sia rimasto male - come succede sempre a me ma penso a tutti - quando arrivano queste segnalazioni. Può sembrare assurdo, ma io mi accorgo dei miei refusi quando leggo il racconto sul forum e non sul file sul mio computer. Neanche fossero evidenziate.
 
Le mie note, ma non sono tutti gli inciampi
bianca, e gocce umide e grigie -- due “e” così vicine, toglierei la prima, anche perché c’è già la virgola
si liberavano --- forse si libravano?
Dove Mentre altrove…, Casarsa… -- leggo meglio sostituendo “dove” con “mentre”
una un disimpegno
della madre, dentro i quali - metteri una virgola
molti vizi…, quasi sempre - unirei le due frasi con una virgola, per continuità circa la persona di cui stai parlando
con un  mezzi
antiaerei - antiaereo
Per rendere l’ambiente ancora più accogliente e rilassante, una radio diffondeva un filo di musica classica, che rendeva l’ambiente ancora più rilassante
Di quegli  Degli anni passati
sogno di bambino, :avere e dare colori - metterei un due punti per dare rilievo al suo sogno
mano per paura che, nella confusione - la virgola dopo il che, non prima
Si chiamava“delle nuvole” perché in alcuni tratti del percorso si arrivava a più di quattromila metri sul livello  del  mare, dopo aver percorso ben diciannove gallerie ed essere transitato su ventinove ponti e tredici viadotti. che.  Lungo  il  tragitto  si  arrampicava,  passando  dentro diciannove gallerie, attraversando ventinove ponti e tredici viadotti
settentrionale le delle Ande
inimmaginabili per loro bellezza.
Strappo --- strappò

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Messaggio Da Fante Scelto Gio Ott 20, 2022 10:17 am

Come ha scritto qualcuno, il grande pregio di questo racconto è che è davvero storico.
L'attenzione esperta, concreta, messa nel descrivere la cantina, gli abiti dei personaggi, le sensazioni, gli odori, persino i caratteri e il cipiglio di certuni, dà al racconto un valore molto forte, un peso specifico importante.
Fa formare in testa l'idea di essere lì, negli anni '40: è per un racconto storico questo è l'obiettivo.
Complimenti sinceri.

Parlando della trama, qui mi frena il non conoscere granché Pasolini. Non ho mai letto nulla di suo, né mi pare di aver visto suoi film, per cui non sono riuscito a entrare in vera empatia o a farmi affascinare da una idea, quella di inserirlo a sorpresa in questo racconto, che è comunque valida.

Il tuo stile di scrittura vive di una bizzarra duplicità: da un lato è forte, sicuro, esperto, scorre via in solidi nastri come certi prodotti di tessitura.
Dall'altro si sfilaccia in espressioni poetiche, coreografiche, alcune più riuscite altre meno, che però ammantano tutto di un certo astrattismo, una qualche forma di distacco dalla realtà, che tolgono forza espressiva al racconto spostando l'ago sugli estremi: troppa luce o troppa ombra.
Ecco, forse questo è il limite maggiore dello scritto.
Ci sono passaggi in cui si respira e percepisce un senso di morte fin eccessivo per un paese che in fin dei conti non è sotto diretto attacco, laddove, per contro, le sensazioni "affettive" sono a loro volta amplificate in modo eccessivo.
Come nelle pubblicità, hai presente? Dove ci sono questi personaggi sorridenti e luminosi che si abbracciano e splendono e pulsano di affetto, di amore, di entusiasmo e quant'altro.
Intendiamoci: a me piacciono le pubblicità, mi emoziono pure a vedere questi soggetti così espressivi e dinamici nella loro emotività. 
Però sono irreali, sono costruiti, incarnano un tipo di rapporto umano che nella realtà, con ogni probabilità, non esiste. 
Ecco, questa sensazione molto forte io l'ho sentita in tante parti del tuo lavoro, in Martino bambino, nella maestra, in Martin che parla coi fiori, in Violeta, e via dicendo.
Bello, luminoso, ma finto. Costruito.
Slegato dalla realtà.
O dalla realtà come la vivo e percepisco io, che è soggettivo, per carità.

Tanti refusi, anche qui strani, mal intonati alla cura che ci hai messo per scrivere questo racconto.
Ti segnalo che "Alleati" va scritto maiuscolo.

In definitiva, hai fatto un gran lavoro ma con alti e bassi paurosi.
Dovrò rifletterci su.
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Messaggio Da Midgardsormr Gio Ott 20, 2022 2:18 pm

Ciao autore.

Sarai stanco di leggerlo, ma anche io devo complimentarmi su come hai costruito le immagini di questo tuo storico.
Immagini precise, ben definite, che almeno a me mi hanno catapultato davvero in quegli anni, che non ho vissuto ma sempre e solo letto o studiato. Complimenti.
Il ritmo è lento, ma non è di certo con l'azione che si muove uno storico, anzi. A mia personalissima idea, lo storico deve essere pomposo e lento, carico di qualsiasi cosa oltre all'azione. Quindi per me è ottima anche questa parte.
I paletti ci sono, si sentono, si vedono e si percepiscono. Dei refusi, già ne hanno parlato i nostri colleghi di penna e non mi dilungo ulteriormente.
Il titolo mi piace, perché dice tutto e niente su ciò che si andrà a leggere, mette curiosità ( personalmente ).

Di pregio, l'inserimento di Pasolini, anche se non posso dire molto dato che ne conosco la storia si, ma poco dello scritto.

In finale, ti faccio i complimenti sul lavoro generale e nello specifico sulla trama e il modus operandi di scrittura delle tue idee.

Grazie e a rileggerci.

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Tutti devono morire. Tutti devono servire.
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Messaggio Da Akimizu Lun Ott 24, 2022 7:25 pm

Ciao autore, appena finito di leggere ho avuto una sola parola che mi ronzava in testa: ambizioso. Ambizioso vuol dire un mucchio di cose, vuol dire coraggioso, spregiudicato, brillante, ma anche che forse, anzi, a parer mio è così, che hai fatto il passo più lungo della gamba. L'idea è deliziosa e poetica, ma non mi sono piaciute due cose in particolare: la frammentazione eccessiva, acuita dal salto temporale, e i barocchismi della scrittura, so che non è così, ma sembra una maniera di specchiarsi nella propria bravura, un narcisismo superfluo. Insomma, non è un'impressione piacevole per chi sta leggendo. Probabilmente asciugato di qualche iperbole di troppo e con meno citazioni, o ancora meglio, poche citazioni all'inizio - per dare respiro alla narrazione - e poi sempre di più, come hai fatto nell'ultimo paragrafo, e non messe giù in maniera disomogenea, sarebbe stato un racconto perfetto (al netto dei refusi e delle sviste che ti hanno segnalato).
A rileggerci!
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