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1Fai bei sogni Empty Fai bei sogni Dom Lug 03, 2022 10:52 am

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Credo sia inutile girarci intorno, anzi, guardare la verità dritto negli occhi, a un certo punto della vita, può solo fare bene: mio padre era pazzo.
Sì, quella follia che la gente per rispetto o per ignoranza da sempre scambia con la genialità. Ma mio padre di geniale aveva ben poco, forse qualche guizzo improvviso di originalità, ma niente più: posso asserire con convinzione che fosse completamente fatto di follia, una nuvoletta irrequieta in balia dei venti della vita, incapace di essere consistente e concreta.
Comunque, prima d’impazzire, o durante il processo di pazzia, non so, era un luminare, uno di quei signori in giacca e cravatta che parlano alle platee piene di gente accorsa ad ascoltarlo, una roba così. Sembra anche che fosse in gamba nel suo campo, anche se non mi ricordo di preciso quale.
Fatto sta che una mattina entrò in camera mia e mi svegliò con queste parole: «Diletta, preparati che andiamo in Australia.»
Sul momento non compresi bene: mi stropicciai gli occhi e lo salutai con un colossale sbadiglio. Ero abituata alle stravaganze del mio unico genitore e non mi scomposi più di tanto.
«A fare cosa, papà?»
«Dobbiamo scoprire perché i wombati cagano quadrato.»
Non sapevo cosa fossero i wombati, ma già dal nome mi stavano simpatici. Sorrisi a mio padre e lui lo prese per un sì. Il giorno dopo eravamo sull’aereo.
Avevo otto anni, pochi amici e una mamma che giocava a fare la morta da quasi un anno: lo faceva così bene da farmi pensare che avrebbe fatto la morta per sempre.


Adesso tutti viaggiano e vanno da tutte le parti, ma all’epoca un viaggio del genere poteva cambiarti la vita. Stavo per atterrare su una terra della quale non sapevo niente tranne che ogni cosa voleva ammazzarmi, o almeno è così che mi disse una signora seduta accanto a me sull’aereo, visibilmente infastidita dalle domande che le facevo e dall’insistente russare di papà.
«Stai attenta, perché in Australia ogni cosa vuole ucciderti!» proprio così mi disse e io mi zittii subito (il dubbio che mi avesse detto quella frase per farmi, appunto, chetare, mi venne solo qualche anno dopo).
Scendemmo a Sidney e io camminavo piano guardando in ogni direzione, pronta a sventare qualsiasi attacco improvviso di esotici e stranissimi animali. Mio padre invece mi dette un pizzicotto, mi disse di non fare la scema e di sbrigarmi, che stavo facendo la fila. Fuori faceva abbastanza freddo, eppure eravamo partiti a metà luglio.
«Perché qui è inverno» fu la risposta sintetica di mio padre.
Prendemmo un taxi per andare in hotel e rimasi di sasso nel vedere che guidavano all’incontrario: ero da poche ore in Australia e decisi che quel posto non faceva per me.
Se solo avesse smesso di fare la morta per qualche minuto, sarei corsa tra le braccia della mamma e avrei pianto un po’, perché mi sentivo persa e avevo bisogno di conforto. Lo dissi a papà, ma lui non capì, mi rispose una cosa strana tipo Jet Lag o qualcosa di simile e crollò addormentato.
Io rimasi sveglia ancora un po’ pregando che i wombati di estinguessero entro il giorno dopo, così saremmo potuti ritornare a casa.


Logicamente i wombati non si estinsero quella notte e noi trascorremmo un anno sulle loro tracce. Insomma, se adesso il mistero, anche affascinante tra l’altro, del perché quei grossi cosi cagano a cubetti è risolto, lo si deve in gran parte a mio padre. Se siete curiosi a riguardo potete fare un veloce giro in rete e avrete tutte le informazioni a riguardo (anche Barbascura X ha fatto un video su di loro, credo). Sappiate comunque che dietro tutte quelle informazioni c’è la faccia stufata di una bambina al colmo dell’esasperazione.
Insomma, un anno della mia vita passò così e, quando ormai ero pronta a fare i bagagli per tornare in quella parte di mondo dove la gente guidava nella direzione giusta, mio padre venne fuori con una sua nuova idea.
«Adesso andiamo a studiare Uluru.»
Ecco, potete immaginare cosa provai. Avevo nove anni, mi sentivo sola e incompresa e ormai la mamma doveva aver ricevuto l’Oscar come migliore interpretazione di morta perché, alla fine lo avevo capito, non sarebbe più tornata indietro dal suo nuovo stato, dal suo non essere più.
Partimmo quindi per Uluru, che non sapevo cosa fosse, e verso il mistero che celava. In realtà, quando vidi quel capezzolo di terra rossastra spuntare solitario in mezzo al niente mi prese un po’ di sconforto: a quel punto qualche dubbio sulla sanità mentale di papà affiorò nella mia mente, ma ricacciai tutto indietro nel mio io più profondo. In realtà avevo solo lui e pensare che le sue rotelle stessero saltando una a una non mi era di nessun aiuto. Anzi, la cosa m’inquietava.
Ci stabilimmo a Yulara e il salotto della nostra nuova abitazione aveva una vista diretta verso il monolite. Scoprì che guardarlo esercitava su di me un fascino particolare: mi piaceva passare le ore a osservare quell’affascinante collinetta, a vedere come cambiasse colore nell’arco della giornata. Da papà mi feci comprare fogli, matite e tutto l’occorrente per disegnare.
«Brava la mia bambina! Dall’osservazione accurata si deducono tante cose» mi disse entusiasta, e io mi sentivo felice perché lui era orgoglioso di me.


In realtà quel luogo mi stava stregando, ma non me ne accorgevo. Se ne accorse invece Alinta, la signora che veniva a giorni alterni a fare le pulizie da noi e a prepararmi un pasto decente invece delle solite patatine nel sacchetto.
Credo di essere l’ultima persona al mondo che possa essere definita razzista, ma una cosa va detta: gli aborigeni puzzano. Non è una frase offensiva, ma un dato di fatto: probabilmente millenni di evoluzione in un luogo dove qualsiasi cosa ti vuole morto, li ha portati a produrre quell’odore, forse un repellente naturale per chi voleva mangiarli, o qualcosa del genere. Fatto sta che puzzano e Alinta non faceva eccezione. All’inizio era molto silenziosa, si aggirava per le stanze mettendo in ordine il caos che riuscivamo a creare dal niente io e papà. Quando passava in salotto e mi vedeva con lo sguardo incollato laggiù, nel profondo bush, borbottava qualcosa, tirava le tende e se ne andava. Io sbattevo le palpebre, come a destarmi da un sogno a occhi aperti, m’arrabbiavo, e mi alzavo per riaprirle. Solo che di solito c’era il mare.
Allora deglutivo, le richiudevo e tornavo a sedere immersa nell’oscurità della stanza. Completamente immobile, concentrata nel non cagarmi addosso dalla paura.
A quel punto sentivo Alinta canticchiare qualcosa dall’altra stanza mentre, forse, stirava. Allora mi calmavo, facendo finta che fosse una specie di surrogato di mamma che voleva tenermi lontano dai guai.
A sera, prima di andare via, riapriva la finestra e Uluru era di nuovo là. Poi si avvicinava e mi dava un bacio sulla testa dicendomi due cose: la prima era «Fai bei sogni», che apprezzavo moltissimo, la seconda era «Non guardare fuori dalla finestra» che invece m’inquietava parecchio.
E poi andava via, lasciandomi sola a osservare la notte che cadeva lenta: papà sarebbe tornato a breve, o forse no, sta di fatto che rimanevo paralizzata a fissare il monolite che si oscurava davanti ai miei occhi fino a essere inghiottito dal buio. E, purtroppo, di solito non facevo bei sogni.


«Devi frequentare bambini della tua età.»
Una mattina mio padre se ne uscì con questa novità. Finalmente si era accorto che la vita di assistente all’esploratore non era adatta alla mia età. Finalmente sarei andata a scuola e avrei avuto delle amiche vere! Ma lui, essendo pazzo, trovò una soluzione tutta sua al problema: chiese ad Alinta di portare con sé suo figlio quando veniva da noi.
Ora questo bambino, per un caso fortuito mio coetaneo, aveva due problemi: il primo che era, appunto, un maschio, il secondo, molto imbarazzante, era che puzzava.
Quindi Koen venne costretto a forza a entrare nella mia vita, mentre io dovetti forzatamente accoglierlo nella mia: l’inizio della nostra relazione non fu dei migliori.
Il primo pomeriggio che passammo insieme fu disastroso: io posizionai il materiale per disegnare sul tavolo in salotto e mi sedetti. Lui fece lo stesso dall’altra parte. Iniziai a pasticciare con i colori e dopo dieci minuti mi dimenticai di lui. Alinta non passò a chiudere le tende e rimasi tutto il pomeriggio a fissare e riprodurre Uluru. Solo quando venne a darmi il bacio di commiato mi destai dal mio torpore.
«Hai visto?» bisbigliò al figlio.
Lui mi guardava e annuì. Io mi sentivo una scema.
«Fai bei sogni» mi augurò Alinta baciandomi.
«Posso tornare domani?» mi chiese Koen.
Io annuì a tutti e due.


E così quel bambino tornò tutti i pomeriggi a casa mia. Si sedeva dall’altra parte del tavolo e mi guardava disegnare. All’inizio provavo un po’ d’imbarazzo, ma poi dimenticavo che fosse lì e venivo rapita dal magnifico spettacolo che vedevo fuori dalla finestra. In quel periodo mio padre stava fuori tutto il giorno, studiando il monolite che spuntava dal deserto. Quando tornava a sera aveva sempre l’umore alto e mi raccontava un’infinità di cose: incredibile come potesse eccitarsi studiando una roccia.
Koen, che il monolite lo conosceva bene, non ne parlava invece mai.
Perché di Uluru non bisognava parlare. Ma questo l’ho capito solo dopo.


Inutile negarlo: iniziai ad aspettare con ansia l’arrivo del mio amico aborigeno. Ecco, forse definirlo amico era un po’ azzardato, ma mi stavo abituando alla sua presenza discreta, alla sua silenziosa compagnia. Alinta ci girava intorno, mettendo in ordine la casa, accarezzando la periferia della nostra amicizia, vigilando da lontano su di noi, affinché tutto andasse bene.
All’epoca non potevo saperlo, ma mi stavano curando, incrociando le loro conoscenze per guarirmi da una malattia sconosciuta alla medicina tradizionale bianca: l’intossicazione da Uluru.
Fu Koen che me ne parlò per la prima volta. Tutto iniziò con una semplice domanda «Da quanto non esci di casa?»
«Da…» ma non seppi rispondere. In realtà erano diciotto giorni. Diciotto giorni passati nel mio salotto, con lo sguardo fisso a quella protuberanza rocciosa. Diciotto giorni di cui non avevo ricordo.
Koen mi aiutò ad attaccare i disegni che avevo eseguito sulle pareti di casa, per quantificare quel periodo vissuto quasi in trans: non riuscimmo ad appenderli tutti per mancanza di spazio.
Allora iniziai a piangere, corsi alla finestra e la schermai con le tende. Il mio amico mi abbracciò e mi disse che non avrebbe permesso a Uluru di portare via anche me.
«Perché?» chiesi «Quella roccia ha già rapito altra gente?»
«Innumerevoli volte» rispose.
Io scoppiai a piangere più forte tra le sue braccia e lui mi accolse con affetto: quel giorno, per la prima volta, il suo odore pungente non mi dette fastidio.
«Usciamo?» mi propose.
«Sì» e mi condusse fuori. Non ero più abituata all’aria aperta e inspirai forte l’odore del deserto, stando bene attenta a non incrociare lo sguardo con il monolite.


Ora, di leggende su quella roccia ce ne sono tantissime. Il mio pensiero è che se un oggetto catalizza su di sé un’attenzione spropositata, forse, un motivo c’è, nel bene e nel male, ma nel dubbio credo sia meglio lasciar perdere. Ne parlai con mio padre, ma mi rise in faccia. Sul volto scavato, negli occhi infossati, nella terra rossa che gli sporcava il corpo, compresi quanto fosse profonda la dipendenza che aveva verso quel sito. Glielo feci notare e s’arrabbiò moltissimo.
Gli dissi che volevo andare via da quel posto.
Mi rispose che aveva trovato una piccola spaccatura, un cunicolo che lo avrebbe portato nel cuore del monolite.
Affermai che sarei impazzita se fossi rimasta.
Mi spiegò che non era sicuro di riuscire a entrare e che forse si sarebbe aperto una strada con la dinamite.
Esternai la mia preoccupazione per lui, per me, per tutto.
Mi rassicurò e promise che sarebbe andato tutto bene.
Piansi, lui no. Rimase in piedi con lo sguardo oltre la finestra: laggiù, nella notte, le stelle disegnavano il profilo di Uluru. Sembrava una bestia acquattata nel buio e pronta a saltarci alla gola.
In Australia qualsiasi cosa vuole ucciderti.


La ricetta di Koen per tirami fuori dalla malia del monolite era allo stesso tempo facile e difficile: uscire di casa e giocare con altri bambini. Facile perché era una cosa che desideravo tanto anch’io; difficile perché i suoi amici erano tutti aborigeni e di conseguenza puzzavano.
Le prime volte ci raggruppammo in casa, per fraternizzare, ma quei bambini erano liberi e un po’ selvaggi e chiusi tra quattro mura non riuscivano a stare. Quindi misi via la dama, Risiko e Monopoli e mi obbligai a uscire. Purtroppo riuscivo a stare all’aperto per poco tempo e i bambini si stufarono presto di me.
«Con te si annoiano» mi confidò un giorno con sincerità.
Logicamente non è una cosa carina da sentirsi dire e ci rimasi male.
«E poi se stanno qui devono saltare gli allenamenti.»
E così appresi che in Australia tutti, maschi e femmine, praticano il rugby. Così, quando fui pronta, lasciai il mio confortevole salotto con vista su Uluru e li raggiunsi al campo.
Ora, il rugby di per sé, potrebbe essere anche uno sport interessante, se non fosse per le mischie, i placcaggi e tutte quelle cose che ti obbligano a un contatto diretto e continuo con l’avversario. Se questo poi, oltre all’odore naturalmente sgradevole della pelle, emana anche quello del sudore e della fatica, si capisce perché alla prima partita svenni senza dignità.
Provai a giocare con loro altre volte, ma non riuscivo a stare in campo a lungo.
Rimanevo in panchina da sola, sempre più triste per la mia incapacità di integrarmi con loro, fino a che a qualcuno non venne una brillante idea e mi propose di fare l’arbitro: pochi contatti, molta responsabilità e il cento per cento di presenza in gara. Senza alternativa accettai e salvai la mia vita.


In quel periodo io e mio padre vivevamo due vite parallele. Lui era completamente concentrato nel suo intento di calarsi nelle viscere di Uluru per svelare un qualche tipo di mistero, io intenta a costruirmi una rete di amicizie e relazioni adatte alla mia età. Ormai nei suoi occhi brillava la follia, ma continuavo a trattarlo come se nulla fosse. O forse è più onesto dire che non potevo più fare niente per lui.
Un giorno, durante gli allenamenti, Uluru esplose: un boato cupo rimbombò nel deserto e una colonna di fumo si levò da un fianco del monolite. Subito cercai Koen con lo sguardo, lui mi raggiunse e mi abbracciò.
Entrambi sapevamo che finalmente mio padre aveva trovato la via per il cuore di Uluru e che sarebbe rimasto prigioniero per sempre di quel battito oscuro e infelice.


Nella zona i campi da rugby sono accumunati da una particolarità: hanno un lato ombreggiato da una doppia fila di eucalipto. In realtà il loro scopo non è proprio quello di proteggere dal sole e spesso capita di allenarsi senza un briciolo d’ombra. Ma se uno presta attenzione noterà che gli alberi sono piantati sul lato di Uluru, così che le fronde ne coprano la visuale. Serve a tutelarsi dagli influssi nefasti dell’antico monolite, il dio che non è morto, ma sonnecchia pronto a destarsi. Senza il peso di quella presenza ci si allena meglio, la mente è libera e niente incombe su di noi. Anche di fronte alla finestra del salotto ho fatto piantare degli alberi: presto cresceranno e non lo vedrò più.
Anche mio padre ha ricevuto l’Oscar come migliore interpretazione maschile di morto, perché da Uluru non è più tornato. Nel mentre sono cresciuta e ho imparato a rispettare l’inviolabilità di queste terre, la sacralità delle sue tradizioni: è un posto carico di magia e a me la magia mette inquietudine.
Alla fine sono riuscita a fare bei sogni e qualcuno l’ho pure realizzato: domani partiremo per Sidney dove arbitrerò la finale contro gli All Black. Sono emozionata, ma determinata a fare bene il mio lavoro.
In tribuna ci saranno Koen e i bambini a supportarmi: è una tifoseria scarna, ma è l’unica di cui ho bisogno.


Ah, se ve lo state chiedendo, i nostri figli non puzzano.

2Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Mar Lug 05, 2022 3:23 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Piacevolissima prima lettura nello step. Gli elementi della prova ci sono tutti e bene amalgamati.
Ho trovato interessantissima, perché del tutto sconosciuta, la parte introduttiva sulla “cacca” dei wombati. Sapevo di forme sferiche di varie misure, ma mi mancava la versione “a cubetti”. Comunque è stata un’ottima idea per introdurre la “pazzia” del padre. Leggermente forzato l’aggancio all’arbitro ma ci può stare.
Faccio rilevare, se serve:
“ durante il processo di pazzia” cercherei un altro modo più efficace per definire il progressivo deterioramento della psiche.  
“pregando che i wombati di estinguessero” di anziché “si”
“Scoprì che guardarlo esercitava su di me”  Scoprii, essendo prima persona.
“quel periodo vissuto quasi in trans” direi: “quel periodo vissuto quasi in trance”
Ottima scrittura e complimenti per le idee originali che ti hanno consentito di rispettare molto bene i vincoli imposti.
Il titolo: è calzante ma richiama troppo il romanzo di Gramellini.

3Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Mer Lug 06, 2022 7:22 pm

vivonic

vivonic
Admin
Admin

Ciao Autore.
La lettura del tuo racconto mi ha rapito, mi ha colpito e mi ha emozionato.
Ci sono, però, diversi refusi che non mi aspetto di trovare in un racconto di tale fattura; ti segnalo anche una terribile virgola tra soggetto e predicato che esce dal campo dei refusi e diventa errore grammaticale di più grossa entità.
Lo stile di scrittura resta comunque accattivante. Si alterna una profonda tristezza a risate fragorose, l’inquietudine al senso di rilassatezza: insomma, sai scrivere bene! E sai condurre il lettore dove vuoi tu. Tanto che, quando la tua protagonista se ne esce con il voler far l’arbitro, sono tornato immediatamente da Uluru davanti allo schermo del mio computer. Mi dispiace, ma si nota troppo che è un qualcosa buttato lì solo per rispettare il must del concorso. Intelligentemente tu, che sai scrivere bene, ci costruisci sopra il finale; però sarei ipocrita se non ti dicessi che è un paletto che non mi ha convinto proprio, perché davvero non c’entra niente con quanto stavi raccontando.
Bello il titolo.
Bello tutto il racconto comunque, al netto delle cose che ho voluto segnalarti.
In bocca al lupo per il concorso e complimenti. È sempre un piacere leggere racconti costruiti con tale capacità.


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

A Asbottino garba questo messaggio

4Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Mer Lug 06, 2022 8:53 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Non riesco a giudicare.
La roccia che rapisce non ha rapito me.
Forse sono io che mi tengo alla larga dai suoi influssi nefasti.
Scherzo.
C'erano le premesse per un buon racconto, tanti personaggi, tante idee, il viaggio, la mamma che non esiste. La dinamite, la paura.
Ti è mancato il coraggio di sviluppare la storia evitando troppa confusione.
Sarebbe bastato un pizzico di concentrazione.
Non fraintendere, il tuo racconto è migliore di tanti altri.
Sbagliato solo il titolo. Lo dico altrimenti Massimo Gramellini s'incazza.

5Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Gio Lug 07, 2022 10:18 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Una bella, bella storia scritta da mano sicura. 
Mi è piaciuto molto l’incipit che trasporta immediatamente nella “testa” della protagonista. Ottima la scelta della narrazione in prima persona che aiuta a empatizzare col personaggio.
Accattivanti le descrizioni. Le parti di dialogo sono naturali ed equilibrate all’interno del testo.
Il salotto riveste un ruolo davvero importante con quella sua speciale finestra con vista su Uluru.
L’unico aspetto che non mi è piaciuto è l’introduzione un po’ forzata dell’arbitro e della partita a rugby.
Basta togliere quella parte e il racconto è perfetto. Certo non lo sarebbe per il contest, ma una volta terminata “la tenzone” rimuoverei quella parte senza alcun dubbio.
Ottimo lavoro e lettura piacevolissima. Complimenti.


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

6Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Gio Lug 07, 2022 2:56 pm

gipoviani


Younglings
Younglings

La scrittura è piacevole. Il ritornello "in Australia tutto ti vuole uccidere" è un gradevole intercalare. 
Ottimo il registro ironico. 
La storia però, almeno a me, non sembra né interessante, né commovente. E' vero che è una storia di bambini, che poi come capita a tutti i bambini, o almeno a quelli più fortunati, diventano adulti, Ma una storia per bimbi e bimbe non deve essere necessariamente una storia infantile. Come la tua storia, mi perdonerai, appare ai miei occhi. 
In ultimo, io sarei partito dal terzo paragrafo 
Una mattina mio padre entrò in camera mia e mi svegliò con queste parole: «Diletta, preparati che andiamo in Australia.»
Questo sarebbe stato un incipit strepitoso. Poi introduci anche la sua pseudo pazzia.
Segnalo, per onestà intellettuale, un conflitto d'interessi: non sopporto Gramellini. 

A Arunachala e Petunia garba questo messaggio

7Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Ven Lug 08, 2022 12:39 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan

Metto le mani avanti: il racconto lo trovo fantastico. Mi piace dirlo subito perché di solito è qualcosa che mi resta addosso appena finisco di leggere e poi va a finire che nel commento ci metto anche delle osservazioni che sembrano contraddirlo e ci tengo che l'autore (autrice?) lo sappia e si metta il cuore in pace. Niente di quello che dirò cambierà questo giudizio.
Fantastico perché prima di tutto prende in pieno uno dei paletti dello step, ovvero genere: libero. Che poi sembra un non-paletto, ma in realtà io lo considero come gli altri, al di là di quanto spesso detto sulla stanza come must per poter prendere prendere poi delle decisioni. Immagino che molti lo avranno considerato come un suggerimento a essere liberi di sceglierne uno tra tutti quelli disponibili, ma io lo avrei interpretato nel senso più assoluto di libertà. Scansarli tutti. Questo racconto non appartiene ad alcun genere, ma è solo un racconto. E nel suo essere "solo un racconto" trova la sua dimensione fantastica, nel senso che è proprio bello da leggere. La voce narrante è il punto di forza, una voce che è un po' bambina e un po' adulta, che mi ha conquistato fin dalla prima riga, fin da quel "credo sia inutile giraci attorno", che dice la verità, le cose come stanno, come le vediamo con i nostri occhi, e allo stesso tempo interpreta la realtà, ne costruisce una alternativa dove le persone giocano a fare il morto e in Australia ogni cosa vuole ucciderti.
Sul resto dei paletti il racconto glissa un po'. Il salotto è un centro di osservazione, una sala da disegno, un luogo di isolamento. Quando ho letto i paletti mi sono immaginato un divano piazzato nel mezzo del deserto australiano, con un lampada di quelle che si accedono tirando una catenella, messa di lì di fianco, da spegnere quando è ora di dormire. Ecco forse mi manca un divano nel tuo salotto. Ok non c'entra nulla, ma mi viene in mente la sigla di Friends, con i protagonisti piazzati su quel divano davanti alla fontana, che guardano gli spettatori che guardano loro, la televisione sta lì in mezzo, una barriera che separa le due dimensioni. Ecco forse qui la finestra è quella barriera, da una parte la protagonista e dall'altra il monolite, che si guardano a vicenda. Tu ci hai messo un tavolo da disegno. io ci avrei messo un divano. Ma è come funziona la mia testa. Sono di quella generazione cresciuta con la televisione. Per me il salotto è un divano e uno schermo illuminato.
Sull'arbitro non posso che dare ragione a Viv. Il racconto sembra quasi frenare ricordandosi che manca qualcosa. Ah già, l'arbitro. E allora prendi quella strada. magari non era quella che volevi prendere, ma la bravura ti fa aggiustare tutto. Forse se avessi inserito prima il tema del rugby sarebbe stato meglio. Ma il finale resta soddisfacente, in linea con il personaggio. "Ah, se ve lo state chiedendo, i nostri figli non puzzano". La protagonista è cresciuta, la voce è rimasta la stessa, senza tempo, sospesa sopra le cose e mischiata ad esse come i colori su un foglio da disegno.
Un racconto speciale, con qualche difetto, che forse aveva bisogno di ancora un po' di lavoro per affinare la sua originalissima voce, ma che resta bene impresso e dice tanto. Meglio di così non potevo cominciare il mio giro di letture!


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Fai bei sogni Senza_10

8Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Ven Lug 08, 2022 3:44 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

C'è una vena di pazzia nel tuo racconto e non è quella del padre ma proprio la tua caro autore e ciò mi piace moltissimo. Un po' meno le sgrammaticature già segnalate (quel trans non si può proprio vedere) ma pazienza, è una bambina che racconta! Quell'Uluru che strega e fa ammattire è molto verosimile specie se l'hai davanti agli occhi per tutto il giorno. Se non fosse per le sgrammaticature saresti sul mio podio. Però non si sa mai. Non ho ancora deciso tutto anche perchè me ne mancano una decina e se nessuno mi convince chissà?

9Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Ven Lug 08, 2022 3:56 pm

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Padawan
Padawan

Detto da un aborigeno, "fai bei sogni", cioè entra in contatto con il Dreamtime, è un augurio molto importante. Specialmente se accompagnato da un canto. E Diletta, solo più tardi, si renderà conto che le parole e i comportamenti di Alinta e Koen sono una vera e propria cura contro "l’intossicazione da Uluru".
Il racconto stesso è in pratica una cura, una presa di coscienza di ciò che altrimenti diventerebbe un'incurabile ossessione, una pazzia letale, come quella che affliggerà il padre.
Che sia una presa di coscienza, ce lo conferma anche la narrazione in prima persona, con un linguaggio che ben alterna infanzia ed età più adulta, fantasticherie e realtà e tiene il lettore incollato al testo.
C'è qualche errore di troppo: scoprì e annuì al posto dei corretti scoprii e annuii (prima persona e non terza); "in trans" anziché "in trance"...
Alcune imperfezioni: al posto di "durante il processo di pazzia" sarebbe preferibile "mentre stava impazzendo" e "stavo creando una fila" al posto di "stavo facendo la fila"...
E una sorta di caduta di stile nel momento in cui, memore del comando dello step, l'autore fa entrare in scena l'arbitro.
Il racconto resta comunque molto valido e meritevole di attenzione.
M.

10Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Ven Lug 08, 2022 4:27 pm

Mac

Mac
Padawan
Padawan

Un racconto carino, strutturato abbastanza bene, scritto, visto innumerevoli refusi e/o errori disseminati qua e là. Una storia a tratta divertente che ho letto volentieri.
Ora vado a cercare perché fanno la vacca quadrata e perché gli aborigeni puzzano. Non ho capito però il perché di questa affermazione e quanto conti per l’economia del racconto.
Il titolo è azzeccato, i paletti direi che ci sono e non vedo grandi sfirzarure (forse l’arbitro).
A rileggerci

11Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Lun Lug 11, 2022 10:05 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Una bella storia. Lineare, piacevole e anche ironica. 
Hai saputo con poco tratteggiare i personaggi che escono fuori dalla pagina senza troppe difficoltà. 
Non ho appunti da fare sulla trama che mi sembra coerente e sarò onesto non mi infastidisce neanche tanto l'arbitro messo lì così. all'interno del racconto ha una sua coerenza. 
Non capisco perché nessuno menzioni l'elefante nella stanza. 
Ho trovato veramente inutile e superfluo questa storia degli "aborigeni puzzano" 
Non ne trovo il senso. Lei è una ragazzina e a nove anni può anche averlo pensato ma quando scrive è grande quindi se lo ripete in continuazione mi aspetto che ci sia una motivazione. 
Il tutto peggiorato dalla frase "non sono razzista ma..." ma cosa? 
Sono onesto quel pensiero mi è rimasto per tutto il testo. Non ha rovinato il mio giudizio ma continuavo a chiedermi perché lo avessi menzionato. Quando hai ripreso l'argomento nel finale mi è sembrato il classico caso in cui la pezza è peggio del buco. 
Chiedo scusa per questa vena polemica ma veramente vorrei capire. 
In conclusione però il racconto rimane decisamente piacevole.
Grazie.

P.S. Ho adorato il modo in cui hai tratteggiato Uluru con questo alone spettrale e malvagio è una chave di lettura molto originale che rimane impressa.


______________________________________________________
Someone give that Wolf a Banana  Fai bei sogni 1f34c 

12Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Mer Lug 13, 2022 3:50 pm

Resdei

Resdei
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Il tuo racconto ne ha di pregi, autrice (credo)!


Ironizzare sulla morte, ridere delle sciagure,  senza perdere profondità, sono doti enormi per chi scrive. 
A te viene "spontaneamente naturale".


Due piccoli appunti che, meglio di me, ti hanno già fatto notare: 
il titolo (cavolo, potevi sceglierne un altro in tutta tranquillità) e 
il ruolo dell’arbitro, infilato perché dovevi (noi purtroppo sappiamo che quello era un paletto!)  


Ciò non toglie nulla alla tua grande capacità di coinvolgere il lettore, di rendere la storia godibile fino alla fine. 
complimenti davvero!


Ps: comunque, chi disprezza, compra… quasi sempre è così!

13Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Gio Lug 14, 2022 5:32 pm

The Raven

The Raven
Admin
Admin

Sono stato rapito dalla lettura di questo racconto.
Hai voluto raccontare una storia particolare, autore. Anche se il tema scelto non è proprio originalissimo (la letteratura brulica di parenti di esploratori o studiosi costretti a seguire i parenti in assurde avventure) la lettura è piacevole e assolutamente valida.
Qualche refuso c’è (ma ti capisco benissimo, potremmo rileggere i racconti che scriviamo centinaia di volte e non riusciremmo a scovarli tutti) ma davvero io non li ho quasi notati: questo implica un saper scrivere decisamente superiore alla media.
Interessante il punto di vista della ragazzina, hai scelto di far parlare lei, di raccontarci la sua versione. E questo mi è piaciuto un sacco: sei riuscito a farmi perdere del tutto interesse per quello che succedeva a Urulu in cambio di vedere una bambina che scarabocchia in salotto. Mannaggia, questo sì che è un pregio!
Faccio mia anche la domanda di ImaGiraffe, anche io mi chiedevo come mai la narratrice, che racconta una storia ormai vecchia, continui a porre l’accento sull’odore. Va bene, puoi dircelo, ma perché ribadirlo?
Il finale, purtroppo, introduce la figura dell’arbitro in modo troppo repentino e slegato. Avresti potuto introdurre magari una passione, una predisposizione verso l’arbitraggio durante il racconto, in modo tale da preparare il lettore a una svolta che purtroppo risulta completamente fuori luogo.
Resta il fatto che mi hai rapito!


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IN GRAN SILENZIO OGNI PARTIGIANO GUARDAVA QUEL BASTONE SU IN COLLINA.


REACH OUT AND TOUCH FAITH!                                                                                               Sembrano di sognante demoni gli occhi, e i rai
                                                                                         del lume ognor disegnano l’ombra sul pavimento,
né l’alma da quell’ombra lunga sul pavimento
sarà libera mai!
Quel vizio che ti ucciderà
non sarà fumare o bere,
ma è qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere.

14Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Gio Lug 14, 2022 8:49 pm

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Il racconto è interessante, quasi divertente e scanzonato, leggero al punto giusto e si legge bene.
Non è una lettura pesante e questo è un fatto davvero positivo.
La storia poi mi sembra originale, fresca, insomma le cose positive sono molte.
Poi però ci sono alcuni difetti di cui tenere conto.
Prima di tutto gli errori nella coniugazione dei verbi, scoprì e annuì al posto di scoprii e annuii. Se un errore ci può stare, due sbagli dello stesso tipo a distanza ravvicinata fanno pensare che più che a una distrazione, ci si possa trovare di fronte a un vizio di base. 
Poi c'è la figura dell'arbitro, che come tutti hanno evidenziato è parecchio stiracchiata. Anche il tentativo di rivalutarla inserendola nel finale, non riesce a ricoprirla di quel peso decisivo per farmi dire che il paletto in questione sia stato pienamente rispettato.
Infine, altra cosa già detta, il continuo riferimento all'odore degli aborigeni.
Allora, forse starò antipatico a qualcuno facendo questa affermazione, ma io odio il politicamente corretto, soprattutto quando viene indossato come in una sorta di moda, o quando viene glorificato o sbertucciato a seconda della convenienza.
Detto questo però ti devo confessare che ripetere insistentemente il concetto(quattro o cinque volte credo) un pò mi ha infastidito.
Sono sicuro però che ci sia un motivo dietro questa reiterazione del concetto, non è una affermazione gratuita. Poi ci dirai.
Concludendo? 
Il racconto l'ho apprezzato, il tuo modo di scrivere mi è piaciuto, ma dovrò tenere conto dei difetti che ti ho esposto perché non sono roba da poco.

15Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Ven Lug 15, 2022 4:40 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan

Un racconto fresco e frizzante, che scorre veloce e intrattiene.
Da quello che so il sogno è una parte importante per la cultura aborigena e augurare di fare bei sogni è una cosa non da poco. Un po' banale trovare la stesa frase nel titolo.
Il modo in cui la bambina racconta la sua avventurosa vita, mantiene sempre un bel tono, in bilico tra il resoconto e la sdrammatizzazione.
Purtroppo gli errori ci sono, a parte i tempi verbali quel trans mi ha lasciata basita (anche perchè scritto così ha tutt'altro significato...).
Quell'arbitro inserito così rimane un po' debole: in realtà è l'unico modo che ha per interagire con loro, emarginata tra gli emarginati. Il fatto che poi diventi un arbitro di successo potrebbe sottolineare una specie di riscatto sociale ed emotivo, ma andava introdotto, ampliato e gestito meglio.
Un buon racconto con qualche ombra che non lo fa brillare del tutto.

16Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Sab Lug 16, 2022 10:33 am

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Errori/refusi:
[size=33]Credo sia inutile girarci intorno, anzi, guardare la verità dritto negli occhi, a un certo punto della vita, può solo fare bene: mio padre era pazzo.[/size]
Dopo anzi, io avrei messo un punto esclamativo o, al limite, un punto e virgola per interrompere meglio la frase.
[size=33]che i wombati di si estinguessero entro il giorno dopo[/size]
[size=33]Scoprii che guardarlo esercitava su di me un fascino particolare:[/size]
[size=33]Io annuii a tutti e due.[/size]
[size=33]per quantificare quel periodo vissuto quasi in trance[/size]
[size=33]Ora, il rugby di per sé, potrebbe essere anche uno sport interessante, se non fosse per le mischie,[/size]
Qui c'è qualcosa che non va all'inizio della frase con le virgole: o isoli "di per sé" tra due virgole, oppure non ne metti proprio, altrimenti così finisci con il separare il soggetto dal suo verbo.
Paletti
Stanza: il salotto è presente, molto importante e ben inserito nel racconto.
Luogo: Uluru lo vediamo solo da lontano, non ci fai mai salire fisicamente eppure è uno dei racconti in cui è maggiormente presente proprio a livello di "personaggio".
Personaggio: l'arbitro appare un po' defilato e inserito so verso la fine, eppure non ho potuto fare a meno di notare come sia il punto di svolta nella vita di Diletta, se non avesse cominciato a fare l'arbitro chissà come sarebbe andata a finire la sua vita.
Perché sì: perché la trama mi è piaciuta molto, così come la scelta di farla raccontare in prima persona dalla protagonista bambina/adulta (a proposito, Diletta, bellissimo nome). La lettura scorre piacevolmente, tiene il lettore avvinto con il sorriso sulle labbra dall'inizio alla fine e non lo costringe mai a forzare la sua "credulità". Molto bene anche i paletti, ben inseriti e funzionali al racconto.
Perché no: ti dico subito che non mi è piaciuto il titolo, troppo famoso il libro di Gramellini per non collegarlo immediatamente; è vero che il racconto, poi, spiega il perché del titolo ma resto dell'idea che avresti potuto scegliere altro. Tanti troppi errori anche gravi, questo è un contest di scrittura e certe "sviste" le ritengo inaccettabili.
Eppure la bellezza della storia fa sì che io lo tenga tra i papabili della cinquina finale.

17Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Dom Lug 17, 2022 7:29 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

se non fosse per i tanti refusi ed errori, nonché per la figura dell'arbitro, davvero forzata, saresti nei primi tre posti della mia classifica.
e con pieno merito, visto che la storia è bella e ben esposta, scorrevole al punto giusto e con splendide descrizioni.
anche se non ho ben compreso il motivo, mi ha colpito la figura negativa di Uluru, prima volta che la trovo in questo contest.
molto belle le figure dei due ragazzi protagonisti, ben caratterizzate.
anche quella del padre risalta, come la sua follia crescente.
ripeto, peccato per gli errori e la forzatura dell'arbitro, per il resto solo complimenti


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L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Fai bei sogni Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

18Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Mer Lug 20, 2022 11:50 pm

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Parto dal titolo: rimanda a un bellissimo romanzo autobiografico di Massimo Gramellini, in cui l’autore narra del difficile percorso di accettazione della morte improvvisa della madre, avvenuta quando era bambino e di cui gli era stata nascosta la drammaticità del suicidio.
Una mamma che giocava a fare la morta da quasi un anno: una battuta che fa colpo, subito anche sorridere, poi ti chiedi se è una madre decisamente strampalata o un modo per rimandare il momento in cui alla bambina verrà detta la verità.
 
I paletti: Uluru è portante, così come il salotto e l’arbitro, che potrebbe apparire a una prima lettura come prostep, ma poi diventa importante. Meno individuabile il periodo, forse affidato al Risiko, gioco pubblicato in Italia nel ’68 o forse ai primi studi sui wombati, ma anche agli esordi degli arbitri donna nel rugby.
Un racconto dall’inizio decisamente scoppiettante, che immagini scritto da un’adolescente, con un linguaggio ironico, semplice e che cattura rendendo simpatica la protagonista fin da subito, scoprendo poi che è opera di un’adulta. Ma è questo che mi è piaciuto: il provare a raccontare qualcosa accaduto in un’età dove tutto è scoperta, quando cominciano le prime contestazioni, i primi ragionamenti, da un’adulta che riesce ancora a entrare nell’atmosfera di quei giorni con la stessa leggerezza.
Mi è piaciuto molto il ricordo del battibecco nato dall’idea del padre di esplorare la spaccatura della rocca. Davvero indovinato come è stato reso senza affidarlo a un dialogo vero e proprio.
C’è comunque un velo di amarezza per quanto lo stile di vita del padre le ha portato via: le amiche, la scuola, le prime contestazioni inascoltate, ma mancanza di una figura femminile forte, che trova in Alinta.
La puzza: in realtà ogni “razza” puzza per le altre, è una questione ormai assodata scientificamente. In questo contesto la puzza l’ho vista come un ostacolo mentale che impedisce alla protagonista di uscire da quel suo mondo tutto particolare, quasi un’autodifesa verso esperienze che le fanno paura e a cui il padre non l’ha preparata e non la sostiene.
Una bambina che deve diventare adulta per occuparsi di un adulto forse mai cresciuto: In realtà avevo solo lui e pensare che le sue rotelle stessero saltando una a una non mi era di nessun aiuto.
Emblematica quindi la frase con cui il racconto si chiude.
Quindi, cara Penna, davvero un bel racconto, dallo stile fresco e con un ritmo accattivante che tiene fino alla fine. Confesso che neanche mi sono accorta degli errori che sono stati segnalati.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

19Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Mar Lug 26, 2022 9:30 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Quanto mi è piaciuto questo racconto.
Hai saputo unire l'originalità di una storia a tinte fosche, cupe, persino inquietanti a volte, con la leggerezza e il brio della voce narrante, la protagonista Diletta, che rende tutto super-gradevole.

Il personaggio del padre è a sua volta ben riuscito: ispira simpatia ma trasmette anche, in pieno, quel senso di follia recondita, di ossessione, che va crescendo e che porta alla sua scomparsa.
Il botto finale di Uluru, anzi, "Uluru esplose", penso sia l'espressione perfetta per incarnare quanto sopra.
Il rapporto con Diletta è fantastico: un po' da film, forse, ma riuscito, per me.

Uluru come entità negativa, ammaliante, oscura, tentatrice: anche qui sei riuscito perfettamente nel rendere l'idea; hai inventato la faccenda delle staccionate messe per coprirne la vista o c'è un fondo di verità? Perché l'ho trovato veramente figo.

E poi lo stile.
Mi è piaciuto veramente tanto, complice la freschezza delle espressioni di Diletta, la sua capacità di cogliere (e raccontare) determinati aspetti della sua storia, e più in generale la sua schiettezza, la naturalità con la quale ha esternato varie cose: dalla madre che gioca a far la morta fino agli Aborigeni che puzzano.
A me la cosa ha divertito, perché l'ho trovato un refrain secondo me intonato al personaggio, proprio nel suo essere politically uncorrect (che poi l'Aborigeno se lo è pure sposato, per cui).

Il paletto dell'arbitro non l'ho trovato forzato. Sì, per carità, è vero, quando compare viene spontaneo avere un sussulto e dire "ah, già, mancava un arbitro in tutto questo," però io l'ho trovato comunque ben inserito.


L'unica nota stonata sono davvero i brutti refusi/errori, già segnalati da altri e ai quali aggiungo che gli All Black sono in realtà gli All Blacks (mancava una S).
E il titolo. Per quanto sia bellissimo, pesa troppo il romanzo di Gramellini (che poi io non leggo mai niente, quindi potenzialmente neanche me ne sarei accorto, ma combinazione ho letto Fai bei sogni, e quindi niente, partivo prevenuto).

Hai il mio plauso, autore, ho amato moltissimo questo racconto.

20Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Mer Lug 27, 2022 9:19 am

digitoergosum

digitoergosum
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Penna. Proprio un bel racconto il tuo. C'è un'ironia di fondo che ti stampa un sorriso persistente lungo tutta la lettura. Ho letto che molti hanno individuato errori e refusi, che ammaliato dalla lettura non ho scorto. Ho segnato invece qualche inciso evitabile con altra interpunzione. Diletta è ormai adulta, quindi, quando accenna come a una cosa strana chiamata "jet lag" mi sono interrogato sulla correttezza della frase, pur considerando che potrebbe essere voluto per mantenere il tono ironico. Non ho capito, se avrai piacere me lo spiegherai, perché riaprendo le tende, invece che il Bush vedeva il mare. Ho pensato che Alinta fosse una sorta di strega, che col suo canto che proveniva dalle altre stanze la inducesse a qualche sortilegio per allontanarla dall'effetto negativo della collina, ma poi non c'è un riscontro nel merito, pertanto attendo di scoprire da te cosa non ho capito io. Anche il ricordo dei 18 giorni, a così tanti anni di distanza, mi è parso poco credibile. Ma alla fine, premio l'idea, l'immaginazione e lo stile del tuo lavoro è ti metto volentieri in nota. Se ha un senso un voto, il mio per te è il secondo "otto". Grazie di averci proposto il tuo lavoro.

21Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Mer Lug 27, 2022 6:14 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Ecco l’ultimo racconto... e mi scombussola la classifica e, tipo X-Factor, mi costringe a far alzare qualcuno dalla sedia per lasciargli il posto. Non me ne abbia costui.
C’è qualche refuso, ma io non riesco a darci peso, quando la lettura scorre via, con quel leggero ondivagare tra ironia malinconia.
Cosa non mi è piaciuto? L’arbitro, appiccicato lì.
E la puzza: non per essere politically correct, non lo sono mai stato, ma per come entra di prepotenza, e forse inutilmente, in tutto il racconto.
P.S.: ho viaggiato spesso in India e Cina. Quando arrivi senti l’odore diverso, ma dopo qualche giorno non the ne accorgi più, fin quando torni a casa e apri la valigia.

22Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Mar Ago 02, 2022 3:49 pm

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin

Racconto che mi ha catturata dalla prima riga.
Un registro narrativo accattivante e scoppiettante che mi ha conquistata, una protagonista con la quale sono entrata subito in empatia. 
Onestamente non ho appunti da fare ( a parte consigliarti una revisione per refusi etc).
Concordo con Viv sulla figura dell'arbitro, la scelta spezza un po' l'atmosfera che avevi creato fino a quel momento. 
Ma resta un racconto davvero ben congegnato e che ha saputo rapirmi, con alcune pennellate (la mamma che gioca a fare la morta, gli eucalipti piantati a bordo campo per coprire Uluru, lei che disegna davanti alla finestra come sotto ipnosi) che dipingono una storia che può piegarsi senza problemi a qualunque tipo di dipendenza, e questo la rende ancora più potente.
Complimenti.
Ele

23Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Mar Ago 02, 2022 7:48 pm

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Aut-

Il titolo mi ha subito indisposto, perché l'imperativo di fare è fa'. In realtà il vocabolario Treccani ammette anche "fai" però davvero faccio fatica a digerirlo.
Ci sono alcuni refusi, in particolare due hanno inceppato la lettura: "i wombati di estinguessero" al posto di "si"; "scoprì" al posto di "scoprii", quest'ultimo abbastanza indisponente.
Inoltre mi sembra che la bambina ragioni troppo da adulta per avere otto o nove anni. Il fatto che alla fine si scopre che in realtà la narratrice non è più bambina mentre narra non mi cambia l'impressione. Tanto più che si tratta di una figlia unica che per almeno un anno non ha avuto possibilità di confrontarsi con altri coetanei, dal suo punto di vista dovrebbe tutto ruotare intorno al suo ombelico.

Mi è piaciuta l'immagine di Diletta che si guarda intorno attenta a non farsi ammazzare da qualunque cosa si muova. Sarebbe stato meglio secondo me mantenere la coerenza su questo punto, invece tutto si esaurisce in aeroporto. Bella anche l'idea di come il gioco nazionale australiano abbia portato Diletta a diventare arbitro anche da adulta. Ti segnalo, a questo proposito, il finale troppo brusco: "Koen e i bambini" buttato lì senza altri indizi fa pensare che la narratrice stia proseguendo la scena precedente e che si tratti dei bambini di Yulara. L'effetto è che Diletta sembra diventata adulta mentre gli altri non sono cresciuti, rendendo il finale estraniante, salvo poi la necessità di rilettura per comprendere.
I paletti ci sono e usati secondo me molto bene e in modo molto pertinente.

Grazie e alla prossima.


______________________________________________________
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24Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Ven Ago 05, 2022 11:04 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Non sto a ripetermi circa quanto segnalato da altri per cui dico: purtroppo, in un racconto così bello come questo, certi errori valgono doppio. 

Io ho inciampato qui:

"Sembra anche che fosse in gamba nel suo campo, anche se non mi ricordo di preciso quale."


Avrei scritto:


"Sembra (o pare) che fosse in gamba nel suo campo, tuttavia non mi ricordo di preciso quale fosse."


"Sembra anche che" e subito dopo "anche se" per me stanno male. 


Il racconto è una storia a posteriori dove Diletta narra della sua esperienza da bambina. Un'esperienza che ha segnato la sua esistenza, nel bene e nel male. L'impatto australiano è stato potenzialmente distruttivo, salvo poi attenuarsi mentre Diletta diventava sempre più grande. Il padre, che resta fino alla fine una (l'unica) figura di riferimento, pare diventi pazzo fino a perdere la sua vita a causa della sua pazzia. Ora, ma non è che Diletta, non accettando psicologicamente il lavoro del padre, lo abbia velocemente bollato come matto per uscirsene pulita verso il pubblico al quale racconta la sua storia?
Lo dico perché sul padre di Diletta mi sono fatto un'idea: una specie di scienziato, perennemente alla ricerca della "verità", che se ne fotte di tutte le storie che vogliono mantenere curiosi e turisti lontani dal monolite sacro. Se ne fotte proprio in nome della scienza. Troppo comodo dargli del pazzo. Comunque, sarà morto facendo ciò che amava. Beato lui.


In definitiva, un bel racconto che ha il pregio di catturarti e che quando arrivi alla fine ci rimani male, non perché è brutto, ma perché è finito.


La puzza di Koen ce l'ho nel naso. Mi fido circa il fatto che i figli suoi e di Diletta non puzzano alla stessa maniera.


Grazie


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Cit e Bastard Cool!

25Fai bei sogni Empty Re: Fai bei sogni Sab Ago 06, 2022 7:40 pm

CharAznable

CharAznable
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Sai qual è la cosa che più mi ha sorpreso durante il viaggio in Australia di qualche anno fa? Che il rugby in Australia non interessa a nessuno. Oddio, proprio nessuno no, ma è molto più di nicchia di quanto pensassi. Immaginavo campi di rugby ovunque, questi invece giocano al footy, il calcio australiano. Scrivo questo perché la parte che introduce la figura dell'arbitro e della partita di rugby è davvero un granello di sabbia nell'occhio rispetto a un racconto ben scritto e ben introdotto nel punto di vista di una ragazzina preadolescente. Un granello di sabbia che infastidisce una lettura davvero piacevole.
Complimenti.
Grazie.


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

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