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Messaggio Da Different Staff Dom Lug 03, 2022 10:47 am

Nascondiglio
Non ho bisogno di bussare, magro come sono potrei passare sotto la porta del salotto dell’hotel.
L’Australia è una terra meravigliosa, ma si mangiano cose troppo strane e io mi limito al cestino giornaliero di cucina italiana e a un paio di birre la sera. Sono quasi da un mese qui, ho un contratto come figurante con la produzione del film e le tasche svuotate da mesi di disoccupazione. Non ho mai raccontato a nessuno come si vive senza denaro, non voglio rischiare di essere giudicato e le sfortune passate provo a ricordarle poco.
Prendere qualche cazzotto da Bud non farà male, lui ti sfiora anche se sembra seppellirti con il suo pugno a martello.
Nel salotto dell’hotel ci siamo solo noi questa mattina, noi e quattro scomodi divani inglesi.
- Hai la faccia troppo buona, ragazzo, faccio fatica a picchiarti, preferirei una violenta bussata sul muro - dice Bud.
Arriva una giovane donna per un autografo. Ha un pelouche in mano, all’orsetto manca un occhio, e a me lei sembra un po’ ritardata con il suo rituale modesto di ringraziare in continuazione per uno sbaffo di penna su di un foglio fatto da Bud. Questo mi fa pensare a quanto sia popolare in questo posto, più che nella terra natia. Strano eh.
- Questo salatto mi ha svuotato di idee, è troppo scomodo. Tu le hai conservate le idee giovanotto?
Lo dice dopo essersi liberato delle belle gambe della donna malcapitate sotto a quel cervello. Infastidita mica poco dalla nostra indifferenza predatoria si allontana con un tremito strano.
- Non saprei, tu che sei un genio vuoi suggerimenti da me, superfantagenio Bud?
- Sto scherzando, uagliò. Se scrivi un libro brutto il lettore può sempre decidere di chiudere la pagina, ma se fai un film brutto lo spettatore non sarà mai capace di abbandonare il cinema e quando uscirà dal cinema se dirà: ‘Che merda di film’, lo dirà sorridendo di se stesso, della sua pazienza, della sua sopportazione, della sua resistenza. Paradossalmente un brutto film lo farà alzare dalla poltrona fortificato, migliore.
- Tu pensi che questo sia un brutto film, Bud?
- Potrei appostarmi in questo salotto e fare di ognuno che entra un personaggio, e il film risulterebbe bello, ma non ho la facoltà di cambiare le carte in tavola, e poi il regista è uno stronzo, fisso sulle sue scelte stravaganti.
- Ma non sei tu il regista? - dico preoccupato da quella esternazione.
- Certo che sono io, e non posso essere stronzo? E’ già tanto che su quel monolite rosso dove andremo domani non abbiano fatto un centro commerciale e con il ventre piatto del paesaggio circostante un parcheggio. Ma non voglio essere sacrilego, è pure patrimonio dell’umanità oltre che essere venerato dagli aborigeni.
- Gli aborigeni li ho visti solo dentro i bar di Alice Springs pronti a scolarsi birre ghiacciate e a fumare come turchi.
- Sei la peggior pasta di uomo, ma mi stai simpatico per la tua sincerità, anche se a portarla avanti quella sincerità ti procurerà molti nemici. Tutto sommato ascoltarti mi toglie un po’ di pressione e credo che alla fine pure un brutto film possa diventare decente, dipende da chi lo guarderà.
- Come nelle belle donne lo sguardo degli altri lo valorizzerà, ma non credo sia così semplice. Il senso di sfinimento che provi per la brutta trama ti aiuterà a non startene in posa da spaccone e darai l’idea di averne passate tante e che ne passerai tante altre ancora.
- Ma che bel filosofo che sei. Ho sempre interpretato pagliacciate, tranne rare eccezioni, vorrei fare un film dove appare la verità, anche se brutto, un film che mostri le budella. Sono grande e grosso, ma se aguzzi la vista ti rendi conto quanto sia fragile un omone come me. Tutti i film che ho fatto fino a adesso mettono in campo dei trucchi per farmi apparire come non sono. Sono stati un nascondiglio.
- Ti voglio bene, Bud.
- Mi trovo meglio con persone che non mi vogliono bene, è una cosa fighissima e non mi sento in debito. Ora che ci penso a nessuno viene in mente di voler bene a una mitragliatrice di cazzotti, quella fa solo ridere. Tu sei acuto e modesto e ti ringrazio giovanotto. Mi ricordi i biscotti che compro spesso, biscotti che a casa piacciono solo a me, destinati a occupare l’angolo più nascosto della dispensa per lungo tempo finche non arriva qualche ospite inatteso e glieli offrono dopo aver detto che sono i biscotti di Bud. E l’ospite si accanisce su quel cibo rifiutato e finisce i biscotti solo perché sono di Bud. La storia è strana e non so perché te la racconto.
- Quello che racconti mi piace tutto, Bud, e mi commuove.
- Allora sei come i mangiatori dei miei biscotti. Ride.
- Di solito faccio finire presto le mie conversazioni, mi chiedono sempre della mia famiglia, di cosa mi ingozzo, di dettagli sul mio passato sportivo, ed è una vera noia rispondere. Tu hai messo da parte le domande e hai detto che mi vuoi bene, vuoi bene a me, alla mia ciccia, non ai miei personaggi che forse per magica ignoranza nemmeno conosci.
- Sei buono con i buoni e cattivo con i cattivi, un magnifico nuotatore che non va mai a fondo.
- I miei film sono falsi come Giuda, nella realtà quelle scene non esistono, ma danno sollievo allo spettatore. Il nostro cervello è fatto per mettersi in salvo da solo, ma nei casi difficili è bene aiutarlo, e i miei film lo fanno vibrare, fosse pure per le risate.
- Non lo so se quelle scene siano sufficienti, tu chiedi molto a chi le guarda, spesso incapace e troppo giovane per prendere le distanze dagli avvenimenti orribili del periodo. Io credo che sia necessaria una bella famiglia, la messinscena del film può aiutare, ma non risolvere.
Il mattino dopo lasciamo il salotto e Alice Spring per raggiungere il monolite impronunciabile in pullman. Attori e figuranti vengono mischiati dalla produzione per amalgamarli il più possibile e per risparmiare sui costi di trasporto, che poi Bud in limousine non ce lo vedo proprio, lui è più mr. Crocodile.
Bud si siede vicino a me, forse perché sono il più magro della troupe e il viaggio è lungo.
- Hai dormito bene giovanotto?
- Mica tanto, devo dire solo due battute, ma sono in inglese, e ho passato tutta la notte a memorizzarle.
- Ti hanno preso in giro, non esistono battute in inglese. Ride
- Mio dio, ho perso il sonno per ripetere: Peanuts, peanuts for everybody…e tutto il resto.
- Non capisco se ci fai o ci sei. Ride
Ogni mezz’ora ci passa accanto un frikkettone senza un dente con un termos gigante di caffè e bicchieri di plastica disseminando gocce di caffè ovunque. Fingo di leggere una mappa proprio per evitare che l’orchestrazione dei caffè diventi esagerata. La manodopera di un film è spesso fatta da ex alcolizzati, da tossici. Dipende dalla generosità e modernità della produzione.
Bud chiede qualcosa da mettere sotto i denti, fuori il paesaggio è veramente una meraviglia anche se mi affaccio al finestrino mi ritrovo con una manciata di insetti in bocca che come riserva di proteine fa proprio schifo.
Con le mani in tasca per contenere le gambe sfilacciate dal lungo viaggio lo osservo estasiato mentre addenta un panino senza nulla dentro, con solo maionese.
Gli mostro qualcuno dei miei dipinti sul cell. Solo perché mi fido del suo giudizio.
- C’è profondità e bellezza in quello che dipingi, anche nel più scrauso dei quadri, anche nel più approssimativo c’è la tua verità.
- Come nei tuoi film?
-Non esageriamo, i miei film sono opere d’arte.
Ride e mi tira il collo fino alla sua spalla, un gesto confidenziale che mi dà dolore e piacere e mi fa sentire le ginocchia molli, senza fiato.
Per non dare un’idea difettosa scendiamo pure noi per andare in bagno e fumarci una sigaretta.
Addestrato ai tempi lunghi Bud si esercita nella lettura di quello che trova: il bugiardino delle aspirine.
E me ne passa una più una sorsata di acqua. Non so cosa, ma qualcosa va meglio ora.
Mi dispiace quello che è scomparso del panorama, anche se altre sorprese ci aspettano.
La maglietta rossastra di Bud sta bene nel paesaggio rossastro, mi benderei volentieri gli occhi per mantenerne il ricordo, senza le contaminazioni moderne delle città.
Bud si è addormentato, più gli sto vicino, più mi sento tranquillo.
Pure la zavorra dei miei pensieri sparisce. A me hanno mollato il nome del nonno morto che per ovvie ragioni non posso ripetere. A mio fratello il nome di quello vivo.
Mi sono sempre disperato per quel nome brutto e ora ne sono fiero per una questione di rispetto del posto, lui ha lavorato tanti anni qui.
Bud ora è sveglio, il finestrino riflette la nostra immagine accostata.
Uluru è circondato da una bassa marea vegetale. Netto e forte appare come un improvviso pugno di Bud.
Ho il viso stinto, il viaggio è stato una batosta per il mio stomaco.
Non mi viene in mente nulla di decente che somigli a questo posto.
Per molto tempo quelli seduti dall’altra parte del pullman non hanno detto una parola.
Dopo aver smesso di essere personaggi immaginari e ragazzi prodigio, con uno sbadiglio di sonno dicono:
Siamo arrivati.
.
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Messaggio Da tommybe Mar Lug 05, 2022 12:00 pm

Pochi elementi, poche immagini, come se l'autore volesse raccontare solo quello che conosce, senza troppe finzioni.
Bella l'idea di mischiare attori affermati al sottobosco dei figuranti, delle comparse. Per esperienza personale so che questo difficilmente accade nella realtà e la mandria dei figuranti resta spesso in disparte. Come nel film.
Un abbraccio.
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Messaggio Da Giancarlo Gravili Mar Lug 05, 2022 12:46 pm

Uhm... Autore sei over 50? Toc, toc c'è Tommy per caso? Nemo risponde... eppur me sa de ro-manesco sto racconto essendo che ce sta Bud Spencer. 
Pulito nelle proposizioni con un uso limitato della punteggiatura e un target a macchina da scrivere olivetti 32. Mi piace in fondo è bello così. I paletti li abbatte il buon cazzotto di Bud e vengono piazzati sui lati della trama mentre il mediano di spinta, che non è Oriali, infila una sequenza narrativa stoppata in molte azioni che si susseguono armonizzate dai punti. Insomma ai punti la narrazione pareggia e via verso il prosegugio della trama che pare ondeggiare tra un televisore a valvoloni con manopole e nonno che cambia canale e un novello tablet da viaggio nel tempo sugli anni settanta barra ottanta. 
Alcune citazioni ottantenni di films spenceriani, vedi Superfantagenio targato 1986, per creare l'alone di popolarità del nostro caro attore che era popolarissimo in ogni luogo del globo. Infilato l'Urulo a posto, perché ci doveva essere e un approccio sulla mistificazione della società moderna sui popoli indigeni che tracannano martini on ice e vedono 007 in tv, vi è un accenno di tristezza e ci sediamo sul salotto dove viene snocciolata la figura d'un Bud al di fuori del set. Un dialogo semplice e ben costruito anche se forse manca la vera partenopea essenza del gigante buono che suona pugni e sapeva pure comporre musica. Però e dico però l'autore mi ha fatto sentire nel racconto quel vocione cupo che aveva Bud e il personaggio della comparsa da due battute in fondo non sembra legare troppo nello spirito della trama anche se necessario per poter amalgamare il tutto. Diciamo che serviva un buon collante per tenere paletti e trama che forse non esplica un racconto ma uno sprazzo di cinema con aspetti scritti da chi lo ha vissuto. Mi dà l'idea del visto a margine e la struttura di questo racconto va così e si prende per ciò che sa raccontare. Un vissuto che ha visto e ora ricapitola alcuni tratti dell'oltre le quinte, del mondo del cinema che non esiste più come un tempo, e di una serie di nostalgie che seppur molto velate esistono nell'anima delle parole.
"Uno sbadiglio e s'arrivò" e credo che ci sia tutto l'autore in questo racconto in ogni aspetto come ognuno di noi. Ciak si gira e la scrittura segue proprio questi canoni.
Toc toc, Tommy ci sei? Vabbè allora femo a tirar a sorte e se l'autor se chi dico io me tocca un gelato alla panna altrimenti mi go da andar a tore le squasse e allor chiedo venia al possibile autor de sto racconto sul cucuccolo de sto monte che mi non me ricordo mai come che ghe se ciama. 
Termino disquisizione dicendo bravo all'autore perché come go ditto già g'ho risentia la voce de Bud nelle recie e ciò se massa bon.

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Messaggio Da Mac Mar Lug 05, 2022 1:16 pm

Il ritratto di Bud Spencer fatto dall'autor* discosta dal personaggio che siamo abituati a conoscere. Ne evidenzia il suo lato più umano e questo mi piace. Il dialogo é buono, a volte un po' spezzettato ma ha reso bene il momento.
Avrei voluto ti soffermassi di più sull'io narrante, risulta un po' troppo in disparte
Il titolo non mi aiuta ad introdurre il racconto.
Paletti ci sono e sono abbastanza amalgamati nel racconto.

La maglietta rossastra di Bud sta bene nel paesaggio rossastro, questa frase non mi piace, non tanto per la ripetizione, che ci poteva stare, ma proprio per lì'immagine che mi rimanda


mi benderei volentieri gli occhi per mantenerne il ricordo   questa invece rende moltissimo.



A rileggerci
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Messaggio Da CharAznable Mar Lug 05, 2022 2:29 pm

Racconto breve e diretto ma altrettanto delicato. Bella l'idea di questa specie di "confesione" con uno sconosciuto (che rimane tale anche per il lettore, in quanto di lui ci arriva molto poco).
Scrittura abbastanza corretta con qualche passaggio un pochino ingarbugliato. Dialogo con battute lunghe ma abbastanza scorrevoli.
Paletti centrati.
Lettura piacevole.
Un bel racconto.
Grazie

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Messaggio Da Petunia Mar Lug 05, 2022 9:58 pm

Questo racconto mi ha rapita per la naturalezza e l’umanità che trasuda da ogni “fotogramma”.
Alla ricerca di idee per lo step, ho visionato alcune interviste fatte a Bud Spencer e sono certa che alcune frasi che “gli hai messo in bocca” sono proprio le sue + una bella immedesimazione nel ruolo di comparsa del protagonista. Un ruolo che pare autobiografico tanto è verosimile.
Il racconto è un bello spaccato, un momento di vita speciale, l’incontro con un artista di per së molto umano, non si è mai considerato un attore, con una comparsa che dovrebbe “picchiare” nel film in lavorazione. Entrambi umani, entrambi in una terra straniera e magica. 
Mi ha molto intenerito l’immagine degli aborigeni inquinati dal fumo, dalle birre e da uno stile di vita tanto distante da loro. 
Insomma, la storia è semplice, non cerca effetti pirotecnici in realtà non ha nulla da raccontare se non farci “toccare con mano” la parte umana che accomuna due esseri che nella vita hanno avuto fortune diverse, per caso. 
Un tratteggio realistico, un omaggio vero a un grande uomo prima che un attore di fama mondiale.
Bello ed emotivamente coinvolgente con alcune frasi che sono “piccole pennellate” piene di talento. 
Piaciuto tanto.

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Messaggio Da M. Mark o'Knee Mer Lug 06, 2022 12:38 pm

Il racconto ha un pregio. Farci vedere il lato umano di Bud Spencer, o almeno quello che l'autore pensa sia stato il suo lato umano (magari ricavato leggendo dichiarazioni e/o interviste).
Ma è l'unico pregio che ho trovato.
Lo stile non mi ha convinto. Una sorta di amarezza scanzonata che si spaccia per filosofia di vita, in un'imitazione poco riuscita di un quasi-Bukowski.
I dialoghi - parte preponderante del testo - mancano di spontaneità e spesso sono un po' troppo lunghi per risultare credibili.
Un paio di esempi.
La risposta di Spencer che inizia con "Sto scherzando, uagliò". Ho provato a leggerla ad alta voce e ci ho messo 35 secondi.
Ancora peggio con quella che inizia con "Mi trovo meglio con persone": 50 secondi.
Se, per dire, proponi in teatro delle battute del genere (a meno che non siano monologhi), secondo me ti ritrovi con buona parte degli spettatori - e l'altro attore sulla scena - con le palpebre calate.
E poi le ripetizioni. "Bud" viene nominato 18 volte; la parola "film" è usata 16 volte; nelle tre righe del "frikkettone" ci sono altrettanti "caffè". Non ci tengo a fare il ragioniere, ma nella lettura disturbano parecchio.
Ti segnalo infine un refuso: "Questo salatto mi ha svuotato"; e una E con l'apostrofo al posto di È.
Direi proprio che non mi ha entusiasmato.
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Messaggio Da Antonio Borghesi Mer Lug 06, 2022 6:40 pm

Mi è sembrato quasi quasi un po' troppo scontato il dipingere Carlo Pedersoli (perchè qui è fuori dal suo personaggio) quasi esattamente come fosse Bud Spencer nei suoi film. Non posso credere che l'uomo fosse quello descritto. Comunque essendo il tuo racconto tu l'hai visto così ma io son partito con questo preconcetto che mi ha rovinato la lettura. Scusami ma penso veramente che anche lui ne avesse le tasche piene di essere Bud Spencer. Finisco così se no mi ripeterei di nuovo. se mi metto un'idea in testa mannaggia a me! La lettura è comunque molto facile da seguire e questo è un gran pregio. Non è un contentino è veramente vero!
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Messaggio Da tommybe Mer Lug 06, 2022 8:00 pm

Lo dico con affetto Tony, il Bud descritto credo  sia come apparirà nel film. C'è lo racconta un figurante.
I dialoghi nel salotto sono tutt'altra cosa. Credo.
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Messaggio Da digitoergosum Mer Lug 06, 2022 8:13 pm

Ciao Penna. A metà del tuo bel lavoro mi è uscito spontaneo: "Una dichiarazione d'amore ragionato per Bud, per il mondo del cinema che rappresenta". Mi chiedo perché, a fianco a splendide e evocative immagini, spesso poetiche, poi compaiano così tanti errori di battitura, così poca attenzione nella punteggiatura. Non punti sull'originalità, focalizzi l'attenzione negli aspetti umani e, per questo, ordinari del mestiere di Carlo e sulla semplicità accettata delle comparse. Forse lo abbellisci troppo, Bud, lo fai quasi diventare un guru, un saggio. Però mi è piaciuto veramente molto leggere il cuore che sta dentro questo tuo scritto. Grazie.
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Messaggio Da The Raven Mer Lug 06, 2022 10:38 pm

Ciao autore, il tuo racconto sa di umanità. Ci hai messo il cuore nello scriverlo e si vede, anzi si legge.
La storia è semplice, talmente semplice che a fine lettura mi sono chiesto quale fosse la sinossi di questo racconto e non sono riuscito a rispondermi se non con delle ovvietà. Insomma, talmente semplice che non lascia praticamente nulla.
Ho avuto la sensazione che il racconto abbia preso il sopravvento, abbia dettato lui la direzione e questo vagare a ruota libera abbia fatto perdere il focus del racconto.
Leggendo, il buono diventa troppo buono e questo, assieme alle troppe imprecisioni di scrittura (è evidente la mancanza di una rilettura) non mi ha fatto apprezzare questo tuo scritto.

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Messaggio Da ImaGiraffe Ven Lug 08, 2022 11:31 am

Un'idea brillante per un racconto effimero e delicato.
Il racconto lascia un senso di piacevolezza ed è così delicato da risultare impalpabile. 
Questo è di certo il suo pregio più grande ma anche il suo più grande difetto. 
Sono in difficoltà nel commentare questo testo perché mi sembra molto importante per il suo autore. Tutta la delicatezza che c'è dietro è parte dell'autore e quindi mi limito a prendere quello che di buono c'è nel testo senza essere troppo duro. 
grazie.

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Un caloroso benvenuto alle persone giunte fino a noi dal futuro. 

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Messaggio Da caipiroska Ven Lug 08, 2022 5:25 pm

Un racconto molto particolare, costruito intorno all'immagine del grande attore e a ciò che gli gravitava intorno. Nel testo si parla molto, i dialoghi hanno molto spazio, ma a fine lettura, di tutti quei discorsi me ne rimane impressi pochi ( ho visualizzato meglio le belle gambe della donna malcapitate sotto quel cervello, per dire. Magnifica frase!).
Il racconto non è riuscito a coinvolgermi molto, perchè nei dialoghi si parla di molte cose, se ne accennano altre, e in definitiva non c'è stato tempo e spazio per affezionarsi a nessun argomento.
Certo c'è e viene trasmesso il grande affetto per l'attore da parte dell'autore del racconto, ho letto molte righe piene di sensibilità e trasporto, ma tutto questo talento, a mio avviso, non è stato incanalato nel modo migliore per raggiungere il lettore.
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Messaggio Da Susanna Ven Lug 08, 2022 10:17 pm

Sull’autore ci potrei scommettere e avrei buone probabilità di vincere.
Un testo particolare, al pari di altro racconto con Bud come personaggio, che alla fine non l’ho considerato come racconto, quanto come una serie di riflessioni scaturite da un momento di tranquilla convivialità, potrebbe quasi essere un’intervista involontaria di una persona che fa la comparsa per sopravvivere, ma questo non significa non possa essere un ottimo «pensatore» se non filosofo.
Sicuramente ne esce il Bud che tanti, me compresa, hanno apprezzato maggiormente: persona più che come il personaggio che gli hanno cucito addosso, complice la sua fisicità. Il titolo è davvero azzeccato.
I dialoghi sono buoni ma paiono un po’ forzati al desiderio della Penna non solo di far emergere un Bud molto diverso dall’attore, ma anche per inserire quelle che penso siano sfaccettature di se stesso. Quasi slegati. Un po’ come se due persone parlassero tra loro, ma ognuno per proprio conto, coi suoi discorsi, poi ogni tanto si incrociano sullo stesso argomento e vanno via lisci: si son capiti.
Ritengo ci sia molto dell’autore tra le righe, quasi un «Ehi, c’è lui, l’ho tanto ammirato e vi dico com’è veramente, ma ci sono anch’io, mi vedete?»
Quindi step superato, i paletti sono ben inseriti, non saprei a quel genere associarlo, come detto prima mi pare più un’intervista capitata per caso. Comunque lo stile c’è, la scrittura sicura nel delineare personaggi con pochissime parole, con immagini che scaturiscono da un semplice verbo. Se sei chi penso, lo stile è inconfondibile, al pari della capacità di obbligare il lettore a mettersi lì accanto e ascoltarti, più che leggerti.
 
Ho alcune note da farti
Certo che sono io, e non posso essere stronzo? E’ già tanto ...
Questa frase mi ha interrotto. Sta parlando di una cosa e salta ad altro argomento. Forse ci stava, dopo stronzo, un breve intervento dell’io narrante, che ci mostri - lì in mezzo - l’immagine di un Bud per qualche secondo pensieroso, che salta di palo in frasca.
fuori il paesaggio è veramente una meraviglia, anche se quando mi affaccio al finestrino mi ritrovo con una manciata : metterei una virgola e il quando
Questa frase un po’ particolare, con una virgola dopo donna, diventa speciale
Lo dice dopo essersi liberato delle belle gambe della donna, malcapitate sotto a quel cervello.
Ci sono refusi: salatto/salotto - cell: in un messaggio va bene cell. Ma in una frase inserita in un racconto vedrei meglio cellulare. Qualche momento di punteggiatura ballerina, ma niente che infici una buona lettura.

______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"
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Messaggio Da Danilo Nucci Dom Lug 10, 2022 2:22 pm

Ottima scrittura per un brano che ho trovato poco convincente. È molto probabile però che sia io a non aver capito.
Ho l’impressione di una serie di flash di vita vissuta con l’inserimento (necessario) di Bud Spencer e dell’Australia con il suo Ayers Rock (perché è così che lo conoscevo prima di questo step).
Conosco assai poco, se non per interviste o partecipazioni tv, l’uomo Pederzoli e forse ancora meno il suo personaggio cinematografico, ma mi ero fatto l’idea di uomo comune, semplice, fondamentalmente buono e disponibile verso gli altri. Il Bud Spencer che trovo qui ha un tono distaccato, di superiorità, con atteggiamenti da “filosofo de noantri” che mi ha stupito. Ma magari, chissà, era proprio così.
Molto interessante la riflessione sulla diversità psicologica fra il lettore e lo spettatore al cinema.
Sintetizzando: nel complesso darei un buon voto alla scrittura e una sufficienza al contenuto.

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Messaggio Da paluca66 Dom Lug 10, 2022 6:05 pm

Errori/refusi:
più che nella terra natia. Strano eh.
Ci avrei messo un punto interrogativo dopo "eh"
Questo salatto salotto mi ha svuotato di idee,
Tutti i film che ho fatto fino ad adesso
è veramente una meraviglia anche se (...) mi affaccio al finestrino mi ritrovo con una manciata di insetti in bocca
Dopo "anche se" manca qualcosa: potevi renderla con "è veramente una meraviglia anche se, se mi affaccio al finestrino, mi ritrovo con una manciata di insetti in bocca" oppure, meglio ancora, "è veramente una meraviglia anche se, quando mi affaccio al finestrino, mi ritrovo con una manciata di insetti in bocca".
-Non esageriamo, i miei film sono opere d’arte.
manca lo spazio all'inizio dopo il trattino.
Dopo aver smesso di essere personaggi immaginari e ragazzi prodigio, con uno sbadiglio di sonno dicono:
Siamo arrivati.
A meno che no sia un problema di formattazione nella pubblicazione del racconto, non capisco perché "Siamo arrivati" è scritto a capo.
Tanti piccoli refusi soprattutto dovuti a distrazione che, con una attenta rilettura, si sarebbero potuti evitare: peccato, come sempre, in questi casi!
Ci sono alcune parole che non mi hanno entusiasmato: "frikkettone"; "orchestrazione di caffè"; cell (in un racconto, secondo me, andrebbe scritto per esteso); "scrauso", ma queste rientrano nel "sentire" personale.
Paletti
Stanza: il salotto c'è ma non è centrale, il dialogo tra Bud e l'io narrante avrebbe potuto svolgersi ovunque.
Luogo: vale lo stesso discorso del salotto, perché vanno proprio ad Uluru? Io non l'ho capito, non ho trovato nel racconto segnali che me lo spieghino (ma anche in questo caso potrebbe essere un problema mio).
Personaggio: Bud Spencer c'è e c'è moltissimo, viene da pensare che l'io narrante, corrispondente all'aut* del racconto, lo abbia conosciuto di persona e anche piuttosto bene.
Data e genere: niente da dire.
L'aut* vuole raccontarci un aneddoto della sua vita e della sua personale conoscenza con l'attore, di cui ci fa conoscere un lato poco noto e, costretto, dal contest a inserire i paletti "spaziali" lo fa senza preoccuparsi più di tanto della loro centralità.
Perché sì: perché la sensazione è che in quell'io narrante l'aut* abbia messo tutto se stesso, ha voluto raccontare qualcosa che per lui7lei è molto importante; è come se, una volta uscito il paletto del personaggio, abbia istantaneamente deciso che voleva raccontare quella storia e poco importa se, il coinvolgimento personale, l* ha portat* a dare forse troppe cose per scontate.
Perché no: perché , dal mio punto di vista, non è un vero e proprio racconto, perché i dialoghi sono spesso troppo lunghi e, a volte, anche slegati tra loro, quasi fossero piccoli monologhi.
Perché, se è vero quanto ho intuito e scritto appena sopra, quando si è troppo coinvolti in quello che si scrive il rischio è di non riuscire a farsi comprendere del tutto.
e sai cosa ti dico, allora? fregatene di quello che ho scritto io e di quello che sarà il risultato finale di questo step, c'è tanto cuore nel tuo scritto che in certi punti odora di poesia.

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Messaggio Da Byron.RN Dom Lug 10, 2022 9:05 pm

La cosa bella e interessante del racconto è l'esperienza personale dell'autore che emerge dalle righe.
Mi sono fatto l'idea che l'Australia e Bud Spencer siano solamente un pretesto per rivivere quei giorni, magari giorni davvero difficili con le tasche svuotate da mesi di disoccupazione, ma comunque, nonostante tutto, caratterizzati da una sorta di malinconica spensieratezza sotto l'impulso della giovinezza. Giornate spese a Cinecittà o in esterna, con la certezza di qualche lira guadagnata e un cestino per riempire lo stomaco. Sullo sfondo un futuro pieno di speranze.
Venendo al racconto si lascia leggere volentieri, anche se i dialoghi non mi hanno convinto tanto.
Primo per la loro lunghezza, davvero, sono troppo lunghi.
Poi, per lo stampo filosofico del dialogo. Non perché non ci stia, Bud aveva fatto tante di quelle esperienze che molti per eguagliarlo dovrebbero vivere almeno dieci esistenze. No, mi riferisco al tono che leggendo mi è parso troppo serioso e impostato. Io me lo sarei immaginato più caciarone, più disincantato.
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Messaggio Da Resdei Mer Lug 13, 2022 2:55 pm

l grandi pregi di questo racconto sono l’umanità, la sincerità, la schiettezza.


Quindi ne ha parecchi, complimenti!


In un mondo di finzione, come quello del cinema e non solo, un momento di intimità tra un attore affermato e famoso, anche all’estero, e un ragazzetto smilzo che si arrangia per arrotondare qualche soldo, è disarmante.


Tutti i film che ho fatto fino a adesso mettono in campo dei trucchi per farmi apparire come non sono. Sono stati un nascondiglio.


Si nasconde l’attore, si nasconde il nostro protagonista, ma evidentemente nello stesso posto perché si incontrano ed entrano in confidenza.


piccolo appunto: nella parte iniziale, non c’era bisogno di ripetere salotto così tante volte! Si capisce dove siamo, l’hai detto poco prima. (Siamo terrorizzati dal rispettare i paletti!!!)


Ride e mi tira il collo fino alla sua spalla,…la pennellata, tra le tante, che ho preferito!
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Messaggio Da Fante Scelto Sab Lug 16, 2022 2:08 pm

Racconto delicato, che punta a mettere in mostra il lato umano dell'attore, pur senza scinderlo dalla figura iconica di Bud Spencer.
Devo dire di non aver mai visto nulla di Bud al di fuori delle risse western o simili, tanto che non ho proprio idea di come fosse la persona Carlo Pedersoli al di fuori del set.
Per me, ma ti parlo di quando ero decisamente più piccolo, Bud Spencer era un'istituzione, era qualcosa che garantiva risate, non importa l'umore, e dove passavi tutto il tempo del film aspettando l'immancabile "scazzottata finale" (come era nota in famiglia) che era sempre il momento di maggior goduria.
La mia preferita rimane quella contro i banditi nel convento dei frati. Madonna santa.
Ci rido ancora adesso a rivisualizzare gente che vola dal tetto, finisce nel pozzo, ecc.
O il vecchio contadino che prova a dare il suo contributo ma viene sempre messo al tappeto dal primo sgherro di passaggio.

Per me Bud Spencer era talmente tanto quello, che quando capitava, facendo zapping, di imbattermi in un film con lui ma che non era comico, non ce la facevo a guardarlo.
L'entusiasmo iniziale ("oddio, un film di Bud che non ho mai visto!") lasciava il posto alla delusione quando "beh, adesso partiranno i cazzotti", "adesso sì, però", "magari adesso?", "epperò non vale così..." perché i cazzotti non arrivavano mai e il film era serioso e quindi niente, cambiavo canale.

Col senno di poi la trovo una mancanza di rispetto verso questo attore, ma che posso farci, ero un ragazzino affascinato dal volare di pugni a random.

Tutto questo per introdurre il commento al tuo racconto, e per dire che Bud continua, da qualche parte dentro di me, a essere solo Bud, e quindi vederne il lato umano, fuori dal set, mi lascia un pochino confuso/spiazzato.
Era davvero così? Lo hai conosciuto?
Non è da escludere.

Lo hai reso sicuramente in maniera molto delicata, quasi sacrale in certi passaggi.
Non c'è una storia vera e propria, ma questo non era il focus del tuo lavoro: hai voluto darci uno spaccato di vita quotidiana su un set remoto ed evocativo come l'Australia centrale, e in questo sei riuscito alla grande, così come a dare una forte impronta personale al tuo stile di scrittura.
Ma non forte come altre volte, questo mi è saltato all'occhio.
Va' a sapere perché.

Mi è mancato qualche sano cazzotto in tutto questo.
Si vede che il ragazzino affascinato dal volare di pugni a random è ancora là dentro di me, da qualche parte.
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Messaggio Da gipoviani Sab Lug 16, 2022 7:28 pm

Premetto che non sono un fan di Bud Spencer. Mai piaciuti più di tanto i film della coppia. Questo ovviamente interferisce con il mio giudizio. 
A questo aggiungo che l'uomo Bud appare molto simile alla sua rappresentazione cinematografica. Carattere e interprete che coincidono? E dove è la mossa a sorpresa, quella che spiazza. Sarebbe stato carino un completo rovesciamento dei ruoli con la scoperta che egli non era il gigante buono della vulgata tradizionale, ma un gigante stronzo o comunque con dei chiaroscuri, Quelli che nei loro film, dalla trama un po' infantile, mancano del tutto. 
Insomma una scrittura buona al servizio di una storia che, almeno a me, ha preso solo parzialmente.

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Messaggio Da Arunachala Lun Lug 18, 2022 6:57 pm

la cosa più bella di questo racconto è la descrizione di Bud, dove viene fatta risaltare l'umanità del personaggio, antidivo per eccellenza. non l'ho mai seguito, non mi faceva impazzire, ma questo è un fatto personale.
racconto breve, senza una trama reale, a mio avviso. diviene anche questo, come altri, una specie di aneddoto, un episodio raccontato e nulla più.
non colgo l'emozione, non mi arriva.
ci sono alcune belle descrizioni ma non bastano a elevare il livello.
non mancano i refusi, purtroppo.

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Messaggio Da FedericoChiesa Mar Lug 19, 2022 12:57 pm

Scusami: non sono riuscito ad apprezzare questo racconto, distolto da una lettura non sempre lineare, da dialoghi poco spontanei, da divagazioni difficili da seguire.
Sono un amante di Bud, soprattutto nei western, ma qui non mi sembra di ritrovare né il personaggio né l’uomo, che però conosco poco.
La ricerca di umanità, di un rapporto sincero, permea il racconto, e questo è sicuramente il suo lato positivo, ma andrebbe indirizzato, finalizzato ad una conclusione che qui sembra mancare.
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Messaggio Da Achillu Sab Lug 23, 2022 11:23 pm

Ciao Aut-

Il racconto inizia con il narratore antipatico, pronto a giudicare ogni cosa e ogni persona che gli capiti sott'occhio, in particolare la donna che viene analizzata sia sotto il profilo mentale che sotto quello fisico. Poi però prosegue come un dialogo di Platone: i due personaggi si scambiano battute che avrebbero poco senso in un dialogo reale, ma che servono però a tirare fuori la filosofia e quindi la morale della storia. Infine c'è un quadro più che una scena, un quadro dinamico che non si amalgama né con la prima né con la seconda parte.
Prese separatamente, le tre parti sono però coerenti al proprio interno. In particolare ho gradito la terza, che mi ha letteralmente fatto sognare, e la prima, che mi aveva fatto sperare in un proseguimento diverso ma va bene anche così.

Dal punto di vista lessicale non ho nulla da segnalare se non la ripetizione del titolo all'inizio del racconto, probabilmente perché il titolo era ripetuto anche nel file spedito.

I paletti ci sono ma il salotto sembra più una hall trafficata; comunque semanticamente ci sta quindi va bene.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da Asbottino Gio Lug 28, 2022 11:49 am

Devo dire che è vero: i libri brutti li chiudi dopo qualche pagina, ma un brutto film al cinema lo guardi fino alla fine. Almeno io ho sempre fatto così. Non mi alzerei mai dalla poltrona. Forse fino all'ultimo gli dai una chance. O forse è solo che mi vergognerei ad alzarmi. Ma so di gente che lo fa comunque. Aneddoto: i miei suoceri si sono alzati dopo il primo quart'ora di 2001 Odissea nello spazio. Non hanno retto le scimmie e il monolite. Però si sono visti tutto Basic Instinct, giuro. Io me lo ricordo ancora la prima volta che ho visto le scimmie e il monolite e Basic Instinct lo trovo una menata galattica...Questione di gusti, credo.
Il racconto invece è di quelli che arrivi fino in fondo, anche se una trama vera e propria non c'è. Vive di impressioni, di dialoghi dove le persone sono immediatamente molto sincere e non dicono mai cose banali (o se le dicono, riflettono immediatamente sulla banalità di quello che hanno detto, prendendosi in giro da soli).
I film come nascondiglio, i film brutti rivalutati dalla bellezza di chi li guarda. La prima parte vive di riflessioni su cinema.
Un magnifico nuotatore che non va mai a fondo. C'è un ritratto molto intimo, originale, di Bud. Non so se da conoscenze dirette. Credo sia più un'invenzione, un'idea che l'autore si è fatto di come poteva essere Bud sul set, quell'entrare e uscire dal personaggio, quell'essere se stesso e l'interprete dei suoi film allo stesso tempo. Quello che sicuramente è basato su esperienze dirette è proprio la vita del figurante, della comparsa, di chi vive il cinema nel suo momento produttivo, di chi vive il film prima che diventi un film come lo conosciamo tutti.
Ci sono tante piccole cose che brillano in questa narrazione, come luci su un set. C'è un ritmo lento, una voce che sembra camminare sul bordo dell'emozioni, come un nuotatore che non va mai a fondo, che osserva ma non giudica, che sente ma lascia al lettore il compito di emozionarsi.
Se devo trovargli un difetto è nel paletto del salotto e purtroppo la stanza è la stanza, non mi stancherò mai di ripeterlo. Dovrebbe venire prima di tutto. Qui ci sono "soltanto" (le virgolette non sono un caso) Bud, l'Australia, tante cose preziose che ne fanno un racconto che vale sicuramente la pena leggere, un film per cui non abbandoneresti mai la sala. Il salotto è un po' una comparsa, se vogliamo.
In ogni caso un piccolo gioiello su un grande uomo e una grande passione, quella del cinema.

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Messaggio Da Molli Redigano Mar Ago 02, 2022 10:53 pm

"Ha un pelouche in mano, all’orsetto manca un occhio, e a me lei sembra un po’ ritardata con il suo rituale modesto di ringraziare in continuazione per uno sbaffo di penna su di un foglio fatto da Bud. Questo mi fa pensare a quanto sia popolare in questo posto, più che nella terra natia."


Secondo me la frase qui sopra è un po' contorta. Provo a suggerirla così: (la "giovane donna" la introduci appena prima): "Ha un pelouche in mano al quale manca un occhio. Ringrazia Bud in continuazione per lo sbaffo di penna sul foglio e a me sembra un po' ritardata in questo suo modesto rituale."

Poi la frase successiva, "Questo mi fa pensare a quanto sia popolare in questo posto, più che nella terra natia.", giuro che non l'ho capita.




 
"- Questo salatto mi ha svuotato di idee,"


Refuso, già segnalato.




 
"Tutti i film che ho fatto fino a adesso"

C'andava la "d". Già segnalato.

Penso che questo testo si possa riscrivere mantenendo invariata la sua forza che sta tutta nel personaggio di Bud. Difficile discostarsi da un attore che abbiamo visto sempre atteggiarsi in un certo modo, per cui la nostra mente non fa altro che associare l'uomo che c'è dietro al personaggio che ha sempre interpretato. Qui l'Autore è stato abile a fornircene una descrizione ai margini, ovvero in un contesto di contorno rispetto alla recita di una parte. Non soltanto sul set australiano, ma oltre, per esempio con l'aneddoto dei biscotti o il passato da sportivo. 

Se dovessi ridurre ai minimi termini, questo testo ha un gran potenziale inespresso. O magari espresso male. Cosa volevi dirci esattamente sul personaggio di Bud Spencer? Qual è il suo vero nascondiglio?

Grazie

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