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Messaggio Da Different Staff Dom Lug 03, 2022 10:37 am

C’è un sentiero meno battuto di altri a Kryžių Kalnas, dove l’erba prova a spuntare timida e confonde i pochi pellegrini che vi si avventurano. È quello dove croci dimenticate mostrano crepe profonde alla roggia del sud e incrostazioni umide alla chiesa del nord.
Dal braccio di un Cristo senza volto, legata con un rosario arrugginito, pende una bambola sbiadita; la mano di Povilas accarezza la Madonna impolverata. «Ave, Maria piena di grazia, il Signore è con te.»
Con un gesto deciso delle dita, la gamba destra della bambola si spezza a metà della coscia. «E tanto ti dovevo.»
Il lugubre trofeo si perde in un marsupio, grigio come le nuvole della cappa afosa che sovrasta la collina. «Ora vedi di non farmi perdere anche l’altra.»
Povilas gira la sua sedia a rotelle e si allontana in direzione contraria senza nemmeno un segno della croce o un cenno di saluto. La Madonna amputata ha già smesso di oscillare.

Jonas si blocca sulla soglia del salotto. «Cos’hai combinato?» La voce rimbomba nella stanza completamente vuota.
Povilas sparisce in camera da letto. «Mi devo allenare.»
«C’era bisogno di questo casino? Va’ in cortile, no?»
«Fuori è tutto sconnesso, mi serve un parquet.»
Alcuni rumori metallici giungono attraverso il corridoio; poi Povilas riappare con la sedia da gara, entra in salotto e fa’ un’acrobazia sulle rotelle anteriori.
Jonas scuote la testa. «Quello sarebbe fallo, comunque.»
«Fatti i cazzi tuoi!» E ripete l’esibizione.
«Davvero, smettila. Se poi ti viene da rifarlo in gara?»
«E questo?»
Gli basta una spinta per attraversare la stanza da un angolo all’altro, bloccarsi e piroettare su una ruota. Le gomme cigolano e i tonfi rimbombano; Povilas è un fascio di muscoli e nervi.
«Ok, ok. Sei bravo.»
La sedia si blocca davanti a Jonas con un breve fischio.
«Ma i mobili?»
«Li ho regalati a mia sorella; è venuto Petras col suo amico, in mezza giornata han portato via tutto.»
Jonas si massaggia il mento. «Ma ne vale la pena? Dico: il tuo salotto è un fazzoletto, non hai spazio per… niente!»
«Nemmeno per questo?» Esegue di nuovo l’acrobazia vietata.
«Per la miseria, smettila. Ma non ti basta l’allenamento in palestra?»
La ruota della sedia a rotelle fischia e si ferma a pochi millimetri dai piedi di Jonas.
Povilas fulmina l’amico con uno sguardo arrabbiato. «No, che non mi basta! Questo regolamento del cazzo che se vinci la prima partita vai alle Paralimpiadi e se perdi sei fuori, anche se sei la squadra più forte d’Europa… Mi resta qui.» Si indica il pomo d’Adamo.
«Lo sai che non funziona proprio così; e comunque non siamo la nazionale più forte d’Europa.»
«Siamo a tanto così dagli inglesi!» Mostra il pollice e l’indice per significare una breve distanza.
Jonas scuote la testa. «Senti, pensa quello che vuoi; comunque la prima partita è contro la Germania, non c’è…»
Povilas incrocia le braccia. «Dai. Finisci la frase?»
«No, niente.»
«Gliele farò mangiare, le palle, ai tedeschi. Chiaro? Mi costasse la gamba, io a Sidney ci voglio andare.»

Fischio.
Cambio.
Povilas si spinge fuori dal campo bofonchiando qualcosa di irripetibile. Per fortuna i direttori di gara non capiscono il lituano.
Anche il mister bofonchia. «Tieni quelle cazzo di ruote sul parquet, come te lo devo dire? In svedese?»
Povilas risponde urlando una parolaccia in russo, che attira l’attenzione di un arbitro. «Calma, per favore.» Lo ammonisce in inglese.
Si gira. «Quello ce l’ha con me.»
Il compagno non distoglie lo sguardo dal campo. «Dai, concentrati sulla partita.»
«No, dico sul serio; ce l’ha con me. È sempre lui che mi dà fallo.»
Grida secche e cigolii di ruote accompagnano l’azione in corso. «Dà fallo a tutti, dai; è un arbitro.»
Contropiede della Lituania. «Ma a me lo dà sempre.»
Andrius arriva sotto canestro e segna in scioltezza. Urla di gioia.
«Meno nove! Mister, buttami dentro; buttami dentro adesso.»
L’allenatore, senza voltarsi, fa cenno a Povilas di aspettare.
«Ha ragione; riposati, che sei appena uscito.»
Fa oscillare un paio di volte la sedia a rotelle. «Non ce la faccio. Ormai è quasi finita, possiamo farcela se mi butta dentro.» Si morde la mano.
Pochi minuti dopo torna in campo. La squadra lituana è ancora a meno nove dalla Germania. Con poco spazio di manovra in un’azione stanca, Povilas prova il tiro da tre punti.
Fallo.
Povilas si dirige secco verso l’arbitro, sempre quello, parlandogli in russo. «Spiegatemi che cosa ho fatto, adesso. Forza.»
L’allenatore e i compagni provano a fare barriera, ma è inutile.
«Guardate. Guardatela la mia gamba. È morta.» Solleva l’arto ciondolante e lo scuote. «Che fallo posso aver mai fatto?»
L’arbitro osserva impassibile la scena, mentre il giocatore viene allontanato dai membri della sua stessa squadra.
Cambio.
Imprecazioni in lituano.
Vince la Germania.

Povilas apre la porta e fa accomodare l’amico in casa.
Jonas mostra orgoglioso due bottiglie di Kalnapilis. «Fresche di frigo!»
Si accomodano in salotto.
«Oh. Almeno il tavolo è tornato.»
«Fa schifo perfino a mia sorella. Dammi qua.»
Si fa consegnare le bottiglie e ne apre una con i denti, poi si ferma e fissa l’amico negli occhi. «Va’ pure.»
Povilas apre anche l’altra e la restituisce a Jonas. Entrambi mandano giù un lungo sorso.
Il televisore è appoggiato sul videoregistratore che, a sua volta, è su una cassa di legno. Sullo schermo c’è un fermo immagine.
«Ancora lì che lo guardi?»
«L’ho appena acceso, poi hai suonato e sono venuto ad aprirti. È un caso.»
«Dai, fa’ play!»
«Tieni.» Gli porge il telecomando.
Jonas schiaccia il pulsante. «Visto? Hai sollevato il culo dalla sedia.»
«Dai, è un’illusione ottica! Impossibile.»
Torna indietro e fa rivedere la scena. «Ma è ciò che ha notato l’arbitro.»
Povilas rutta. «Quello mi dava fallo per ogni cretinata. La gamba è morta e lo sai.»
«Che poi potevi fare a meno d’incazzarti, tanto la palla mica è entrata.»
Fa spallucce. «Questione di principio.»
«Comunque sono qui per un motivo. Volevo dirti che si è liberato un posto in delegazione.»
«Karolis?»
I due si guardano in un lungo silenzio.
«Mi stai proponendo di prendere il posto di un morto?»
Jonas sospira. «Guardala da un altro punto di vista. E poi non è ancora morto…»
«Visto? Non ci credi neanche tu.»
«Sarà ciò che Dio vuole. Però tu prendila come un’opportunità.»
«Perché io?»
«Perché so che ci tieni.»
«O forse perché sono l’unico abbastanza stronzo da accettare?»
Jonas sorride. «Sì, anche.»
Povilas impreca e butta giù il resto della bottiglia. «Ruolo?»
«Vice del vice dirigente sportivo; praticamente non devi fare altro che firmare scartoffie.»
«Mi farò odiare da tutti.»
«Che ci devi fare a Sidney? Ne vale la pena?»
Povilas rutta. «Sì, penso di sì.»

Non è facile per Povilas girare nell’estrema periferia di Sidney, dato che parla l’inglese poco e male. Il tassista l’ha scaricato a diversi isolati dalla sua destinazione proprio perché non ha compreso bene l’indirizzo. I palazzi in stile contemporaneo non sono poi così diversi dalle strade dei quartieri nuovi di Vilnius; solo la gente è diversa: varie etnie si mescolano e anzi gli europei sembrano in minoranza nel viale dove le persone si assembrano dentro e fuori dai negozi.
La bottega dove Povilas deve entrare ha un gradino da superare. «Ehi, per favore, mi portate uno scivolo?»
Un ragazzino si affaccia; saluta, comprende il problema, scompare e poi riappare con la rampa di metallo. Senza chiedere il permesso, si mette dietro la sedia a rotelle e spinge Povilas all’interno.
«Ok. Bene. Lascia, per favore.»
Un incenso brucia sul tavolino appoggiato alla parete opposta alla vetrina. Alcuni espositori di amuleti e pietre grezze ostacolano il passaggio. Il ragazzino è già sparito. Povilas è l’unico cliente.
Il gestore è un aborigeno sui cinquant’anni. Fa spazio tra la merce in vendita, scusandosi per la confusione.
Povilas attraversa la corsia improvvisata. Rovista nel marsupio grigio, estrae la gamba di plastica e la appoggia sul bancone. «Mi fa male qui.»
Il negoziante osserva il feticcio senza toccarlo. «Dove, esattamente?»
«Dappertutto. A volte qui, poi qui, qui, qui…»
«E la gemella?»
«È morta; non si muove, non la sento.»
L’uomo scuote la testa. «Non posso fare niente. Mi dispiace.»
«Un olio? Una pietra?»
«Vuoi curare il sintomo? O vuoi curare la malattia?»
«La malattia, se possibile.»
Il negoziante estrae un barattolo artigianale da sotto il bancone. «Questo non cura. Questo aiuta.» Finge di aprire il barattolo e inizia a mimare. «Tu respiri. Trattieni. Espiri. Respiri. Trattieni. Espiri. Questo pulisce il cervello dalle distrazioni. Aiuta. Ma non dà la risposta.»
«E a cosa serve?»
«Se fai pulizia nel cervello forse trovi la risposta. Oggi, domani, in un mese, in un anno. Oppure mai.»
Povilas scuote la testa. «Ok, ho capito. No, grazie.»
Gira la sedia e lo sguardo si fissa su un amuleto che ricorda vagamente la forma di una gamba. Si avvicina all’espositore e lo indica. «Questo?»
«Solo robaccia per turisti.»
«Bene; io sono un turista e mi piace la robaccia.»

C’è un sentiero meno battuto di altri a Kryžių Kalnas, dove l’erba prova a spuntare timida e confonde i pochi pellegrini che vi si avventurano. Dal braccio di un Cristo senza volto, legata con un rosario arrugginito, pende una Madonna senza la gamba destra.
Povilas accarezza la bambola di plastica. «Ave, Maria piena di grazia, il Signore è con te.»
Accenna il gesto di spezzare la gamba rimasta, poi si ferma. «Alla fine ti sei presa anche l’altra, eh?»
Dal marsupio grigio estrae un souvenir dall’Australia. «Un pensierino per te.»
Si assicura che l’oggetto sia ben fissato al rosario; forse, se qualcuno guardasse da lontano, potrebbe pensare che si tratti della gamba originale.
«Aveva ragione l’arbitro, quella volta: ho sollevato il culo dalla sedia a rotelle. In fondo le mie gambe non erano poi così morte come credevo.»
Camminando sui monconi delle cosce, Povilas si gira e si allontana senza nemmeno un segno della croce o un cenno di saluto.
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Messaggio Da Petunia Mer Lug 06, 2022 1:11 pm

Racconto complesso da commentare. Inizio dalla fine. Mi è piaciuto? La risposta è ni. Eppure il testo dimostra una tecnica di scrittura decisamente avanzata, un tema forte, una storia corposa. E allora mi sono chiesta cos’è che non mi ha convinta fino in fondo come lettrice? 
La struttura è interessante. È un insieme di frame. Molto è lasciato alla libera costruzione del lettore. Cioè tra una scena mostrata e l’altra è il lettore che deve compiere lo sforzo d’immaginare. Questo non è un male, perché comunque tiene “sulla corda” chi legge e lo lascia libero d’immedesimarsi ed empatizzare col protagonista. 
L’incipit mi ha costretta a numerose letture. Non riuscivo a immaginare la bambola della Madonna. Non credo di averne mai viste con le due gambe. In genere il vestito della Madonna è lungo e non è rappresentato. Cioè non capivo davvero quale fosse la bambola a penzoloni. Lo chiarisci meglio nella chiusa circolare finale ma quel dettaglio mi ha distolto per un bel po' dall’atmosfera intensa che, senza dubbio, attraversa la parte iniziale.
Di sono poi molte, troppe, didascalie. Va bene mostrare le azioni e questo testo è un vero manuale dello “show” ma, in questo caso, il testo è troppo carico di “mostrato” e a soffrirne è l’emozione.
Ci sono alcuni dialoghi un po’ confusi. Per esempio non ho affatto capito per quale motivo l’amico (che fino a quel momento aveva svolto la funzione di mentore) gli dica:
«Che ci devi fare a Sidney? Ne vale la pena?» 


Questa proprio non l’ho capita.
Non ho ben chiaro neppure cosa sia successo in realtà. Il protagonista dice alla Madonna che, alla fine, ha perso anche l’altra gamba. E dunque? Perché se ne va vi camminando sui monconi? (Immagine peraltro non piacevolissima) Pensavo che il fatto di aver sollevato il culo dalla sedia a rotelle, al di là del fallo che gli è costata la partecipazione alle paralimpiadi, fosse il segno di un possibile miracolo o una possibile guarigione. Non mi pare sia così.
Ho trovato quindi forzato l’inserimento del viaggio in Australia e la visita al negozio dell’ aborigeno stregone. Tra le descrizioni, per carità, eseguite benissimo, non sono riuscita a immaginare la parte di storia mancante.
Dunque troppo da immaginare, troppa tecnica, poca chiarezza nella trama. Ecco perché, nonostante sia un lavoro molto interessante, non mi ha coinvolta come avrebbe potuto.


Ultima modifica di Petunia il Ven Lug 08, 2022 10:56 am - modificato 1 volta.

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Messaggio Da tommybe Mer Lug 06, 2022 1:43 pm

La bellezza della tua scrittura non paga, autore. Sei troppo truce, troppo spietato e senza un motivo ben descritto.
Alla fine invece di stimolare solidarietà nel lettore ottieni il contrario e il lettore scappa in balia dell'orrore.
Ma forse è proprio quello che vuoi, impressionarlo il più possibile, come se quella collina non fosse già troppo.
Impressionante.
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Messaggio Da Antonio Borghesi Mer Lug 06, 2022 5:29 pm

La storia a me è piaciuta parecchio ance se (se non mettevo l'anche se dovevo finire qui e gli admin non lo permettono) ci sono delle discrepanze che non ho assolutamente capito. La più importante di tutte è: lui una gamba ce l'ha o no? Ha sempre avuto due monconi come alla fine o alla fine ti sei espresso male? Poi perchè deve proprio andare in Australia (se non per il paletto) per trovare un negozio di quel genere? La Madona sgambettata (abito in Toscana e le conosco quasi tutte) mi è nuova e non capisco nemmeno perchè lui prima le strappa una gamba e poi gliene riporta un'altra. Comunque a parte ciò la storia mi è piaciuta. Un po' senza senso ma con la scrittura ottima e scorrevole la fine è presto raggiunta.
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Messaggio Da ImaGiraffe Ven Lug 08, 2022 10:12 am

È il primo racconto dello step che leggo con gradissimo piacere e che scorre via liscio senza mai distrarre. 
Finita la lettura però rimangono i mille dubbi. Copierei e incollerei il commento di Pet perché tutto quello che dice è quello che ho pensato anche io. L'unica differenza è che la mia risposta è diversa. Il racconto mi è piaciuto? Si. 
La questione che più mi preme sapere è sta storia delle gambe. Io mi sono fatto un'idea. All'inizio del racconto lui ha solo una gamba (per questo stacca la gamba alla statua) e l'altra sembra iniziare a dargli problemi. Primo dubbio. Se così fosse, perché durante la partita riesce a sollevare il culo dalla sedia? Forse un ultimo segno di vitalità? Non si sa. 
Poi lui va in Australia. Ecco. Questo è il punto che mi ha infastidito maggiormente. Avevi già inserito la collina delle croci, perché l'Australia? sembra una forzatura.
Alla fine perde anche l'altra gamba ma il gesto di riportare la gamba alla statua non riesco a decifrarlo perché da come scrivi sembra ancora molto arrabbiato. 
Ho provato a dare una spiegazione a tutto e ancora molti dubbi rimangono, ma rimane anche la piacevolezza del testo... Quindi come in altri casi... Ci penserò.

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Un caloroso benvenuto alle persone giunte fino a noi dal futuro. 

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Messaggio Da Mac Ven Lug 08, 2022 10:26 am

Il pregio di questo racconto è che ti fa porre numerose domande, il difetto è che non si hanno risposte, al massimo si possono fare supposizioni.
Spezza la gamba alla Madonna "occhio per occhio, dente per dente" come nel Vangelo secondo Matteo; si arrabbia, cerca un rimedio terreno, poi alla fine riporta la gamba e prega. 
Una specie di conversione. 
Nel mezzo una storia non molto credibile, o meglio, una storia alla quale non riusciamo a dare un senso perché ci mancano gli indizi. Come è venuto a conoscenza di questo negozietto in Australia? Bastava ubicare il negozio in una città vicina, non ti serviva l'Australia per rispettare i paletti.
Avevi spazio per darci qualche informazione in più, che avrebbe reso meno difficoltosa la lettura.
La scrittura mi piace, il linguaggio in linea con il personaggio, buoni i paletti.
Bello ma incompleto.
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Messaggio Da Danilo Nucci Ven Lug 08, 2022 3:01 pm

La scrittura è assai bella, i dialoghi molto vivaci e realistici e anche l’idea di fondo della storia senz’altro valida. Alla prima lettura veloce ne ho tratto un senso di appagamento con la sensazione di alcuni dubbi che avrei chiarito meglio nella seconda lettura. In realtà molti di quei dubbi mi sono rimasti. Certamente un mio limite, ma leggo dai commenti precedenti che altri hanno avuto la mia stessa sensazione. Potrei rileggere una terza volta e forse qualcosa potrebbe risultare più chiaro, ma mi chiedo se sia giusto costringere il lettore a una triplice lettura per riportarne a casa il senso. Mi prendo il mio 50% di responsabilità e di inadeguatezza, ma lascio la parte restante anche all’autore/autrice.
Provo a sintetizzare:
Quell’ «Ave, Maria piena di grazia, il Signore è con te.» iniziale mi è parso fuori luogo vista l’azione che segue. A meno che non sia pronunciato con rabbia  dal protagonista, ma in tal caso avresti dovuto farcelo capire.
Il “lugubre trofeo” che finisce nel marsupio, avrebbe potuto essere ricollocato nel finale al suo posto, anziché ricorrere a quel talismano “gambiforme” che è costato a Povilas un improbabile viaggio in Australia.
Le gambe, per quanto ne so, sono un inedito assoluto nell’iconografia mariana.
Non sono riuscito a capire esattamente la menomazione fisica di Povilas, se abbia una sola gamba quasi paralizzata oppure no e perché alla fine si parla di monconi delle cosce. Significa che nel frattempo era stata amputata anche la seconda? Oppure lui aveva già due monconi di cosce di cui uno già completamente perso e uno no?
Visto che gli elementi essenziali della prova c’erano già (l’arbitro, il salotto, la collina delle croci, l’epoca non esplicitata ma evidente) che bisogno c’era di quella divagazione australiana?
Scusami se mi sono dilungato troppo ma il mio intento è decisamente positivo perché sono sicuro che con uno svolgimento più lineare e meno faticoso saresti stato fra le mie primissime posizioni.  
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Messaggio Da Susanna Sab Lug 09, 2022 12:33 am

Un titolo molto semplice ma che racchiude un mondo: le domande.
Un racconto che considero scritto davvero bene, affidando ai dialoghi il compito di presentare i personaggi. E per me è uno stile vincente, così come le frasi corte e secche, che con poco inquadrano la scena che come lettore mi devo immaginare: i suoni, l’assenza di arredamento del salotto, la difficoltà di entrare nel negozio, i rapporti con Jonas. Azioni semplici ed essenziali.
Anche la scelta di un breve è stata gestita molto bene: i caratteri sembrano non bastare mai eppure la Penna ha saputo fare della brevità un elemento portante.
Certo mancano dei dettagli, come hanno fatto notare altre Penne, ma non è del tutto negativo che talvolta si tralasci qualcosa, quel qualcosa che farebbe perdere il ritmo. Personalmente quei dettagli non mi sono mancati: era più importante la storia.
Il paletto salotto potrebbe sembrare deboluccio, ma in una casa magari piccola Povilas ha “sacrificato” la stanza meno utilizzata, meno utile anche nel quotidiano, per il suo quotidiano. Avere un posto dove scaricare i momenti difficili. Ci ho visto tanta rabbia in questa scelta.
Arbitro come elemento di riflessione: ha fatto il suo dovere e a Povilas ha dato fastidio. Forse si aspettava più indulgenza per il suo stato, invece è stato considerato un giocatore e basta. Arbitro come un qualcosa su cui scaricare rabbia per la sua condizione, per una disabilità che lo fa soffrire.
Alla fine gli sarà stato utile, quell’arbitro intransigente, che ha fatto il suo dovere: non è stato oggetto di pietismo, non ha avuto sconti, come qualsiasi altra persona.
I paletti sono stati usati con parsimonia, in linea con la lunghezza del racconto, soprattutto i luoghi, presenti entrambi. Il primo ben in chiaro, il secondo solo come visione di Uluru, che – quanto meno per noi che abbiamo lavorato sui luoghi – è molto chiara: in effetti somiglia un po’ a un moncone.
In fondo cos’è Uluru? La parte visibile di una formazione più grande, ben nascosta; come il moncone della gamba di Povilas, che è la parte che la gente nota di più rispetto al resto del corpo del ragazzo, che nasconde carattere, sensibilità, determinazione. Ma è il moncone che colpisce, in prima battuta.
Forse questo è un piccolo appunto: letto da chi non conosce i paletti, potrebbe non avere lo stesso effetto significativo.
Per il resto, non ho trovato refusi ne inciampi, quindi complimenti

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Messaggio Da Arunachala Dom Lug 10, 2022 9:59 pm

letto agevolmente dall'inizio alla fine, molto scorrevole e ben scritto.
non ho trovato refusi e questo è un punto a favore.
di contro devo dire che non ho capito molto della storia.
cos'è accaduto prima?
che malattia ha il protagonista, tale da fargli perdere entrambe le gambe?
comprensibile la rabbia che prova in certi momenti, su questo non ci piove, però il comportamento alla fine diviene deleterio per se stesso e nessun altro.
non è chiaro neppure, a me, ovviamente, come mai rifiuti il tentativo di terapia e si aggrappi a un amuleto.
ultimo appunto, leggere che cammina sui monconi mi ha un poco infastidito. poteva benissimo usare la carrozzina, non c'era bisogno di una simile autopunizione.

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Messaggio Da The Raven Mar Lug 12, 2022 11:03 am

Un racconto scritto davvero bene, non ho trovato refusi o errori di sorta.
Questo mi predispone sempre bene alla lettura.
Confesso che ho dovuto prendere appunti all’inizio, per capire chi dossero i protagonisti e le relazioni tra essi, probabilmente colpa dei nomi e dei toponimi di origine straniera.
Molto bello il passaggio durante la partita, raccontato con molta verosimiglianza anche nelle dinamiche arbitro-giocatore.
Credo che quello che mi sia mancato sia stato l’aspetto coinvolgimento, il tuo racconto mi è risultato troppo distaccato, mancava quel sentimento che mi fa simpatizzare con Povilas. Non ho sentito sofferenza nei suoi pellegrinaggi alla collina e nemmeno la sua rabbia mi è arrivata come avrei voluto. E questa è una pecca non da poco.

______________________________________________________
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REACH OUT AND TOUCH FAITH!                                                                                               Sembrano di sognante demoni gli occhi, e i rai
                                                                                         del lume ognor disegnano l’ombra sul pavimento,
né l’alma da quell’ombra lunga sul pavimento
sarà libera mai!
Quel vizio che ti ucciderà
non sarà fumare o bere,
ma è qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere.
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Messaggio Da Byron.RN Mar Lug 12, 2022 7:20 pm

Il racconto si legge bene e incuriosisce, infatti come hanno già detto in molti i dubbi e le domande sono più delle certezze in questa storia.
La scrittura è buona e pulita, quello che forse difetta è il coinvolgimento emotivo.
Povilas è un personaggio brusco, di carattere forte, e forse è proprio questo sua ruvidezza d'animo, almeno apparente, a frenare quel coinvolgimento che si dovrebbe creare col lettore.
Poi come detto i dubbi, le domande aperte: il discorso sulle gambe, il rapporto con la Madonna, il cambiamento dello stato d'animo e pare della fisicità stessa di Povilas tra la prima e la seconda visita a Kryziu Kalnas.
Secondo me sarebbe bastato essere un pelo più chiari e meno misteriosi. Almeno con me sarebbe servito, perché nonostante la curiosità non sono mai troppo affascinato dai misteri irrisolti. Io sono fra quelli che spera sempre che lo scrittori mi sveli alla fine tutti i dubbi, lasciando a me e alla mia fantasia il minor numero di domande e soluzioni possibili.
Sul fattore Australia io non ho nulla da ridire. Non c'è Uluru, c'è Sidney e i giochi paraolimpici del 2000. Avresti potuto scegliere qualsiasi olimpiade dell'era moderna, tu hai scelto Sidney e a me va bene, non mi interessa. Però hai rischiato inutilmente, dovevi sapere che qualcuno avrebbe visto quella collocazione come qualcosa di troppo, un volere strafare.
Quindi un pezzo che si legge bene ma che non soddisfa tutte le curiosità al lettore.
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Messaggio Da tommybe Mar Lug 12, 2022 9:54 pm

Riletto ne intuisco l'autrice e mi dispiace il mio primo giudizio affrettato e triste.
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Messaggio Da paluca66 Mer Lug 13, 2022 10:27 pm

Errori/refusi
Non ce ne sono se non vogliamo considerare tale la punteggiatura nella preghiera
«Ave, Maria piena di grazia, il Signore è con te.»
che sarebbe "Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te."
Scrittura perfetta, scorrevole, un piacere da leggere: complimenti.
Paletti
Stanza: il salotto c'è e nella prima scena, quando è vuoto, è un vero spettacolo.
Luogo: hai deciso di inserirli entrambi, a mio parere era sufficiente la Collina delle Croci
Personaggio: uno dei pochi racconti in cui l'arbitro è tale ed è nel pieno svolgimento della sua funzione.
Data e genere: nulla da dire.
perché sì: perché la scena della partita è scritta benissimo, sembra di essere lì, ce la fai vivere in maniera avvincente
perché no: non ho capito perché hai voluto inserire l'Australia, si intuisce che c'è un motivo importante per cui decide di andare a tutti i costi in Australia ma il troppo "non detto" non mi ha aiutato a comprendere; così come non capito perché alla fine se ne va camminando sui monconi: viene da pensare che ci sia una metafora dietro ma nonostante più riletture non sono riuscito ad afferrarla.
Non sarai nella mia cinquina, mi dispiace, ma è uno dei racconti per cui mi auguro un sostanzioso terzo tempo da parte dell'aut*

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Messaggio Da FedericoChiesa Gio Lug 14, 2022 12:15 am

Commentare questo racconto è come cercare gli indizi in un giallo: ognuno dice la sua.
E la mia è: una gamba l'ha persa parecchio tempo tempo prima, visto che è diventato così bravo sulla sedia a rotelle. O magari il problema è sorto molto prima ma gliela hanno amputata solo di recente.
Tant'è! E' scritto più che bene. I dialoghi sono naturali, come poche volte mi capita di leggere.
Il titolo, La risposta, si intende alle nostre domande?
Comunque a me è piaciuto... in attesa di tuoi chiarimenti.
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Messaggio Da vivonic Dom Lug 17, 2022 12:20 pm

Non pensavo che questo racconto avrebbe suscitato simili commenti, in quanto a me è sembrato tutto abbastanza comprensibile. Per fortuna ho letto il commento di Byron, al quale mi unisco in toto tranne nella considerazione per la quale avresti dovuto immaginare che qualcuno avrebbe storto il naso con l'Australia. Ma perché, di grazia? Quella è la paraolimpiade che il nostro Autore ha deciso di raccontare: in nessun'altra paraolimpiade la Lituania avrebbe potuto giocare quella partita, quindi non c'è niente di pretestuoso. Se uno ci vede Uluru sarà un problema suo, perché qui l'ambientazione dei paletti è una e una sola: la Collina delle Croci.
A me è piaciuto molto meno l'arbitro, come inserimento, ma giusto perché ci sono racconti in cui è protagonista, mentre qui è un personaggio marginale; ma fondamentalmente va benissimo così.
Quando ho letto il primo commento di Petunia, ho pensato: "Ma porca miseria! Ha ragione: le Madonne non hanno le gambe!". E sarò sincero: non mi è venuto in mente per tutto il racconto, finché non l'ho letto nei commenti. Poi è innegabile che sia così, con tutta una serie di ragioni cattoliche e iconografiche che puoi agevolmente intuire; posso solo dire che sei stato bravissimo a non farmene accorgere durante la lettura, visto che il racconto scorre via che è una meraviglia e non si vede l'ora di proseguire nella lettura.
In questo racconto c'è tutto ciò che piace a me: ottima scrittura (compresa la punteggiatura, il che non guasta mai), ottima conduzione della trama, denuncia sociale chiara e lampante, riflessione profonda regalata al lettore, e poi quel finale che riprende l'incipit è qualcosa di rischioso ma che, quando riesce (come in questo caso), dà quel quid in più per sentirsi pienamente appagati dalla lettura. Perfino il titolo, che non brilla certo per originalità, risulta invece totalmente appropriato e in grado di fare identificare immediatamente il racconto tra tutti quelli in gara.
Non cambierei una virgola di questo racconto, perché è il classico testo in cui devi realizzare quel patto con il lettore: se ti fidi di dove ti porto, ti condurrò a una lettura piacevolissima che ti rimarrà per molto tempo.
Io mi sono lasciato condurre dove volevi, e quindi non mi resta che ringraziarti.
Complimenti di cuore!

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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.
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Messaggio Da M. Mark o'Knee Mar Lug 19, 2022 5:26 pm

Già, la risposta. Non credo di averla trovata (di certo per mio demerito).
In compenso, domande ne sorgono un bel po'.
A volte può essere un pregio: entri in sintonia con il protagonista e l'empatia stessa riesce spesso a colmare i vuoti, a dare risposte.
Ma non mi sembra questo il caso, dato che Povilas fa di tutto per rendersi, come minimo, antipatico. In ogni situazione assume una posa di superiorità, di supponenza, che certo non invoglia a volergli bene. Non esterna rabbia o rancore - sentimenti negativi ma comprensibili nella sua condizione - ma solo arroganza: "E tanto ti dovevo" dice strappando la gamba alla bambola-madonna sulla collina. Stesso atteggiamento, al limite della spocchia, anche nei confronti dell'aborigeno, che capisce subito con chi ha a che fare ed esordisce con un "Non posso fare niente. Mi dispiace".
In questa scena c'è anche una grossa incongruenza. Al suo arrivo in Australia, "Non è facile per Povilas girare nell’estrema periferia di Sidney, dato che parla l’inglese poco e male", mentre lo scambio di battute con l'aborigeno denoterebbe una discreta padronanza linguistica.
Restando nel campo delle stranezze, che dire della bambola-madonna? Una madonna con le gambe in mostra, non credo di averla mai vista e la prima immagine che mi è venuta alla mente è stata una sorta di barbie con l'aureola azzurra.
Difficile da capire anche la questione delle sue gambe: a Povilas, ne manca una, ma ha una malattia per cui poi perderà anche l'altra?
E perché la prima volta va sulla collina con la sedia a rotelle e la seconda ci arriva e se ne va "Camminando sui monconi delle cosce"? Visti i suoi atteggiamenti, non credo ci sia una volontà di espiazione, quanto piuttosto un'ulteriore dimostrazione di (falsa) autosufficienza.
Una lettura che non mi ha soddisfatto.
M.
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Messaggio Da caipiroska Mar Lug 19, 2022 7:17 pm

Che racconto potente!
A me questo personaggio è piaciuto davvero molto!
Povilas è autentico e l'autore ce lo mostra senza veli: ha un handicap grave che gli annienta sogni e speranze nel futuro e di conseguenza gli girano parecchio le scatole. Mi piace che sia antipatico e arrabbiato, scontroso e burbero: l'autore qui è stato magistrale, perchè, inutile negarlo, io mi sentirei come lui e quando scatta la simbiosi con il personaggio direi che l'autore ha fatto un buon lavoro!
Ho trovato i dialoghi ben gestiti e la scrittura davvero curata e convincente.
Le scene della partita sono state ben gestite e la rabbia e la frustrazione del protagonista rimangono davvero impresse.
Avrei davvero voluto leggere di più sull'astio verso la madonna, sull'accanimento verso di lei, perchè non c'è niente che lo leghi particolarmente a questa figura (forse si era affidato a lei perchè un'ipotetica operazione andasse a buon fine e non è andata così?), e mi manca l'elemento che giustifichi questo astio (o mi deve bastare il fatto che non abbia una gamba per odiarla?).
In questo contesto avrei trovato più adatto che Povilas gambizzasse Gesù sulla croce: come atto "vandalico" lo avrei percepito più vicino all'indole dell'uomo. La madonna richiama altre cose.
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Messaggio Da gipoviani Mar Lug 19, 2022 7:55 pm

Tante cose non dette, tante questioni non spiegate, o semplicemente da me non capite.
Ma il racconto ha un grande fascino, un fascino inquietante, ma per questo ancora più interessante. Appartiene a quella categoria di racconti dalle potenzialità straordinarie che con un editing appropriato potrebbero essere dei piccoli capolavori.
Penso che il suo limite sia di natura metodologica. L'autore/autrice appartiene forse a quella categoria di scrittori/scrittrici, che odia tutto ciò che appare come spiegato e che non emerge dalle vicende o dai dialoghi.
Qualche parola di spiegazione in più avrebbero reso il racconto più comprensibile e più piacevole da leggere.

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Messaggio Da Fante Scelto Ven Lug 22, 2022 10:17 pm

Mi accodo alla (ridottissima) schiera dei fan di Povilas: mi piace quando i personaggi escono dagli schemi e fanno dei loro difetti un gancio di traino per l'intera storia.
In questo caso, Povilas è venuto molto bene come personaggio: arrabbiato, testone, arrogante, ma in fondo lo si può capire. La sua perdita fisica non è qualcosa con cui sia facile fare i conti.
Mi piace soprattutto il dubbio finale che rimane, se il suo restituire la gamba della madonnina sia un gesto di riconciliazione con la divinità o piuttosto un distacco definitivo.
Potrebbe essere anche entrambe le cose assieme, ora che ci penso.

I miei più grandi però su questa storia riguardano dettagli, ma sono comunque cose che hanno un peso nella narrazione.
Le già citate gambe della Madonna: in effetti non ricordo alcuna iconografia nel quale la Madonna abbia le gambe non coperte dalla tunica. E neanche che esista una bambola della Madonna. A meno che non sia qualcosa di artigianale, però sticavoli.
Oppure ancora a meno che non si parli di Madonna la cantante (ohohoho quanto sono simpatico).
Cagate a parte, non era in effetti più logico prendersela con Gesù?
Perché proprio la Madonna? Ho pensato fosse la protettrice da invocare nel caso di malattie agli arti, ma mi risulta essere Santa Giulia.
Quindi rimango col dubbio di una scelta narrativa infelice.

Il secondo punto oscuro, le gambe di Povilas. Come sono messe, cos'ha, quante ne ha, cioè non è affatto chiaro che all'inizio ne ha solo una e poi perde la seconda. Era importante da rendere, come immagine, secondo me. E' il fulcro portante di tutta la vicenda.

Il terzo punto oscuro, l'aborigeno. Non ne ho capito il ruolo. Cosa sperava di trovare Povilas da lui? Una cura per un male incurabile come il suo? (presumo, perché non sappiamo nulla).
Eppure non sembrava così disperato da ricorrere alla magia.
Poi l'amuleto a forma di gamba: ma non bastava restituire alla Madonnina la sua?
Forse un'altra scelta narrativa non ideale.

Idem il dialogo tra i due, tutt'altro che fattibile da uno che sa l'inglese poco e male e non è un nativo.

Come l'andarsene via sui monconi.
A parte l'immagine zombesca della cosa, ma poi perché? All'inizio era arrivato sulla sedia a rotelle!

Per quanto riguarda l'Australia, effettivamente quasi nessuno sembra aver ricordato che il paletto dello step non è l'Australia ma Uluru, che qui non viene menzionata affatto. Non ci vedo inserimento forzoso della location.

Detto questo, e nonostante i tanti punti oscuri e (probabili) scelte narrative infelici fatte, sarai contento di sentire che il mio gradimento c'è tutto.
Ho trovato Povilas un personaggio fantastico e la sua storia, di quasi sole ombre, coinvolgente e carica di carattere. Lo stile di scrittura che hai usato è molto nelle mie corde, quindi apprezzato.
Nota di merito ai dialoghi: ottimi e azzeccati. Molto bene.

Ma ci devi delle spiegazioni a fine step.
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Messaggio Da SuperGric Mer Lug 27, 2022 7:11 am

Racconto affascinante e coinvolgente, dove il personaggio di Povilas emerge potentissimo: incazzato e rancoroso con il mondo per via delle sue disabilità, incolpa tutti, compresa la Madonna, per la sua situazione. Si sente perseguitato anche dall’arbitro. Ma si crogiola anche nel suo handicap, dichiarando in giro che sta peggio di quanto sia in realtà l’handicap che lo affligge. È ruvido anche con gli amici che vogliono aiutarlo e non accetta l’offerta dell’aborigeno: o tutto o niente, o come vuole lui o niente. Gran personaggio, complimenti!
I dialoghi sono ottimi, e le scene vivide.
Qualche punto di domanda rimane, ma lo ritengo un fatto positivo: un racconto che spiega tutto alla fine rischia di non far muovere il cervello, invece qui ci si sofferma a pensare.
Complimenti.
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Messaggio Da Resdei Ven Lug 29, 2022 1:32 pm

Il pregio di questo racconto è l'onestà.

il mondo di Povilas è questo, esattamente come lo descrivi, con il suo linguaggio, i suoi mobili, gli amici.

quindi, racconto onesto e sincero, dove la rabbia e l'ingiustizia faticano a trovare risposte.

"Se fai pulizia nel cervello forse trovi la risposta".

alla fine, forse, il tuo protagonista la risposta l'ha trovata, in modo veloce, potevi spendere qualche parola in più per spiegare.

ma la risposta ognuno la trova da solo...
bellissimo l'incipit
complimenti!
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Messaggio Da tommybe Ven Lug 29, 2022 4:50 pm

Nella prima lettura ho avuto una sensazione di disgusto.
Dopo la seconda lettura tutto si è modificato.
È apparsa fragilità. È apparso tanto amore.
Mi sono scostato di molto dal precedente giudizio, inospitale per la sensibilità dell'autore.
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Messaggio Da digitoergosum Sab Lug 30, 2022 9:45 am

Ciao Penna. Che racconto potente! L'incipit, con la bambola - effige della Madonna a cui Povilas spezza la gamba, è molto forte, "buca" e colpisce duro e questo è molto interessante e funzionale alla qualità del racconto. Peraltro, parli di una bambola vestita da Maria, non della classica statuetta, quindi ci sta che abbia le gambe. Mi è piaciuta molto la parte con cui hai descritto i fatti avvenuti nel negozio di Sidney. Il negoziante parla da mite saggio, da persona che ha una sua "risposta" filosofica o sciamanica, ma è un punto di vista da "sano" che scontra col cinismo e la rabbia di chi sente condannato a vivere sui monconi. Ti è stato fatto appunto di non aver dato risposte, eppure a me il tuo lavoro è apparso chiarissimo e quel "non spiegato" l'ho trovato di facilissima interpretazione. Un altro "otto", e ora comincia a diventare un problema la classifica. Grazie di averci dato in lettura il tuo lavoro, cara Penna.
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Messaggio Da CharAznable Sab Lug 30, 2022 1:08 pm

No so. Il racconto ha molti chiari e scuri, molto non detto che il lettore non interpreta sempre in modo lineeare. Leggendo gli altri commenti è facile notare come il racconto abbia diverse vite, e come ogni lettore abbia voluto vederci qualcosa di devorso dagli altri. Il personaggio di Jonas è indubbiamente interessante. Ribelle, crudo, anticonformista. Rifiuta il suo stato e le mani che gli vengono tese. E' un solitario e odia le regole, al punto da compromettere il viaggio a Sydney che sembra essere il suo vero obiettivo (anche se non è chiarissimo il motivo, la visita al negozietto che alla fine non porta da nessuna parte?). La scena del campo è molto vera e viva. Mi è piaciuta molto.
Il resto lascia troppe domande aperte per le quali, a discapito del titolo, una vera risposta non c'è.
Complimenti
Grazie.

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Messaggio Da Asbottino Lun Ago 01, 2022 11:57 am

Inizio, come è giusto che sia, dal salotto.
Menomato, anche lui. Privato dei mobili e della sua identità. Sono i mobili che decidono la natura di una stanza? Penso a una casa vuota, come poi è come la pagina bianca a cui si accostiamo ogni volta che proviamo a scrivere, a una serie di stanze che da vuote sembrano una identica all'altra.
La parole che usiamo, i personaggi, i luoghi. Sono i nostri mobili? Quello che rende una stanza diversa dall'altra? Mi piace pensare che sia così.
Qui il salotto smette di essere quello che tutti si aspettano che sia e diventa un campo di allenamento, un terreno in cui il personaggio pone le basi per essere qualcosa di diverso da quello che è.
Gli altri paletti girano attorno, reggono splendidamente un racconto scritto davvero bene, talmente asciutto da suscitare tante domande. A me sembra che tutti fili liscio, un percorso chiaro. Scrittura talmente densa e priva di parole inutili da richiede molta attenzione. Tutto ripagato, dall'inizio alla scena finale che chiude una struttura circolare.
Niente da dire. Racconto stimolante, che fa riflettere, che emoziona grazie a una solidità narrativa e pulizia della scrittura decisamente di alto livello.

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