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Anche gli angeli mangiano patatine fritte

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1Anche gli angeli mangiano patatine fritte Empty Anche gli angeli mangiano patatine fritte Dom Lug 03, 2022 10:16 am

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Admin
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C’era una volta, ragazze e ragazzi, un bambino buono e alto quanto una piccola pianta di carciofo più un melone. Viveva in un paese quieto, che si trovava distante sette leghe e seicento buchescarpe messe in fila da una collina piena di croci, sulle sponde del lago Talksa. Sui riflessi agitati di un’acqua appena increspata nuotavano bellissime anatre, le loro piume lanciavano bagliori blu e verdi e facevano un canto il cui eco giungeva fino alle case del paesello. Alzando gli occhi, un po’ più in alto si potevano ammirare splendide colline verdeggianti. I vetri della ridente casa, dove si facevano compagnia il nonnetto “Babu” e quel frugolo del nipotino, rimbalzavano l’azzurro dello specchio d’acqua.

Erano bei tempi perché la legna per il camino non mancava mai, la pasta al forno alla domenica se la potevano permettere e se la mangiava, ben bene spezzettata, anche un canarino stranamente blu: l’avevano chiamato Turchesino. Ma i nostri due amavano soprattutto le patatine fritte e i panini col prosciutto.

Era già maggio, il mese mariano e di tutte le mamme del mondo, e le pulizie di primavera stentavano a partire. D’altronde, nonno Žygis non stava certo con le mani in mano, badare al piccolo era un impegno bellissimo ma ogni tanto gli scricchiolavano le ossa a prenderlo in braccio. Aveva i suoi bei pensieri ma lui sorrideva sempre, anche quando, come in quel momento, si affaccendava ai fornelli. Ogni tanto abbassava il fuoco e andava in salotto a sincerarsi che il marmocchio stesse bene. Lo accarezzava con gli occhi, era un nonnino molto tenero, poi si sedeva accanto a lui, sul divano, e stava lì qualche minuto a guardare uno dei film che regolarmente gli metteva per tenerlo impegnato, per distrarlo dalle solite domande che prima o poi gli avrebbe posto:

- Tutte le mamme vanno in cielo? Com’è il cielo? Posso andare anch’io in cielo dalla mia mamma? Ci andiamo assieme, Babu?

Lukas era un maschietto allegro e buono, dalla risata spontanea e cristallina, e come si divertiva, bambini, gioendo alle scene comiche dei film. Appena poteva il nonno lo portava al cinema parrocchiale ma il più delle volte guardavano assieme uno dei tanti dvd che teneva nella libreria vicina al televisore. Erano tutti bellissimi film che il nonno conosceva bene, li guardava anche lui quando era piccolo. C’era una regola che avevano concordato: se non erano cartoni animati, quando Lukas era solo doveva guardare la TV a volume spento, perché…

- Lo so, Babu. Dicono le brutte parole.

Uno dei motivi era quello, l’altro per accorgersi se il nipotino stesse combinando qualche marachella. Non accadeva mai, ma poteva esserci una prima volta. Il piccolo, poi, quando il volume era spento, tra una risata e l’altra, si divertiva a parlare con gli attori. O almeno così sembrava al nonno perché, tra una pignatta che sobbolliva e una padella che sfrigolava, lo sentiva parlare e “giocare” nel salotto con il divo di turno.

- Vado in cucina, piccolo ometto. Sto friggendo le patatine, le faccio strapazzate con le uova come faceva… come so che ti piacciono.
- Sì, Babu, come faceva mamma, anche se non me lo ricordo perché ero piccolo. Ora ho cinque anni e sono grande, vero Babu?

Mentre il film di due pistoleri buffissimi scorreva sulla TV, il piccolo ometto, incuriosito dal cinguettio di primavera, spinse una sedia sotto la finestra del salotto, ci salì sopra per affacciarsi fuori e guardò in alto, alla ricerca degli uccellini, ma con stupore vide dell’altro.

- Babu, Babu! Corri!

Nonno Žygis si spaventò, corse in salotto. Il nipotino era incantato a guardare una nuvola sonnacchiosa e lenta che sembrava proprio passeggiare sul confine che guardava alla Collina delle Croci.

- Guarda, Babu! Quella nuvola azzurra così bella sembra una signora, forse è la mia mamma in cielo.
- Si, può essere – cercando di non far vedere gli occhi lucidi – o forse è la mamma di Gesù. Vedi, - indicando la nuvola - è azzurrina e bianca come la Madonnina di Lourdes che hai sul comodino. Gli anziani dicono che quando appare accadono sempre cose meravigliose. Ora torna a guardare il film e non chiamarmi più che altrimenti brucio le patatine.

Lukas guardò ancora una volta la nuvola, contento che fosse la Madonna o la sua mamma, poi tornò sul divano, diede un morso al panino al prosciutto che aveva sul tavolino, e riprese a guardare il film, e il nonno dalla cucina lo sentiva ridere e parlare.

A un certo punto, però, al piccino venne sonno e stava per addormentarsi quando − non ci crederete bambini ma è successo veramente! − dal televisore uscì un simpatico omaccione con la barba folta, sudato e impolverato, vestito come uno sceriffo disordinato, ma con la stella che riluceva sulla camicia. Un po’ stupito, ma nemmeno tanto, lo riconobbe subito. Parlava spesso con lui durante i film.

- Ciao signor Bambino. Perché non sei nella TV con tuo fratello Trinità?

L’omaccione mosse le labbra ma non uscì alcun suono. Lukas prese il telecomando, lo puntò sulla camicia aperta del simpatico pistolero e alzò un poco il volume.

- Parliamo piano, che il nonno sta cuocendo le patatine. Mangi con noi? Ti piacciono le patatine? Io ci vado matto, mi piacciono un sacchissimo.
- Dovresti saperlo, Lukas. A me piacciono i fagioli, anche gli angeli li mangiano. E comunque troveremo le patatine fritte strada facendo. Ti voglio portare in un posto che conosci bene e che so che ti piace.
- La Collina? Sì, super! Sei super sacchissimo! Ma come ci andiamo? È lontana lontanissima, Babu mi ci porta con la macchina a vedere le croci.

Bambino lo prese in braccio, lo sporse dalla finestra e gli disse:

- Guarda fuori, – c’era un cavallo – andremo con quello. Da adesso sei il mio nuovo partner e vicesceriffo, perché con mio fratello mi tocca sempre bisticciare con tutti. Tu sei più buono.
- Ma è super bello! Prendo la mia pistola giocattolo e andiamo!

Uscirono dalla finestra, Bambino lo fece salire sul ronzino e anche lui montò. Partirono e nel viaggio chiacchierarono tanto. Lukas era continuamente a fargli domande, come ogni piccino che si rispetti, e Bambino gli raccontava tante storie di cowboy e di uomini cattivi che rubavano le mucche e che lui portava in prigione.

Erano già vicini alla Collina, quando un profumo di patatine fritte li distrasse. Videro un’osteria e un altro cavallo, con una portantina impolverata legata dietro all’accaldato animale.

- Signor Bambino, ho famissima! Ma quello non è il cavallo di tuo fratello?
- No, non può essere. No. Lui prova sempre a seguirmi, mi perseguita, ma gli ho fatto credere che andavo in California. Mi starà cercando dall’altra parte del mondo, per fortuna.

Smontarono e entrarono dentro. Un ospite sporchissimo, esageratamente grasso, con gli occhi azzurri, era intento a mangiare direttamente dalla pentola una scofanata di fagioli con la cotenna. Bambino, il capo chino, si coprì gli occhi con la mano, sconsolato e arreso.

- Ti avevo detto che andavo in California, e mi hai trovato anche qui. Non è possibile.
- Signor Bambino…signor Bambino… - disse Lukas tirandogli i pantaloni - è proprio tuo fratello, è Trinità! Ma è grassissimo! Nel film è così magro.
- Per forza! Non fa altro che mangiare, bere e dormire tutto il giorno.

Trinità finì i fagioli facendo la scarpetta col pane, bevve in un solo sorso un bottiglione di vino, digerì rumorosamente e si alzò pesante per sedersi nuovamente sulla povera sedia “scricchiolosa” accanto al tavolo dove Bambino e Lukas stavano mangiando patatine fritte strapazzate con le uova. Ne sottrasse una dal piatto di suo fratello, con la stessa velocità di quando estraeva dal cinturone la pistola, e disse ai due partner:

- Ho saputo che state andando alla Collina. Mi sa che farò il viaggio con voi.
Il piccolo scoppiò nella sua trascinante risata – Sì…super! – e Bambino si coprì nuovamente gli occhi, disperato.
- Va bene, vieni con noi – rassegnato - ma vedi di non fare baruffa con le persone che incontreremo.

Uscirono dall’osteria, e mentre i nostri due montarono in sella, Trinità slegò il cavallo, si tolse gli stivali e il cinturone con la pistola, li appese a un gancio, si sdraiò sulla portantina e si mise il cappello a protezione del sole, addormentandosi di botto. L’animale, poltrone anche lui, si accodò al ronzino del fratello, trascinando il suo pigro padrone.

Cominciarono a vedere le prime croci rade, e poiché la strada era in salita, il cavallo di Trinità sudava a portare il pesante fardello sdraiato lì dietro. A un certo punto, mano a mano che si avvicinavano a una croce, si sentì una musica sempre più forte. Non avete idea, cari miei, di cosa stava succedendo, chi stavano per incontrare!

- Signor Bambino, questa musica mi piace un sacchissimo! La conosco. E’ quella del cartone animato più bello del mondo!

Da dietro la croce uscì un personaggio alto come Lukas, più magro del “solito” magro, con due orecchie a cerchio enormi e nere, un naso a patatina, i guanti una volta bianchi e ora colore della terra che scavava per raccogliere patate ormai rinsecchite e immangiabili, un cappottino rosso sporco e un po’ strappato e un cappello a punta di colore blu, ormai floscio ma dove ancora si scorgevano stampigliate la luna e le stelle. Teneva tra le mani una bacchetta magica e continuava a agitarla, senza riuscire a farla funzionare come voleva. Era proprio un apprendista stregone che senza il maestro, da troppo tempo sotto la croce rapito da un sonno eterno, non riusciva a cavare un incantesimo dal buco. E allora chiese a Lukas:

- Sei capace di farla funzionare? Vorrei tanto riuscire a far comparire un panino col prosciutto, ma non ricordo la formula magica.
- Certo! Dammela qua.

Il piccolo impugnò sicuro quella fatata stecca, la puntò a terra e disse “abracadabra, vattelapesca, tuttigiuperterra; che superpanino diventi questa pietra”, e quella si scrollò di dosso un po’ di polvere ma restò una pietra, la bacchetta magica sputacchiò una misera scintilla ed emise un suono che ai più sembrò uno sbuffo sconsolato. Deluso, si rivolse a Bambino.

- Topolino ha famissima, che facciamo?

L’omaccione buono si volse verso Trinità, disteso a poltrire, chinò la testa, si coprì con la mano il volto come a non voler guardare oltre in quella direzione, poi tornò a fissare gli occhioni fiduciosi del suo nuovo partner alto quanto una piccola pianta di carciofo senza spine più un melone, e tastò dentro la sacca da viaggio. Ne tirò fuori il panino più grande che si fosse mai visto. Ed era col prosciutto! Topolino aveva l’acquolina in bocca, non mangiava da giorni.

- Signor Bambino, non è che dentro la bisaccia c’è anche una coca cola grande così? – Lukas aprì le braccia il più possibile – Secondo me ha anche sete.

Ed ecco che uscì fuori anche quella. Come potesse stare così tanta roba in quella borsa è un mistero. Lukas smontò da cavallo, aiutato dal suo partner, prese il panino e lo sbocconcellò, poi lo distribuì dicendo:

- Prendete e mangiatene tutti. Questo l’ho sentito a messa, quando Babu mi ci porta. Mi sembra una cosa un sacchissimo bella che riusciamo a pranzare tutti.
Di colpo Trinità, che era tornato magro perché non mangiava da tre ore, si risvegliò come per incanto e prese il suo boccone di panino.

- Signor Bambino… - chiese Lukas – come facciamo a bere la coca cola da quella bottiglia così grande?

E lui, dopo aver chinato il capo e essersi coperto il volto con la mano, facendo finta di essere un po’ scocciato frugò ancora, con l’altra, nella saccoccia e uscirono tante lunghissime cannucce: tutti cominciarono anche a bere dalla enorme bottiglia di coca cola.

Quando giunse il momento di riprendere il viaggio, Topolino si rabbuiò. Trinità se ne accorse, e gli parlò:

- Hey, amico, sulla mia portantina c’è posto anche per te, se vuoi venire. Basta che non ti muovi troppo mentre dormo.

Bambino sorrise per la prima volta a suo fratello. E lui, che già col pezzo di pane e prosciutto aveva messo su pancetta, si sdraiò sul giaciglio, facendo posto per il suo nuovo ospite, gli calò sugli occhi il cappello di luna e di stelle, che stranamente non era più floscio, fece lo stesso col suo copricapo e si addormentarono entrambi. Povero cavallo che adesso doveva trascinarne due!

A questo punto, vi chiederete, piccini, che fine avesse fatto il nonno. Stava continuando a preparare il pranzo, il profumo delle patatine s’impadroniva di tutte le stanze della casa e gli sembrava di sentire, nel salotto, parlare e ridere il nipotino. Ma noi, bambini, sappiamo che non era possibile perché Lukas si trovava in viaggio col suo partner e i nuovi compagni che aveva incontrato.

Percorrendo leghe e buchescarpe, passavano davanti a tante croci e il panorama era sempre più incantevole. Sentirono in lontananza delle campane e avvicinandosi videro un convento. Dal portone del monastero fece capolino, tutto trafelato e preoccupato, un fraticello che il nostro ometto, alto quanto una pianta di carciofo spelacchiata più un melone, riconobbe subito.

- Ma quello è Fra Pappina! – esclamò contento di vederlo, e poi gli chiese – Perché sei così triste?
- Quel discolo di Marcellino ha portato via dalla mensa il mangiare dei fraticelli e non so dove cercarlo, mi fa sempre preoccupare. Penso che sia scappato a giocare in cima alla Collina. Non è che mi accompagnate là sopra a cercarlo?

Lukas parlava molto con Marcellino, che come lui voleva tanto conoscere la sua mamma e c’era riuscito. Sapeva a chi portava il pane e il vino: lo donava a Gesù, ma questo era un segreto e non voleva rivelarlo. E poi, non erano mica dentro il film, poteva essere che Marcellino portasse da mangiare al crocifisso lassù.

Il cavallo di Trinità capì subito e si disperò: ora erano tre da portare a spasso. Chinò il muso, come faceva sempre Bambino, se lo coprì con uno zoccolo, sospirò rassegnato e fece saltare in groppa Fra Pappina, per proseguire alla volta della cima.

Ormai il viaggio giungeva al termine, la strana compagnia era arrivata in vetta e nel dedalo delle tantissime croci, sotto quella più in alto di tutte, incontrarono Marcellino e una signora vestita di azzurro e bianco. Fra Pappina smontò subito dal cavallo e s’inginocchiò. Bambino fece altrettanto, mentre Trinità e Topolino stavano ancora dormendo e non si accorsero di nulla.

Lukas, incantato, si avvicinò alla signora e le tirò la veste:

- Sei la mia mamma?
- No, piccino caro. Mi chiamo Maria e insieme a Marcellino stiamo facendo compagnia a mio figlio.
- Sì, sì, sei la mamma di Gesù. Sei un sacchissimo bella, sai? Anche la mia mamma è bella come te?
- Conosco tua mamma, chiacchieriamo tanto mentre beviamo il tè, lassù tra le nuvole. Sì, è molto bella anche lei. – e poi, voltatasi verso Marcellino - Ma senti anche tu questo profumo di patatine fritte? Sembrano quelle che prepara la mamma di Lukas, quando in paradiso ci sediamo a tavola con gli angeli.
- Sì, è proprio invitante, ma non so da dove arrivi.

Lukas sbottò con la solita risata frizzante e s’intromise, parlando a Bambino, che era stupito dalla rivelazione:

- Hai visto, Signor Bambino, che gli angeli mangiano patatine fritte? – e proseguì rivolto a Maria e Marcellino – Quel profumo viene dalla sacca del signor Bambino. Ne volete anche voi? Marcellino, pensi che piacciano a Gesù?
Bambino si alzò, andò al cavallo e dalla sacca fece uscire un cestino da picnic pieno di patatine fritte, panini al prosciutto, coca cola e tanto di cannucce. Stese sotto la croce in cima alla Collina una enorme tovaglia e tutti, anche Trinità e Topolino, si sedettero in cerchio. Gesù per l’occasione scese dalla croce e occupò il posto accanto a Marcellino, che accarezzava tra un boccone e l’altro.

Sfamatisi che furono, Bambino disse a Maria:

- Sai, ero dentro il film e mi sono distratto quando ho visto il mio nuovo partner ammirato davanti alla nuvola che ti assomigliava. Gli anziani dicono che quando compari avvengono cose meravigliose. E allora ho voluto guidare questo piccolino perché so che vuole chiederti un miracolo.
- Sì, lo so Signor Bambino. E la compagnia che avete formato è tutta di belle persone e personaggi, buone a loro modo. Grazie per averlo accompagnato da me.

E poi, rivolgendosi a Lukas, continuò:

- So cosa vuoi, piccino caro. Ma per raggiungere la tua mamma dovrai fare un sonno tanto lungo. Sei sicuro di volerlo fare?
- Sì! Super! Super super super! Voglio raggiungere la mia mamma. Puoi portarmici?

Maria guardò Gesù, che sorrise e fece di sì.

- Va bene, Lukas. Ora…
- Aspetta, Madonnina mia. Anche Babu vorrebbe tanto rivedere la mia mamma. È sempre così triste a starne lontano, a non vederla più. Può venire anche lui? Possiamo portare anche Turchesino?

Gesù acconsentì ancora, prima di tornare a riposare sulla Croce. Maria, a quel punto, ringraziò Trinità, Topolino, Fra Pappina, i due cavalli e soprattutto Bambino. Li congedò e prese in braccio quel frugolo alto quanto una piccola pianta di carciofo per fortuna senza spine e un melone, lo fece accomodare tra le sue braccia amorevoli e cominciò a cantare una dolcissima ninna nanna.

Il nonno aveva appena spento i fornelli, le patatine fritte strapazzate con le uova erano pronte. A un certo punto sentì addosso una stanchezza infinita, e capì che era giunto il momento di dormire il sonno più lungo del mondo. Andò in salotto e vide che il pargolo, con un sorriso eterno, già dormiva di quel riposo quieto e felice. Lui non lo sapeva che quel bricconcello aveva fatto un viaggio assieme a dei fantastici personaggi, perché la mamma di Gesù l’aveva riportato in salotto, davanti alla TV. Si sedette così al suo fianco, mentre da lontano gli giungeva una ninna nanna che aveva un richiamo di nuvola maggiolina. Abbracciò il nipotino e si addormentò, sapendo che avrebbero sognato entrambi il paradiso, finalmente riuniti con lei, la sua adorata figlia, la più bella mamma che Lukas potesse desiderare.

Sullo schermo comparve la scritta che c’è sempre quando termina un film.

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Oggesù! questo sì, che è un finale inatteso. Marcellino docet.
Che dire? In un contest a genere libero ci sta benissimo anche una fiaba. Certo è che una fiaba dovrebbe avere una morale, un insegnamento. Qui non sono riuscita a individuarlo, difetto mio di sicuro.
Per quanto ne so di scrittura per bambini, il testo mi pare eccessivamente lungo. Ci sono tante situazioni e nell’insieme tutto mi appare frammentato. 
In generale è ben scritto anche se ci sono alcuni punti un po’ critici per esempio nella parte iniziale mi sono annotata questa frase:
(…) nuotavano bellissime anatre, le loro piume lanciavano bagliori blu e verdi e facevano un canto il cui eco giungeva fino alle case del paesello.
scritta così sembra che sia l’eco delle piume ad arrivare alle case del paesello…
Smontarono e entrarono dentro. (In questo caso occorre l’eufonica. Smontarono ed entrarono ecc.)
Non saprei a quale età possa essere destinata una fiaba di questo tipo. 
È un’interpretazione originale del contest e si sente che ci sono lavoro e pensiero dietro.


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

A digitoergosum garba questo messaggio

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

Non so se sei fortunata oppure no ma inizio proprio da qui la mia lettura di tutti i racconti. Al leggerti mi son detto che una favola rientrava perfettamente nei parametri e perciò non mi sono stupito. L'ho letta volentieri anche se non sono più un bambino (forse un poco sì però vista l'età) e... il finale mi ha abbattuto. Le favole di solito non hanno quel finale, soprattutto una che creava una grande serenità in un posto pieno di croci. Ci sono delle sgrammaticature qui e là: un uso doppio del verbo guardare nella stessa frase (a me disturba) poi c'è quel entrarono dentro (e dove se no?) e quel verbo sbocconcellare che non dà l'idea  di suddividere in pezzi ma proprio usare la bocca per farne bocconi. Niente di grave ma in un contest come questo in cui ci si batte come dei leoni per un punto bisogna veramente stare attenti!

A digitoergosum garba questo messaggio

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Padawan
Padawan

Una bella favola triste che ricalca la storia di Marcellino pane e vino, arricchita dagli interventi dei personaggi di film e cartoni animati che fanno (o forse facevano) parte dell'immaginario infantile e non solo.
Bambino / Bud Spencer, con la sua aria fintamente e perennemente scocciata; Trinità / Terence Hill, con la sua proverbiale pigrizia, che non gli impedisce di essere un pistolero velocissimo; Topolino / apprendista stregone un po' imbranato, che si presenta sulle note della musica di Dukas; e poi Fra' Pappina e Marcellino. Né manca la classica "partecipazione straordinaria di" Mary Poppins, o, meglio, della sua borsa magica, capitata non si sa come nelle mani di Spencer (sotto forma di bisaccia, che fa molto western) e dalla quale l'omone tira fuori di tutto e di più.
La scrittura è ben calibrata su pensieri e azioni di un bambino di cinque anni, ricca di sensazioni, suoni e colori e contrassegnata da una serie di superlativi che definirei... superlativi ("super sacchissimo", "ho famissima"...).
Da segnalare, solo un errore ("il cui eco" anziché "la cui eco") e un paio di eufoniche mancanti.
Da aggiungere, solo complimenti.
M.

A vivonic e digitoergosum garba questo messaggio

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Come se non bastasse la mia commozione di sessanta anni fa, ne hai evocata una nuova. Meno intensa, ma più consapevole che tutta quella bontà non esiste e non esisterà mai più.
Fra' Pappina e Marcellino li ho conosciuti all'oratorio e non li ho più lasciati.
Come ti è venuto in mente di rispolverarli, di inserirli in questa tenzone, proprio non riesco a immaginarlo.
Il tuo è eroismo letterario, non hai avuto paura delle critiche. Non hai avuto paura delle accuse di buonismo, di essere troppo retorico, troppo antico, troppo normale.
Ti abbraccio
Che dire

A digitoergosum garba questo messaggio

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Hai lasciato scorrere la fantasia e la penna in assoluta libertà e solo per questo meriti un primo plauso. Un altro merito è la scelta, molto complicata e coraggiosa, della fiaba in cui tuttavia sei riuscito/a a inserire gli elementi richiesti dalla prova: la collina delle croci, Bud Spencer. Per quanto riguarda la collina delle croci, immagino che sia stata proprio quella che ti ha fatto accendere il ricordo di Marcellino pane e vino e qui ho trovato, o ho creduto di trovare, una certa logica motivazione. Topolino mi è parso invece un inserimento quasi superfluo.
Dicevo della scelta complicata per la fiaba. Mi capitò a suo tempo di riflettere sull’argomento, in occasione del racconto junior di Natale , e confermo che non è affatto facile scrivere per i bambini. Credo che sia necessaria una scelta della fascia di età a cui il brano è rivolto e, di conseguenza, l’uso di una forma e di un lessico adeguato e conseguente. In questo caso non sono riuscito a individuarla, perché hai alternato espressioni infantili ad altre decisamente più mature.
Ma dicevo anche della scelta coraggiosa. Personalmente credo che non andrei mai su questo genere se non obbligato dagli Admin. È uno dei generi (insieme a vari altri) per cui non credo di avere alcuna predisposizione. A maggior ragione… i miei complimenti!

A digitoergosum garba questo messaggio

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

La supertristezza del finale cancella in un colpo solo tutta la spensieratezza quasi bucolica del resto della narrazione.
Il che come colpo di scena può funzionare, però forse occorreva un passaggio in più, qualcosa che ne giustificasse e rendesse più forte la svolta.
Ad esempio, se Lukas avesse in qualche modo preparato la sua dipartenza e l'avesse "coperta" col sogno dei personaggi usciti dalla tv o trovati in giro.
Sarebbe stata più forte e avrebbe un poco "defiabizzato" il tutto, che secondo me non era un male, cioè avrebbe dato uno spettro più ampio di lettura.

Più che altro, non sono riuscito a cogliere il senso della fiaba. Cioè, non sembra avere una morale, sembra più una fiaba noir, con tanta delicatezza e infantilità per tutta la narrazione, e poi il finale concettualmente brutto, almeno per i canoni di un bambino che dovesse sentirsela raccontare.
Se invece il target sono gli adulti, come è più probabile nelle intenzioni dell'autore, allora avrei reso più adulto il tono e lo stile.
Insomma, non mi quadra questo accostamento che hai scelto.

Avrei anche evitato gli inserti con il narratore che parla direttamente al pubblico: li trovo superflui e, visto il finale, anche un pelino macabri. Ammesso che non fosse nelle intenzioni dell'autore stesso.

Sulla scrittura nulla da dire. E' ben inserita nel contesto e si lascia leggere volentieri.
Fantastico il parlato del bambino: l'ho letteralmente "sentito" parlare, e questo è meraviglioso, nonché difficilissimo da saper fare.
Complimenti sentiti.

A digitoergosum garba questo messaggio

giuseppe.bignozzi

giuseppe.bignozzi
Younglings
Younglings

Sconvolgente e tenerissimo. Squinternato quanto basta perché il ritmo alterno diventi melodia. Ardito, banale e originalissimo al contempo. Un po' confuso qua e là, forse per spaesarti volutamente. 
Mi ha veramente colpito. Ci sono citazioni, richiami e deviazioni che ancora mi sfuggono e che devo considerare per bene.

A digitoergosum garba questo messaggio

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Se devo essere sincero il racconto non mi ha impressionato molto.
Seppur possa sembrare fantasioso e roboante, non l'ho trovato molto originale.
A me è sembrata una rivisitazione fedele, una sorta di omaggio a personaggi e opere famose.
Già il titolo evidenzia questo intento.
Bud Spencer e Terence Hill sono loro(la variante è la grassezza di Terence) poi c'è Topolino versione mago pasticcione, poi ci sono due Marcellino, l'originale e Lukas(un Marcellino 2.0) e un finale speculare a quello di Marcellino pane e vino.
La sensazione che mi ha dato è quella di un assemblaggio di storie già scritte.
Proprio per questo motivo non riesco a individuare un filo conduttore che attraversa la storia, un qualcosa che tenga uniti i vari personaggi. 
Chiedo scusa all'autore, ma il racconto non mi ha soddisfatto.

A Arunachala e digitoergosum garba questo messaggio

Mac

Mac
Padawan
Padawan

Scegliere di partecipare con una favola indica molto coraggio. Secondo me è il genere più difficile in assoluto è solo per questo meriti un plauso.
Per quanto concerne la storia, invece, ho delle perplessità.
Hsi inserito un sacco di personaggi oltre a Bud Spencer, a mio avviso troppi. Hai ricalcato fedelmente alcune scene del noto film, inventato caratteristiche fisiche che non appartengono al personaggio, insomma hai fatto un poutpourri.
La cosa in assoluto che manca qui è la morale, un racconto fine a sé stesso, abbastanza godibile, quello di, ma che non colpisce.
Anche sul titolo nutro dubbi, lo so che è il gancio per il film a cui ti sei ispirato, ma si sarebbe capito comunque.
Ti rinnovo i miei complimenti per la scelta difficile che hai scelto di portare avanti.

A digitoergosum garba questo messaggio

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan

A fine lettura ho una sola sensazione: disagio.
Perchè questa morte è davvero illogica e crudele (detto da una che apprezza horror e thriller...).
Parto dal presupposto che ogni bambino vuole la sua mamma accanto a sè: è una ricerca naturale, un bisogno incolmabile. Ma nel testo questo bisogno non si percepisce: Lukas è un bambino allegro, pieno di fantasia, amato, che vive in un posto accogliente e fiabesco. Niente fa pensare che abbia bisogno di morire per essere felice (Erano bei tempi... scrivi all'inizio), o che la morte sia l'unica soluzione per toglierlo dai guai (come avviene, per esempio, nella Piccola Fiammiferaia).
Quindi mi fido dell'autore, lo seguo nella sua storia e durante la lettura non raccolgo nessun indizio che mi porti a pensare che l'unica soluzione per Lukas sia la morte: il finale quindi mi spiazza e mi lascia basita.
La favola deve avere un preciso intento, deve insegnare qualcosa d'importante in maniera semplice, ma qui l'unica cosa che trapela (e che non mi trova assolutamente d'accordo!) è che senza mamma non si vive.
Il tema degli orfani è spinoso e difficile da gestire e qui credo che non sia stato trattato con il doveroso rispetto: qui sembrerebbe che se muoiono stanno meglio (!) 
Avrei apprezzato di più un messaggio totalmente diverso: certo che si vive senza mamma! Certo che la vita (che è una, una sola!) può essere meravigliosa senza quella cara presenza, perchè ognuno di noi è un miracolo, perchè ognuno di noi è speciale e può trovare il suo posto nel mondo anche da solo. Anzi, c'è un posto bellissimo per ognuno di noi e cercarlo può essere l'emozionante sfida di una vita intera.

Il racconto è ben scritto, scorrevole e con il giusto tono d'intrattenimento, anche se in alcuni punti si zavorra inutilmente: di solito la fascia di lettori s'identifica con l'età del protagonista e credo che per dei bambini di cinque anni sia un testo in alcuni punti pesante da seguire.
Ho trovato il personaggio di Topolino del tutto inutile e senza uno scopo ben preciso nella storia: forse dovrebbe introdurre la magia? Ma il testo è interamente basato su questo, quindi non me lo spiego.
Altro argomento spinoso è l'inserimento di personaggi che attingono alla religione cristiana e che, ma questo è un mio personalissimo pensiero, trovo poco adatti a essere inseriti in una favola. 
Tra l'altro Gesù diventa il mandante dell'omicidio e la Madonna il boia (...).

In generale trovo che il racconto sia stato poco pensato e non gestito benissimo.
Le favole, per loro natura, sono frecce scoccate al cuore della questione: non possono indugiare e devono andare dritte al centro ( che qui, a parte le mia interpretazione, non ho individuato) e parlare un linguaggio moderno, che i bambini possano capire con facilità (mettere in azione Topolino di Fantasia e Marcellino non credo sia stata una scelta vincente, perchè non so quanto siano conosciuti dai giovani d'oggi e di conseguenza il messaggio che portano con loro arriva solo a pochi).

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Resdei

Resdei
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Questo racconto, alla fine della lettura, mi lascia un senso di serenità.


Nonostante tu abbia riempito la fiaba di tanti personaggi e la narrazione sia nevrotica nel suo spirito avventuroso, alla fine la morte di  Lukas e di nonno Žygis è il coronamento del loro sogno più grande, rivedere la mamma.


Non lasciano nessuno a casa che piange per loro, certo qualcuno ci sarà, ma è più forte e commovente veder realizzato il loro sogno.
È proprio la parte centrale, quella fiabesca, che ho trovato più caotica e confusionaria, ma forse ai bambini piace proprio questo.  


La frase: Gesù acconsentì ancora, prima di tornare a riposare sulla Croce, scusa ma mi ha fatto sorridere.
Fossi Gesù sceglierei un’altra posizione per riposare…

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ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Faccio veramente fatica a commentare questo racconto. 
Sapete quanto le favole e le fiabe siano il mio genere quindi ero contento quando ho letto "alto quanto una piccola pianta di carciofo e un melone" oppure buchescarpe. il linguaggio è per una favola veramente infantile ma la tematica è tutt'altro che tale. Anche io scrivo favole del genere però so che ci vuole massima cura per dosare bene i due elementi. Per questo autore ti stimo tantissimo per averci provato. 
Quello che arriva dopo la prima parte l'ho trovato molto confuso, un susseguirsi di piccoli incontri e inconvenienti che a volte risultano troppi e troppo esagerati. Con un linguaggio del genere avrei tagliato molti pezzi e soprattutto molti personaggi. 
Ma fino a questo punto le cose però andavano più o meno bene. 
Con la parte finale tutto si perde. la bolla esplode e tutto diventa triste ma di una tristezza molto brutta che sfocia in una sorta di disagio. la morte del bambino circondato da topolino, Maria, Marcellino, Bud Spencer è un'immagine che non riesco a inquadrare anzi mi crea un certo fastidio. 
il fastidio aumenta quando il nonno vede il bimbo morto e muore pure lui.
Il fatto che non ci sia una morale chiara non mi infastidisce. però mi manca in ogni caso il senso del tutto. 
Quello che lascia non sono belle immagini, anzi ci si chiede perché un bambino debba morire così.
Il narratore che spesso si rivolge ai bambini cosa vuole trasmettere a questi bambini?


______________________________________________________
Someone give that Wolf a Banana  Anche gli angeli mangiano patatine fritte 1f34c 

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Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Ho notato che in tutti gli step c’è sempre un racconto che mi è oltremodo difficile commentare e non pensavo dovesse essere quello che – almeno dall’incipit – pareva una favola. Ci ho ragionato parecchio e i dubbi iniziali mi sono rimasti.
Parto dai paletti: buona la figura di Bud, meno la collina delle croci, inserita un po’ forzatamente. Un bel prato o un giardino rigoglioso, con una piccola chiesetta, che giustifichi la presenza di Gesù e la Madonna, avrebbe funzionato meglio, trattandosi appunto di una favola.
A quale pubblico è indirizzato questo racconto? A dei ragazzi, come pare dalla prima frase, o a dei bambini, dato anche il linguaggio adottato? Questo soprattutto per l’argomento di base - la morte - e per la mancanza di un lieto fine. Il fatto che il bambino e il nonno si possano ricongiungere a una persona cara morendo non so fino a che punto possa essere interpretato come un lieto fine: se ti stai rivolgendo a dei bambini è un po’ crudo come finale.
Una favola come questa alla mia nipotina non la racconterei: prima le presento un bel personaggio, simpatico e che le assomiglia (hanno la stessa età) e poi glielo faccio morire, assieme al nonno, una figura che per i bambini è molto importante. No, proprio no. Sceglierei qualcosa di più semplice e breve semmai dovessi aiutarla a comprendere il significato della morte di una persona a lei cara.
Quindi come genere lo vedo solo tentato: se rivolto a ragazzi non penso che questo racconto possa tenere la loro attenzione fino alla fine; men che meno i bambini. Scusa Penna, è mia opinione e quindi strettamente personale.
Vediamo i punti che mi hanno fatto inciampare.
In primis ci sono troppi personaggi, che non tutti possono nell’immediato conoscere o riconoscere e che, per l’economia del racconto, non servono nella loro numerosità. Soprattutto i piccoli possono perderne traccia, anche se stanno attenti, data anche la lunghezza del racconto. Marcellino lo possono conoscere persone di una certa età, non un ragazzino della nostra epoca.
Topolino, di cui dai una bella descrizione, lo chiami per nome solo successivamente: non c’è immediatezza.
Inoltre si alternano tratti in cui il linguaggio vorrebbe essere adatto a una favola, ma pare quasi scimmiottare lo stile, ad altri in cui vengono espressi concetti importanti e quindi il lessico torna serio.
Certo, in ogni favola sono espressi concetti, non manca mai una morale, i bambini e i ragazzi di oggi sono più scantati di una volta e ci arrivano, ma se imposto un racconto come favola, anche i concetti vanno espressi in modo semplice.
Mi vedo, davvero mio malgrado, dire che questo racconto proprio non mi ha né preso né emozionato, nonostante la presenza di Marcellino, la cui storia mi ha sempre fatto singhiozzare. Bel tentativo, si vede lo sforzo speso per impostare una storia con la sua originalità, ma almeno con me non ha funzionato, mi spiace.
 
Tornando al lessico e al linguaggio utilizzato, proprio perché impostata come favola, ci sono stonature che saltano all’occhio, punteggiatura ballerina e termini che potevano essere sostituiti con altri più semplici.
La mia impressione è che forse il genere non ti è congeniale del tutto.Se mi sbaglio, me lo dirai.
 
Ecco alcune delle mie note.
blu e verdi e facevano un canto  quel “facevano” non mi piace. Prova vedere se così gira: ... blu e verdi; l’eco del loro canto giungeva...
anche un canarino stranamente blu: l’avevano chiamato Turchesino forse manca un verbo. Tipo: faceva loro compagnia un canarino stranamente blu, che avevano chiamato Turchesino. (a cosa serve il canarino?)
Con le mani in mano,: badare  al posto della virgola metterei due punti, per dare più peso al resto della frase
 
Partner: sappiamo cosa significhi, ma qui lo vedo meglio declinato con compagno, amico; perseguitare mmm mi piace poco
Scofanata: forse fa parte del parlato di certe zone del nostro paese, ma non di tutte
Entrarono dentro: il dentro è superfluo. Non si può entrare fuori.
Con la mano, sconsolato e arreso – non gira e l’arreso lo leggerei meglio in un testo per adulti. Semplicemente: con la mano, scuotendo la testa sconsolato. Visivamente rende meglio.
cappello a protezione del sole : più semplice: il cappello, per proteggersi dal sole.
Sudava a portare--- non sta portando, sta trascinando
Colore della terra, che scavava--- metterei una virgola
da troppo tempo sotto la croce rapito da un sonno eterno  anche questa frase è troppo per grandi, forse i ragazzi la capirebbero ma dei bambini, ho dei dubbi.
quella fatata stecca, meglio stecca fatata, anche se stecca… stecca. Bacchetta è meglio.
hey--ehi
Ci sono poi troppi famissima, sacchissimo… va bene che è un bambino ma il troppo storpia


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

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FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

L’idea di una fiaba è bella. Marcellino è uno dei miei libri e film preferiti, anche se i miei figli me l’hanno tirato dietro.
Lo svolgimento però manca di un filo continuo, logico, inserendo episodi piuttosto slegati per raccogliere personaggi e situazioni estemporanee.
Bud Spencer esce così, dalla TV, ma senza una giustificazione. Si poteva introdurlo come il suo personaggio preferito; invece, rimane uno dei tanti che incontra sul suo percorso.
Qualche considerazione personale: “Prendo la mia pistola giocattolo”: ometterei giocattolo
“scricchiolosa”: perché tra virgolette? Anche se non è un termine corretto, lascialo lì com’è.
“trascinante risata”: il termine trascinante, in bocca ad un bimbo, non mi sconfinfera.
Anche il termine “partner”, riferito ad un bimbo, non mi sconfinfera; forse aiutante era meglio.
Alla prossima.

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tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Marcellino che parla con Gesù mi impressionò molto.
Ancora devo riprendermi.
Grande autore,

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gipoviani


Younglings
Younglings

Ci sono alcuni progetti narrativi che sono molto ambiziosi. 
La fiaba che tu ci proponi è uno di questi. Penso che l’idea ti sia venuta partendo dal fatto che Bud si è un po’ costruito l’immagine del personaggio di una favola.
Ho stima di chi tenta di superare i propri limite cimentandosi in prove difficili.
Quindi ricevi il mio apprezzamento di base.
Devo però dirti che il tuo progetto, in base al mio umile giudizio, è riuscito solo in parte.
Una cosa su tutte: il linguaggio. Qui entriamo in un terreno minato, dove trovare il giusto equilibrio è complicato assai. Non basta usare un linguaggio infantile, occorre qualcosa in più. Ti devo dire ad esempio, che tutti quei superlativissimi a me hanno creato disturbo e non sono piaciuti.
Comunque grazie e ancora complimenti per il coraggio: io amo gli Icaro

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Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

non sono rimasto impressionato più di tanto da questa storia, nonostante sia una fiaba.
o un tentativo di fiaba, diciamo.
intanto non ho per niente apprezzato il finale. che bisogno c'è di far morire il bimbo e suo nonno?
solo perché così posono rivedere la mamma del piccolo? mah, avrei cercato una soluzione alternativa.
poi, ok che è una fiaba, ma il fatto che Bud appaia così, uscendo dal televisore lo avrei visto bene in un sogno. e la Madonna e Gesù che danno il benestare alla morte?
no, mi spiace ma non mi quadra molto. gusto personale, forse, ma tant'è.
allo stesso modo, il linguaggio utilizzato pare a tratti adatto alla fiaba vera e propria mentre in altri punti si altera, è diverso.
ci sono anche dei refusi da sistemare.


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L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Anche gli angeli mangiano patatine fritte Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

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vivonic

vivonic
Admin
Admin

Ciao, Autore.
Questo è il racconto più raffinato dello step, con un insieme di citazioni e di rimandi ricchissimo, condito dal fatto che hai scelto un genere sicuramente intrigante per raccontare la tua storia. Indubbiamente il richiamo al Marcellino vero è la pennellata di classe finale, visto che l’epilogo è molto simile, anche se qui il finale può essere ricondotto anche ad avvenimenti più legati alla sfera terrena che a quella celeste: per esempio, io ho immaginato che nonno, nipote e Turchesino si siano intossicati col gas. Questo nulla toglie a chi voglia dare una lettura più spirituale (che non significa assolutamente “religiosa”).
Mi è piaciuto moltissimo questo tuo racconto. C’è un salotto molto importante, mentre gli altri paletti sono pennellate importanti ma che non disturbano affatto la lettura: salta agli occhi un Bud Spencer inconfondibile!
C’è qualche segno di punteggiatura che avrei usato diversamente, e il genere di “eco” che ogni tanto miete una vittima, ma nel complesso la scrittura è ottima e questo contribuisce al piacere della lettura.
Insomma, un gran lavoro per quanto mi riguarda, a cominciare dal titolo: letto quello, non c’è più bisogno neanche di nominarlo, Bud Spencer, perché è impossibile non riconoscerlo!
Complimenti davvero! Mi piacerebbe riparlarne a step concluso.


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

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digitoergosum

digitoergosum
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Penna. Cercherò di essere moderato, non averne. Hai scelto un genere arduo e difficile, e il bello di questa kermesse è il confronto coi nostri limiti. Partiamo dal presupposto che tu abbia scritto una fiaba. Allora non capisco a chi sia indirizzata. È una fiaba mascherata per adulti, come in Natale Bifronte? È rivolta a bambini? Emergono perplessità sia in un indirizzo che nell'altro. Ho pensato che ti abbia voluto rivolgerti a un pubblico adulto come il nostro, utilizzando un linguaggio misto "Bambino - adulto" per presentare una carrellata di personaggi che hanno incantato le nostra infanzia. Nel caso, perdonami, non mi hai convinto. Mi sono chiesto se, senza limiti di battute, ci avresti anche fatto incontrare Charlie Chaplin, Gianni e Pinotto e, perché no, Giuliano Gemma, tanto per restare in tema. Ti dirò, sono un credente atipico ma credo, e pensare ai ruoli che hai riservato a Gesù e Maria mi ha spiazzato. Ci sono anche delle sgrammaticature. Anche altri le hanno notato ma non le hanno poi esplicitate. Non lo farò nemmeno io. Però è scritto bene (sgrammaticature a parte), alcune intuizioni sono valide, ti si riconosce il coraggio e ti ringrazio di averci proposto il tuo elaborato.

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tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Il punto che ti ha dato questo ragazzo, questa ragazza, è commovente. Abbraccialo, Digito. Anche per me.

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CharAznable

CharAznable
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Una fiaba d'altri tempi, quando il lieto fine era tutt'altro che scontato. Una fiaba per bambini vintage. Non credo sia rivolta al pubblico giovane, che certi personaggi forse nemmeno conosce. Una fiaba per bimbi di una volta, che riescono a cogliere i personaggi e le citazioni. Una fiaba triste, onirica. Perchè alla fine vedo il sogno di un bambino (forse addormentatosi a causa del monossido di carbonio che lo porterà alla morte, come quella del nonno). E un sogno non ha bisogno di morale o spiegazioni. E' così.
Complimenti.
Grazie.


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

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Molli Redigano

Molli Redigano
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Qualcuno tra i personaggi, avrebbe banchettato alla grande, digerendo rumorosamente ed esclamando: "Comunque le patatine erano uno schifo!"

Non oso immaginare la faccia di Babu di fronte ad un'affermazione simile. Né voglio immaginare la delusione di Lukas. 

Le fiabe rendono possibile l'impossibile e penso che in questo caso l'Autore abbia certamente centrato questo target. Tuttavia, il "rimando religioso", passatemi il termine, non giova all'ampiezza della platea, poiché credo che uno dei cardini del genere sia proprio la sua universalità, senza contaminazioni (nessuno s'offenda, lo dico in senso buono). Inoltre, come già notato, probabilmente manca una morale, anche se personalmente ho fatto uno sforzo per trovarla, anche se è decisamente poco fiabesca: godiamoci la vita!

Quanto sopra coincide con la motivazione che mi porta a non apprezzare a pieno il racconto nonostante originalità, ottima scrittura e coraggio nella scelta del genere.

Grazie


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Cit e Bastard Cool!

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paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Errori/refusi: a parte un uso un po' personale della punteggiatura il racconto è a mio parere scritto molto bene e in maniera funzionale al genere che hai scelto.
Ti segnalo:
D’altronde, nonno Žygis non stava certo con le mani in mano, badare al piccolo era un impegno bellissimo
Non avrei messo la virgola dopo "D'altronde" e avrei messo un segno di interpunzione più deciso dopo "le mani in mano" (punto e virgola o due punti).
Lo accarezzava con gli occhi, era un nonnino molto tenero, poi si sedeva accanto a lui, sul divano, e stava lì qualche minuto a guardare uno dei film che regolarmente gli metteva per tenerlo impegnato, per distrarlo dalle solite domande che prima o poi gli avrebbe posto
Questa frase è molto lunga e un po' faticosa da leggere.
Smontarono ed entrarono dentro.
Paletti
Stanza: il salotto c'è ed è un "salottino" come si addice a una fiaba.
Personaggio: Bud Spencer, centrale e mai nominato in tutto il racconto; geniale!
Luogo: la collina delle croci c'è anche se è il più "esile" tra i paletti richiesti
Genere: hai scelto la fiaba, un genere difficile e, qui in DTRooms, quasi inesistente: questo ti vale almeno un paio di punti in più e i miei complimenti.
Perché no: sono in imbarazzo, non trovo motivo alcuno per cui non votare questo racconto.
Perché sì: perché mi hai emozionato, non mi hai annoiato per niente anche se il racconto è abbastanza lungo, perché hai avuto il coraggio di scrivere un racconto fiaba.
Non ho mai visto il film "Marcellino pane e vino" ma mi sono documentato prima di scrivere il commento e credo che la tua idea di riscrivere in chiave moderna la trama del film sia azzeccatissima.
hai fatto centro, senza il minimo dubbio, il finale ricalcato pari pari dal film si innesta "naturalmente" nella trama del racconto e pur nella sua tristezza mi ha lasciato un sorriso sulle labbra.
Vediamo se c'è un racconto in grado di portarti via il mio primo posto.

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Hellionor

Hellionor
Admin
Admin

Per quanto io riconosca l'originalità e la creatività del tuo racconto, purtroppo non sei riuscit a convincermi.
Rimango scioccata dalla morte finale di nonno, nipote e uccellino non perché sia sconvolgente in sé, ma perché spunta dal nulla, da quello che sembrava il sogno di un bambino fondamentalmente felice.
Tutta la prima parte è una favola con i controfiocchi, poi la narrazione si perde un po' e a mio avviso non riesci a trasmettere in maniera incisiva quello che era il "messaggio" del tuo racconto.
Ti faccio comunque i complimenti per il genere che hai deciso di presentare e anche per l'utilizzo dei paletti, per me resta un lavoro riuscito a metà, che ha bisogno di "qualcosa" per acquisire la giusta coerenza. 
Ele

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