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1Aveva mani grandi Empty Aveva mani grandi Gio Giu 30, 2022 12:45 pm

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Era seduto sulla vecchia poltrona del nonno. Non c’entrava niente con il resto dell’ arredamento, come lui non centrava nulla con il resto della famiglia, ma entrambi continuavano a rimanere lì, indifferenti al tempo che passava.
L’imbrunire aveva invaso il salotto riscaldato solo dal fuoco del camino di pietra rivestito di mattoncini rossi. Una trave lo attraversava carica di oggetti che sua madre spolverava ogni santo giorno. Erano cose di poco valore: alcune orribili bomboniere di parenti ormai dimenticati, piccole cornici in finto argento, e una statuetta in plastica della Madonna di Lourdes.


I ricordi si susseguivano in quel silenzio senza tempo, sfumando come il fumo della sua sigaretta.
Avrà avuto all’incirca undici anni, Paolo e Stefano, i suoi fratelli gemelli di otto, stavano giocando con il pallone proprio al centro della stanza, contravvenendo alla prima regola della casa. Iniziarono a litigare furiosamente, lui cercò di intervenire, fare l’arbitro in quella famiglia era compito suo.
La statuetta raffigurante un cigno che cambiava colore a seconda del tempo ne pagò le conseguenze.
Ricordava il silenzio seguito allo schianto.
Il padre entrò in quel momento.
Il rumore degli stivali da lavoro, il passo stanco, nessuna espressione sul viso.
Senza dire una parola si sfilò con calma la cintura dai passanti, la avvolse per un paio di giri sulla mano destra e fece quello che reputava necessario.
Lui fu il primo, era il più grande, aveva la responsabilità degli altri due, come sempre.


Si chiamava Roberto, ma tutti lo chiamavano Robertone, un bambino in un corpo d’uomo.


Era scappato appena maggiorenne, un amico lo aveva convinto.
"Andiamo in Australia”, aveva detto, “diventeremo ricchi”.
Non aveva nulla da perdere, la periferia di Milano non offriva molto. Aveva risparmiato fino all’ultimo centesimo, fatto due anche tre lavori, spesso al di là della legalità.
Dopo tre mesi, preparò la valigia, uscì di casa senza salutare e partì.
L’Australia si riveló subito un paese difficile. Si ritrovò ben presto di nuovo ai margini della società. Rimanere impigliato nella rete della criminalità organizzata fu naturale. Prima buttafuori in discoteca, poi addetto alla riscossione crediti. Bastava la sua presenza per far desistere le persone, anche se lui le mani non le usava mai, ma questo gli altri non lo sapevano.
Un sabato sera lo chiamarono:
Stasera alle undici ti aspettano al ponte 14.”
Non gli piacevano le sorprese.
Perche?”
Ti spiegherà tutto Tony. Niente cazzate”.
Non aveva scelta lo sapeva.
Arrivò in orario. Una folla, per lo più ubriaca, gridava disposta in cerchio.
Ciao Big, muoviti ti aspettano sul ring”.
Non muovo le mani” disse stringendo i pugni. Non gli era mai piaciuto battersi.
Non sei tu idiota a dover combattere. Tu devi fare l’arbitro”
Non so le regole”.
L’altro rise.
Non ci sono regole, chi muore perde, tu devi solo fare in modo che questi ubriaconi non salgano sul ring”. Gli diede una pacca sulla spalla e se ne andò.
Gli riuscì bene.
Da allora divenne Big Ref.


Dopo tre anni in Australia, aveva trovato il suo ritmo. Masticava poco l’inglese, non gli servivano poi molte parole per esprimersi. Di notte lavorava, durante il giorno gironzolava per Sidney, incurante degli sguardi che attirava. Era abituato fin da piccolo ad essere osservato con timore. Quasi due metri di muscoli, un'ombra scura che svettava sugli altri. Camminava con una mano in tasca e una sigaretta perennemente accesa nell’altra. Aspirava avido, risucchiando le guance, poi rigettava il fumo lentamente storcendo la bocca verso destra e ricominciava.
Fu durante una di quelle passeggiate che la vide. Stava dipingendo sulla vetrina di un calzolaio un’enorme scarpa femminile rossa con un tacco vertiginoso, appoggiata su un mocassino da uomo.
Portava una tunica azzurra che riempiva con le sue forme abbondanti. I capelli castani sistemati in una crocchia disordinata che metteva in risalto le orecchie ornate da tanti piccoli cerchi argentati.
Le mani dipingevano veloci. C’era una grazia in ogni suo movimento che lo obbligò a fermarsi.
Era troppo concentrata sul suo lavoro per accorgersi di lui. Notò un neo sotto l’occhio e una leggera peluria chiara sul contorno del viso. La bocca era la più bella che avesse mai visto, morbida scura e ben disegnata. Non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
Gradirei una bibita fresca” glielo chiese sorridendo, senza nemmeno voltarsi, con la voce da fumatrice, roca, profonda, graffiata.
Beccato.
Gliela offrì e dopo quella ne seguirono molte altre.


Si era innamorato di lei, perso nei piccoli dettagli che la rendevano unica: la sua bocca, la sua voce, le sue mani, la risata profonda, il suo gesticolare continuo, i movimenti aggraziati che parlavano un linguaggio loro.
Amava rimanere a letto con lei, fare l’amore senza fretta, senza ansie, senza pudore. Lei gli aveva insegnato, gli aveva spiegato cosa le piaceva e come le piaceva. Aveva scoperto che odiava i preliminari, che le piaceva arrivare subito al dunque, che le piaceva prenderlo in bocca, che non aveva inibizioni di nessun genere.
Si perdeva in quel corpo accogliente finalmente in pace.
Quando non ne potevano più di stare a letto, la prendeva in braccio e la portava in bagno, l’aiutava a lavarsi e poi la riprendeva in braccio e la portava in salotto. Lei rideva dicendogli che l’aveva scelto solo per la sua forza, che a sollevare lei ce ne voleva tanta.
Negli ultimi tempi prima di andare a lavorare, le preparava la cena e si assicurava che la sua sedia a rotelle fosse vicina.
Erano stati i due anni più belli della sua vita.
Con lei divenne solo Roberto.


Poi tornò il buio, di nuovo.
L’aggravarsi della malattia, le difficoltà a respirare, non le fecero mai perdere la voglia di vivere.
Abbracciati sul letto, lei gli elencava tutti i posti dove sarebbero andati una volta guarita. Gli passava le mani tra i capelli, lo baciava, sembrava volersi fondere con lui.
Aveva un’ossessione per Il monte Uluru. Gli descriveva la meraviglia dei tramonti immersi nella terra rossa, il profumo dell’aria e la magia di quel luogo.


Se ne andò un giovedì sera, la mano stretta alla sua, gli occhi chiusi, aveva semplicemente smesso di respirare.


Non si presentò al lavoro, per diversi giorni. Nessuno sapeva di lei. Non si vergognava, voleva solo proteggerla da quello schifo di mondo.
Lo chiamarono, gli lasciarono messaggi minatori sul cellulare. Lui non rispose mai.
Fece come le aveva promesso. Prese l'urna, la mise in macchina e iniziò il viaggio. Ci vollero più di quattro giorni per arrivare, si era fermato solo per fare benzina, mangiare bere e pisciare.
Nell’aree di sosta tutti si tenevano alla larga. Aveva gli occhi screziati di rosso per la stanchezza, la barba lunga, i vestiti trasandati, un corpo che non riusciva più a contenere.
Non gli interessava più nulla.
Era l’imbrunire quando si ritrovò sotto quella montagna piatta immerso in quel rosso come sangue cristallizzato. Posizionò il telefono su una roccia, inserì l’autoscatto, prese l’urna e la svuotò urlando tutto il suo dolore. L’ultima foto insieme, lui avvolto dalla polvere di lei.
Rimase lì lo sguardo su quella roccia sacra di cui lei amava raccontare storie e leggende.
Poteva stare ore ad ascoltarla, la sua voce era in grado di trasportarlo in luoghi dove si sentiva finalmente a casa. Non era obbligato a decidere sulla sorte di nessuno, si lasciava cullare dalle parole di lei, libero.


Aveva perso la cognizione del tempo, non sentiva freddo, non sentiva fame, non sentiva sete. Non sentiva più nulla.


Un vecchio aborigeno bussò al suo finestrino.
Lui lo guardò, con la mano gli fece segno di andarsene, non voleva compagnia, neppure quella di un vecchio pazzo che forse era solo frutto della sua immaginazione.
La portiera dell’auto si aprì e lui si ritrovò fuori in piedi. Sovrastava quella figura curva che non mostrava nessun timore nei suoi confronti.
Teneva nella mano destra un bastone e con quello indicava il monolite.
"Uluru" gli disse.
Vattene vecchio, non voglio nulla.”.
Non voglio venderti nulla. Voglio aiutarti a ritrovare quello che hai perso”.
Davvero? Sei in grado di farlo? Sei in grado di resuscitare la mia donna? Davvero vecchio pazzo? Dirai abracadabra e lei tornerà da me?”
Sentiva il cuore pulsare forte, le vene gonfie, i muscoli tesi e doloranti.
Lei non ritornerà lo sai già, ma il suo spirito vivrà qui, dove voleva stare”.
Il vecchio sparì.


Roberto si sedette nella polvere con la schiena appoggiata alla macchina. Era così stanco, così solo, avrebbe fatto di tutto per riavere qualcosa che lo tenesse legato a lei.


Rivolse di nuovo lo sguardo verso questa montagna che si diceva arrivasse fino al centro del mondo e si alzò. Non era più stanco, vibrava di forza e di emozioni nuove.


Si incamminò verso il sentiero che lei gli aveva descritto così tante volte. La notte era rischiarata dalla luna che rendeva la roccia un’entità surreale.
Camminò per due ore, inciampò, cadde, si rialzò. Roberto rivisse la sua vita, ricordi della sua famiglia, della sua terra, ricordi di lei.


Albeggiava quando si risvegliò seduto con la schiena appoggiata alla macchina. Era esausto. Con la mente invasa dalle immagini di lei, si rimise alla guida e ritornò a casa.


Servirono ventitré giorni per le pratiche e il biglietto, al venticinquesimo rivide Milano dall’alto dell’aereo.
Non aveva avvertito nessuno. Dalla morte di lei non aveva più parlato.


Salì le scale del vecchio palazzo di periferia, i muri ancora più scrostati di quanto ricordasse, scritte oscene sull’inquilina del quinto piano, l’eco di urla e risate ad accompagnare ogni suo passo.
Posò lo zaino sul tappettino consunto che recitava "Welcome". Gli venne da ridere, oltre quella porta nessuno era benvenuto. Si massaggiò le tempie, poi la fronte e la nuca. Era nervoso, erano passati cinque anni da quando si era chiuso quella porta alle spalle.
Suonò il campanello.
Una volta, poi un’altra.
Una voce vecchia e stanca rispose urlando “Sto arrivando, e che cazzo!”.
Suo padre, l’ultimo che avrebbe voluto affrontare, il primo che il destino gli aveva piazzato davanti.
Era invecchiato e lo aveva fatto nel peggiore dei modi. Dimagrito, la pelle flaccida, i capelli solo un lontano ricordo. Rimaneva però lo sguardo, quegli occhi cattivi che tante volte avevano riso di lui.
Toh guarda chi c’è, il figliol prodigo! Cosa c’è, ti hanno cacciato anche i canguri?” l’ultima parola la intuì tra i colpi di tosse e i rantoli.
Ciao papà”.
Per tutta risposta l’altro gli aprì la porta e si avviò verso il salotto.
L’appartamento cadeva a pezzi. Il puzzo di fumo, di sudore e di vecchio era insopportabile.
Mamma c’é?”
La vecchia è uscita, accomodati pure, fai come fossi a casa tua”. Insistette suo padre accasciandosi sulla poltrona del nonno. Era ancora lì, più lisa di come la ricordava. Lo infastidiva vedere suo padre invaderla, ma fece finta di niente.
Non sembrava se la passassero troppo bene. Dall’odore di alcool scadente che impregnava il salotto, suo padre non aveva perso il vizio.
La porta d’ingresso si chiuse accompagnata da lamenti e improperi.
Vecchio ubriacone, alza il culo da quella sedia e vieni ad aiutarmi”. Anche la voce di sua madre era stanca, non era cambiato niente in tutti quegli anni.
Ciao mamma”.
Negli occhi gli parve di scorgere un lampo, subito spento, sembrava molto più vecchia dei suoi cinquantasei anni. I capelli ingrigiti, gli occhi incavati, la bocca truccata che la faceva assomigliare a un triste clown.
Bene, un’altra bocca da sfamare”.
Evidentemente si era sbagliato, sbagliava sempre con le persone. Tutto questo viaggio, tutti i pensieri fatti, tutto inutile.
Vecchia, non rompere, due paia di braccia robuste ci servono in casa. E ci servono soldi. Hai già sentito i tuoi vecchi amici?”
Non voglio gentaglia in casa! Mi basti tu, maledetta quella volta che ti ho sposato”.
La discussione si animò, volarono bestemmie, insulti.
Sua padre lanciò il posacenere stracolmo di cicche contro la parete.
Tua madre dice a tutti che sei diventato un signore, che fai bei viaggi, idiota. Uno senza cervello come te non potrà mai diventare qualcuno.”
Almeno lui ogni tanto mi manda dei soldi. Mica se li beve tutti come te!”
Mi farai fare la bella vita vero figliolo?” Si rivolse a lui con occhi supplichevoli e falsi.
Sua madre non era meglio di suo padre.
Le urla aumentarono. La vista gli si annebbiò, sentiva la testa martellare così forte che credette di impazzire.
Basta!!!” Urlò ancora più forte lui.
Teneva gli occhi serrati.
Nella mente volti che ridevano di lui.
Suo padre.
Sua madre.
I suoi fratelli.
Tony.
Doveva farli smettere, riportare l’ordine.
Ritornò arbitro, e ristabilì l’ordine. Big Ref era tornato.
Fu un attimo, poi arrivò il silenzio.
Pace.


Le fiamme del camino non riuscivano a riscaldare il salotto, la luce giallastra che emanavano non aveva nulla di romantico.
Guardò il tappeto, sembrava che dormissero. Li aveva messi lui così, vicini, la mano della madre in quella del padre. Nessuna discussione.
Nella testa risuonavano ancora le urla di suo padre, i singhiozzi della madre alternati a insulti, bicchieri che si frantumavano, ante che sbattevano. Tutto quel rumore si era insinuato nel suo cervello, in una cacofonia scomposta. Era bastato così poco per far tornare il silenzio.
Pace.
Si guardò le mani, gli piacevano erano mani forti e curate. Avrebbe potuto fare tante cose belle con quelle mani. A scuola gli piaceva modellare la creta. La sua insegnante, la signora Ritterio, era entusiasta delle sue creazioni. Per la festa della mamma aveva fatto un vaso. Lo aveva riposto in una scatola, aveva perfino rubato un nastro rosso nel negozio del signor Marchi. Ricordava l’emozione mentre tornava a casa con quel pacco in cui aveva messo tutto se stesso.
Quando suo padre lo vide rise. “Ci manca solo che mi diventi finocchio”. Sua madre rimase in silenzio.


Aveva ancora la creta sotto le unghie, le dita screpolate, sentiva il cigolio del tornio, la materia che prendeva vita. Sarebbe stato benissimo sulla mensola del camino, o sul comò della nonna in salotto. Invece non lo rivide più. Non chiese. Preferiva non sapere.
Aveva tredici anni non tornò più nemmeno a scuola.


Si risedette sulla poltrona e lì rimase per molto tempo.
Guardò le foto sul cellulare. Si fermo sull’ultima, lo ritraeva davanti al monte Uluru. Il rosso del monolite, il deserto intorno e lui. Anche allora era l’imbrunire, il suo viso era ombra come il suo corpo. Un’ombra che non apparteneva più al mondo di luce.
Per la prima volta pianse, lo fece per lei, per lui bambino, per lui adulto.
Andò in cucina, prese il coltello. Si posizionò sul lavandino. Aveva affrontato tutto quel viaggio sperando di poter ricominciare.
Non serviva allontanarsi fisicamente, lei continuava a mancargli e i ricordi lo perseguitavano ovunque.
Sfiorò il polso sinistro con la lama che tracciava il percorso. Lo fece una volta, due, tre. Senza ferirsi.
Avrebbe voluto portarla in Italia, farle conoscere Milano.
Di nuovo la lama sul suo polso, dall’alto verso il basso, e poi dal basso verso l’alto.
Lei lo chiamava, se strizzava gli occhi la vedeva avvicinarsi. Ritornò in salotto sulla vecchia poltrona del nonno.
Il coltello nella mano destra, una bottiglia di liquore scadente nella sinistra.
Ne beve un sorso, la nausea lo assalì, aveva l’odore di suo padre.
Lo guardò di nuovo, steso a terra inerme.
Non voleva andare in carcere.
Non sarebbe sopravvissuto.
Guardò il coltello con cui aveva giocato. Guardò i polsi.
Non poteva sbagliare, non poteva permetterselo.
Iniziò a sudare, il cervello non più in grado di sorreggerlo.
Quel corpo enorme per la prima volta lo ingombrava.
Immagini invasero di nuovo il suo cervello, voci lo chiamavano, lo schernivano. La voce di lei era sempre più lontana.
Si alzò, andò a sbattere contro le pareti del salotto, tutto si restringeva.
Soffocava.
Con le braccia tese in avanti cercò spazio, inciampò nei cadaveri dei genitori. Si attaccò alla trave del camino, le bomboniere caddero una a una. La bottiglietta della Madonna di Lourdes si rovesciò bagnandolo.


Aprì la finestra in cerca di aria.
Respirò.
Lei lo chiamò.
Roberto”.
Lui sorrise.
Roberto, vieni”.
Lei gli porse le mani. Aveva mani gentili.
Lui le afferrò salde.
Aveva mani grandi.


2Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Mer Lug 06, 2022 10:36 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Io adoro i racconti dallo stile asciutto e con frasi brevi ma qui mi è sembrato di leggere il riassunto di un libro. 
La storia è semplice, non così originale, e qualche corda nell'intimo la tocca ma purtroppo non riesce a brillare. Non ha quel qualcosa in più che ti fa rimanere a bocca aperta o ti fa commuovere. 
Il motivo, per me, è appunto lo stile troppo compresso. Non sono riuscito a soffermarmi su nessuna sensazione che subito si passava alla scena successiva. Così facendo non sono riuscito a entrare del tutto in sintonia con il testo. A mio avviso potevi dilatare alcuni momenti, fare degli zoom su situazioni cardine e lasciare altri parti solo accennate. lo dico perché la scena del coltello è veramente potente. Da sola ha una potenza devastante. Potenza che fino a quel momento era del tutto sopita. 
Quella scena mi ha dato la conferma che sei in grado di dare importanza alle cose ma purtroppo non è bastato.


______________________________________________________
Someone give that Wolf a Banana  Aveva mani grandi 1f34c 

3Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Mer Lug 06, 2022 11:11 am

The Raven

The Raven
Admin
Admin

Un racconto cupo, permeato di tristezza e malinconia.
Non bastano gli sprazzi di felicità che hai trattato raccontando della storia d’amore di Roberto per togliere questa sensazione.
La vita di Roberto non è mai stata felice: infanzia difficile, età adulta difficile, relazione felice ma destinata a finire, dolore per il lutto, rientro a casa (e quindi conseguenza sconfitta riguardo alle scommesse di vita), problemi familiari, omicidi e suicidio.
Insomma, forse troppo. O forse troppo poco spazio per raccontare una vita intera.
Già dall’inizio si capisce che la vita di Roberto non sarebbe stata facile, allora perché non concentrarci solo su uno degli episodi che hai raccontato e approfondirli? Ci hai raccontato un solo episodio della sua infanzia (che fine hanno fatto i gemelli?), ci hai raccontato un solo episodio della vita arbitrale che comunque dura tre anni (tre anni in cui si sarà sicuramente ambientato, forse male dato che non masticava la lingua.. ma noi non lo sappiamo), ci hai raccontato Uluru (e questo mi è piaciuto, perché hai reso bene il dolore di Roberto quando si reca al monte a spargere le ceneri e la successiva elaborazione del lutto).
Alla fine il vecchio aborigeno credo non abbia un ruolo ben definito: è lì, di passaggio. Non viene approfondita quella sua frase misteriosa che sì, forse serve a spronare il protagonista nella sua epifania, ma resta comunque un ruolo marginale.
Bello il collegamento fra le dinamiche famigliari di quando Roberto era bambino e di quando rietra a casa adulto: c’è coerenza nella narrazione sotto questo punto di vista, in quanto esse non sono mutate nel tempo. Mi sarebbe piaciuto sapere che fine hanno fatto i gemelli: credo stiano ancora in casa coi genitori 8la mamma parla di altre bocche da sfamare…) ma non sappiamo niente.
Non introdurre personaggi non funzionali e se li introduci, poi liquidali anche con due parole. So che in questo caso servivano per descrivere il comportamento del padre, ma sono membri della famiglia, troppo legati a lui per sparire di punto in bianco.
Il neo più grande di questo racconto è l’uso della punteggiatura: le virgole sono da risistemare, e purtroppo rendono troppo frammentaria la lettura del testo.
L’idea di fondo non è male, forse bisognerebbe dare più respiro ai vari episodi della vita del protagonista o, in alternativa, sarebbe bastato raccontarne forse qualcuno in meno e approfondirlo di più.


______________________________________________________
IN GRAN SILENZIO OGNI PARTIGIANO GUARDAVA QUEL BASTONE SU IN COLLINA.


REACH OUT AND TOUCH FAITH!                                                                                               Sembrano di sognante demoni gli occhi, e i rai
                                                                                         del lume ognor disegnano l’ombra sul pavimento,
né l’alma da quell’ombra lunga sul pavimento
sarà libera mai!
Quel vizio che ti ucciderà
non sarà fumare o bere,
ma è qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere.

4Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Mer Lug 06, 2022 2:06 pm

CharAznable

CharAznable
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Racconto amaro e delicato. La narrazione segue la storia di Roberto, un gigante triste e introverso, e il suo tentativo di riscatto. Purtroppo anche quel breve sprazzo di felicità non riuscirà liberarlo dal grigio della sua vita. La storia è interessante però c'è troppo in troppo poco spazio, e il lettore non riesce a "gustarsi" le vicende. Bellissima la scena a Uluru, forse superfluo il ritorno a casa.
Scrittura corretta ma un po' troppo frammentaria.
Paletti ok.
Nel complesso un buon lavoro, ma...
Complimenti
Grazie.


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

5Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Mer Lug 06, 2022 2:29 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

C'è qualcosa che stride in questo racconto.
Due personaggi meravigliosi, due angeli, e immagini hard, anche se solo raccontate.
Sono perplesso.
Ma forse sono sbagliato io.
E mi scuso.
Le prime quindici righe nella loro armoniosa verità facevano presagire qualcosa di diverso e delicato.
Non capirò mai il desiderio improvviso di scandalizzare.
Funziona come il vecchio DDT, tossico per tutti

E tutto muore.

6Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Mer Lug 06, 2022 3:02 pm

Mac

Mac
Padawan
Padawan

La storia travagliata di un uomo delicato racchiuso in un guscio ingombrante. La voglia di cambiare vita, un amore assoluto, la perdita dell'amore, il rientro a casa e un gesto estremo come unica via di fuga.
In alcuni punti l'autor* avrebbe potuto dare più respiro ad alcune emozioni, forse limitato dal numero di battute a disposizione, soprattutto nella parte centrale del racconto, rendendo così la storia più originale.
Lo stile asciutto non mi ha infastidito, a differenza di altri lettori, lo preferisco ai lunghi paragrafi, ma questo è una questione di gusto personale.
Mi è piaciuta la parte del rientro a casa, il dialogo con i genitori e quello che ne é seguito.
Alcune cose sono da migliorare, ma nel complesso un lavoro soddisfacente.
A rileggerci

7Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Mer Lug 06, 2022 4:20 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

Mi sembra che a volte tu usi un po' troppo quelle frasi telegrafiche alle quali non metti nemmeno il soggetto e mi sono trovato a proseguire col personaggio di lui che invece era lei. La trama non è per niente male ma è la forma di come hai presentato la storia che fa perdere molto della sua drammaticità. So che nella scrittura moderna oggi si preferiscono le frasi brevi ma non era necessario lo fossero così. C'è anche una consecutio tempora un po' dimenticata. Soprattutto agli inizi.

8Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Gio Lug 07, 2022 7:34 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Tanto, di tutto. È una storia dura, un “vinto dal destino” . Il racconto si legge facilmente ed è un pregio, però compattare tutta la vita di un personaggio in un racconto è impresa ardua e non ripaga. 
Ci sono troppe cose, troppe comparse, tanto dolore, poca felicità. Il ragazzone è nato in una famiglia disagiata è finito col frequentare cattive compagnie, ha cercato il riscatto, ha perfino trovato e perso l’amore. Secondo me era più funzionale scegliere uno dei momenti della vita, un episodio significativo e scrivere di quello. Poteva essere la sola scena del suicidio, peraltro molto ben descritta.
Insomma credo che un racconto breve, per essere efficace, non debba contenere così tante informazioni. Il rischio è quello di non dare sufficiente spazio alle cose che contano e di fare una panoramica che non lascia il segno in chi legge. C’è materiale per un romanzo che leggerei con piacere anche se molto molto triste. Tutto ciò per quanto concerne la struttura della storia.
Ci sono molti passaggi ben mostrati ma non c’è il tempo sufficiente a farli imprimere nel cuore del lettore. I dialoghi sono la parte in cui lavorerei ancora. Non sono sempre naturali e soffrono un po’ di cliché. 
Un buon lavoro, una storia bella corposa che merita molto più spazio.


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

A Byron.RN garba questo messaggio

9Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Gio Lug 07, 2022 5:29 pm

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

A me il racconto nel complesso è piaciuto ed è stata una bella lettura.
Quello che manca è l'equilibrio tra le varie parti, in sostanza hai messo troppa carne al fuoco.
Ti dirò che sei riuscito a fare anche un discreto lavoro di collegamento tra le varie situazioni, vista la mole di avvenimenti, ma come ha detto Imagiraffe la sensazione di effetto riassunto permane.
Parti con qualche accenno all'infanzia e alla famiglia, poi la partenza per l'Australia, l'inizio di una vita ai limiti della legalità, l'innamoramento, la tragedia, il viaggio a Uluru, il rientro a Milano, l'omicidio e il suicidio. Vedi, sono davvero tanti avvenimenti importanti che hai trattato quasi superficialmente, senza approfondirli troppo. E visto il numero di battute non avresti potuto farlo proprio materialmente. Per questo, per una resa ottimale, ti saresti dovuto concentrare su meno questioni e raccontarcele in modo totale, sviscerarle in tutti i loro aspetti.
Per andare sul concreto la storia d'amore è stata una svolta davvero importante nella vita del protagonista, eppure l'hai liquidata in poche righe. Invece avresti potuto raccontarci un sacco di cose in più, farci vivere la svolta nella vita di Roberto in modo pieno e appagante. Ti saresti potuto concentrare su questo fatto e poi sullo sconforto di Roberto e una sorta di ripresa spirituale a Uluru, dove si sarebbe potuta concludere la storia.
Così invece è tutto troppo dispersivo, una sorta di toccata e fuga dall'inizio alla fine.
Detto questo, riconfermo che il pezzo anche così è gradevole, ma sarebbe potuto essere molto migliore.

10Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Sab Lug 09, 2022 7:55 am

SuperGric

SuperGric
Padawan
Padawan

Racconto cupo, duro, senza speranza, rischiarato da una fugace fiammella d’amore che non fa altro che gettare ancora più ombre.
La scrittura mi è piaciuta molto; certe frasi, soprattutto nel descrivere l’amata, sono proprio toccanti.
La figura dei due genitori è troppo strong. Soprattutto la madre: la mancanza di un qualunque gesto di affetto è eccessiva. Un abbraccio e una veloce lacrima avrebbero reso tutto più credibile e drammatico.
Un errorino: dici “Dalla morte di lei non aveva più parlato.” Non è vero, c’è stato il dialogo con il vecchio aborigeno.
Troppa cupezza spiazza, comunque mi è piaciuto.

11Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Sab Lug 09, 2022 8:24 am

gipoviani


Younglings
Younglings

Una storia forte, forse troppo. Sarà per questo che non mi ha emozionato più di tanto?
In realtà, ritengo che la ragione principale risieda nel fatto che per reggere una storia così forte occorrerebbero dei personaggi altrettanto forti, molto ben caratterizzati psicologicamente.
Occorreva riempire il quadro di chiaroscuri, mentre io vedo il mondo nero e due personaggi bianchi. Tutto troppo manicheo, tutto troppo, appunto.
In ultimo ti suggerirei di curare un po’ di più la punteggiatura, qualche virgola in più non avrebbe guastato. Anche le frasi brevi hanno a volte diritto a qualche virgola.

12Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Sab Lug 09, 2022 12:02 pm

giuseppe.bignozzi

giuseppe.bignozzi
Younglings
Younglings

L'arco di una vita fino all'epilogo in poche frasi. Apprezzo molto questa asciuttezza che descrive i fatti e  accenna appena ai sentimenti e lascia a te farli poi eventualmente maturare. Bella la storia e messa assieme anche in modo originale, pur se raccoglie citazioni varie.
Personalmente toglierei ancora qualcosa.
(Eliminerei tutte le descrizioni di ambientazione all'inizio e inizierei direttamente da: Si chiamava Roberto... + una frase di riepilogo e poi via l'aborigeno e anche il tiramolla finale col coltello in mano prima di ferirsi).
Comunque mi è piaciuto molto. Proprio bello.

13Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Sab Lug 09, 2022 2:31 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Pessimismo cosmico, per citare Leopardi. Qui non ci sono sfumature, tutto è infelicità e tutti a loro modo sono cattivi. Se si eccettua la breve parentesi dell’innamoramento di Robertone, che è la parte che preferisco, il resto è un susseguirsi di fatti tragici o descrizioni di degrado, cattiveria senza limiti, il tutto descritto con un certo compiacimento. Anche in quell’amore nascente che mi aveva momentaneamente illuso, appare, prima, quella sedia a rotelle, poi la malattia, la morte. Sono consapevole che talvolta il destino si accanisce oltre misura contro qualcuno, ma qui veramente si supera ogni limite.
I genitori fanno impallidire la coppia Thénardier dei Miserabili che al loro confronto appaiono dei giocherelloni.

P.S. dimenticavo... salotto più che centrale, uno dei più centrali fra i pezzi letti fino a ora.
Scusami, ma la catena delle situazioni e degli eventi funesti è talmente eccessiva che, a un certo punto, mi mette buonumore. Ma probabilmente sono io che non sono normale.
Eppure la storia c’è, la tua scrittura è veramente valida, così come il tuo stile. Penso che con toni più sfumati avrei gradito molto di più, ma sono gusti personali ed è bene invece che tu scriva come ti senti, come del resto cerco di fare io.
Ai fini della prova, gli elementi ci sono tutti, con l’arbitro un po’ troppo cercato. Ho trovato anch’io poco utile nella storia il personaggio dell’aborigeno.
Alla prossima.

14Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Sab Lug 09, 2022 2:43 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

P.S. il salotto, molto centrale nella storia. E' il più presente fra i brani che ho letto fino a ora.

15Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Sab Lug 09, 2022 11:55 pm

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Il titolo è davvero buono, all’inizio lo si può mettere in relazione alla fisicità del protagonista, poi diventa qualcosa di molto più delicato.
La storia sottostante è un classico, e come tale riproponibile senza che sia un difetto.
Una storia che finisce dov’è cominciata: nel salotto squallido dei complimenti mancati, delle botte immeritate, degli scherni e delle meschinerie dettate da una vita grama, dove persino un ritorno viene visto come uno sgarbo prima e come opportunità di “sfruttamento” dopo. Il salotto dove il significato di famiglia e sostegno non esistono. Lo sprazzo di vita felice: troppo breve per lasciare un segno che aiuti il protagonista ad andare oltre, diventa alla fine lo strumento per chiudere col destino.
Un racconto molto duro, dove c’è solo buio, squallore e nessuna speranza.
Le due letture di questo racconto mi hanno dato sensazioni piuttosto differenti.
Alla prima ero stata molto presa dal ritmo: pur dovendo fare il conto col tanto che racconti del protagonista, la lettura era andata via spedita, quasi che, con l’aspettativa di un finale in cui finalmente un po’ di giustizia fosse fatta – per giustizia intendo una vita migliore, più serena – la cupezza e la malinconia finissero per essere mitigate.
Invece, lui torna dove il male lo aveva avvolto fin dalla nascita, forse illudendosi di trovare qualcosa di diverso. Questo ritorno mi ha spiazzata, e con la seconda lettura sono andata a cercare i motivi sottili di questa scelta, quasi che non si volesse sfociare in un racconto rosa o con lieto fine troppo sdolcinato. Che però ci stava, salvo, come ti dirò poi, che la trama sia iniziata dall'epilogo finale, più curato.

Provo a spiegarti le mie perplessità finali.
I paletti sono stati inseriti con equilibrio, il salotto è davvero significativo per la trama, così come Uluru.
Equilibrio che però non c’è nell’insieme del racconto, che ha un ritmo un po’ ondivago. Partendo dalla fine, l’epilogo è strutturato bene, emozionante – quasi che il racconto fosse partito da lì -  al pari dell’incipit, ma è quello che c’è nel mezzo che è disarmonico.
Alla seconda lettura mi è parso come un elenco di spunti tra cui scegliere, ma poi non c’è stato il coraggio di tagliare selezionando i più portanti, quelli che induco il protagonista ad andarsene. È ovvio che tutto quel bagaglio di negatività ha pesato, ma poteva essere affidato a spazzi di ricordi, flash… poche parole… Al lettore arrivano lo stesso e il ritmo ne avrebbe giovato.
I tanti personaggi che fanno capolino, allungano una trama già ricca di tanti, forse troppi momenti, ma non lasciano traccia. L’aborigeno poi sembrerebbe proporre una svolta per il futuro, ma alla fine cosa gli dice di significativo? Nulla

Quindi una bella idea di fondo, ma da ristrutturare per farla meglio emergere. Lo so, tagliare e sfrondare è durissimo.
 
Le mie note: a parte alcuni refusi, c’è  un po’ di punteggiatura da rivedere: mi sono appuntata questi esempi, dove con una virgola la frase mi sembra giri meglio:
Si perdeva in quel corpo accogliente, finalmente in pace.
Mangiare, bere e pisciare.
montagna piatta immerso in quel rosso come
Rimase lì, lo sguardo su quella
Aveva tredici anni: non tornò più nemmeno a scuola
 
un corpo che non riusciva più a contenere: questa frase non l’ho capita


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

16Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Dom Lug 10, 2022 8:55 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Autor*, la malinconia che permea tutto il racconto, non è comunque riuscita a rendermelo speciale.
Forse lo stile, sempre raccontato e nei dialoghi piuttosto impacciato.
Le violenze subite da piccolo dal padre, senza che neanche la madre né i fratelli mostrino un po’ di amore verso di lui, mi sono sembrate eccessive.
Trova l’amore della vita ma già provata da una malattia “importante” che la porta alla morte in poco tempo.
Torna e neanche lì c’è un minimo di affetto, di riconoscenza, almeno per i soldi che mandava, ma solo ulteriori richieste.
Mi è sembrato tutto troppo.
A rileggerci.
P.S. L’aborigeno incontrato sembra introduca qualcosa di importante, ma poi si  dissolve nel niente.

17Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Mer Lug 13, 2022 2:18 pm

Resdei

Resdei
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Nei commenti di questo step sto cercando i pregi di ogni singolo racconto e il tuo ne ha tanti.


Ci fai vedere una vita difficile in una famiglia sciagurata, l’allontanamento, l’amore decisivo e tristemente perduto, il ritorno e la morte, difficoltosa anche quella come la vita.


Ti muovi bene tra i tanti personaggi, (forse troppi, un nonno, i due fratelli gemelli, i tanti “amici”) mi piacciono le loro descrizioni, alcune davvero delicate, il tuo modo di dargli fiato.
Molte immagini sono davvero belle ma, come si dice, tutta la storia ha davvero bisogno di più spazio, di approfondire alcuni aspetti lasciati in sospeso.
Non mi è piaciuto che tu non abbia dato un nome alla ragazza, forse volevi proteggerla anche da noi.


Rimane tristezza e malinconia di un destino così tragicamente segnato.


Titolo efficace.

18Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Ven Lug 15, 2022 9:43 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

La cosa che più mi rimane impressa di questo racconto non è la dose abnorme di dolore, tristezza e assenza di speranza, è la sequenza serrata con la quale tutto è raccontato.
Di fatto hai messo una vita intera in uno scandire ritmico e secco di fatti ed eventi, quasi tutti drammatici.
Vero, non hai avuto grande spazio per approfondirne nessuno, ma per come è stato realizzato il racconto, cioè con la metodicità che hai mostrato nel cadenzare ogni cosa, a mo' di metronomo, devo dire che a suo modo funziona.
Non so come ci sei riuscito, però funziona.

Ci sono delle cose che funzionano meno, però. In primis avrei dato più importanza al suo essere arbitro. Poteva essere un leitmotiv che accompagnava (con discrezione) la vicenda, invece tende a rimanere un aspetto secondario.
Poi ho trovato ininfluente l'aborigeno, che sembra fare una profezia o simili, ma non trova poi alcuno sviluppo ulteriore.
Infine i gemelli, che nel ritorno a casa non sono proprio più menzionati.

Il carico di tristezza molti lo hanno trovato eccessivo.
Un po' lo è, non dal punto di vista emotivo, ma da quello del realismo, se vogliamo. Troppa disperazione per una vita tutto sommato breve.
No, secondo me ci sta, nella sua esagerazione.
E non è neppure così facile entrare in empatia con tanti patimenti, per cui il carico emozionale sul lettore è gestibile, senza risultare pesante e garantendo una lettura comunque coinvolgente.

Il titolo è un refrain che torna in più punti del racconto: come piace a me.

Lo stile... Che te lo dico a fare?
Lo trovo fantastico, ma soprattutto ideale per la storia che ci hai raccontato.
E' perfetto per aiutare a scandire tutta la dose di disperazione, grado dopo grado, un pezzo alla volta.
Metronomo, appunto.

Però le virgole no, ne hai sbagliate davvero tante.
E i dialoghi li rivedrei.

Per il resto, qui il mio voto è più che positivo.

19Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Ven Lug 15, 2022 10:18 pm

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Errori/refusi: ce ne sono tanti a livello di punteggiatura, te ne segnalo qualcuno a titolo di esempio:
[size=33]Dopo tre mesi, preparò la valigia[/size]
Virgola dopo mesi da togliere
[size=33]Dopo tre anni in Australia, aveva trovato il suo ritmo.[/size]
Virgola dopo Australia da togliere
[size=33]Masticava poco l’inglese, non gli servivano poi molte parole per esprimersi[/size]
Il "poi" andrebbe tra due virgole o, meglio, eliminato.
[size=33]Quando non ne potevano più di stare a letto, la prendeva in braccio e la portava in bagno,[/size]
Virgola dopo "a letto" da togliere.
Ti segnalo ancora un paio di refusi:
[size=33]Aveva un’ossessione per Il monte Uluru.[/size]
[size=33]Ne bevve un sorso, la nausea lo assalì, aveva l’odore di suo padre.[/size]
Paletti
La stanza: il salotto c'è ed è importante, inserito con naturalezza bella trama. 
Personaggio: l'arbitro, seppure non essenziale, è presente e anche funzionale al racconto.
Luogo: Uluru, presente, ben inserito nella trama.
I paletti appaiono ben amalgamati e presenti senza forzature.
Perché sì: perché è un racconto allo stesso tempo triste, forse troppo, eppure intriso di momenti di dolcezza, di tenerezza. Perché,  sebbene la punteggiatura sia da sistemare, è scritto bene e quelle frasi brevi, secche, a me sono piaciute molto, le ho trovate adatte al tipo di racconto che hai scritto. Roberto è un bel personaggio, credibile, ben descritto sia esteriormente che interiormente; terribilmente bello quel contrasto delle sue mani grandi che non ha mai voluto usare per fare del male e che alla fine servono a porre fine al male che gli ha avvelenato tutta la vita come i due flash del cigno rotto e del regalo con la creta ben mettono in evidenza. La frase con cui chiudi il racconto è un'immagine bellissima.
Perché no: i personaggi che girano attorno a Roberto sono presi e abbandonati al loro destino, anche i genitori, tutto sommato, sono tratteggiati un po' troppo di corsa,  superficialmente; mi sarebbe piaciuto conoscere qualcosa di più della ragazza di cui alla fine non sappiamo nemmeno il nome ma sappiamo che "le piaceva prenderlo in bocca": te lo dico sinceramente, non sono affatto un bigotto moralista, eppure mi è sembrata un'inutile caduta di stile che mi ha infastidito.
Ti terrò presente per una possibile candidatura nella mia cinquina.

20Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Dom Lug 17, 2022 12:00 pm

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin

Ci sono aspetti positivi e aspetti negativi in questo tuo racconto.
Premetto che lo considero una lettura a tratti coinvolgente, con alcune pennellate quasi poetiche e altre di una concretezza che ferisce.
La serie di disgrazie del nostro Robertone non mi sembra eccessiva; la sua vita parte già malmessa e tu semplicemente gli lasci seguire l'onda del suo destino.
Ecco, forse la cosa che mi piace di meno è proprio questa. Il tuo personaggio non cerca un riscatto, un miglioramento, non ha sogni e non ha progetti, anche nel suo trasferimento in australia non c'è voglia di rinascita ma solo voglia di scappare. La storia d'amore potrebbe diventare un trampolino per migliorarsi e invece no. Mi resta una grande tristezza, mi resta la voglia di entrare nella tua storia per aiutare Roberto. 
E i racconti dove non esiste uno svincolo di riscatto, come mi succede coi film, mi lasciano amareggiata. A livello oggettivo mi sento di dirti che il racconto avrebbe bisogno di un respiro più ampio, per dare spazio in maniera bilanciata a tutti gli episodi che ci racconti. 
A livello personale ti dico che mi lascia come i film di Lars von Trier, con questo macigno sul petto che pesa e fa male ma alle volte serve ricordarsi che quel macigno potrebbe essere il nostro.
Un lavoro che resta impresso, senza dubbio.

Ele

21Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Lun Lug 18, 2022 4:47 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

una storia piuttosto cruda, direi, sebbene il protagonista sia di animo gentile.
non posso dire di apprezzarla fino in fondo, questa storia, anche se l'idea di base è buona.
non so dire di preciso cosa sia a stridere, a fare in modo che non mi risulti gradita fino in fondo.
forse le troppe cose in poco spazio, forse il fatto che pure qui ci lasciano la pelle in parecchi e poi c'è il suicidio, che in questo step pare essere presente ovunque.
sta di fatto che lo reputo un lavoro discreto e nulla più.
tra l'altro ho notato parecchi refusi, quindi una revisione non guasterebbe


______________________________________________________
L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Aveva mani grandi Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

22Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Gio Lug 21, 2022 11:32 am

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Padawan
Padawan

Come nel commento di un altro step, anche leggendo questo testo mi è venuto in mente "Incontro", il pezzo di Guccini, che a un certo punto dice "povera amica che narravi dieci anni in poche frasi..."; anche qui, l'autore ha cercato di condensare una vita intera nella brevità di un racconto. Impresa per niente facile.
Troppe le situazioni descritte. Troppi i personaggi, tanto che qualcuno non fa in tempo a entrare in scena che subito sparisce (i gemelli, per esempio, o il vecchio aborigeno). Forse, focalizzando solo pochi momenti - fra i quali metterei senz'altro quello della relazione con "lei" (a proposito, perché non ne dici il nome?) - e accennando semplicemente gli altri, tutto il lavoro ne avrebbe trovato giovamento.
In questa storia, pur narrata bene, il lettore rischia di perdersi in un mare di tristezza, di arrancare dietro le persecuzioni che il fato (o chi per lui) scaglia contro Roberto, senza riuscire a provare l'empatia che il protagonista meriterebbe.
Né aiuta la scrittura a entrare in contatto con il personaggio, frammentata e sincopata com'è. E la punteggiatura piuttosto imprecisa certo non rende scorrevole la lettura.
Ho riscontrato anche qualche ripetizione, come per esempio nel paragrafo da "lei gli aveva insegnato" fino a "inibizioni di nessun genere": in poco più di due righe "le piaceva" è ripetuto quattro volte. E, ancora nello stesso paragrafo, quel "prenderlo in bocca" segna una brutta caduta nello stile delicato e malinconico che caratterizza il racconto.
Per concludere, una bella storia, gradevole nonostante la cupezza che la pervade, ma da rivedere, da ristrutturare, per poter dare il meglio di sé.
M.

23Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Gio Lug 28, 2022 11:35 pm

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Aut-

La parte della vita in comune di Roberto e la sua compagna senza nome mi lascia un senso incompiuto. L'uso dell'imperfetto per rappresentare azioni e scene che si ripetono ha l'effetto sia di appesantire la lettura sia di aumentare l'attesa per un episodio particolare che però non arriva. In particolare questa parte del racconto dovrebbe essere centrale perché segna in modo ineluttabile la vita di Roberto, ma per quanto ho spiegato in realtà non lo è. Avresti per esempio potuto inserire un episodio in cui Uluru diventa centrale, in modo da sfoltire la parte narrata successiva ed evitare lo spiegone. Il finale mi lascia un po' perplesso, forse avrei preferito che Roberto riuscisse finalmente a tagliarsi le vene, avrei considerato più plausibile la visione rispetto a una ubriacatura.

C'è l'episodio particolare nella parte dell'infanzia. Così come c'è l'episodio particolare nella vita da buttafuori di Roberto. A mio gusto è molto più potente il primo. Molto buona la trama che si svela in modo lineare riuscendo però a trovare spesso uno sviluppo non banale. Molto bene la rappresentazione della delusione di Roberto al rientro a Milano, mi è piaciuta davvero. Bene anche il lessico. I paletti ci sono ma l'inserimento dell'arbitro mi sembra debole.

Grazie e alla prossima.


______________________________________________________
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24Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Lun Ago 01, 2022 10:31 am

digitoergosum

digitoergosum
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Penna. Ancora una volta leggo i commenti e mi rendo conto di come siano differenti i parametri e i gusti di ogni lettore. Questo mi "tranquillizza", pensando anche a alcuni commenti che ricevo io stesso sui miei lavori. Non si può essere "universali". Col tuo racconto crudo hai realizzato ciò che mi aspetto da una lettura: mi hai aperto il ventre e mi hai stretto a pugno le viscere, facendomi un po' soffrire e un po' emozionare, nel "tanto" che nel mix si completa. Ho segnato qualche imprecisione, o forse qualche inciampo stilistico che ha un attimo frenato la lettura, ma davanti a un testo così intenso e ben costruito ritengo quegli appunti superflui. Forse sei lo stesso autore di un altro bellissimo racconto di qualche step passato, quello del giovanottone sfortunato che viveva col padre caduto dal cavallo e che aveva ucciso un banchiere che gli aveva rifiutato un prestito, con un epilogo molto vicino al tuo lavoro attuale. In ogni caso, questo tuo potente racconto mi ha ricordato quell'altro lavoro. Mi farai leggere altro di tuo, vero Penna? Promettimelo.

25Aveva mani grandi Empty Re: Aveva mani grandi Lun Ago 01, 2022 5:38 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan

Un racconto duro, che sai che finirà male, che ti farà star male, anche se sul finale c'è una sorta di riconciliazione che se non altro ti fa prendere fiato almeno un po'.
Emozionalmente lo trovo perfetto.
Stilisticamente, così compresso ed essenziale, per me è l'ideale.
Ecco dove posso fargli un appunto (e vedo che non sono l'unico) è nella scelta di raccontare tutto, sorvolando anni.
Di base è una vita che in uno spazio così breve ci potrebbe anche stare. E ci sta. Ho letto racconti dove una scelta del genere produceva una narrazione decisamente più frammentata, difficile da seguire, da assimilare. Non è così qui.
Però leggendo senti la mancanza di un punto di ingresso, un singolo momento scelto per raccontare quella vita, sovrapponendo poi i vari momenti. Più facile a dirsi che a farsi, specie quando la storia ha così tanto spessore, però forse un tentativo andava fatto. Avrebbe tolto qualunque dubbio sulla qualità di questo racconto. Io non ne ho comunque. A me è piaciuto subito. Però leggendo non ho potuto fare a meno di pensare che tante storie non devi per forza raccontarle dall'inizio alla fine, ma puoi decidere quando è il momento di entrare in quel flusso e, quando sei dentro, girarti a guardare indietro, per raccogliere i detriti di un passato che rientra nella storia in una forma diversa da quella che aveva inizialmente pensato.
Il salotto è perfetto, per ora uno dei migliori che ho letto, quindi, anche solo per questo, penso e spero che mi porterò questo racconto nella mia cinquina. Non so ancora in che posizione, ma dentro ci sarà di sicuro.
Complimenti


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