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1Tu, Melaleuca ed io Empty Tu, Melaleuca ed io Gio Giu 30, 2022 12:42 pm

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«Fate con comodo, amici. Lasciate che lo spirito di questa terra possente vi tocchi come tocca la mia gente»
Il serpente arcobaleno. Canberra 1988
Oodgeroo Noonuccal

Ciao, Amber.
Spero che la mia lettera ti sorprenda ma non ti infastidisca. Per molto tempo ho provato a mettermi in contatto con te. Anche dopo la morte di tuo padre ho cercato di farlo, ma le sue disposizioni erano così severe che non sapevo neanche il vostro nuovo indirizzo.
Solo questa mattina, per puro caso, ho scoperto dove alloggi e che studi legge. Un tuo compagno di università, sentendo il tuo cognome, mi ha chiesto se fossimo parenti.
Ho esitato a rispondere, perché so che sei mia nipote ma, di certo, non posso dire di conoscerti. Questo semplice episodio mi ha così colpito che ho deciso di prendere in mano la situazione e scriverti.
Ciò che voglio fare è raccontarti la storia di come il destino, e la mia testardaggine, mi abbiano spinto a intraprendere una strada solitaria così tortuosa e dolorosa. Di certo ti avranno parlato di me definendomi un ingrato o addirittura un traditore; ora è giunto il momento che tu conosca la realtà.
Tutto ebbe inizio quando, come te, stavo studiando legge.
Quella mattina del lontano 1934 avevo deciso di mettermi a studiare in salotto, perché nello studio faceva un caldo infernale. Per prima cosa posai il libro di diritto civile sul tavolino basso da caffè, poi presi il mio blocco degli appunti e mi sedetti sul divano. Sprofondai immediatamente tra i cuscini. Non era una posizione comoda, quindi decisi di sedermi sul tappeto di fronte al tavolino. Se mi avesse visto tua nonna sarebbe andata su tutte le furie, ma almeno avevo la schiena dritta.
Avevo appena aperto il libro quando la porta che dava sul corridoio si spalancò, e apparve una donna delle pulizie molto giovane e dall’aspetto fiero e gioviale. Aveva in mano un piumino e scivolava un po’ ricurva su due panni per non rovinare il pavimento, per cui avanzava molto lentamente. Mi girai a osservarla nel suo interminabile procedere; aveva i capelli corvini corti e ribelli e cantilenava in una lingua che non avevo udito mai. I domestici aborigeni spesso parlavano nei loro idiomi anche se il nonno lo aveva vietato categoricamente. Tutti in casa avevano paura di lui; invece lei sembrava divertirsi molto a infrangere quel divieto. La osservai rapito per un minuto o due finché non arrivò e mi vide seduto tra il divano e il tavolino; ebbe un sussulto, poi si portò la mano alla bocca per soffocare un’esclamazione, o forse per ricacciare indietro il canto che stava eseguendo, affrettò per quanto le fu possibile il passo e scomparve attraverso la porta che dava sulla sala da pranzo.
Per diversi minuti non riuscii a pensare ad altro che a quell’apparizione. La ragazza e la sua voce avevano smosso dentro di me qualcosa di misterioso che mi avrebbe cambiato per sempre la vita.
Incuriosito, nei giorni successivi, non feci altro che trovarmi dove lei era impegnata. Se era in cucina a sbucciare patate, facevo una pausa dallo studio e andavo a fare uno spuntino. Nel caso in cui rifacesse i letti, mi attardavo nella scelta dei vestiti. Quando passava per il giardino, diretta in lavanderia, le sbarravo la strada riempiendola di domande. Rispondeva sempre con cortesia ma senza mai sbilanciarsi. Fu solo quando le chiesi cosa stesse cantando quel giorno in salotto che il suo viso si distese e il suo sguardo si illuminò.
Aveva capito che non l’avrei sgridata, quindi mi disse la verità: stava portando a memoria un racconto che le era stato affidato dalla nonna prima di morire.
Ed è così che venni a conoscenza dell’esistenza dei racconti del Dreamtime. È un insieme di racconti e leggende che si tramandano oralmente di generazione in generazione. Narrano di esseri ancestrali dalla forma di animali che in tempi remoti vissero sulla terra; per esempio il Serpente Arcobaleno, che risalendo dalla terra ha modellato il paesaggio creando montagne e corsi d’acqua.
Quel mondo fantastico mi incuriosì a tal punto che non la smettevo mai di chiederle nuove storie. Era felice di narrarmele, ma dopo qualche mese i racconti terminarono. Ne aveva menzionati molti altri, ma alcuni non li conosceva neanche lei perché erano tramandati solo da uomo a uomo, mentre altri non poteva rivelarmeli perché solo le donne li potevano apprendere. Addirittura nei casi più estremi c’erano anche leggende che ogni singola tribù manteneva segrete alle altre.
Esaurite dunque le storie, i nostri incontri si fecero più seri. Kath era fiera di parlarmi delle tradizioni aborigene: mi insegnò qualche parola nella sua lingua, provò a spiegarmi il loro credo, e soprattutto ci teneva a porre l’attenzione sulle condizioni in cui il suo popolo era costretto a vivere.
Ciò che sapevo degli aborigeni lo avevo scoperto all’università, ma in quel caso venivano sempre descritti come un patrimonio da difendere, senza il diritto di essere considerati persone. Per lo stato, erano oggetti che a volte ritenevano anche parecchio ingombranti.
Kath invece mi descrisse un mondo variegato e magnetico. Le tribù erano molte e con forti identità, legate indissolubilmente alla terra che consideravano sacra; la stessa terra che per secoli si erano visti strappare via. Nonostante tutte le angherie subite, lei non parlava mai della sua gente o delle sue tradizioni con malinconia, ma con gioia e voglia di vivere. Si rammaricava solo quando ricordava che alcuni racconti del Dreamtime erano andati perduti perché i loro custodi si erano lasciati traviare dagli uomini bianchi, dimenticandosi di tramandare i racconti a loro affidati.
Secondo la mia famiglia, che aveva già deciso il nostro destino, io dovevo diventare avvocato e tuo padre architetto: non avremmo mai potuto scegliere qualcosa di diverso. Per quello continuai i miei studi, ma dopo l’incontro con Kath il mio interesse si era spostato verso i diritti civili dei nativi australiani: questo creò la prima frattura con la famiglia.
I miei genitori erano sicuri che nel 1941, dopo l’ingresso di Kath nell’Australian Womens Army, sarei tornato sulla strada segnata.
Ma i racconti del Dreamtime e la questione degli aborigeni erano entrati così tanto in me che, contravvenendo a ogni desiderio della famiglia, divenni uno degli avvocati più agguerriti a battersi per l’abolizione dell’Assimilation Policy che strappava i bambini che avevano almeno uno dei genitori aborigeni dalle loro famiglie ponendoli sotto la tutela dello stato.
Per più di vent’anni ho lavorato a fianco delle tribù per assicurare loro il rispetto che meritavano. Assumevo il ruolo di arbitro nelle loro controversie con lo Stato, ma anche in dispute tra nativi stessi; non solo perché era vantaggioso in senso economico, ma anche perché, con il tempo, avevo acquisito una certa autorevolezza tra loro. Ma ogni volta che vedevo le lacrime di un bambino costretto ad abbandonare la sua famiglia per essere educato alla maniera dei bianchi, il mio cuore si lacerava e la mia coscienza si strappava in due.
Tuo nonno mi definiva troppo sensibile e senza nervo, ma io continuai la mia missione.
Ho avuto l’onore di essere tra i pochi avvocati che nel 1963 si è battuto per il riconoscimento del voto degli aborigeni.
Se stai studiando come si deve questi eventi dovresti ormai conoscerli bene, perché hanno fatto la storia del nostro paese. Ma personalmente furono anche quelli che mi allontanarono dalla famiglia. Il nonno divenne ancor più intollerante dopo quella legge, licenziò tutti i domestici aborigeni e chiuse definitivamente ogni rapporto con me. Solo oggi credo che molte delle colpe che attribuiva loro fossero più personali che politiche. Vedeva in loro la causa del mio allontanamento dalla sua ala protettiva.
Morì a pochi mesi dal referendum popolare del 1967 senza che io lo abbia più visto. Tuo padre divenne il capo famiglia e sembrò ereditare tutto l’odio che provava il nonno, perciò anche lui tagliò i ponti con me. Per anni era stato il mediatore tra noi, ma in quel momento credeva che non mi fossi impegnato abbastanza per la riconciliazione con mio padre, preferendo gli aborigeni alla famiglia.
Quell’anno fu particolarmente duro sul piano personale, perché ormai mi sentivo da solo nel mondo. Soltanto la vittoria schiacciante del referendum, che riconosceva i pieni diritti ai nativi australiani, riuscì a risollevarmi, tanto che decisi di concedermi una meritata vacanza alla ricerca di me stesso. E quale posto più adatto se non il sacro Uluru?
Il viaggio a tappe mi portò a vagare per una settimana alla scoperta del deserto. Per un cinquantenne come me divenne ben presto faticoso, ma ogni affanno venne ricompensato nel momento esatto in cui gli occhi si posarono su quella roccia rossa. Se non ci sei mai andata ti invito caldamente a visitarla, perché la sua stessa presenza sembra raccontare una storia mistica e misteriosa.
Capii all’istante perché fosse ritenuta divina. Il suo colore che cambia a seconda della luce, la sua superficie ruvida e porosa, le sue voragini inaspettate: ogni dettaglio raccontava una storia diversa, e il senso di sacralità non faceva che aumentare a ogni passo. Le storie che mi erano state raccontate non bastavano a colmare la grandezza di quel posto.
Dopo ore di esplorazioni, sedevo accaldato con le ginocchia strette al petto al riparo dal sole poggiato a una roccia quando apparve una donna anziana dall’aspetto risoluto e fiero. Aveva in mano un lungo bastone da passeggio e camminava un po’ ricurva, stando attenta a non inciampare. Mi girai a osservarla, ma mi dava le spalle, quindi potei vedere bene solo i capelli sale e pepe corti e ribelli. Parlava concitata in una lingua che riconoscevo a stento. Non era sola, perché apparve un uomo ancora più anziano, sicuramente un nativo australiano, che le intimava di fare silenzio scuotendo la testa. Quando lei fu arrivata alla mia altezza, l’anziano la prese per un braccio e le disse qualcosa sottovoce mentre indicava verso di me. La donna ebbe un sussulto, mi guardò, si portò la mano alla bocca per soffocare un’esclamazione, ma questa volta non fuggì via. Non avevo riconosciuto Kath, ma lei aveva riconosciuto me all’istante.
Come era successo molti anni prima, non mi considerò subito; anzi, riprese a parlare concitata. Dopo qualche minuto, quando l’uomo se ne fu andato, lei sembrava sfinita e sconsolata. Fu allora che si mise a sedere al mio fianco, e la sua presenza mi spinse a parlare nonostante il caldo avesse spossato entrambi.
Restammo a raccontarci le nostre vite per quasi due ore, poi mi invitò in una tenda che aveva allestito non lontana da Uluru.
L’idea di immergermi totalmente nella cultura di quei luoghi era la degna conclusione di un viaggio che aveva come unico scopo il connettersi con la parte più ancestrale di qui luoghi e per un attimo dimenticare il mio mondo fatto di leggi e regole. Questo era quello che credevo, ma non sapevo che Kath avesse in serbo per me un altro destino.
Mi aveva invitato a rimanere con lei solo perché mi voleva come arbitro in una disputa con l’anziano capo tribù.
Mai avrei pensato che la contesa potesse essere di quella natura. Dopo anni passati come attivista per i diritti civili degli aborigeni, Kath era diventata feroce e inarrestabile. Pur non usando mai un tono cupo, insisteva sulla vitalità delle voci aborigene e sulla natura politica del linguaggio poetico. Per questo era diventata anche poetessa e scrittrice portando sul foglio la sua identità aborigena e il profondo legame con la natura. Infatti la sua disputa era prettamente letteraria.
Si era messa in testa di raccogliere tutti i racconti del Dreamtime e farne una raccolta fonte d’ispirazione positiva e che guardasse a un futuro ricco di promesse. I custodi dei racconti erano stati per lo più favorevoli al suo progetto e il libro era a buon punto ma il capotribù Mutitjulu si era rifiutato categoricamente di tramandare a una donna un racconto su Baiame.
Devi sapere che questo eroe leggendario, sceso dal cielo per aiutare l’umanità, è spesso paragonato a Gesù, quindi per lei era fondamentale scoprire ogni storia che lo riguardasse per avvicinare con il suo libro i bianchi agli aborigeni.
Anche se ero in vacanza, l’idea di aiutarla era per me elettrizzante: quindi acconsentii all’istante. Mentre ragionavo su una sentenza che accontentasse entrambi, lei inaspettatamente non trovò nessuna reticenza da parte dell’anziano. L’unica sua richiesta era che la discussione si svolgesse in una capanna rituale fatta di bastoni e ricoperta di foglie di melaleuca.
Quel luogo atto alla conversazione emanava un odore inebriante, e le foglie accatastate come soffici sofà erano così comode che ero sul punto di chiedere se, dopo aver lavorato, potessi riposare lì. Ma nessuno sembrava in vena di scherzi: l’uomo mi teneva gli occhi puntati addosso mentre Kath aveva già iniziato la sua arringa con voce alta e graffiata.
Ero sul punto di interromperla, quando l’anziano si avvicinò piano al mio orecchio e iniziò a parlare.
Non riconobbi quella lingua, ma il ritmo e la melodia di quella voce mi fecero riempire gli occhi di lacrime. Le parole mi entrarono dentro e presto iniziai a vedere delle immagini nella mente. Uomini con braccia lunghissime scendere dal cielo, foreste che germogliano al passaggio di giovani fanciulle, scaglie iridescenti smuovere la terra… Poi un calore mi pervase le membra fino a farmi cedere.
Quando rinvenni, Kath era sopra di me e mi osservava con occhi indagatori. L’anziano era andato via e lei sembrava contrariata. Disse che l’uomo mi aveva raccontato la storia perché ero un maschio, ma sopratutto per il bagliore di onestà che aveva intravisto nei miei occhi. Ovviamente non sarei mai stato in grado di ricostruire la storia: tentai di descrivere le sensazioni che avevo provato in quel momento, ma anche quello mi sembrava impossibile. Non credetti neanche per un istante che potesse essere successo qualcosa di magico: sicuramente il caldo e la stanchezza avevano preso il sopravvento, ma questo non modificava in alcun modo l’intensità di quel momento.
Kath rimase in silenzio per molto tempo e vidi il suo furore spegnersi fino a sorridermi come non aveva mai fatto.
Ogni sua supposizione era vera: le storie come quelle avevano una potenza emotiva impressionante. Toccavano le corde dell’animo umano, quindi era suo dovere insegnarle in primo luogo ai nativi stessi che le avevano dimenticate. Ogni aborigeno doveva essere in grado di tramandare quelle storie prima di poterle condividere con i bianchi. Solo in seguito, saldi nelle loro origini, si poteva creare un ponte che avvicinasse le persone.
È con questa nuova convinzione che partii per la conferenza mondiale sul razzismo che si tenne nel 69 a Londra.
L’esperienza nella capanna ai piedi di Uluru era stata talmente intensa che decisi di lasciare la professione e seguire quella donna nella sua nuova missione di educatrice. Mi trasferii anche io sulla Stradbroke Island e continuai la mia vita aiutandola con i ragazzi e facendo consulenze per lei.
Mai come in quegli anni mi sentii vivo: stavo facendo qualcosa che in futuro avrebbe portato i suoi frutti. Non sentivo più il peso delle mie origini. Ero ancora addolorato per quello che era successo: provai a contattare tuo padre in un paio di occasioni ma fu tutto inutile. Ero grato alla famiglia per i mezzi che mi aveva dato, ma non mi sentivo più in colpa per averli usati al servizio di qualcun altro.
A oggi non riesco a contare i giovani, nativi e non, che ho incontrato in questi anni. Nei loro occhi spesso ho visto quella scintilla di speranza che vorrei brillasse anche nei tuoi. Non voglio farti la paternale su quanto i diritti civili di tutti debbano essere rispettati: avrai modo di farti il tuo pensiero. Quello che vorrei costruire è un ponte che ci aiuti a congiungere le nostre vite e provare a ripartire da quello per ritrovare le nostre origini condivise.
Per agevolare questo processo ti ho inviato le tre raccolte di racconti indigeni che Kath ha trascritto in questi anni, nella speranza che facciano risuonare dentro di te quelle emozioni che abbiamo provato noi due quel giorno nella capanna.
Non credere che sia stato l’unico a cambiare dopo quella esperienza; il mutamento maggiore è avvenuto in Kath: una parte di lei è morta quando ha ripreso contatto con le sue origini più ancestrali. Al suo posto, è nata Oodgeroo Noonucaal.
Oodgeroo significa melaleuca: quell’albero indigeno australiano sotto le cui foglie abbiamo visto le nostre anime accendersi. La scelta di quel nome è significativa anche perché la corteccia della melaleuca viene utilizzata dagli aborigeni sia per la pittura sia per la scrittura; questa decisione testimonia quindi non solo l’amore per la sua terra, ma anche il ruolo di scriba che ha scelto di assumere per il suo popolo.
Anche a me è balenato di cambiare nome, ma non vorrei mai appropriarmi della cultura di qualcun altro; piuttosto vorrei che il nome che portiamo entrambi si fortifichi, e con esso la nostra conoscenza.
Resterò in attesa di tue notizie finché avrò fiato.
Con affetto, Zio Timothy.

24 Novembre 1988,
Dunwich,
Stradbroke Island.

2Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Mer Lug 06, 2022 8:20 am

SuperGric

SuperGric
Padawan
Padawan

Ho fatto una veloce ricerca Google ma non trovato tracce storiche di questo avvocato difensore dei diritti civili degli aborigeni. Poi ci dirai se è inventato. Se lo ho è: complimenti, perché il risultato è molto realistico.
Bella e originale la scelta dello stile epistolare, sicuramente aiuta a dare più emozione al racconto, anche se sembra strano che tante informazioni siano sconosciute ad Amber. E, forse, essendo una lettera, la citazione iniziale di Oodgeroo Noonuccal, anche se molto bella, è fuori luogo.
La figura di Oodgeroo Noonucaal, che non conoscevo, è affascinante e mi sono segnato di approfondirla. Ottima la scrittura: emerge tutta la profondità e l’intensità delle tradizioni aborigene, così come tutto il dramma di una popolazione violentata per secoli.
Un bel racconto nel complesso, sia per i temi sia per la narrazione.

3Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Gio Lug 07, 2022 2:39 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

Per la come l'hai scritta il voto alla fine è da penna rossa. Ci sono moltissime imperfezioni che fanno scadere la storia che di per se stessa è molto interessante, visto anche che ritengo sia sconosciuta alla più parte di noi. L'Australia è proprio dall'altra parte del mondo e noi sappiamo veramente troppo poco di quello che è stato il loro passato. Son sicurissimo che ci siano tantissime storie da tramandare come quella che tu ci hai presentato. Grazie per averlo  fatto ma l'insufficienza rimane.

4Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Gio Lug 07, 2022 6:57 pm

The Raven

The Raven
Admin
Admin

Ciao autore, il tuo testo è sicuramente quello più ricercato tra le letture fatte fino a questo punto.
Hai deciso di affrontare un tema importante, quello dei diritti degli aborigeni, inserendolo in un contesto storico difficile e molto conservatore. Ci vuole maestria per affrontare certi argomenti senza cadere nella retorica e tu ci sei riuscito.
C’è una grande ricerca e un bel po’ di studio nel sottotesto del tuo racconto, segno di interesse e curiosità.
La scrittura è davvero buona, non ho nulla da segnalarti sotto questo aspetto.
I miei complimenti per l’utilizzo della figura dell’arbitro, sicuramente la più originale letta fino a ora.
Ho apprezzato anche le incursioni nella filosofia e nella cultura indigena: è un mondo a me sconosciuto e mi sono ripromesso, dopo questo step, di approfondirlo, poiché Dreamtime e i miti connessi mi incuriosiscono molto.
Ho trovato un po’ forzato, oserei dire pretestuoso, l’incontro del protagonista con Kath su Uluru: ho pensato “alla faccia della coincidenza! Sono andati a beccarsi, tempo dopo, proprio lì!”. Non so, mi ha fatto storcere il naso anche se capisco che fosse funzionale ai fini della storia.
Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è la scelta del genere: l’epistola diventa eccessivamente didascalica nell’economia della narrazione. Diventa eccessivamente descrittiva, la lettera poteva essere molto più breve e far capire lo stesso alla nipote quale fosse la sua richiesta. Troppe descrizioni, troppa dovizia di particolari, troppe immagini che, a mio modesto avviso, non ci stanno poi molto nel genere scelto.
Il testo comunque ha il pregio di essere davvero formativo e l’ho letto con molto interesse.


______________________________________________________
IN GRAN SILENZIO OGNI PARTIGIANO GUARDAVA QUEL BASTONE SU IN COLLINA.


REACH OUT AND TOUCH FAITH!                                                                                               Sembrano di sognante demoni gli occhi, e i rai
                                                                                         del lume ognor disegnano l’ombra sul pavimento,
né l’alma da quell’ombra lunga sul pavimento
sarà libera mai!
Quel vizio che ti ucciderà
non sarà fumare o bere,
ma è qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere.

5Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Gio Lug 07, 2022 9:39 pm

giuseppe.bignozzi

giuseppe.bignozzi
Younglings
Younglings

Un bel testo, importante, di rispetto. Forse appena un po' troppo storico e raccontato, ma l'idea di mettere l'arbitro proprio sull'Uluru è fantastica. Non so se l'avvocato del racconto abbia riferimenti in qualche figura realmentre esistita, ma è reso in modo così concreto e solido che entra di diritto nella storia del travagliato rapporto tra i bianchi immigrati e gli aborigeni australiani.
Complimenti.

6Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Gio Lug 07, 2022 11:02 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Una storia importante, che tratta temi impegnativi e scottanti, che alla fine hanno messo gli Australiani “importati” a confronto con la loro coscienza.
Non so se è basato su una storia vera: dalle date e i riferimenti sembrerebbe di si. Proprio l’impronta storica, didascalica e il continuo raccontato, mi hanno reso il racconto un poco noioso.
Un suggerimento: cambierei “realtà” con “verità”, in “ora è giunto il momento che tu conosca la realtà.”, o meglio ancora con “la mia verità”

7Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Ven Lug 08, 2022 2:29 pm

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Li senti gli applausi, autor? Grazie per questo racconto. Me lo sono davvero gustato e sono uscita arricchita da questa lettura.
Ti confesso di essere ricorsa a internet ma ne valeva la pena. Tu, Melaleuca ed io 220px-UQFL301_b9f1_photo_0002x

Oodgeroo Noonuccal (seduta al centro).

Oodgeroo Noonuccal, nata Kathleen Jean Mary Ruska e fino al 1988 conosciuta come Kath Walker 

È molto bello quello che hai fatto. Ricostruire la storia di questa donna speciale. Non so quanto tu abbia messo di tuo come fantasia, ma non mi interessa. È un lavoro eccellente e una lettura che lascia una traccia importante. Viene davvero voglia di saperne di più. 
Ti dirò che la forma espositiva che hai scelto in genere non mi cattura molto, ma in questo specifico caso, l’ho trovata efficace. La lettura appassiona e non stanca nonostante l’assenza di dialoghi e di azioni.
Un ottimo lavoro che si differenzia da tutto ciò che ho letto finora. Piaciuto davvero tanto. Complimenti.



Ultima modifica di Petunia il Ven Lug 08, 2022 3:57 pm - modificato 1 volta.


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

8Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Ven Lug 08, 2022 3:32 pm

Mac

Mac
Padawan
Padawan

La scelta di scrivere una lettera l'ho trovata originale e appropriata. Nel testo si evince un grande lavoro di preparazione e ricerca per collocare in maniera corretta i fatti e l'epoca in cui si sono svolti.
Il lato negativo della lettera è che si rischia di diventare troppo tecnici rendendo la lettura pesante.
Hai messo dentro tanto, sia a livello storico che umano, forse troppo da assimilare in così poco tempo.
Il linguaggio e la scrittura sono lontani dai miei gusti, ma non ci sono grandi cose da rilevare.
Quello che invece non mi torna è un dettaglio tecnico.
facendo un po' i conti quando Timothy ha conosciuto Kath aveva circa 17 anni, lei l'hai descritta come una "donna molto giovane", quindi nella mia testa ha acquisito le sembianze di una venticinquenne.
Quanto si ritrovano a Uluru lui ne aveva 50, lei circa 58. Ora io sono prossima a quella età e se qualcuno mi descrivesse "una donna anziana dall’aspetto risoluto e fiero. Aveva in mano un lungo bastone da passeggio e camminava un po’ ricurva, stando attenta a non inciampare."mi incavolerei parecchio. 
Anche la nipote risulta un po' giovane (sta studiano all'università). Va beh che oggigiorno si hanno figli anche in tarda età, quindi forse passa in secondo piano.
Per concludere storia molto interessante,  un po' troppo nozionistica tanto da risultare in alcuni punti pedante.
A rileggerci

9Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Ven Lug 08, 2022 4:48 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Tu, Melaleuca ed io 65867427
Sarà pure risoluta e fiera Noonuccal, ma a me sembra carina. Sorrido più per le parole di Mac che per i tuoi aggettivi, autore.
Bella storia, bella e vera. La testimonianza fotografica di Petunia è proprio un bel contributo. Sembra quasi inutile aggiungere che mi è piaciuto parecchio questo racconto.
Gli aborigeni oltre a essere poco conosciuti sono poco considerati.
Tutta da rivedere la mia cinquina, questo racconto la merita questa revisione. Per la ricerca dell'autore e per il bel profilo di Kath.
Sembrava uno step dormiente e invece sta riservando belle sorprese. È bastato saper osare.

A Mac garba questo messaggio

10Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Lun Lug 11, 2022 8:58 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Un racconto che oserei definire educativo ma che non tralascia l'aspetto più umano della storia. 
Chi mi conosce sa quanto mi piacciano i racconti con personaggi storici che devo andare a cercare su internet. la poetessa (di cui non riesco a pronunciare il nome) è sicuramente un personaggio interessante. Sull'arbitro non ho trovato nulla quindi deduco che sia inventato ma va bene lo stesso. 
La storia si segue bene e tutto è liscio e semplice. Non ci sono troppi giri strani è tutto liberare e di facile assimilazione, questo è un pregio perché il rischio di diventare pesanti era altissimo. 
La cosa che maggiormente ho apprezzato è l'aver posto l'attenzione sulla questione aborigena. Anche in quel caso ho fatto una ricerca e ne è uscito fuori tantissimo materiale che studierò in seguito.
Ultima cosa ho già chiesto in biblioteca che hanno i libri dei racconti "della poetessa" perché devo assolutamente leggerli.
Grazie.


______________________________________________________
Someone give that Wolf a Banana  Tu, Melaleuca ed io 1f34c 

11Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Lun Lug 11, 2022 10:33 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan

Il merito del racconto è senz'altro quello di gettare un po' di luce sulla questione aborigena e sulla scrittrice che credo davvero sia stata una donna eccezionale.
La forma scelta non mi ha particolarmente colpita, perchè la lettera è un susseguirsi di fatti e riassume una vita che doveva essere davvero interessante in un elenco di fatti che tolgono spessore agli eventi.
Tutto si appiattisce troppo, insomma.
Il testo è ben curato e si percepisce che è supportato da una bella e profonda ricerca, anche perchè credo che gli aborigeni abbiano davvero un filo diretto con la magia, nel senso più ampio del termine.
Magia che però non appare mai davvero e nemmeno la Kath matura riesce a trasmettermi quel senso di sogno e libertà primitiva che avrei tanto apprezzato.
Un racconto che avrebbe dovuto infiammare gli animi, come è successo al protagonista in gioventù, tanto da fargli abbandonare la famiglia, ma che, a mio avviso, per lo stile asciutto e sintetico, rimane un pò tiepido senza diventare mai profondo.

12Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Mar Lug 12, 2022 7:15 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

testo davvero curato e ben scritto, con ottime esposizioni e descrizioni, niente da dire.
però... ovviamente però, forse dipende dai miei gusti eh, non mi ha preso più di tanto.
sarà la scelta epistolare, sarà il contenuto e il modo in cui viene presentato, ma spesso il racconto mi è divenuto pesante, tanto da dover rileggere.
non dico mi abbia stufato, perché non è così, ma ho fatto fatica a seguirlo per bene.
l'argomento trattato è forte e condivisibile, mi sarebbe piaciuto se fossi riuscit@ a farmi vivere la storia appieno, cosa invece non accaduta.


______________________________________________________
L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Tu, Melaleuca ed io Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

13Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Mar Lug 12, 2022 9:23 pm

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Chi mi conosce sa che ci sono tre generi che non mi sconfinferano tanto: il flusso di coscienza, la fantascienza(quella ambientata nello spazio, con astronavi, pianeti e civiltà aliene) e l'epistolare.
Il tuo racconto l'ho trovato troppo ingessato, monocorde, ma seppur devo dare retta al mio gusto personale, devo anche rendere merito all'autore per il lavoro fatto, per lo studio e la documentazione che c'è dietro.
Il testo poi è scritto bene, senza errori, e porta alla mia attenzione un personaggio che io non conoscevo.
Sono sincero, non penso che rientrerai tra i miei cinque ma ci tenevo a sottolineare e rimarcare il lavoro che hai fatto per generare il tuo racconto. Questa cosa l'ho apprezzata molto.
Il resto è solo una questione di gusto personale, nient'altro.
Che poi, quando ho letto questo passaggio
Ero sul punto di interromperla, quando l’anziano si avvicinò piano al mio orecchio e iniziò a parlare.
Non riconobbi quella lingua, ma il ritmo e la melodia di quella voce mi fecero riempire gli occhi di lacrime. Le parole mi entrarono dentro e presto iniziai a vedere delle immagini nella mente. Uomini con braccia lunghissime scendere dal cielo, foreste che germogliano al passaggio di giovani fanciulle, scaglie iridescenti smuovere la terra… Poi un calore mi pervase le membra fino a farmi cedere.
ho avuto un sussulto, mi sono detto che si entrava nel fantastico, ci speravo, e già pregustavo uno scossone nella storia, e invece la cosa è durata solo pochissime righe.
Un lavoro più che positivo ma per me manca un pò di verve. 



Ultima modifica di Byron.RN il Gio Lug 14, 2022 10:12 pm - modificato 1 volta.

14Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Gio Lug 14, 2022 9:28 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Prima di tutto, per quanto vale, devo farti i miei complimenti per tutte le informazioni che ci hai fornito sulle problematiche e sulla storia degli aborigeni australiani. Escludo (ma chissà? potrebbe anche essere) che tu conoscessi già quelle storie. Se così è, significa che hai fatto un bel lavoro di ricerca e di documentazione su un argomento poco conosciuto e, quanto meno, meriti un plauso per la curiosità che hai saputo accendere in molti di noi sull’argomento.
Un'altra ragione di merito è la scelta coraggiosa del genere, quello epistolare, certamente non privo di rischi. Il maggiore è quello di dover conciliare due esigenze di scrittura: da un lato il contenuto di una lettera rivolta, come nel caso specifico, a una nipote che già è a conoscenza di certi fatti pregressi. Dall’altro, l’esigenza narrativa di far passare la storia, con tutti i necessari dettagli, al lettore. Devo dire che da questo punto di vista ho apprezzato un buon equilibrio fra i due aspetti.
La storia è interessante e miscela bene, senza che se ne percepiscano le differenze, personaggi reali e personaggi di fantasia.
Il salotto anche in questo racconto è abbastanza in secondo piano.
Il racconto è ben scritto e si legge piacevolmente. Chiudo un occhio sulla curiosa coincidenza di quell’incontro “casuale” sull’Uluru.

15Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Gio Lug 14, 2022 9:46 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

La cosa che ho notato subito leggendo questa lunga lettera è che, man mano che la portavo avanti, riuscivo a visualizzare molto bene tutte le scene, le situazioni e persino le descrizioni.
Questo è un punto a favore dello stile, ma non a favore del genere, poiché in effetti una lettera dovrebbe trasmettere emozioni, concetti, perlopiù.
Chiaro, racconta una storia, ma lo fa con una dovizia di particolari che la trasforma in qualcosa di diverso

Al di là di questo, la vicenda nel complesso non mi ha coinvolto, ma questo è un limite mio. Non riesco a entrare in empatia con i personaggi che gettano alle ortiche il proprio mondo, affetti inclusi, pur di schierarsi con una causa minoritaria.
Li trovo un po' inflazionati.
L'intromissione di una punta di elemento magico, la storia narrata dal vecchio, mi ha fatto un po' storcere il naso perché andava ad alterare la grande patina di storicità e compostezza che avevi tenuto fino a quel momento, ma alla fin fine si è trattato solo di un piccolo calo.

Lo stile di scrittura è nel complesso buono, troppo didascalico per una lettera, molto più adatto a un diario, ma si lascia leggere bene.
Hai sicuramente svolto un buon lavoro di ricerca per stendere il racconto, e anche di questo ti va dato atto.
Credo manchi un po' d'emozione, o comunque, qualcosa che rendesse più vibrante la vicenda. Ma ripeto, su questo influisce sicuramente anche il mio gusto personale.

16Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Ven Lug 15, 2022 1:32 pm

Resdei

Resdei
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Oltre al titolo che mi ha incuriosito subito, il racconto ha certamente  il pregio di far conoscere e denunciare una situazione di disagio molto forte.
Non conoscevo la storia degli aborigeni, il mito e il sogno, il Dreamtime e ti ringrazio per avermi fatto conoscere quest’ennesima violenza dell’uomo verso altri simili.  
Anch’io, come altri, avrei gradito maggiori elementi di magia e di mistero.


Piaciuto molto il titolo e il significato attribuito alla malaleuca, la cui corteccia
 viene utilizzata dagli aborigeni sia per la pittura sia per la scrittura;


mi sarei soffermata di più proprio su questo significato, che è bellissimo.

17Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Lun Lug 18, 2022 8:39 am

gipoviani


Younglings
Younglings

Un bel progetto, un buon racconto. L’ho letto con piacere.
Se devo avanzare delle perplessità riguardano due questioni.
La prima è stilistica. Un po’ troppo fredda e giornalistica per essere una lettera alla nipote. Manca pathos e empatia. Sembra più la voce di una enciclopedia che una lettera ad una parente mai vista.
La seconda riguarda la trama. Eviti completamente ogni elemento sentimentale, come se avessi paura che il lettore pensasse che lui si fosse innamorato di una donna. Volevi che noi lo vedessimo solo innamorato di un’idea.
Mescolare i due temi avrebbe dato colore e calore al racconto.

18Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Gio Lug 21, 2022 3:51 pm

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Padawan
Padawan

Già conoscevo la figura di Kath Walker e alcune sue raccolte di racconti sui miti degli aborigeni australiani, un interesse dettato dalla volontà di scrivere una storia basata proprio sul Dreamtime. La storia, per ora, sta ancora galleggiando nel mare dei miei progetti, ma mi ha fatto davvero piacere leggere questo testo che disegna la personalità della Oodgeroo Noonuccal e ricorda le sue importanti conquiste nel campo dei diritti degli aborigeni.
Mi è piaciuta anche la forma epistolare scelta dall'autore: ha saputo gestirla al meglio, inserendo un punto di vista coinvolto e distaccato allo stesso tempo, il punto di vista di un bianco che ha voluto rinunciare anche alla famiglia (una rinuncia comunque non troppo lacerante, visti i personaggi) pur di seguire i propri ideali.
La scrittura è buona e la lettura avanza senza grandi intoppi nonostante alcune imprecisioni, specialmente sulla figura di Oodgeroo quando viene rappresentata come "una donna anziana dall’aspetto risoluto e fiero. Aveva in mano un lungo bastone da passeggio e camminava un po’ ricurva, stando attenta a non inciampare...". L'incontro, stando al testo, avviene nel 1967, quando lei ha (se non sbaglio) 47 anni e proprio non ce la vedo come "donna anziana" - quasi una vecchietta dalla descizione -  a quell'età.
Anche la punteggiatura a volte risulta un po' anarchica e sarebbero da rivedere alcune frasi che sono davvero troppo lunghe. Cercherei poi di evitare le numerose ripetizioni. Forse sarà una mia fissazione, ma ho trovato una quantità industriale di "racconti" e "famiglia".
Il lavoro resta comunque valido e degno di nota.
M.

19Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Gio Lug 21, 2022 10:50 pm

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Il titolo, anzi Malaleuca, ovvio che incuriosisce: invece di un personaggio leggendario o anche un nome particolare, ecco una pianta dalle molteplici proprietà, preziosa per gli aborigeni.
La lettura è stata molto interessante, un’ulteriore occasione per imparare qualcosa, quindi tanto di cappello, Penna, sia che tu conosca molto bene l’argomento o che sia il frutto di ricerca pro step. In entrambi i casi hai saputo gestire con equilibrio le info, distribuendole in quella che è, alla fine, una biografia dello zio
Diciamo che non mi sono annoiata, nonostante i blocchi di testo e l’assenza di dialoghi non godano della mia simpatia
Visto il genere epistolare, ci può stare un testo compatto, così pure – dato l’argomento avulso da rapporti affettivi consolidati tra zio e nipote – un certo tono freddo, di mero racconto.
Alla fine però, la lunghissima lettera, l’ho vista più come l’occasione per lo scrivente di mettere nero su bianco il riassunto del suo impegno, - encomiabile - , ricchissimo di dettagli divisi tra “come mi sentivo/cosa ho provato” – ma poco emozionante proprio perché quasi sommerso da tutto il resto,  e “ti faccio una lezione di storia dentro cui ci sono anch’io”; una sorta di autoincensamento per farsi accettare e finalmente elogiare dalla famiglia: IO ho fatto questo, IO non mi sono fatto condizionare, IO sono andato per la mia strada. Emozionalmente non mi è passato nulla: non ha cercato un appiglio forte per ricucire i rapporti, non emerge veramente il dolore per una frattura mai sanata, per le occasioni perse. Forse, nella realtà, in una lettera scritta con l’intento di conoscere la nipote - cui viene sottilmente chiesto di fare da mediatrice - ci sarebbe meno raccontato della questione “diritti degli aborigeni” e più di sé stesso, dei suoi sentimenti e del desiderio di tornare a far parte della famiglia, rimandando ad un auspicato incontro e gradualmente, il racconto della sua vita.
Per un primo contatto con una nipote mai conosciuta mi pare davvero troppo: penso che mi perderei in una lettera così, chiedendomi alla fine: “Ma cosa vuoi davvero da me? Che io faccia da arbitro o mediatrice, basandomi solo su questo scritto?”
Il racconto è scritto bene, nonostante ci siano spesso inciampi sulla punteggiatura,  soprattutto con le virgole. Ovvio che questo appunto risente del mio personale modo di scrivere, ma è una carenza che si sente.
 
Le mie note
sentendo il tuo cognome = mi è sembrato più giusto il mio cognome
le sbarravo la strada riempiendola di domande = mi sono chiesta che tipo di domande, così è tanto generico da far sembrare inutile questa frase
che risalendo dalla terra ha modellato il paesaggio, creando montagne e corsi d’acqua.= mio gusto personale, ci avrei meso una virgola
Ne aveva menzionati molti altri, ma alcuni non li conosceva neanche lei = d’accordo che menzionare ha un significato diverso da raccontare, ma se non li conosceva, come poteva anche solo menzionarli
Per lo stato, erano oggetti che a volte ritenevano anche parecchio ingombranti. talvolta considerati parecchio ingombranti
o dei genitori aborigeni dalle loro famiglie, ponendoli sotto la tutela dello stato. = dividerei l’ultima parte con una virgola
non solo perché era vantaggioso in senso economico, ma anche perché, con il tempo, avevo acquisito una certa autorevolezza tra loro. = qui parrebbe che l’interesse economico prevalga sul resto

dopo ore di esplorazioni, mentre sedevo accaldato con le ginocchia strette al petto al riparo dal sole poggiato a una roccia quando apparve una donna anziana dall’aspetto risoluto e fiero. = inserirei il mentre per non confondere questo momento con il resto.
Mi aveva invitato a rimanere  solo con lei solo perché mi


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

20Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Sab Lug 30, 2022 11:58 pm

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Aut-

Timothy è lo zio di Amber e, nel tentativo di conciliazione con la nipote, scrive una lunga lettera in cui parla quasi esclusivamente di un'altra persona. In realtà, se Amber non ha interesse ad allacciare una relazione con lo zio, nessun approccio potrebbe funzionare. Mi chiedo invece se un avvocato davvero possa ritenere possibile un approccio del genere, tanto più che la lettera è accompagnata da tre libri non richiesti. Forse non lo farebbe nel 2020, però nel 1988? Non so. Il dubbio mi resta.
Il titolo è uno di quelli che mi ha incuriosito di più. Però poi, quando ho scoperto che melaleuca non è un personaggio ma un materiale, sono rimasto deluso perché in mezzo a "tu" e "io" secondo me proprio non ci sta.
La lettera forse funzionerebbe se la storia di Oodgeroo Noonuccal venisse fuori dal racconto di Timothy in cui è lui stesso che si racconta; altrimenti il risultato è quello di scrivere un saggio in forma di narrativa.

Non per niente le cose che mi restano più impresse sono la reazione di Kath, identica sia pure a distanza di anni, e la visione/allucinazione nella capanna di melaleuca: episodi che danno un punto di vista originale sulla persona e che di certo non verrebbero raccontati in un saggio. Il pregio del racconto è senza dubbio quello di avermi fatto scoprire il personaggio, oltre che di avermi fatto conoscere alcune pietre miliari nella storia della emancipazione dei nativi australiani. Mi chiedo se questo pregio possa essere sufficiente per la mia valutazione complessiva. Molto bene l'uso del lessico e lo stile è calzante secondo me sia per l'epoca che per il genere epistolare.
I paletti li ho trovati, mi è piaciuto in particolare l'arbitro e l'idea di usare l'arbitrato in senso legale.

Grazie e alla prossima.

PS: la notte a volte porta consiglio o consapevolezza; sì, mi è venuto in mente che Oodgeroo significa melaleuca. Ci ripenso sul giudizio al titolo.

https://linktr.ee/Achillu

21Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Mar Ago 02, 2022 9:40 am

CharAznable

CharAznable
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Racconto interessante con il pregio di portare la luce su una figura così importante per il riscatto del popolo aborigeno. Figura che non conoscevo e per questo ti ringrazio. La forma epistolare funziona abbastanza bene, anche se risulta un po' troppo fredda ed enciclopedica. L'ho letto con vero piacere. Ben scritto e senza particolari refusi. I paletti ci sono e ben integrati.
Davvero un buon lavoro.
Complimenti.
Grazie


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

22Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Mer Ago 03, 2022 6:04 pm

digitoergosum

digitoergosum
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Penna. Che bel lavoro che hai fatto! Ho scoperto aspetti della cultura aborigena che mai avrei immaginato. Il racconto, però, soffre un poco la mancanza di una storia "acchiappante", perché si concentra più sull'aspetto antropologico che sullo scopo vero e proprio di un racconto. Scritto molto bene, se io avessi un fine di ricerca di questo tipo, e andassi in cerca di testimonianze, imbattermi in questo "documento" lo riteterrei di enorme interesse. Il genere era libero, tra le opzioni potevi scegliere il saggio, l'articolo giornalistico, la biografia, e tutto sommato questo tuo racconto è un po' di tutto questo. La scelta, invece, di presentarlo come puro racconto, a mio inutile e non condivisibile avviso, inficia un poco la tua splendida ricerca. Spero di rileggerti presto, cara Penna.

23Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Ven Ago 05, 2022 4:10 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan

Inizio dal salotto. E per certi versi qui mi fermo. Luogo di incontro, punto di partenza di una storia che infondo sarebbe potuta iniziare ovunque e che parla di tutt'altro. Troppo poco per un racconto che dovrebbe parlare di stanze. Ma, come tanti hanno fatto notare, ha cose più importanti da dire e invece che la piccola storia di un incontro è una grande storia che copre anni, una vita, che tocca temi importanti, con delicatezza, impegno, attenzione. Non amo lo stile epistolare, specie se usato per raccontare una vita intera. Mi sembra un po' una forzatura. Però per come hai impostato la storia e per il desiderio che la muove di non omettere alcun dettaglio era forse una delle soluzioni più eleganti e meno didascaliche. Racconto molto riuscito, da questo punto di vista. E molto bene scritto. Ma al di là del coinvolgimento e dell'impegno, è troppo concentrato su altro. Per quello che dovrebbe essere il punto fermo di ogni storia, la stanza, è troppo poco, quindi anche se lo considero un'ottima prova, e il mio giudizio è positivo, non penso che possa trovare un posto nella mia cinquina. Mi spiace. Ma non toglie nulla al valore di quanto hai scritto.


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Tu, Melaleuca ed io Senza_10

24Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Ven Ago 05, 2022 7:45 pm

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Errori/refusi inesistenti, ho trovato soltanto questo:
connettersi con la parte più ancestrale di quei luoghi
La scrittura è elegante e ricercata come ci si aspetta che sia in una lettera scritta da un avvocato anche se questo rischia di essere anche un limite se si pensa che alla fine il protagonista sta scrivendo alla nipote e non un'arringa.
Paletti
Stanza: dal salotto prende via tutta la storia ma non lo si può definire propriamente centrale nella trama del racconto.
Personaggio: l'arbitro c'è, in un modo anche originale ma anche questo paletto è un po' sfiorato.
Luogo: qui il paletto è forte e centrale, non ci sono dubbi.
Genere: scelta originale e coraggiosa anche se, a mio parere, finisce per essere un po' fredda e poco coinvolgente.
I paletti sono utilizzati con parsimonia e in modo naturale, senza forzature con il chiaro intento di inserirli nel racconto in modo tale  he un non DT non se ne renda nemmeno conto.
Perché sì: i motivi sono tanti, a partire dal grande studio che si intuisce dietro a questo racconto. Grande merito anche per aver posto l'attenzione su un problema molto importante, quello degli aborigeni di Australia, facilmente allargabile a quello di tante minoranze nel mondo; interessante anche la conoscenza di un pezzettino di storia di un Paese che, credo di poter dire, per la maggioranza degli occidentali rimane ancora abbastanza sconosciuto e misterioso. Ottima, come già detto, la scrittura, sicuramente frutto di un lavoro attento e approfondito anche nella revisione.
Perché no: credo sia un problema mio, ma la lettura di questo racconto non è riuscita a coinvolgermi emotivamente, sono rimasto osservatore esterno, lettore di un interessante trattato su una splendida figura storica che mi ha portato ad approfondirne la storia in rete.
Ti chiedo scusa per questo, sicuramente avrai tanti estimatori in questo step e resta il fatto che mi piacerebbe tanto scrivere come scrivi tu.

25Tu, Melaleuca ed io Empty Re: Tu, Melaleuca ed io Sab Ago 06, 2022 9:57 am

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin

Qui c'è tanto lavoro di ricerca e approfondimento per il quale ti faccio i miei più sinceri complimenti.
La storia con la s maiuscola che ci racconti attraverso la tua lettera ha quasi le dimensioni di un saggio, di un corposo approfondimento da studioso e appassionato, e hai incuriosito e appassionato anche me. E questo vale tanto, rimettere in circola la conoscenza e spingere il tuo lettore a riflettere e a esplorare nuovi argomenti è un veicolo culturale molto potente e per questo ti ringrazio.
Il racconto vero e proprio invece non mi ha convinto, il genere epistolare che ti è servito per entrare nei dettagli con naturalezza non si adatta alla parte "emozionale" del tuo racconto. Scrivere a un parente prevede una piccola dose di pathos aggiuntiva, ma secondo me potresti lavorarci. Ci sono davvero tante informazioni, che forse sono tante da raccontare tutte in un'unica lettera. Funzionerebbe se fosse la sua prima lettera ma anche l' ultima perché la sua vita volge al termine. Così appare un po' artefatto.
Pensaci. Un pezzo con questo valore culturale si merita un po' di manodopera per diventare splendente.
Ele

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