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Una croce per Jonis

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Messaggio Da Different Staff Gio Giu 30, 2022 12:36 pm

Viktor Bodganov diede un’ultima occhiata febbrile alla stanza. Sprimacciò i cuscini sopra al divano, controllò il perfetto allineamento dei due calici di cristallo sopra al tavolino. Stappò una bottiglia di vino, ne annusò il tappo annuendo soddisfatto. Accese lo stereo regolando il volume in modo che la musica costituisse un delicato sottofondo. 
Gli scaffali della libreria ospitavano pochi volumi: i ripiani erano occupati da decine di targhe e trofei. Al centro, in primo piano, faceva bella mostra di sé una cornice d’argento con la foto che lo ritraeva sorridente nell’atto di stringere la mano di Lobanovski, allenatore della nazionale olimpica. Nello svuotatasche sulla mensola vicina alla porta d’ingresso rilucevano le chiavi della sua Trabant 601 S Deluxe.
Il suono del campanello gli fece balzare il cuore in petto. Prima di aprire, Viktor cercò a tastoni la piccola croce smaltata appesa alla sua collanina. Come faceva nello spogliatoio prima di entrare in campo e fischiare l’inizio della partita, la baciò. Quel rituale gli aveva sempre portato fortuna.


***


Un alone acre di fumo aleggia sopra le teste dei clienti. Viktor e il suo amico Valentin, nell’attesa delle loro birre, sgranocchiano delle kepta duona, strisce di pane nero di segale all’aglio, fritte.
«Pensi che ti convocheranno a Seul, Viktor?»
«Dovrebbero farlo, ma ancora non so niente di preciso.»
«Sei proprio un gran figlio di puttana, Vik. Se tu non avessi fischiato quel rigore, non saremmo qui, stasera. Gli hai salvato il culo. Non possono tagliarti fuori, vedrai.»
Viktor lo guarda di traverso: «Hai bevuto già troppo, Val. Straparli.»
L’arrivo della cameriera li toglie dall’imbarazzo. Indossa il costume popolare e il sorriso smagliante di un poster per turisti. La testa avvolta da un fazzoletto di lino bianco dal quale spunta una lunga treccia bionda, la camicia immacolata sotto un gilet nero e la lunga gonna a righe multicolori non riescono a celare il fisico prorompente della donna. Nella targhetta spillata all’altezza del seno spicca il nome: Lidija.
Viktor si sbottona con destrezza la camicia fin quasi alla metà del petto. La cameriera arrossisce e abbassa lo sguardo.
La vista della piccola croce smaltata che pende dalla catenina provoca l’ilarità dell’amico: «Ehi Vik! Dici la preghierina prima di mangiare?»
La risata goliardica s’interrompe quando Lidija chiede loro cosa abbiano scelto dal menù.
Viktor non riesce a smettere di fissarla: «Mi hanno detto che a Šiauliai si mangia molto bene ma non mi avevano informato che c’era la donna più bella dei Balcani…»
Alla battuta, il sorriso di Lidija si spegne all’istante. Si schiarisce la gola prima di parlare: «Oggi abbiamo i cepelinai ripieni di carne.»

Era iniziata così, come decine di altre storie durate il tempo di una serata. Coi suoi quarantadue anni Viktor Bodganov, il fisico atletico, i capelli brizzolati, il successo come arbitro internazionale, era il simbolo di chi ce l’aveva fatta. Una vita sorprendente per il figlio di un semplice soldato dell’esercito sovietico.

«Ti accompagno in hotel, Valentin. Hai bevuto troppo stasera. Non preoccuparti per me, farò tardi.»
«Vik, tanto quella non ci sta. Te lo dico io.»
«Quella è un calcio di rigore, Val.»
«Sei proprio un gran bastardo…»

È l’una di notte quando Lidija esce dalla porta posteriore del ristorante. Viktor, nell’attesa, ha esaurito la sua scorta di gomme da masticare alla menta. La strada è poco illuminata ma la silhouette della cameriera è inconfondibile. La vede camminare a passo svelto, rasente al muro. Sta per avvicinarla quando, all’improvviso, un balordo ubriaco esce dall’ombra dei palazzi. L’uomo cerca d’impedirle il passaggio rivolgendole parole oscene. Viktor interviene giusto un attimo prima che l’aggredisca. Con decisione gli blocca il braccio già pronto a sollevarle la gonna. Quello barcolla e sputa per terra prima di dileguarsi nel buio imprecando.
«Non è prudente andare in giro da sola a quest’ora, Lidija.»
Nel silenzio si possono sentire le pulsazioni del suo cuore. È affannata: «Sì, sì lo so. Grazie per l’aiuto, signor…»
«Mi chiamo Viktor Bodganov. Posso accompagnarla a casa? La mia auto è parcheggiata qui, a due passi.»
«Lei è gentile, ma non importa. Sono quasi arrivata. Abito molto vicino al ristorante.»
«La prego, mi permetta almeno di seguirla a piedi fino al portone.»
Lo sguardo della donna si posa sulla croce che fuoriesce dal colletto aperto della camicia; si stringe nelle spalle: «Va bene» risponde senza entusiasmo.
Proseguono l’uno dietro l’altra senza dirsi una parola. I loro passi rimbombano tra le pareti del vicolo come dentro a una chiesa al mattino presto. A volte Lidija si gira e i loro sguardi s’incontrano, ma non sono che piccoli lampi nel buio.
«Buonanotte, Lidija. Cerchi di stare attenta.»
Gli occhi di lei brillano nella notte. Senza l’abito tradizionale, sembra più giovane. Indossa un vestito semplice a fiori stampati. Un alito di vento le increspa i capelli sciolti sulle spalle facendoli fluttuare come onde in un campo di grano maturo.
«Grazie… buonanotte anche a lei, Viktor.»
I loro sguardi s’incontrano una volta di troppo.
Gli viene naturale abbracciarla, sentire il battito del cuore accelerare, dischiudere le labbra e cercare di baciarla. Il corpo prende il sopravvento sulla ragione, il desiderio sul buon senso. Viktor allunga una mano sul suo seno ma Lidija lo ferma subito, decisa.
«Scusa… scusa… scusa. Non so che mi è preso…» le dice con un filo di voce.
Lei, a testa bassa, rovista nella borsetta alla ricerca frenetica delle chiavi e, trovatele, entra in casa senza voltarsi.
Una volta dentro, appoggia la schiena alla porta e si lascia scivolare piano sul pavimento scossa da un pianto sommesso. Un lamento che proviene dalla camera, la fa riscuotere.
Tira su col naso, si asciuga gli occhi con la manica del vestito e si avvia nella stanza.
«Mamma, sono qui. Stai calma» le dice sottovoce accarezzandole la fronte.
L’anziana le rivolge uno sguardo assente e si rimette a mugolare.
Lidija le parla come se lei potesse comprenderla e le confida sempre tutto. S’infila accanto a lei sotto le lenzuola, così non deve alzarsi ogni volta che la sente agitata.
«Sai, mamma, ho conosciuto un uomo stasera. Un cliente del ristorante. Era bello, aveva qualcosa di speciale. Pensavo fosse diverso dagli altri, ma invece no. Oppure gli uomini si devono comportare tutti nello stesso modo? Forse sono io che sbaglio.»
Lidija continua a parlarle di Viktor anche dopo aver spento la luce e lo fa anche nelle notti seguenti.

Viktor, con lo stomaco chiuso da una morsa, si allontana trascinando i piedi. In auto stringe con forza il volante e parla da solo.
Non riesce a chiudere occhio, continua a rivivere la scena mille volte, ma il finale non cambia. L’ora della partenza lo sorprende ancora sveglio.
I giorni si susseguono convulsi, il calendario di Bodganov è fitto di partite, di camere anonime d’hotel, di Irina, Ludmilla, Ljuba e Galina.
«Pronto, per favore, potrei parlare con la cameriera… sì, Lidija. Ah, sta lavorando… Certo, capisco. Potrebbe riferirle che l’ha cercata Viktor Bodganov?»
Tornare a Šiauliai sembra un desiderio irrealizzabile. Lidija è un tarlo, una goccia che insiste nei suoi pensieri. Una miccia a combustione lenta. Lidija è voglia di casa.
«Valentin, credo di aver fatto il peggior affare della mia vita, oggi.»
«Che hai combinato?»
«Ho comprato un appartamento.»
L’amico sgrana gli occhi. «E dove?»
«A Šiauliai. Non è molto grande: cucina, camera, bagno e salotto.»
«Questa devi proprio spiegarmela. Hai intenzione di mettere radici?»
«E perché no? Prima o poi smetterò di viaggiare come una trottola. Mi fa piacere pensare di avere una casa mia.»
«E dovevi comprarla proprio in Lituania? C’è un gran casino lì. Ti troverai in mezzo a qualche rivolta, lo sai che ci odiano.»
«Per questo me l’hanno fatta pagare a peso d’oro. Che si fottano. Terroristi di merda. Dai, Val, brinda con me! Ho voglia di festeggiare.»
«Vik, non me la racconti giusta. Dimmi la verità. Che ti succede?»
«Ascolta, Valentin. Hai presente quel ristorante di Šiauliai? Ci siamo stati a cena mesi fa.»
«Sì, perché?»
«Ecco… dovresti farmi un grosso favore. Potresti consegnare per me questa busta alla cameriera? Si chiama Lidija, ricordi?»
Valentin si mette le mani nei capelli. «Oh, cazzo… ti sei innamorato...»
«Ti ho già prenotato il volo.»
Ne hanno passate tante insieme lui e Viktor. Non può dirgli di no.

***

Viktor aprì la porta e tese l’orecchio: il rumore lieve dei passi di Lidija risuonava nell’androne del palazzo. L’aspettò sul pianerottolo contando mentalmente il numero degli scalini che lo separavano ancora da lei.
«Ciao, entra.»
Lidija si guardò intorno. Nel salotto, tutto parlava di lui, ma era come se la sua vita precedente non fosse mai esistita: nessuna foto di donna, di qualche familiare o di lui da bambino. Come se Viktor fosse nato già adulto. Solo trofei e ritagli di giornale. Un pallone con decine di firme era il soprammobile più strano.
«Dove abitavi prima?»
«La mia famiglia era di Orël. C’è ancora la vecchia casa, ma ci vado di rado da quando sono morti i miei. Più che altro ho viaggiato molto in questi anni.»
«E come mai hai scelto di venire ad abitare proprio qui a Šiauliai?»
«Perché una bella donna mi ha rubato il cuore…» le sussurrò all’orecchio.
«Non dovrei essere qui, Viktor. La tua lettera mi ha colpita, ma non so ancora se posso fidarmi di te. Non ho capito perché hai mandato il tuo amico da me. Come mai non sei venuto tu?»
«Perché non mi hai mai risposto al telefono. Mi avresti cacciato via, lo so.»
«Può darsi…» Lidija andò verso la libreria e prese in mano la cornice. «Sei famoso, Viktor. Peccato che io non ne capisca niente di calcio.»
Lui riempì i due bicchieri col vino e gliene porse uno: «Assaggialo. È molto buono.»
La musica riempiva gli spazi della loro conversazione punteggiata di sguardi, di respiri, di carezze sperate da tempo.
Fecero l’amore a lungo così, sul divano, lasciando che fossero i loro corpi a parlare in un intreccio di dita e di gambe, di lingue e di gemiti.
Lidija gli arruffò i capelli e si mise a giocherellare con la croce che pendeva dalla sua catenina.
«Certo che sei un uomo strano. Non avrei mai immaginato che tu fossi cattolico. È la prima cosa che mi ha colpito di te. Nessun uomo che indossi una croce può essere tanto cattivo.»
Viktor sorrise. «Cattolico? Io? Ma cosa dici… No, no, no. Non è come pensi.»
Lidija gli prese la testa fra le mani e lo guardò dritto negli occhi: «Non prendermi in giro: questa è una croce cristiana» disse indicando il ciondolo.
«Sì. Bella, vero? È il mio portafortuna. Ma la fede e tutte quelle balle non c’entrano.»
La donna ammutolì.
«È un regalo di mio padre. Era un soldato. Io ero ancora un ragazzino quando fu mandato a spianare con la ruspa la Collina delle croci. Rischiò grosso per portarne via una di nascosto, ma ci teneva che io ce l’avessi. Era così orgoglioso... Da allora non me ne sono mai separato e le cose mi sono sempre andate bene» disse schioccando un bacio sonoro sul ciondolo.
Lidija, pallida come un morto, si alzò di scatto cercando di ricacciare le lacrime in gola. Raccolse da terra la biancheria intima, si rivestì in fretta e scappò via sbattendo la porta. Viktor, impietrito, non trovò le parole per fermarla. Infilò veloce i pantaloni e la rincorse fino alla strada.
La raggiunse che era già sul marciapiede «Io… io… io…» le disse ansimando.
Lei si mordeva il labbro inferiore e non riusciva a guardarlo in faccia. Restò ferma per qualche attimo: «Mi spiace, ma io… no» gli rispose glaciale.
«No cosa? Spiegati, per favore.»
«Ascolta Vik, non so chi ti abbia insegnato cos’è giusto e cosa è sbagliato, ma è chiaro che io e te non possiamo stare insieme.»
Lui le asciugò una lacrima col dorso della mano. «Lidija, ti prego, torna indietro. Dimmi cosa ti ho fatto. Parliamone.»
La donna lo seguì come un automa. Salì le scale e, senza emettere un fiato, rientrò in casa.
Si sedette sul divano e iniziò a parlare con lo sguardo perso nel vuoto: «Mio padre era un combattente nei “Fratelli della foresta”. Morì durante una battaglia e fu gettato in una fossa comune, chissà dove. Mio fratello Jonis aveva appena diciannove anni quando i sovietici lo uccisero. Mia madre non riuscì a impedirgli di seguire le orme di papà ed entrare nel gruppo della resistenza armata. Prima che partisse, gli mise al collo una croce per proteggerlo. Fu l’unica cosa che le restituirono di lui. Il suo corpo non fu mai ritrovato.»
Viktor cercò la sua mano, ma lei la ritrasse subito.
«Ero ancora una bambina, allora. Ricordo che mia madre mi chiese di seguirla. Camminammo per ore fino alla Collina delle croci. Pregammo così tanto che non riuscivo più ad alzarmi. Avevo le ginocchia a pezzi e i piedi pieni di vesciche. Prima di tornare a casa lasciammo lì la croce di Jonis.» Lidija cercò lo sguardo di Viktor. «Quando i sovietici spianarono la collina con le ruspe, mia madre non lo sopportò. Era come se avessero ucciso Jonis un’altra volta. Da allora non si è più ripresa. Io non me la sono mai sentita di lasciarla sola. Non ho amato, né avuto figli… Adesso lo capisci perché devi lasciarmi in pace? Non devi cercarmi mai più.» Si alzò e uscì in silenzio.
Viktor si versò da bere, incapace di reagire. Era come paralizzato, non poteva né articolare una parola, né muovere le gambe. Albeggiava quando riuscì ad alzarsi.
Prese una valigia e liberò gli scaffali della libreria da tutti i suoi trofei. Rimase qualche minuto a fissare la stanza vuota poi uscì in strada col pallone sottobraccio e lo regalò al primo ragazzino che incontrò.
Salì in auto e guidò coi finestrini aperti fino alla Collina delle croci. Non c’era mai stato prima. La strada era sconnessa. Dovette parcheggiare e proseguire a piedi.
Sentì correre un brivido lungo la schiena nell’attraversare quel luogo. Non furono le croci di ogni formato e materiale a colpirlo, ma la melodia prodotta dal vento che le attraversava. Un suono dolce ma, al contempo, fiero. Si sedette per terra e chiuse gli occhi. Respirò a fondo: tutto era pervaso da un’energia quasi palpabile. Restò lì a lungo, incurante dei pellegrini che, indifferenti, gli passavano accanto. Si avviò verso l’auto che il sole già arrossava il cielo.
Rientrato in città, il giorno successivo cercò il laboratorio di un gioielliere.
«Se desidera una collana d’ambra deve rivolgersi al negozio di mio figlio, qui si fanno solo le riparazioni» disse l’artigiano senza alzare la testa quando lo sentì entrare.
«Veramente… cercavo proprio lei.» Viktor si sfilò la collanina e gli mostrò il ciondolo.
L’uomo lo guardò con aria interrogativa.
«Mi chiedevo se… ehm… Ecco. Mi chiedevo se lei potesse incidere un nome sul retro di questa croce.»
L’artigiano prelevò dal cassetto una lente d’ingrandimento. «Non è oro» disse «e poi la superficie non è regolare.» Scosse la testa e sollevò lo sguardo verso di lui: «Mi spiace, non credo che verrebbe un buon lavoro.»
Viktor estrasse dal portafoglio quattro banconote da venticinque rubli ciascuna e gliele mise sopra il bancone. «Possono bastare?»
Il gioielliere annuì. «Che nome devo incidere?» chiese solerte.
«Jonis.»

Non era certo di riuscire a ritrovare l’abitazione di Lidija. Era trascorso troppo tempo e le strade gli sembravano tutte uguali. Cercò il ristorante e ripercorse con la mente gli eventi della sera del loro primo incontro. Si rese conto in quel momento di conoscere soltanto il suo nome.
Aveva già perso le speranze di trovare il portone giusto, quando la vide uscire da un vecchio palazzo. Camminava a testa bassa, gli passò accanto senza vederlo.
«Lidija!»
Sentendosi chiamare, lei s’irrigidì. Attese qualche istante prima di voltarsi. Aveva gli occhi gonfi. «Non dovresti essere qui» gli disse senza abbassare lo sguardo.
«Stai tranquilla, sto per partire. Non credo che ci rivedremo» frugò nella tasca della giacca e tirò fuori una piccola scatola. «Volevo solo darti questa.»
«Non voglio niente da te.»
Viktor sospirò. «Almeno aprila.»
Le tremavano le mani e Viktor dovette aiutarla. Nel vedere il contenuto, Lidija avvampò.
«È giusto che l’abbia la tua famiglia. Portala a tua madre. Ci ho fatto incidere sul retro il nome di tuo fratello.»
Lei spostò lo sguardo da Vik alla scatola una, due, tre volte: «Sali insieme a me. Vorrei che gliela consegnassi tu.»
La camera era in penombra. Lidija aprì le tendine per far entrare un po’ di luce. Si chinò sulla donna e la chiamò sottovoce scuotendola con dolcezza. «Mamma…» Sollevò la coperta, tirò fuori il braccio e le prese la mano. Era fragile e leggera come un uccellino. Viktor si avvicinò e le pose sul palmo la piccola croce.
L’anziana girò lentamente la testa verso di lui. «Jonis…» disse con un filo di voce. Una lacrima le rigò il viso.

«Ieri sono stato alla Collina. Ti chiedo scusa per tutto, Lidija.»
La donna non riuscì a dire una parola. I suoi occhi parlavano per lei.
«Forse da domani in quel luogo ci sarà una croce in più. Che ne pensi di rimetterla al suo posto? Potrei accompagnarti io, se me lo permetti.»
Lidija gli rispose abbracciandolo stretto stretto.
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Messaggio Da Fante Scelto Mar Lug 05, 2022 2:13 pm

Una storia molto intensa, toccante,
Non conoscevo la Collina delle Croci prima di questo step, e in effetti apre la porta a un sacco di situazioni e possibilità storiche interessanti.
La scelta di puntare su una trama amara, ricca di ombre e colori smorti, paga, perché la storia funziona e coinvolge a livello emotivo.

Narrativamente c'è qualche passaggio che rimane in sospeso, o forse non l'ho compreso io fino in fondo.
Ad esempio la menzione di quel calcio di rigore, all'inizio. Pensavo fosse parte della vicenda, invece sembra di no.
Oppure il fatto che lui smantelli i suoi trofei e regali il pallone: come se la sua carriera professionale di arbitro avesse avuto un peso nei fatti e il suo liberarsene aprisse la porta a una vita nuova.
Ma in realtà il motore portante dei suoi guai emotivi non è la sua professione, è la sua nazionalità. E' il fatto che lui sia russo e lei lituana, viste le divergenze politiche tra i due Paesi.
A meno che il suo liberarsi dei trofei non sia un modo per dire addio alla sua nomadicità professionale e stabilirsi lì, ma mi sembra forzato. Non ha motivo di rinnegare il suo passato lavorativo, anche se decide di fermarsi a Siauliai.

Infine il comportamento di Lidija, ma questa non è una critica, solo una constatazione.
Il fatto è che il tiramolla sentimentale che hai saputo creare è abbastanza realistico. Lei è inizialmente chiusa nei suoi confronti, poi si apre quando lui la salva dall'ubriaco, ritorna chiusa quando lui parte e la cerca al telefono.
La lettera la dispone all'incontro, che si concretizza e li porta a letto assieme. La storia della croce cancella tutto e annulla ogni apertura, ma il finale li ricongiunge.
Penso che funzioni, alla fine, nonostante la ovvia antipatia per i russi che Lidija e famiglia sicuramente provano, anche se questo tratto si ricava solo per logica, nel testo è raramente accennato.

Non c'è molta passione, o io non l'ho percepita, ma questo in realtà si sposa bene con l'atmosfera fredda, lenta e a tinte grigie che hai saputo tratteggiare e che permea l'intera lettura.

Lo stile è buono, qualche passaggio l'ho trovato un po' didascalico, soprattutto all'inizio.

Perché, tra l'altro, il cognome "Bodganov" invece del più comune "Bogdanov"?

Una nota, infine, sui Balcani.
Io non credo che la Lituania conti come balcanica, ma potrei sbagliare. Una croce per Jonis 4049221606
 
In definitiva, il lavoro mi è piaciuto, mi ha abbastanza coinvolto e trovo che rispetti pienamente la consegna dello step, senza forzature.
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Messaggio Da vivonic Mer Lug 06, 2022 6:52 pm

Ciao, Autore.
 Ricordavo molto bene tutto lo svolgimento della trama di questo racconto, e questo è chiaramente un punto positivo, poiché significa che sa come farsi ricordare. Hai raccontato una storia d’amore, fondamentalmente, ma dietro essa ci sono tantissimi elementi che hai voluto proporre ai tuoi lettori, e io sono riuscito a emozionarmi moltissimo.
In uno dei primi dialoghi confondi il Baltico con i Balcani; per il resto non ho rilevato errori o refusi, quindi complimenti anche per come hai presentato la tua opera in concorso.
I paletti sono tutti molto centrati e ben amalgamati nella storia; il più debole è probabilmente il salotto, visto che pragmaticamente ha un ruolo che poteva avere qualsiasi altra stanza, ma siamo comunque nella metà alta della classifica per questo specifico punto.
Peccato per il titolo. Non mi è piaciuto quando è arrivato, e mi son detto: “Vai a vedere che ora avremo diversi Una croce per…” Per fortuna siete stati solo in due. Non dico che si debba necessariamente trovare un titolo a effetto, ma io guardo anche a queste piccolezze…
Nel complesso, è sicuramente un ottimo racconto, capace di giocarsi tutte le proprie carte per quanto concerne la classifica finale di questo step.
Complimenti!

______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.
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Messaggio Da The Raven Gio Lug 07, 2022 6:15 pm

Le tue qualità in materia di scrittura non si discutono, autore!
A parte la svista Balcani-Baltico, non ho davvero nulla da segnalare sotto questo aspetto.
La trama è interessante, perché hai dato un taglio trasversale alla narrazione: hai inserito, mescolandoli alla perfezione, politica, religione, amore, sport.
Il risultato è un racconto delicato, che solletica le corde dei sentimenti e che si fa leggere con molta naturalezza. Il tutto è pervaso da un velo di malinconia (o per lo meno questo è stato il mio stato d’animo durante la lettura) che mi ha fatto apprezzare molto il tuo testo.
Si vede anche la ricerca che c’è nel sottotesto: culturale (usi e costumi, gastronomia), storico-politica e logistica (hai ricercato la storia e le curiosità sulla collina).
Ho apprezzato il tuo racconto.

______________________________________________________
IN GRAN SILENZIO OGNI PARTIGIANO GUARDAVA QUEL BASTONE SU IN COLLINA.


REACH OUT AND TOUCH FAITH!                                                                                               Sembrano di sognante demoni gli occhi, e i rai
                                                                                         del lume ognor disegnano l’ombra sul pavimento,
né l’alma da quell’ombra lunga sul pavimento
sarà libera mai!
Quel vizio che ti ucciderà
non sarà fumare o bere,
ma è qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere.
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Messaggio Da Antonio Borghesi Ven Lug 08, 2022 4:30 pm

Te lo scrivo subito così poi passiamo alle noti dolenti. Per me sei sul mio podio! Il racconto mi ha appassionato subito dopo quell'incipit che hai giustamente ritenuto necessario per introdurre il tuo personaggio. Il tuo arbitro passionale e la cameriera quasi ritrosa, sono due tipi positivi, anche se su di lui c'è quel rigore dato, magari a pagamento. Lui deve insistere parecchio e alla fine sembrerebbe che ce l'abbia fatta ma galeotta è quella croce, che però sarà anche la stessa che li rimetterà insieme. La figura della mamma è molto ben delineata e quel gesto di prendere e stringere la croce del figlio nella sua mano, anche se colpita da Alzheimer, ci sta benissimo. Lo so per certo che a volte sembrano risorgere per un attimo da quel luogo sconosciuto in cui si sono rifugiati. Forse anche per questa tua  bellissima scena ho giudicato il tuo racconto come uno dei migliori che abbia letto. PS: Ho dimenticato le noti dolenti! Ah sì: I Balcani ma te l'hanno già detto? O magari lei era proprio la più bella dei Balcani per via di un concorso... ma quella è un'altra storia?
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Messaggio Da Danilo Nucci Dom Lug 10, 2022 3:39 pm

È una bella storia d’amore con dinamiche piuttosto complesse che però tu hai saputo sviluppare in modo chiaro senza imporre al lettore cervellotiche elucubrazioni e tutto in fondo fila a meraviglia, compreso il lieto fine . L’unico dubbio che mi è rimasto e che probabilmente mi rimarrà: era proprio quella la croce di Jonis? Ritengo che tu abbia volutamente mantenuto aperto questo punto che, in ogni caso, è abbastanza ininfluente.
La scrittura è sicura, anche dal punto di vista formale. Belli e spontanei i dialoghi che non hanno niente di artificioso e costruito.
“kepta duona, strisce di pane nero di segale all’aglio, fritte.” Avrei evitato la spiegazione del piatto, tanto in era internet, chi non lo sa (come me) se lo va a cercare.
Quanto ai vincoli della prova: salotto non proprio preponderante, gli altri tutti centrati alla grande.
A circa metà letture, uno dei migliori che ho letto.
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Messaggio Da paluca66 Dom Lug 10, 2022 4:49 pm

Errori/refusi: non ne ho trovati, complimenti!
Paletti
Stanza: meno centrale rispetto ad altri racconti, c'è ma potrebbe essere anche una stanza da letto nella parte in cui assume il ruolo principale.
Personaggio: anche qui, l'arbitro c'è ma il fatto che sia arbitro nell'economia del racconto non aggiunge molto.
Luogo: difficile utilizzarlo in maniera più centrale nell'economia della storia.
Date e genere: poco da dire
I paletti, seppure non proprio tutti centrali, sono inseriti nel racconto in maniera corretta, senza particolari forzature e nella lettura non appaiono disturbanti; attenzione alla geografia, la Lituania non si trova nei Balcani!
Perché sì: il racconto è scritto meravigliosamente, un uso dell'italiano perfetto e con qualche chicca decisamente apprezzabili.
C'è una finezza che ho pienamente apprezzato con la seconda lettura: il prologo è scritto al passato remoto, poi il racconto per un lungo tratto passa al presente. Il ritorno al passato remoto consente al lettore di dare pieno senso al prologo che ci fa "entrare" in Viktor e in tutto il marasma interiore che sta vivendo nell'attesa che Lidjia entri per la prima volta in casa sua.
Perché no: premetto che queste sono considerazioni personali e non "assolute"; ho trovato la trama un po' scontata, prevedibile soprattutto nel finale. Ecco: se avessi concluso la storia con Viktor che consegnava la croce alla mamma di Jonis (a proposito, bellissimo il passaggio in cui la mamma scambia Viktor per Jonis) e poi se ne andava per sempre, dal mio punto di vista il racconto sarebbe stato perfetto.
Sicuro candidato alla mia cinquina.

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Messaggio Da Petunia Dom Lug 10, 2022 6:40 pm

Non sono un’amante dei lieti fini, ma in questo caso trovo che immaginare un futuro di coppia tra i due non sia così male. Racconto a due livelli: una storia d’amore classica e un racconto storico.
La storia appare pensata e i personaggi sono ben visibili sia nelle azioni che in parte nella loro anima.
Si vede che nulla è lasciato al caso è ogni casella alla fine torna al suo posto. Non tutto è perfetto, non voglio ripetere quanto già abbondantemente sottolineato da altri prima di me.

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Messaggio Da FedericoChiesa Dom Lug 10, 2022 10:27 pm

Un racconto scritto bene, senza refusi, a parte l’ormai inflazionato Balcani.
Una storia originale, una storia romantica, che si dipana su un tessuto storico delineato con precisione.
L’unica cosa che non è molto credibile è l’innamoramento (con tanto di acquisto della casa) per una donna che Viktor aveva visto una sera solo. Poco credibile anche, che lui cerchi di baciare Darija la prima  sera, dopo una passeggiata in silenzio.
Quanto ai paletti, ci sono qua e là, senza essere comunque molto determinanti ai fini della trama.
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Messaggio Da tommybe Lun Lug 11, 2022 2:20 pm

Lo svuota tasche sulla mensola. Il sorriso di un poster per turisti.
Piccole invenzioni che rendono gradevole il racconto e che mi fanno chiedere: e se fosse questo dulcis in fundo il migliore racconto? Questo con la piacevolezza della lettura inclusa?
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Messaggio Da Mac Mar Lug 12, 2022 3:35 pm

Mi piace come descrivi gli ambienti, quelle piccole cose che ti fanno immergere nella stanza.
Devo dire che il salotto c'é, ma non ha una funzione preponderante come ho letto in altri racconti, comunque soddisfa i paletti.
La tua è una scrittura invidiabile, anche il linguaggio che usi , mi piace senza fronzoli, diretto. 

Quello che mi è piaciuto meno é la storia, soprattutto la parte centrale, dove lui, dopo averla vista una volta, aver scambiato due parole, si innamora follemente, compra casa, le scrive una lettera, le manda un invito a cena a casa sua e lei, dopo aver rifiutato tutte le sue chiamate, si presenta. 
Ti chiedo scusa, so che è un difetto mio, ma non ho mai creduto ai colpi di fulmine, sono troppo cervellotica per poterlo fare, soprattutto ai colpi di fulmine non proprio giovanili. 
Troppo melassa per i miei gusti, ma che sicuramente incontrerà il favore di chi invece ama questo genere.

Buona anche l'idea del titolo.
Nel complesso lo considero comunque un buon racconto.
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Messaggio Da ImaGiraffe Gio Lug 14, 2022 8:58 am

Un racconto che parte lento e calmo poi man mano che si prosegue diventa una tempesta travolgente.
Dal punto di vista stilistico è ottimo e si legge con la giusta facilità ma senza essere troppo leggero, insomma un racconto bilanciato molto bene. 
Alcune immagini che crei sono sublimi, tipo la melodia del vento che attraversa le croci. Che maestria!
Quello che mi ha convinto meno è la trama. Succedono cose molto importanti, grandi passi tutti basati su un'unico incontro. Va bene il colpo di fulmine ma qui si esagera. 
Il racconto è troppo breve per fare un'operazione di questo genere senza che i fatti risultino affrettati. 
In conclusione un ottimo racconto ma che non mi ha convinto fino in fondo.

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Un caloroso benvenuto alle persone giunte fino a noi dal futuro. 

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Messaggio Da Byron.RN Gio Lug 14, 2022 4:43 pm

Per commentare questo racconto mi aggancio un attimo al commento di Petunia e a una sua frase: racconto a due livelli, una storia d'amore classica e un racconto storico.
La parte storica, quella che mi sono andato a cercare dopo questa lettura, è quella che mi ha interessato di più. Mi ha incuriosito molto. Non ero a conoscenza di questa sorta di partigiani baltici che hanno combattuto contro l'armata sovietica nel periodo attorno la seconda guerra mondiale e la trovo molto affascinante.
La storia d'amore invece mi ha preso poco, forse perché per le sue dinamiche il formato del racconto ne limita gli effetti. Se non ho capito male infatti la storia si svolge in più giorni, forse parliamo di settimane, durante le quali si porta avanti un classico tira e molla iniziale, con l'attrazione che viene continuamente messa alla prova dallo stato d'animo di Lidija. Anche il colpo di fulmine non dico sia impossibile, perché ne succedono, però mi sembra esagerato, soprattutto culminando nell'acquisto dell'appartamento in Lituania. Una cosa che mi sono chiesto più volte è questa: Viktor è un vincente, abituato a ottenere sempre ciò he vuole. All'inizio Lidija sembra essere niente più che la solita donna da conquistare, cioè, lui non è ancora preda dell'innamoramento mi pare, Lidija è solo il "soggetto/oggetto" da conquistare, tant'è che non la conosce da più di qualche ora e tenta subito di metterle le mani addosso. Lidija si chiude in casa e Viktor per giorni non fa che pensare a lei. Voglio dire, pensando continuamente alla donna Viktor ci dice che si è innamorato. Ma visto che nel frattempo non si sono più frequentati doveva esserlo anche quando l'ha accompagnata sotto casa, ipotizzo che sin dall'inizio Lidija non sia una come tante, allora lui perché ci prova subito? Le mette le mani addosso? Voglio dire, quando ci si innamora non c'è quel momento da idealizzare, quel momento particolare che ti porta a enfatizzare il prossimo incontro? Ecco, questo passaggio l'ho trovato un pò contraddittorio, forzato, perché pur partendo dal presupposto che ho già espresso, ovvero che Viktor sia abituato a vincere sempre, l'amore riesce sempre a creare insicurezze anche nell'uomo più sicuro. Sempre che parliamo di innamoramento e non di semplice e pura voglia di conquista, quella è un'altra cosa. 
Il lavoro quindi è sicuramente buono, però mi lascia dei dubbi, non mi convince totalmente.
E poi mi sono chiesto un'altra cosa: perché non hai ambientato la tua storia in quel "contesto storico" di cui parlavo? Perché non ci hai fatto vivere quegli anni vicini alla seconda guerra, raccontandoci a quei giorni la tua storia d'amore? Il modo di metterci dentro un arbitro secondo me lo avresti trovato.
E la tua storia sarebbe stata decisamente più affascinante. Almeno per come la penso io.
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Messaggio Da Molli Redigano Sab Lug 16, 2022 12:16 am

Ben scritto, testo curato. La lettura è risultata scorrevole e piacevole.

Non ci giro intorno: non mi piacciono i racconti troppo tristi, anche se devo ammettere come emotivamente siano in grado di coinvolgere il lettore molto di più.

Qui abbiamo la tragedia, anzi le tragedie sullo sfondo della vita di Lidija che ne condizionano l'esistenza. Viktor è un arbitro famoso, può sembrare all'apparenza strafottente nei confronti della vita e don Giovanni con le signore che incontra durante i suoi viaggi. Credo risieda qui il punto centrale di questo racconto: la parte storica come conseguenza nel futuro di quanto accaduto durante il regime sovietico, la parte rosa come trionfo dell'amore, sempre e comunque, capace di valicare le montagne e cambiare, in meglio di solito, le persone. 


C'è molta carne in questo testo, non soltanto dal punto di vista della ricerca, ma anche, oserei dire, del desiderio. Mi spiego meglio: io ho percepito tra le righe la volontà dell'Autore di scrivere un racconto che possa lasciare il segno. E probabilmente ci riuscirà.


Ultimissima nota geografica, già notata peraltro: niente Balcani, ma piuttosto Repubbliche Baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania).


Grazie.

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Messaggio Da Arunachala Dom Lug 17, 2022 4:25 pm

una buona storia di sicuro, anche se vi sono svariati punti che mi lasciano perplesso.
per esempio il fatto che Viktor dopo averla accompagnata provi a palpeggiarla.
o il fatto che acquisti la casa in quel modo, con leggerezza.
è scritto bene e i riferimenti storici sono ben narrati e ottimamente inseriti.
la storia d'amore c'è, anche se pare poco credibile, e la fine rispecchia il pensiero positivo dell'arbitro, anche se ormai non ci sperava più.
nel complesso è un discreto lavoro.

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Messaggio Da Susanna Mer Lug 20, 2022 5:50 pm

Il titolo è un po’ scontato, ma poi racchiude la delicatezza del gesto finale.
I paletti sono stati gestiti bene, con equilibrio.
La storia di base ripete anche in questo caso un grande classico, ma non è un elemento negativo.
La scrittura è buona, dimostra una certa sicurezza e la capacità di raccontare anche attraverso immagini racchiuse in poche parole: I loro passi rimbombano tra le pareti del vicolo come dentro a una chiesa al mattino presto.
Senonché il racconto mi pare oltremodo compresso, quasi una sinossi. La base del racconto meriterebbe di essere sviluppata con maggior spazio, invece ogni momento è quasi riassunto, viene speso troppo velocemente per passare al successivo – tutti sono importanti, niente di superfluo - e non consente ai personaggi – ben costruiti – di emergere come meriterebbero. Una storia come questa ha bisogno di “tempo”, di giorni in cui entrambi ripensano e ragionano su quello che sta accadendo. Ognuno col suo spazio, perchè sono momenti importanti, che potrebbero davvero decidere del loro futuro.Anche il momento clou, quando emerge la storia di Jonis e della loro famiglia, non può essere liquidato così velocemente: non traspare l’emozione e il dolore di quanto vissuto. Questo mi è mancato nel racconto: l'emozione dei momenti.
E' più frequente consigliare a un autore di sfrondare, alleggerire. Qui forse è stato tolto troppo, ma lo spazioe quello era.
Una bella idea, magari non originale, ma che si è prestata bene a incorporare i paletti con naturalezza, ma piegata purtroppo dal poco spazio a disposizione. Cara Penna, il racconto merita di essere slegato, di far emergere maggiormente i personaggi, che di potenziale ne hanno davvero, dando respiro allo svolgimento dei fatti affinchè al lettore passino le sensazioni vissute dai protagonisti.
 
Le mie note
Lidija, pallida come un morto, si alzò di scatto cercando = leggo meglio: Lidija si alzò di scatto, pallida,…
La donna lo seguì come un automa = se n’è appena andata, sconvolta e già accetta di tornare. Forse questo momento andava gestito meglio.
Prima che partisse, gli mise al collo una croce per proteggerlo. Fu l’unica cosa che le restituirono di lui. Il suo corpo non fu mai ritrovato = c’è un’incongruenza, a mio parere: il corpo non fu mai ritrovato, quindi la croce deve essergli stata sottratta, ma se non c’erano riferimenti (come può essere la piastrina di un soldato) come è stato possibile restituirla? Dubito che sia stato fatto un inventario: soldato x oggetto x
quattro banconote da venticinque rubli ciascuna

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Messaggio Da gipoviani Mer Lug 20, 2022 8:20 pm

Non lo so, non riesco ad associarmi al coro di elogi. La mancanza di refusi, a parte la confusione fra Balcani e paesi baltici, è cosa buona ma per me non dirimente.
Non mi sono né divertito, né commosso. In realtà, ho trovato il racconto noioso e barocco. 
Sono consapevole della tua ottima padronanza di scrittura che in parte ti invidio. 
Il tuo racconto è di qualità, però non incontra i miei gusti. 
Sarà probabilmente colpa mia.

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Messaggio Da M. Mark o'Knee Ven Lug 22, 2022 3:57 pm

"Quella è un calcio di rigore, Val". Ma Vik imparerà a sue spese che spesso, un rigore, è il calcio più difficile da tirare. Lidija si rivelerà molto diversa dalle varie "Irina, Ludmilla, Ljuba e Galina"; non è un'anonima camera d'hotel, ma "è voglia di casa". Tanto che una casa Vik la compra sul serio. E dove, se non a Šiauliai?
La loro storia appare fin da subito travagliata, fatta di indecisioni, tira e molla, forse proprio per il fatto che lui è russo e lei è lituana e, da quelle parti, non è una differenza da poco.
Una differenza che diventa un abisso incolmabile (almeno apparentemente) quando risulta chiaro che non è solo una questione di nazionalità, ma di vera militanza su fronti opposti - anche se non in prima persona. Per Lidija, lutti e sopraffazioni diventano tutto d'un colpo troppo pesanti e il macigno più grosso è proprio una piccola croce, appartenuta al fratello ucciso dai sovietici.
Ma Viktor fa la cosa giusta, e sarà proprio la croce e il suo ritorno sulla Collina a ripianare ogni incomprensione. E l'abbraccio finale suona anche un po' come un simbolo, una volontà di pace, una pace così maltrattata di questi tempi...
Un racconto che ho letto molto volentieri e del quale ho apprezzato anche il finale, un lieto fine che si discosta dal clima generale dello step.
Non mancano alcune imprecisioni (Balcani al posto di Baltici; "semplice soldato" anziché soldato semplice; la croce riconsegnata alla famiglia nonostante il mancato ritrovamento del corpo) e ho trovato un po' forzato l'espediente del molestatore ubriaco per far apparire Vik nei panni dell'eroico salvatore.
La storia comunque non passa inosservata: coinvolgente ed emozionante al punto giusto e scritta con grande maestria.
M.
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Messaggio Da SuperGric Ven Lug 29, 2022 7:54 am

Una storia d’amore intensa, con un lieto fine liberatorio.
La storia è ben elaborata ma, come scritto da altri prima di me, l’ho sentita poco coinvolgente. Il momento fondamentale dell’innamoramento non mi ha trasmesso l’emozione che doveva, sminuito forse dal quel “calcio di rigore” che doveva essere l’incontro con Lidija, o la descrizione di lei non certo affascinante, o il tentativo maldestro di palpeggiamento.
Forse Viktor si è innamorato per ossessione. Lui, uomo vincente, abituato ad avere tutte le donne, non si è rassegnato a un rifiuto.
La scrittura è buona anche se un po’ didascalica, con delle spiegazioni del narratore un po’ intrusive per me (es.:  kepta duona, strisce di pane nero di segale all’aglio, fritte. Oppure: Coi suoi quarantadue anni Viktor Bodganov, il fisico atletico, i capelli brizzolati, il successo come arbitro internazionale, era il simbolo di chi ce l’aveva fatta. Una vita sorprendente per il figlio di un semplice soldato dell’esercito sovietico.).
Il ruolo dell’amico Valentin è marginale. Serve solo come spalla o come portatore di lettere, poi scompare. Anche senza, la storia funziona comunque. A mio avviso, un personaggio in un racconto breve deve avere un ruolo nella trama, altrimenti stona.
La coincidenza della croce di Jonis è al limite del credibile.
Sorry, ho elencato una serie di punti che non mi hanno fatto apprezzare il racconto fino in fondo, che comunque rimane valido.
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Messaggio Da Resdei Ven Lug 29, 2022 11:02 am

Una storia originale, che si lascia ricordare, anche per la scrittura pulita e coinvolgente.
il pregio maggiore, secondo me, è l'incontro di queste due anime che, se pur soffrendo in modo e per cause diverse, riescono a incontrarsi e a costruire qualcosa di valido.
bella l'atmosfera che riesci a creare.
nel complesso, sono più che soddisfatta.
complimenti!
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Messaggio Da Asbottino Mer Ago 03, 2022 4:14 pm

Racconto molto sentito, che lavora sui sentimenti, che convince più per il gesto di incidere il nome sulla croce e regalarla alla madre che per l'amore che ne dovrebbe essere la causa. Forse mi sarei affidato ancora di più al caso (in fondo il fatto che si incontrino è una gran bella coincidenza, considerato da dove viene la croce) piuttosto che muovere gli eventi sulla base di un'ossessione amorosa che non ha basi sufficienti per reggere il tutto.
In quest'ottica la scena in cui fanno sesso sul divano (contribuisce a fare "salotto, è vero) la trovo gratuita. Sembra che serva a innescare il ricordo che collega Jonis alla croce, ma infondo Viktor tiene sempre la camicia ampiamente sbottonata, quindi la croce sarebbe stata visibile comunque, anche senza farli spogliare.
Diciamo che il finale mi convince molto, ma mi convince meno come ci arrivi. Resta una lettura piacevole, un intreccio che tiene viva l'attenzione, al di là del fatto che torni tutto oppure no.
Il salotto però è davvero poco funzionale all'intreccio e questo per me è l'elemento più penalizzante. Gli altri paletti non si discutono, specie la collina delle croci, vero elemento portante della vicenda. Come la ragazza non sono un esperto di calcio, quindi non so se un arbitro possa davvero essere così famoso.
Nel complesso un racconto ben scritto, e uno di quelli che usano Kryžių Kalnas nel modo più efficace.

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Messaggio Da digitoergosum Ven Ago 05, 2022 4:10 am

Ciao Penna. Leggendo il tuo ottimo lavoro ho pensato al Film Bianco di Kieślowski ambientato nella Cortina di Ferro. È un racconto che punta sulla maturazione di un rapporto abbastanza complesso ma soprattutto sul riscatto del personaggio maschile, una sorta di maschio Alfa che scopre di essere anche "uomo". Appena cominciato a leggere, ho subito sottolineato la frase dove descrivi le kepta duona, perché in tutti gli step sono state più volte criticate le "informazioni di troppo". Ora, a differenza di quando scrivevo anni fa, faccio anche io un po' più attenzione a questo aspetto, ma a mio parere qualche volta si esagera un po' a tanta pignoleria. E allora, leggendolo la seconda volta mi sono chiesto se quella informazione mi desse fastidio come lettore. E mi sono anche risposto che, no, grazie, così so cosa sono e non sono costretto a fare una ricerca in net. In definitiva, cara Penna, mi hai proposto proprio un bel racconto. Grazie.
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Messaggio Da Achillu Sab Ago 06, 2022 8:01 am

Ciao Aut-

La prima cosa che ho notato è che la Lituania si trova sul Baltico e non nei Balcani.
La seconda cosa è che alcuni capoversi sono al presente mentre altri sono al passato remoto. I tempi si alternano e non capisco perché, penso una mancata revisione per poco tempo a disposizione.
In realtà la primissima cosa è che ho dovuto passare diverse volte sulle prime scene perché non capivo cosa succedeva, perché succedeva e che senso avesse nell'intreccio. Però questo è stato un mio limite.
Non sono un fan dei racconti in cui la storia d'amore nasce con una molestia (anzi, mi dicono dalla regia che toccare il seno senza consenso è già violenza sessuale). Anche questo è un mio limite che però mi ha indisposto nel proseguire la lettura.
Non capisco perché Lidija dia per scontato che Viktor sia cattolico dalla croce sul petto, visto che i russi sono in maggioranza ortodossi ma comunque cristiani. Qui ci sarebbe voluto un particolare in più, che facesse capire che la croce avesse qualcosa che la distinguesse dalle croci ortodosse; per esempio una scritta in caratteri latini.

L'idea di fondo mi piace, una specie di gioco del destino. Se ho compreso il riferimento alle olimpiadi di Seoul, ci troviamo ancora nell'epoca in cui la Lituania era una repubblica sovietica. Non so quanto potesse essere turistica Šiauliai nel 1988, ricordo che l'Unione Sovietica non aveva abbondanza di approvvigionamenti, comunque faccio finta di sì non sapendo la risposta esatta. Mi sono piaciute molto le descrizioni del salotto (ecco: ho finalmente capito – solo adesso che sto scrivendo il commento – che dopo l'incipit inizia un flashback; pensavo che si trattasse di due salotti diversi, invece è lo stesso salotto). In particolare mi piace la frase "Come se Viktor fosse nato già adulto."
I paletti ci sono senza particolari originalità. Mi è piaciuta la scelta di ambientare il racconto nella Lituania sovietica.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da CharAznable Lun Ago 08, 2022 11:37 am

Racconto interessante, ben scritto. Lettura piacevole con un paio di passaggi bui.
Oltre al già pluricitato Balcani/Baltico, mi lascia perplesso quel rigore fischiato che porterebbe alla convocazione olimpica (senza poi avere alcun peso sul resto della narrazione).
Interessante lo scontro "etnico" tra i due personaggi principali, e l'ambientazione in quel limes sovietico che ambisce a una libertà ottenuta solo alcuni anni dopo.
Molto buoni anche i personaggi principali, con l'arroganza e la sicurezza di Viktor messa sempre più in discussione fino ad arrivare a liberarsi dal suo passato e dai cimeli ai quali teneva maggiormente.
Molto delicato la restituzione della croce alla madre.
Un racconto molto bello, intenso e di piacevole lettura.
Complimenti.
Grazie.

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Messaggio Da caipiroska Lun Ago 08, 2022 5:58 pm

Certo, è molto sfortunata questa Lidija: due molestie sessuali nella stessa sera!
Senz'altro lui si sarà anche innamorato con un proverbiale colpo di fulmine, ma non sappiamo niente di cosa prova lei: per Lidija è uno sconosciuto che la palpeggia sotto casa e ciò basterebbe per evitarlo per sempre.
Il corteggiamento l'ho trovato molto goffo, le scelte di Viktor egoistiche: il racconto vorrebbe essere una storia d'amore, ma d'amore ne ho letto davvero poco (soprattutto da parte di lei).
A me in generale il racconto non ha convinto del tutto: la storia è molto raccontata e didascalica, i fatti avvengono con una massiccia dose di casualità che mi lascia perplessa e non ho trovato una sufficiente indagine psicologica dei personaggi: entrambi cambiano radicalmente la loro vita (lui perchè innamorato, lei perchè accetta una relazione con una persona che dovrebbe essere nemica della sua famiglia), ma per questi cambiamenti non ho trovato veri perchè che giustifichino sufficientemente le scelte.
Il racconto, anche se ben scritto, rimane un po' piatto: Viktor sembra l'unico regista della storia, tutto avviene come pianifica lui, di conseguenza Lidija appare senza nerbo, senza una sua volontà ben definita da seguire.
Per come è strutturata la storia mi torna davvero difficile credere che lei accetti d'incontrare ancora il suo molestatore: per rendere questo passaggio più verosimile sarebbe stato necessario far trasparire da qualche parte un segno d'interesse da parte della donna verso di lui, ma ciò non accade, anzi, già al ristorante sembra prendere nettamente le distanze da lui.
L'elemento che salverà tutto è la croce che appare sul petto di Viktor: inizialmente Lidija ci gioca e non le da peso, solo quando lui le racconta da dove proviene lei la riconosce come quella del fratello: qui lei cambia completamente, ma è un cambiamento che non ha senso. O riconosce subito la croce come quella di suo fratello o crede che sia una simile come quando ci giocherellava.
Ecco, forse Lidija si comporta per tutto il tempo in funzione della storia, facendo precisamente quello che deve fare affinché la storia vada avanti: forse è proprio il suo agire da copione e il modo poco verosimile di come si comporta che toglie qualcosa al testo.
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