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1L'orsacchiotto turchese Empty L'orsacchiotto turchese Gio Giu 30, 2022 12:33 pm

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Il bambino si era addormentato con la testa appoggiata sulle sue gambe. Stringeva al petto un orsacchiotto turchese, uno degli ultimi regali che gli avevano fatto lui e Alina. Lo guardò con un misto di sgomento e tenerezza e sentì scricchiolare qualcosa al centro del petto.
Si sentiva fragile, vulnerabile, e suo figlio non faceva che amplificare lo smarrimento che provava.
Represse un lamento: il piccolo era avvinghiato a quel peluche come un naufrago alla zattera, ultimo appiglio fisico e mentale per non affondare.
Lui invece era già colato a picco.
Si alzò dal divano con cautela, per non svegliarlo, poi stese una coperta sul corpicino per non fargli prendere freddo.
«Ha solo cinque anni e la vita per lui è già in salita» disse Verena, asciugandosi una lacrima gravida di rabbia.
Sarunas guardò la cognata con occhi vuoti e spenti e si diresse verso il mobile grande. Spalancò le ante della vetrinetta e prese una bottiglia di brandy piena per tre quarti. Mostrò il liquore a Verena e al suo assenso prese anche due snifter e li riempì per metà.
Assaporò il primo sorso, poi lo sguardo raggiunse il ritratto della moglie che occupava la porzione di parete sopra il televisore. Nella foto Alina aveva circa vent’anni. Cazzo, com’era bella! In quel periodo faceva la modella e si erano appena conosciuti. Era bellissima e lo era stata fino all’ultimo, prima che la leucemia gliela portasse via. Quel pensiero lo fece vacillare, nel corpo e nella mente. Bevve ancora e svuotò il bicchiere tutto d’un fiato. Nonostante la scia infuocata che scendeva giù nello stomaco avvertì un gran gelo. Gli occhi gli bruciavano come non mai, se li sentiva stanchi. Pesanti. Una miriade di ombre nere gli vorticavano attorno.
«Ho deciso, torno ad arbitrare» disse versandosi altre due dita di liquore.
«Ho bisogno di fare qualcosa, di tenermi occupato, altrimenti finisce che mi sparo un colpo in testa.»
Verena annuì. «Hai chiamato la Federazione?»
«Sì, ho già dato la disponibilità per questo fine settimana. Puoi occuparti tu di Nikas?»
«Certo. Non preoccuparti.»
Sarunas la ringraziò, facendo oscillare il liquido nel calice.
Avvicinò il bicchiere alla bocca, poi si fermò.
«Sarà meglio portarlo a letto finché sono ancora in grado» disse avvicinandosi a Nikas. Gli diede un bacio sulla testolina ricolma di riccioli biondi, poi lo prese in braccio e abbandonò il salotto.

La sera prima della partita non riuscì a chiudere occhio. Le gambe continuavano a litigare con le coperte, il cervello che provava a immaginare il rientro sul parquet. Sarebbe riuscito a tenere testa ai giocatori? Si sarebbero dimostrati comprensivi con lui? E i due allenatori? E gli spettatori sugli spalti della Siauliu Arena?
Si alzò verso le 2.00, sfiancato dall’angoscia, con tanti dubbi e nessuna certezza. Lo preoccupava dover gestire così tante persone in una volta sola, lui che ancora non riusciva a gestire la sua vita, tenere a bada le emozioni, trovare gli stimoli giusti per reagire alla perdita.
Nella cameretta Nikas dormiva sereno, l’immancabile orsetto turchese stretto al cuore.
Raggiunse il salotto al buio, la mente schiacciata in una morsa, il corpo pesante a farsi largo tra le familiari ombre scure che continuavano a circondarlo e a gravitargli attorno. Accese la tv e fissò lo schermo, senza guardare veramente le immagini che si susseguivano al ritmo dello zapping: vecchi film in bianco e nero, televendite di quadri e gioielli, spettacoli di spogliarello e lap dance, notiziari vari.
Sopra il plasma Alina sorrideva e lo fissava dalla penombra.
La fissò anche lui e per la prima volta da oltre un mese, da quando si era spenta in solitudine nel letto della clinica, la avvertì come una nemica. La penombra, la paura, l’angoscia: Sarunas si sentiva come prigioniero di una bolla dai colori sbiaditi che rotolava lungo i piani inclinati di altre dimensioni, seguendo regole a lui sconosciute.
Si avvicinò al televisore che nel frattempo si era riempito con la mappa colorata delle previsioni del tempo. Allungò le braccia sopra di esso e prese la fotografia.
Fece passare le mani sulla cornice di legno, poi sul vetro.
Il groppo nel fondo della gola diventò opprimente.
«Perché sei andata via? Perché mi hai lasciato solo?»
Le domande uscirono impetuose, provando a sciogliere quel nodo che cercava di togliergli il respiro.
«E Nikas? Come crescerà senza di te? Senza la tua presenza? Che ne sarà di lui?»
Contemplò l’immagine, aspettandosi davvero che potesse rispondere, dargli dei suggerimenti su come affrontare il futuro.
Fu un attimo, un pensiero fugace, ma quel sorriso dolce impresso sulla carta lucida, il sorriso che aveva sempre adorato e che lo aveva fatto innamorare, gli parve all’improvviso un gesto si scherno, un atteggiamento derisorio verso ciò che stava provando.
Strinse con rabbia la cornice, poi la gettò in terra con tutta la forza che aveva in corpo. Al contatto col pavimento del salotto il legno si spezzò, lasciando fuoriuscire dall’intelaiatura un pezzo di fotografia. Nell’impeto del furore calpestò col piede scalzo il vetro, ferendosi al tallone. Il sangue cominciò a colare sul pavimento bianco di ceramica e sull’immagine di Alina.
Qualche scheggia di vetro si conficcò nella carne e il dolore sgonfiò la collera, ricollegandolo con la realtà.
«Alina, scusami. Ma che ho fatto? Amore, perdonami.»
Sfilò la foto dalla cornice spezzata, i frammenti di vetro che cascavano sul pavimento come coriandoli trasparenti in un carnevale alieno.
La baciò.
Poi la portò al petto e si accucciò sul pavimento fresco, in posizione fetale, cullandola come un neonato.
Si sentiva perso.
Così perso che non fece caso neppure a Nikas che lo chiamava piangendo dalla sua cameretta.

Partì dalla stazione di Vilnius prima delle 10.00 e giunse nella città di Siauliai verso la mezza. La partita sarebbe cominciata nel tardo pomeriggio, quindi aveva tutto il tempo per cercare di rilassarsi un po'.
Voleva starsene da solo ancora un paio d’ore, prima d’incontrarsi con gli altri due colleghi della terna arbitrale.
Entrò nel bar della stazione e ordinò un panino e una coca. Non aveva molta fame ma si sforzò di mangiare tutto; l’ultima cosa che desiderava era stramazzare sul parquet per un calo glicemico.
Due avventori seduti al tavolino davanti al suo discutevano del conflitto tra russi e ucraini. Erano mesi che non si parlava d’altro.
Il più vecchio dei due, un tizio calvo e tarchiato col naso rosso per la troppa vodka bevuta, sosteneva le ragioni di Putin, il suo diritto a difendersi ed espandersi. L’accento tradiva un’origine lituana, ciò che diceva una certa nostalgia per l’epoca del regime sovietico.
L’altro, più magro e con una distesa di capelli biondi che gli arrivavano alle spalle, teneva la posizione opposta.
A parte il naso rosso i due visi si assomigliavano. Non fosse stato per lo scorrere del tempo sarebbero stati identici.
Padre e figlio, pensò Sarunas.
A lui francamente non fregava un cazzo né di Putin né di Zelensky.
Non gli fregava più un cazzo di niente.
Il mondo sarebbe potuto scoppiare in una grossa palla atomica quel giorno stesso. L’unico di cui gli importava era Nikas, ma anche così, poteva avere un senso andare avanti? Come aveva detto Verena? “Ha solo cinque anni e per lui la vita è già in salita.”
Già, aveva detto quelle parole precise e aveva ragione.
Dannatamente ragione.
La Siauliu Arena, il salotto buono del basket della città di Siauliai, una bomboniera d’acciaio, cemento e vetri colorati. Aveva già arbitrato lì: pubblico caloroso ma corretto. Era raro che si trascendesse.
Gli avversari del KK Siauliai erano gli atleti dello Zalgiris Kaunas, la squadra più titolata della Lituania. Sembrava una partita facile da arbitrare, senza grandi difficoltà. Le squadre non si giocavano il titolo, ma solo un piazzamento.
Lo Zalgiris conduceva la serie per tre a zero e vincendo il match si sarebbe aggiudicato il terzo posto nella lega.
Una partita segnata, semplice da arbitrare. La Federazione aveva scelto la partita più comoda per il suo rientro.
Alla fine però, la direzione di gara fu un disastro. Riuscì nell’impresa di scontentare tutte e due le compagini, fischiando falli assurdi ai giocatori in campo e alle panchine. Gli atleti protestarono in modo plateale, così come i coach a bordo campo, che saltarono su e giù come scimmiette impazzite. Anche il pubblico perse la pazienza: fischiò, protestò, imprecò come mai aveva fatto fino ad allora.
A fine partita non ebbe la forza di fare ciò che si era prefissato. Si sentiva stanco, pensieri scuri gli annebbiavano l’anima e il cervello. Aveva bisogno di riposare.
Bloccò una camera in un alberghetto nei pressi della stazione e chiamò sua cognata.
«Ciao Verena, sono io.»
«Ciao. Come è andata la partita?»
«Male. Ho arbitrato da schifo…senti, puoi occuparti ancora un po' di Nikas? Pensavo di tornare a casa domani.»
«Lo sai, non ci sono problemi. Ma è successo qualcosa?»
«No, sono solo stanco. Poi domani devo passare in un posto.»
«Hai una voce strana. Stai bene?»
«No. Dai, passami Nikas che voglio fargli un saluto.»
«Nikas sta dormendo.»
«Di già?» Guardo l’orologio: erano le 20.14.
«L’ho portato al parco nel pomeriggio. Dovevi vederlo, ha corso come un dannato. Dopo mangiato è andato subito ko.»
«Ok, dagli un bacio da parte mia allora. Ciao.»
Chiuse la telefonata e si sdraiò sul letto. Non aveva ancora mangiato e non pensava di farlo. Aveva già tutto ciò che gli occorreva.
Prima di entrare in camera si era fatto dare una bottiglia di vodka al bar dell’albergo.
Spense la luce e passò la serata a bere e a fissare il soffitto.

La Collina delle Croci si trovava nel villaggio di Jurgaiciai, una decina di chilometri a nord di Siauliai. Si alzò dal letto che stava iniziando ad albeggiare, chiamò un taxi e si fece portare lì.
Alina era stata sulla collina con i nonni quando era ancora poco più che una bambina. Pareva fosse trascorsa un’intera era geologica da quando gliene aveva parlato. Quel posto all’inizio l’aveva terrorizzata, così tanto che si era dovuta stringere alla vita del nonno. Poi però la paura era scomparsa e aveva avvertito una sorta di benessere.
Si era sentita felice.
Sarunas s’incamminò lungo il vialetto e puntò la sommità della collina.
Davanti a lui si palesò un groviglio inestricabile formato da migliaia di croci tutte diverse, da quelle più piccole e modeste a quelle enormi, che cercavano di rivaleggiare in altezza con gli alberi sullo sfondo.
Inizialmente gli sembrò di trovarsi in uno strano e bizzarro cimitero, ma non era quella la definizione più calzante.
Piuttosto pareva di osservare una sorta di bosco artificiale, inquietante, ma allo stesso tempo affascinante.
Qua e là poche persone sparse, isolate, perlopiù anziani in contemplazione di quello strano santuario.
Nel procedere rimase impressionato dalla grande varietà dei materiali: il classico legno, semplice o intarsiato, metallo, plastica. Vide anche un crocifisso diverso da tutti gli altri, stilizzato, realizzato con la ceramica. E poi statue e sculture di Cristo e della Madonna. Anche piccoli angeli.
Quando imboccò la passerella in legno che portava al punto più alto avvertì un formicolio alla base della nuca.
«È solo suggestione» si disse e continuò ad avanzare.
Rallentò un po' l’andatura, soffermandosi davanti alle incisioni più strane e particolari. Quando il vento si alzò, incuneandosi tra gli stretti passaggi tra una croce e l’altra, i rosari che pendevano dalle strutture più grandi si mossero, vibrarono, danzarono nell’aria, recitando la loro personale e mistica preghiera.
Fu lì che la mente di Sarunas vacillò, convincendosi che il vivace tintinnio dei piccoli crocifissi fosse un modo di Alina per comunicare con lui. Si bloccò, in attesa di qualcosa, di un segno.
Riprese a camminare, ma ai piedi della scalinata che conduceva alla sommità del poggio si fermò di nuovo.
Gli mancava l’aria.
Si costrinse a salire i gradini, sperando di non essere sull’orlo di un attacco di panico. Pensò ad Alina, a Nikas. Si concentrò sulla nenia dei rosari pizzicati dal vento e senza accorgersene si ritrovò in cima.
Quando iniziò a scollinare il respiro tornò regolare.
S’inoltrò per un altro corridoio circondato da croci.
Croci e ancora croci.
Sempre nuove. Sempre diverse.
In fondo l’accolse una spianata erbosa, divisa in due da un sentiero in terra battuta. Percorse il sentiero finché non trovò un punto idoneo a piantare la sua. Non voleva lasciarla da sola, isolata da tutte le
altre e neppure inserirla in un fazzoletto di terra troppo affollato. Lo scovò tra una croce dipinta coi colori della bandiera lituana e una realizzata coi bastoncini del gelato. Aprì lo zaino, prese una paletta da giardinaggio e scavò una piccola buca, quindi afferrò il suo simbolo e lo piantò. I pezzi di legno erano stati ricavati dalla cornice rotta la notte precedente la partenza, assicelle spezzate tenute di nuovo insieme da due chiodi di ferro. Sul legnetto verticale aveva inciso il nome di Alina.
«Per chi è quella croce?»
Sarunas si girò. Una vecchia con un fazzoletto verde legato attorno alla testa lo stava fissando.
«Per mia moglie» rispose.
La donna annuì. Aveva gli occhi celesti e il viso rugoso, fiero, affascinante nonostante l’età avanzata. Un ciuffo ribelle di capelli candidi faceva capolino sotto la stoffa verde.
«Quella dipinta coi colori lituani è per mio figlio. Era un poliziotto. Gli hanno sparato.»
Tornò a guardare la sua croce. Non aveva tanta voglia di parlare con una sconosciuta, eppure qualcosa d’indefinibile lo spingeva a farlo.
«Non è facile sopravvivere a chi amiamo» disse con serenità.
La vecchia annuì ancora una volta. «Almeno tu hai un figlio a cui pensare. Io sono sola, non ho più nessuno.»
Sarunas la fissò colmo di stupore. «Come fa a saperlo?»
La vecchia indicò lo zaino abbandonato sull’erba: dall’apertura spuntava la testa turchese di un peluche. «Sei troppo cresciuto per dormire con quello, dico bene?»
«Mi sa di sì» rispose Sarunas, poi rise. Quanto tempo era passato dall’ultima volta che aveva sentito il suono della sua risata? Non lo ricordava. «È di Nikas. Gli ho detto che avrei voluto portarlo in un posto in cui la mamma era stata quando era piccola. Un posto particolare, dove si era sentita felice. Me l’ha consegnato senza fare storie.»
Tirò fuori l’orso dallo zaino e lo posizionò vicino alla croce.
«Alina adorava quest’orso. L’ha voluto comprare lei. Dove si è mai visto un orsacchiotto turchese? Così diceva.»
La vecchia fece un cenno con la mano e si allontanò.
Le ombre nere che assillavano Sarunas parvero dileguarsi con lei.
Non seppe dare una risposta logica a quella sensazione, ma si sentì più leggero. Quasi sereno.
Si sdraiò sul prato, gli occhi al cielo e alle poche nuvole che giocavano a rincorrersi. Pensò a tutte le piccole cose amorevoli che avevano fatto assieme: lei che gli tagliava i capelli, lui che le metteva lo smalto alle unghie dei piedi, loro che si insaponavano vicendevolmente la schiena nella vasca da bagno ascoltando musica anni ottanta. Pensò a queste cose e sorrise.
Poi finalmente pianse.

2L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mar Lug 05, 2022 11:59 am

The Raven

The Raven
Admin
Admin

Ciao autore, hai scritto davvero un bel pezzo, con una carica emotiva che non lascia sicuramente indifferenti. Mi è piaciuto molto il fatto di non aver usato il fattore leucemia come una captatio benevolentiae nei confronti del lettore: capita, qualche volte, di strumentalizzare una malattia per intenerire il cuore di chi legge. Quindi per questo mi congratulo. Hai rappresentato il dolore di Sarunas per quello che è: disperazione, rabbia, frustrazione, senso di colpa e inadeguatezza.
Belle le descrizioni, hai un modo di scrivere molto descrittivo che porta chi legge a vedere quello che racconti, e anche questo è un punto di forza del racconto.
Forse quel “cazzo” utilizzato dal narratore mentre ci descrive la foto di Alina potrebbe risultare fuori luogo: ho usato il forse perché in effetti in quel preciso momento il narratore racconta i pensieri di Sarunas, ma non riporta un pensiero diretto, ergo io non avrei abbassato così drasticamente il registro narrativo (registro narrativo che poi ritorna a un livello normale per il resto del testo).
Ho apprezzato il cambio di prospettiva nel descrivere i sentimenti di Sarunas: il suo moto di rabbia, culminato nella distruzione della cornice, e il successivo pentimento seguito dalla regressione a sentimenti infantili è davvero ben congeniata.
Bella, infine, la descrizione della collina delle croci, con le similitudini boschive.


Buona inoltre la conduzione della trama, il ritmo tenuto dalla narrazione, capace di dilatarsi e di restringersi senza far annoiare il lettore e senza risultare frettoloso. Riesci anche a incuriosire il lettore: cosa ha intenzione di fare Sarunas? Perchè non torna a casa subito dopo la partita? Ecco, io l’effetto sorpresa non l’ho subìto perché sapevo che saresti andato nella collina delle croci (il contest te lo imponeva), però un lettore esterno che non lo sa non può immaginarlo.
Ottima la scrittura, curata e ben congeniata. Ho trovato un solo refuso (si al posto di un di), ma succede anche ai migliori xD
Il tuo racconto, il primo che leggo, mi è piaciuto. Sono contento di aver iniziato con un pezzo davvero di qualità.


______________________________________________________
IN GRAN SILENZIO OGNI PARTIGIANO GUARDAVA QUEL BASTONE SU IN COLLINA.


REACH OUT AND TOUCH FAITH!                                                                                               Sembrano di sognante demoni gli occhi, e i rai
                                                                                         del lume ognor disegnano l’ombra sul pavimento,
né l’alma da quell’ombra lunga sul pavimento
sarà libera mai!
Quel vizio che ti ucciderà
non sarà fumare o bere,
ma è qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere.

3L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mer Lug 06, 2022 6:21 pm

vivonic

vivonic
Admin
Admin

Ciao, Autore.
Credo che tu sia riuscito a scrivere qualcosa di davvero potente. Ti concentri su un personaggio e, fondamentalmente, riesci con naturalezza a farcene vedere altri tre. I paletti sono perfettamente centrati nel racconto, tanto da risultare naturali perfino nei vari momenti in cui si collegano.
La forza del racconto sta chiaramente nel tuo protagonista e nelle sensazioni che riesci a trasmettere ai tuoi lettori. Il tuo testo è un pugno nello stomaco, ma uno di quei pugni che non ti aspetti, che ti arrivano anche a distanza di giorni dopo aver letto per la prima volta questo tuo lavoro.
Ti dico l’unica cosa che mi ha stonato, che è veramente una scemenza, quindi prendila come tale: in un racconto intriso di credibilità, non è invece verosimile che un arbitro inattivo torni ad arbitrare senza un corso di aggiornamento, e “dia disponibilità” già per il primo fine settimana utile. Anche perché, per come lo dice (“Ho deciso, torno ad arbitrare”) sembra che sia passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta che lo ha fatto.
Chiudo evidenziando un titolo accattivante (mi è subito venuto in mente uno squalo di pezza di un racconto di qualche step che tu ricorderai senz’altro) e, secondo me, suggestivo ed evocativo al punto giusto. E una scrittura perfetta, tanto da non farmi accorgere neanche dal refuso segnalatoti sopra.
Complimenti! Uno dei capolavori di questo step, per quanto mi riguarda.


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

4L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mer Lug 06, 2022 10:47 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Sono d'accordo, stranamente, sorrido, con i giudizi precedenti e se non cambierò idea strada facendo sei in vetta al mio podio. Mi hai ricordato una bellissima poesia di Umberto Saba della quale non ricordo il titolo, ma l'emozione di recitarla a memoria si. Il portiere caduto alla difesa ultima vana...
Non voglio addolorarti con i miei ricordi adolescenziali, goditi il tuo momento di gloria. Un abbraccio.

5L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mer Lug 06, 2022 10:55 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan

Bello e intenso questo racconto, complimenti!
Per tutta la lettura ho percepito una forte tensione, e l'autore è riuscito a tenere magistralmente in bilico i sentimenti del protagonista, alternando rabbia, pentimento, frustrazione e, forse, pace per tutto il testo. Ho apprezzato il modo molto elegante che hai usato per introdurre il lettore nella vita di Sarunas, per descrivere le pieghe del suo dolore e per farlo sentire vicino al suo dramma.
L'evento luttuoso non è mai carico, ma è proposto invece senza enfatizzarlo, riconducendolo a quello che è: un'enorme ingiustizia che a molti capita di vivere.
Il protagonista non è un eroe, ma un uomo vero, che affronta il destino avverso combattendo contro le proprie fragilità. Credo che questo sia il maggior pregio del testo: proporre un personaggio vero, dove chiunque può rispecchiarsi e vedere in quella sorta di accettazione un incentivo ad andare avanti, verso la comprensione e il superamento dei propri limiti.

6L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Gio Lug 07, 2022 11:36 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Un gran bel racconto scritto in modo impeccabile. Anche per te, autor@, solo complimenti.
Difficile elaborare un lutto così doloroso. Il tuo personaggio trasuda umanità, non chiede pietà, si manifesta con tutti i propri difetti e buca la pagina. Ma non è il solo a farlo. Davvero resta nel cuore il bambino col suo gesto carico d’amore. Insomma sentimento e umanità a ceste… e una scrittura, anche nel tuo caso, ma non sei il solo in questo step per fortuna nostra, da cui poter imparare moltissimo.
Piccola, grande storia.


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

7L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Gio Lug 07, 2022 11:04 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Autor*, mi scuserai, se mi discosto un poco dai commenti precedenti: ho trovato il tutto ben scritto, preciso, ma molto scontato.
I pregi del racconto rimangono tutti, soprattutto la naturalezza e la semplicità con cui Sarunas vive e cerca di affrontare il dramma che lo ha travolto.
C’è sentimento, c’è dolore, ma è tutto come ti aspetti, anche il gettare la cornice a terra, anche il piantare una croce in ricordo della moglie.

8L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Ven Lug 08, 2022 1:31 pm

Mac

Mac
Padawan
Padawan

Basta piantare una croce per ritrovare la serenità? Questo mi sono chiesta.
Il racconto è scritto bene, anche se troppo ricco di aggettivi (lo so é un mio problema scusatemi tutti).
I paletti sono forse quelli meglio inseriti del contest (o almeno dei racconti che ho letto fino ad ora).
Sei corretto, non ho trovato errori o refusi da farmi fermare la lettura e questo è un grandissimo pregio per me.
Rimane sempre il dubbio sul finale, non amo i lieti fine forzati.
Sarà che di mio fatico a superare i lutti e quindi non concepisco queste rinascite. Si va avanti, questo sì, ma rimango dell'idea che non basta un gesto simbolico per sanare il dolore.
Avrei dato un po' più di spazio al figlio, in fondo l'orsacchiotto del titolo era il suo.
Un buon lavoro
a rileggerci

9L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Ven Lug 08, 2022 6:41 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

All'inizio il racconto stenta un po', così come la scrittura poi tutto riparte per il meglio e anche la scrittura migliora. Hai descritto molto bene il personaggio e anche il bambino però hai buttato lì una cognata che all'improvviso sparisce. Anche se non l'avessi creata la trama non ne soffriva. Insomma una bella storia che è anche la mia penultima quindi magari dovrai lottare con un altro per avere il mio podio. Brav@ Una nota: si scherno/di scherno.

10L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Sab Lug 09, 2022 10:26 pm

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Errori/refusi: praticamente inesistenti.
Ti segnalo, per dovere, gli parve all’improvviso un gesto si scherno, e un "a capo" che ti è sfuggito: isolata da tutte le (...)
altre e neppure inserirla in un fazzoletto di terra troppo affollato.
[size=13]Scrittura: elegante e sicura, guida il lettore tra le pieghe del racconto senza annoiarlo o distrarlo, con mano sicura, il narratore racconta le emozioni del protagonista senza mai intervenire con il suo pensiero o il suo giudizio.
[/size]
[size=13]Paletti[/size]
[size=13]Stanza: il Salotto c'è, è al centro dell'azione per una bella parte del racconto, nel salotto avviene l'azione centrale del racconto stesso, la rottura della cornice con le conseguenze che poi vedremo.[/size]
[size=13]Personaggio: finalmente un arbitro impegnato nell'arbitrare, uno dei rari casi di questi step.[/size]
[size=13]Luogo: la collina delle croci è indubbiamente centrale nel racconto almeno quanto il salotto.[/size]
[size=13]Date e genere: poco da dire.[/size]
[size=13]I paletti sono inseriti "naturalmente" e senza forzature, il giudizio non può che essere positivo.[/size]
[size=13]Perché sì: il racconto è emozionante e coinvolgente ma allo stesso tempo non indugia in un'inutile "captatio benevolentiae", mostrandoci il protagonista in tutte le sue sfumature, anche nella comprensibile arrabbiatura nei confronti di una donna che lo ha lasciato privandolo della felicità cui sente di avere diritto; ho conosciuto persone anche vicine a me che, purtroppo, hanno perso familiari vicini e che in qualche momento hanno provato questo tipo di sentimento. Bellissima la figura del bambino che, a un certo punto, si fida ciecamente del papà e gli consegna la cosa più importante che ha e che, forse, lo lega ancora alla mamma.[/size]
[size=13]Infine un'osservazione che forse riterrai strana ma ho pensato che se avessi letto il racconto senza sapere dei paletti , il finale con la salita alla collina delle croci sarebbe stata una sorpresa molto positiva e questo, secondo me, è un ulteriore merito che si aggiunge al tuo bellissimo racconto.[/size]
[size=13]Perché no: non trovo alcun motivo per non votare questo racconto.[/size]
[size=13]Sicuramente nella mia cinquina.[/size]



Ultima modifica di paluca66 il Sab Lug 09, 2022 10:28 pm - modificato 1 volta.

11L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Sab Lug 09, 2022 10:28 pm

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Chiedo scusa per come è uscito il commento, non riesco a capire cosa sia successo con tutte quelle "size"...

12L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mar Lug 12, 2022 9:25 am

ImaGiraffe

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Padawan
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Un autore eccellente con una carica emotiva e comunicativa veramente ammirabili ma purtroppo trovo che nel racconto non si sia sforzato troppo. 
È un bel racconto scritto molto bene ma nulla di più. l'ho trovato un pochino scontato.
Va bene, non si deve sempre stupire con effetti speciali ma quando si scrive così bene io mi aspetto qualcosa in più. 
Non è la prima volta che succede a volte ho la sensazione che ci sa scrivere a volte si adagi sul loro talento e non osino mai. 
Questo è uno di questi casi. Non si può dire che il testo si brutto ma non me la sento neanche di premiarlo perché percepisco del potenziale nella mano di chi lo ha scritto e non posso accontentarmi.


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Someone give that Wolf a Banana  L'orsacchiotto turchese 1f34c 

13L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mar Lug 12, 2022 10:31 am

vivonic

vivonic
Admin
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ImaGiraffe ha scritto:Un autore eccellente con una carica emotiva e comunicativa veramente ammirabili ma purtroppo trovo che nel racconto non si sia sforzato troppo. 
È un bel racconto scritto molto bene ma nulla di più. l'ho trovato un pochino scontato.
Va bene, non si deve sempre stupire con effetti speciali ma quando si scrive così bene io mi aspetto qualcosa in più. 
Non è la prima volta che succede a volte ho la sensazione che ci sa scrivere a volte si adagi sul loro talento e non osino mai. 
Questo è uno di questi casi. Non si può dire che il testo si brutto ma non me la sento neanche di premiarlo perché percepisco del potenziale nella mano di chi lo ha scritto e non posso accontentarmi.
INTERVENTO DI MODERAZIONE


Ciao  @ImaGiraffe. Abbiamo notato che diversi tuoi commenti, in questo step, vanno a commentare l'Autore e non il racconto. Questo commento è abbastanza emblematico: parli di cosa, secondo te, ha fatto l'Autore, ma non commenti praticamente niente del racconto in sé.
Ti invitiamo a rientrare nei canoni del commento al racconto. Puoi dire in aggiunta tutto quello che vuoi, sia nel commento sia in off topic, con i modi e la cordialità che ti contraddistinguono, ma il commento al racconto deve esserci, e qui non c'è (e non solo qui: rivedi i tuoi commenti un po' in generale...).
Questo commento non sarà ritenuto valido ai fini del concorso, quindi ti invitiamo a riformularlo con i parametri che ben conosci.
Grazie della collaborazione. Per qualsiasi cosa, siamo qui.


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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

14L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mar Lug 12, 2022 10:42 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Chiedo scusa agli autori che si sono sentiti chiamati in causa. 
Il mio giudizio a loro voleva essere un plauso alle loro capacità per non dire solo che il racconto non mi è piaciuto. 
Scusate. 
Per quanto riguarda "l'orsacchiotto Turchese" non mi ha coinvolto, non mi ha emozionato e l'ho trovato molto semplice nella trama.
I paletti, ci sono tutti, ma mi sembrano usati nel modo più convenzionale e senza qualcosa che mi faccia ricordare il racconto. 
In ogni caso il racconto è scritto divinamente, quindi dal punto di vista tecnico un ottimo lavoro.


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Someone give that Wolf a Banana  L'orsacchiotto turchese 1f34c 

15L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mar Lug 12, 2022 11:48 am

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

La copia omaggio di un capolavoro.
Perché dico così?
Perché non si paga nulla per leggerlo, è qui sotto i nostri occhi.
Piaciuto, anche dopo la rilettura.
Un abbraccio.

16L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mar Lug 12, 2022 3:59 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

mah, mi discosto pure io dai tanti plausi, mi scuserà l'aut@.
scritto benissimo, senza refusi e con buone descrizioni, tuttavia non mi colpisce più di tanto, non mi coinvolge.
forse, come ha scritto qualcun altro, tutto quel che accade è scontato dalla riga precedente e questo fa cadere la tensione che si vuole creare.
questa perlomeno è la mia impressione.
i paletti ci sono tutti, e c'è anche la storia, questo è ineccepibile.
peccato non mi abbia portato dentro lasciandomi invece semplice osservatore esterno.


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L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

L'orsacchiotto turchese Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

17L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mar Lug 12, 2022 8:19 pm

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Questo racconto mi ha convinto per la sua naturalezza.
È una storia semplice, comune, l'elaborazione di un lutto con tutti i passaggi che ne conseguono.
Il protagonista passa da uno stato di smarrimento a una sorta di depressione, con ombre nere che lo circondano. Poi c'è il rifiuto, la rabbia, che si traduce con la rottura della cornice con la foto della moglie in quella notte insonne, infine il pentimento, il dispiacere per quel gesto, che per come l'ho interpretato io è forse l'inizio per l'accettazione della perdita.
Ho trovato forse abusato il ricorso all'alcol di Sarunas, il suo ubriacarsi per stordirsi e trovare un pò di tranquillità. E comunque è il mezzo più a buon mercato, quello a cui l'uomo ricorre da sempre nei momenti di difficoltà: o si ubriaca oppure si droga.
Ti segnalo due frasi che mi sono particolarmente piaciute:
La penombra, la paura, l’angoscia: Sarunas si sentiva come prigioniero di una bolla dai colori sbiaditi che rotolava lungo i piani inclinati di altre dimensioni, seguendo regole a lui sconosciute.
rende bene l'idea.
Sfilò la foto dalla cornice spezzata, i frammenti di vetro che cascavano sul pavimento come coriandoli trasparenti in un carnevale alieno.
i coriandoli trasparenti non li avevo mai sentiti.
Ti segnalo poi questo pezzo:
Sembrava una partita facile da arbitrare, senza grandi difficoltà. Le squadre non si giocavano il titolo, ma solo un piazzamento.
Lo Zalgiris conduceva la serie per tre a zero e vincendo il match si sarebbe aggiudicato il terzo posto nella lega.
Una partita segnata, semplice da arbitrare. La Federazione aveva scelto la partita più comoda per il suo rientro.
Hai usato tre volte il termine partita in poco spazio. Ci sono un sacco di sinonimi da usare: incontro, sfida, match, ecc.
In conclusione un racconto non originalissimo, però mi è sembrato vero, naturale, come accennato all'inizio. E poi equilibrato e curato in ogni sua parte.
Insomma, a me sei piaciuto.

18L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Gio Lug 14, 2022 11:50 am

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

È un percorso di elaborazione del lutto quello che ci hai mostrato in questo tuo bel racconto. Molto bello anche il finale.
Oltre alla qualità veramente alta della scrittura, ho trovato il pregio maggiore nell’equilibrio di tutta la storia. Anche gli elementi necessari allo step sono stati inseriti con naturalezza, senza faticosi artifici. Ne è venuta fuori una storia semplice, essenziale, gradevole, senza il ricorso a “effetti speciali”, proprio il tipo di storie e di stile che preferisco.

19L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Ven Lug 15, 2022 6:04 pm

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Il titolo è solo discreto: purtroppo già dall’inizio ci presenti il pupazzo; forse se lo avessi descritto come “un giocattolo” generico, ma anche non inserito, nel finale avrebbe avuto un peso più significativo, al pari della paletta, come ti dico dopo, proprio perché appartiene al bimbo, così prezioso per lui.
Parto da un paio di frasi che già mi ero segnata alla prima lettura.
Lui invece era già colato a picco.
Poi finalmente pianse. Un pianto che arriva quando si vive un momento difficile, col fiato che aiuta finalmente le lacrime a uscire, ha un potere liberatorio immenso, cancella qualcosa – che non si perderà comunque - per far entrare qualcos’altro, anche una ripartenza.
Il paletto più debole è il salotto, sostituibile anche con un soggiorno.
Un bel racconto, la trama è un classico ma è stata gestita bene, con equilibrio, senza forzature. Gli stati d’animo del protagonista sono descritti con forza, di sicuro molto veritieri. La trama porta con il giusto ritmo a quello che già si immagina: il momento che poteva aiutarlo a riprendersi (arbitrare) gli si ritorce contro ma al contempo lo porta ad affrontare “il posto” di cui la moglie gli aveva tanto descritto come speciale, con la speranza di ritrovare qualcosa di lei, qual qualcosa che il tempo della malattia non ha concesso loro di raccontarsi compiutamente.
È un testo in apparenza semplice e scontato nel suo sviluppo, un classico appunto, ma al contempo trasmette tante sensazioni: il vuoto di una perdita, il dubbio di non riuscire a crescere un figlio senza l’altra metà del suo mondo, il desiderio di riprendersi proprio per affrontare il futuro, il terrore di non farcela perché la partita è stata un fiasco, e il viaggio della rinascita o anche solo di una nuova visione del futuro.
Niente da eccepire sulla sicurezza della scrittura (salvo alcune note ma molto personali), senza sbavature o inciampi di rilievo.

Molto particolare e intensa, ancora più della prima parte, il momento della visita alla collina: mi ha emozionato, mi pareva di essere lì, con la signora che, seppur provata dal suo lutto, immenso, è ancora in grado di dargli la speranza. Almeno tu hai un figlio a cui pensare.
È un racconto che avrei visto molto bene declinato in prima persona: penso tu abbia la capacità di rendere al meglio per il lettore, con questa soluzione, la percezione delle sensazioni del protagonista. Meno parole, forse, ma più incisive. Resta comunque un bel racconto.
 
Le mie note: sono piccole note, relative a punti dove il lessico utilizzato, seppure corretto, semplificato renderebbe ugualmente e meglio. Ovviamente sono interpretazioni personali, che non inficiano la bella scrittura che tiene per tutto il racconto.
 
che occupava la porzione di parete sopra il televisore  == il ritratto della moglie, appeso sopra il televisore
Bevve ancora e svuotò il bicchiere tutto d’un fiato. == Una frase corta e secca che rende l’idea del momento.
Strinse con rabbia la cornice, poi la gettò in terra con tutta la forza che aveva in corpo. Al contatto col pavimento del salotto il legno si spezzò, lasciando fuoriuscire dall’intelaiatura un pezzo di fotografia
L’ho letta meglio così: “Strinse con rabbia la cornice, poi la gettò a terra con tutta la sua forza: il legno si spezzò, liberando parte della fotografia.
sul pavimento fresco, in posizione fetale, cullandola come un neonato. Visivamente rende, ma già l’immagine di un neonato cullato dice di un corpo raccolto.
L’accento tradiva un’origine lituana, : ciò che diceva una certa nostalgia per l’epoca del regime sovietico.== ho cambiato la punteggiatura: mi pare renda più chiaro entrambi i concetti.
che si era dovuta stringere alla vita del  al nonno.
Percorse il sentiero finché non trovò un punto idoneo a piantare la sua == il punto perfetto per la sua.
Una paletta da giardinaggio == non importa che paletta sia, poteva anche essere la paletta di Nikos, anzi questo avrebbe rafforzato il gesto: ha portato due cose del bimbo: la paletta e, adesso sì, il pupazzo (con la descrizione di essere stato l’ultimo regalo di Alina)
insaponavano vicendevolmente la schiena nella vasca da bagno, ascoltando musica anni ottanta.
 
Le ore: le hai indicate con 2.00 ecc.: non è sbagliato, ma pare quasi un “rapporto”: le due, le otto e un quarto, le dieci raggiungono lo stesso scopo.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

20L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Ven Lug 15, 2022 6:08 pm

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

paluca66 ha scritto:Chiedo scusa per come è uscito il commento, non riesco a capire cosa sia successo con tutte quelle "size"...
nell'anteprima, c'è un secondo riquadro in cui è inserito il testo e qui puoi modificarlo, selezionando quelle dicitura. O almeno a me accade quando copio i commenti che ho scritto in word: alla fine del testo mi viene caricata una sbrodolata di quelle che potrebbe sembra un linquaggio molto colorito. Seleziono e cancello. Spero possa servirti.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

21L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Dom Lug 17, 2022 7:16 pm

gipoviani


Younglings
Younglings

Comunque un buon racconto. 
Una mamma portata via dalla malattia e chi rimane non si da pace. Con due bambini che rimangono e uno dei due, il peluche, che si sacrifica per tutti. 
Come si fa a parlar male di una storia così?  Sarebbe come sparare sulla croce rossa. 
Ma a me sparare sui buoni piace. E' divertente.
E' tutto abbastanza prevedibile e scontato. La malattia, la morte, il lutto. Purtroppo, la vita è piena di tutte e tre. Il limite del racconto è che non riesce, almeno per me, a rendere eccezionale e degna di essere raccontata, una storia drammatica, ma normale. L'unica vera invenzione: il colore dell'orsacchiotto.

22L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mer Lug 20, 2022 11:24 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Questo racconto ha davvero il pregio della semplicità.
Vero anche che suona prevedibile, cioè che quasi tutto quello che succede lo si intuisce alla riga prima. Tranne la salita alla Collina delle Croci: di quella m'ero dimenticato leggendo, succede, e quindi non capivo cosa Sarunas stesse architettando.

Il discorso delle emozioni è stato altalenante, per me. Mi hai preso più che altro nel finale.
Non so il motivo, forse è maggiore l'immedesimazione, forse è il mix di sollievo e struggimento, non lo so.
Il finale mi ha proprio coinvolto, gli altri episodi sensibili molto meno.
E poi l'orsacchiotto. Ecco, io sono decisamente contrario a questa cosa del lasciare oggetti cari in un luogo a eterna memoria di qualcuno. Non mi piace.
Quel povero orsetto turchese che Alina amava verrà rovinato dal tempo e dalle intemperie, e sarà come se anche lui fosse stato abbandonato.
Non lo farei mai, io. Lo terrei sempre con me, o al più in un sanctum dove so che sarà al sicuro per sempre.

Molto buono lo stile di scrittura, che si sposa bene con la semplicità della storia e il suo taglio che parla semplice, al lettore. Forse contribuisce, per contro, a non far spiccare il tutto salvo che nei punti cruciali della narrazione.
Ecco, forse, a dirla tutta tutta, in questo step tanti si sono giocati la carta del lutto, della tristezza, e quindi molti racconti tendono ad assomigliarsi e non risaltare quanto potrebbero.

23L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Mar Lug 26, 2022 1:46 pm

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Padawan
Padawan

Nella mia veste di lettore piuttosto vorace, mi è capitato spesso di imbattermi nel racconto dell'elaborazione di un lutto; fra le tante, questa mi è sembrata una descrizione davvero riuscita, con i suoi alti e bassi di umore, con un'alternanza ben dosata di tristezza, impotenza e rabbia, con quel pellegrinaggio finale verso un luogo tanto significativo per Alina. Tutto scorre verso un'accettazione del dolore e una volontà di ripartenza segnata da quel "Poi finalmente pianse" che condensa tutto quanto.
La scrittura è ben gestita e sa far emergere le emozioni e i sentimenti che attraversano l'animo di Sarunas.
Poche le imprecisioni o i passaggi da rivedere.
Per esempio, nella scena in cui spezza la cornice con la foto di Alina gestirei meglio il momento in cui si ferisce: se il dolore (fisico) serve a farlo ricollegare con la realtà è meglio non anticipare il fatto che si è ferito al tallone e indugiare sulla descrizione del pavimento che si tinge di sangue; si perde l'immediatezza del corto circuito dolore/ritorno in sé.
Poi, la descrizione del palazzetto: dovrebbe essere ridimensionata, asciugata dei tanti aggettivi, che risultano abbondanti anche nelle varie descrizioni lungo tutto il racconto e che non aggiungono niente, se non una certa pesantezza nella lettura (il "pavimento bianco di ceramica"; l'evitabilissimo "in posizione fetale"; i tanti particolari degli avventori del bar; il ripetersi dell'aggettivo "strano", specialmente nel definire la Collina; la "paletta da giardinaggio"; ecc...).
E rivedrei anche il formato per indicare le ore (2.00; 10.00...).
Infine due parole sull'orsacchiotto: avrei preferito che non venisse abbandonato accanto alla croce, ma lasciato al piccolo Nikas. Ho trovato un po' crudele infliggergli un'altra perdita. Diverso sarebbe stato se Nikas stesso fosse stato lì e avesse deciso da solo di lasciare l'orsetto.
Nell'insieme, comunque, un racconto molto buono.
M.

A Susanna garba questo messaggio

24L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Gio Lug 28, 2022 2:28 pm

CharAznable

CharAznable
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Racconto scritto con maestria e carico di sentimenti, di emozioni forti. Anche se l'azione, e quallo che accade, non è moloto il carico emotivo compensa degnamente questa carenza lasciando alla fine della lettura un'esperienza piena e toccante.
I paletti ci sono tutti e ben utilizzati.Critiche non ne ho, solo complimenti.
Grazie.


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

25L'orsacchiotto turchese Empty Re: L'orsacchiotto turchese Ven Lug 29, 2022 11:35 am

Resdei

Resdei
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

un racconto che rimane, potente, emozionante, decisamente di alto livello.
gusto personale, anche a me non piace lasciare oggetti per i defunti,
ma capisco che molti lo fanno e trovano giovamento alla sofferenza
penso a Nikas senza il suo orsacchiotto e spero che suo padre, tornando, gli compri un altro peluche.
  
Poi finalmente pianse.
la frase finale che riscatta tanto dolore.
bravissim@
complimenti, davvero!

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