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Messaggio Da Giancarlo Gravili Gio Mag 26, 2022 2:21 pm

https://www.differentales.org/t1595-ragioni-dell-anima:

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«Nel tormento dell’incerto assoluto comparve l'estasi del dolore
che trafisse l'anima con lunghe spine.
Rese viva l'esistenza, le concesse la forza del pensiero.
Indusse ogni singola emozione verso i “sentieri dell'anima” che
portavano alla quiete dello spirito dopo un vagare triste e incerto.
In una notte…

Notte senza tempo si materializzarono ancestrali vicissitudini.
Tra lampi e tuoni tremò l'intelletto e il verbo divenne amore
».

Se dovessi rincorre la solitudine d'una luce accesa spegnerei quella clessidra di vetro da troppo tempo logorata dalla polvere d'una stella cadente.
Se avessi la forza di graffiare le infinite trame tessute dalla tristezza, scolpirei sulla sabbia i tuoi occhi di cristallo.
Se la malinconia d'un vascello in fuga verso l'orizzonte ascoltasse i nostri lamenti, costruirei una piramide per racchiuderli dentro.
Se gli interminabili se che camminano insieme a noi rimanessero solo dei se, troverei il coraggio di sussurrare il tuo nome al vento.
Se un raggio di sole riflettesse nel tuo sguardo il labirinto che ci imprigiona vagherei per l'eternità alla ricerca del tuo amore.
Se ancora una volta potessi sfiorare con le mani il tuo viso resterei lì fermo a osservarti per ore nel silenzio d'una tempesta.
Se negli stralci di queste frasi potessi cancellare le incertezze forse mi ritroverei accanto a te.
Se d'un tratto scomparissero i vampiri che volano nelle stellate notti mi appoggerei ancora con te su quella panchina triste e fredda.
Nel calore d'un acceso fuoco annegherei il mio amore e con infinita dolcezza cullerei i tuoi meravigliosi occhi di cristallo.

«Gocce di rugiada lentamente scesero giù dalle foglie,
sguardi lontani s'intrecciarono, s'osservano.
Piccole ombre nascosero il volto.

Lontano un bagliore scoprì gli occhi.
Immagini sbiadite,

lassù vissero ancora.
Burattini come equilibristi

corsero lungo il filo della vita.
Risero, piansero, poi in silenzio morirono.
Grida nel silenzio,

qualcuno ascoltò.
Nell'oscurità occhi di cristallo brillarono,
sorrisero...
Ancora una notte è trascors
a, una notte senza tempo»

Continuò la tempesta s'aprirono porte e finestre, si chiuse l'anima in se stessa a cercar riparo dalle folgori. Il tempo si tramutò e nel passato annegò mentre fuori tutto era scuro. La notte urlò, il cuore sanguinò.
Ti cercai nei crepuscoli estivi, ti cercai sulle spiagge deserte.
Il vento spazzò via i tramonti lunari, piegò in due evanescenti realtà, soffiò sul tuo viso di rugiada.
E tu dove eri?
E dove erano i tuoi occhi di cristallo?
Dirupi immensi intorno a me, scogliere di ghiaccio si sciolsero, sussurrarono il tuo nome.
Eternità latenti dipinsero paesaggi lontani, sprazzi d'azzurro cancellarono i solchi della vita, piccoli ramoscelli s'intrecciarono, tenere foglioline sorrisero alla terra, sensazioni fuggevoli piansero.
Echi dispersi nelle nebbie di tempeste stellate, ricordi velati da rigagnoli di sabbia, fiumi di papaveri imbevuti di rosse emozioni ti invocarono.
Ti cercai sulle rocce dei sentieri, sulle ali delle statue, ti cercai nelle maree scolorite della sera, ma invano gridai, mi disperai.
Invano mi chiesi dove eri.

Fruscii d'un tempo immaginario soffiarono lontano, sprazzi d'azzurro scomparvero all'orizzonte.
Ricordi persi nelle notturne tenebre, ricordi sospesi, immagini stampate sulle onde dei mari.
Pensieri... Solo delusioni dimenticate in un angolo.
Guardai lontano nel tempo, rividi un volto, ricordai.
Poi chiusi gli occhi e sognai...


«L’universo si apriva nel sentiero delle memorie perdute dove ogni realtà umana diveniva illusione e le immaginazioni erano reali.
La porta per accedere al viottolo che introduceva alla piccola strada era inesistente e si poteva trovare solo divenendo oblio con l’anima in una simbiosi con i fili di pensiero che legavano ogni cosa nell’intera esistenza cosmica.
La reminiscenza era la personificazione d’una dimensione e infinite risultavano le esperienze che appartenevano alle dimensioni stesse»

Lasciai il mondo conosciuto per entrare negli oblii di Morfeo nel tempo di dicembre accompagnato nelle movenze da un freddo vento di grecale che spirava da Oriente, la mia sensazione di essere vivo veniva dalla pungente necessità di cercare il tepore delle reminiscenze.
Avevo dimenticato ogni legame con la conoscenza di me stesso e a muovermi in quel sentiero era
un refolo di puro Amore che mi spingeva ad andare avanti.
La strada era molto stretta, ai suoi lati v’erano intrecci di rami azzurri e di fiori color arancio che non avevo mai veduto, negli spiragli fra gli arbusti emergeva un blu intenso puntinato da bagliori dal colore dell’oro che a ritmo alternato sparivano e apparivano.
Il cielo si apriva e si chiudeva con il moto del pensiero e ogni movimento poteva avvenire sia sul selciato sia sospeso in una nebbia surreale che non era altro che polvere di stelle.
L’aria profumava di gelsomino e tutto era abbracciato da umide gocce di rugiada che scendevano da i rami più alti degli alberi, il rumore da esse creato donava alla mente una melodia meravigliosa che lasciava il peso della vita avvolto da un inesistente peso.
Mi cercavo con le mani toccandomi il viso ma avevo perso la materialità e ogni percezione avveniva in uno stato di non coscienza che non si poteva spiegare essendo comunque in grado di percepire tutte le realtà di quel luogo.
Saltavo tra fiori coloratissimi, profumi inebrianti e oblii di notturni mondi in cui le porte dell’universo si spalancavano al galleggiare dell’anima, cieca a ogni visione ma pienamente appagata da tutto quello che le visioni stesse potevano raffigurare allo stato imperscrutabile che ogni anima aveva.
Ero bambino e adulto al tempo stesso, potevo parlare all’universo e sentire le risposte in me senza udire nulla realmente.
Accanto al sentiero apparivano altissime cascate d’acqua e flauti magici circondavano l’aurea di infinito, formata dal cadere irruente e tempestoso dei fiumi in strapiombi senza fine.
Alzando lo sguardo al di sopra della mia coscienza apparivano in prospettiva infiniti arcobaleni che
erano innanzi a me e io mi sentivo parte di un immenso trompe-l’oeil che sembrava catturarmi nell’inganno.
Ma non era realtà e nemmeno immaginazione… qual era allora la dimensione in cui mi trovavo.
Non riuscivo a trovare nessuna risposta corrispondente alle mie immaginifiche domande e... per il primo infinito istante, da quando ero entrato nel sentiero delle memorie perdute, in me era comparsa inquietudine e paura.

Poi una lieve carezza sfiorò la mia incorporeità, una mano affusolata dalla pelle bianchissima lasciò il suo pensiero sul mio volto. Alzai la mia mente verso la concezione d’ogni dimensione e vidi accanto a me una donna vestita da bianche sete e merletti. Aveva dei lunghissimi capelli neri e degli occhi color cristallo e un grande cappello bianco con una velatura trasparente che l’adornava a completare l’estasi che aveva stregato il mio tempo. Chi era?
La sua voce soave non era udibile eppure io sentivo ogni sua parola e sembrava che avessi conosciuto da sempre il suo pensiero… La bianca Signora, lasciando nell’aria una scia di color verde smeraldo, con movimenti lentissimi cominciò a muovere le mani sulla mia testa e io in quel momento mi resi conto della mia esistenza nel tempo del non tempo.
Dentro di me un’eco risuonava e io potevo ascoltare il suo senso: «Ho tagliato i fili che ti legavano, va libero dove vuoi mio piccolo burattino, è tempo che tu vada».
La Sintonia degli Universi, la Madre del Caos Iniziale, nella sua infinita bontà aveva aperto le porte della coscienza unica a tutto ciò che io ero lasciandomi libero di divenire polvere di stelle.

«Ecco finalmente apparir la fine del sentiero.
Tutto ora e più chiaro.
Pace trova l'anima
dal freddo fluire delle nubi, mentre un viso di donna resta impresso dentro fra mille sensazioni floreali»

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Messaggio Da Petunia Ven Mag 27, 2022 12:02 pm

Ciao  @Giancarlo Gravili. Un testo poetico, una canzone per certi aspetti, un ritmo che ti prende per mano e ti fa levitare nel nulla da cui tutti proveniamo. Sogno. Realtà. Sentimenti struggenti di malinconia, culla delle parole, intrecci fiabeschi e iridescenti. 
Leggendo mi sono sentita trasportare dalla magia delle parole. Non c’è un senso vero e proprio d cercare, o forse c’è talmente tanto che spaventa. Però l sensazione di smarrimento io l’ho provata e ho provato anche una dolce malinconia ma anche stupore. Che dire? Sembra impossibile che con sole ventuno lettere si possa viaggiare così lontano.

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Messaggio Da Giancarlo Gravili Ven Mag 27, 2022 12:06 pm

Hai centrato il senso Pet... un viaggio lungo una vita e in questo scritto vi sono pezzi di 40 anni fa miscelati con il divenire dell'esistenza. Si viaggia attraverso l'Aura nell'universo e si sentono le pulsazioni che esso trasmette, io scrivo così in uno spazio che non ha tempo e confini.

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Messaggio Da tommybe Ven Mag 27, 2022 2:59 pm

Difficile fare rimanere intattissime le proprie emozioni, il tuo viaggio fa diventare gli occhi lucidi di chi legge e di chi ti vuole bene.
Poesia e filosofia rigenerano.
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