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Del delirio d'onnipotenza e della fraternità

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L’odore di carne bruciata permea l’aria. Nella piccola radura cinque uomini sono seduti accanto allo spiedo che è girato lentamente da un loro compare, arrostendo un piccolo cinghiale.
La caccia è andata bene, tutto il resto rimane incerto. Domani è una parola ancora da scoprire, soprattutto per gente come loro, che vive ai limiti della legge. E spesso li travalica, con tutto quel che ne può conseguire.
Ne sa qualcosa Ruben Foielli, soprannominato Phoenix per il fatto che più volte è stato dato per morto ma è sempre ricomparso. L’ultima con mezza gamba di meno, sostituita da una forma di legno che lo limita ma non gli impedisce di continuare a vivere come prima.
«Ho fame, non è ancora pronto?»
«No, Pietro» dice Tancredi, addetto al girarrosto, «ma non manca molto, tranquillo. Piuttosto dobbiamo decidere se restare in zona o cambiare colle. Che dici Phoenix?»
Ruben sta affilando il coltello, si ferma: «Prima di spostarci devo vedere mio fratello, mi ha fatto sapere che ha bisogno di parlarmi e si farà vivo a breve. Direi quindi di aspettare qualche giorno, la selvaggina qui non manca, nonostante il freddo. E poi un febbraio così secco non lo ricordavo, non piove mai.»
«Non mancano neppure le guardie» ribatte Cesco, seduto accanto a lui, «ultimamente paiono essersi moltiplicate, al contrario delle piogge.»
Dopo qualche attimo di silenzio, la voce di Tancredi spacca la tensione: «Ci siamo, preparate i coltelli.»


Durante Foielli, frate dei francescani minori, entra con deferenza, quasi con timore, da una porta laterale della Basilica di Santa Maria degli Angeli e si dirige verso il lato destro, dove ha appuntamento. Con passo lieve giunge a una cappella e vede un uomo: forse sta aspettando lui.
«Buongiorno, sono frate Durante; il vescovo coadiutore di Trento, Sua Eminenza Carlo Gaudenzio Madruzzo, mi ha concesso udienza. È qui che si trova?»
L’uomo lo scruta con uno sguardo arcigno, accusatorio.
«Mi segua» dice con voce dura avviandosi.
Durante obbedisce, passano attraverso svariate stanze e arrivano a un salone.
«Aspetti qui in anticamera, Sua Eminenza la riceverà appena possibile.»
Il frate obbedisce e rimane in piedi, in attesa, guardandosi intorno.
Dipinti, arazzi, statue, monili appesi, mobili, sedie intarsiate.
Anticamera? Questa stanza è più grande della maggior parte delle abitazioni comuni, pensa. Passa oltre un’ora prima che riappaia il suo accompagnatore, sempre col viso truce, e gli annuncia: «La riceverà appena possibile. Attenda.» E se ne va di nuovo, lasciandolo solo a contemplare l’assurda ostentazione di ricchezza esibita nella stanza.
Scuotendo il capo ripensa a cosa deve dire. Conosce il vescovo da anni e ha una certa confidenza, ma sa che deve portare rispetto.
Passano pochi minuti e sente una voce: «Fratello Durante, che piacere rivederti.»
Si volge e lo vede: «Eminenza…»
«No, Durante, niente titoli, per te sono Carlo, oggi come allora. Eh, bei tempi quelli, ricordi?»
Imbarazzato, il frate prova a sorridere: «Vero, Emin… Carlo, vero. Devo ringraziare tuo zio per averti potuto conoscere. Ora hai preso il suo posto a Trento, giusto?»
«Sì, ma non parliamo di me, ti prego. A cosa devo la tua visita? Vieni nello studio, seguimi» dice incamminandosi.
Lo studio è un salone grande il doppio dell’anticamera, anche questo pieno di opere d’arte di vario genere. Il vescovo sa cosa passa per la testa del frate, abituato alla cella del suo monastero, e prova a scusarsi: «Sono di passaggio, non sono mie queste stanze, mi stanno ospitando. Ecco sediamoci qui al tavolo e dimmi cosa ti porta da me.»
Durante si accomoda e lo guarda negli occhi: «Intanto ti dico che mi fa davvero piacere vederti, appena ho saputo della tua visita a Roma mi sono premunito per incontrarti.»
«Ti ringrazio, ma di sicuro c’è altro. Hai bisogno di qualche raccomandazione?»
Scuote il capo: «No, volevo solo chiedere un chiarimento. Ho saputo che gli inquisitori hanno condannato a morte Giordano Bruno per le sue eresie. Non si può fare nulla per lui?»
Il volto del vescovo si incupisce: «La pensi forse come lui?»
«No, non temere, non seguo il suo pensiero, io obbedisco alle leggi di Nostro Signore e della Chiesa, però lo conosco e so che è una brava persona, per questo chiedo se c’è la possibilità di intervenire in suo favore.»
«Ciò che la Santa Inquisizione decide, solo il Papa può modificare. A volte neppure lui, quindi devo dirti di no, Durante. Ci sono altre cose che mi vuoi chiedere?»
È seccato e si intuisce dalla voce.
«No, non ho altro, Eminenza. È stato un piacere rivederla, ora devo andare» dice, alzandosi. Il vescovo batte le mani e l’uomo che lo aveva accompagnato ricompare.
«Angelo, accompagna fratello Durante all’uscita, ti prego.»
Rimane seduto a osservare i due che si allontanano, in silenzio. Nella testa del frate ronzano mille pensieri ma uno sovrasta gli altri: è deluso, molto deluso.
Tornano nell’anticamera e la porta alle loro spalle si chiude mentre un sacco cala sulla testa di Durante e due mani forti lo tengono fermo.
Prova a scuotersi e a liberarsi ma una lama gli penetra nella schiena più volte.
«Ogni nemico della Chiesa farà questa fine, anche tuo fratello» sono le parole che riesce a udire prima di spirare. Lui non era nemico della Chiesa, non lo era di nessuno, aveva solo chiesto aiuto a chi credeva amico.
«Guardie, portatelo via, fate pulire bene e andate in cerca del fratello, sappiamo che è nei boschi qua vicino. Dividetevi in squadre e setacciate.»
Gli uomini, apparsi come per incanto, obbediscono in silenzio agli ordini di Angelo, il Custode di Santa Maria degli Angeli.


Ruben si gira e chiede di nuovo al ragazzo: «Ma sei proprio sicuro? Non era uno che gli assomigliava?»
Il giovincello, vestito con un semplice saio pur col freddo di febbraio, come si conviene a un novizio, ribatte: «Sì signore, glielo ripeto signore, ho visto personalmente il corpo di fra’ Durante. Chi l’ha ucciso non lo so, però so che aveva chiesto udienza al vescovo di Trento, monsignor Carlo Gaudenzio Madruzzo.»
«E che ci fa a Roma il vescovo di Trento, per la miseria?»
«Fra’ Durante lo conosceva da tanti anni, era stato in convento con lui.»
Si agita, Ruben, ferito negli affetti. Non approvava la scelta del fratello, i preti gli stanno da sempre sul gozzo, però… però era sangue del suo sangue, e ora chiama vendetta. Vorrebbe agire subito ma ha imparato che è meglio lasciar sopire un poco la rabbia, altrimenti si rischia l’errore. E può costare caro.
«Va bene, ragazzo, ti chiedo solo di informarti più che puoi su come è accaduto.»
«Farò il possibile e anche di più, signore, fra’ Durante mi ha aiutato molto. Mi farò vivo quando tornate.»
«Grazie.» Poi si rivolge ai compagni: «Andiamo verso Monte Gelato per qualche giorno, studiamo qualcosa e torniamo.»
«Phoenix, a Monte Gelato? Restiamo qui, no?» interviene Pietro.
«No, se stiamo qui mi sale l’istinto di andare dal vescovo e ucciderlo. Ci sono due grotte ben prima delle cascate, ci daranno riparo. Bastano poche ore per arrivarci.»
Annuiscono tutti quanti e cominciano a prepararsi, mentre il novizio è già lontano.

Salire sul cavallo non è un problema per Ruben, nonostante la menomazione, e una volta in groppa si sente tornare integro, vivo. Vanno al passo, senza alcuna fretta, c’è da far decantare la rabbia e lo sdegno. Nessuno di loro apprezza la Chiesa e il suo braccio inquisitorio, altrimenti non sarebbero in compagnia di Phoenix, il pluririsorto.
Si sente un rumore di rami spezzati.
«Attenti, potrebbe essere un cinghiale o qualch…» la voce si interrompe e i compagni vedono Tancredi cadere da cavallo.
«Via, separiamoci, vogliono farci fuori.» Ognuno parte in direzione diversa, ma in una boscaglia non è facile farsi strada se esci dal sentiero, ci sono tanti ostacoli.
Ruben sente un altro grido di dolore poco lontano e si ferma. Non si può sempre fuggire. Vuole capire quanti sono e tentare di reagire, se possibile.
Nascosto dietro un folto cespuglio scruta i dintorni e vede una sagoma muoversi tra i rami di un albero poco distante. Prende l’arco e incocca, ha una buona mira e la freccia prende in pieno il bersaglio che cade gridando. Sui due alberi vicini ci sono movimenti.
Sono i compagni dell’uomo colpito, sorpresi. Parte un’altra freccia e va a segno, un secondo corpo cade a terra. L’ultimo rimasto urla: «Fermi, mi arrendo» e getta la balestra.
Ruben si avvicina tenendolo sotto mira: «Scendi.»
Obbedisce. È una guardia della Chiesa, lo si capisce dalla divisa. Alcuni dei compagni di Ruben stanno tornando, ma non tutti. Il primo a giungere è Pietro che smonta da cavallo e si dirige verso il prigioniero con un coltello in mano.
«Fermo, ci serve vivo. Aiutami a scendere, da solo ho difficoltà, non è come salire.»
«Ma ha ucciso due dei nostri, Phoenix, deve pagare.»
«Pagherà, tranquillo, pagherà, ma prima deve parlare.»
Giungono anche gli altri due, mancano Gregorio e Tancredi.
«Credo siano morti» dice Cesco, Gregorio aveva un quadrello piantato nel collo.»
«Poi li cerchiamo e vediamo, ora legate questo essere e preparatelo all’interrogatorio, deve dirci tante cose.»
«È morto anche Tancredi» interviene Mico, «sono tiratori scelti, questi, hanno balestre micidiali, di precisione e con dardi mortali.»
Ruben si guarda intorno: «Caricatelo su di un cavallo e allontaniamoci, potrebbero esserci altri come lui nei dintorni.»


Il prigioniero trema, di freddo e di paura. Polsi sopra la testa, legati a un ramo robusto, petto nudo coperto dal sangue delle incisioni portate dai briganti, come lui li definisce.
«Non so altro» piagnucola, «ho detto tutto quel che so. Basta, vi prego.»
Un ceffone lo fa tacere.
«Hai ucciso due dei nostri e osi chiedere pietà?» sbotta Cesco.
«Non sono stato…»
«Taci!»
«Fermati Cesco, credo stia dicendo il vero, non sa altro» interviene Ruben.
«E allora che facciamo, Phoenix, lo lasciamo andare? Correrà ad avvisare il guardiano della chiesa.»
Qualche istante di silenzio poi: «Lo lasciamo qui, ora andiamo.»
Mentre raccolgono le loro poche cose, la guardia lo osserva sbigottito: «Non potete lasciarmi qui, morirò, siete degli assassini!»
I compari salgono a cavallo e partono al passo lasciando dietro di loro le urla disperate di un uomo. Poche decine di metri dopo, Ruben si volge e mette fine al supplizio centrandogli il cuore con una freccia.


Ai margini della città, poco prima che il sentiero in terra lasci il posto al selciato, c’è un laghetto minuscolo, appena più di una pozza, circondato da una fitta vegetazione di salici e altri alberi. Ruben e i suoi compagni vi stanno aspettando il novizio.
«Eccolo» mormora Mico indicando una figura che si avvicina. «Pare sia solo, per fortuna.»
Il giovane li raggiunge tra i cespugli e dopo aver salutato inizia: «Allora, domani a Campo de’ Fiori ci sarà l’esecuzione pubblica di un eretico, tramite rogo, e gran parte delle guardie saranno in loco. Se davvero volete incontrare il guardiano di Santa Maria degli Angeli, domani sarà il giorno buono.»
«Sei certo? Per che motivo è il giorno buono?»
«Perché alla Basilica le sue guardie saranno al minimo e lui, essendo il guardiano, non si può allontanare. E adesso…» si toglie il saio e rimane in abiti civili.
«Che fai?» chiede Ruben.
«Vengo con voi, Phoenix, lo devo a fra’ Durante. Questa Chiesa assassina non fa per me, resto fedele a Nostro Signore ma abbandono la veste.»
Gli occhi di Ruben luccicano per la commozione e lo abbraccia.
Raccoglie il saio: «Questo mi serve. Come ti chiami, ragazzo? E sai che vita ti aspetta, vero?»
«Benedetto, ma preferisco mi si chiami Betto e sì, lo so.»
A turno, Mico, Pietro e Cesco lo abbracciano e gli danno il benvenuto.
«Stanotte potete dormire al convento, entreremo da una porta laterale, poco conosciuta. Domattina andremo a Roma, vi guiderò io alla Basilica, conosco ogni vicolo della città. Ci metteremo poco.»
È deciso, il ragazzo, piace a tutti.

Non è ancora l’alba quando i cinque escono dal convento in fila indiana, guidati da Betto. Uno di loro indossa il saio. Il freddo di febbraio si fa sentire, ma sono ben coperti.
Il sole ha appena fatto capolino dietro i colli mentre si fermano davanti alla loro destinazione, la piazza è deserta.
«Di qua» dice Betto, «entriamo dal lato destro, così siamo vicini alle stanze del guardiano. Ecco, fermiamoci. Leghiamo i cavalli ed entriamo.»
«Ehi» dice la figura col saio, «datemi una mano a scendere.»
Pochi istanti dopo sono all’interno della Basilica, vuota sia per l’ora che per l’evento previsto.
Betto li conduce in silenzio per alcune stanze e poi si ferma: «Phoenix, oltre questa porta c’è l’anticamera e poi lo studio. Credo che fra’ Durante sia stato ucciso qui vicino.»
«Sì, in quella che chiami anticamera, me l’ha confermato uno che abbiamo catturato. Voi sapete cosa fare, io vado.»
Si copre il capo col cappuccio del saio, apre la porta ed entra. Avanza adagio, a ogni passo si sente il picchiettio del piede di legno sul pavimento. Giunto al centro grida: «Angelo, ho bisogno di te, vieni!»
«Angelo, dove sei?» insiste.
Il portoncino di fronte si apre e appare il guardiano: «Chi sei e cosa vuoi? Come ti permetti di gridare il mio nome? Guardie, venite subito.»
Al posto delle guardie appaiono i compagni di Ruben.
«E voi chi siete, dove sono le mie guardie?»
Abbassando il cappuccio, Ruben gli si avvicina: «Sono morte, Angelo, tutte. E ora tocca a te, all’assassino di fra’ Durante.»
Il guardiano comprende di avere di fronte il fratello e va nel panico. Se le guardie sono morte, non ha speranza. Cerca di rientrare nel suo studio ma un coltello gli si pianta in una gamba. Lancia un grido e cade.
«Devi morire qui, dove hai ucciso Durante, maledetto» gli grida Ruben afferrandolo per un braccio e tirandolo al centro dell’anticamera. «Mio fratello era un utente devoto della tua dannata Chiesa, era corretto e disponibile verso tutti, amorevole… per questo l’hai eliminato. Ora come preferisci morire, poco a poco? Mi piacerebbe farlo, ma sono più umano di te, sai, quindi ti lascio la scelta.»
Con uno scatto d’orgoglio: «Io morirò, ma la mia anima vivrà nel nome di Dio. Viva la Chiesa, viva l’inquis…» la parole diventano un gorgoglio mentre affoga nel suo sangue.
Lo guardano afflosciarsi e spirare.
«Lasciamolo qui, così che lo vedano i suoi amici» sussurra Ruben. «Andiamo» e fa un cenno a Betto perché li guidi all’uscita.
Appena fuori slega il cavallo e vi sale. È triste e sta lacrimando, ha vendicato il fratello ma non è certo contento per quanto sta accadendo. Da lontano arrivano le grida di giubilo della folla che assiste al rogo.
L’odore di carne bruciata permea l’aria.




FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

È dai racconti fuori concorso che si capiscono le difficoltà  di questo step.
Si vedono sforzi per inserirli nella trama, nei personaggi, che forse hanno un po' condizionato l'andamento stesso del racconto.
Venendo al mio personale giudizio, ho trovato il racconto scritto bene, ma troppo piatto, senza guizzi, senza sorprese. Mi ha ricordato i romanzi di avventura che leggevo da ragazzo, ma che ora giudicherei un po' vecchi, sia nello stile che nella trama.
A rileggerci
Federico

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

C'è Ruben, c'è la sua commozione, il suo abbraccio. E questo basta per farne un buon racconto.
C'è una penna sicura che punta all'essenziale senza cercare emozioni scontate.
Una penna per niente vecchia.
Giovane e ardita.
Un abbraccio.

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Younglings
Younglings

Il racconto è ben scritto e, a parte qualche piccola disattenzione, non mi sembra presenti errori.
Ci sono delle espressioni poco felici, come per esempio "spacca la tensione", e ho trovato poco convincente la scena dell'uccisione di Durante: inutile l'utilizzo del sacco sulla testa se il frate deve comunque morire; inutile accoltellarlo nell'anticamera - troppo sangue da pulire in un ambiente così ricco e dove il vescovo è ospite - se non per piantare uno dei paletti. Molto più pratico ucciderlo nel primo vicolo disponibile.
Trama ben congegnata, ma troppo concentrata sulla vendetta per la morte del fratello. Forse avrebbe avuto tutt'altro mordente se alla vendetta fosse stato affiancato il tentativo (chiaramente destinato a fallire) di liberare Giordano Bruno.
Non mi sembra di aver trovato una chiara motivazione per cui i cinque vivono come fuorilegge.
M.

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Giunto a 1/3 delle letture questo è il racconto che mi ha convinto di più, eppure è fuori gara.
Che sia opera di uno degli admin che ha richiesto il fuori gara? Oppure l'utente Phoenix trasportato nel passato non è stato un espediente considerato accettabile?
A me il racconto è piaciuto, per la sua ambientazione storica, per la trama avventurosa e ben gestita.
Forse non è super originale, ma il racconto ha una sua coerenza, c'è qualche spunto interessante e come dovrebbe fare ogni racconto avventuroso non annoia.
Non ho molto da dirti, è un tipo di racconto che a me piace leggere, uno storico avventuroso, non statico, dove c'è azione e succede qualcosa.
A me hai convinto.

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

A me il racconto è piaciuto parecchio. Il movente della vendetta è plausibile. Il testo, come tutti quelli che ho letto di questo genere, soffre della penuria di battute disponibili. Eventi maggiormente distesi sarebbero più godibili e anche sarebbe più facile per l’autore destreggiarsi nelle varie situazioni senza far sembrare tutto affrettato. Ma è una questione che riguarda tutti. 
Invece ho trovato questo racconto accurato. Le scene in movimento ben mostrate, i dialoghi naturali e mi sono fatta anche qualche risata immaginandoli detti dal nostro Maximo utente.
Bella questa ciurma puzzolente, bello quel girarrosto, forte l’odore della carne bruciata sul rogo più famoso del 1600.
Ho solo storto un po’ il naso di fronte al narratore onniscente che ogni tanto è sbucato fuori.
E se ne va di nuovo, lasciandolo solo a contemplare l’assurda ostentazione di ricchezza esibita nella stanza.
Lui non era nemico della Chiesa, non lo era di nessuno, aveva solo chiesto aiuto a chi credeva amico.
Complimenti 


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

Dovrebbe essere un'avventura con Ruben come protagonista ma l'hanno messa fuori concorso perchè forse hai mal interpretato l"utente". Credo sia così. Per quanto riguarda il racconto c'è qualche buona scintilla di fantasia ma non sufficiente ad accendere un fuoco. Lo scritto non ha pecche evidenti perciò a mio avviso è buono ma non sarebbe servito solo questo per aggiudicarti dei punti. Ci sono scritti ottimi in questo blog. E' raro trovarne di cattivi o pessimi. Oltretutto in tema.

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan

Questo racconto per me è stato appassionante!
La storia raccontata rimane sempre un pò rigida, forse anche asciutta, i fatti sono piegati alla volontà dei paletti (vedi anticamera), ma questa storia mi ha convinta e mi è davvero piaciuta.
Mi si sono un pò rizzati i peli sul braccio quando ho letto "era un utente devoto": ecco, avevi già messo Phoenix, che bisogno c'era d'inserire questo utente? Lo so che è corretto ecc, ecc, ma non so, non mi è piaciuto leggerlo e l'ho percepito ancora come una forzatura per rientrare nei paletti: cioè, a cose normali, nessuno avrebbe mai usato quella parola in quel contesto.
Il testo è scritto al presente, ma ho notato alcune incertezze. Non sono veri e propri errori, ma, per esempio, metterei siedono al posto di sono seduti e aspetta al posto di sta aspettando.
Sempre nella prima parte ho notato cinque che in sei righe: riformulerei alcuni passaggi, perchè troppi che tendono a far risaltare una costruzione troppo schematica delle frasi.
 Nella piccola radura cinque uomini sono seduti accanto allo spiedo che è girato lentamente da un loro compare, arrostendo un piccolo cinghiale.

Nella piccola radura cinque uomini siedono accanto al fuoco, dove su uno spiedo, girato da uno di loro, arrostisce un piccolo cinghiale.

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan

Ciao autor@
Titolo accattivante che non viene smentito dal racconto.
Ho apprezzato molto la prima parte, con l’ingresso di Ruben, il vendicatore, intorno allo spiedo di cinghiale (Phoenix sarà entusiasta dell’immagine, credo).
I dialoghi sono ben condotti e la storia è avventurosa quanto basta e anche più.

Punto debole la stanza e credo che con un piccolo sforzo avresti potuto rientrare a pieno titolo in concorso.

Nella seconda parte ho avvertito un calo di tono anche nella scrittura, come se ti fossi lasciato andare, fossi convinto di non aver rispettato tutti i paletti.
Il tuo racconto è la dimostrazione che è bello e divertente provarci comunque, perché l'esercizio porta ottimi risultati.
a rileggerci presto

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Che racconto tosto.
Mi piace l'impostazione cruda, realistica, che hai dato a questa storia, senza lesinare quadrelle nel collo e pugnalate accanite.
Forse, per le atmosfere e il look dei protagonisti, sembra più una storia da Basso Medioevo che non da 1600, ma non sono praticissimo del periodo, per cui il mio è un giudizio puramente a pelle.

C'è qualche cosetta che non mi torna a livello logico, già evidenziata da Mark o'Knee, come incappucciare il frate prima di pugnalarlo, oppure il farlo nell'anticamera. Lo si poteva strangolare, nel caso: niente sangue, tutto pulito, e a quel punto anticamera luogo ideale dove perpetrare il delitto senza occhi indiscreti.

Lo stile di scrittura è un pochino freddo, asettico in certi passaggi, con qualche intrusione già segnalata del narratore onnisciente: si lascia comunque leggere bene e scorrevolmente, pur senza avere particolari guizzi.
Bella la chiusa col riferimento alla carne bruciata, che riprende l'incipit.

Parlando dei paletti, mi son fatto l'idea che la causa del fuori concorso non sia l'anticamera (ci accade l'omicidio che innesca la vendetta del bandito, mi sembra un ruolo importante nella vicenda) né la trasposizione dell'utente Phoenix nel 1600, ma forse più il genere.
Se la missione era scrivere un racconto di genere "avventura", tale genere prevede viaggi in luoghi esotici, peripezie, soluzioni di enigmi, ecc. che qui chiaramente non compaiono.

Racconto venuto su bene, a prescindere.

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Un racconto che funziona. È bello, coerente e appassionante. Io credo che quello che manchi sia proprio l'avventura. Non mi ha dato l'idea di essere un racconto di quel genere ma in fondo chi se ne frega. 
Hai fatto benissimo a farti leggere "fuori concorso" perché il testo è valido e merita di essere letto.
Complimenti.


______________________________________________________
Someone give that Wolf a Banana  Del delirio d'onnipotenza e della fraternità 1f34c 

SuperGric

SuperGric
Padawan
Padawan

Bello, mi è piaciuto. Un attacco duro contro la spregiudicatezza e la violenza di una Chiesa che è più crudele dei banditi stessi. La contrapposizione bene e male rovesciata.
Fantastiche le ultime righe che ripetono l’incipit con un’altra, terribile, accezione.
Personaggi ben delineati, ambientazione e atmosfere coinvolgenti.
Alcune osservazioni: la reazione di Ruben alla morte del fratello mi pare troppo debole. Ok che è un uomo rude, ma pare strano che appena saputo dell’omicidio invece di sprofondare nel dolore chieda cosa ci faccia a Roma il vescovo di Trento.
Le spiegazioni del narratore sono forse troppe, come ha scritto anche Petunia. Anche nel finale il “ha vendicato il fratello ma non è certo contento per quanto sta accadendo” è un’intrusione superflua e ingombrante.
Per il resto piaciuto molto.

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan

Non mi soffermo come ho fatto altrove sull'utente trasportato nel passato, che chiaramente non è l'utente ma è solo un nome, visto il fuori concorso. Voglio invece dedicare questo commento al bel racconto che ho appena letto! Mi è piaciuto l'incalzare degli eventi e ho trovato azzeccato l'uso del presente, che tiene la tensione sempre altissima e il lettore in un costante chi va là, adeguato agli agguati e agli assassinii che ai succedono senza sosta. Forse un poco piatta la trama, non come gestione dei vari momenti, che c'è sia chiaro, ma come prevedibilità. Mi sarei aspettato un colpo di scena, che ho pure fiutato in quel: è deciso, il ragazzo piace a tutti, riferito a Betto, che faceva pensare a un voltagabbana, a un infiltrato di Angelo nel gruppo dei banditi che lo avrebbe condotti in un'imboscata, una cosa così. Invece niente tutto fila dritto e ciccia. Scelte, certo, che comunque non levano niente al piacere della lettura, che è stato alto. A rileggerci!

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Un racconto che si legge facilmente, che scivola via come un bel bicchiere d'acqua fresca.
Manca il guizzo come qualcuno ha già fatto notare, quell'imprevisto che fa uscire il racconto dai binari tracciati fin dall'inizio.
E, come ho già scritto nel commento a un altro racconto fuori concorso, mi piacerebbe rileggerlo dopo una revisione che non fosse costretta dentro i paletti del contest.
La scrittura è buona al netto di qualche refuso, soprattutto nella parte iniziale, facilmente superabile con una buona rilettura.
La critica alla chiesa è chiara anche se forse manca il calarsi completamente nel 1600 quando la situazione era molto diversa.
Il momento più bello del racconto è la commozione di Ruben che finalmente sembra concedersi al dolore per la perdita del fratello: in fondo non è così rozzo come ce lo hai voluto dipingere.

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Ho iniziato i commenti con un fuori concorso e termino con un altro di fuori concorso.
L’ho lasciato per ultimo, dopo averlo letto tre volte: il titolo mi aveva molto incuriosito, al pari di quello di un altro racconto, sa di antico, di storie complesse e “ricche” di concetti importanti. Quindi ci stava di leggerlo attentamente.
Invece è un racconto semplice, pur avendo contenuti non proprio leggeri.
È un racconto semplice, nella sua trama di base: un fratello muore tragicamente, l’altro fratello lo vendica. Erano su fronti opposti, ma fratelli, nati fratelli, cresciuti fratelli, pure il destino li ha trattati da fratelli. Uniti, ognuno nelle sue convinzioni, dal desiderio di giustizia, che sia di coscienza o provenga dal credo religioso, quella che rifugge dai giochi di potere.
Già questo non è un concetto semplice da immaginare nella realtà, dove non di rado le vicende si sono svolte/si svolgono e concludono ben diversamente.
 
Mi è piaciuta moltissimo questa frase: Non si può sempre fuggire.
Al di fuori del racconto, è una frase molto potente nella sua apparente semplicità. Quale che siano le vicende che viviamo nella nostra vita, per tutti arriva il momento in cui non possiamo più fuggire: dagli errori commessi, dalle nostre paure, da quello che abbiamo lasciato in sospeso. Dai ricordi. Forse anche dalle cose belle, che non vorremmo lasciarci indietro.
 
I paletti: l’anticamera c’è, vi si svolgono momenti importanti, ma concordo non @M. Mark o'Knee che difficilmente sarebbe stata scelta come luogo per “liquidare” un presunto nemico della chiesa. Tante le alternative più pulite.
Il 1600 con l’onnipresente Giordano Bruno; Il caro @Phoenix , che conosco pochissimo (ma conservo caramente il bigliettino con cui ha accompagnato il calendario), nelle vesti assassino però proprio non ce lo vedo! Magari ha una prestanza che può incutere timore, ma penso sia di un’altra pasta, quella che di sicuro sa cucinare in modo superbo. Magari si è divertito ad essere tratteggiato così!
Non so se una vicenda come questa possa essere considerata avventura al 100%, ma – avulsa dai paletti del contest – è un racconto che si legge molto bene: scorrevole, una scrittura con uno stile sicuro, nessuna esagerazione e neppure semplificazioni che diano squilibrio al testo. Forse alleggerendolo un poco nella parte iniziale, di poteva inserire qualche altro ostacolo che rischi di mandare a monte il momento della vendetta, irrinunciabile, ma lo spazio a disposizione quello era.

 
Anticamera a parte, mi è sorto un dubbio. Con i giochi di potere della Chiesa di quel periodo (e non solo…) davvero un povero frate avrebbe potuto avere peso nella vicenda di Giordano Bruno? Col rischio di ribaltare o mettere in pericolo tutto quello che sottostava a quella morte? Considerando le vicende storiche e gli incidenti di percorso di figure ben più altolocate, tutto ciò appare poco credibile, un tentativo quasi puerile, pur con tutta l’umanità del gesto. Ma ciò non ha inficiato la bella lettura che chi hai donato, portandoci in un'altra epoca.
 
Ora le mie piccole note
Nella piccola radura cinque uomini sono seduti accanto allo spiedo che è girato lentamente da un loro compare, arrostendo un piccolo cinghiale. – prova a vedere se così gira meglio: Nella piccola radura cinque uomini sono seduti accanto allo spiedo, dove, lentamente, un loro compare sta arrostendo un piccolo cinghiale.
…freddo. E poi un febbraio--- il “E poi” non ha senso, non c’è un contradditorio in corso, un qualcosa da puntualizzare
spacca la tensione--- rompe la tensione
Aspetti qui in anticamera--- in anticamera l’avrei omesso, inserendolo appena dopo, quando se ne descrivono gli arredi Dipinti, arazzi, statue, monili appesi, mobili, sedie intarsiate: arredi lussuosi per quella che era una semplice anticamera.
siano morti» dice Cesco, «Gregorio aveva …. ti è sfuggito il virgolettato prima di Gregorio
tramite rogo --- tramite sa molto di burocratico, di moderno; avrei detto sul rogo, semplicemente
? Come ti permetti di gridare il mio nome? Guardie, venite subito.--- Perché deve chiamare subito le guardie? Beh, probabilmente per via della coscienza poco pulita, ma poteva anche essere qualcuno che lo cercava per altri motivi. Poi i palazzi erano grandi, ci sta di alzare la voce per richiamare l’attenzione.
era un utente devoto – ecco “un utent”e che non ci sta, era un monaco, ovvio fosse devoto. Avrei detto semplicemente: Mio fratello era devoto..., magati sottolineando l’enfasi dell’affermazione.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Letto con piacere. Non mi soffermo sulle ragioni del fuori concorso. Ci saranno, evidentemente, ma non sono riuscito a individuarle con certezza, salvo qualche debolezza su alcuni elementi, cosa che ho verificato anche su altri racconti regolarmente in gara (compreso il mio).
Ho apprezzato la trama che si svolge assai bene nel periodo storico (l’anno 1600) che non è ricchissimo di fatti di rilievo. Il genere avventura mi è parso ben rappresentato. Forse avrebbe potuto essere più intenso ma personalmente preferisco così alle rappresentazioni frenetiche, fatte di colpi di scena ed effetti speciali.
La doppia informazione in anticamera: “la riceverà appena possibile” mi è parsa una ripetizione inutile.
Anche i dialoghi risultano molto efficaci, in una forma un po’ antiquata che non guasta nel contesto storico.

Alle prossime letture!

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan

Racconto che si legge con piacere. Cattivi, azione, spargimenti di sangue, uccisioni efferate. Il tutto funziona, anche se a volte mi sembra di leggere un racconto Western. Non saprei, ma seppur nella piacevolezza della lettura, trovo nel racconto qualcosa che mi fa storcere il naso ma che non riesco a delieare. Ci penserò.
Nel frattempo ti lascio i miei complimenti per il bel racconto.
Grazie.


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I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

Arianna 2016

Arianna 2016
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Un racconto che si legge piacevolmente, sia per la scrittura pulita che per la struttura lineare.
L’inizio prende: la presentazione del gruppo dei briganti – e in particolare di Ruben – attorno al fuoco è molto accattivante. Il passaggio alla seconda scena smorza la tensione, che comunque ancora in parte rimane, per l’attesa di seguire la vicenda di padre Durante, anche se il ritmo risulta rallentato. Da questo momento in poi, tutte le vicende, che pur sono interessanti e potenzialmente adatte a creare una certa tensione, rimangono invece sempre – almeno è così che io le ho percepite – su uno stesso livello, dal quale non ci si discosta fino alla fine. Non so bene quale ne sia il motivo, forse anche l’utilizzo del presente. Tutti gli eventi risultano un po’ come giustapposti, accostati. Le emozioni a tratti sembrano più raccontate che vissute, quasi come se l’autore stesso esitasse a toccarle (“Il guardiano comprende di avere di fronte il fratello e va nel panico.”; “È triste e sta lacrimando”: qui la distanza dalle emozioni à data da tre elementi: il racconto dell’emozione (è triste), l’uso del fraseologico (sta) al posto del semplice presente, l’uso del verbo “lacrimare”, più razionale e colto di “piangere. Anche solo scrivere “Ruben piange” sarebbe risultato più emotivo).
Ruben comunque è un bel personaggio.
Mi è piaciuta la frase finale, che va a chiudere un anello con l’incipit.

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