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1Jezibaba Empty Jezibaba Ven Feb 18, 2022 4:29 pm

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Zlin, 24 giugno 1984 - Solstizio d’estate
Ondra lavorava svelto nel campo di girasoli. Aveva solo quattordici anni, la corporatura di un uomo e la ferma intenzione di non passare la vita a spaccarsi la schiena per poche corone. Si prese una piccola pausa per bere e con lo sguardo cercò la schiena curva della nonna. La vide mentre deponeva qualcosa nel campo vicino al loro.
Cosa stai facendo, babička?”
Sono per Jezibaba. Doni per avere la sua protezione, oggi si celebra il solstizio d’estate”.
Di chi è quel terreno confinante con il nostro?” Le chiese.
Apparteneva a tuo nonno, lo abbiamo lasciato a Jezibaba”.
Non riusciamo nemmeno a sopravvivere con questo misero raccolto e lasci incolto un intero campo per una stupida leggenda? Sei impazzita?”
Zitto! Non si scherza con il nome di Jezibaba”.
Babička non dire stronzate, da quando credi alle streghe?” Sputò con rabbia.
Non farlo” lo implorò la nonna “Lei non perdona”, ma lui si diresse verso la fattoria senza ascoltarla. 
Stupida vecchia, non vedeva l’ora di andarsene da lì quanto prima.
La nonna lo guardò allontanarsi, mentre un vento gelido si alzava dalle viscere della terra.
Si stavano risvegliando.
 
Cinque anni dopo Ondra stava sfilando nel centro di Praga. Era arrivato un paio d’anni prima, assunto presso una delle tante fabbriche della periferia. Da giorni si era unito agli studenti che manifestavano in piazza contro il Regime Comunista. Mentre ripeteva gli slogan per le vie, i suoi occhi incrociarono quelli freddi e bui di una vecchia che lo osservava dall’angolo del marciapiede. Fu un attimo, poi lei svanì, lasciandogli addosso una patina gelida che non riuscì a scrollarsi di dosso per giorni.
 
Nello stesso momento a Zlin, Izabela guardava il campo incolto e arido. Da qualche anno non produceva più nulla e lei era costretta a vivere di ciò che trovava. Pregava ogni giorno per suo nipote, si privava del poco che riusciva a racimolare per lasciare offerte a Jezibaba. Lei sapeva che prima o poi avrebbe riscosso la sua vendetta. E sarebbe stata cruenta.
 
24 Settembre 2004 
Al funerale della sua babička non c’era molta gente, aveva incaricato sua madre di organizzare una cerimonia degna. Grave errore, la puttana si era tenuta quasi tutti i soldi e, sulla semplice bara della nonna, nessuno aveva deposto un fiore. Doveva aspettarselo da una che passava da un uomo all’altro lasciandosi dietro una scia di figli e di debiti.
All’apertura del testamento scoprì di essere l’unico erede, non che ci fosse molto oltre la vecchia casa e i due campi limitrofi, ma la soddisfazione di vedere sua madre urlare come un’ossessa e portata fuori a forza dallo studio del notaio fu impagabile.
Fu così che tornò ad essere contadino. Fece estrema fatica a trovare braccianti disposti a lavorare per lui. Nessuno voleva profanare la terra di Jezibaba, stupidi ignoranti. Parlavano di strani fenomeni che avvenivano di notte, di sparizioni misteriose, di resti umani sparsi per il paese.  Sussurravano tremanti come pecore di fronte ai lupi. 
Fu in quel periodo che assoldò Jani. Lui sapeva come convincere le persone. Lasciò a lui tutte le incombenze e tornò ai suoi affari a Praga.
 
30 aprile 2021 - la Notte delle Streghe
Era seduto sul divano in vimini che arredava la sua veranda chiusa da grandi vetrate. Della sua immensa casa, quello era il posto che preferiva. L’aveva fatta costruire tutto intorno all’abitazione, protesa verso l’esterno, una bolla dorata dalla quale poteva osservare le sue proprietà a trecentosessanta gradi.
Aveva lavorato duro, ed ora, a poco più di cinquant’anni, aveva in garage quattro auto di lusso, una bella e docile moglie e due figli che adorava. Il Contadino, come lo chiamavano, aveva le mani piagate di chi conosce il lavoro duro, erano mani che sua moglie detestava, mani che tradivano le sue origini.
Quella casa era il suo biglietto da visita per dimostrare al mondo chi era diventato.
Accarezzò i morbidi cuscini bianchi. Li aveva scelti personalmente, come tutto il resto. Sua moglie non se ne curava, le bastava continuare a prendere lezioni di pole dance, avere gioielli costosi e vestiti firmati, in cambio lo accudiva come piaceva a lui. In fondo non era molto diversa da sua madre.
Nelle giornate limpide, in lontananza, spiccava la periferia di Zlin, con i suoi caratteristici palazzi di mattoni e cemento avvolti nel grigiore dei fumi delle ciminiere nate nell’era postcomunista.
Per diversi anni aveva vissuto a Praga, poi aveva sentito l’esigenza di tornare dove era nato. Sua moglie lo odiava per questo, ma se ne guardava bene dal farglielo presente. 
Negli anni aveva acquistato la maggior parte dei terreni, dove, da ragazzino, aveva sudato per poche corone. All’inizio aveva lasciato la gestione ai suoi fratelli. Si rivelò subito una pessima idea. Parassiti incapaci, ecco cos’erano, inetti e deboli, avevano passato la vita a galleggiare, aspettando le briciole che lui ogni tanto gettava loro. 
Il suono di un messaggio lo riportò al presente. 
Sorrise. 
Da: Jani Kosturik
Buongiorno sig. Lacko i braccianti reclutati arriveranno la prossima settimana dalla Slovacchia per preparare i campi per la semina. Tutto come stabilito”.
Jani poteva avere sessant'anni, forse più, non aveva mai indagato. Era stato nella Polizia di Stato sotto il Regime, non ne parlava volentieri, ma Ondra sapeva che non si era mai fatto scrupoli. Si era presentato a lui diversi anni prima e non lo aveva più lasciato.
Si occupava soprattutto del lato oscuro dei suoi affari, ed era bravo ad eseguire gli ordini e a farli rispettare. Il suo migliore acquisto senza dubbio.
 
La settimana seguente, mentre sua moglie Andrea e i suoi figli erano in vacanza, il Contadino supervisionò l’arrivo dei braccianti; uomini silenziosi, dai tratti marcati, la carnagione scura per le molte ore passate sotto il sole e le pance prominenti cresciute a birra e Gulasch. Tra loro vi erano anche alcune donne, infagottate in vestiti troppo grandi, che aiutavano nei campi e si occupavano del cibo e delle pulizie del capannone, un edificio in disuso che aveva trasformato in dormitorio. Non c’era nulla oltre l’indispensabile.
Dopo aver impartito gli ordini salì in macchina frettolosamente, si sentiva quegli occhi addosso e di nuovo quella sensazione di freddo.
La sera mandò una macchina a prelevare Lenka, non aveva voglia di stare da solo.
Si erano conosciuti in un locale nella zona di Zizkov, le aveva letto la fame negli occhi, e aveva deciso di portarla con sé. La sua pelle era liscia e glabra, le curve generose e morbide dove poteva perdersi. Non era bella come sua moglie ma non si negava mai
Adorava vederla inginocchiata ai suoi piedi, Lenka era brava, avrebbe potuto fare la puttana di professione.
Quella sera era più taciturna del solito. 
Cosa ti affligge mia bella Lenka?”
Ho visto i nuovi braccianti, giù al deposito”
Domani inizieranno la raccolta”
Tra loro c’era una vecchia, mi ha guardato mentre passavo e ho sentito freddo. Era una Jezibaba, ne sono certa.” 
Così grande e credi ancora alle streghe?”
Lei lo schiaffeggiò con rabbia.
Non si scherza con loro, non te l’hanno insegnato? Si stanno preparando per la notte delle streghe. I tuoi soldi non possono nulla contro la loro ira!"
Come si permetteva di parlargli in quel modo?  Le chiuse la bocca con violenza. La punì abusando di lei senza generosità, continuò senza badare alle sue suppliche, prendendosi quello che voleva, come lo voleva. Che le servisse di lezione. Nessuno poteva permettersi di dirgli cosa fare.
Dopo l’incontro con Lenka, si era assopito in veranda.
Si destò poco dopo, ancora infastidito dalle sue accuse.
Jezibaba di nuovo, che assurdità.
Fece per alzarsi, ma i muscoli non rispondevano. Fuori era ancora buio. Provò a muovere la mano i muscoli tesi fino a farsi male, sentiva i capillari rompersi per lo sforzo, ma non ottenne nulla, non si muoveva. Un odore rancido e ferroso aveva invaso la veranda. Un liquido vischioso gli scendeva lento dal petto, rallentando dove i peli erano più fitti. Colava inarrestabile, lo sentiva sui piedi, sulla pelle, sui capelli. Stava annegando in quel liquido caldo. 
Un rumore lontano lo distrasse, una litania che non riusciva ad identificare. Poche note ripetute. Ripetute. Ripetute.
Si concentrò, cercò di interpretare quelle sillabe indistinguibili.
Naaa na gon, Ganum, naaa naa Argum!”
Che cazzo stava succedendo. Non riusciva ad urlare, non riusciva a muoversi, non riusciva a vedere.
Naaa na gon, Ganum, naaa naa Argum!” 
Un refolo putrescente lo avvolse come le spire di un cobra, palpabile, vivo, angosciante.
Sagome indistinte ruotavano intorno a lui. Prima lente, poi veloci. Veloci, lente. 
Non sentiva più il suo corpo, niente freddo, niente dolore.
 
Le vetrate della veranda erano avvolte da una cortina nera di nuvole, che vorticavano intorno, provocandogli nausea. Iniziò a intravedere tra di esse delle figure indistinte, mantelli come ali che tumultuavano nell’oscurità.
 
Qualcuno lo afferrò per una spalla, dita ossute gli si conficcarono nella pelle. Si girò e intravide una figura sfocata nella penombra. Era una vecchia contadina con un foulard annodato in testa. 
Babička. 
I suoi occhi cerulei ora erano pozzi neri senza pupille, la pelle trasparente lasciava trasparire un reticolo di vene azzurre che rendevano spettrale l’intero viso. Era circondata da una luce buia e fredda e lo fissava facendolo sentire inerme, mentre un fastidioso ronzio si insinuò nella sua testa. 
Jezibaba.
Confuso, sentiva il battito aumentare forte, mentre la donna gli faceva cenno di guardare al di là della vetrata. 
Fu di nuovo buio. Percepiva il sangue fluire veloce nelle vene, come volesse liberarsi. Luce, chiedeva solo un po’ di luce, non voleva tornare nell’oscurità, non si sentiva sicuro.
Apri gli occhi
Si trovava in una stanza colma di mobili e suppellettili, cornici dorate e divani barocchi. 
Un uomo di spalle era seduto al tavolo, davanti a lui un piatto di pasta, il forte profumo del basilico lo fece vomitare.
Riconobbe il secondo marito di sua madre. 
Maledetto, quante volte lo aveva picchiato per farlo diventare un uomo d’onore. E quante volte aveva abusato di lui, legandolo ad una sedia e lasciandolo in balìa dei suoi scagnozzi, mentre continuava ad ingozzarsi.
Guardò quei capelli scuri, la pesante catena al collo. Sapeva che appesa c’era la testa di un Cristo sofferente. Lo aveva fissato molte volte per impedirsi di alzare gli occhi.
Si avvicinò alle spalle dell’uomo e senza dargli la possibilità di girarsi, strinse forte il braccio intorno alla sua gola finché un crack funesto riempì la stanza. 
Un attimo, un gesto e tutto finì.
Quanto tempo occorreva per dissanguare un uomo, si chiese guardando il suo corpo inerme, il collo attraversato da tre lunghi sbreghi da cui usciva copioso il sangue. Era immerso in un fiume rosso che fluiva inesorabile. 
Avrebbe preferito morisse di una morte lenta e dolorosa, ma la furia di cui si stava nutrendo non glielo aveva permesso. Dal corpo inerme si liberò una nebbia rossastra che formava inquietanti volute nella stanza. Nello stesso istante, due sinistre ombre nere salirono dal pavimento e come belve insaziabili inghiottirono quella nube di fuoco. 
La stanza si trasformò in una squallida cucina, impregnata dall’odore acre dell’aglio e della kulajda. L’uomo a terra ora indossava una camicia logora in cui si perdeva un corpo troppo magro. Si avvicinò e con un piede lo fece girare. Due occhi sbarrati e senza vita lo fissavano increduli. 
Suo padre.
Ricordò le innumerevoli volte in cui lo aveva recuperato piangente, mentre barcollava tra i bar mendicando un bicchiere di Becherovka, distrutto dall’amore per una donna che non lo meritava.
Si guardò le mani lorde di sangue e iniziò a tremare, mentre i muscoli del suo torace premevano forte sotto la pelle cinerea.
Sbam!
Enormi uccelli iniziarono a sbattere rabbiosi contro le vetrate. Gracchiavano urlanti, lanciandosi contro di essa. Si beccavano arrabbiati, lasciando scie cremisi a screziare il buio che li circondava. 
Sbam!
Sbam!
Sbam!
Erano completamente fuori controllo. Un sudore gelido lo attanagliava come una corazza così stretta da rendergli difficile respirare.
La vecchia lo fece girare di nuovo.
Due corpi ansimanti e sudati erano impegnati in un amplesso. Lui era nudo sopra di lei, il culo flaccido e zeppo di pustole rossastre. Una peluria scura ricopriva le sue grasse spalle. Faticava e sudava, mentre la sua compagna lo incitava prepotente.
Un rigurgito acido gli risalì in gola e una furia potente lo invase.
L’origine della sua infanzia di merda era lì. Prese l’uomo per i capelli e lo scaraventò contro la parete, le urla riempivano la stanza, il corpo di sua madre flaccido e sfatto lo disgustò. 
L’alito mefitico gli riempì le narici facendolo barcollare. 
Stava per cedere, lo sentiva. 
In quel momento si rese conto che la veranda era occupata da ombre inquietanti che giravano vorticosamente intorno a lui restringendo il cerchio sempre di più, sempre più stretto, sempre più asfissiante. Non voleva morire, non dopo essere arrivato dove aveva sempre sperato. Così prese la madre per un piede e liberò la rabbia sopita negli anni. Iniziò a sbatterla con una forza sovrumana sul pavimento. Ancora, ancora, ancora. Schizzi di sangue e materia grigia lordavano il suo corpo e più sbatteva più le ombre si allontanavano. 
Poi di nuovo una nebbia fumosa si alzò dal pavimento inghiottendo gli effluvi inalati dai due corpi. 
Il cuore smise di battere quando riconobbe nei due volti i tratti morbidi dei suoi figli. Jana e Ondrej giacevano esanimi, i loro capelli dorati intrisi di sangue, gli occhi sbarrati per l’orrore.
Urla agghiaccianti riempirono la stanza. Si gettò su di loro, li abbracciò scuotendoli forte, cercando vita laddove il gelo della morte era ormai sceso.
Quando tutto fu chiaro si avventò su Jezibaba, cercò di afferrarla ma rimaneva polvere fra le sue dita. 
Babička. 
Jezibaba. 
Ondra si ritrovò di nuovo steso sulla chaise longue, un odore marcescibile lo circondava. Faticava ad incamerare ossigeno, la pelle bruciava ricoperta di quel liquido viscoso che scivolava lentamente su di lui. 
La vecchia era ancora al suo fianco, un ghigno sul viso, mentre il suo corpo si dissolveva. Fuori dalla veranda gli uccelli si facevano sempre più numerosi e agguerriti fino a rompere le vetrate.  
Invasero la stanza, portando con loro il gelo dell’inverno ceco, sbattendo contro le pareti e accanendosi su di lui, dilaniandolo con i loro becchi e i loro artigli.
L’eco di una risata risuonò mentre osservava un campo di girasoli e una vecchia curva sotto il sole di giugno.


Jani era nervoso, i braccianti erano già al lavoro, ma qualcosa nell’aria aveva acceso i suoi istinti.
Quella vecchia continuava a cantare sempre la stessa melodia, di nuovo e di nuovo.
Le intimò di smetterla, poi prese la macchina e si diresse verso la casa del Contadino.
La scena che gli si parò davanti gli ricordò le carneficine compiute durante la guerra fredda, quando aveva venduto la sua anima al diavolo.
Entrò nella veranda, si accertò che la morte fosse protagonista e poi se ne andò. Dietro di lui la vecchia lo seguiva docile.
In lontananza spire di fumo nero spezzavano il cielo. I roghi eretti per onorare Jezibaba si stavano spegnendo. 
Vendetta era stata compiuta.
 
22 Settembre 2004 - Equinozio di autunno
Izabela si inginocchiò intonando una preghiera, implorando Jezibaba di perdonare il nipote. 
Rimase china su quella terra arida e pianse fino a consumarsi. Offrì la sua anima impotente ed esalò l’ultimo respiro.



2Jezibaba Empty Re: Jezibaba Dom Feb 20, 2022 11:53 am

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

uhm... boh, era partito benissimo, in maniera che potrei definire meravigliosa, almeno per i miei gusti, ma alla fine si è perso. perlomeno questa è la sensazione che io ho, che provo.
ovvio che sia un horror a tutti gli effetti, però a un certo punto pare diventare splatter e perde parecchio.
la storia è buona ed è scritto bene, senza refusi o errori particolari.
mi rimane la delusione per le aspetative che mi ero creato e che sono rimaste completamente tali, pure aspettative.
i paletti ci sono, quindi da questo lato è ok.


______________________________________________________
L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Jezibaba Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

3Jezibaba Empty Re: Jezibaba Dom Feb 20, 2022 4:25 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

L'horror c'è tutto e perfino un po' esagerato. La lettura è fluida e ti porta fino alla fine senza inciampare in refusi ed errori. Però (ecco il però che rompe) non mi ha coinvolto. Mi è sembrato di trovarmi in un sogno che non mi ha lasciato nulla al mio risveglio. Magari era solo una leggenda. Quella di Jezibaba che tu hai sapientemente (questo è vero) adattata al nostro step.

4Jezibaba Empty Re: Jezibaba Lun Feb 21, 2022 7:54 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Ciao autor@

un racconto/leggenda. Le streghe sono personaggi inquietanti e la tua Jezibaba non lo è da meno.
La scena che ho trovato più centrata è nella parte finale dove la vecchia, mescolata ai braccianti, canta la nenia. Qui sta la parte horror ben riuscita. Il resto, non mi ha convinto a sufficienza forse per la scelta di narrazione. Non ci sono errori, ma il racconto rimane bidimensionale e non riesce a trapassare il “foglio” . Ho annotato alcuni passaggi che, secondo me, non rendono un buon servizio. Te li dico.


avrebbe riscosso la sua vendetta. E sarebbe stata cruenta. Toglierei la frase perché anticipa tutto quello che verrà dopo. Il lettore sta tutto il tempo appeso a quel “cruenta” e la paura è già dissolta.



lasciandosi dietro una scia di figli e di debiti. Mah… scia di debiti sì, scia di figli la vedo proprio male nel contesto.

Ci sono delle eufoniche da sistemare tipo queste: tornò ad essere contadino. ed ora.

Ti segnalo questi passaggi in cui l’intervento del narratore mi ha disturbata nella lettura. Sono pensieri del protagonista e troverei più efficace farli esprimere a lui direttamente magari usando il corsivo per evidenziarli nel testo. 
Nessuno voleva profanare la terra di Jezibaba, stupidi ignoranti.  
Si rivelò subito una pessima idea. Parassiti incapaci, ecco cos’erano, inetti e deboli, avevano passato la vita a galleggiare, aspettando le briciole che lui ogni tanto gettava loro. 
Come si permetteva di parlargli in quel modo?  Le chiuse la bocca con violenza.  


Ci sono degli aspetti non chiari. Come ha fatto il protagonista ad arricchirsi? È diventato operaio…
Non certo per l’eredità ricevuta. Auto di lusso, braccianti… mah.
Altro aspetto che mi fa storcere il naso è la descrizione dell’amante quando dici che “ Non era bella come sua moglie ma non si negava mai.
Anche la moglie che, in un primo momento descrivi come “bella e docile”, non si nega a lui se non altro per il timore di perdere gli agi ricevuti. Quindi non mi torna questa cosa.



Altro piccolo spunto di riflessione è la storia umana del ragazzo. Ci fai scoprire un’infanzia infelice fatta di violenza e mancanza di affetto (a eccezione di quello della nonna che ben descrivi nel finale). Tutta questa costruzione psicologica (che poi racconti, ma non ci fai vedere) è un lavoro che, secondo me, sarebbe da fare in fase di costruzione del personaggio in modo che le sue azioni derivino dal proprio vissuto. Inserite così, raccontate e molto avanti nella narrazione, hanno solo l’effetto di appesantire il testo.

Finalmente la vendetta arriva, con tutta la crudeltà e lo spargimento di violenza che ci si aspetta. 
Un racconto che racchiude tante buone idee, una scrittura ordinata ancora da maturare.
Comunque, complimenti.


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

5Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mar Feb 22, 2022 2:08 pm

Nellone


Younglings
Younglings

Davvero poco da segnalare, nel senso positivo del termine. Scrittura magistrale ed efficace, senza errori evidenti e questo, per me, resta sempre un plus incomparabile in un concorso letterario. La trama propone i classici cliché dell’horror, dall’ambientazione gotica agli spiriti; forse l’inventiva non è altissima, ma tutto fila alla perfezione. Se proprio devo fare un appunto, ho trovato po’ troppo lungo il massacro finale: ci si sarebbe potuti concentrare su un numero inferiore di personaggi e magari aggiungere qualche riga per ciascuno di essi. Non me ne vogliano gli altri, ma trovo questo racconto, almeno sotto il punto di vista della scrittura, il migliore letto fino ad ora.

6Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mer Feb 23, 2022 10:26 am

Mac

Mac
Padawan
Padawan

Nel leggere questo racconto ho avuto l'impressione che l'autor@ non fosse avvezzo a questo genere letterario. La prima parte fila via abbastanza liscia, il ragazzo povero che fa fortuna nell'era postcomunista e si prende le sue rivincite ecc ecc. Poi arriva la parte horror che cade un po' nello splatter. Poteva essere rivista e , forse, poteva tagliare un po' le scene della carneficina.
I paletti sono stati comunque rispettati.
L'incipit e il finale sono le parti che preferisco.
Piccoli refusi già sottolineati da Petunia.

7Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mer Feb 23, 2022 11:38 am

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan

Il racconto è molto ben scritto. Segnalo qualcosa sulla punteggiatura, non propriamente errori, più che altro dimenticanze (penso):

"avere gioielli costosi e vestiti firmati, in cambio lo accudiva"


"avere gioielli costosi e vestiti firmati; in cambio lo accudiva"



ci avrei messo il ; al posto della ,


 
Non era bella come sua moglie ma non si negava mai. Manca il .
 


“Ho visto i nuovi braccianti, giù al deposito”.
“Domani inizieranno la raccolta”.
 
Idem come sopra.






"Provò a muovere la mano, i muscoli tesi fino a farsi male," Ci sta bene una ,




"I suoi occhi cerulei ora erano pozzi neri senza pupille,"


Toglierei "ora". Oppure invertirei: "I suoi occhi cerulei erano ora pozzi neri senza pupille,"


Inoltre, hai usato la maiuscola dove secondo me non ci va, in quanto si tratta di nomi comuni: polizia di stato, regime, gulasch. Poco male.


Ripeto: segnalazioni minori in un testo scritto bene.


 


"Becherovka," se non ricordo male un liquore a base di prugna, giusto?




Non ci giro intorno: bel racconto, mi è piaciuto davvero. La leggenda di Jezibaba si presta bene al genere horror. Che è anche un po' fantasy visto che si tratta di streghe, ancorché malvagie. Non originalissima la trama, ma certamente ben costruita: la vita di Ondra che si sviluppa con i suoi contorni, più che altro infelici. E credo siano proprio questi contorni che creano il personaggio del Contadino arricchito. Il peggio lo danno sempre gli arricchiti, non i ricchi. Non è bastato l'avvertimento della nonna custode di antichi saperi e superstizioni. Anche lei in fin dei conti è una Jezibaba no?
Apprezzata anche la vena "storica" sullo sfondo, ovvero il cambiamento del modo di vivere, la caduta del "muro".


Grazie!


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Cit e Bastard Cool!

8Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mer Feb 23, 2022 1:27 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Storia di orrori e vendette.
Padre, madre, non ne escono bene, e nemmeno i figli.
E questo è argomento terrificante più di ogni altro.
Come distruggere una famiglia.
Argomento che sconvolge.
Il rischio del genere horror è identico a quello del bar, del circolo della caccia.
Dove vince chi la spara più grossa.
Tu puoi spararle, ti senti autorizzato.
Dalla tua scrittura magnifica.

9Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mer Feb 23, 2022 6:21 pm

giuseppe.bignozzi

giuseppe.bignozzi
Younglings
Younglings

Non c’è zafferano, ma madri puttane, padri indegni, streghe e degrado a piene mani.
Non ho trovato horror, ma solo disgusto.
Apprezzo la fatica dell’autor@ per tenere assieme e dare ordine al racconto, ma il risultato riesce solo a deprimermi.
Mi spiace.

10Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mer Feb 23, 2022 7:00 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Mi trovo molto in linea con i commenti di Arunachala.
La scrittura è ottima e fluida.
La presenza di Jezibaba, costante e crescente, tiene la suspense del racconto elevata.
Poi tutto diventa più confuso, con immagini in sequenza a volte poco legate tra loro.
Forse sono solo mie impressioni, dovute ad un genere che non amo, perché comunque tra i racconti horror che ho letto fin ora è quello che mi convinto di più.

11Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mer Feb 23, 2022 10:41 pm

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Mi spiace un po' non esaltare completamente questo racconto in quanto la scrittura è decisamente di alto livello, scorrevole, coinvolgente, praticamente senza refusi se non qualche piccola "imperfezione" già ben evidenziata dal solito splendido lavoro di Molli.
Però la storia non mi ha coinvolto e a un certo punto, più che spaventarmi ha finito per annoiarmi.
Probabilmente il tutto è dovuto a un eccessiva lunghezza della parte della carneficina, in cui l'horror scade nello splatter e dopo un po' non sono più riuscito a seguirlo; mi sono perfino chiesto che cosa avesse fumato Ondra...
A parte la battuta finale, riassumo il tutto dicendoti che il fatto che la trama non abbia incontrato il mio favore nulla toglie al fatto che scrivi proprio bene e questo in un gruppo di scrittura è un valore molto importante.

12Jezibaba Empty Re: Jezibaba Gio Feb 24, 2022 10:01 pm

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Anche a me l'inizio è piaciuto, l'ho trovato davvero buono, anche perché le storie che hanno come protagoniste le streghe le ho sempre ritenute inquietanti e le apprezzo sempre.
Andando avanti con la lettura però il fascino si perde.
Forse perché Ondra non è proprio il massimo della simpatia, anzi, è piuttosto odioso nei modi e nel modo in cui si rapporta con gli altri. 
Anche la scena ultra sanguinolenta nella veranda non mi ha convinto pienamente, sembra troppo onirica, pare che incubo e realtà si fondano. Magari è proprio la sensazione che volevi creare, ma secondo me questa scelta può generare un pò di confusione.
Insomma, gli ingredienti per una bella storia c'erano tutti, ma il risultato finale non mi convince totalmente.

13Jezibaba Empty Re: Jezibaba Ven Feb 25, 2022 12:26 pm

vivonic

vivonic
Admin
Admin

giuseppe.bignozzi ha scritto:Non c’è zafferano, ma madri puttane, padri indegni, streghe e degrado a piene mani.
Non ho trovato horror, ma solo disgusto.
Apprezzo la fatica dell’autor@ per tenere assieme e dare ordine al racconto, ma il risultato riesce solo a deprimermi.
Mi spiace.
INTERVENTO DI MODERAZIONE


@giuseppe.bignozzi , ho notato dai tuoi commenti che cerchi i campi di zafferano in tutti i racconti, ma questo non è necessario: i Paletti danno una scelta, cioè uno è alternativo all'altro.
I generi sono imposti, logicamente, quindi su quello non c'era libertà di scelta: se non ami l'horror, purtroppo questo step non ti risulterà molto piacevole, ma ti scrivo perché i tuoi commenti stanno ricalcando questa cosa e volevo essere chiaro.


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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

14Jezibaba Empty Re: Jezibaba Ven Feb 25, 2022 11:01 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan

Ciao Autore,
purtroppo la confusione finale toglie qualcosa al testo.
Il racconto era partito davvero bene, con una buona atmosfera carica di "cose brutte che accadranno" e mi ero preparata a leggere qualcosa di forte. Invece non è stato così perchè incomprensibilmente è stata sacrificata una bella atmosfera carica di tensione con una carneficina confusa e poco chiara. Così, mentre cerco di capire chi stia ammazzando cosa, tutto il fascino del racconto horror sfuma via lasciandomi perplessa.
Questo step è stato davvero impegnativo: horror ed erotico si muovono in equilibrio precario, sempre in bilico per diventare qualcosa di diverso (splatter o pornografia) perchè entrambi, più di atti veri e propri, concretizzano il culmine delle emozioni che possono regalare ai lettori nelle atmosfere di cui sono composti. Questo racconto purtroppo è vittima del voler raccontare a tutti i costi delle scene raccapriccianti, quando i veri brividi li evoca una vecchia che canta in mezzo ai contadini.
Un'altra cosa che non ho apprezzato del racconto è l'incursione dell'autore in più punti e in modo poco giustificato: si capisce che sono i pensieri del protagonista, ma avrei cercato dei modi meno vistosi per esternarli.
Nel tasto si racconta a salti e balzelli l'intera vita di Ondra: forse anche questo elemento toglie mordente alla storia, perchè spalma l'attenzione di chi legge su troppe cose.

15Jezibaba Empty Re: Jezibaba Sab Feb 26, 2022 12:43 pm

vivonic

vivonic
Admin
Admin

Il mio commento a questo racconto è uno dei più difficili da fare per me, perché so che non sarò utile per niente all'autore. Un po' hanno già detto gli altri, e poi è un racconto che funziona benissimo così com'è. I Paletti sono tutti al posto giusto, la scrittura è molto buona, la scorrevolezza di lettura è evidente.
Non è un racconto che mi ha colpito particolarmente nel mio gusto personale, ma è sicuramente uno dei testi più validi del contest.
Insomma, posso solo farti i complimenti. Per i consigli arriverà qualcun altro 😁


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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

16Jezibaba Empty Re: Jezibaba Lun Feb 28, 2022 6:09 pm

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Per commentare questo racconto ci sono volute tre letture e alla fine c’è dualità nel mio  giudizio e spero che la Penna comprenda.
 
Titolo: Incuriosisce, e si va a cercarne il significato: una delle tantissime figure delle leggende proprie del luogo
prescelto. Quindi un buon lavoro di ricerca.
Paletti: Contadino, paese dell’est, periodo storico: anche qui un buon lavoro di preparazione.
La storia: un ragazzino che vuol crescere, liberarsi dalla pastoia della povertà, di credenze e superstizioni tipiche del suo paese. Cresciuto, lo troviamo uomo ricco, che ostenta la ricchezza con auto, gioielli, persino una moglie oggetto (del cui opportunismo è peraltro conscio), sfruttando i lavoratori – lasciando però ad altri il lavoro sporco di reclutarli – .  Nel finale Jezibaba  si vendica della suo “non credere”, per il tramite della nonna: di fatto Ondra diventa vittima e colpevole al contempo. Colpevole di non aver creduto, paga con la vita dei figli; in passato vittima, la nonna ottiene da Jezibaba che Ondra possa vendicarsi dei soprusi subiti, con una serie di orribili vendette, compresa quella verso il padre che non lo aveva protetto.
Il genere: la mattanza finale, con la presenza di Babička, la nonna che lo aveva rimproverato di non credere e che ora dirige l’orchestra, centra sicuramente il paletto.
Ma ho una perplessità, probabilmente l’elemento soprannaturale che non ho colto appieno: lui è nella veranda, gli altri (madre, patrigno, padre) li vede solo nella sua mente, ognuno nel suo ambiente oppure sono davvero lì, trasportati da Jezibaba? Se sono nella sua mente, l’horror perderebbe un po’ di spessore, seppure le sequenze siano scritte bene: di cruento vero rimane la sua morte per opera degli uccelli.
 
Impressione sul racconto di per se stesso: è una storia ben congegnata, coinvolgente, con un buon lavoro di ricerca per ambientare sia temporalmente che nei luoghi la trama. Originale nel replicare concetti già presenti in altre storie, anche oltre step, ma non per questo meno godibile.
Personaggi: tanti personaggi, che affiancano il protagonista, anzi i protagonisti principali: il contadino, la nonna e la figura leggendaria. Forse troppi, ma comunque ritenuti utili dalla Penna.
Però non sono stati curati come meriterebbero: mentre la moglie, i figli, la nonna e anche Jani sono tratteggiati quel tanto che basta per l’economia del racconto, di Ondra racconti moltissimo, ma in modo dispersivo. Ogni tanto arrivano dei dettagli, però strutturalmente in modo disordinato. Quasi che tu abbia costruito il personaggio di mano in mano, ma senza dare una linearità alle sue vicende. Diverse sue particolarità sono affidate ai paragrafi in cui hai inserito info per inquadrate il periodo temporale.
 
Seconda impressione, con collegamento allo stile.
È un racconto originale, una trama sicuramente interessante, scritto discretamente, sia pure con le note che ti faccio successivamente, e per cui, avendo letto anche i commenti che mi precedono, vado parzialmente controcorrente; la scrittura necessita di qualche aggiustamento e, a mio parere, con una buona rilettura critica si può sistemare al meglio, provando a riorganizzare i vari periodi per dare maggior fluidità e ritmo, quella tensione che viene spezzettata dalle info sulla vita di Ondra, Info che vedrei più sintetiche, per lasciare al lettore di pregustarsi la sorpresa: sarà un erotico o un horror o una commistione?
iI marcatori temporali sono sempre un azzardo e qui sono stati utilizzati per gestire la vita del protagonista: sintetizzando la stessa, avresti potuto inserire qualche data significativa all’interno dei brani.
Quindi un buon racconto, senza dubbio, ma che necessita di una bella sistemazione. E lo merita davvero, per la fantasia e preparazione spesi.
 
 
Le mie note, che potrai prendere o meno in considerazione, come sempre.
Sono inciampi che si notano, interrompono il ritmo di lettura, poi è ovvio che sono state tue scelte.
Alcune le ho tralasciate: sono punteggiature che vedrei diversamente o poco altro; ci sono alcune locuzioni strane e inadatte, forse non hai avuto tempo di ponderarle meglio con dei sinonimi o cercandone meglio il reale significato: rileggendo il testo saltano davvero all’occhio.
 
Fece estrema fatica --- Faticò, più semplice rende meglio; anche Faticò parecchio
suoi affari a Praga. --- quali affari? A Praga lavorava come operaio.--- Lasciò tutto e tornò a Praga.
osservare le sue proprietà a trecentosessanta gradi ---per intero.
Aveva lavorato duro, ed ora, a poco più di cinquant’anni, aveva in garage quattro auto di lusso, una bella e docile moglie e due figli che adorava--- messa così pare che anche la famiglia sia in garage. Vedi se questo gira meglio.
“Aveva lavorato duro e ora, a poco più di cinquant’anni, aveva una moglie bella e docile, due figli che adorava e, in garage, quattro auto di lusso.”   Non è che sia il massimo mettere assieme famiglia e cose, ma i ricconi lo fanno.
piagate --- si ha l’idea di lesioni, ferite, forse intendevi callose, indurite dal lavoro
Il Contadino, come lo chiamavano, aveva le mani piagate di chi conosce il lavoro duro, erano mani che sua moglie detestava, mani che tradivano le sue origini.  L’ho girata così:
Il Contadino, come lo chiamavano, aveva mani callose di chi conosce il lavoro duro, mani che tradivano le sue origini.
Mani che sua moglie detestava.
costosi e vestiti firmati: in cambio lo accudiva--- metterei un due punti, per dare enfasi al verbo utilizzato.
di nuovo quella sensazione di freddo --- salvo svista, non ho trovato riferimento ad altra sensazione di freddo.
inginocchiata ai suoi piedi, :Lenka era brava, avrebbe....  mettere un due punti per dare spessore al dopo
abusando di lei, senza generosità --- questo “senza generosità” non l’ho capita...
Che cazzo stava succedendo!   un punto esclamatico ci sta bene
sentiva il battito aumentare forte  penso tu intendessi il battito del cuore.  Sentiva il cuore battere sempre più forte
donna gli faceva cenno di guardare al di là della vetrata ---- non ho inteso perché deve guardare fuori,
Un uomo, che gli dava le spalle,  di spalle era seduto al tavolo:, davanti a lui un piatto di pasta
crack funesto riempì----  più che crack (scritto così è una sostanza stupefacente) forse intendevi crac, come parola onomatopeica, direi “un colpo secco”  E un colpo secco, la rottura del collo, non comporta uscita di sangue, come dici appena dopo.
sbreghi --- il termine è corretto, ma penso che tagli stia meglio, è più in linea con lo stiel
mentre barcollava tra i bar mendicando un--- più che barcollava, metterei “si trascinava, barcollando, da un bar all’altro “
La vecchia lo fece girare di nuovo. --- anche qui mi sono persa dove la vecchia prima lo faceva girare.
compagna lo incitava prepotente.  --- è sufficiente
inghiottendo gli effluvi inalati dai due corpi. --- inalare significa respirare, forse intendevi emanati
cercò di afferrarla ma rimaneva polvere fra le sue dita.  --- cercò di afferrarla, ma fra le dita scorreva solo polvere.
un odore marcescibile --- marcescibile significa che un qualcosa può marcire, qui un odore di marcio
Faticava ad incamerare ossigeno --- ok che ha bisogno di incamerare, ma “respirare” è più immediato
Fuori dalla veranda gli uccelli si facevano sempre più numerosi, e agguerriti e arrivarono a rompere le vetrate.
Si accertò che la morte fosse protagonista --- è una bella frase, ma qui stona.
Tra l’altro i due periodi “La scena che gli si parò davanti e entrò nella veranda, le vedrei  unite, per continuità, altrimenti sembrano sfasate
 
È a questo punto che mi è sorto il dubbio su chi è morto nella veranda: solo Ondra o anche, per quell’elemento soprannaturale che ci potrebbe stare, anche gli altri.
Scusa Penna



Ultima modifica di Susanna il Lun Mar 21, 2022 11:42 am - modificato 1 volta.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

17Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mer Mar 02, 2022 6:58 am

mirella


Padawan
Padawan

Dalla lettura del racconto ho ricavato l’impressione di un’articolazione faticosa della trama.
Mi sembra una costruzione segmentata in più paragrafi con tanto di titoli che, lungi dal conferire compattezza narrativa, sottolineano invece il procedere per salti nell’ alternarsi di passato e presente.
Anche la formattazione, con spazi lasciati vuoti o righe con una sola parola o poco più, aumentano l’impressione di frammentarietà.
Si entra tardi nel vivo del genere horror. Fino alla “Notte delle streghe” non ci sono scene raccapriccianti, se non a partire dal risveglio di Ondra in veranda.
Qui sì, siamo in atmosfera horror con le visioni allucinanti di ombre e uccelli che indicano la presenza delle streghe, ma perché far precedere la fine di Ondra da una serie di infodump non necessari? Perché prendere le mosse dall’infanzia lontana? Questa poteva affiorare in rapidi flash back nello stesso paragrafo del risveglio del protagonista paralizzato e impotente.
A Ondra morente potevno tornare in mente o in sogno le immagini di Babika, i suoi avvertimenti, i moniti di Lenska, mentre si poteva sorvolare su parecchi altri dettagli riguardanti la sua vita.
Non si sorvola invece sul personaggio di Jani, braccio forte - e forse anche mente - degli affari loschi di Ondra, affari sporchi che ne spiegano l’arricchimento rapido, non raggiungibile lavorando come operaio. Secondo me questa parte andava curata e approfondita. mentre si poteva sorvolare sul funerale e altri particolari come l’ultimo paragrafo, “L’equinozio d’autunno” che aggiunge poco o nulla al racconto. Ci sono nel testo momenti felici nel delineare atmosfera e personaggi come Babika, tuttavia il racconto non mi ha convinto del tutto. Mi spiace.

18Jezibaba Empty Re: Jezibaba Ven Mar 04, 2022 12:13 am

Arianna 2016

Arianna 2016
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Questo è il terzo demone vendicatore femminile con le forme di una vecchia che trovo nei racconti horror dello step. Interessante questa ricorrenza.
Non ho capito se l’ultimo paragrafo, quello del 22 settembre 2004, sia appositamente lasciato in fondo oppure se si tratti di un errore di montaggio, non so se in fase di scrittura o di inserimento sul forum. In questo secondo caso, però, sarebbe già stato corretto, dietro segnalazione dell’autore, quindi immagino che sia una posizione voluta, anche se non ne capisco bene la motivazione.
Quindi, la stessa nonna che vuole così bene al nipote, che prega per lui, diventa Jezibaba? O comunque partecipa alla cruenta vendetta nei suoi confronti?
Mi sembra che la parte più “vitale”, forse l’immagine originaria del racconto, sia quella di quella sorta di “sogno macabro”: ho quasi l’impressione che quel sogno, anche se magari non esattamente identico, l’autore lo abbia fatto sul serio e da lì sia partito per costruire la sua storia.
Non riesco a capire perché ma, nonostante quella parte decisamente horror, il racconto non mi ha particolarmente né preso né spaventato. Le emozioni rimangono un po’ esterne, anche se non riesco a trovarne la motivazione.
Mi ha anche lasciato una certa sensazione di frammentarietà, come se non si fosse ben realizzato l’amalgama narrativo.

19Jezibaba Empty Re: Jezibaba Dom Mar 06, 2022 7:37 am

SuperGric

SuperGric
Padawan
Padawan

L’unico appunto tecnico è sulla prima riga: ma il solstizio d’estate non è il 21 giugno? Perché è stato indicato il 21 giugno? Ho pensato che non fosse una svista ma un elemento misterioso del racconto aspettando una risposta nel testo, che invece non c’è stata.
Il racconto è ben scritto. Il personaggio del Contadino è descritto per farsi odiare, è antipatico fin dalle prime righe, ed è forse per questo che la vendetta che lo colpisce non mi ha tanto emozionato. Ben gli sta mi vien da dire.
La scena della vendetta è quasi un in incubo. Una serie di scene oniriche in cui vengono fuori anche i lati più oscuri del passato di Ondra, come a parziale giustificazione del carattere negativo del personaggio. Negatività che pervado tutto il racconto e tutti i personaggi.
Bello il passaggio nello sfondo delle vicende storiche della repubblica Ceca.
Piaciuto.

20Jezibaba Empty Re: Jezibaba Dom Mar 06, 2022 4:02 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Un’ottima scrittura che ha bisogno solo di qualche ritocco formale. Lo stile e il ritmo hanno saputo mettere bene in risalto la componente horror del racconto, forse uno dei più horror che ho letto qui. Quello che mi sento di rimproverarti è l’aver voluto inserire troppe cose, soprattutto nella seconda parte e nel finale, che mi hanno confuso le idee e neppure una seconda lettura più attenta mi ha permesso di aver tutto ben chiaro. Mi è parsa superflua la citazione degli “Uccelli” di Hitchcock che ho interpretato come un mezzo per rendere più significativa quella veranda che, altrimenti, non avrebbe avuto il rilievo che era richiesto nella prova.
L’insistenza su quel “Contadino” con la maiuscola non mi ha convinto. Mi è parso quasi un richiamo per il lettore, come a dire che il personaggio richiesto c’era ed era quello.
Elementi della prova: horror (ottimo), veranda (così e così), contadino (vedi sopra), epoca (indicata inequivocabilmente)
Concludendo: bel racconto, ben scritto, ma avrei preferito una maggiore linearità e semplicità nella trama.

21Jezibaba Empty Re: Jezibaba Dom Mar 06, 2022 5:24 pm

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Younglings
Younglings

Da una parte una strana mescolanza di leggende dell'Europa centro-orientale (Jezibaba, notte di Valpurga) e dall'altra una scrittura certamente fluida e precisa; ma la combinazione di questi elementi non riesce a creare un'atmosfera abbastanza coinvolgente né un testo pienamente convincente.
Si parte con un errore (24 giugno anziché 21 per il solstizio d'estate) e si prosegue con una giustapposizione di eventi - fra l'altro separati da grossi salti temporali - che non sembrano poi così terribili da far meritare al povero Ondra di essere al centro di una vendetta così cruenta.
Ha disprezzato la strega; forse si è procurato la ricchezza con sistemi poco puliti (ma è solo un'ipotesi non confermata dal testo); sfrutta i braccianti grazie ai loschi servigi di Jani; ma in definitiva appare più come vittima (di se stesso, del patrigno, della madre...) che carnefice.
Anche se, alla fine, carnefice lo diventa davvero, quando, in un'apoteosi di nebbia, sangue e materia organica varia, uccide padre, madre, patrigno ed entrambi i suoi figli (e, a questo punto, non si capisce bene perché la moglie si salvi).
E qui confesso di essermi perso.
Ci sono davvero tutte quelle persone uccise nella veranda, trasportate lì grazie a una sorta di telecinesi? Perché non viene mai detto che qualcuno di loro abita nella "sua immensa casa", mentre sappiamo che "sua moglie Andrea e i suoi figli erano in vacanza". Oppure sono solo apparizioni create dalla sua mente ottenebrata dai sortilegi della strega? E dunque, l'unico cadavere presente sarebbe il suo.
Ma neppure questo sembra il caso: quando Jani entra in casa, la mattina dopo, "La scena che gli si parò davanti gli ricordò le carneficine compiute...". Le carneficine. E per carneficina si intende "uccisione di un gran numero di persone".
Spero di trovare qualche risposta negli altri commenti...

22Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mar Mar 08, 2022 11:21 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Un racconto ostentatamente horror. Tra i racconti letti fino a questo punto di certo il più horror nella struttura. la storia è appassionante e raccontata bene. 
Come molti hanno fatto notare i problemi sopraggiungono nella seconda parte. Nel mio caso però quello che mi da fastidio è la confusione che si crea. Banalmente, chi sta ammazzando? 
Il fatto che quella scena sia splatter per me non è assolutamente un problema. Anzi in mezzo a racconti in cui l'horror è velatissimo qui si assiste al contrario. Come dicevo prima il fattore Horror è ostentato e devo dire che non mi dispiace. 
Preferisco di gran lunga una cosa esagera così piuttosto che qualcosa di più diluito. 
La cosa che maggiormente però mi ha colpito è il tuo protagonista. In genere un personaggio del genere, così misogino e negativo, lo avrei detestato invece in questo contesto mi piace, forse perché viene punito? forse si. 
In ogni caso un buon lavoro.


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Someone give that Wolf a Banana  Jezibaba 1f34c 

23Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mar Mar 08, 2022 12:06 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Dopo averlo riletto mi sono reso conto che a me quello che serve per giudicarlo meglio non è il ripasso, ma il tempo. A me serve solo quello.
Sei nei miei cinque, amico. Di diritto.
Una sola domanda, per gli 'uccelli' ti sei ispirato al famoso film di Hitchcock?

24Jezibaba Empty Commento Mer Mar 09, 2022 5:35 pm

Marcog

Marcog
Younglings
Younglings

Il racconto è ben scritto e porta all'inevitabile epilogo finale: la vendetta della strega. L'ambientazione della veranda con l'attacco del male ben visibile dai vetri è suggestivo. Spiazzano le vendette (vere o presunte) del protagonista, prima di finirne a sua volta oggetto.  Protagonista ben descritto, forse troppi personaggi finiscono per essere solo abbozzati. Trovo un grande potenziale nel racconto, da riordinare per avere un altrettanto grande risultato. Grazie!

25Jezibaba Empty Re: Jezibaba Mer Mar 09, 2022 9:55 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan

Il racconto inizia bene. Il primo blocco, del giugno dell'84, è semplice, efficace. Il personaggio di Ondra viene bel delineato, con la sua corporatura da uomo pur avendo solo quattordici anni e quella ferma consapevolezza di non voler passare la vita a spaccarsi la schiena nei campi per poche corone. C'è il personaggio del Contadino in lui. Ecco, forse la figura della nonna non è altrettanto riuscita. Non bilancia quella di Ondra, o forse semplicemente non ha dei tratti distintivi che la facciano emergere dalla pagina, se non quella schiena curva. Lei la schiena non ha avuto problemi a spaccarsela nei campi, non ha mai desiderato altro. Solo tenere le cose a posto, il campo del nonno incolto e lasciato a Jazibaba.
Le ultime sette righe del blocco erano forse evitabili. Oltre a essere ambientate cinque anni dopo non aggiungono molto all'economia della storia. Ne volevi fare un blocco a parte e poi ci ha rinunciato?
In generale dico la mia sui blocchi e sui racconti che procedono per salti prendendo un arco temporale molto ampio. Sicuramente non dirò nulla di nuovo. Ed è un discorso che ho affrontato altre volte, in altri commenti ad altri racconti, in passato. In un racconto così breve di base bisognerebbe concentrare la narrazione in un momento storico preciso. Non parlo di Storia, ma della storia del nostro personaggio. Far emergere il passato in modo diverso. C'è già la vita che funziona in un senso solo, un avvenimento dopo l'altro, a blocchi. Alle volte penso che il bello di scrivere sia osservare la vita di qualcun altro tutta insieme, nel suo complesso, ma raccontarla scegliendo un punto di entrata, un momento in cui concentrare la narrazione, senza dimenticare quella vista di insieme, il fatto di conoscere tutto.
Al di là di questa osservazione, questo racconto i blocchi li gestisce piuttosto bene, va detto, senza creare particolare confusione. Anche se quelle ultime tre righe di ritorno al 2004 e alla morte di Izabela, quel sacrificio inutile che doveva preservare la vita del nipote, sono un modo di chiudere che di nuovo non aggiunge poi tanto all'economia del racconto. Sembra quasi tu voglia chiudere un cerchio, ma mentre lo chiudi il lettore si chiede dove fosse questa circolarità, se non nell'alternarsi delle stagioni, di solstizi ed equinozi.
Il blocco di Settembre 2004 è un ponte tra l'inizio e il vero cuore del racconto. Non è superfluo perché porta avanti la storia, ma di nuovo fa riflettere sull'idea che certi dettagli potessero trovare una collocazione diversa se sfruttato all'interno di una narrazione concentrata in un unico punto nel tempo.
Ed ecco la Notte delle streghe. Di nuovo l'inizio è molto efficace. La veranda, la figura del Contadino, gli scoppi di violenza, la moglie, i figli, l'amante. Tante carte in tavola ma molto ben gestite. L'horror tanto annunciato trascina il lettore una specie di incubo dove il Contadino cerca di fare a pezzi il suo passato e finisce invece per fare a pezzi il suo futuro, i suoi figli. La parabola è chiara.
La figura di Jani invece non è chiarissima. Sembra come i braccianti e la nonna succube di Jazibaba, che in qualche modo approvi o faciliti il massacro.
Le scene horror sono molto forti, ben descritte, sicuramente hai dedicato loro molto tempo e molta attenzione.
I paletti ci sono tutti, ben usati, ben dosati.
Nel complesso è un buon lavoro. Il Contadino è un personaggio spesso. Non originalissimo, ma con tutto quello che serve a dominare la scena. La sua storia la puoi raccontare in tanti modi. Non è detto che questo sia l'ultimo e che tu non possa metterci di nuovo mano e provare soluzioni diversi. Ma intanto questa sta in piedi, tiene il lettore attento, ha la durata giusta e impressiona e colpisce allo stomaco quando lo deve fare.


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Jezibaba Senza_10

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