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Da bambino Gerd Kremer si chiedeva sempre come potesse fare suo padre Helmut, addetto al cimitero di Potsdam, a esumare i morti. Più volte glielo aveva chiesto e lui aveva risposto laconico: «Con il tempo si fa l’abitudine a tutto». L’avrebbe capito qualche anno dopo.  
Un giorno Gerd, giocando fra le tante cose in soffitta, trovò una scatola con vecchie foto. La sua attenzione fu attratta da alcune di queste che erano contenute in una pagina di giornale ripiegata. Quello che vide e lesse gli parve raccapricciante.
L’articolo del quotidiano, datato 15 febbraio 1957 parlava di una strana esumazione dei resti di un certo Klaus Eisaugen, morto quasi cinquanta anni prima. Eisaugen era sospettato della morte di un uomo e di due donne, trovati barbaramente uccisi nelle rispettive case. Il tratto comune di quei delitti era che le vittime erano state private dei bulbi oculari. L’uomo aveva cercato di sfuggire all’arresto ed era stato ucciso dai gendarmi. Dalle indagini fatte, pare che si trattasse di una vendetta nei confronti di chi aveva testimoniato contro il figlio, accusato ingiustamente di cospirazione. Le tre vittime, avevano giurato nel processo di aver visto con i propri occhi il giovane incontrarsi più volte con noti sovversivi, determinando così la sua condanna a morte. In realtà sembrava che la loro testimonianza fosse stata orchestrata dai servizi segreti dell’imperatore, alla ricerca di un capro espiatorio da gettare in pasto all’opinione pubblica.
La cosa più curiosa, messa in luce dall’articolo, era che il cadavere, dopo tanti anni, era stato trovato in uno stato di conservazione impressionante, così che avrebbe potuto sembrare deceduto poco tempo prima.
Le foto, in bianco e nero, conservate nel foglio di giornale mostravano suo padre con un piccone in mano, circondato da altre persone ben vestite e da un poliziotto. Tutti stavano osservando quello che restava di Klaus Eisaugen. Una foto, in particolare, era un primo piano della testa del cadavere che mostrava nei dettagli l’incredibile stato di conservazione e un’espressione del volto che Gerd giudicò come un ghigno feroce. 
Trattenne a stento un grido di terrore, rimise tutto a posto e non ebbe mai più il coraggio di guardare quelle foto che, tuttavia, rimasero per sempre impresse nella sua memoria e gli avrebbero fatto compagnia per tutta la vita nei peggiori incubi notturni.    

Nel palazzo di cinque piani con vista sul porto di Odessa dove abita è conosciuto come “il tedesco”. Gerd Kremer occupa l’appartamento all’ultimo piano e di lui in giro si sa ben poco. È arrivato dalla Germania pochi mesi fa; avrà poco più di settanta anni. È grassoccio, molto basso di statura; porta occhiali con lenti spesse, per correggere una fortissima miopia e quando ti guarda strizza gli occhi, come se volesse mettere a fuoco i tuoi pensieri, la tua anima.  Ma forse è solo un’impressione dovuta al suo difetto di vista. È sempre vestito decentemente, anche se un po’ fuori moda, ma del resto è il tipico soggetto a cui non starebbe bene niente.
I pochi che ci hanno scambiato qualche parola dicono che conosce abbastanza bene la lingua ucraina e molto bene il russo.
Quel poco che si sa di lui si deve all’intraprendenza della signora Olga, quella del piano terra, la pettegola del palazzo, che ha azzardato alcune domande. Olga racconta però che le sue domande ricevono risposte generiche che si concludono sempre con una nuova domanda rivolta a lei.
«Come dice, signora Olga? Cosa faccio qui a Odessa? Niente di particolare, sopravvivo, da pensionato. Mi sono trasferito qui in Ucraina perché la vita in Germania è molto più cara di qui. Con la mia pensione non mi potevo più permettere la mia casa a Postdam… E lei? Da quanto tempo abita qui?»
«Io? Ci sono nata. Dunque, è riuscito a permettersi l’appartamento all’ultimo piano, quello con l’affitto più alto. Chissà quanto costerà, con quel bel terrazzo coperto con la vista sul porto…»
«La mia casa qui mi costa la metà e la bella vista che si gode dalla veranda mi rilassa… ma, allora, immagino che lei conoscerà tutti nella zona. Anche chi lavora giù al porto».
«Ah sì, certo. Li ho visti tutti piccoli, ai tempi dell’Unione Sovietica. Chissà se ci ritroveremo come allora? Tutti quei soldati russi al confine mi preoccupano. Che dice, signor Kremer, ci invaderanno?» Olga si fa il segno della croce.
«Tutte esagerazioni, signora… Conosce qualcuno alla capitaneria di porto?»
«Qualcuno? Può dire quasi tutti! Eccetto un paio che vengono da fuori. Anche mio nipote è di servizio lì».
«Grazie signora Olga – dice Kremer con un sorriso compiaciuto – può darsi che abbia bisogno di lui».

Il suo primo contatto con la “Stasi” avvenne all’uscita del negozio di ferramenta in cui Gerd aveva trovato occupazione per pochi spiccioli.
«Salve Gerd. Sono Hans Baumann. Abito proprio di fronte alla tua casa e ti ho visto spesso passare lunghe ore sulla veranda, intento a osservare con attenzione la vita che si svolge nella piazza e nelle strade vicine. Noi abbiamo proprio bisogno di uno come te: serio, di poche parole, riservato, senza amicizie strane e grande osservatore dell’umanità».
«Noi chi? Chi siete voi?»
«Noi siamo lo stato, il popolo. È proprio per il bene nazionale che sei chiamato a svolgere un servizio facile facile che potrà anche renderti piuttosto bene, molto di più del tuo lavoretto nel negozio del signor Schmitt».
«Che dovrei fare?»
«Niente di più di quello che fai abitualmente: osservare. Osservare e riferire. Ti è richiesto solo un periodo di tirocinio che potrai svolgere a Mosca, tutto naturalmente a nostre spese. Lì imparerai anche il russo che potrà sempre esserti utile».
Non era bello neppure da giovane Gerd, non aveva una moglie e neppure una fidanzata. Era troppo riservato e solitario per farsi degli amici e il rapporto con i coetanei era sempre stato un problema, fino dall’adolescenza.
«Dai Gerd, non fare il timido! Vieni con noi stasera. Ti portiamo in un posto dove ci sono bellissime ragazze.  Non hai che da scegliere».
«Vieni Gerd. Vedrai che una alla tua altezza la trovi…» Seguiva una risata fragorosa.
«Lasciatelo stare, forse il nostro Gerd ha altri gusti!» Di nuovo una risata sguaiata.
«Oh sì – diceva un altro con voce in falsetto – allora lo chiameremo Gertrud!»

A questo pensa Gerd mentre, al buio della notte, seduto nella veranda della sua casa all’ultimo piano, controlla, con un sofisticato binocolo a infrarossi, i movimenti nel porto di Odessa. É quello il suo nuovo incarico, per il quale lo hanno richiamato “in servizio”. I russi sanno bene che è ancora un uomo fidato e il tramite è stato di nuovo il vecchio Hans Baumann che ora lavora per loro.
«I nostri compagni russi si sentono accerchiati e, piuttosto che lasciare mano libera agli americani e alla NATO qui in Ucraina, sono disposti a fare un’azione di forza. Ci hanno detto che le nazioni occidentali cercheranno di far arrivare aiuti militari imbarcandoli da Costanza fino al porto di Odessa e noi non dobbiamo permetterlo. Oltre che rafforzare l’esercito ucraino, potrebbero anche armare la resistenza che si sta organizzando».
«E io? Che dovrei fare?»
«Quello che hai sempre fatto, Gerd: osservare e riferire».
Aveva cercato una casa con vista sul porto e aveva voluto proprio quella all’ultimo piano. La veranda che si affacciava sul porto era proprio quello che ci voleva e non gli faceva rimpiangere la veranda della casa di Postdam che era stata per anni il suo punto di osservazione.
Quanti ricordi legati a quella veranda! Da lì aveva controllato tutto il piccolo mondo che lo circondava, aveva violato le intimità più nascoste dei propri vicini di casa, aveva imparato a prevedere ogni loro gesto, a condividerne le abitudini. Aveva prontamente segnalato con scrupolo ogni azione, ogni atteggiamento o movimento che fosse insolito o sospetto.
Aveva utilizzato il suo ruolo anche per vendicarsi di chi lo aveva sottovalutato e deriso in gioventù. A qualcuno lo scherno a lui rivolto era costato molto caro.
A ogni sua segnalazione seguiva l’arrivo di un’auto con grigi uomini in borghese che se ne andavano poco dopo portandosi via qualcuno. Un qualcuno che talvolta non è più tornato e altre volte è ritornato malconcio, ma tutto questo non lo riguardava, non era sua la responsabilità. Gerd doveva solo osservare e segnalare.
Nella sua carriera aveva contribuito anche alla cattura di alcune spie dell’occidente e i più fortunati di loro erano stati scambiati al Glienicker Brücke o, come veniva chiamato, il ponte delle spie. Gli altri forse avevano fatto una brutta fine, ma non era lui che doveva occuparsi di questo.
Le prime volte aveva avuto perfino un timido accenno di rimorso ma era passato in fretta. “Vedi Gerd? – diceva a se stesso – aveva ragione tuo padre: con il tempo si fa l’abitudine a tutto, anche ai rimorsi”.
Se di giorno tutto era più facile, la notte, irrazionale e impietosa, lo tormentava. Aveva perfino paura ad addormentarsi perché era proprio nel momento del sonno più profondo che appariva l’immagine minacciosa e terribile di Klaus Eisaugen.
Negli incubi notturni non aveva mai avuto alcun contatto fisico, nessun dialogo con Eisaugen. Gli appariva soltanto quel volto semi-decomposto, con quel ghigno che esprimeva scherno e disprezzo, ma soprattutto lo impressionavano i suoi occhi freddi, lo sguardo minaccioso e penetrante. Gerd si sentiva mancare il fiato, battere il cuore all’impazzata e si svegliava gridando, in un lago di sudore. 

Nella veranda di Odessa, come in quella di Postdam, si sente forte, potente come un dio greco. Osserva dall’alto quella piccola umanità che si affanna e lui, con il potere di cui dispone, sa che può decidere dei loro destini. La veranda è il suo Olimpo, il suo riscatto.  
A Odessa, come a Postdam, Eisaugen viene a trovarlo quasi ogni notte, cosi Gerd ha deciso che non dormirà più. Resterà sveglio, seduto in veranda, nel buio, a scrutare il mare e i movimenti al porto.
Un tocco leggero alla porta.  
Gerd non riceve mai nessuno. Soltanto un uomo di Baumann di cui non conosce nemmeno il nome e che ogni tanto si ferma per sapere se ha visto o saputo qualcosa.
Gerd apre la porta: davanti a lui Klaus Eisaugen. Non l’aveva mai visto così da vicino nei suoi sogni. Il volto non ha colori, solo sfumature di grigio, proprio come in quella vecchia foto.
«Vattene, maledetto!» gli grida con voce strozzata, in preda al terrore. Richiude con violenza e si ferma, spalle al legno della porta, cercando di riordinare le idee. Dopo qualche minuto si decide a guardare dallo spioncino: nessuno. “Se n’è andato”, pensa. “Oppure l’ho immaginato ancora una volta.  Lui esiste solo nella mia mente”. Mette il paletto alla porta e si dirige di nuovo verso il suo rifugio, la veranda.
Una nota figura, di spalle, siede sulla sua poltroncina, come intento a osservare il porto, ma quel dolore improvviso al petto non gli dà nemmeno il tempo di gridare, di chiedere aiuto.

L’anziano Commissario Oleg Pashchenko osserva con cura la sala, cercando di riordinare le idee, mentre il medico legale e due addetti della polizia scientifica fanno gli ultimi rilievi attorno al corpo di Gerd Kremer che giace supino sul pavimento.
«Dunque, dottore?»
«Il decesso è dovuto certamente a un infarto. Non ho alcun dubbio in proposito. Potrebbe essere uno dei casi più semplici nella mia carriera».
«Avrebbe potuto esserlo anche per me, dottore: porta sprangata dall’interno, così come tutte le finestre e i vetri della veranda, decesso per causa naturale e caso archiviato in due minuti».
«Già, Commissario, ma quelli? Come li spieghiamo?» dice il medico indicando uno scaffale della libreria su cui due bulbi oculari puntano minacciosi verso le orbite vuote di Gerd.


    
  


   

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Non so, questo racconto mi sembra un'occasione perduta.
Ciò che sta succedendo, l'attualità, ti ha dato il gancio per la tua ambientazione, su cui hai innestato la tua trama. Una buona trama tra l'altro, con un buon personaggio, l'ambiguo Gerd Kremer, secondo me descritto in maniera molto soddisfacente con pennellate rapide, veloci, che tuttavia riescono a rivelare la sua personalità ombrosa e vendicativa.
Quello che non mi convince è l'aspetto soprannaturale della storia, l'inquietante Klaus Eisaugen, un personaggio dal grande potenziale ma che tu non sfrutti in maniera ottimale.
In effetti rimane troppo sullo sfondo e mi domando il perché, visto che, nonostante la sua presenza col contagocce, come ho detto risulta estremamente opprimente e inquietante.
Dopo la presentazione lo fai apparire solo nel finale, un finale rapido e veloce, relegandogli solo la parte di esecutore della fine di Kremer. Il perché si intuisce, Eisaugen pare essere lo spirito vendicativo atto a occuparsi dei delatori, però per me c'è poco equilibrio.
Voglio dire, non basta mettere una spruzzata di soprannaturale all'inizio e alla fine di un racconto per connotarlo pienamente come una storia dell'orrore. Sarebbe bastato davvero poco per rendere le atmosfere più malsane e inquietanti, maggiormente disturbanti. La sensazione che mi rimane a fine lettura è quella di aver letto una sorta di spy story che rimane un pò impantanata, che avrebbe potuto raggiungere vette più alte e sorprendere davvero il lettore.
Ripeto, è un peccato, perché la trama è buona ma le derive horror non sono sviluppate adeguatamente e rimangono solo accennate.

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

mah, mi sa che concordo pienamente col commento sopra.
poteva essere una storia tremenda, potente, micidiale.
e invece si è spenta per riaccendersi qualche attimo nel finale, nulla più
forse un po' troppo narrato, come racconto, però la partenza la trovo ottimale e quindi mi da delle aspettative che purtroppo vengono deluse del tutto.
certo, Klaus pare essere il vendicatore, colui che elimina gli spioni, però al protagonista potevi dare qualche chances in più, almeno per movimentare la storia.
un po' troppo piatto, mi spiace


______________________________________________________
L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Beobachten und Berichten(Osservare e riferire) Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Younglings
Younglings

La mia impressione è di una spy-story dai risvolti horror che lascia nel lettore più delusione che raccapriccio. Poco o niente da eccepire sulla scrittura, che scorre abbastanza fluida e senza errori (a parte qualche lieve imperfezione, ma niente di che), ma il tema horror, che dovrebbe avere il suo perno nella figura di Klaus, fa la sua reale apparizione solo all'inizio e alla fine del racconto, senza quasi minimamente influenzare la parte più consistente del testo. La stessa suddivisione in blocchi temporali e geografici giustapposti contribuisce a creare in chi legge un senso di spaesamento, di scarso equilibrio, in una storia altrimenti ricca di spunti e potenzialità. Né risulta ben chiaro il motivo per cui il sinistro Eisaugen ce l'abbia con Gerd. Di certo non per un desiderio di vendetta personale come poteva essere quello che lo spinse, a suo tempo, a uccidere i tre delatori, colpevoli dell'arresto (e della morte?) del figlio. Trovo infine inutilmente ripetitivo definire "occhi freddi" quelli di un personaggio che si chiama Eisaugen (letteralmente "occhi di ghiaccio").

giuseppe.bignozzi

giuseppe.bignozzi
Younglings
Younglings

Bella, perfettamente ambientata e anche agganciata all'attualità. Il protagonista e la realtà che lo circonda sono descritti accuratamente. Manca qualcosa però per dare un vero senso al racconto. Peccato.
Visto che non c'è lo zafferano e quindi si sarebbe potuto anche sforare nelle battute, si poteva approfondire, legare l'infanzia e gli occhi di Heisaugen al finale, che così, in effetti, non prende.
Se ne resta distaccati, mentre vorremmo precipitrvi dentro.

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Car* autor* ho voluto contare i caratteri utilizzati e, come, immaginavo ne avevi a disposizione ancora parecchi.
Mi dirai se sbaglio, ma la sensazione è che tu lo abbia dovuto scrivere un po' di fretta e che quindi alla fine il risultato sia di un racconto a metà.
Se anche così non fosse, in ogni caso, mi piacerebbe che tu lo riprendessi e lo sviluppassi meglio perché l'idea di partenza è molto buona e il racconto, unito alla tua capacità di scrittura, ha delle ottime potenzialità.
Così, purtroppo, resta un buon lavoro ma a metà.
L'horror c'è ma solo fino a un certo punto, tanti spunti sono abbozzati ma poi non portati avanti.
Peccato anche perché hai utilizzato i paletti davvero molto bene con un amalgama perfetto e la veranda che più al centro del racconto non potrebbe essere.
Non credo che riuscirai a entrare nella mia cinquina ma mai come in questo caso, questo è un dettaglio secondario.
Ripeto: fai un regalo a te stess* e a tutti noi, riprendilo in mano e fallo diventare quello che promette di essere.

Mac

Mac
Padawan
Padawan

La scrittura è piacevole, bella la conversazione fra Gerd e la signora Olga. I paletti ci sono tutti, manca solo una cosa: il finale.
Forse non avevi più tempo, non lo so, ma il finale è tronco, mancano risposte, o indizi. Chi è Eisaugen? Occhi di ghiaccio, deve avere una storia, non basta dire che, forse, ha ucciso.
Una storia con potenziale, ma da riprendere.



Ultima modifica di Mac il Lun Feb 21, 2022 10:24 am - modificato 2 volte.

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Scritto molto bene e perfino esagerata la centralità della 'veranda'.
Ma quello che mi è piaciuto di più di questo racconto è l'aggancio con la realtà del momento.
Vero, non era un paletto richiesto, ma un modo per far dire all'autore: scrivo il mio horror, ma sono ben altri i problemi del momento, e io li conosco tutti, sono aggiornato e come Gerd osservo tutto, anche se non ho vita sociale e non ho relazioni.
La veranda è una mia faccenda privata, non violo i diritti di nessuno, né nessuna legge.
Anche se è diventata più di quanto io possa sopportare.
Qui, Klaus non ce la farai a raggiungermi! Ho ancora il controllo delle mie emozioni, della mia paura.
O forse no?

Un abbraccio fortissimo, autore.

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Ciao autor@

di certo questo racconto centra alla perfezione il ruolo fondamentale della stanza e  personalmente attribuisco un bel valore aggiunto. 
Il testo è scritto bene, da una penna matura e l’aggancio con la situazione storica attuale è un’altra buona intuizione. 
Non sono una grande appassionata di horror ma devo dirti che la parte iniziale del racconto mi ha colpita e inquietata come un buon racconto di questo genere deve fare. Concordo col fatto che sarebbe stato interessante avere qualche approfondimento in più sulla figura del vendicatore dagli occhi di ghiaccio che compare poco, ma quando lo fa, mette davvero i brividi.
Complimenti.


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

Sei partito molto bene dilungandoti forse un po' troppo su quella che è la situazione attuale con l'Ucraina e che non porta molto al racconto horror. Qui poi non hai forzato la mano. Un paio d'occhi fuori dalle orbite e l'esumazione che prima però dici col cadavere in perfette condizioni poi alla fine il cranio è mezzo decomposto. Carino il giochino con Eusaugen. Niente da dire sulla tua ottima scrittura. Solo un lievissimo punto quel pochi mesi fa; penso sia meglio: pochi mesi prima. E' tutto.

mirella


Padawan
Padawan

La trama mi sembra interessante, ma gestita in maniera frettolosa. La prima parte sembra voler riassumere la vita del protagonista, prima del suo reclutamento nella Stasi.
Il racconto entra nel vivo col ritrovamento della scatola in soffitta. L’articolo di giornale e la foto di Klaus Eisangen servono a spiegare il dramma di Gerd e le ragioni del suo incubo ricorrente, non il perché e il come della sua morte, domande che rimangono irrisolte nel finale rapido affidato a una battuta horror.
Il difetto maggiore – a mio parere – sta nel periodare sintetico per cui gli eventi si accavallano uno sull’altro. Tanto per fare un esempio, Gerd è appena morto e giace sul pavimento e già la scena si popola di agenti, come se il commissario e la scientifica fossero sopraggiunti al momento. Non c’è una pausa, nemmeno un segno grafico, come lasciare lo spazio di un rigo, a segnare l’intervallo di tempo tra le due scene.

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Titolo: Incuriosisce ma se lo dovesse declamare chi non ha dimestichezza col tedesco (e che magari balbetta...); va bene poi la traduzione. Una scelta particolare, i titoli devono cattura l’attenzione.
Paletti: veranda, paese dell’est, spia, spazio temporale preso dall’attualità.
La trama: imperniata sul personaggio di Gerd, spia non proprio giovanissima, che non potrà mai lasciare “il posto di lavoro”, forse neanche andare in pensione, - quasi condannata ad essere tale nel suo limitato eterno - , l’avrei letta come una spy story ben strutturata, con  un personaggio solitario alla George Smiley, con qualche rimorso che comincia a far capolino. Ecco i rimorsi sono stati sostituiti con il fantasma di Klaus Eisaugen, un vendicatore tornato dal passato, quasi un sicario prezzolato per far pagare a Klaus il suo operato di spia e delatore, tutto meno che limpido.
Racconto ben scritto, la spaziatura ha consentito di “viaggiare” nelle varie epoche, delineate anche dal cambio di tempo verbale. Una bella scrittura, con un po’ di storia inserita senza pesare troppo nell’economia del racconto, riallacciandosi all’attualità della situazione politica.
Belli i dialoghi con la pettegola: a domanda risponde. Con altra domanda.
Nel complesso un bel racconto, senza però quella tensione che mi sarei aspettata, forse troppo stemperata nelle prime parti, e concentrata nel momento in cui il racconto è virato all’horror. Horror solo nel finale, dove effettivamente, come ipotizzato da altri commentatori, l’entrata in scena di Klaus sembrerebbe l’escamotage per centrare il genere. Klaus potrebbe benissimo essere sostituito da uno dei denunciati o dei suoi famigliari decisi a vendicarsi e lo spay o il giallo è servito. Delitti con le porte chiuse ce ne sono in giro tra le librerie. Ovviamente il finale è accettato.
 
Le mie note:
Salvo svista (eh eh eh), ho rilevato: diceva a se stesso .... stesso    cosi così Gerd
Eisaugen. Non l’aveva---qui sarei proprio andata a capo per dare forza all’elemento sorpresa.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

Nellone


Younglings
Younglings

Leggendolo ho come l’impressione che manchi una trama vera e propria. Vengono proposti solo momenti della vita della spia ma in modo molto freddo, senza che venga data alcuna impronta netta. Le descrizioni sono ben congegnate ma restano accessorie, l’attualità di certo permea il racconto (quasi una veggenza, a ben vedere…) ma non riesce a fare veramente irruzione in esso. Un racconto horror che non spaventa, una spy-story senza troppo mistero. La scrittura è sicuramente di buon livello, sia sintatticamente che formalmente, ma resta sempre nel campo della neutralità. Non posso dire che l’autore non sappia scrivere, anzi, ma forse avrebbe dovuto pigiare un po’ di più sull’acceleratore: ci si aspetta uno shot di vodka ma ci si ritrova un bicchiere pieno d’acqua.

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

“… ai tempi dell’Unione Sovietica. Chissà se ci ritroveremo come allora? Tutti quei soldati russi al confine mi preoccupano. Che dice, signor Kremer, ci invaderanno?» Olga si fa il segno della croce.
«Tutte esagerazioni, signora… “
Purtroppo non erano esagerazioni! Tristi presagi, carissimo/a autore/autrice.
Non c’è che da augurarsi una visita di cortesia al Cremlino da parte del signor
Klaus Eisaugen.

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Autore, hai avuto una grande idea, una fantastica base di partenza, ma hai sviluppato il tutto in modo slegato, secondo me.
Voglio dire: a parte la foto di Eisaugen iniziale, l'horror (e le sue atmosfere) svaniscono fino al concitato finale, che arriva dal nulla e troppo in fretta, senza neanche dare il tempo di spaventarsi sul serio.
Sembra quasi che tu abbia appiccicato la vena horror a un racconto altro, che avevi già, e che in qualche modo filava benissimo da solo.

Infatti, senza Eisaugen, la tua storia mi aveva coinvolto, mi piaceva la particolarità del narratore onnisciente ed ero veramente curioso di capire dove stessimo andando a parare (come erotico in effetti non reggeva, neppure con la signora Olga).
Epperò alla fine mi ritrovo Eisaugen dal nulla e finisco per rimanere insoddisfatto, come se, appunto, avessi aperto il poster fighissimo di Alexis in bikini e avessero appiccicato sulla sua faccia quella di Chewbacca.
Cioè, no, dai.

Stilisticamente ci siamo, all'inizio i salti di punti di vista mi avevano fatto perdere, ma ho recuperato in fretta.
Le atmosfere mancano. Il finale inquieta solo leggermente, ma più per le immagini che non per quanto accade davvero nella storia.

Ti segnalo che, nelle ultime menzioni, Potsdam diventa Postdam.

In definitiva, che occasione mancata.
Poteva davvero essere l'idea vincente, anche perché è la veranda forse più azzeccata che ho letto finora.

Titolo fantastico, mi aveva subito attratto.

SuperGric

SuperGric
Padawan
Padawan

Ciao Aut@.
Punto di forza del racconto è Gerd. La sua caratterizzazione, anche nel fisico, è molto ben fatta. L’indifferenza e la mancanza di rimorsi, la sottile cattiveria della spia mi sono piaciuti molto.
Il lato horror è solo accennato, ma serve a completare la psicologia del personaggio e a dare anche una morale al racconto. Eisaugen è la personificazione della coscienza di Gerd e la negazione della frase del padre. In fondo non è vero che ci si può abituare a tutto. Si cerca di negare, insabbiare, coprire, ma alla fine i rimorsi vengono fuori e possono fare molto male.
Tutta la prima parte mi è piaciuta meno. Tutto il riassunto dell’articolo del giornale è un po’ ostico. Questo incipit, invece di trascinarti nel racconto pone una barriera al lettore, almeno a me. Poi superato l’ostacolo il racconto scorre bene.
Sempre nell’incipit non ho capito: “Le tre vittime, avevano giurato nel processo di aver visto con i propri occhi il giovane incontrarsi più volte con noti sovversivi,”. Ma le tre vittime non erano state uccise da Eisaugen? Come hanno fatto a testimoniare? Poi quella virgola è sbagliata. Non si mette la virgola tra soggetto e predicato.
Perché “Stasi” tra virgolette?
Il racconto mi è piaciuto.
W l’Ucraina.

17Beobachten und Berichten(Osservare e riferire) Empty Commento Gio Mar 03, 2022 4:02 pm

Marcog

Marcog
Younglings
Younglings

Il racconto è scritto molto bene e fila via piuttosto liscio. I paletti sono centrati, a parte l'horror, che però ha ben pensato Putin ad arricchire (Forza Ucraina!). Straordinaria attualità quindi che rende più forte il racconto in questo momento. A me è piaciuto, grazie!

SisypheMalheureux

SisypheMalheureux
Padawan
Padawan

Caro autore... Leggendo il tuo racconto ho pensato che mia nonna, che sapeva sempre tutto di tutti pur non uscendo praticamente mai di casa, sarebbe stata pure lei un'ottima spia della Stasi.
Scherzi a parte, un racconto ben scritto e attualissimo. Che però, pur centrando perfettamente i paletti, non mi convince per genere.
È più che altro una storia di spionaggio che diventa horror solo nel finale.
A parte questo però, ti faccio i complimenti. Ho apprezzato soprattutto la riflessione sulla "invidia" che ha portato Gerd a diventare quello che è diventato, quasi volesse vendicarsi di chi è più bello/simpatico/popolare di lui, oltre che delle prese in giro subite.
L'unico appunto che ti faccio, è che io avrei scritto Stato con la maiuscola. 
E forse, avrei cambiato anche il titolo. Troppo lungo e ostico a mio avviso. 
A parte questo una buona prova. Grazie!

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Racconto originale, attuale, con un bell’intreccio e qualche chicca, come la caratterizzazione di Kremer.
Non lo trovo un horror però, forse una spy-story un po’ noir, il che non mi disturberebbe visto che preferisco i noir di gran lunga, ma qui…
Scritto bene, tenendo alta la curiositas del lettore, solo troppo raccontato.
Non so se ti sei ispirat@ al film “Le vite degli altri”, ma guardalo se non l’hai visto.

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan

Caro Autore, Cara Autrice,

questo racconto rappresenta la orribile e banale normalità della STASI, fatta da persone normali che spiavano altre persone normali (vicini, amici, collegi). Il normale e grigio Gerd la rappresenta al meglio. Con quella voglia di rivincita su tutto e su tutti.
Il racconto è ben scritto, forse un po' lento ma ci può stare. Forse poco horror, ma giusto quel pizzico che mi basta.
Hai anticipato la realtà, rendendolo più attuale che mai.
Io lo trovo davvero un ottimo lavoro.
Complimenti.
Grazie.


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I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

Arianna 2016

Arianna 2016
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Questo racconto ha una buona idea di fondo, una sorta di circolarità: Klaus Eisaugen – che incarna il senso di colpa di Gerd per quello che fa e diventa allo stesso tempo il demone vendicatore che lo uccide – compare sia all’inizio che alla fine del racconto; all’inizio quasi come una profezia, alla fine come il compimento di un destino, quasi una vendetta cosmica.
Bella anche l’idea finale della morte di Gerd, che trasforma la storia in un piccolo horror.
La scrittura è nel complesso corretta, con qualche imperfezione di punteggiatura.
Questi buoni elementi, però, non riescono a creare tensione, o almeno a me non è arrivata. Tutto rimane molto raccontato e un po’ distante. L’unico momento di inquietudine è dato dalla frase finale.
Non so spiegarmi il perché di questo. Forse è un problema di montaggio della storia, non so. Mi sono chiesta se contribuisca anche l’uso del presente. Mi rendo conto che è stato usato per differenziare due piani temporali diversi, ma forse contribuisce a creare in me questo senso di distacco.
Comunque, questo racconto ha delle buone idee.

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan

ciao autore
accipicchia che racconto attuale! purtroppo!!!
l'ho letto con piacere, scorre veloce, senza intoppi.
protagonista ben caratterizzato.
forse tra gli horror letti è quello meno raccapricciante per le descrizioni.
purtroppo la realtà del momento supera di molto la fantasia. 
rimane comunque un buon lavoro che con poche battute in più e qualche descrizione più agghiacciante potevi rendere ancora migliore.

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Un racconto che non so per qualche motivo ho trovato pesante. Come se la storia facesse fatica a decollare e io mi sentissi scollato da essa. 
Quindi l'ho riletto un altra volta, è andata meglio ma non sono pienamente convinto. C'è qualcosa nella narrazione che me lo rende pesante. 
In ogni caso la trama di fondo è molto buona e l'idea da cui sei partito ottima. 
Per me un racconto horror è un altra cosa, la tensione deve salire piano piano fino a esplodere. Qui invece l'inizio è molto buono. la descrizione del cadavere di Eisaugen è veramente terrificate. 
Poi tutto si appiattisce e il racconto non è più accattivante. 
Soprattutto trovo che il finale sia stata la vera occasione sprecata. Succede tutto in fretta. Quello poteva essere il tuo momento di rivalsa. Era il momento adatto per colpire e invece ci sei andato piano.


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Someone give that Wolf a Banana  Beobachten und Berichten(Osservare e riferire) 1f34c 

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan

Eh si, qui di horror purtroppo ne ne vede ben poco.
Più che un'occasione mancata, io ci sento proprio una specie di resistenza a lasciarsi andare, come se quel "osservare e riferire" così spesso ripetuto fin dal titolo, quel guardare le cose da una certa distanza, la veranda come luogo distaccato da tutto, siano una specie di dichiarazione di intenti, di volontà di non superare un certo limite.
Il che ci può stare, è in linea con un personaggio ambiguo, Gerd, che non sembra avere un corpo ma soltanto due occhi per guardare.
E allora è chiaro che la fisicità così tipica di un racconto dell'orrore non può che essere qualcosa di lontano, che solo all'ultimo, con quei due bulbi oculari ritrovati sulla libreria, scivola dentro la storia, unico dettaglio davvero horror di una vicenda che è più concentrata sulla costruzione di un personaggio, della spia Gerd, che sul giocare, come forse avrebbe dovuto, sul confine tra realtà e follia.
Perché dove avrebbe dovuto puntare il racconto, credo, è proprio sul personaggio di Eisaugen, uno che puniva le spie privandole dei bulbi oculari. Metterlo davvero sullo stesso piano di Gerd, la spia, non limitandosi a infilarlo nei suoi sogni, ma fin dall'inizio, come avviene poi nel finale, a introdurlo forzatamente nella storia, rompendo quel confine tra realtà e follia, o meglio frantumandolo un pezzo alla volta, montando la tensione fino alla conclusione.
Al di là di cosa il racconto non fa e potrebbe fare, la scrittura è buona e l'idea di base è davvero interessante. I paletti ci sono, ben dosati. La veranda è assolutamente centrale. Il genere c'è a grandi linee, secondo me, ma la mancanza di un po' più di carne e sangue lo rendono un po' freddino nel reparto spaventi.
Un buon lavoro e un spunto valido che meriterebbe di essere ripreso e lavorato, decidendo in che direzione portarlo. Il consiglio è quello di lasciarsi andare. Un personaggio distaccato non implica una narrazione distaccata.


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Beobachten und Berichten(Osservare e riferire) Senza_10

vivonic

vivonic
Admin
Admin

Ciao Autore. Devo confessarti, per onestà intellettuale, che io ho dato voto contrario all'ammissione del tuo racconto per difetto di genere. In effetti, siamo rimasti a parlarne per giorni, prima di decidere che potevamo ammetterti perché, ci siamo detti, è un tentativo di horror di chi non ha dimestichezza col genere (poi magari non è vero, e la resa poco ottimale dipende da altro).
Certo che gli altri Paletti ci sono tutti, l'attualità rende la lettura tristemente interessante, la scrittura è molto buona.
Però, come nel caso de La majara, io non voterei questo racconto in uno step di genere horror: purtroppo devo condividere i commenti di chi mi ha preceduto.
Mi spiace.


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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

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