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Un "teppista" senza arte, senza paese e senza nome

3 partecipanti

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Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan

Spesso mi sono chiesto e non mi sono risposto...
Ma cosa e quali erano i perché?
Mi sento fuori posto e ciò che mi piace par essere qualcosa che rasenta una ragnatela di scena lasciata in un vecchio teatro.
Un vecchio teatro dove le risa del girotondo nella scuola elementare riecheggiano inesorabili e dolci come una nenia che l'anima vuol sentire. Mi mortifica l'anima di non riuscire più a partecipare ai concorsi e non lo faccio per sentimenti di qualsiasi natura. Sono solitario e cupo, vivo dietro le mie quinte nel mio piccolo teatro che amo veder frequentato da topi notturni e fantasmi.
Do agli altri tutto quello che posso e che sento senza filtri o finestre. Le mie anime sono così aperte alle intemperie.

Spulciando nel tempo trovai la poesia di Sergej Esenin "Confessioni di un Teppista" e capii che molto parlava di me... Branduardi negli anni settanta del novecento ne fece una canzone riscrivendone il testo.
Ho provato a recitarla perché mi piace sbagliare, essere stonato, fuori posto, mi piace essere quello che sono senza credere di essere. Un fantasma che crede d'essere vivo.
E se questo sono dal mio posto dietro la quinta vorrei augurarvi buona vita per tutto e per ogni vostro istante amici di DT. Vi lascio il video con la mia prova di recitazione sul testo di Esenin, magari qualcosa di me potrà essere compresa di più... Grazie e un carissimo buon anno a tutti


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Le domande non sono mai invadenti, a volte lo sono le risposte...

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Beh, cara Penna, mi sono chiesta più volte perchè non partecipi ai concorsi in DT.
I tuoi pezzi sono così particolari, così declinabili in tanti modi (l'umorismo a volte la fa da padrone, ma tra le righe c'è altro), così ricchi che ti si immagina chino sulla tastiera, a ficcare nei file le idee che acchiappi al volo. Certo hai uno stile inconfondibile che  - salvo mimetismo - ti farebbe riconoscere immediatasubito, però, visto che le tue cosucce le leggo, magari non commento ma leggo - darebbero filo da torcere e renderebbero frizzantina la competizione. Però ognuno ha il suo modo di essere, e se in questo posto stai bene così, facendo compagnia nell'ombra di un vecchio teatro a chi preferisce la luce, mi piace pensare che le cose nascoste a volte sono le più vive.
Grazie di condividere le tue cose e magari togli una piccola ragnatela e metti sotto la luce del palcoscenico qualcosa che noi si possa applaudire, contestare, leggere tra le righe.


Il pezzo me lo ascolto dopo con calma: la voce è adatta al testo, molto dark e severa (per un attimo mi hai ricordato Carmelo Bene, scusa se è esagerato ma sai com'è, le immagini arrivano)


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan

Grazie Susanna, grazie di cuore per la voce spesso me lo dicono... Probabilmente visto che con Carmelo Bene siamo nati a pochissimi km di distanza entra in ballo la tonalità tipica del luogo.


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Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Splendida, splendida  @Giancarlo Gravili.  Per quel poco che ti conosco comprendo bene il perché tu ti ritrovi in questi versi. Si sente anche dalla lettura che in qualche modo ti appartengono. 
Ci sono immagini delicate e potenti (quanto mi è piaciuto il momento in cui madre e figlio mordono insieme quel pane) C’è una consapevole tristezza di fondo, una sorta di solitudine che non provoca sofferenza ma è semplice constatazione di uno stato di unicità. Stupenda la scelta di sottolineare questo testo così intenso con le note del silenzio di Beethoven. 
Grazie per la condivisione e tanti auguri di buon anno. Un abbraccio.


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C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan

Un abbraccio anche a te Pet!


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