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1Vieni via, con me Empty Vieni via, con me Gio Dic 16, 2021 12:52 pm

Different Staff

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Celinia avanza lentamente lungo la strada che porta al paese, e ne assapora i dettagli e la memoria metro dopo metro. Nonostante tutti gli anni passati, si rende conto che potrebbe percorrerla a occhi chiusi, quella strada.
Ritrova ruscelli e massi e alberi e curve. Ricordi e realtà combaciano in lei come riflessi in uno stagno.
Ecco il lungo rettilineo che precede il dirupo, con gli alberi avvolgenti come un tunnel. Dopo la curva, ecco l’enorme castagno e la stalla coperta di rampicanti, ora secchi per il gelo. Più avanti, ritrova la cascina grande in mezzo al prato, con i suoi muri color terra e il tetto in pietra. Oggi una macchina con targa tedesca è parcheggiata fuori dal cancello e una stella cometa luccica intermittente sopra la porta.
Riconosce il torrente con la pozza sotto la cascatella, dove andava a giocare da ragazzina. Ora è incrostata di ghiaccio. Quante volte, con Marta, aveva fatto il bagno in quell’acqua gelida anche d’estate. Guarda una piccola croce di metallo infissa nella roccia sul bordo della strada, a ricordo di un antico incidente. È arrugginita. Viaggiare nel tempo si può, si dice. Possono dire quello che vogliono ma si può. Si sente come se fosse passata da quei luoghi il giorno precedente, con un salto temporale di sessant’anni in un istante.
Procede lentamente nei familiari profumi umidi e freddi del bosco. I riverberi del lago le giungono dal basso, mossi dai rami spogli di fine dicembre. Un vento gelido scende dal versante e sposta foglie e ricci di castagno secchi.
E dopo l’ultima svolta, ecco il paese. Un gioiello incastonato nel fianco della montagna. Le si apre davanti, così improvviso da togliere il fiato nonostante se lo aspettasse.
Ciao Marta, si dice tra sé. Arrivo. Sono tornata. Una promessa è una promessa.

Vaga per la stradine strette e deserte, accompagnata solo dall’abbaiare lontano di un cane e dall’odore del fumo di qualche raro camino acceso. Non c’è nessuno oggi, sotto quel cielo grigio carico di neve. Pochissime luminarie natalizie si accendono e si spengono tra i balconcini. Tante case sono state ristrutturate, ma la maggior parte sono rimaste come allora, in pietra e legno. Anzi, più decadenti di allora.
Osserva il lago in uno scorcio tra due cascine diroccate. Non si stancherebbe mai di guardarlo, il lago. Le è mancato, si rende conto. Quella vista e quelle stradine le sono mancate terribilmente. Perché non era tornata prima?
Già allora il paese incominciava a perdere abitanti, pensa, e adesso appare praticamente disabitato. Una volta ci vivevano centinaia di persone. C’era la scuola, il prete, la canonica, qualche bar. Ora, immagina, a parte tre o quattro vecchietti e qualche tedesco in cerca di bei panorami, non c’è nessuno.

Raggiunge la piazza della chiesa. Un grande prato si estende davanti al basso edificio religioso dipinto di bianco, con il piccolo cimitero di fronte circondato da vecchi alberi, e il lago e le montagne a fare da sfondo a quel luogo sacro che confonde gli animi mischiando morte e luminosità.
Si ricorda quando arrivò in quella piazza la prima volta, così tanto tempo prima. Avrà avuto dodici anni. Era l’inizio dell’estate e il cielo brillava di colori che lei, bambina di città, a malapena conosceva. Suo nonno aveva da poco acquistato una casa nel paese, primo turista in quel borgo montano e isolato, e lei vi era stata trasportata suo malgrado per passarvi le vacanze estive. Dopo qualche giorno trascorso ad ammirare il panorama, a giocare lunghissime partite a carte con la nonna, a finire libri di avventure e a torturare formiche e lumache, era stata attirata in piazza da un vociare giovane.
Si era avvicinata piano, lei con le sue scarpette da ginnastica bianche. Il gruppo era composto da una decina di ragazzini e ragazzine di varie età, chiassosi e infangati. Giocavano a passarsi una palla. Tra tutti emergeva una ragazzetta con lunghi capelli rossi. Non era la più alta né la più grande, ma era quella con la voce più forte e gli altri si zittivano quando lei parlava. Avrà avuto un paio d’anni più di lei. Era vestita con una pesante camicia da uomo e con il suo sorrisino storto sembrava prendere in giro tutti.
Ricorda che per un po’ guardò da lontano il gruppo giocare. Poi la palla cadde nel prato sotto la piazza, finendo in un roveto.
I ragazzi si radunarono in cerchio, parlottarono per qualche secondo chinati, quindi la ragazzetta rossa si alzò e le urlò: - Ehi, tu vieni qui!
Lei prima aveva esitato, poi si avvicinò piano e la rossa proseguì: - Tu, come ti chiami?
- Celinia - rispose titubante.
- Celinia, bel nome - disse la ragazzina con il suo vocione. – Vorresti giocare con noi?
Lei ci pensò un attimo, guardò il pallone di sotto e rispose: - Sì, mi piacerebbe.
- Ecco brava, allora vai giù a prendere la palla.
Celinia si fece coraggio e chiese: - E tu, come ti chiami, tu?
L’altra l’aveva guardata quasi stupita, come se non si aspettasse una reazione, poi rispose: - Io sono Marta. Allora vai?
- Ok.
Ricorda di essersi sentita vagamente umiliata ma, nonostante questo, sotto lo sguardo del gruppo radunato sul muretto, si avventurò nel prato fangoso sottostante. Le sue scarpe al ritorno avevano perso il loro candore cittadino ed erano diventate più simili a quelle degli altri, meno bianche e più montane, ma non per questo più brutte.
Ecco la prima volta che aveva incontrato Marta.
Quel pomeriggio era proseguito allegro, con il lago scintillante a fare da sfondo ai giochi. Lei continuava a recuperare il pallone ogni volta che cadeva sotto, e si stupì di sentirsi quasi contenta di aver assunto un ruolo preciso, seppur sottomesso, nel gruppo.

Ora il cielo è plumbeo e carico di neve e il lago manda riflessi di un grigio metallico e minaccioso. La solitudine del posto è quasi tangibile, pensa Celinia. L’eco delle risa di quei bambini è dispersa, e il tempo di quei giochi dimenticato. Quel poco di atmosfera natalizia che può ricavare da qualche sparuta lucina intermittente non la aiuta a sentirsi meno sola.
Marta, dove sei? si chiede. È Natale, sono tornata.
Sente un rumore provenire dal cimitero e si irrigidisce. Il vecchio cancello metallico del camposanto cigola mosso dal vento. Nulla è cambiato, nota, neppure il rumore di quel cancello arrugginito.
Torna a guardare il lago e a ricordare . Quel cimitero ha avuto un significato tutto speciale per lei e per Marta.

Dopo quel primo pomeriggio di tanti anni prima, Celinia aveva cominciato a far parte sempre più assiduamente del gruppo di ragazzi. Andavano a fare lunghe escursioni verso i paeselli sparsi sul versante, seguendo sentieri e mulattiere conosciuti solo a chi la montagna la percorreva non per diletto ma per la necessità di spostare animali o gerle di fieno. Mangiavano in stalle o su rocce sporgenti a picco sul lago. Raggiungevano chiesette sperdute nei boschi con scorci e panorami imprevedibili.
Marta continuava a essere la più rispettata del gruppo e a Celinia, l’ultima arrivata, rivolgeva a stento la parola. La interpellava solo per chiederle di portarle qualcosa, o per esortarla a camminare più veloce quando l’altra rallentava su sentieri particolarmente impervi. Celinia nonostante ciò era contenta, stava esplorando un mondo nuovo e aveva trovato amici inattesi con cui condividere avventure, sbucciature di ginocchia e punture di insetti. Si sentiva libera e senza legami, e questo la inebriava: i suoi genitori avevano un piccolo negozio di alimentari in città e la raggiungevano in montagna solo qualche finesettimana ogni tanto, e i nonni erano felici di lasciarla inselvatichire nei boschi.
Verso la fine dell’estate la pelle le era diventata più spessa per il sole e il vento, e le gambe più solide grazie alle salite e le discese percorse correndo e ridendo. La città e la scuola erano un mondo remoto e quasi dimenticato.

Celinia guarda le lontane cime innevate e i riflessi nel lago che in quel periodo dell’anno sembra piombo fuso. La memoria della sensazione di libertà di quei giorni le fa venire una specie di magone. Poi torna a volgere lo sguardo al piccolo camposanto e a ricordare l’amica.

Un pomeriggio Marta annunciò al gruppo: - Questa sera andiamo a fare un giro nel cimitero. È l’ultimo plenilunio di agosto, il giorno delle streghe e dei morti viventi. Vediamo chi sarà il più coraggioso.
Il cimitero faceva spesso da sfondo ai loro giochi ma non vi si avventuravano mai, intimoriti dalla sacralità del luogo e dagli sguardi austeri provenienti dalle piccole foto incorniciate sulle lapidi.
- Bene – disse Marta. - È ora di dimostrare il nostro coraggio. Non solo entreremo nel cimitero, ma dovremo infilarci nell’ultima cappella, quella rossa, in fondo, e chiudere la botola dell’inferno. Chi non oserà, sarà per sempre ricordato come il cacasotto del paese.
Non sapevano come mai a Marta fosse venuta in mente questa impresa. Anche la storia dell’ultimo plenilunio d’agosto sembrava inventata. Ma era sempre lei che li trascinava nelle spedizioni più ardite e, in effetti, anche questa proposta aveva scatenato più di un brivido di eccitata paura in tutti loro.
La cappelletta, probabilmente una tomba di famiglia, era quasi immersa nel bosco che si estendeva dietro. Ciò che la rendeva veramente spaventosa era una botola che si apriva sul pavimento, mezza aperta da sempre. Tra i ragazzi circolava la leggenda che fosse un’entrata per gli inferi.
Si trovarono dopo cena in piazza della chiesa. Il cielo sereno era rischiarato dalla luna e le luci dei paesi intorno al lago tremolavano lontane. Aprirono il cigolante cancello di metallo e, intimoriti ed eccitati, entrarono piano nel camposanto.
Dentro, l’atmosfera cambiò improvvisamente, almeno nelle loro sensazioni, soprattutto in quelle di Celinia. Il silenzio della sera sembrò loro più intenso e l’aria più rarefatta. Non c’era bisogno di luci perché la luna illuminava ogni dettaglio. Candele e lumini punteggiavano le lapidi storte ma ben tenute. Vecchie signore in scialle e seri uomini con baffi e cappello, da piccole foto in bianco e nero, guardavano i ragazzini avanzare circospetti tra i sentieri erbosi e puliti.
Arrivati vicino alla cappella si fermarono. Era un piccolo edificio dipinto di un rosso scrostato, con un’alta guglia che si confondeva con i castagni retrostanti. L’interno era illuminato da un piccolo lumino rosso.
I ragazzi si sentirono racchiusi in un’inspiegabile bolla di silenzio che solo Marta riuscì a infrangere: - Andiamo! – disse.
Tutti si presero per mano, anche i più grandi, e ripresero a camminare. Poi un colpo di vento più forte li immobilizzò ancora.
La folata fece cadere dei ricci di castagno e uno dei ragazzi gridò: - Dei passi. Sono dei passi, li ho sentiti!
Il lumino, mosso dall’aria, disegnò sul muro della cappella una specie di figura in movimento.
Un altro dei ragazzi, indicando l’ombra sulla parete disse concitato: - E quello cos’è?
- Un fantasma! – disse un terzo.
A queste parole tutti i ragazzini si misero a urlare e scapparono fuori dal cimitero.
Solo Marta rimase. Era immobile e guardava fissa l’interno della cappella. Celinia dapprima era stata tentata di fuggire con gli altri, poi però tornò indietro da Marta. Era l’occasione per mostrarsi coraggiosa e salire nella gerarchia del gruppo.
La ragazzina rossa non si muoveva, aveva gli occhi e la bocca spalancati. Fissava un punto davanti a sé. Il silenzio era tornato a predominare le tombe. Celinia le era a fianco, impaurita più dall’espressione sul viso dell’altra che dall’ombra sul muro.
Poi Marta fece un passo verso la cappella. Non pareva che si fosse neanche accorta che solo Celinia era rimasta e gli altri scappati. La brezza d’estate parve lasciare il posto a una lama d’aria gelida. Quando Marta fece un altro passo ancora, Celinia la prese per mano. – Vieni – sussurrò.
L’altra non si curò dell’invito e continuò ad avanzare, attirata in avanti come una falena dal fuoco.
Il vento si fece improvvisamente più intenso e da dietro la cappella o, pensò Celinia, forse da dentro la cappella, giunse un tonfo sordo.
- Vieni via! – disse più forte Celinia, sempre più impaurita.
Marta continuò in avanti. Erano arrivate sulla soglia del piccolo edificio. La botola era aperta e non si riusciva a scrutare nulla al suo interno, ma un odore acre di marcio e di vecchio, diverso dagli odori del bosco, riempiva l’aria.
Marta alzò un piede. A Celinia parve di udire un grugnito. Un cinghiale? Forse, o forse qualcos’altro. Poi ebbe l’impressione di sentire un’eco di un grido provenire da sotto i loro piedi. Era un suono indistinto, solo la sensazione di un rumore che però le arrivò dritto allo stomaco facendolo accartocciare. Nonostante il crampo terrorizzato alla pancia, Celinia ebbe la forza, un attimo prima che il piede di Marta appoggiasse sul suolo della cappella, di strattonare l’altra ragazza. – Vieni via, con me! – urlò, con tutto il fiato.
Il vento si alzò fortissimo e spense il lumino facendo scomparire l’ombra sul muro e dissipando l’afrore.
Marta fu scossa come da un brivido, si girò e guardò Celinia con un misto di stupore e di terrore, ma senza più quell’alone spiritato negli occhi. Insieme corsero via.
Appena uscite dal cancello tornarono a sentire la tiepida aria di fine estate. I rumori del paese le accolsero e le tranquillizzarono.
Marta si girò verso Celinia e, prima di andare dai ragazzi, le sussurrò: - Grazie.
Il resto della serata si svolse abbastanza normalmente, tra chiacchere e giochi. Il giro nel cimitero, per la maggior parte di loro, era stato solo uno dei tanti episodi in quella lunga estate. Marta però era rimasta particolarmente silenziosa, e prima di andar via si rivolse ancora a Celinia. Con una voce carica di un’emozione che non conosceva, le ripeté: - Grazie, grazie ancora.

Celinia si allontana dalla piazza della chiesa e dal cimitero. Le giornate sono brevi a fine dicembre, e vuole dedicare ancora qualche ora a cercare tracce di Marta prima che faccia buio. C’è aria di neve. È Natale, e le promesse vanno mantenute, si ripete.
Scende un ripido viottolo fra le case, fiancheggiato da un ruscello ghiacciato. In fondo, prima del bosco, può girare a destra verso quella che era la casa dell’amica, ma preferisce dirigersi prima a sinistra, dove si trova la vecchia abitazione dei nonni. Vi arriva da dietro. Le emozioni che quel luogo le suscita, nonostante l’evidente rovina, la fanno immobilizzare. Il bosco ormai circonda l’antico edificio, il tetto di pietra è quasi sfondato e il balconcino pende con un’angolazione sbagliata. Quanti anni sono che nessuno si prende cura di quella casa? Chiude gli occhi. Mille ricordi le affiorano tutti insieme: i nonni, le galline, i temporali con le nuvole che si ammassavano in basso, sul lago, e poi risalivano lungo la montagna. I giochi e le chiacchere con Marta. Si sente schiacciata dal senso di perdita di quelle giornate, passate con l’amica a guardare la pioggia sui vetri e a contare il tempo tra il lampo e il tuono. Marta…

Dopo quella sera al cimitero, la ragazzina con i capelli rossi la aveva presa completamente in simpatia. Le afferrava la mano durante le salite, le offriva del cibo o dell’acqua. La difendeva se c’erano dei litigi. Durante le gite le parlava delle storie della montagna e delle sue leggende. Il gruppetto con l’avvicinarsi di settembre si era assottigliato, tanti dei ragazzi dovevano lavorare o preparare gli animali e i pascoli per l’autunno. Alcuni tornavano a bottega per imparare un mestiere. I pochi che sarebbero andati a scuola comunque dovevano aiutare i genitori. Marta era la figlia della maestra e dunque era più libera degli altri. Spesso si trovavano a passeggiare loro due sole, e allora la ragazzina più grande la portava nei posti segreti dove i funghi crescevano più grossi o dove l’acqua delle sorgenti era più dolce. A volte, mentre camminavano, Marta si fermava, o interrompeva un discoro, e, senza motivo, con un tono scherzoso solo in apparenza e quel sorrisino strafottente, le diceva: - Ancora grazie, eh! - E poi riprendeva da dove si era interrotta. Oppure le diceva: - Un giorno ti devo dire un segreto. Ricordamelo, quando saremo più grandi. Io non me lo dimentico, ma tu ricordamelo.
Celinia era estasiata da questa nuova amicizia così viva, ed era felicissima di essere passata da essere l’ultima arrivata alla preferita della capetta del piccolo gruppo. Passavano ore a costruirsi regali di fiori intrecciati o a parlare del nulla, due ragazzine provenienti da mondi distanti – la città e la montagna – accumunate dall’età e dalla voglia di stare insieme. Celinia non si faceva domande sul quel cambiamento così repentino nei loro rapporti. Le interessava solo il risultato e se lo godeva tutto.
Quell’estate infine giunse al termine. Le giornate si accorciarono e i colori dei boschi cambiarono. Ci fu un addio ma fu dolce, carico di aspettative per gli incontri successivi.

La scuola ricominciò e Celinia ritrovò compagnie e abitudini cittadine. Si sentiva una ragazzina contenta tutto sommato, ma quando aveva bisogno di conforto fuggiva con la testa in montagna, per rifugiarsi in quel suo altro mondo tra i boschi e dalla sua amica.
Lei e Marta si ritrovarono per le castagne, un fine settimana a metà ottobre. Si abbracciarono a lungo e risero e ripresero i loro discorsi come se fossero stati interrotti solo mezz’ora prima. La sera incontrarono qualche altro dei ragazzi, ma furono soprattutto loro due.
La domenica pomeriggio, mentre passeggiavano intente a rompere ricci di castagne con i piedi per estrarne i frutti, Marta buttò lì un - …e comunque grazie ancora -, che lasciò Celinia un attimo interdetta.
- Grazie di cosa? – chiese l’altra.
- Tu lo sai.
- Prego. – rispose Celinia cortesemente, anche se non sapeva bene per che cosa.
- Vieni su a Natale, vero? – cambiò discorso Marta.
- Certo! – rispose con trasporto Celinia.
Si rividero a Natale e a Pasqua e l’estate dopo, e quella dopo ancora.
Il gruppettino dei ragazzi si andava assottigliando di anno in anno. Il paese aveva iniziato a spopolarsi già allora e alcune famiglie si erano trasferite in città o nelle cittadine lungo il lago. Ma loro due continuavano a stare insieme. Andavano alle feste dei paesi, a fare il bagno giù al lago, a scoprire nuovi sentieri. Esploravano con gioia la montagna e la loro amicizia. Ci furono anche dei ragazzi e degli amori, qualcuno anche intenso, qualche litigio superficiale, qualche piccola incomprensione, ma nulla che scalfisse il loro rapporto. Finché non arrivò l’ultima estate che passarono insieme.

Ora il tempo sta proprio cambiando, si dice Celinia guardando il cielo. L’aria più fredda e più secca preannuncia neve. Si avvia verso la casa della vecchia amica, nella ex-scuola. Si muove con attenta e accorata lentezza, timorosa di infrangere i ricordi.

L’ultima estate che passarono insieme era iniziata male per Celinia. Il negozio dei suoi non vendeva più tanto e lei dovette restare in città più del solito per dare una mano. Arrivò in montagna non all’inizio di luglio come gli anni precedenti, ma verso metà agosto. Trovò l’amica solitaria e incupita.
- Temevo non venissi più. – Le disse appena si rincontrarono, con una specie di broncio un po’ scherzoso e un po’ no.
- Verrò sempre. Ormai non posso più fare a meno di questo posto, lo sai. – rispose sincera Celinia.
- Sempre? Anche a Natale?
- Anche a Natale.
- Anche tra sessant’anni? – Insistette Marta
- Anche a Natale tra sessant’anni.
- Prometti?
- Prometto solennemente – rispose ridendo Celinia, prima di abbracciare stretta l’amica.
Passarono settimane allegre, come erano abituate a fare. Camminarono, risero, esplorarono, fecero bagni e corse.
Il giorno prima della partenza di fine estate, Marta trascinò Celinia alla pozza al ruscello. Con i piedi immersi nell’acqua gelida indicò in alto, dove iniziava la cascatella, e disse all’amica: - Oggi andremo là sopra. Dicono che lassù ci siano una cascata ancora più alta e una pozza ancora più profonda dove si può addirittura nuotare.
Celinia si lasciò facilmente convincere, nonostante la parete da superare fosse impervia e particolarmente scivolosa per via dell’umidità, dei muschi e delle felci. Si arrampicarono con mille difficoltà e rischi. In cima guardarono la strada e la pozza più in basso, che parvero lontane e strane da quel punto di vista inconsueto. L’avventura le elettrizzava. Si girarono e risalirono il torrente saltando da un masso all’altro lungo una gola stretta e profonda, finché dopo un’ansa, l’orrido si aprì e un’alta cascata apparve davanti a loro, con alla base un minuscolo laghetto cristallino.
Si tuffarono, risero e giocarono, spensierate e felici, come forse mai erano state.
- Questo è posto è mitico, – disse Marta ridendo a crepapelle. - È il paradiso!
Al momento della discesa dovettero cercare un’altra via, perché percorrere verso il basso la parete umida da cui erano salite parve loro impossibile senza un’attrezzatura adatta. Si avventurarono tra i boschi, alla ricerca di un sentiero conosciuto o di un pendio più agevole da discendere. Incominciava a farsi tardi e ancora non avevano trovato una via quando intravidero la strada per il paese in basso, in fondo a un ripido e stretto canalone.
- Andiamo per di qui – disse Marta, risoluta. – Non vedo altre possibilità.
La discesa fu difficile. Si sostennero su rocce e su giovani alberi. Un ramo a cui erano appoggiate si spezzò, si aiutarono a vicenda, Marta prese una mano dell’amica poi la lasciò andare e insieme scivolarono sulla terra e sulle le foglie secche fino alla strada.
Quella fu l’ultima esperienza che ebbero insieme.

La vecchia scuola si trova isolata dal resto del paese, in fondo a un sentiero. È un palazzone squadrato, forse il più grande del piccolo borgo. Celinia si avvicina cauta nel silenzio invernale del bosco. Nota un filo di fumo da uno dei comignoli perdersi nel cielo grigio. Bene, pensa, c’è qualcuno. E poco dopo, ecco una donna seduta all’esterno, nonostante il freddo. È di spalle e osserva il lago. Indossa un pesante scialle di lana e i capelli bianchi sono raccolti in uno chignon. Poi si gira, e Celinia vede il viso rugoso dell’altra illuminarsi di un sorrisino storto e beffardo.
Celinia si ferma. Il viso della donna è cambiato, così come il colore dei capelli, ma quel sorriso no.
- Marta, - dice con un filo di voce.
- Ciao Celi – risponde l’altra.
- Ciao Marta. Mi hai riconosciuta? – dice Celinia, stupita.
- Ti stavo aspettando – dice Marta. - Me lo avevi promesso.
Le due amiche si abbracciano. Così, strette, si scambiano a lungo delle parole dolci pescate direttamente dal loro passato e non si lasciano finché le lacrime non bagnano i loro vestiti.
- Anche tu hai una promessa da mantenere – dice poi Celinia, allontanandosi leggermente, senza distogliere lo sguardo dall’amica per non perdere nulla di quell’emozione. – Mi dicesti di ricordati del segreto.
- Certo. – risponde Marta. – Vieni con me.
- Perché non sono tornata prima? Come mi è mancato questo posto e quanto mi sei mancata tu… – dice Celinia a mezza voce.
Le due amiche ritornano sulla strada che porta al paese e intanto Marta racconta: - Per dirti del segreto devo iniziare da quella sera al cimitero, ricordi?
- Come potrei dimenticare? – risponde Celinia.
- Quella notte io vidi veramente qualcosa, anzi, qualcuno. Celi: io vedo le persone morte. Non sempre e non tutte, solo alcune, e unicamente quando vogliono loro. Il mio segreto è questo: quella sera vidi un morto, sepolto probabilmente in quella cappella. Non aveva intenzioni buone. Mi stava attirando a sé. Senza di te, mi avrebbe trascinato là sotto, e non so cosa sarebbe successo. Grazie ancora. La tua forza mi ha salvato. Ora sei tornata, e il tuo arrivo è il più bel regalo di Natale che abbia mai avuto.
Intanto sono arrivate vicino alla cascata. Si fermano davanti alla piccola croce di metallo arrugginita infissa nella roccia, sul bordo della strada. Marta indica la scritta alla base e dice: - Anche tu mi sei mancata, Celi. Non sai quanto. Mi sono mancate le cose cha abbiamo fatto insieme, e soprattutto quelle che non abbiamo mai potuto fare.
Celinia con voce attonita legge la scritta impressa sulla croce: - Celinia Rusconi, 1946, 1961.
- Per questo non sei mai più tornata. Solo la tua promessa ti ha dato l’energia per farlo ora. Io vedo le persone morte, te l’ho detto. – dice Marta. – La discesa dal quel canalone è stata terribile e, scivolando, battesti la testa su un masso.
Celinia è bloccata dalla nuova, sconvolgente percezione della realtà.
- Ora non ti voglio più lasciare Celinia mia. Mai più. – prosegue Marta.
Celinia guarda l’amica e, questa volta non urlando e senza strattonarla, con la voce piena di dolcezza, le chiede: - Vieni via, con me?
- Sì - risponde Marta. – Sono sessant’anni che aspetto. Sì. Dove andiamo?
- Su, alla cascata alta. Alla pozza dove si può nuotare. – Risponde Celinia. – Al paradiso.
La neve incomincia a cadere.
Le due amiche si prendono per mano e, per l’ultima volta e senza fatica, iniziano a risalire il torrente.

2Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Dom Dic 19, 2021 10:17 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Il paragone col Sesto Senso è inevitabile, ma si tratta solo del meccanismo sulla rivelazione finale.
Per il resto, mi trasformo per un attimo in Tom (ma solo perché mi disse questo a proposito di un mio racconto) e affermo che questo colpo di scena, pur aggiungendo una dimensione nuova, e in parte imprevista, alla storia, non era indispensabile.
Avevi già messo molto in termini di emotività e di tenerezza della vicenda senza gran bisogno di aggiungere anche il colpo di scena.
E' come la doppia guarnizione di certe torte: si apprezza perché si apprezza, ma il dolce è buono anche senza.

In questo caso la storia è buona. Non succede tantissimo, questo no, è tutto giocato sui flashback e le vicende del passato, per poi concretizzare tutto nel finale.
Al proposito, ho passato buona parte della lettura a chiedermi perché Celinia (ma questo nome?) avesse aspettato sessant'anni per tornare lì, e il finale in effetti lo giustifica.
Anche se ci vedo una lettura un po' forzata.
Voglio dire: ha promesso a Marta che sarebbe tornata anche tra sessant'anni, quindi per i 59 precedenti ha mancato l'impegno. Giusto per essere puntigliosi. Eh, io son puntiglioso.

Stilisticamente non ho molto da segnalare. La scrittura è pulita, corretta, qualche frase qua e là pecca di un po' di didascalismo, ma nel complesso è buona. Ogni tanto sei a corto di sinonimi per definire Celinia o Marta e quindi usi qualche termine troppo letterale, ma vabbé.
Ho invece adorato le descrizioni dei paesaggi.
Cioè, la montagna vista così, col fiume, il lago, i funghi, questo e quello, è veramente come esserci.
M'hai fatto venir voglia di scrivere un racconto montagnoso.

Un ottimo lavoro.

3Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Dom Dic 19, 2021 10:45 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Il testo è scritto bene, il registro utilizzato nei dialoghi è colloquiale e ben gestito. Altrettanto ben gestito è l'utilizzo del presente narrando il ritorno di Celinia nel paese montano.

Segnalo soltanto qualche bazzecola:

"e lei vi era stata trasportata suo malgrado per passarvi le vacanze estive."


"trasportata" secondo me suona male. Sto ancora riflettendo su quale participio passato alternativo suggerire...
 
 "- Ehi, tu vieni qui!"


"- Ehi tu, vieni qui!" Traslerei la ,

 
"non la aiuta"


"non l'aiuta"





"finesettimana"


Ho dei dubbi sulla parola composta. Non credo sia come in inglese "weekend".




"Poi Marta fece un passo verso la cappella."


"Poi Marta fece un passo verso la cappella."





"Marta fu scossa come da un brivido"


"Marta fu scossa come da un brivido" secondo me.





"la ragazzina con i capelli rossi la aveva presa"


"la ragazzina con i capelli rossi l'aveva presa"





Un racconto ben costruito che ha la capacità di tenere il lettore incollato allo schermo (o al file PDF di  @Different Staff) fino alla fine. Perché succedono tante cose sullo sfondo e si capisce il consolidamento progressivo dell'amicizia tra Celinia e Marta. Però mi son chiesto: e quindi? 


Il finale mi ha spiazzato, per questo sostengo l'ottima costruzione, un giro di avvenimenti che infine chiude il cerchio. Il Natale è sullo sfondo, ma funge da ottimo corollario al compimento, imprevedibile, di questo racconto.
Ottime le descrizioni degli ambienti, buona la caratterizzazione dei personaggi principali. Celinia, come nome, non l'ho mai sentito. E questo, leggendo, mi ha inizialmente fatto pensare a una storia vera. E se fosse veramente una storia vera?


Grazie e Buon Natale


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Branzagot senz'onma.

Cit e Bastard Cool!

4Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Lun Dic 20, 2021 8:43 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

sulle le foglie (Ho trovato questo inciampo). Il racconto dell'amicizia tra le due ragazze è molto ben costruito e anche il finale è centrato. La descrizione del loro Paradiso (tu lo metti minuscolo) è come esserci. Mi è piaciuta moltissimo la cascata nel laghetto. Pensavo si tuffassero ma tu le hai fatte scivolare intenzionalmente sul sottobosco. Brava. Ah sì: per quanto riguarda lo scritto . E' fluido e costituito da un linguaggio facile e sono arrivato alla fine con solo quell'inciampo.

5Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Mar Dic 21, 2021 9:28 pm

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Se dovessi commentare a voce questo racconto, dubito molto che ce la farei. Anzi, proprio non riuscirei.
Questo pezzo entrerà nella mia classifica, cara Penna, e non solo perché mi piacciono molto i racconti che parlano di ricordi ma perché i ricordi di Celinia li hai resi palpabili.
Un racconto toccante, ricchissimo di immagini descritte con maestria, una cartolina di ricordi dietro l’altra e un finale che proprio non ti aspetti; scritto con indubbia padronanza per uno stile pulito, semplice e al contempo raffinato, dal ritmo sicuro fino alla fine.
Le descrizioni del paese, una volta vivo e ora destinato all’abbandono, mi hanno portato in quelle strade, circondata dall’allegria dei bambini, dalle sensazioni di giornate vissute intensamente, interminabili, piene di mille avventure. In un film, queste descrizioni andrebbero narrate da una voce fuori campo, calda e morbida.
I due personaggi sono tracciati bene, entrambi forti: Marta nella sua sicurezza di leader, Celinia timida e sottomessa, in realtà si completano a vicenda, ad un certo punto scambiandosi i ruoli, al cimitero.
I ricordi di Celinia sono così vividi e decisi che subito viene da pensare che siano state esperienze davvero importanti per essere rammentate con tanta forza visiva dopo tanti anni, con così tanti particolari. Poi... i ricordi sono così perché non ce ne sono altri che si sono sovrapposti, ma neanche la frase “quella fu l’ultima esperienza che ebbero assieme” prepara al finale, tenuto ben nascosto e preparato davvero con cura, racchiuso, questo sì, in pochissime parole: “La discesa dal quel canalone è stata terribile e, scivolando, battesti la testa su un masso.”
Ho trovato indovinato l’alternare il racconto del passato con brevi intervalli di presente, che danno respiro a chi legge, che può tornare indietro per rileggere un brano che l’ha colpito ma senza perdere il filo.
 
Solo un appunto: esperienza che ebbero assieme---  ebbero lo sostituirei con fecero, perché ne furono artefici dirette, mentre ebbero fa pensare a qualcosa di donato.
E lei vi era trasportata, segnalata da @Molli Redigano potrebbe andare bene “condotta”?
Il titolo: non mi aveva entusiasmato -  la virgola al suo interno è però azzeccata - penso non renda giustizia al racconto. È sono una sensazione, senza suggerimento al seguito.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

6Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Mer Dic 22, 2021 12:12 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

ci sono alcuni refusi ma niente di particolare, è scritto piuttosto bene e di gradevole lettura.
il finale esalta una storia che altrimenti avrei definito normale, comune, nulla di che... e invece mi sorprendi in maniera fantastica.
devo dire che a un certo punto mi sono chiesto: "60 anni? sono tanti, troppi, si può morire molto prima" e alla fine ho avuto ragione.
intreccio di vite e anime diverse, una delle quali precocemente spezzata da un destino cattivo, ma che ritrova la forza per rispettare una promessa.
bello, molto bello


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L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Vieni via, con me Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

7Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Mer Dic 22, 2021 2:34 pm

Mac

Mac
Padawan
Padawan

Molto belle le descrizioni paesaggistiche, hai una scrittura pulita come piace a me. 
La storia è interessante, un filino troppo lunga nella parte centrale, a gusto mio l’avrei asciugata un po’. Bello il finale, inaspettato e ben condotto.
Sicuramente da segnalare

8Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Mer Dic 22, 2021 5:47 pm

Arianna 2016

Arianna 2016
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Questo è uno di quei racconti che mi dispiace non riuscire ad apprezzare: è scritto in modo corretto, ben costruito, ogni elemento trova una sua collocazione.
Però è molto descrittivo e lento; per i miei gusti personali, eccessivamente descrittivo e lento. Solo il finale ha un guizzo.

9Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Mer Dic 22, 2021 10:59 pm

Valentina

Valentina
Younglings
Younglings

Ciao Autore!
Questo racconto è ben scritto, usa un linguaggio maturo e accompagna delicamente il lettore nei ricordi malinconici della protagonista.
Forse la prima parte, descrittiva, del luogo in cui si incammina la protagonista, è un po' troppo lunga.
Il riferimento iniziale alle croce di un vecchio incidente, per poi scoprire alla fine che si tratta del suo incidente e della quindi sua prematura morte, per quanto triste, mi è piaciuto.
In generale mi è piaciuto, anche se ho fatto un po' fatica a seguire la prima parte senza interrompermi, trovandola un po' lenta. Da metà in avanti prende un bel ritmo, alternando presente e passato.

10Vieni via, con me Empty Commento Gio Dic 23, 2021 8:14 pm

Marcog

Marcog
Younglings
Younglings

Alla fine il racconto mi è piaciuto molto. Ci sono alcuni errori, per la verità sembrano sviste, per questo non ritengo opportuno segnalarle. L’inizio mi è sembrato molto lungo e non sono riuscito ad avere un’immagine fotografica di quanto stavi descrivendo. La storia tra le due ragazze ha improvvisamente attirato la mia attenzione, coinvolgendomi nei loro giochi descritti in modo dettagliato e convincente. Molto bello il finale, a cui arrivi in modo fine, nella sua irrealtà, a fronte di una realtà più dura, almeno per Celinia. Grazie!

11Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Gio Dic 23, 2021 9:25 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Vero, non succede tantissimo, ma il bello della storia è proprio questo.
Ho una specie di gratitudine verso questo autore, mi ha ricordato le mie origini e la bellezza di certi paesaggi. 
Non lo dico per riconciliarmi con un distacco durato quasi quanto quello del racconto, giuro.
Marta comanda il gioco e la storia si fa appassionante quando le due ragazze rischiano di sprofondare in una specie di abisso.
Non è inutile il loro stare insieme, il cercarsi, le loro risate, gli abbracci, sono la cornice di una straordinaria amicizia, della versione più autentica dell'aiutarsi e valorizzarsi a vicenda.
La promessa del finale scoprirà le carte e verità per niente prevedibili.
Come trote iridee, risaliranno il torrente fino in paradiso.
Scritto minuscolo sembra solo un bel posto, quel paradiso, e non la fine esagerata di un racconto.
Molto bello.

12Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Ven Dic 24, 2021 6:59 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan

Ciao Autore,
un testo che rientra perfettamente nelle mie corde, ma del quale avrei voluto innamorarmi di più.
A fine lettura si ha il quadro completo della situazione e posso quindi dire che il testo ha un grande potenziale che, forse, non è stato valorizzato al meglio.
Credo che in questo racconto ci sia un pò d'incertezza sulla linea narrativa (soprattutto di genere) da seguire: soprattutto nel fantastico (in questo caso paranormale/horror) non ci devono essere indecisioni o tentennamenti da parte dell'autore, altrimenti si rischia di rimanere in bilico su troppi temi, senza soddisfarne nessuno.
Nel testo si sottolineano molteplici e diversi fattori, che vanno dalle delicate descrizioni paesaggistiche, al rapporto d'amicizia tra le due ragazze, al senso di mistero e abbandono del paese, al mistero, fino alla svolta paranormale nel finale. Un mix di situazioni che, a mio avviso, hanno raffreddato l'effetto finale della lettura.
Se il focus della storia doveva essere il paranormale, consiglio di lasciare più tracce anche all'inizio, con sensazione, riflessioni, qualcosa che metta il lettore sulla strada giusta: la rivelazione gestita nel modo che hai scelto (alla fine si scopre che la protagonista è una morta) non paga, anzi, forse lascia un pò indispettito il lettore che solo alla fine ha la giusta chiave di lettura. E i racconti che vanno letti due volte per essere capiti mi lasciano un pò perplessa. Amo moltissimo i guizzi finali dove la storia ha una svolta inaspettata, ma in questi casi deve essere bravissimo l'autore a tratteggiare una storia che va in una direzione ben precisa e poi depistare il lettore con un finale a sorpresa.
In questo racconto credo che manchi questa parte, la volontà cioè di mettere il lettore sulla strada giusta per capire la storia e tutto si gioca sulla rivelazione finale. Che a fine lettura sembra apparire dal nulla, non porta a nulla e risulta ingiustificata.
Mi dispiace, perchè il tema è davvero tra i miei preferiti.

Ho notato anche una certa insicurezza sull'alternanza dei tempi verbali: quando la narrazione è al presente non ci sono problemi, ma quando torni al passato ho notato un misto di tempi non sempre giustificato, soprattutto l'alternanza tra trapassato, passato remoto e imperfetto: 
Lei prima aveva esitato, poi si avvicinò piano e la rossa proseguì: - Tu, come ti chiami?
Lei esitò...

In generale trovo appena accennata l'atmosfera natalizia, o almeno non c'è una vera e propria situazione che riporti a essa. Sì, il periodo esternamente è quello natalizio, ma non è vincolato al racconto: poteva tornare in qualsiasi momento dell'anno.

Credo che in questo testo è mancato un pò il coraggio d'infilare la lama fino in fondo, (un pò d'amore saffico ce lo vedevo benissimo...) e cavalcare il genere con più grinta.

13Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Dom Dic 26, 2021 8:43 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Ho letto con piacere questo racconto. La scrittura senza fronzoli, le descrizioni vivide dei luoghi, l’alone di mistero che pervade il testo e che mi ha tenuta incollata fino alla rivelazione finale inattesa e sorprendente. 
Considerato che tutto è visto con gli occhi di una fantasma, trovo efficace l’uso della terza persona che consente di avere una visione ampia di tutto. Trovo anche che tu sia stato bravo nel non cedere alla tentazione di raccontare troppo. Infatti il rilascio delle informazioni avviene con giusta gradualità. Hai soppresso l’onniscente e questo dà un gran pregio alla narrazione che, nonostante a tratti risulti un po’ lenta, conserva un’aura misteriosa e attrattiva fino alla rivelazione finale.
Apprezzo anche il modo in cui hai inserito il Natale, dentro a una promessa e in rapidi passaggi descrittivi del paese semi abitato. 
Insomma, pur non essendo né un’esperta né una particolare amante delle storie da brivido, trovo il tuo racconto ben riuscito e senz’altro avrai un posto nella mia classifica.


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

A Arunachala garba questo messaggio

14Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Mer Dic 29, 2021 2:24 pm

digitoergosum

digitoergosum
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Penna. Bel racconto, non c'è dubbio. Di quelli che piacciono a me. Ho però avuto una sensazione di déjà-vu nel leggerlo, ben prima di arrivare alla rivelazione finale, che semmai ha ancor più rafforzato l'idea (certamente sbagliata) che il tuo racconto abbia mutuato una formula risultata vincente nel precedente step. Alcune soluzioni nei dialoghi o nei pensieri, che avevo ammirato nell'altro racconto (che credo corretto non citare) sono qui riproposti ma senza lo stesso impatto emotivo del precedente. Quello che vorrei passarti è che presumo l'autore sia lo stesso, e allora lo comparo e mi accorgo che il nuovo perde un poco quell'originalità, non ottiene lo stesso risultato del primo, e in più è viziato da molti refusi, mancanti nel racconto precedente. Concludendo, il tuo lavoro è assolutamente tra le mie corde ma soffre, sempre che io ci abbia visto giusto, del confronto con l'altro racconto del precedente step che era due spanne superiore. Ma...a leggerne sempre di racconti come il tuo, cara Penna.

15Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Gio Dic 30, 2021 11:36 am

gipoviani


Younglings
Younglings

Il tuo racconto, aut*, appartiene a quella categoria di racconti che ti fanno subito simpatia e che hanno il buon profumo della torta della nonna. E quindi hanno anche il potere di mettermi in immediata difficoltà.
Come fai a dire a nonna che la torta che ha preparato con tanto amore non è poi così buona?
Perché non mi è piaciuta la torta, ovvero cosa non ho apprezzato del tuo racconto?
La vicenda in sé non mi ha catturato più di tanto, un po' troppo melodrammatica per i miei gusti.
Il ritmo della scrittura è un troppo monotono, specialmente nella prima parte che nella revisione di consiglieri di asciugare abbastanza: senza un cambiamento di ritmo, una sorpresa, un guizzo.
Quello che mi è invece piaciuto è che sei comunque riuscita a creare una atmosfera magica. La tue descrizioni sono emotivamente coinvolgenti.
Grazie e alla prossima

16Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Gio Dic 30, 2021 11:42 am

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Racconto scritto davvero bene da un autore, probabilmente autrice, molto capace.
A me piacciono i guizzi, le rivelazioni finali, quel pizzico di paranormale e ultraterreno, per cui la parte finale io l'ho gradita molto.
Anche la storia di amicizia tra le due bambine è molto bella.
Purtroppo per due terzi abbondanti la narrazione non mi ha preso.
Non sono un amante delle descrizioni, specialmente quelle paesaggistiche, tendono ad annoiarmi, non ci posso fare nulla. La montagna, i riflessi del lago, il torrente, il cielo plumbeo, non è che non mi piacciano, però a piccole dosi, una tantum: la ripetizione reiterata, incentrare una buona parte del racconto su queste sensazioni visive ha creato come un muro sulla narrazione che neppure la svolta finale è riuscita a far calare del tutto.
Comprendo la tua scelta e la tua impostazione, l'impronta riflessiva che hai voluto dare alla storia, ma l'inizio per mio gusto è troppo statico e lento.

17Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Gio Dic 30, 2021 4:27 pm

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Carissim* aut*, mi hai fregato proprio per bene!
Ho passato tutte le vacanze dai 6 ai 16 anni in un paesino di montagna della bergamasca e il tuo racconto mi ha fatto fare un tuffo nel passato incredibile.
Per questo le tue descrizioni che a qualcuno di coloro che mi ha preceduto nei commenti sono sembrate lente ed eccessive a me sono piaciute tanto e ne avrei volute altre ancora.
i ragazzini che si trovano in piazza, la fatica ad entrare in compagnie chiuse e la bellezza delle amicizie che nascono una volta accolti, le serate al cimitero, i lunghi pomeriggi a non far nulla se non bellissime chiacchierate al bar, le passeggiate nei boschi o su per i monti...
Nel tuo racconto le immagini sono così vivide che sembra di essere lì, sentire gli odori, il freddo e il caldo, vedere con gli occhi di Celinia (senza rischiare di offendere nessuno, l'unico aspetto che stona un po' nel racconto: ma immagino che per te questo nome sia molto importante!).
La trama, esile fino a un certo punto, quando si arriva in fondo c'è e c'è in un modo tanto sorprendente quanto logico; forse l'unico aspetto tirato dentro un po' per i capelli è proprio l'ambientazione natalizia, ma faccio finta di niente e ti garantisco già ora un posto nella mia decina.
C'è qualche piccolo refuso ma di poco conto, lo troverai e sistemerai tu per la versione definitiva.

18Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Ven Dic 31, 2021 6:28 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

In questi concorsi trovo spesso due generi di racconti: quelli che cercano una storia, che spesso peccano per non avere abbastanza tempo per svilupparla, risultando a volte banali, e quelli che si basano su sensazioni, che spesso sono lenti, troppo basati solo su ricordi e sentimenti.
Leggendolo, ero convinto ricadesse a pieno nel secondo gruppo: piacevole e ben scritto ma, un po' uguale ad altri.
Ero già pronto a scrivere che non era credibile un ritorno al paese a 75 anni, e invece alla fine mi hai sorpreso.
Complimenti.

19Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Sab Gen 01, 2022 11:37 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Bellissimo racconto e altrettanto bella la scrittura che ha come unico difetto, secondo i miei gusti, di indulgere un po’ troppo sulle descrizioni, molto accurate, con un uso eccessivo di aggettivi, sempre appropriati ma che in certi passaggi appaiono ridondanti. La storia è ben congegnata, con quel tanto di esoterismo che non guasta.
Il vero limite del racconto, nell’ottica della prova è il Natale, che assume un ruolo veramente marginale, così che i pochi riferimenti a quel periodo festivo potrebbero essere eliminati senza che la qualità del racconto ne risentisse minimamente. Ho avuto l’impressione di uno scritto preesistente su cui sono stati inseriti per l’occasione piccoli addobbi natalizi. Ma potrei sbagliarmi.

20Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Lun Gen 03, 2022 10:59 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Un racconto maledettamente bello. Forse ci sono troppe descrizioni che rallentano la lettura ma di certo un testo superiore scritto da una mano dorata. 
Per quanto riguarda dunque trama e stile il voto è 10. 
La dolente nota però è il Natale. Mentre lo leggevo la mia mente mi ha riportato a questa estate, quando ero a prendere il sole al fiume. Hai creato un'atmosfera misteriosa ma la maggior parte dei ricordi sono legati all'estate o comunque non sono mai natalizi. 
Questo mi mette in seria difficoltà perché il racconto è veramente superbo ma lo sarebbe in qualsiasi concorso. Qui il tema era il Natale e purtroppo mi vedo costretto a fare una scelta che non vorrei fare. 
Complimenti e grazie.


______________________________________________________
Someone give that Wolf a Banana  Vieni via, con me 1f34c 

21Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Gio Gen 06, 2022 10:12 pm

tontonlino

tontonlino
Younglings
Younglings

Molta nostalgia in questo racconto, e molta dolcezza pure che ti fanno vivere, parola dopo parola, l'amore per i luoghi e quello per le persone. Colpisce in pieno il cuore del lettore usando le parole che servono, senza eccedere nelle immagini o nelle figure retoriche. Il racconto non finisce col botto, anzi è abbastanza prevedibile, ma un racconto dolcemente lento, per coerenza, non può finire con un fuoco d'artificio. Quindi, per me va più che bene così.

22Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Ven Gen 07, 2022 12:03 am

Resdei

Resdei
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao.
Gran bel racconto!
Ti sembra proprio di ripercorrere le strade del paese, di sentire le voci dei ragazzi che si rincorrono.
Più o meno tutti, io si, abbiamo avuto dei nonni che vivevano in un piccolo borgo.
E là cominciava la libertà che da bambini più si desidera: andare in giro da soli in cerca di piccole avventure.
 
Unico appunto: ho trovato un po' troppo lunga e troppo descrittiva la prima parte e, in alcuni punti, ripetitiva.
Mi è mancata anche l’atmosfera natalizia, presente solo nella promessa, alla fine mantenuta.
Certo il finale spiazza proprio!
Ottima prova, comunque. complimenti  

23Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Ven Gen 07, 2022 1:34 pm

CharAznable

CharAznable
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Questo racconto ha la straordinaria capacità di trasformare in pregio tutti i difetti riscontrati durante la lettura. La lentezza della narrazione, la quasi totale mancanza di azione (se non alcuni ricordi), qualche incongruenza (perché questa non si fa più vedere per 60 anni?) si trasformano in mattoni necessari per la costruzione di un finale che spiazza il lettore (e io adoro questi colpi di scena).
Mi rimane la sensazione che il Natale sia poco più di un pretesto però il lavoro è davvero ottimo.
Complimenti.
Grazie.

24Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Dom Gen 09, 2022 9:35 pm

alessandro parolini


Viandante
Viandante

Caro autore racconto toccante e che ho letto tutto d'un fiato. Anche se la storia non è originale, per come si sviluppa cattura l'attenzione del lettore. Evocative le immagini richiamate, quasi il lettore sia invogliato a seguire come un'ombra i passi di Celina. Qualche minimo refuso ed errore. Solo il Natale purtroppo manca, se non come richiamo al periodo invernale. Comunque bel racconto. Spero di poter leggere altri tuoi brani.

25Vieni via, con me Empty Re: Vieni via, con me Lun Gen 10, 2022 4:18 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan

Inizio dal difetto più evidente, che purtroppo rende il racconto difficile da prendere il considerazione, al di là del fatto che sia più o meno riuscito. Il Natale non c'è. E non è questione che non ci sia abbastanza o che sia un Natale diverso dalla nostra sensibilità, che sia poco incline ad adattarsi a nostri ricordi personali. Alle volte il Natale può anche essere un giorno che non ti va di festeggiare e il racconto girare attorno al rifiuto. Ma qui non c'è proprio. E se c'è, è solo la data di un appuntamento.
Tutto il racconto è giocato su ricordi estivi, sull'episodio del cimitero, sulla rivelazione finale (rovesciamento che forse avrebbe funzionato di più se narrato non in prima persona). Lunghe descrizioni che denotano una grande attenzione ai dettagli, e al centro di tutto un'amicizia che in tanti punti ho quasi immaginato diventasse qualcosa di più, ma che resta sempre lì, forse più raccontata che vissuta.
La scrittura è decisa, curata, gli andirivieni tra passato e presente molto ben gestiti, naturali, senza intoppi. I pregi sono tanti, la qualità è fuori di dubbio. C'è un potenziale notevole. Però il Natale proprio non c'è.


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