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1Quarantasette, morto che parla Empty Quarantasette, morto che parla Gio Dic 16, 2021 12:45 pm

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«Chiudeteli per bene mi raccomando, se no in cottura si aprono.»
Mamma raccoglie il formaggio sul cucchiaio. Poi, con l'aiuto di una forchetta, farcisce i rettangolini di sfoglia.
Papà li piega a triangolo e fa combaciare i lembi formando un cappello.
«Lina, vieni ad aiutarci.»
Sbuffo uno scocciato "due maroni!"
«Cos'hai da brontolare, forse che tu domani non li mangi? Lavati le mani e vieni a chiuderli anche tu.»
Mamma sui cappelletti è categorica, rifiutarsi sarebbe una guerra persa.
Butto a terra il borsone della palestra e mi dirigo in bagno.
Odio il Natale. Lo detesto per almeno due ragioni. La prima sono i miei parenti. Presi individualmente sarebbero anche sopportabili, ma se li metti tutti insieme è come mischiare la panna montata con i bucatini all'amatriciana e condire il tutto con una bella spolverata di wasabi. Diventano indigeribili.
La seconda ragione è che mi chiamo Lina. A dire il vero, il mio nome all'anagrafe sarebbe Natalina, ma nessuno mi chiama in quel modo. Anche perché, se solo ci provano, gli arriva un cazzotto in piena faccia.
Ad ogni modo, c'è un motivo ben preciso se mi hanno dato questo schifo di nome. Anzi, due. Il primo motivo è che mio nonno paterno, morto pochi giorni prima della mia nascita, si chiamava Natale. Il secondo è che anch’io, come mio nonno, sono nata il venticinque dicembre.
Il che è una grandissima fregatura perché, se nasci a Natale, il tuo compleanno non se lo caga mai nessuno. Niente feste con gli amici, visto che la maggior parte di loro va via per le vacanze e il resto è a pranzo dai parenti. Niente regali. O meglio, mi hanno sempre fatto un regalo unico, per Natale, il compleanno e l'onomastico.
Le persone, in genere, si dimenticano che sono nata il giorno di Natale. Mi dicono "buon Natale, Lina!" ma si scordano di augurarmi buon compleanno. Del resto, quando condividi il giorno di nascita con un tizio chiamato Gesù Cristo, la gente tende a ricordare più di lui che di te.
***
Guardo il capitone nel piatto. Lo rigiro con la forchetta, titubante. Un'altra delle cose che non sopporto del Natale è che per la vigilia si debba per forza cucinare questa specie di serpente disgustoso. Mi fa senso solo a guardarlo. Già non amo il pesce, figuriamoci questa biscia.
«Non mangi, Lina?» mi chiede nonna Anita.
L'unica cosa positiva del ventiquattro dicembre è che per cena invitiamo solo lei e zio Eraldo. Nonna è vedova e zio è single. Uno scapolone senza speranza, come dice mamma.
Abitano insieme a una trentina di chilometri da qui, in un vecchio casolare simile al nostro, e papà non vuole che passino la sera della vigilia da soli.
Ce ne stiamo solo tra noi cinque e tutto è molto più tranquillo rispetto al casino di nonni, zii, nipoti e cugini che ci sarà domani per pranzo.
«Dài mangia lì, che sei secca come un bacchetto.»
Non è vero che sono così magra, ma le faccio un sorriso e mi sforzo di portare alla bocca un pezzetto di capitone.
Meno male che mamma sa che non mi piace e ha preparato anche degli spiedini di totani e gamberi.
***
Do una mano a sparecchiare. Mentre porto i piatti in cucina, butto un occhio fuori dalla finestra. È scesa una nebbia così densa che si taglia con un coltello. Da qui, non si vede neanche il fossatone che divide il nostro cortile dalla strada. E sì che dista solo poche decine di metri.
«Eraldo, sei tranquillo a guidare con 'sta nebbia?" la voce di nonna tradisce tutta la sua preoccupazione.
«Mamma ha ragione, Eraldo.» dice papà. «Perché non restate qui stanotte?»
Zio mugugna un po', ma alla fine accetta. L’ha capito anche lui che stanotte non è proprio il caso di mettersi al volante.
«Anita, le preparo la stanza di Lina, va bene?» propone mamma.
Nonna dice che è d’accordo. Io lo sono un po’ meno, perché dovrò dormire sul divano, ma mi adatterò.
Zio, invece, per questa notte prenderà la camera di Sandro. Così è deciso, e io ho il compito di andare a prendere le lenzuola pulite per tutti.
«Ecco qua, poi ti fai il letto.»
Eraldo mi ringrazia e si dirige, con le lenzuola fresche di bucato, nella stanza che era del mio fratellone.
È così strano pensare che questo sia già il quinto Natale senza di lui. Ancora non mi abituo al fatto che adesso siamo tutti qui, ad aspettare la mezzanotte per scambiarci i regali di Natale e lui non c’è.
So che manca tantissimo a tutti, anche se cerchiamo di parlarne il meno possibile.
Sandro aveva esattamente la mia età, quando la malattia se l'è portato via in pochi mesi. "Un brott mèl", dice nonna Anita. Leucemia mieloide acuta è il nome giusto.
***
Tasto la carta rossa e oro, un po' titubante. Il pacchetto è morbido, non sembra una scatola da scarpe. Scarto. Infatti, non sono le Fornarina nere con la zeppa che desideravo.
Non ci voglio credere.
Al posto delle scarpe mi hanno regalato una camicetta rosa a fiorellini, troppo da bambina, e un maglione rosso. Di un rosso così acceso che se lo indossassi sembrerei un semaforo. Lancio un'occhiata di traverso a mamma. So che ‘sta roba l’ha scelta lei.
«Un colore un po' più sobrio no, vero?»
«Non ti piace? Ho pensato di cambiare un po', hai solo vestiti neri o grigi.»
Resto in silenzio.
«Lina, lo sai che quelle scarpe alte che volevi non vanno bene per la tua schiena.»
Quindi la scusa per non avere le scarpe, adesso, è che ho la scoliosi? Perfetto. Sarò l’unica sfigata della mia classe a non avere le Fornarina, ce le hanno tutte.
«Perché non li metti domani, i vestiti nuovi?» cerca di mediare papà.
Col cavolo che li indosserò. Siamo ormai alle soglie del duemila e ancora con questa stupida usanza che il giorno di Natale bisogna mettersi i vestiti nuovi.
«Non mi piacciono. Sembrerei una ciliegia gigante con sti bagagli addosso.»
"Chi n’arnova la camisa e dè ad Nadèl, e mor ‘t un foss coma un animèl" sentenzia zio Eraldo.
Ci mancava solo lui coi suoi proverbi del cazzo. Che Natale di merda.
***
«Settantantasei!» papà estrae i numeri della tombola gridando neanche fosse in piazza.
Se Sandro fosse qui, lo prenderebbe per il culo per la sua "esse" romagnola, sibilando ad ogni numero che contiene un sei o un sette.
"Shhh...Shettantashei!". Mi manca davvero tantissimo mio fratello.
«Quarantasette, morto che parla!» Mamma mette l'ennesimo fagiolo sulla cartella. «Tombola!»
Meno male! Ha vinto, così la finiamo con questo strazio dei giochi da tavolo.
Oltretutto nonna sonnecchia sul divano già da un pezzo, e non è che ci sia tutto sto divertimento a giocare a tombola in quattro.
«Ma', vai a letto, sei stanca.» la sveglia papà.
Nonna apre gli occhi, un po' disorientata, poi realizza che si trova in casa nostra e guarda l'ora.
«E zóc ad Nadèl? Non lo facciamo quest'anno?»
Zio sorride e prende un grosso ceppo di quelli da ardere. Lo butta nel camino per ravvivare il fuoco.
Poi va in cucina, porta tre sedie e le posiziona a cerchio davanti al camino. Su ognuna di queste, nonna poggia un piattino con gli avanzi del cenone, un po' di biscotti e un bicchiere di vino.
«Scusate, ma cosa state facendo?»
Papà mi spiega che si tratta di una vecchia tradizione contadina secondo la quale la notte di Natale sarebbe arrivata la Sacra Famiglia a fare visita alla casa.
Rido.
«Nel senso...Gesù, Giuseppe e Maria? Come no! Il cibo e il vino sarebbero per loro, immagino.»
«Esatto.» conferma nonna Anita.
«E in quale parte della Bibbia starebbe scritto, sentiamo?» domando scettica.
Zio Eraldo ridacchia. «Da nessuna parte, infatti. La storia della Sacra Famiglia è solo una cazzata inventata dai preti, che devono sempre fare del revisionismo.»
Ecco, conosco quel tono. Adesso parte l'invettiva. Zio Eraldo è un antropologo e ha passato la vita a studiare gli usi e le tradizioni della nostra regione.
«Vedi Lina, tu hai già capito che quella del ceppo di Natale è un’usanza molto più antica del Cristianesimo, che ci riporta a un'epoca remota in cui era il Paganesimo era la religione più diffusa. Una tradizione legata al rinnovarsi delle stagioni e al culto dei morti."
Starei ad ascoltarlo per ore, ma non adesso. Si è fatta una certa e cerco di tagliare corto.
«Quindi niente Madonna né bambinello. Peccato, ci tenevo.» ironizzo.
«No, la storia della Sacra Famiglia è venuta dopo. In origine il cibo che vedi qui era destinato alle anime dei defunti, che sarebbero tornati dall'oltretomba per far visita alla casa e ai suoi abitanti.»
«Ah certo, zio. La tua storia dei morti che ritornano dall'aldilà, è molto più credibile.»
«Sacra Famiglia o no, io me ne vado a letto. Buona notte.» nonna mette fine alla discussione in modo pragmatico, come al suo solito.
Vorrei poter andare a dormire anch’io, ma bisognerebbe che gli altri sgombrassero il salotto e mi lasciassero il divano. Il che, visto che mamma ha appena tirato fuori i superalcolici, mi sa che non succederà tanto presto.
***
Mi sveglio perché ho caldo. Quanto avrò dormito? Forse un'ora, o poco più. Ho fatto una gran fatica ad addormentarmi su questo divano-letto e adesso cos'è ‘sto caldo?
Apro gli occhi e il camino è acceso e scoppiettante.
Strano. Eppure papà aveva spento tutte le braci prima di andare a dormire. Butto l'occhio alla pendola del salotto, le quattro del mattino.
Mi avvicino per spegnere ma la fiamma diventa ancora più viva.
Indietreggio. Fumo. Fumo dappertutto. Non so cosa stia succedendo. Sto per chiamare aiuto quando la cappa fumogena si dirada lasciando intravedere due figure, che si fanno via via più nitide.
Non posso crederci. Davanti a me, seduti sulle sedie di paglia, ci sono un uomo di mezza età e un ragazzo.
L'uomo ha un'aria familiare, anche se non saprei dire chi sia. Porta abiti modesti ma si vede che sono nuovi: una camicia, una giacca marrone scuro e pantaloni di velluto a coste. Ai piedi indossa un paio di scarponi robusti, un fazzoletto rosso al collo. Sembra uno di quei contadini che si vedono nelle vecchie fotografie del dopoguerra, che si mettevano i vestiti della domenica per l'occasione.
Mi saluta con la mano, senza dire una parola.
Il ragazzo invece, lo riconosco subito. Jeans, felpa oversize (ne aveva un armadio pieno!) e le Converse ai piedi. Linde, immacolate. Vestiti nuovi anche per lui. E, soprattutto, i suoi inconfondibili riccioli scuri.
«Ciao Lina!»
Paralisi del sonno. Questo deve essere. Oppure semplicemente un sogno. Perché non è proprio possibile che Sandro, sia qui davanti a me.
«Buon compleanno!»
Non riesco a dire nulla, se non un "grazie" appena udibile. Mio fratello ha la stessa voce adolescenziale, in via di maturazione degli ultimi anni della sua vita. Anche fisicamente è uguale a come lo ricordavo, solo un po' più pallido. Io sono cresciuta, lui no.
"Perché sei qui?"
"Beh… per la cena della vigilia, no?". Sandro indica il piatto accanto alla sua sedia. "Oltre che per farti gli auguri, ovviamente."
"E lui chi è?" Indico il signore seduto accanto a mio fratello, che nel frattempo ha cominciato a bere il vino che avevamo lasciato.
"Il nonno Natale. Ma è vero, tu non lo hai mai conosciuto. A proposito, è anche il suo compleanno, oltre che il tuo. Sarebbe carino se vi faceste gli auguri a vicenda."
Sbarro gli occhi, incredula.
«Allora zio Eraldo… aveva ragione?»
Nonno annuisce con la testa e posa il bicchiere. Poi mi indica, con una smorfia sul viso.
«Che cos'ha?»
«È contrariato perché sei in pigiama. Dove sono il maglione nuovo e la camicetta?»
«Non mi piacciono, non li indosserò mai.»
«Chi n’arnova la camisa e dè ad Nadèl, e mor ‘t un foss coma un animèl» sentenzia mio nonno.
Ha la stessa voce di zio Eraldo, anche se ancora mi sto chiedendo se non sia tutto quanto nella mia testa. E non solo la voce. Sembra una copia sputata dello zio, solo un po’ più magro.
«Anche Eraldo ha detto la stessa cosa, lo stesso proverbio.»
«E chi credi che glielo abbia insegnato, se non lui, che è suo padre?» sorride Sandro, sornione.
Ed è solo allora che mi rendo conto che mio nonno e mio fratello sono in due, ma zio di sedie ne ha preparate tre.
«Quella per chi è?» indico il posto vuoto più vicino al camino, accanto a Sandro.
Sandro mi fa un largo sorriso e batte con la mano sullo schienale della sedia.
«Non lo hai ancora capito che è per te? Accomodati.»
La fiamma nel camino si fa più accesa che mai.
***
27-12-1998
TRAGEDIA DI NATALE: TREDICENNE MUORE IL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO
Cervia (Ravenna)
Un tragico Natale quello appena trascorso nella piccola frazione di Villa Inferno.
Alle prime luci dell’alba di venerdì 25 dicembre infatti, N.R, tredici anni appena compiuti, è deceduta nel casolare dove abitava assieme ai genitori. La ragazza, che stava dormendo in salotto, è stata purtroppo raggiunta dalle fiamme di un violentissimo incendio sprigionatosi, con tutta probabilità, dal camino dell’abitazione. A nulla sono valsi i disperati tentativi dello zio della giovane, presente al momento della tragedia, di spegnere le fiamme immergendola in un fossato a pochi metri da casa. All’arrivo dei soccorsi la ragazza, purtroppo, era già deceduta. Illesi gli altri componenti della famiglia.
I vigili del fuoco stanno ancora indagando sulle cause, ancora ignote, dell’incendio.

2Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Ven Dic 17, 2021 9:18 am

miichiiiiiiiiiii

miichiiiiiiiiiii
Younglings
Younglings

Questo è il primo racconto che leggo incuriosita dal titolo.
Innanzitutto vorrei dirti delle mie impressioni: la prima parte mi è piaciuta tanto perché mi hai suscitato un grande senso di nostalgia, quando poi parli del fratello e del nonno che se li ritrova davanti ci sta pure, ma il finale è troppo distante magari dia una cosa che mi sarei aspettata e personalmente non mi piace questo, mi lascia parecchi dubbi.
Perché è morta?
Perché il camino era acceso?
Sembra che il fratello e il nonno sono colpevoli.
 "Sandro, sia qui davanti a me." qui la virgola non ci va.
Poi il resto credo sia scritto tutto bene e in ordine.

3Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Sab Dic 18, 2021 12:20 pm

Arianna 2016

Arianna 2016
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Bel racconto, scritto in modo molto professionale. Mi è sembrato di leggere un racconto di Eraldo Baldini: la Romagna, le sue antiche tradizioni e leggende, i suoi misteri, l’atmosfera che da un’ambientazione realistica passa al fantastico e quasi all’horror. Poi lo zio che si chiama Eraldo…
Non so se tu li hai mai letti, i suoi racconti, ma se non l’hai fatto, è arrivato il momento: avete molte affinità.
Tutto in questo racconto ha una sua ragion d’essere e trova una sua collocazione.
Davvero un ottimo lavoro.

4Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Sab Dic 18, 2021 4:08 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

Ho trovato il racconto molto bello, un solo errore (in cui era il Paganesimo era la religione più diffusa) e una discrepanza: muore a causa delle fiamme del camino ma il papà le aveva ridotte in braci. La storia è abbastanza simpatica e i vari personaggi sono descritto alla perfezione. Potrebbe essere una di quelle storie che effettivamente si raccontano davanti a un camino. Hai tutta la mia attenzione. Brav@

5Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Sab Dic 18, 2021 6:25 pm

Mac

Mac
Younglings
Younglings

Non so cosa scriverti.
Per certi versi ho trovato bello il racconto, la descrizione delle tradizioni di famiglia ecc ecc .
Il finale mi ha spiazzato e non so dirti se in senso positivo o negativo.
Ci sono delle incongruenze, il padre aveva spento le braci, lei muore avviluppata dal fuoco. Insomma il fratello che lei tanto amava l’ha ammazzata?!? Anche li zio che la prende avvolta dalle fiamme esce di casa e la butta nel fossato mi è sembrata una forzatura non se se.
Non mi convince.
Per il resto è scritto bene. I salti temporali tra le varie azioni (segnato dagli asterischi) io li avrei accompagnato con la scrittura (in fondo si tratta di poche ore). Ma questo è un gusto personale.

Questa frase:
“gente tende a ricordare più di lui che di te.” Non mi suona bene, potresti scrivere “ricordarsi più di lui che di me” oppure “ a ricordare più lui di me”

6Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Lun Dic 20, 2021 8:44 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Nel finale mi perdi. Hai costruito una storia con un filo conduttore ben preciso, un quadro della situazione definito, anche un po' caricaturale se vogliamo.
Sul quale si innesta un finale drammatico, persino con tinte horror (quello dell'immergere il corpo ustionato nel fossato è agghiacciante, voglio dire, ti fa fare eeeeh sulla sedia mentre leggi).
Perché?
Cioè, avevi costruito una storia molto casalinga, molto intima, assolutamente natalizia, tanto che mi stavi facendo venir voglia di rivedere tutti i parenti possibili e persino di giocare a tombola (che è la cosa forse più strazia-palle del mondo) e.... e poi c'è un incendio che sa di soprannaturale che uccide Lina e mi lascia col dubbio di cosa volesse dire la faccenda delle offerte per i morti.
Ho capito che la tradizione non è cristiana, e la famiglia di Lina la osserva per via dei suoi lutti, ma le tre sedie messe dallo zio Eraldo non hanno senso se non in una bizzarra ottica del "sapeva cosa sarebbe successo." Che non ritengo plausibile.
Insomma, mi manca qualcosa per capire questo nodo della vicenda.

Stilisticamente ci siamo, la scrittura è buona e non ho ravvisato difetti a parte qualche errore già segnalato da altri. Cui aggiungo una ripetizione di "ancora" nell'ultima frase.

Insomma, un racconto potenzialmente valido ma che va a rischiare molto con questa scelta della svolta tragica/horror, a freddo, nel finale.

7Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Gio Dic 23, 2021 9:48 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Brav@ autor. Questo racconto mi è piaciuto assai. Ottima la scrittura, realistiche e asciutte le descrizioni. Mi hai resa partecipe dell’incazzatura della protagonista. Mi sono piaciuti da morire i piccoli camei in dialetto. Natale: festa, compleanno, onomastico e, considerato il tragico finale, anche data di morte.
Più Natale di così… 
Mi è piaciuto anche il risvolto esoterico, un pizzico di mistero che ha dato un gusto deciso alla storia.
Certo, l’excipit è una bella doccia fredda, ma considerato le fiamme precedenti, non è male.
Per me, un posto in antologia lo meriti tutto.


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

8Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Ven Dic 24, 2021 8:33 am

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan

Il finale preso da solo è sicuramente d'effetto, per me è stato imprevedibile, nel senso che ci ho visto il compimento della tradizione di famiglia. Però, e l'hanno notato tutti, zio Eraldo mette tre sedie. Una per nonno Natale, una per Sandro. Alla terza non ci ho pensato subito, ma soltanto quando Sandro ha rivelato per chi fosse, ovvero per Lina. Ecco, non si può fare a meno di porsi una domanda su tutte: dunque, zio Eraldo sapeva. E se sì, in che misura? Non penso bastasse la sua esperienza di antropologo.

Sai che ti dico, autore? Non me ne fotte, questa/e domanda/e, legittima/e, la/le lascerò senza risposta, poiché mi sono goduto il racconto dall'inizio alla fine. Scritto bene, ben costruito nella trama e nei personaggi (Lina su tutti). 

Azzardo forse, ma io ritengo che questo racconto poteva benissimo starci anche nella sezione ragazzi, è veramente la tipica storia di questo periodo da raccontare seduti intorno al fuoco, sorseggiando un grappino (per i più grandi), nonostante le sue venature horror. Sicuramente la Sacra Famiglia non la prenderà male.

Un racconto che merita.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Gaute mach da suta Cool!

9Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Sab Dic 25, 2021 8:40 pm

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Il titolo: sapeva di tombola fin dall’altra parte dell’universo, ma non era detto. Comunque è azzeccatissimo, vista la vicenda narrata.
Più azzeccato di così... se la storia è vera, massimo rispetto per i protagonisti, ovviamente.
Un racconto scritto bene, mi sono accomodata nei pensieri di una ragazzina: più o meno a quell’età – indipendentemente dagli anni in cui abbiamo vissuto i nostri 13/14 anni – tutti abbiamo detestato certi rituali, i pranzi in famiglia, i regali che mamma mia!, i parenti, aiutare in cucina (a me toccava grattugiare il formaggio)... salvo poi, un tot di anni dopo, ricordarli con un attimo di nostalgia. Con un bello stile e una scrittura scorrevole hai reso i pensieri, che sarebbero magari meno forbiti, di una ragazzina. Diciamo una tredicenne maturata e che elegantizza il momento. Non ho fatto molto caso alle tre sedie: le tradizioni locali sono talmente tante che poteva avere un suo significato, che va oltre il sospetto che lo zio sapesse: insomma sarebbe più da horror, ma questo non lo vedo proprio come tale. Stante l’appunto finale (non so se reale o ai fini del racconto, ce lo dirai) una tragedia annunciata. Si dice che al nostro destino non abbiamo scampo.
Il racconto mi è piaciuto, la botta finale l’ho assorbita e ora aspetto di vedere chi è l’autore di uno spacciato così genuino di una vigilia di Natale per molti già d’altri tempi.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

10Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Dom Dic 26, 2021 8:06 am

tommybe

tommybe
Younglings
Younglings

Sicuramente l'autore si è accorto della mia commozione nel leggere il suo racconto e ha voluto dare un taglio a tutta la scena con un finale atroce, perfino ingiustificato.
Peccato perché mi era piaciuto tutto, era così tangibile, veritiero, il suo Natale. Il disprezzo per il pesce, i numeri della tombola urlati, il capitone che sembra un serpente.
Il fratellone che riappare, forse sta lì la logica del disastro finale che non comprendo, che non accetto.
Il guizzo narrativo, secondo me, non serviva.
Era tutto bello.

11Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Dom Dic 26, 2021 10:01 am

Valentina

Valentina
Younglings
Younglings

Ciao autore, il titolo del tuo racconto mi ha incuriosita molto e finito di leggere il tutto la trovo una bella pensata.
In generale è stato piacevole da leggere ma nel complesso non mi è piaciuto del tutto.
La protagonista che odia il Natale, superscocciata di tutto e negativa come solo un'adolescente può essere è anche coerente, ma avrei apprezzato qualche dettaglio più positivo della sua personalità, anche riferita al suo rapporto col fratello, trattato poveramente.
Il finale, come ti hanno già detto, spiazza, ed è quello che sicuramente volevi ottenere. Ma a me ha spiazzato negativamente, mi spiace.
Un po' di dialetto non è male, fa molto casa, famiglia e tradizioni.
È scritto bene, su quello nulla da dire, ma la personalità dei personaggi, anche di Sandro e del nonno Natale, poteva risaltare meglio e in modo più positivo. Forse così avrei accettato di più questo finale tragico.

12Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Dom Dic 26, 2021 10:40 am

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Racconto ben scritto, su cui non mi sento di fare appunti dal punto di vista formale. Devo dire che il finale mi ha preso un po’ alla sprovvista, cosa che teoricamente non sarebbe male: anzi, di solito è positivo che il lettore incontri qualcosa che non si aspetta e ne rimanga stupito.
Qui il brano parte con una descrizione di altri tempi che mi ha fatto immaginare un periodo antecedente di qualche decennio all’anno 1998 che poi scopriamo nel finale. Avevo pensato a una casa di campagna degli anni 50-60 con i riti e gli usi di quell’epoca e di quel contesto. Così mi sarei aspettato un racconto in terza persona, davanti al fuoco in cui si narra di una vicenda che, come molti dei racconti “a veglia”, prevedevano in finale macabro, misterioso, esoterico. In questo caso non mi avrebbe sorpreso un finale come questo. Invece mi ero preparato a un racconto natalizio, in un’atmosfera molto serena, seppure con l’ombra malinconica della morte prematura del fratello. L’apparizione del nonno e del fratello poteva essere frutto di fantasia, immaginazione o sogno ma lo immaginavo comunque quasi un regalo di Natale per la ragazza. Mi sono trovato invece di fronte a uno scherzo macabro, giocato un po’ cinicamente, su quella sedia vuota e ci sono rimasto male, lo confesso.      

13Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Dom Dic 26, 2021 6:23 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan

Ciao Autore,
fino allo strano epilogo il racconto mi è piaciuto davvero tanto:  ben calibrate e ben descritte tutte le scene, dialoghi credibili e coerenti, il personaggio di Lina è davvero ben costruito e rispecchia molto bene le adolescenti di quegli anni (cosa non si sarebbe fatto per un paio di Fornarina!). Veramente ben riusciti i battibecchi familiari e l'insofferenza della ragazzina.
Mi ha molto colpita anche il modo con cui introduci il lutto: non ne parli molto, ma l'assenza di Sandro si sente ed è toccante percepirla attraverso il comportamento normale del resto della famiglia.
La svolta finale che dai al testo mi lascia però un pò titubante: davvero c'era bisogno di far finire così questa storia tenera e ben calibrata? E' vero che la morte arriva quando vuole e in maniera inaspettata e imprevedibile, ma qui ho percepito la volontà di creare un effetto Wow del quale non sentivo la necessità.
Le tre sedie vengono messe inizialmente per Maria, Gesù e Giuseppe, il culto dei morti che tornano viene citato, ma appare come appendice di folclore.
Non so, visto che c'erano dei superalcolici in giro avrei preferito che Lina si fosse presa una bella sbronza e vedesse i defunti banchettare davanti al fuoco. La svolta paranormale invece (a parere mio) toglie qualcosa al testo, facendolo diventare qualcosa di diverso, allontanandolo dall'atmosfera davvero convincente che aveva restituito fino a quel momento la lettura. Anche perchè il racconto è graziosamente raccontato da Lina, ma se lei è morta come fa a raccontarlo? Ecco, a me i morti (che scopri sollo alla fine del testo che sono morti...) che raccontano storie mi fanno sempre uno strano, quasi respingente, effetto.

14Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Lun Dic 27, 2021 10:11 pm

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan

Ciao
La leggerezza e l’ironia di tutta la prima parte non lasciavano certo presagire la drammaticità dell’epilogo.
Sembra quasi un dispetto che hai voluto attribuire al destino. 
Non esiste nessun momento esente dalla tragedia.


Come se Lina fosse contenta di aver rovinato un giorno di festa…
Ma è solo la mia impressione. 
Per il resto il racconto è scritto veramente bene, con la giusta ironia, con cui avrei continuato, ma si sa la vita offre altro e anche tragedie come questa, purtroppo.  

15Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Mer Dic 29, 2021 8:20 am

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

ho notato parecchi refusi. spesso dopo il punto usi la minuscola e non va bene.
a parte questo, la storia mi ha catturato pienamente e devo dire che non mi aspettavo la scena finale.
ottime le descrizioni, gradevoli gli interventi dialettali, ben inseriti e nella giusta dose.
si legge con piacere, scorre liscio fino in fondo, e questo non succede sempre, bisogna saperlo esporre nel modo giusto.
ottimo lavoro


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L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Quarantasette, morto che parla Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

16Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Mer Dic 29, 2021 10:27 am

gipoviani


Younglings
Younglings

Non riesco, e forse è un limite del tutto mio, a capire la ragione del finale. Inutile, incoerente con il resto, inutilmente melodrammatico e anche difficile da comprendere da un punto di vista tecnico. 
E comunque verosimiglianza tecnica a parte, non ne capisco la ragione letteraria. 
La tradizione voleva che il rito del ceppo fosse una sorta di passaggio fra la vita di qua e quella dell'aldilà. 
Bastava questo: fai salutare alla protagonista il fratello e poi la mattina dopo ella si sarebbe chiesta se fosse stato un sogno o un vero collegamento fra i due mondi.
Per il resto, il racconto non è male, la scrittura buona. Sei brava nel creare la giusta atmosfera.
Con un altro finale sarebbe stato un gran bel racconto.

17Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Mer Dic 29, 2021 11:04 am

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan

Un racconto di Natale da leggere accanto  al camino.
 Ben scritto, con i dettagli delle tradizioni locali: i cappelletti e il capitone che arricchiscono il tutto.
Certo  la povera Natalina è  proprio iellata, non può  festeggiare  compleanno, l'unico fratello è  morto di un male incurabile e i pochi parenti non fatto altro che mettere l'accento sulle tradizioni da rispettare a ogni costo. Avrei preferito un finale diverso, ma a volte le storie accanto al fuoco hanno sempre un po' di horror. Per cui il tuo racconto si inserisce a pieno titolo tra quelli di Natale.
Ottimo lavoro.

18Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Mer Dic 29, 2021 11:32 am

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan

Vado subito controcorrente dicendo che non solo il racconto mi è piaciuto molto ma trovo anche il finale ben architettato e inserito nel contesto.
Le tre sedie sono per Gesù, Giuseppe e Maria e quindi non c'è nessuna previsione di morte in chi le ha messe.
L'immersione del corpo di Lina nel fosso in un inutile disperato tentativo di salvarle la vita serve a giustificare il proverbio relativo alla morte in un fosso come un animale di chi non vuole indossare i vestiti nuovi a Natale.
Leggevo il racconto e mi dicevo che era piacevole, ben scritto ma che forse mancava succedesse qualcosa che gli facesse fare quel salto in avanti: e nel finale l'ho trovato!
Ti segnalo un paio di refusi:
la gente tende a ricordare più di lui che di te.     ricordarsi
un'epoca remota in cui era il Paganesimo era la religione più diffusa

Impossibile non inserirti nella mia decina, molto difficile (ma mi mancano ancora tanti racconti da leggere) non immaginarti sul mio podio personale.

19Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Mer Dic 29, 2021 2:12 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan

Il racconto è scritto bene, gli unici refusi che mi sono segnato sono quelli già evidenziati da Paluca.
Il genere di storia mi piace, per quella deriva nel soprannaturale, nel mondo che non conosciamo.
L'atmosfera rurale, il folclore regionale, anche a me ricordato Eraldo Baldini, che tra l'altro è di quella zona, del ravennate, penso che tu lo conosca bene.
Sullo zio Eraldo io non vedo nessuna regia occulta, nessun ruolo particolare, le tre sedie erano per la Sacra Famiglia come da tradizione, quello che è successo a Lina è un di più.
Il finale che tanto fa discutere? Forse sarebbe stato meglio chiudere con la visione del nonno e del fratello, ma apprezzo anche il tuo finale, come idea, non come realizzazione.
Non mi da fastidio che narri la storia Lina, che non c'è più. Non mi da fastidio che muoia, ciò che non mi soddisfa è quella chiusa col trafiletto di giornale. Sembra una cosa buttata lì per chiudere, senza lo spazio e il trasporto che meriterebbe. La storia merita e meriterebbe un finale più curato, più studiato.
Detto questo, il racconto per gusto mio è da tenere in considerazione per la classifica dei dieci.

20Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Gio Dic 30, 2021 4:24 pm

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan

Una storia contadina. Rustica. Di provincia. Con usi e costumi della tradizione. Ti accompagna, ti porta per mano con tranquillità. Tanto sai che accadrà qualcosa. Ti confesso che mi aspettavo qualcosa di magico, e invece mi sono ritrovato con qualcosa di tragico. Che mi ha spiazzato e non poco. Devo ancora riprendermi dall'amarezza...
Cara autrice, un lavoro davvero molto buono.
Complimenti.
Grazie.


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I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

21Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Ven Dic 31, 2021 6:11 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Mi piace molto che sia stato tratto da una storia vera, inserita con maestria in un finale che non ti aspetti.
Vari indizi sparsi qua e là nel racconto, trovano una quadra alla fine, con precisione: il fossato, le tre sedie, il ceppo nel camino.
Ci sono anche due chicche non da poco: i parenti in salsa wasabi e la esshe romagnola… sembra di sentirla.
Ho solo trovato solo inseriti troppi luoghi comuni, che rendono a volte un poco banale il racconto: i cappelletti, il capitone, i vestiti nuovi da indossare, che sfiga il compleanno al 25 dicembre soprattutto se ti chiami Natalina.
Una domanda: come faceva lo zio a sapere di dover mettere tre sedie?
Comunque, promosso a pieni voti.

22Quarantasette, morto che parla Empty Commento Lun Gen 03, 2022 3:57 pm

Marcog

Marcog
Viandante
Viandante

Racconto interessante, che ricorda i profumi e le tradizioni di famiglia durante il Natale e anche il confronto con le nuove generazioni. Ho trovato un buon ritmo e i personaggi sono credibili. Finale che lascia col fiato sospeso e qualche brivido, per poi concludersi in un 'noir'. Ben scritto, mi è piaciuto, qualche piccolo errore. Tra i miei preferiti. Grazie!

23Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Mer Gen 05, 2022 10:50 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Un racconto onesto che fa il suo lavoro ma senza brillare per originalità. Sembra strano dirlo, visto il finale drammatico, ma dopo aver raccontato una storia così semplice quel finale così, per me, non è riuscito a risollevare l'intero testo. 
Amo la chiave tradizionale del testo e se fossi stato nei tuoi panni avrei ricalcato più quell'aspetto invece di concentrarmi sulla ragazza brontolona che odia il natale. Quello è un personaggio troppo stereotipato per questo genere di racconti natalizi, quello che invece è originale sono le piccole tradizioni culinarie e folkloristiche. Se me ne avessi date di più tralasciando il resto, di certo avresti attirato maggiormente la mia attenzione.  
In conclusione ti faccio i complimenti e ti ringrazio.

24Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Sab Gen 08, 2022 7:56 am

SuperGric

SuperGric
Younglings
Younglings

Il racconto è scritto in modo impeccabile, coinvolgente e preciso anche se personalmente non amo i racconti in prima persona al presente. E poi quell'articolo di giornale che fornisce la spiegazione l'ho percepito come un'intrusione, anche se necessaria, nel racconto. Un espediente per dare delle informazioni, ma un po' stonato con il tono del resto della narrazione.

Io ho capito che lei muore perchè non ha indossato la camicia nuova, «Chi n’arnova la camisa e dè ad Nadèl, e mor ‘t un foss coma un animèl» e infatti viene poi portata dallo zio in fin di vita in un fossato per cercare di salvarla. Il messaggio è: i proverbi e le tradizioni contengono delle grandi verità e vanno rispettati?

La forma è splendida, la voce di Lina è azzeccatissima, veramente sembra di sentire una pre-adolescente. E l'atmosfera natalizia c'è tutta, con i parenti un po' annoiati che mangiano e le tradizioni da rispettare. 
Piaciuto tanto per certi versi, un po' meno per altri. Comunque complimenti! Come scrittura è ai primissimi posti.

25Quarantasette, morto che parla Empty Re: Quarantasette, morto che parla Sab Gen 08, 2022 10:58 am

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan

Inizio dalla fine: l'articolo di giornale lo leverei proprio. Poi potevi anche decidere di farla morire comunque, ma forse bastava chiudere con l'immagine della terza sedia vuota destinata a lei. La trovo più potente e visivamente efficace di un trafiletto tratto da un quotidiano.
Ma forse il problema è proprio lì, la decisione di farla morire. Forse l'apparizione del nonno e del fratello, due spiriti del passato, poteva essere usata in modo più dickensiano, e diventare una visione capace di cambiare la realtà.
Forse potevi creare un disagio più radicale nella prima parte e una cura sovrannaturale a redimerlo nel finale.
Ma non voglio entrare nel merito della gestione della trama e delle scelte che hai fatto.
Il racconto è tuo ed è un ottimo racconto in quanto a qualità della scrittura e della voce narrante.
Si legge con estrema facilità ed è super natalizio, quindi è perfettamente a suo agio in questo contesto e non mi stupirei affatto di vederlo in antologia perché lo meriterebbe.


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Quarantasette, morto che parla Senza_10

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