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L'omo col lione

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1L'omo col lione Empty L'omo col lione Gio Nov 18, 2021 1:46 pm

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan

https://www.differentales.org/t1212-chiedimelo:



Audio narrazione

L’omo col lione

V’era un omo assai bizzarro che da giovine avea girato in lungo e largo per il mondo cognosciuto per infine ritornare a vivere nel suo bel paesello.
Aveva gusti assai strani che lasciavan stupiti perfino i più arguti villani, bel bello onne mattina preso a guinzaglio la sua bestiola a spasso se ne andava d’aiuola in aiuola. Ma non era questa certo la stranezza se non quella dell’animal portato per la cavezza, infatti senza alcuna esitazione egli portava seco un grosso lione che essendo ancora cucciolo dall’Africa lontana avea portato dotato pur di liana. Non vi dico il gran timore che incuteva tal passeggiatore allor che incontrava qualche povero pedalatore che a dir la verità causava nella gente una cacarella non indifferente.
Oltremodo alla superba fiera anco l’omo era d’alta presenza che qualcun dice fusse alto assai e di molta possenza, e chi provatte a misurarlo fece a confronto la figura di picciol tarlo che messo in fianco non gli arrivava nemmanco all’anco. Insomma una persona di siffatta natura incuteva in tutti proprio una bella paura e pur amava raccontare delle sue grandi imprese per terra e per mare che nessun altro poteva vantare una simil prestanza avendo egli catturato fiere, vinto trofei in ogni luogo e ogni dove anco pur nella vendita di ove.
E così per molto tempo l’omo assai bizzarro se ne andava al mattino con al laccio il suo lione fregandosene pure ch’al passaggio la fiera facea molto grosso il caccone e la strada dopo il passaggio pareva esser per l’altro passo un brutto miraggio che tra puzzo e ciottone non v’era spazio per il misero pedone.
Ecco che per il malcontento s’affisse un cartello con scritto a nero pennarello quasi fosse una poesia.
«Caro omo passeggiante se leggi questa litania sei pregato di levar i tacchi e andar via»
Qual posto così maleducato che non tollera una tenera bestiola che pur concima ben onne aiuola.
L’omo desolato ma per nulla disorientato per far gran dispetto non rispettò la disposizione e sempre continuò a passar col lione.
Allor ogni bravo cittadino espose appesa a singolo lampioncino una bella poesia affinché egli andasse finalmente via, ma l’omo tanto orgoglioso faceva sempre il permaloso e con molta coccia dura cominciò a rubare onne stesura e portandola seco man mano che le giornate trascorrevano un bel poema gli altri per lui scrivevano.
Anzi per farsi di lor sberleffo il giorno dopo riappendeva le ordinanze al contrario delle giuste istanze, insomma per farla breve quel paese divenne presto un gran casino perché ognuno scriveva il suo pizzino. Però qualcuno ebbe un’idea per niente male e denunciò l’ardito criminale che non né voleva sapere di rispettare la gente tanto normale, poi per far cosa gradita emise gran editto: «Per codesto loco terreno non c’è posto per l’omo che passeggia col lione, pertanto chiunque lo veda lo chiami pure l’omo col lione che a lungo andare dovrà per forza cambiar altare»
Da allora egli fu nomato l’omo col lione e targa a ricordo nel paese fu esposta senza pretese: «Questo è il paese natio dell’omo col lione»
Ma comunque è cosa certa che per ogni calle sin sull’erta valle sempre s’è veduto un omo col lione.


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Le domande non sono mai invadenti, a volte lo sono le risposte...

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