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Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata

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1Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Empty Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Ven Gen 15, 2021 9:21 pm

Petunia

Petunia
Padawan
Padawan
13 Settembre 1954, lunedì
Il mattino seguente il cielo piangeva anche le lacrime che Petunia non era riuscita a tirar fuori. Aveva trascorso la notte in compagnia dei ricordi misti, a tratti, a sensi di colpa che le ronzavano in testa come zanzare fastidiose.
Quando Gerard aveva bussato alla porta aveva tentato invano di cancellare quella nottata. Aveva indossato il miglior sorriso, ma era consapevole che sarebbe stato del tutto inutile: gli occhi avrebbero parlato per lei. 
Gerard si era trattenuto dal fare commenti e dal fare domande; ormai aveva imparato a conoscerla e sapeva che, al momento opportuno, si sarebbe aperta con lui. 
«Hai almeno mangiato qualcosa?»
Petunia continuava a girare per l’appartamento rovistando ogni angolo. Aveva guardato sotto al letto, dentro all’armadio, sopra il divano.
«Per caso, stai cercando questa?»
Leroux teneva una borsetta per i manici. 
«Sii! Ma dove l’hai trovata?»
«Sopra alla stufa a legna... per fortuna era spenta.»
Almeno era riuscito a strapparle un sorriso.
«Ora andiamo, ma prima ti porto a fare colazione. È un ordine!»
La suora avrebbe atteso. Del resto Petunia non aveva alcuna fretta di rivederla.
L’austero edificio che ospitava il Pio Istituto era situato poco fuori dal paese, alla fine di una stradina costeggiata da ambo i lati da un muro a pietra che ne delimitava il parco. Dalle crepe facevano capolino delle minuscole infiorescenze di verga d’oro alla ricerca di quel poco di luce che riusciva a filtrare.  
Una macchina della Gendarmeria era parcheggiata di fronte all’ingresso. Il portone era socchiuso.
«Che ci fa la polizia?» 
«Aspetta qui Petunia. Fammi dare un’occhiata.»
Non gli avrebbe ubbidito per niente al mondo. Era troppo eccitata.

I passi rimbombavano nel silenzio del corridoio dal soffitto altissimo. Le piccole finestre diffondevano una luce tetra che trasmetteva disagio e acuiva il senso di inquietudine e solitudine di quel luogo.
«Gerard, deve essere successo qualcosa di strano. Non abbiamo incontrato neppure una suora.»
«Tu sei sempre troppo sospettosa.»
«Non si può entrare così da queste parti. Potremmo anche essere degli estranei; la madre superiora non lo consentirebbe mai. No Gerard, deve trattarsi di qualcosa di grave.»
Non voleva ammetterlo, ma anche Leroux aveva fiutato un certo odore di morte; dopo tanti anni di lavoro sul campo, aveva sviluppato una sorta di allergia a quel tanfo. Ma, in quel momento, aver colto un lampo di vitalità nello sguardo triste di Petunia non gli era dispiaciuto affatto. 
Avevano appena svoltato l’angolo in fondo al corridoio, quando si trovarono di fronte a una scena fin troppo nota al commissario: un gendarme stazionava di fronte alla porta di una camera e parlava fitto con uomo. Anche se lo vedeva di spalle, Gerard Leroux non avrebbe mai potuto sbagliarsi: quella voce roca e quel gesticolare gli erano troppo familiari. 
«Allontanatevi, non potete stare qui. Chi vi ha fatto entrare?» 
Petunia non ebbe il tempo di rispondere; Leroux le afferrò la mano e gliela strinse: doveva stare zitta. Senza scomporsi, attese che  l’uomo gli rivolgesse lo sguardo.
«Leroux? Sei proprio tu? Vecchio mio, che ci fai qui?»
Alphonse Meunier. Un’amicizia cementata da mille difficoltà superate insieme e da piccoli segreti che si erano scambiati in tanti anni di nottate trascorse a inseguire la feccia della società per assicurare malfattori di ogni tipo alla giustizia. 
«Mi avevano riferito che eri già arrivato a Ronchecourt, ma non avrei mai immaginato di incontrarti proprio qui, nel luogo del delitto.»
«Meunier! Come stai? Un delitto? Ma cosa è successo?» 
«Vedo che non sei solo.»
«Ti presento la signorina Petunia Désétoiles, mia ottima amica.»
«Molto lieto, signorina. Commissario Alphonse Meunier.» Si avvicinò a lei e accennò un baciamano.
Leroux detestava quelle smancerie da uomo di altri tempi, specie se le attenzioni erano rivolte a Petunia.
«Vuoi interrogarci? Guarda che abbiamo un alibi di ferro.»
Quel caloroso saluto aveva il gusto agrodolce dei ricordi di un tempo andato. Tutto quel calore strideva con quello che Petunia era riuscita ad intravedere nella stanza aperta davanti a loro.
Disteso a terra c’era un corpo privo di vita, le gambe piegate in una posa innaturale, come un tragico manichino. In bella mostra le scarpe di squisita fattura, dalle suole perfette; di sicuro l’uomo le aveva acquistate di recente. I pantaloni, di taglio elegante, avevano una piega impeccabile, come fossero stati appena ritirati dalla stireria. Lo sguardo di Petunia continuò a salire incerto: non era sicura di voler incontrare di nuovo, così presto, gli occhi della morte. L’aveva vista in quelli della madre e ne conservava un certo disgusto. Poi, lo sguardo si posò sul camice bianco: il morto era il dottor Delacourt e, quando ne ebbe la certezza, un brivido le corse lungo la schiena. 
Era stato proprio il dottor Delacourt a comunicarle la sentenza senza troppi riguardi: 
“Signorina Désétoiles, a sua madre resta al massimo una settimana di vita, negli ultimi giorni si è aggravata molto. Ma non si affretti a partire tanto non si accorgerebbe della sua presenza: ormai, è come un vegetale.” 
“Un cane avrebbe avuto più sensibilità nel darmi questa notizia”
, aveva riferito al suo buon amico Gerard fra le lacrime, mentre gli comunicava che sarebbe presto partita da Martignac.
Petunia continuava a mordersi le labbra. Era chiaro che non sarebbe rimasta in silenzio a lungo:
«Gerard...» disse sottovoce, tirandolo leggermente per la manica del cappotto. Una cosa che lo mandava in bestia. 
«Petunia, non è il caso che tu resti qui.»
«Gerard, il morto è il Dottor Delacourt. Ti ricordi? Ti ho parlato della sua “delicatezza” nel comunicarmi le condizioni di mia madre. Di sicuro si è meritato la fine che ha fatto.»
Leroux fu sorpreso dal modo in cui Petunia aveva detto quelle parole: non apparteneva al suo modo abituale di esprimersi, ma ne dedusse che se quel medico le aveva lasciato quell’impressione, dovevano esserci validi motivi.
A Meunier non era sfuggito il senso di quella frase.
«Gerard, non è bello da dire, ma la signorina non ha tutti i torti. Qua dentro, per quello che ho potuto capire, il Dottor Henri Delacourt non aveva molti amici, né fra i colleghi, né tanto meno fra le degenti. La rosa dei possibili colpevoli rischia di essere piuttosto ampia.»
«Come è stato ucciso?» chiese Leroux.
Meunier non rispose,  ma lo guardò dritto negli occhi e subito dopo volse uno sguardo preoccupato verso Petunia. 
«Gerard, non credo che sia il caso… »
Leroux colse al volo le preoccupazioni dell’amico.
«Petunia, forse è meglio che tu vada.»
«Non preoccuparti. Ormai sono abituata anch’io a queste scene.» replicò con un leggero sorriso.
I poliziotti entrarono nell’ambulatorio, mentre Petunia rimase a osservarli fuori dalla porta.
«Alphonse, che idea ti sei fatto?» chiese Leroux mentre osservava il cadavere.
«Avrò le idee più chiare solo quando riceverò il referto dell’autopsia, ma, a quanto pare, l’omicida era già nascosto nell’ambulatorio. Il dottore è stato colto di sorpresa e colpito alle spalle mentre era intento a studiare alcune cartelle cliniche. L’assassino deve averlo tramortito con quel fermacarte di pietra» disse Meunier indicando il pesante oggetto che si trovava ancora sopra il tavolo dello studio. Il dottore, privo di sensi, deve essere scivolato dalla sedia sbattendo con violenza la nuca su una di quelle.»
Leroux pensò che la ricostruzione fosse plausibile. La parte terminale delle gambe del tavolo era in bronzo a forma di zampe di leone.
«Come puoi osservare ci sono tracce di sangue sul piede del tavolo vicino alla testa della vittima e non escludo che ne troveremo anche sul fermacarte. Da un primo esame si notano due ferite: una nella parte superiore del cranio e la seconda all’altezza della nuca. Quale dei due traumi abbia causato la morte, ce lo dirà il Dottor Polignac dopo l’autopsia, anche se ritengo che non sia rilevante.»
Leroux ne convenne.  
Ci fu un momento di silenzio fra i due. Gerard non ebbe la cognizione di quanto fosse durato. Dopo tanti anni entrambi non avevano ancora fatto l’abitudine a quelle scene di violenza. Troppe le morti che avevano dovuto sostenere, troppe le notti insonni.
Alphonse interruppe quel silenzio così denso di ricordi: «Comunque è una fortuna che tu sia qui, Gerard. Spero che mi darai una mano con le indagini. In via informale e discreta, ovvio. Vorrei risolvere il caso al più presto. Il dottor Delacourt è un personaggio molto conosciuto e i capi mi staranno col fiato sul collo.»
«Capisco, ma non sono qui per questo, Alphonse. Sono tornato a Ronchecourt  solo per dare conforto alla mia amica Petunia che ha perso sua madre di recente. Era ricoverata proprio in questo istituto. Non ero più tornato qui, dopo la guerra. Preferisco ricordare le Ardenne come erano prima, anche se, per quanto ho potuto vedere, avete già rimesso a posto un bel po’ di cose.»
«Lo sai come sono le persone qui. Lavoro e sacrifici non li spaventano di certo. Gerard, sei davvero sicuro che non ti faccia piacere lavorare ancora una volta insieme a me? Senza impegno, solo per fare un piacere a un vecchio amico.»
Meunier notò che Leroux aveva stretto la mano destra a pugno. Un tic che non riusciva a controllare quando era punto sui sentimenti: segno che aveva usato le parole giuste per convincerlo.
«Se la metti così... Ma dovrei saperne di più. Dimmi, esiste ancora il Bistrot de la Tour?»
«Si, certo, è il mio preferito» rispose Meunier, mentre uscivano dalla stanza. «Bene, potremmo trovarci lì, stasera, davanti ad un piatto di salsicce bianche di Rethel, così mi racconti un po’. Vieni anche tu, Petunia?»
Lei, che era rimasta in disparte, ma non aveva perso una parola delle considerazioni di Meunier, assentì soddisfatta.
«Vedrai, Alphonse, potrà esserci utile.»   
Gerard notò con piacere che l’insegna del vecchio Bistrot de la Tour non era cambiata e così anche l’interno del piccolo locale. 
Una decina di tavoli, le tovaglie di cotone a quadri bianchi e rossi sbiaditi dai numerosi lavaggi, il tepore sprigionato dal fuoco che ardeva nel caminetto, le pareti annerite dal fumo, l’odore di vino e buon cibo. L’atmosfera era intima e accogliente e Petunia si sentì subito a suo agio anche se trovarsi da sola con due uomini era del tutto inusuale per lei.
«Buonasera commissario Meunier, le ho riservato il solito tavolo in angolo, va bene?», disse con fare cerimonioso l’oste che evidentemente  aveva un occhio di riguardo per la polizia.
«Sì, si è perfetto, grazie Antoine.» 
Gerard non riuscì a dissimulare l’emozione provata nel trovarsi di nuovo davanti a quel tavolino che era stato testimone di tante storie e neppure la delusione di non aver ritrovato il vecchio Armand. Chissà, forse era in pensione oppure era morto. Del resto, erano passati troppi anni dall’ultima volta che era stato lì e Armand, a quel tempo, era già piuttosto anziano.
A Petunia non sfuggì la ruga che solcava la fronte del suo amico, né il lieve sospiro. Decise di rompere il ghiaccio.
«Non mi ero resa conto di avere così tanta fame fino a ora. Con tutto quello che è successo in questi giorni non ho avuto molta voglia di mangiare, ma questo profumino è davvero invitante.»
Meunier da buon cavaliere, invitò Petunia a sedersi porgendole la sedia con un gesto così galante che causò a Leroux un certo disappunto. Si ritrovò a pensare: “perché non l’ho fatto io?”
«Avranno del vino per signore?» 
I pochi avventori erano tutti uomini. Con ogni probabilità lei era l’unica donna a parte ,forse, la cuoca.
I due poliziotti si misero a ridere e quasi in coro chiamarono l’oste che attendeva con rispetto, prima di passare per l’ordinazione,  che i tre si fossero accomodati.
«Antoine per favore, un vino bianco per la signorina e anche per noi!»
La cena fu molto gradevole e l’atmosfera rilassata. La conversazione, fra una portata e l’altra, fu soprattutto imperniata sui ricordi delle esperienze comuni, di lavoro e non, di Gerard e Alphonse. Petunia seguì comunque con molta partecipazione, intervenendo ogni tanto anche se con discrezione. 
Gerard ebbe anche modo di raccontare ad Alphonse di come, in casi particolarmente complicati, l’aiuto di Petunia fosse stato determinante. Petunia fu felice di quei complimenti, ma non riuscì a nascondere un certo rossore per l’imbarazzo. 
Dopo che ebbero finito di mangiare e brindato con una coppa di ottimo champagne, Alphonse affrontò il tema che gli stava a cuore: l’indagine per l’omicidio del medico.
«Dopo una cena così piacevole, è un vero peccato dover affrontare un argomento così triste» esordì «porgo in anticipo le mie scuse alla signorina, ma il caso si prospetta piuttosto complicato ed è per questo, Gerard, che ho chiesto il tuo aiuto. O... dovrei dire  il “vostro” aiuto?» 
«Mi lusinghi, ma non fare troppo affidamento su di me. Non credo che potrò trattenermi per più di una decina di giorni: il lavoro mi aspetta. Dimmi come stai procedendo.»
Alphonse cominciò a parlare. Raccontò che il Pio Istituto di Notre-Dame du Mont era una antica struttura gestita dalle Suore Carmelitane. Poteva accogliere al massimo una ventina di degenti, tutte femmine. In quei giorni, dopo gli ultimi due decessi, quello della madre di Petunia e quello di una certa signora Laurent avvenuto qualche settimana prima, le pazienti ospitate erano  quindici in totale.
«La casa di cura ha spesso posti vacanti perché la retta mensile è piuttosto alta e soltanto persone abbastanza agiate possono permettersi di pagare quelle somme,» specificò Meunier. «Almeno cinque delle signore ricoverate non sono in grado di alzarsi dal letto, né di muoversi in autonomia; altre tre sono molto anziane e debilitate. Escludendo queste otto persone, tutte le altre sono soggetti da dover prendere in considerazione. In fondo, per uccidere il dottor Delacourt non è servita una particolare forza fisica, per cui avrebbe potuto farlo chiunque fosse in uno stato di salute non troppo precario.»
Petunia non riusciva a tener ferme le mani. Tormentava ora il tovagliolo, ora il bicchiere che si portava di continuo alla bocca bevendo piccoli sorsi a ripetizione. Leroux la fissava severo, ma non riuscì a zittirla quando interruppe in malo modo la relazione del poliziotto.
«Commissario Meunier, ma come può sospettare delle degenti? Sono tutte anziane! Che movente potrebbero mai avere? Piuttosto io dubiterei della madre superiora. Ho visto come si illumina quando ci sono di mezzo i quattrini.»
«Alphonse, prosegui per favore. Petunia possibile che tu non riesca a controllarti?»
«Stai tranquillo Gerard. In effetti la signorina mi ha anticipato. Oltre alle ricoverate, ci sono le suore, cinque compresa suore Madeleine, la madre superiora. Non possiamo certo escluderle a priori. Aggiungerei poi alcuni parenti delle ricoverate che venivano a visitarle con maggior frequenza. Per fortuna le suore sono molto scrupolose e non consentono l’ingresso a estranei e fornitori senza prima prenderne nota.»
«Questo mi sembra un ottimo punto di partenza.»
«Sì, Gerard. Ho già chiesto a suor Madeleine di metterci a disposizione i registri.»
«Molto bene... Che tu sappia il dottor Delacourt era l’unico medico dell’Istituto?»
«No, no. Aveva un assistente, il dottor Edmond Peyrac, un giovane medico molto in gamba, stando a quel che si dice.»
Leroux guardò perplesso il suo amico e collega e disse sorridendo: «In effetti, devo dire che non c’è che l’imbarazzo della scelta.»
«È davvero delizioso questo champagne, non trovate?» Petunia non era certo abituata a bere così tanto.
Meunier stava per chiamare Antoine e farne portare un altra bottiglia, quando Leroux intervenne.
«Meglio di no, amico mio.»
«Lo champagne aiuta a pensare, anzi commissario Meunier sa cosa le dico? Lei dovrebbe includere anche me tra i sospettati! Per quanto mi riguarda quel Delacourt si è proprio meritato di fare quella fine!» 
«Alphonse, ti prego di non darle ascolto. Petunia ha avuto altro a cui pensare in questi ultimi giorni: però, da quanto mi ha riferito sul comportamento di quel medico a proposito di sua madre, si può senz’altro affermare che, sia come medico che come uomo, non avesse alcuna confidenza con sentimenti quali compassione e pietà.»
Meunier annuì e restò zitto alcuni istanti, poi parve animarsi all’improvviso.
«Gerard, mi è venuta un’idea, ma per realizzarla ho bisogno di te e soprattutto di lei, Petunia.» 
«Cosa dovrei fare?», rispose Petunia già eccitata all’idea.
«Lei sa bene quanto me come sia difficile farsi accogliere in quella struttura che è quasi tutta al femminile. Si immagina quanti ostacoli incontrerei nel mandare i miei uomini, abituati ad avere a che fare con gentaglia di ogni tipo, a interrogare suore e vecchiette?» 
Gerard, capì al volo dove voleva arrivare Meunier e, sapendo quanto poteva essere rischioso per Petunia andare a mettere il naso in certe faccende con un assassino in giro e forse proprio dentro a quelle mura, fece per zittire il suo amico. Ma Petunia ormai era posseduta dallo spirito della detective e non lasciò neppure che Meunier finisse la frase.
«Commissario, se lei crede, posso interrogare io quelle vecchiette e anche le suore. Sarò le vostre orecchie. Voi dovrete solo dirmi quali domande fare e al resto provvederò io!»
“Oh Dio mio! In che guaio ci siamo messi…” pensò Leroux con rassegnazione.



Ultima modifica di Petunia il Mer Gen 20, 2021 2:13 pm, modificato 1 volta

A paluca66 garba questo messaggio

2Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Empty Re: Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Dom Gen 17, 2021 2:51 pm

Hellionor

Hellionor
Admin
A parte alcune cosucce, che mi riservo di segnalarvi a fine lettura totale, la storia fila che è una meraviglia, i personaggi e gli equilibri cominciano a prendere spessore e l'intrigo si fa interessante
La curiosità di leggere il seguito è forte, e questo per me è segnale di un ottimo pezzo.

Ele

A Petunia e Danilo Nucci garba questo messaggio

3Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Empty Re: Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Lun Gen 18, 2021 6:17 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Il giallo comincia a prendere forma. Trovato il cadavere i due nostri eroi indagheranno e sembrano già affiatati.  Non ho focalizzato bene il lavoro di Petunia, poliziotta? assistente del commissario? Aspetto nuovi sviluppi. Cool

A Petunia garba questo messaggio

4Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Empty Re: Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Mar Gen 19, 2021 10:08 pm

paluca66

paluca66
Younglings
Younglings
Il "giallo" entra nel vivo e cresce nel lettore il desiderio di andare avanti anche se è troppo presto per cominciare a formulare ipotesi sul colpevole (ancora non avete fatto comparire alcun maggiordomo...).
Fila via tutto liscio, si legge con molta facilità, senza intoppi, questo secondo episodio è veramente ok.
Un solo piccolissimo appunto:
Lei sa bene quanto me quanto sia difficile farsi accogliere
Pensate di poter sostituire con un altro vocabolo uno dei due "quanto" in questa frase?

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5Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Empty Re: Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Mar Gen 19, 2021 10:29 pm

Petunia

Petunia
Padawan
Padawan
Grazie del suggerimento Paluca.👍


______________________________________________________
Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
D.Buzzati 

6Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Empty Re: Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Mer Gen 20, 2021 2:20 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Younglings
Younglings
Una Petunia che esce allo scoperto e prende in mano la situazione. Con gran rammarico, se così lo si può definire, dell'amico Leroux. Giusto, non l'ho detto prima, ma finalmente ho scoperto il vero nome di Leroux, che fino ad oggi ho sempre chiamato G.Leroux senza pormi nemmeno la domanda su chi fosse G. E' fantastico.

Noto anche un commissario Leroux un po' in ombra rispetto a Meunier galantuomo. C'è qualcosa sotto, che Gerard conosce benissimo e forse Petunia neanche immagina. Chissà, vedremo.

Ora mi concentro sul delitto.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Gaute da suta Cool!

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7Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Empty Re: Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Sab Gen 23, 2021 4:39 pm

bucaneve88

bucaneve88
Younglings
Younglings
Anche questa seconda parte odora di giallo intenso e coinvolgente. Siccome voi due "odiate" la papessa, lei non è di sicuro... Ma non vedo altre figure di spessore papabili. Se state raggruppando tutta la suspence alla fine, mi sento di consigliarvi di buttarci un po' di fumo negli occhi fin da ora...
Bravi. Non so come cacchio facciate a lavorare a quattro mani senza sovrapporvi. Complimenti doppi. Vado a leggere chi cacchio è l'Assassinooooo.


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Mai innamorarsi di un fiocco di neve...  Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata 3931930528

8Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Empty Re: Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata Lun Feb 01, 2021 3:28 pm

bucaneve88

bucaneve88
Younglings
Younglings
Ok. Secondo passaggio. Niente da segnalare. Procedo 🚗


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Mai innamorarsi di un fiocco di neve...  Dix jour à Ronchecourt - 2 giornata 3931930528

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