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Pluto Planet Power

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1Pluto Planet Power Empty Pluto Planet Power Dom Ott 03, 2021 3:50 pm

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«Allora adesso ha capito perché sono costretto a sputare nei piatti? Queste persone sono impossibili. Ogni volta che c’è un evento alla Sede io tremo. Sì, tremo, perché la Presidente vuole sempre invitare ogni fottuto essere vivente del circondario. Cazzo! Forse non dovrei dirle certe cose… E forse non dovrei neanche dire cazzo… Merda, l’ho detto di nuovo! Ora ho detto la parola con la m. Non ci faccia caso, sono così stressato... Lei viveva da sola senza interagire con nessuno. Deve essere stata dura… Ma sfamare tutte quelle bocche affamate non è di certo una passeggiata! Quelli non mangiano la carne, quegli altri non mangiano né carne né pesce, quegli altri ancora non so neanche se mangiano. Verdure? Certo, ma solo da campi protetti che non offendano le tradizioni. Sveglia, coglioni! Non cresce più un cazzo nei campi. Allora ci siamo buttati sulle alghe. Tutti ne vanno matti, con quelle ormai si va sempre sul sicuro ma… Come cazzo le abbino le fottutissime alghe? “Ci vuole comunione” dice sempre la Presidente quando arriva con il suo grosso testone in cucina. Ma che se ne vada a fanculo lei, la comunione e tutti i presenti. Cavolo, sto dicendo troppe parolacce».
Todd, agitato, parlava al grande Guscio fibroso.
Soltanto quella mattina gli era stato detto di doverlo fare. Non avendo avuto modo di preparare un discorso, si era lasciato andare a uno sfogo che teneva per sé da troppo tempo.
Si sentiva già meglio. Descrivere il menù lo aveva inorgoglito ma, dato che aveva ancora del tempo a disposizione, si era lanciato in una vera e propria invettiva contro la Presidente Spalding e i suoi ospiti.
Era così agitato che per un attimo, inavvertitamente, la sua mano si era posata sul Guscio fibroso, ed era stato investito da un impulso così potente da lasciarlo senza fiato.
Nella sua mente si erano riversate milioni di immagini, come gli ordini in cucina durante una grande cena di gala. La sua mente resistette a fatica e, quando riuscì a staccarsi dal Guscio, l’unica cosa che riusciva a ricordare erano queste parole: “Il Dito Plutoniano”.
Frastornato, con il cuore a mille e gli occhi strabuzzati, guardandosi intorno vide sul palco il prossimo che doveva parlare al Guscio.
«Ma quanto cazzo sono rimasto attaccato a quel coso?» chiese al capride in livrea che si avvicinava.
«Signor Toddrick, il suo tempo è terminato. Può tornare alle cucine».
Il cuoco, alzandosi a fatica dal seggio, scese dal palco e, appoggiandosi alla parete, decise di riprendere fiato.
«Dimenticavo, signore, per il rientro non è stata disposta nessuna lettiga, quindi dovrà attraversare la sala da ballo a piedi».
«Come, scusi? Lo sa quanto cazzo è grande questo posto? Io devo raggiungere le cucine della Sede, mi aspettano».
Il capride in livrea alzò le spalle, scomparendo dietro una porta. La “Sede dell’Amore Fraterno” era una magione costruita ormai quarantadue anni prima al centro degli Stati Uniti. Il presidente in carica in quegli anni aveva progettato quella nuova residenza governativa e l’aveva chiamata così in onore della città, ormai sommersa, che prima portava quel nome. Ogni successivo presidente aveva arricchito la Sede aggiungendo nuove zone, e la Presidente Spalding, per festeggiare la rielezione, aveva fatto costruire quell’immensa sala da ballo lunga come due campi da football e alta due piani e mezzo. Quel luogo era il simbolo della sua politica comunitaria e interrazziale. Lì, danzando e conversando, ognuno aveva una voce e tutti erano uguali.
«Cazzo! Sarà una vera impresa superare tutta questa gente di merda. Fanculo!»
«La vedo scosso. Va tutto bene?» chiese Archibald Van Scharf a Todd, scrutandolo con il solito sguardo indagatore.
Era stato scelto per parlare al Guscio per la mole di cose che sapeva sulle persone. Tutti lo detestavano, ma essendo un grande mecenate lo trattavano con gran riverenza.
«Sì, signor Van Scharf. Ero solo turbato dalla massa di gente che devo superare per raggiungere le cucine».
«Capisco… E mi dica, com’è parlare con…»  e rivolse lo sguardo al Guscio.
«Normale. Assolutamente normale. Immagini di parlare con un èter. Si parla ma non c’è certezza che si venga ascoltati».
«È comunque un grande onore essere tra i prescelti. Ci pensate? Parlare al Faro per permettergli di imparare la nostra lingua. Lo trovo magnifico, qui si sta facendo la storia».
«Certamente. Se posso essere franco, però, credo di averle insegnato troppe parolacce».
Todd aveva allentato la tensione e i due risero di gusto. Pensandoci bene, il cuoco era orgoglioso di quel compito. La Presidente si era dimostrata all’altezza della sua fama: avendo scelto persone da ogni stirpe e di ogni ceto sociale, aveva catalizzato l’attenzione del mondo intero su quell’evento.
Il Guscio proveniente da Plutone era atterrato non lontano dal confine canadese ma fortunatamente, oltre ogni previsione, in territorio Usa. La Presidente l’aveva prelevato con gran cura e portato alla Sede, dando inizio ai rituali per la sua schiusa.
All’interno del guscio, infatti, giaceva l’ultima discendente della stirpe dei plutoniani. Mistici, solitari e defilati dalla storia, erano da sempre destinati a un compito che dava origine al loro nome. Vista la conformazione biologica, che permetteva loro di chiudersi in gusci organici resistenti a lunghi viaggi, uno di loro veniva scelto per sorvegliare i confini dell’universo da Plutone: il Faro.
 
 
«Presidente Spalding. Permette una parola?»
L’atlantideo gli si era avvicinato mentre stava per salire nella lettiga che l’avrebbe condotta dall’altro capo della sala da ballo. Sarebbe stata proprio lei, infatti, l’ultima a parlare con il Guscio. «Ambasciatore Tetua. Vado di fretta, ma dica pure».
«Signora presidente, non trova insolito il ritorno così anticipato del Faro? In fondo, il pianeta ha fatto solo un’orbita completa intorno al sole. 248 anni sono pochi per una missione del genere. I precedenti Fari sono stati in carica per molte più rivoluzioni. La mia stirpe è preoccupata e la situazione ai confini si sta facendo più agitata. Signora, riteniamo che stia agendo con troppo tatto. Bisogna muoversi in fretta e separare i confini».
«Comprendo bene le vostre rimostranze, ma mi sfugge la connessione tra il rientro del Faro e la situazione nei confini. Situazione su cui ormai la sua stirpe sta facendo pressione da troppo tempo. Si senta pure libero di riferire quello che dirò alla sua gente; finché sarò in carica, nessun confine sarà eretto e nessuno verrà lasciato indietro. Ora, se vuole scusarmi, sono in ritardo».
Prese posto sulla lettiga e sparì, lasciando l’ambasciatore atlantideo con uno sguardo severo in viso.
 
 
«Mia Signora, è un onore per me rivolgerle la parola. Sono Archibald Van Scharf, persona assai fidata e sempre pronto al servizio della comunità. Viviamo dei tempi bui, anzi nerissimi. La Terra è ormai l’ombra di quella che avete lasciato. Il mare si innalza e gli atlantidei gongolano al solo pensiero di accrescere i loro territori. Le città una volta costiere sono diventate le loro nuove dimore. Per millenni hanno vissuto nelle profondità, ma ora eccoli qui, al tavolo dei potenti. Elegantissimi, affascinanti e assai colti. È un piacere averli intorno. Ma c’è un po’ di invidia nelle mie parole… Loro hanno così tanto spazio, mentre noi altri siamo qui pigiati. Sa, non esistono più le città. Il mondo è come questa enorme sala, un susseguirsi continuo di esseri viventi. “Non c’è più spazio”, “Non c’è più posto” berciano i potenti, ma lo spazio misteriosamente si trova sempre. Sopra la superficie o anche sotto. I nani, come certamente saprà, vanno matti per le caverne e le gemme. D’altronde, sono una stirpe immutata da sempre. Così solidi e conservatori ma ottimi ingegneri matematici, chi lo avrebbe mai detto. Agli èterAli bastano delle piattaforme sospese. Pensateci, un’intera comunità sospesa nel cielo. Che meraviglia! Peccato che siano in eterno conflitto con i loro cugini èter. Della stessa sostanza volatile ma senza ali con cui spiccare il volo. Tra loro ci sono ancora aspre dispute. Abbiamo smesso di farci la guerra da cento anni ormai, perfino noi uomini abbiamo posato le armi e iniziato a collaborare per sfruttare al meglio le poche risorse rimaste, ma loro no. Cocciuti peggio dei capridi. Ecco, però, visto che ci siamo, su di loro dovrei dire qualcosa di spiacevole, mia cara. Sono ovunque. Sono milioni. Tutti diversi, con mille e più sottospecie. Buoni, sì… Ma non ci si può girare su se stessi senza incontrarne minimo un paio nei dintorni. Ora sto divagando… O forse no. Credo di averle detto molto di noi. Quello che vorrei sapere è qualcosa di Lei. I plutoniani sono così rari... Quello che si sa proviene dai libri e dalle profezie, ma mi piacerebbe conoscervi meglio una volta schiusa».
Mentre Archibald Van Scharf si divertiva parecchio parlando con il Guscio, Todd si malediceva per aver accettato di parlarle. Aveva percorso solo qualche decina di metri tra la folla che danzava e pasteggiava in attesa della schiusa.
Le danze dei capridi erano le più folli e anche le più pericolose. Si vedeva da lontano quando un gruppo di loro era pronto a ballare: ogni altra persona si allontanava per lasciare spazio. Quella poteva essere una vera occasione per percorrere un lungo tratto senza scontrarsi con qualcuno.
Il cuoco era stato fortunato: si trovava al margine di una grande area sgombra. Era pronto a tentare la sorte e lanciarsi in una folle corsa prima che la danza iniziasse ma, nel vedere due capridi gettarsi l’uno contro l’altro, si scoraggiò.
Scontrando le loro teste, presero a girare scalciando con gli zoccoli. Riuscivano a farlo incastrando le corna e le braccia. Il ritmo era frenetico e alla prima coppia se ne unirono altre. Lo spazio si riempì di grida, risate e zampe caprine che scalciavano. Todd, irritato, non voleva perdere quell’occasione, dunque voltandosi verso la bella ragazza al suo fianco disse: «Signorina, mi permette questo ballo?»
«È sicuro di volerlo fare? Non ha le corna né le zampe, come crede che potremmo unirci nella frenesia? Non nego che mi piacerebbe danzare… Ma, ecco, non vorrei farle male. È anche vero che siamo qui per socializzare e lei è molto bello… Ehm, volevo dire, gentile. Quindi… Ho lustrato il pelo e le mie corna sono ancora giovani… Potremmo provare. Io sono Pórunn».
«Toddrick, ma puoi chiamarmi Todd. Allora ci buttiamo?»
Stava per rischiare di perdere la vita in quella danza, ma l’aspic al cardo marino che era in preparazione da giorni in cucina attendeva lui per essere sformato. Ancora elettrizzato e confuso dal contatto con il Guscio, si lasciò afferrare dalla giovane gettandosi nelle danze.
Tra le braccia di Pórunn si sentiva leggero, sgambettava più che poteva al ritmo frenetico dei tamburi, ma lei non sembrava contenta.  Todd non conosceva i passi, dunque si muoveva come un pesce impazzito. La capride, vedendolo tanto allegro, si lasciò andare e i due volteggiarono tra i vari danzatori; così percorsero in breve il lungo tratto tra due finestre. Non si accorsero però del cambio del ritmo musicale improvviso e, presi dalla loro euforia, vennero raggiunti da una zampa che mandò per aria il cuoco.
Todd, sbattendo al suolo, rivide nella mente l’immagine di un monte ammantato di blu, poi sentì nuovamente una voce dire nella propria testa: “Il Dito Plutoniano”.
Scosso da tremori, con gli occhi rovesciati all’indietro e tutto sudato, venne accerchiato dalle persone che avevano smesso di ballare all’istante. Un èter si avvicinò silenzioso, pose la sua calda mano dietro la nuca dell’uomo e lo calmò. Per il cuoco fu una fortuna che un èter tanto potente si trovasse nei paraggi. Pórunn rimase al suo fianco, poggiando la sua testa sulle proprie soffici zampe.
 
Archibald si era allontanato dal Guscio per lasciare spazio alla Presidente Spalding quando i filamenti organici cambiarono colore diventando traslucidi. Ora poteva scorgersi al suo interno la plutoniana che, come un feto, era quasi pronta alla schiusa.
Erin Spalding scese dalla sua lettiga con un sorriso smagliante in viso. Indossava un vestito di seta eterea di un rosso cangiante. I capelli ben acconciati le incorniciavano il viso tondo, lo sguardo scuro e penetrante non lasciava trasparire nessuna tensione.
Si avvicinò al palco rivolgendosi alla folla riunita: «Miei carissimi ospiti, il momento è dunque giunto. Il Faro presto sarà in grado di rivelare il suo messaggio. Invito le delegazioni degli altri paesi e tutti i capi di ogni stirpe a farsi avanti. Le Parlerò un momento in privato, ma voi siate pronti».
Salì sul palco e accomodandosi sul seggio si rivolse al Guscio: «Finalmente siamo sole. È stancante per me mantenere le apparenze per così tanto tempo.   Ma potermi liberare di un peso parlando con una condannata a morte mi rinfranca. Sei più disgustosa vista da vicino, ma devo pensare che, presto, di te non rimarrà nulla. Sei l’ultima della tua specie, una volta fatta fuori te avrò un problema in meno. I veri problemi sono loro… Gli altri. Aberranti. Spaventosi. Supponenti. Invadenti e senza cervello. Noi umani stavamo così bene fino a un centinaio di anni fa. Ogni disgustosa razza viveva in segreto. Chi nelle viscere delle montagne, chi nei fitti boschi o nel profondo mare. Ma quando gli spazi e le risorse si sono ridotte, eccoli tornati a infestare la terra. Ho sempre trovato le guerre così volgari, quindi ho deciso di tenerli vicini, molto vicini… Fastidiosamente vicini. Così da carpire i loro punti deboli e poi colpirli in modo discreto. Ogni razza verrà estirpata. Con te sarà facile; anche i capridi non sono un problema. Chi mi preoccupa sono gli atlantidei. Così arroganti e potenti. Con loro dovrò essere scaltra; dovrò agire come i miei antenati della Grecia antica fecero con i centauri. Aizzerò gli altri contro di loro e… Puff! Spariranno. Il mondo è di noi esseri umani, non vedo come possiate continuare a vivere. Dunque vedi di venire fuori in fretta ché ho già pronto il discorso che farò dopo la tua prematura dipartita. Sai, il mondo è un posto terribile e gli incidenti capitano spesso».
La presidente, con il volto euforico, parlava velocemente con il Guscio. Nella grande sala qualcuno aveva ricominciato a ballare e Todd aveva ripreso conoscenza. Ora sedeva sotto una finestra, con in testa la sola immagine del monte ammantato di blu e le solite parole a ronzargli nelle orecchie. Pórunn non lo aveva lasciato un attimo: stava tentando di avviare una conversazione, allorché le luci nella sala si affievolirono.
I presenti guardarono subito il Guscio. I filamenti brillarono e poi, in un attimo, si disfecero sotto i loro occhi.
Il Faro, la plutoniana, si rivelava per la prima volta al mondo nel suo magnifico aspetto. La pelle diafana coperta da venature verdi, la vita sottile con gli arti lunghi e flessuosi. Un viso allungato con una bocca sottile, il naso affilato e gli occhi grandi, come due fari neri in grado di scrutare ogni cosa. Non aveva capelli, ma una lunga membrana screziata di verde le scendeva lungo la schiena.
Ogni presente in sala non riusciva a smettere di guardarla.
Ancora stordita e malferma disse subito: «Abitanti della Terra, siamo in pericolo. Il Distruttore dei Mondi incombe sul nostro universo. Non c’è tempo da perdere, bisogna agire. Sono riuscita a formulare un incantesimo mentre il pianeta completava la sua orbita, un Anello per tenerci al riparo, ma aspetta di essere attivato. Non potevo farlo da lì, ho bisogno del di…»
Il colpo di pistola riecheggiò per tutta la Sede.
La Presidente Spalding aveva mirato alla testa della plutoniana. Con gli occhi sbarrati, il Faro era crollata al suolo, lasciando tutti senza parole. Le urla soniche di qualche èterAli riscossero la folla, che iniziò a protestare.
«Non erano questi i piani che avevo in mente per lei. Ritengo che il messaggio non debba lasciare questa stanza e temo che non possiate farlo neanche voi. Guardie, Chiudete le porte. Che nessuno lasci la sala da ballo. Abbiamo molto di cui discutere».
L’ordine impartito venne eseguito all’istante, mentre la folla rumoreggiava su quello che il Faro aveva detto. Ogni stirpe si strinse con i suoi simili, iniziando a confabulare. Nessuno sembrava interessato però alla sorte della Plutoniana; solo Todd non riusciva a smettere di distogliere lo sguardo dal suo corpo. A seguito del contatto, si era creato un legame tra loro e capiva di essere l’unico a sapere che cosa dovesse essere trovato: “Il Dito Plutoniano”.
Una strana sensazione al petto gli impediva di rivolgersi alla Presidente Spalding, che aveva fatto fuoco senza ombra di esitazione prima che il messaggio fosse concluso. Un’esecuzione in piena regola.
Volgendosi verso Pórunn, la vide guardare fuori dalla finestra. Le luci ancora soffuse permettevano di vedere con maggior chiarezza il cielo. Grosse nubi temporalesche si stavano addensando e un innaturale bagliore fluorescente blu ne velava le sommità.
Qualcosa stava succedendo nel mondo. Quella serie di eventi non poteva essere casuale.
Toddrick sapeva di dover partire alla ricerca del misterioso Dito Plutonianano, perché era certo che ci sarebbe stata una guerra e lui era l’unico che poteva scongiurarla.

2Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Gio Ott 07, 2021 11:25 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore
Ommamma… mi serve Mary Poppins per fare un po’ di ordine nella stanza.
Testo confuso e confondente, mi spiace. Forse hai cercato di fondere i generi e in parte l’operazione la trovo riuscita. All’inizio ho pensato di leggere un pamphlet piuttosto colorito ma col suo perché. 
Oltretutto molto divertenti le argomentazioni del cuoco. Poi… boh. La sala si è affollata di ogni personaggio fantasy possibile. E tutto ha perso senso.
A un certo punto sei stato costretto a introdurre un lungo e “fastidioso” spiegone:
La “Sede dell’Amore Fraterno” era una magione costruita ormai quarantadue anni prima al centro degli Stati Uniti. Il presidente in carica in quegli anni aveva progettato quella nuova residenza governativa e l’aveva chiamata così in onore della città, ormai sommersa, che prima portava quel nome. Ogni successivo presidente aveva arricchito la Sede aggiungendo nuove zone, e la Presidente Spalding, per festeggiare la rielezione, aveva fatto costruire quell’immensa sala da ballo lunga come due campi da football e alta due piani e mezzo. Quel luogo era il simbolo della sua politica comunitaria e interrazziale. Lì, danzando e conversando, ognuno aveva una voce e tutti erano uguali.
Ho fatto molta fatica a seguirti e non credo di esserci riuscita. 

Troppo di tutto. Mi spiace, ma questa storia non mi è proprio piaciuta nella realizzazione pur avendo delle premesse ottime.


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

3Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Gio Ott 07, 2021 9:13 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan
In tutta sincerità non mi ha convinto.
La prima cosa da dire è che il racconto non è auto conclusivo e lascia il lettore deluso, con un sacco di interrogativi su come andrà la storia.
Forse il problema di fondo è che non avevi ben chiara la trama che saresti andato a snocciolare con un inizio, lo svolgimento e l'epilogo. Ci sono forse dei personaggi di troppo che si sono mangiati molti caratteri a disposizione come Van Scharf o Porunn. 
Anche  i discorsi che vengono fatti al Guscio mi sembrano fini a se stessi, senza una specifica attinenza nell'economia della storia, voglio dire avrebbero potuto parlare del tempo o delle regole del cricket. In sostanza per me non hai avuto tempo per elaborare la trama nei minimi dettagli e sei andato avanti a braccio, per tentativi.
Poi mi dirai se mi sono sbagliato.
Il linguaggio, il modo di esprimersi sono buoni e convincenti, tant'è che non ho trovato errori di sorta.

4Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Ven Ott 08, 2021 9:21 am

vivonic

vivonic
Admin
Admin
Premetto qui, per chi ancora non lo sapesse, che io e i fantasy apparteniamo a due mondi lontani, e io non amo affatto leggere questo genere, proprio per mio gusto personale.
Detto questo, non è che io sia incapace di esprimere il mio parere su un fantasy, e adesso provo a farlo, discostandomi completamente dal commento di Byron che mi precede: secondo me tu hai fatto l'opposto di quello che dice lui. Cioè, tu avevi in mente il tuo mondo fantasy da trilogia da 900 pagine complessive, il tuo finale è aperto per il prosieguo della storia, non c'è proprio nessun elemento che non si colleghi con qualche altro e tu hai perfettamente chiaro tutto ciò che accadrà in ognuna delle 900 pagine della tua trilogia.
Dico questo perché, più che un racconto, sembra la sinossi abbondante del primo volume: un po' come dice Petunia, insomma, con il risultato che al lettore appare "troppo di tutto".
Io, ahimè, sono sostanzialmente d'accordo con questa affermazione, ma nella misura in cui a me il fantasy non piace e non è un genere che leggerei mai. Anche e soprattutto per questo ho colto la palla al balzo per uscire dal CdL per questo step, per correttezza nei confronti di tutti.
Ma il mio gusto personale non mi impedisce di essere obiettivo: credo al 100% che chi ami il fantasy si aspetti di leggere esattamente questo tipo di racconto, da questo step. Ho dato velocemente un'occhiata agli altri fantasy, in particolare ai due racconti fc, proprio per capire come regolarmi, e la situazione mi pare evidente.
Se poi su DT il fantasy non piace a nessuno, ci penserà il CdL oppure non avrai soddisfazione dalla classifica degli Autori, però mi pare che tra tutti quelli che ho letto finora il tuo racconto sia l'unico propriamente degno di rientrare in questo genere. Non sto neanche troppo a dilungarmi sul perché, tanto qui o il genere piace e allora lo si conosce, oppure non piace e - di conseguenza - questo racconto non si presta di certo a partecipare a un concorso letterario veloce dove a stento concediamo una lettura attenta ai racconti, e talvolta neanche quella.
Il mio è il terzo commento, quindi è effettivamente presto per capire che tenore di commenti avrai, ma posso già immaginare che il tuo racconto non verrà indicato come un capolavoro. Questo non vuol dire che sia colpa tua, poiché hai centrato il genere perfettamente, hai legato i paletti in maniera coerente e convincente, hai una scrittura pulita e, nonostante tutto, scorrevole, senza errori o refusi.
Ripeto: il mio gusto personale mi allontana anni luce dal tuo racconto, ma la mia obiettività mi suggerisce che hai scritto un ottimo fantasy, e il mio auspicio è che questo ti venga riconosciuto.
Per il resto, non so come esserti utile.
Per quanto mi riguarda, complimenti!


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

5Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Ven Ott 08, 2021 9:22 am

vivonic

vivonic
Admin
Admin
PS: il titolo è fantastico Very Happy


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

6Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Ven Ott 08, 2021 3:50 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
La fantasia c'è veramente tutta. Forse anche un po' troppo per un racconto. ma come dice Vivonic potresti trasformarlo in una vera saga. Hai descritto tutti gli elementi per farlo. la diversità delle creature e dei loro pensieri. La guerra ch si scatenerà per il potere forse anche una vendetta contro la Presidente. Non ho comunque niente da suggerirti tranne di ampliarlo e farlo diventare una lunga storia. Bene.

7Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Sab Ott 09, 2021 6:30 pm

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Il guscio della plutoniana mi ha ricordato Mork. Nano-nano quindi, caro autore. Io, per fortuna o sfortuna, ancora devo decidere, con il fantasy ho invece un bel rapporto, e devo essere sincero, non ho trovato nessuna difficoltà a seguirti. Concordo comunque con Viv per quanto riguarda la questione della trilogia, c'è materiale a iosa. E questo non è il primo capitolo, è l'incipit. L'incontro di tutte le razze mi ha ricordato un lavoro di Luca Enoch, Gea. Anche qui tutto si conclude con una guerra terribile. Mi è piaciuto molto l'uso dei capridi, che ho trovato con un ruolo importante solo in Carnival row.
Veniamo però al dunque, alla ciccia. Non si può esprimere un giudizio esaustivo per questo testo, non così com'è, almeno. Tutto è appena iniziato, accennato. I personaggi ci sono, e sono potenti: il cuoco, che sembra destinato a tappare il buco lasciato dalla plutoniana, è il paradigma dell'eroe Fantasy, che un po' per caso si ritrova a dover combattere per la salvezza di tutti. È bella e pronta per lui anche la Quest. Ovvero la ricerca di questo fantomatico Dito. Ottimo il villain, la presidente, ma all'orizzonte si intravede già il vero nemico, il Distruttore. Sì, ma è tutto all: orizzonte appunto, è tutto di là da venire. E se è monco il racconto, è sospeso anche il giudizio.
Dimenticavo, una difesa d'ufficio alla categoria dei cuochi, questa cosa che sputiamo nei piatti dei clienti rompiballe, giuro, non è vera ( ͡°ᴥ ͡° ʋ)

8Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Lun Ott 11, 2021 6:32 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Younglings
Younglings
E pensare che all'inizio credevo fosse un pamphlet, con quell'invettiva che ero convinto sarebbe uscita man mano dalle nebbie.
Poi si è trasformato in un fantasy, ma dalle nebbie non sono uscito.
Si salta un po' di qui un po' di là. Il pezzo in cui balla, non so, me sembra appiccicato ma non porti valore alla storia.
Non capisco dove vada a finire questo racconto, ma sono convinto che nella tua testa il mondo che hai creato sia perfettamente dettagliato: ci vorrebbero solo ben più di alcune pagine per raccontarlo.

9Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Mar Ott 12, 2021 7:03 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
In tutta sincerità, dubito che le mie osservazioni potranno esserti utili in qualche modo. Del racconto ho apprezzato soprattutto la fervida fantasia dell’autore/autrice e l’incalzare degli avvenimenti che sono descritti con un certo colore e in un’ottima forma. Tuttavia, se dovessi affidare a questo racconto il compito di colmare la grande distanza che mi separa dal “fantasy” confesso che sarebbe impresa vana. Non sono certo di aver compreso tutti i passaggi, ma attribuisco il fatto alla mia chiusura mentale piuttosto che alle tue capacità narrative.
Nel racconto ho trovato una certa commistione fra i generi proposti, con l’inserimento di brani che ricordano il pamphlet, all’interno di un fantasy prevalente, ma questo può essere anche un pregio.
Secondo i miei gusti, condizionati da un’eccessiva razionalità, mi sarei aspettato una spiegazione più compiuta di come, dai giorni nostri si è arrivati al mondo descritto, nell’arco temporale abbastanza ristretto di cento anni o poco più. Capisco tuttavia che avresti avuto bisogno di maggior spazio a disposizione.  

10Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Gio Ott 14, 2021 2:19 am

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Ciao. Ho necessità di chiederti il perdono. Perché certamente è colpa mia. Già a metà del racconto mi sono detto: "che sbornia!". Tanto, troppo, compresso. Non ci ho capito nulla. Forse perché sono anni che non leggo fantasy e fantascienza. Non concordo con chi, prima di me, ha detto che gli mancava un "come" si è giunti a quel punto storico. Se è un fantasy, non ha attinenza con la storia conosciuta dell'umanità. Ci sono fate, folletti, draghi, anche capridi nell'idea di un qualsiasi fantasy. Ma anche il fantasy vive di logicità, ancorché fittizia. E riesco anche a vederci una parvenza di logicità, ma questa si perde in mille rivoli di personaggi, di situazioni, di depistaggi. E' scritto bene, almeno questo ci sta. Ma la storia è confusa, arzigogolata, si fatica a entrarci dentro. Ho necessità di chiederti perdono.

11Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Gio Ott 14, 2021 10:35 am

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan
Comincio dalla parte tecnica. Nel complesso il testo è ben scritto, per cui ciò che faccio notare di seguito non sono errori, ma suggerimenti, come dire, stilistici, per forza influenzati dal mio personale modo di vederli:


"Ma sfamare tutte quelle bocche affamate"



Toglierei "affamate", basta "sfamare" secondo me




"Si senta pure libero di riferire quello che dirò alla sua gente; finché sarò in carica, nessun confine sarà eretto e nessuno verrà lasciato indietro."



Metterei un . o un ! (sembra che la Presidente Spalding sia piuttosto tesa nel parlare) al posto del ;


"Il mare si innalza"



"il mare s'innalza" elisione forever, suona meglio.




"La capride, vedendolo tanto allegro, si lasciò andare e i due volteggiarono tra i vari danzatori; così percorsero in breve il lungo tratto tra due finestre."



La capride*vedendolo tanto allegro, si lasciò andare e i due volteggiarono tra i vari danzatori percorrendo in breve il lungo tratto tra due finestre."


*io li avrei chiamati satiri, fa più fantasy




"I capelli ben acconciati le incorniciavano il viso tondo, lo sguardo scuro e penetrante non lasciava trasparire nessuna tensione."



"Il viso tondo era incorniciato da capelli ben acconciati, nessuna tensione traspariva dal suo sguardo scuro e penetrante"




"Le Parlerò"



"T'è scappata una P maiuscola



"Sei l’ultima della tua specie, una volta fatta fuori te avrò un problema in meno."



Toglierei "te"




"Con te sarà facile; anche i capridi non sono un problema. Chi mi preoccupa sono gli atlantidei. Così arroganti e potenti. Con loro dovrò essere scaltra; dovrò agire come i miei antenati della Grecia antica fecero con i centauri."


Toglierei i ; per sostituirli con una ,




Una bella zuppa che ho letto con piacere. Mi ha intrigato e mi ha incuriosito. Mi spiace ripetermi, ma anch'io la penso così: ci sono tutti gli ingredienti per un fantasy che non finisce più. Onestamente, io ci vedo anche un che di fantascienza, anche se non annacqua un fantasy puro, anzi, semmai lo accentua.
Purtroppo però non è questo il concorso dove un racconto del genere possa spaccare. Preso in blocco, senza "apertura mentale", passami il termine, risulta soltanto un'introduzione a qualcosa che non c'è, ancorché interessante. E un lettore come me, solitamente non amante del genere (non è una giustificazione, sia chiaro), non lo considera azzeccato e molto lontano dal racconto incipit-sviluppo-conclusione che si aspetta di leggere.


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Branzagot senz'onma.

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12Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Sab Ott 16, 2021 4:47 pm

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
La parte migliore del tuo racconto (e non è poco) è la scrittura, praticamente senza refusi, ricca, coinvolgente, leggera nonostante il tema non facile che hai trattato e tutta la carne al fuoco che hai messo.
E proprio la tanta carne al fuoco finisce, per come la vedo io, con il penalizzare un racconto che alla fine, per come la vedo io, racconto non è; paradossalmente è molto di più e il finale aperto ne è la migliore testimonianza.
Ho fatto fatica a tenere tutte le fila ma credo che se a queste righe che hai scritto farai seguire la storia vera e propria (della quale, qui, abbiamo poco più che un incipit) ne uscirà qualcosa di molto, ma molto interessante (che mi farebbe piacere leggere nonostante il genere non sia certo in cima alle mie preferenze).
Ti dico già, in tutta onestà, che non entrerai nella mia cinquina e me ne dispiace molto perché, lo ribadisco, scrivi proprio molto bene.

13Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Dom Ott 17, 2021 11:58 am

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Simpatico il titolo, senza disturbare Disney, non so perché ma alla lettura dei soli titoli ho associato questo racconto a un cartone animato. Scusami Penna se questo ti offende: ma prima di leggere i racconti ho provato ad interpretare i titoli per quello che sembravano.
 
A lettura terminata il genere fantasy si è stemperato in una commistione di genere: all’inizio mi era sembrato un fantasy-pamphlet, ma anche il fantascientifico ha avuto il suo spazio, con lo sviluppo della geopolitica di un universo vicino nel futuro, nella convivenza di tante razze. Forse troppo per l’arco temporale dei paletti, ma è un fantasy, quindi ci sta.
Un po’ di confusione iniziale ma, come tutti i racconti, l’ho letto come originale, con il suo stile di scrittura, cercando di afferrare la storia che si dipana tra le righe.
Il racconto è scritto bene, ho trovato alcuni refusi che poi ti dirò cara Penna, ma poca roba.
La storia che racconti mi è piaciuta, però l’ho vista come base per un lavoro molto più corposo, quasi una traccia per una trama che potrebbe svilupparsi in uno di quei tomi da centinaia di pagine in cui è piacevole perdersi. Magari perdi il filo della storia, non ti ricordi bene i tanti personaggi che la popolano, ma chissenefrega, per il tempo della lettura sono stata in un altro mondo, migliore o peggiore non importa. Diverso.
Dico questo perché quei blocchi di testo cui affidi, tramite i personaggi, le dissertazioni sui disastri climatici di cui traggono beneficio entità fantasy classiche (Atlantide, i nani minatori...), la sintesi della sottile diplomazia che porta una fazione a stipulare accordi con le altre per poi averne la meglio, la libertà di parola affidata ad un guscio che potrebbe rappresentare i social (raggiungono tutti ma quanti poi comprendono davvero?) sarebbero davvero meritevoli, per l’impostazione che hai dato, a tanti capitoli in cui dare loro tutto lo spazio che meriterebbero.
Questo, a parer mio, ti consentirebbe di trattare questi argomenti quando mai attuali (clima, politica, migranti, diversità di razza e cultura) in un’ottica futurista, che penso proprio sia nelle tue corde, facendo riflettere (non fa mai male, per mettere la gente di fronte a fatti gravi e che i stanno evolvendo pericolosamente, tutti i metodi sono buoni, purchè...).
Tornando la racconto, se tolgo o sintetizzo molto quei blocchi spiegazione per avere anche solo una infarinatura del loro contenuto – cioè dando per scontato di conoscere tutti i retroscena - l’atmosfera in cui sviluppi il tuo lavoro regge molto bene, soprattutto se collegata allo spazio temporale oltremodo compresso in cui avviene: porti il lettore in quella stanza da ballo, fai percepire la tensione del momento, i pensieri del protagonista emergono belli chiari, la drammaticità della morte  della plutoniana colpirebbe di più, ma la tensione si interrompe con le spiegazioni.
Da questi miei appunti deriva anche l’impressione che per il finale tu non abbia avuto abbastanza spazio per cui, anziché un finale vero e proprio, mi hai dato appuntamento a dei prossimi capitoli.
 
Le mie note, che, al pari di  [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]- con cui concordo per quanto esposto -   risentono del mio modo di scrivere. Quindi semplici suggerimenti.
Allora, adesso ha capito perché    una virgola aiuta a dare corpo alla frase
Ma sfamare tutte quelle bocche affamate   sfamare/affamate nella stessa frase, peraltro corta, non ce lo vedo. Potrebbe sembrare un rafforzativo, ma stride. Dar da mangiare a...
Guardie, Chiudete chiudete  ti è rimasta una maiuscola.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

14Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Dom Ott 17, 2021 5:15 pm

Ospite


Ospite
'La sede dell'amore fraterno' è troppo bella, mi ha ricordato D.F.Wallace, lui mollava nomi strani a tutto, perfino a suo padre, proprio per dare al tutto un tono umoristico, sarcastico.
Tu pure ci riesci bene, anche se avvicinarti a Wallace potrebbe sembrare troppo generoso.
Ma ci sei, ci stai accanto a quel genio, perché geniale sei pure tu.
Pòrunn è memorabile.
Non ci piove, sei riuscito a divertire e a divertirti.
O come faceva Davie, di nascosto, a prenderci tutti in giro.
Podio!

15Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Mer Ott 20, 2021 10:21 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan
Un fantasy a tutto tondo in cui si percepisce la progettualità tipica di questo genere. Alla fine si è così ricchi di riferimenti e possibilità che si può rimanere spiazzati ma ti fanno capire che c'è molto altro in serbo per il lettore. 
L'ambientazione è sicuramente interessante e il risvolto fantasy del cambiamento climatico è stata una bella trovata. Le razze sono tante alcune appena abbozzate quindi potevano essere evitate o solo menzionate. 
l'eroe è il tipico eroe chiamato a esserlo per caso e si comporta coerentemente con il suo personaggio. Addirittura iniziando con una specie di pamphlet.
Il nemico è cattivo anzi super cattivo, perché ritengo che la cattiveria della presidente sia ben peggio della minaccia dei distruttore dei mondi. 
La Quest arriva alla fine ma arriva bene. 
Tutto porta un mare di domande e mi viene da chiedere, non saranno troppe? 
Infatti il lettore viene investito da un sacco di nozioni e curiosità e potrebbe sentirsi frastornato. Questo testo perde tantissimo sotto forma di racconto ma apprezzo l'entusiasmo e l'estro quindi complimenti e grazie.

16Pluto Planet Power Empty Re: Pluto Planet Power Oggi alle 7:15 am

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan
Racconto interessante ma... forse troppo troppo... C'è tantissima carne al fuoco. Leggendolo mi sono saltati subito alla mente spezzoni di Star Wars, con quelle strane razze extraterrestri spesso con caratteristiche animaloidi. Radunate per qualche conferenza intergalattica. Confesso che ho fatto fatica a seguire il tutto e a tener conto di tutto. Scritto molto bene, forse, come già ti hanno suggerito, da diluire in più pagine. Qualcosa di molto di più di un racconto dal potenziale molto alto.
Complimenti
Grazie


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