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Danse macabre

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1Danse macabre Empty Danse macabre Dom Ott 03, 2021 3:41 pm

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La mia mano è fredda.
Guardo il vuoto, nella sala d’attesa deserta, e il vuoto guarda me.
La porta si apre, lenta, ritrovo un respiro che non prendevo da ore. Il chirurgo è giovane, mediorientale; s’avvicina reggendo un pad e fingendo di consultarlo. Quando mi guarda e vede un lemure cereo ha un moto d’umana compassione.
“Ho terminato,” mormora, “Fatto il possibile.”
La mia mano è fredda.
“Voglio,” la voce è come unghie sulla cartavetro, “Vederla.”
Incupisce. “Conservi il ricordo di com’era, non di cosa ne resta.”
Il giallo delle pareti è un inno alla nausea.
“Voglio,” cartavetro, “Vederla.”
Lui annuisce.
M’alzo in un moto privo di vigore, lo seguo alla porta della camera mortuaria.
La stanza è fredda ma io di più.
 
Callisto giace distesa su un tavolo d’acciaio, sotto un lenzuolo bianco eccetto capo e spalle. È pallida, cianotica, con gli occhi chiusi e un’espressione a metà esatta tra sgomento e dolore. I capelli biondi, lunghi, impalliditi a loro volta come quella parte visibile del tatuaggio sulla spalla. Non riesco a smettere di guardare le suture spesse come lampo che, dal collo, si perdono sotto il velo.
Vago.
Cammino intorno, un passo alla volta. Quella parte di me assuefatta al dolore vorrebbe sollevare il panno per guardare l’orrore che le è toccato in sorte. Il medico fa segno di no.
La mia mente confusa ricrea Callisto da qualche parte dietro la coda dell’occhio, in top bianco e shorts, come sulla spiaggia di Jumeirah.
Urlo, rovescio e maledico, tutto dentro la mia testa: fuori ho solo occhi dai capillari gonfi e non una lacrima che si degni di bagnarli.
Le depongo un bacio sulla fronte. Il gusto acre del preservante è veleno.
Lascio la stanza prima che quella parte di me assuefatta al dolore mi faccia restare lì per sempre. Le condoglianze dell’uomo in camice non lasciano segni sulla mia psiche ovattata.
“Signore,” ascolto tre volte quella parola prima di fermarmi: il chirurgo ha in volto un’ombra diversa, guarda il pad poi me. “Lei ha servito l’Emiro nella Guardia?”
Ricordi feroci. “A Fujairah, assedio dell’aeroporto. Torre 23.”
Annuisce con reverenza. Il suo sguardo è cambiato. “Allora conosco un modo.” Guarda verso la sala mortuaria e il biglietto che ha tolto di tasca. “A Dubai, Torre Alshams, piano 206. Chieda di Rais.”
“Per cosa?”
Negli occhi piccoli, scuri, c’è sicurezza. “Si fidi.”
Non capisco o non voglio capire. Sul biglietto c’è l’effigie di un’onoranze funebri, il Saxaul.
“Trattamento di favore,” scandisce, “Per sua moglie.”
 
*
 
Non sento molto, a livello fisico e mentale.
È così da tempo, da ben prima dell’attentato. Sarà Abu Dhabi, la vita che s’è fatta sempre più difficile. Lo stress post-traumatico. La difficoltà di respirare aria che non sia depurata.
Ho guidato fino a Dubai attraverso quattro tempeste di sabbia in quel caos urlante che è il Trucial.
Continuavo a vederla, Callisto, con la coda dell’occhio: seduta sul sedile passeggero a guardar la sabbia che sferza i vetri blindati.
Non è mai andata via.
Non lo ha fatto dopo la battaglia alla Torre 23, il coma, potevo non farcela. Poteva rifarsi una vita, non l’ha fatto.
La vedo anche ora, da qualche parte appena dietro di me, in ascensore e poi nei lunghi corridoi deserti della Torre Alshams, piano 206, camminarmi dietro senza un suono e svanire ogni volta che mi giro a cercarla.
Il Saxaul sta dietro una doppia porta cesellata, una targhetta d’ottone a indicarne il nome. Non c’è citofono allora busso e attendo; della musica lenta, arcaica, passa sotto la soglia.
Apre un uomo in uniforme nera cerimoniale.
“Cerco,” mormoro, “Rais.”
Lui soppesa le mie parole, annuisce, indica qualcuno seduto a un tavolo. Entro in un salone che fonde stile new-tech di Dubai e classico parigino in un connubio discutibile di colonne tortili, archi gotici e soffitti affrescati.
C’è gente. Uomini e donne, arabi e occidentali, in abiti e costumi diversi, eleganti, sparsi con geometrica cura nel grande spazio della sala: danzano qualcosa che non riconosco, coi passi d’un valzer lento e le movenze d’un foxtrot, sulle note educate d’una musica soffusa.
 
Rais è un uomo sulla cinquantina in gessato grigio d’alta fattura, dai baffi sottili e i capelli pettinati indietro, folti.
Mi fa sedere al piccolo tavolo. Ha occhi vispi, attenti: i miei sono vitrei e insonni.
“Perché è qui da me oggi?” Ha un ottimo inglese.
“Non lo so.”
Apre le mani al grande salone dalle luci soffuse, alle danze lente, ritmate. “Chi viene da me,” recita e la sua voce è gradevole, “Ha una tecnica di ballo da affinare o un caro da onorare.”
Callisto è un’ombra corta appena oltre il campo visivo.
“Mia moglie.”
“Condoglianze. Com’è accaduto?”
“L’attentato al Madinat. Era lì quando è,” il respiro va e poi torna, “Scoppiato l’ordigno.”
Annuisce composto. “Tutti quei morti. Abu Dhabi non è più sicura neppure nei distretti dorati: esco di rado, ormai, da questa torre. Troppi pazzi ed estremisti là fuori.”
“Stava facendo dello shopping.” Urlo, rovescio e maledico, tutto dentro la mia testa. “Non è giusto.”
“Viviamo in tempi difficili, signor Deydara. Non era alla Torre 23? Durante l’assedio dell’aeroporto.”
Sa il mio nome. Sa della Torre 23. “Dove l’ha sentito?”
“Ascoltare è il mio lavoro. I morti parlano, aveva idea? So di Fujairah, sì. Lei e altri della Guardia avete tenuto la posizione, respinto i ribelli. Reso un grande servigio all’Emirato.”
“Volevo solo,” una vita tranquilla. In questo mondo che sprofonda nel caos e nel dissesto climatico.
“È in riconoscenza dei suoi servigi passati che è stato mandato qui.”
“Seppellire mia moglie. Trattamento di favore, hanno detto.”
“Può seppellirla, se crede, oppure può,” Rais sorride, “Riaverla.”
Fisso il vuoto e lui attende, paziente. “Come nulla fosse accaduto.”
Accenno un riso che è solo un sussulto del petto.
“Riaverla. Viva. Sua.”
“Che significa?”
“Posso riportarla indietro, se lo desidera. Indietro da qualsiasi cosa ci sia dopo di noi, dopo l’esistenza terrena.”
Brivido.
Un germoglio di rabbia fa capolino nel caos della mia mente stordita. “Lei è stata smembrata,” brivido, “Assieme ad altre 166 persone dall’onda d’urto di una bomba sonica. Il suo corpo è stato rimesso insieme alla meglio. Non c’è modo di riportarla anche solo a una forma dignitosa. Se vuole usare il mio dolore per illudermi con assurdità, io…” Il resto muore in un vuoto pleonastico.
Rais, paziente, giunge le mani. “La seppellisca, allora. Le offro un funerale Sublime al prezzo di quello ordinario. Oppure affidi il corpo a me, e io la riporterò da lei. Viva, o quasi. Perfetta. Senza alcun segno di quanto ha patito.”
La testa mi cade, lenta, tra le mani. Respiro senza sentire l’aria nei polmoni.
“E come può farlo?”
“In questo mondo morente ci affanniamo tutti a guardar avanti cercando tecnologiche soluzioni ai problemi della nostra esistenza: guerra, fame, sete, sonno. Solitudine. Dimentichiamo che esiste il passato e ciò che ha da insegnarci.”
“Mi dica,” il tono ora è truce, “Come può fare questa cosa.”
Il suo indice si alza verso l’alto, molto più in alto del soffitto, della torre 206. “Abbia fiducia nelle vecchie religioni della mia e della sua gente.”
Scuoto la testa, ma è solo un moto di tensione. “Quanto vuole in cambio?”
“Ridare la vita ha un prezzo che non si paga in denaro, signor Deydara. Normalmente chiederei una cosa preziosa come la sua lealtà, ma vista la sua condizione, mi vedo costretto a domandare altro.”
“Quale condizione?”
I suoi occhi piccoli si fanno ancora più minuti. “Lei è stato colpito durante l’assedio dell’aeroporto, ricorda?”
Porto una mano al petto nell’eco di quello stesso gesto, quando il proiettile m’è entrato nel costato.
La Torre 23.
“Ricorda il coma, la riabilitazione?”
Il grande vuoto che hanno lasciato. Lo stress, PTSD, gli incubi.
Annuisco. “Perché la lealtà?”
“Sto espandendo i miei interessi, e un giorno mi faranno comodo uomini che sanno usare le armi.”
“Gliela offro la mia lealtà.”
“Oh, ma quella già la possiedo, sa? No, desidero altro da lei.”
“Cosa?”
“Sua moglie, in cambio. Come ospite nella mia sala da ballo, beninteso. So che era molto bella: sarebbe un valore aggiunto.” Accenna alle danze che, in ordine, si snodano e contraggono intorno a noi, nel salone, senza un suono che non sia la musica e le suole di decine di scarpe.
“Che senso ha,” chiedo in un soffio, “Tutto questo?”
“Amo il ballo. Riempio i vuoti della mia esistenza così. La sua decisione?”
Guardo un nulla fatto di figuranti in abiti di lusso. Callisto è una presenza discreta appena dietro la coda dell’occhio.
“Ma sarà come prima? Tutto come prima?”
“In buona misura. Potrebbe non ricordare dettagli del passato recente, ripetere spesso le stesse frasi e apparire atona. Ma è del tutto normale e il tempo migliorerà le cose. Non avrà segni visibili; solo la sentirà più fredda al tocco, perché la temperatura d’un corpo redivivo è più bassa, e il suo cuore batterà con estrema lentezza. Dovrà abituarsi a queste piccole differenze.”
La gola è secca, le mani gelate.
“Che significa? Mi ridarà un surrogato? Non voglio un surrogato, voglio mia moglie.”
“La resurrezione non rende vivi, Lazzaro non lo era. È uno stato a metà tra la morte e la vita, ma assomiglia molto di più a quest’ultima. È ciò che posso offrirle, con l’aiuto di Dio.”
“Sarà come vivere? Mangerà, avrà funzioni vitali?”

“Sarà tutto normale, eccetto quel che le ho descritto.”
Chiudo gli occhi, allucinato, sconvolto. “Accetto.” Il morso alla gola è diventato un nodo stretto.
“La mia agenzia s’occuperà di tutto. Gliela restituiremo entro tre giorni.”
Sorride con garbo.
 
*
 
La mia mano trema mentre abbasso la maniglia della camera da letto e apro la porta.
Callisto è lì.
Lì nella luce del tramonto che filtra dalle veneziane, eretta di fronte al suo guardaroba. Contempla le ante aperte con sguardo assente, indossa una sottoveste bianca.
La chiamo in un soffio: m’osserva con un lento voltare del capo.
La guardo e percorro, senza sosta; i suoi occhi sono fissi, le palpebre immobili.
Non so chi o cosa ho davanti, solo che è identica a lei, la stessa abbronzatura curata, i capelli in ordine, lisci, schiariti in punta. Bella nei suoi 27 anni.
Mi avvicino. Le sfioro una guancia e la mano trema: non ha mai smesso di farlo.
La pelle è liscia come la ricordavo.
“Ehi.”
Le sue iridi sono vitree come le mie.
“Stai bene?”
Annuisce dopo un tempo infinito.
Le depongo un bacio sulla gota, anche le labbra tremano. Le cingo le spalle, il tatuaggio che le colora tutto il braccio. “Hai freddo?”
“No.”
Sorrido, incerto. Ho gli occhi gonfi di pianto che non riesco a buttar fuori.
“Non ricordi cos’è successo?”
Un moto delle sopracciglia come ci pensasse, per breve, scuote appena il capo. “Sono stata…”
“Sei stata via. Per qualche giorno.”
Annuisce  a cenni lievi, atona. Guarda l’armadio aperto. Fa per muoversi, vacilla, la sorreggo.
“Siediti.”
L’accompagno a sedere sul letto, il nostro letto. Non so cosa dire, non so nulla.
Se è lei, non è lei. Nulla.
La guardo muovere le dita, sfiorare le lenzuola.
“Cal,” scendo sulle ginocchia, tocco le sue, “Ti ricordi di me, Cal?”
Mi guarda poi accenna un sorriso. “Sì.”
Dio.
Poggio il capo sulle sue cosce nude, magre, brunite, e lì rimango; non c’è più l’odore del preservante, c’è quello della sua pelle abbronzata. Non so cosa credere.
Piango, urlo e ringrazio: tutto nella mia testa.
Le sue mani mi si poggiano sui capelli, li accarezzano.
Devo capire, sapere, essere sicuro. La bacio, in silenzio, coscia, ginocchio, percorro la sua gamba reggendola con cura. Cerco il fiore tatuato sulla caviglia, minuscolo, ed è lì. Bacio con rabbia il suo piede nudo stringendolo contro il petto.
Callisto guarda e non so dire cosa provi. Se ci sia davvero, qui, con me.
“Parlami,” mormoro, “Dimmi qualcosa.”
Accenna un sorriso, la piega curiosa sotto gli zigomi. “Andiamo al mare?”
Rido, senza suono, gli occhi rossi. “Vuoi andare al mare?”
Si stende, lenta, sulle lenzuola, e per un attimo la rivedo a prendere il sole di Jumeirah, sotto la cupola isolante.
Mi sdraio al suo fianco, viso a viso; le accarezzo la schiena, le bacio una mano. Non è fredda, non la sento fredda. Dovrei sentirla tale, non lo è. Stringo e bacio e accarezzo, ma non è fredda al tatto. È tiepida.
Mi sfiora il volto, sorride. “Sei tornato.”
È lei a esserlo, ma non lo dico. La sua immagine cianotica sul tavolo d’acciaio svanisce di fronte alla meraviglia d’averla qui, ora.
Giuro e rigiuro a me stesso che non le dirò mai dell’attentato, la bomba, la sala mortuaria, e Rais, il Saxaul: non dovrà sapere nulla.
La bacio sulle labbra col terrore di sentire un gusto che non sia il suo, invano.
È lei, so che è lei.
“Hai fame?”
Impiega tempo per fare segno di no. Scendo al suo torace, apro la veste, c’è la rosa che ha tatuata sotto il seno.
“Ti amo, Cal,” non sento il suono della mia voce, solo i capezzoli sotto le dita. Le ascolto il petto: ho un vuoto quando non sento battere il cuore e un sorriso amaro quando un singolo rintocco, fioco, si fa strada. Ci vuole un’eternità per sentirne un secondo.
Lei osserva, con occhi che sono i suoi nonostante un velo d’apatia.
Non sento il caldo del tumulto emotivo né il freddo della sua non-vita: le bacio il ventre, l’ombelico, poi più giù, accanto all’elastico delle mutandine nere.
Ravvia i capelli con un altro gesto incerto, porta il dorso della mano alla bocca. Sembra voler piangere ma non trova le lacrime, come me.
Le calo gli slip con dolcezza. Voglio vederla, toccarla, sapere che è ancora lì, nonostante tutto il male passato.
Bacio la vagina glabra e lei inarca per un attimo la schiena. Le sue mani tornano a giocare coi miei capelli.
“Reno…”
Il mio nome nella sua voce flebile è un dono per ogni fibra di me che ha pensato d’arrendersi dopo l’attentato, la sala mortuaria, il suo corpo nel lenzuolo bianco.
“Sono qui, Cal.”
Un cenno lieve d’andarle vicino: ha il sorriso tenue dei tempi migliori. Mi alzo, lento, fino a starle sopra, occhi negli occhi, con ancora tutta l’insurrezione che sento dentro. Il suo petto che s’alza e abbassa, lento, il tondo dei seni, gli occhi socchiusi.
Le sue mani cercano l’orlo della mia maglietta, l’aiuto a levarmela. Sorride.
“Adesso,” mormora, “Adesso è finita?”
“Sì. Avrò cura di te, Cal, lo giuro. Non ti succederà mai più nulla.”
Mi tocca il petto con i palmi, sorride amara, poi piega le labbra in un moto di pianto. “Sono fredda, Reno?”
Brivido. “Non lo sei, no.”
Ha un singhiozzo, le s’inumidisce un occhio. “Neanche tu.”
Non capisco, non voglio capire. Le accarezzo il petto, i fianchi, è tiepida al tatto, non è fredda.
Non lo è.
Esplora il mio corpo con dita snelle, via via più libere dalla rigidità, sfiora le mie gambe coi piedi nudi; sembra piangere ma non ci sono lacrime sulle sue guance. “Non sei più freddo.”
“Cosa dici? È tutto passato, tutto andato, non è successo niente.”
“Io sono morta e tornata, Reno.”
Sento una vena d’orrore e paura scavare dentro l’anima: lei sembra piangere e ridere assieme, senza suono, sfiorandomi il volto. Ha i miei stessi occhi segnati dal dolore e le privazioni. “Ti amo, Reno, ti amo tanto.”
Si alza a sedere, lenta, sofferta, appoggia il volto sul mio, le mani a stringermi con debole vigore.
“Non sei più freddo, non lo sei più…”
Non capisco, non voglio capire. Guardo confuso, stanco.
Lei guida con dolcezza la mia mano sui suoi seni morbidi. “Non lo sono neanch’io.”
“Non lo sei, no.”
“È perché,” piange e ride assieme, senza lacrime né suono, “Adesso abbiamo la stessa temperatura.”
Fisso il vuoto, atono. “Che significa?”
Guida la mia mano contro il mio stesso petto, a sinistra, dove c’è la ferita, il proiettile che m’è entrato nel costato quel maledetto giorno, l’assedio dell’aeroporto, Torre 23. Non è rimasto alcun segno del foro per l’ottima chirurgia.
“Cal, tu non hai idea di cosa ho passato, di cosa ho pensato, di tutto quel che ho provato sapendo che eri…”
Mi carezza le labbra per far cessare il caos, i dervisci di dolore, la tempesta che devasta le pareti della mia anima. Tutto si quieta in un breve, intenso attimo.
È in quel momento, solo allora, che lo sento.
La mano sul petto.
Un singolo, lontano, lontanissimo battito.
Ci vuole un’eternità per sentirne un secondo.
Impossibile.
Urlo, rovescio e maledico: tutto nella mia testa. Cerco un pianto che non possiedo più, i dotti lacrimali secchi.
“Non sei più freddo,” mi stringe in un abbraccio liberatorio, infinito, quello di chi ha assistito un redivivo per anni, senza andarsene, senza rifarsi una vita.
“Lo siamo entrambi, ora.”
Mi bacia con un’eco della foga di tempi migliori, quella che neppure la morte ha portato via.
Scivoliamo insieme tra le lenzuola, le pieghe d’un mondo che corre a lenti passi verso la fine.
 
*
 
Callisto è splendida nel vestito corto, nero, i tacchi alti, i bei capelli pettinati indietro.
Io ho rispolverato la vecchia divisa della Guardia.
Sorride, magnifica, le nostre mani intrecciate.
La musica della sala è soffusa come la luce, così gli affreschi sul soffitto e quell’incrocio di arte new-tech di Dubai e vecchio stile parigino.
Rais osserva seduto al suo banale tavolino; vuole solo questo da noi: un ballo. Lungo, eterno, solo un ballo, per allietare i vuoti della sua esistenza. È il prezzo che gli devo per aver avuto mia moglie indietro.
La mia lealtà non l’ha voluta poiché già la possedeva: Callisto gliel’ha offerta per riportarmi indietro, anni fa, dopo quel proiettile.
Dicono che Rais stia espandendo i suoi interessi, che ambisca a un posto di rilievo nel tempo che verrà, quello dei nuovi conflitti per le risorse, per sovvertire le vecchie egemonie. Che voglia un esercito, uno fatto di morti resuscitati, controllabili, eterni, freddi.
Che ne abbia già raccolti molti, indistinguibili dalle persone normali.
Che ci riesca grazie a quel sapere che è scritto nella Bibbia da un remoto passato. La chiamano necromanzia.
 
Così danziamo, una danza che non conosco, che ha qualcosa del valzer e qualcosa del foxtrot, persi tra tante altre coppie, tutte diverse, tutte eguali. Tutte fredde ma senza sentirlo.
Insieme, come saremo a lungo, in attesa d’una chiamata alle armi ancora da venire.
Non mi occorre altro.
Bacio le labbra della donna che ho scelto e sceglierei ancora da qui alla fine del mondo.
Una danza macabra, insieme.
Per sempre.

2Danse macabre Empty Re: Danse macabre Mer Ott 06, 2021 6:45 pm

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore
Questo ė un racconto dall’atmosfera sospesa. Non si corre leggendo, l’autore, grazie a una scrittura scarna e a una punteggiatura scelta con grande cura, ci porta per mano ad assaporare la storia battito dopo battito. Con la stessa lentezza del cuore dei protagonisti. 
Niente ė lasciato al caso. Odori, suoni, sensazioni tattili e visive. La lettura è un coinvolgimento totale dei cinque sensi. In questo caso anche del sesto senso considerata la scelta della tematica.
Più che un fantasy mi ha portato nel mondo della fantascienza, di una fantascienza di grande qualità. Ho letto di recente (e lo consiglio vivamente) 
“L’invenzione di Morel” di Adolfo Byoi Casares. Me lo hai ricordato tantissimo. Se non lo conosci, leggilo.
La parte che ho apprezzato di meno è la motivazione di Rais. O meglio, l’intenzione di creare un esercito di redivivi che gli sia eternamente leale è una grande idea, mi convince meno (anche se a livello di sensazione è di immagini durante la lettura è piacevolissima) la sala da ballo. Una volta alleggerito di questo orpello, il racconto può volare negli scaffali delle librerie. 


Ti volevo segnalare questo refuso. (Maiuscola dopo la virgola)
cartavetro, “Vederla.” 
Poi Ho visto che lo hai ripetuto poco dopo. Forse hai scelto di dare più enfasi alla parola “Vederla” ma avendolo fatto solo in questa occasione, può sembrare un refuso. 
Complimenti e grazie per questa bella lettura.


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

3Danse macabre Empty Re: Danse macabre Gio Ott 07, 2021 10:45 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Younglings
Younglings
Bravo autore. Sei riuscito a nascondere, almeno a me, fino alla fine che lui fosse un morto resuscitato. Lo hai fatto realizzare a lui e al lettore nello tesso tempo, con frasi interrotte, virgole, sensazioni espresse e sospese. 
La punteggiatura è importante, all'inizio forse un po' lenta, poi più scorrevole.
Qualche passaggio un poco pesante, come "Quando mi guarda e vede un lemure cereo ha un moto d’umana compassione".
Non sono solo sicuro possa definirsi un fantasy, ma lascio agli esperti l'ardua sentenza.
Complimenti

4Danse macabre Empty Re: Danse macabre Gio Ott 07, 2021 10:52 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan
Dopo un paio di letture serali, mi sembra di non aver trovato incongruenze circa la forma di questo testo che è veramente ben curato. Sicuramente ci ritornerò poiché ci sono alcuni passaggi che vorrei "rivedere", e circa la tecnica e circa l'economia del racconto.

Questo Reno che fa resuscitare l'amata Cal mi ha fatto venire in mente il film "The sixth sense", dove il protagonista (Bruce Willis) si accorge soltanto alla fine di essere morto. E qui non è proprio chiarissimo se Reno sia consapevole del suo stato, nonostante lo dica sin dall'inizio: "La mia mano è fredda".

Detto questo, l'atmosfera incerta che l'Autore ha saputo ben creare si sgonfia un po', almeno per me, quando Reno si ritrova a fare per la moglie ciò che lei aveva fatto per lui tempo a dietro. Ed è qui che ci si domanda, più che domandarsi, si vorrebbe sapere qualcosa di più sul ruolo del Rais, poiché un ballo di coppia in cambio del ritorno alla vita sembra un po' pochino come contropartita.

Ma ripeto, il racconto è affascinante e ci ritornerò.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

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5Danse macabre Empty Re: Danse macabre Ven Ott 08, 2021 12:15 am

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan
Accipicchia autore!
Ma lo sai che una cosa simile è stata la prima idea che ho avuto per il racconto di questo step?
Sarebbe stato davvero divertente leggere i due racconti in gara!

Questo racconto mi è piaciuto davvero molto: quello che mi ha colpita di più è l'atmosfera che hai creato, un non luogo sospeso, dove i protagonisti si perdono e si ritrovano sulle note di un valzer.
La cura nella scelta di parole e similitudine (dervisci di dolore...), senza mai cadere nel banale e nel ripetitivo, mi ha conquistata e mi ha aiutata a calarmi dentro la storia, dentro il punto di vista di un... morto!
Per me questo è un bel racconto, dove tutto funziona ed è funzionale alla storia (incipit indelebile!). Ho veramente poco da farti notare o da aggiungere (forse è poco accattivante la motivazione di Rais, e il ballo degli zombie rimane poco giustificato...)
Ah sì, forse c'è una cosa che voglio farti notare: Reno sembra non avere coscienza di essere morto da un bel pò, invece Cal, appena resuscitata, si rende conto della sua condizione e aiuta anche lui a prendere coscienza di cosa sono.
Perfetto l'omaggio al Re nel titolo!
Complimenti!

6Danse macabre Empty Re: Danse macabre Ven Ott 08, 2021 12:35 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan
Dopo la lettura di questo racconto mi rimangono sensazioni un pò contraddittorie.
La scrittura indubbiamente è buona, matura, anche se non amo particolarmente uno stile così secco, asciutto, fatto di passaggi concisi e frequenti a capo.
L'atmosfera che hai creato è particolare, algida, più horror fantascientifica che fantasy. 
Non c'è un alone magico, ma un velo lugubre che ricopre il racconto dall'inizio alla fine.
L'incontro tra moglie e marito quando Callisto risorge mi da l'idea che sia troppo lunga e dilatata, rallenta in modo sensibile la narrazione.
La chiusa invece l'ho apprezzata molto, Callisto e Reno che si preparano per quel ballo assurdo, per partecipare a quella danza macabra messa in scena da un personaggio equivoco e misterioso. Quando iniziano il loro ballo eterno ho avvertito un brivido lungo la schiena.
Forse il racconto è un pò troppo freddo, come i corpi dei tuoi personaggi, e il ritmo un pò troppo lento, come i battiti dei loro cuori. Magari l'hai fatto apposta, uniformare in un certo senso lo stile alla natura dei tuoi personaggi, però questa cosa non mi ha permesso di trovare lo scritto troppo coinvolgente.

7Danse macabre Empty Re: Danse macabre Ven Ott 08, 2021 5:56 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
Il racconto è ottimo e dato che l'ho letto senza interruzioni ritengo la tua scrittura più che fluida. La storia è accattivante e veramente sorprendente il fatto che anche lui sia stato riportato in vita da lei. Un po' leggerina la richiesta del Rais che li ha riportati in vita solo per unirli a quelli che già ballano per lui. E' vero che hai scritto che vuole anche la loro lealtà facendoci comprendere che almeno lui farà parte del suo esercito per rivoluzionare il mando. Mi ha disturbato il nome Callisto che per noi è maschile mentre provenendo dalla mitologia greca appartiene a una ninfa come al solito sedotta da Zeus sotto le spoglie femminili di Artemide. Tanta roba diciamo in Toscana. E così è anche per il tuo fantasy.

8Danse macabre Empty Re: Danse macabre Dom Ott 10, 2021 8:20 am

SuperGric

SuperGric
Younglings
Younglings
Ma che bello. Mi è piaciuto molto. 
La scrittura è ottima, trascinante e ammaliante. Anche se lo spezzare alcuni dialoghi in quel modo, sebbene originale, secondo me rende meno fluida la lettura. Ma è comunque una scelta stilistica interessante.
La storia è originale. L'ambinentazione mediorientale conferisce un alone di mistero maggiore.
Il fatto che Reno non sappia di essere un resuscitato mentre Cal sì è strano e non è spiegato, e la sala da ballo è un po' forzata nell'economia della storia. Ma nel complesso molto molto bello.

9Danse macabre Empty Re: Danse macabre Dom Ott 10, 2021 4:47 pm

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Una scrittura di alta qualità, quella di questo racconto, al di là dell'assenza di refusi.
L'atmosfera voluta dall'aut* è creata innanzitutto proprio dal tipo di scrittura, spesso sospesa grazie ad un abile utilizzo della punteggiatura che crea un effetto quasi sincopato grazie a frasi brevi e di frequente interrotte.
Sembra quasi di leggere con il ritmo del cuore dei due protagonisti.
Il racconto si fa apprezzare anche come trama, sebbene il ruolo di Rais, creatore di un esercito di morti viventi con il quale andare, forse, alla conquista del mondo mi è sembrato un po' forzato, un po' eccessivo.
Paletti tutti molto ben inseriti nel corpo della storia, unico dubbio sul fantasy, mi sembra che ci troviamo più su un terreno horror fantascientifico alla Stephen King (il titolo...): forse è questo l'unico vero aspetto che potrebbe penalizzare il tuo racconto nella mia personale classifica finale rispetto ad latri fantasy che nel mio immaginario sono "più" fantasy.

10Danse macabre Empty Re: Danse macabre Lun Ott 11, 2021 10:07 am

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan
Un racconto molto intenso dove i personaggi si muovono in un mondo senza tempo, asettico.
E' scritto molto bene e guida dolcemente il lettore verso la sorpresa finale. Ha solo un problema, non è un fantasy. O, per lo meno, non un fantasy canonico. E' più un racconto di fantascienza.
Rimane comunque un ottimo lavoro.
Complimenti.
Grazie


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

11Danse macabre Empty Re: Danse macabre Gio Ott 14, 2021 9:11 am

vivonic

vivonic
Admin
Admin
Non ho capito perché il titolo in francese; ce lo spiegherai, se vorrai.
Poi stavo pensando che non avrei mai potuto far parte di questo CdL, perché mi sto chiedendo dove sia il fantasy in questo racconto. Probabilmente è una commistione con qualche altro genere. Io, così com'è, lo vedrei bene come racconto di fantascienza, e sono sicuro che il CdL non l'ha visto in questo modo perché altrimenti non sarebbe stato ammesso. Quindi boh, ce lo dirà chi commenterà dopo, oppure tu alla fine dello step, chissà.
C'è da dire che il racconto è scritto proprio bene, il personaggio dei paletti è uno dei meglio presentati, il connubio con la sala da ballo è poi efficace e coerente; quindi, insomma, il racconto è proprio ben strutturato, e di sicuro si può definire bello.
La scrittura matura e sicura ti fa scivolare in una lettura piacevolissima.
Si nota poi una certa denuncia sociale che non guasta mai.
Insomma, il racconto mi è piaciuto. Voglio solo capire quanto c'entri con il fantasy, in modo da poterlo tenere in considerazione.
Intanto, complimenti! Smile


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

12Danse macabre Empty Re: Danse macabre Gio Ott 14, 2021 5:08 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
Un pezzo veramente ben scritto, molto curato nella forma, con uno stile scarno che contribuisce a rendere ancora più efficace il susseguirsi dei fatti, fino alla sorpresa finale in cui si ribaltano tutte le aspettative del lettore. Tutto appare molto curato, senza lasciare niente al caso.
Anche il titolo si adatta perfettamente alla storia. Comprensibile il titolo in lingua straniera, visto che fa riferimento a un’opera musicale di un compositore francese.
La descrizione del grande amore fra Reno e Callisto, in un misto di tenerezza e erotismo, crea forte emozione in chi legge.
L’unico punto un po’ più debole è la figura di Rais che appare poco plausibile nella sua funzione e nei suoi progetti, ma siamo nel regno dell’immaginazione e tutto è possibile.
Non esprimo giudizi sulla coerenza al genere fantasy che conosco assai poco.
Non ho trovato sempre efficaci quegli inserimenti ricorrenti in mezzo alla frase. Esempio:
“Voglio,” la voce è come unghie sulla cartavetro, “Vederla.”


13Danse macabre Empty Re: Danse macabre Ven Ott 15, 2021 11:16 am

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Ti voglio bene. Difficile voler bene a chi ti fa sentire inadeguato. E chissenefrega se hai centrato o meno il genere, non è compito mio, bensì dello staff. Mai sarò sentito per i paletti. Torno qui o pomeriggio o domani. Ho un lungo lavoro da fare con te. Un lavoro pietoso e intenso, riconoscente. Ti bacio in fronte, mi aiuterai a crescere.

14Danse macabre Empty Re: Danse macabre Ven Ott 15, 2021 2:45 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Cara Penna, la tua bravura mi ha tenuta stretta nel racconto dalla prima all’ultima riga e mi sono accorta che in certi momenti avevo trattenuto il respiro.
Mi è piaciuto lo stile essenziale, molto deciso e sicuro dall’inizio alla fine: descrizioni minimal, ma molto efficaci per rendere le immagini, gli stati d’animo; così come i dialoghi, scarni ma con milioni di parole dentro. E tutti quei pensieri trattenuti, che fanno male, che andrebbero urlati per essere finalmente liberazione per la rabbia e per il dolore! Da brivido.
Beh, sarò una dalle lacrime sempre pronte (anche quelle che rimangono dentro), ma non le spendo facilmente: qui ho dato fondo alla scorta. Non so se conosci il significato della parola “magone”. Ecco, proprio quello.
Una bellissima storia d’amore, di quelle che non fanno sognare: fanno bene.
Il finale, splendido nella sua crudezza, per un momento mi ha fatto odiare il Rais, che compra la lealtà delle persone giocando col loro Amore. Ma forse è uno dei tanti aspetti della Vita che esistono, prosperano anche se noi li rifuggiamo, inutilmente.
Ho letto tantissimi romanzi in cui belle storie d’amore, scritte molto bene, si intrecciano con episodi dolorosi (i rosa non mi piacciono per niente) – i titoli non me li ricordo e neanche mi voglio arrampicare sulle scalette per recuperarne la memoria, perché quelli erano romanzi, tomi da centinaia di pagine, c’era tanto spazio a disposizione per rendere emozioni, stati d’animo, per recuperare magari un passaggio meno riuscito. Tu, cara Penna, hai saputo esprimerti ad un livello alto in pochissimo spazio.
Mi piacerebbe farti altri complimenti, ma rischio la moderazione: li rimando alla cinquina.
Un autore che ha le tue stesse capacità di scrittura secca e che colpisce però lo voglio ricordare ed è quello che compare in calce alla mia firma.
 
Ti faccio alcune piccole note, sono piccolissimi sassolini in cui mi sono imbattuta: nulla, ma proprio nulla tolgono al tuo racconto, davvero meritevole di qualsiasi elogio che ti è stato e ti sarà fatto, doverosi per la scrittura che ci hai regalato.
 
lemure cereo ha un moto d’umana...  lo leggo meglio ...lemure cereo, ha un moto d’umana...
sotto un lenzuolo bianco eccetto capo e spalle  meglio sotto un lenzuolo bianco, eccetto capo e spalle
pallida, cianotica  non può essere pallida e cianotica: cianotica è una colorazione bluastra/violacea, pallido richiama il biancore
di sabbia, in quel caos urlante che è il Trucial.  metterei una virgola
... qualche parte appena dietro di me,..camminarmi dietro seguendomi senza un suono e svanire : il dietro ripetuto in questa frase, anche se lunga, stride; proverei a sostituirlo con seguendomi, che mi rende proprio l’idea di avere qualcuno appresso.
C’è gente. Dopo ci vedo un a capo. Mi renderebbe molto l’idea del protagonista che è lì, fermo, attende qualcosa, ma non sa cosa, e vede la gente. Un fermo immagine forte per il suo stato d’animo
Volevo solo,” una vita tranquilla. In questo mondo che sprofonda nel caos e nel dissesto climatico. Questa frase mi ha colpito: non so se l’aver troncato il parlato dopo “solo” sia un errore o se il protagonista non riesce ad esprimere verbalmente in resto. Magari me lo dirai.
Contempla le ante aperte con sguardo assente, : indossa una sottoveste bianca. Il due punti dà, per me, maggior enfasi al suo abbigliamento.


Nota sul genere: alla fine della lettura, anche della seconda, non sono riuscita ad inquadrarlo, me sei qui, quindi lo capirò alla fine, conto su chi di fantasy se ne intende davvero.



saxaul mi ha incuriosito e, grazie, ho imparato una cosa nuova: grande arbusto in certi periodi unico mangine per i cammelli.
Dance macabre: se dico "La Danse Macabre, detta anche Danza della Morte, è un genere artistico di allegoria del Basso Medioevo sull'universalità della morte: qualunque sia la propria posizione nella vita, la Danse Macabre unisce tutti", dico male? La domand di [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] mi ha incuriosito, al di là della semplice traduzione letterale. Poi mi dirai, cara Penna, se ho toppato nella ricerca.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

15Danse macabre Empty Re: Danse macabre Dom Ott 17, 2021 7:55 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Ciao. Sono qui a mantenere la promessa. Sono tornato a commentarti.

-          Musica di sottofondo.

Sono nel mio studio, il mio impianto valvolare riproduce lo splendido vinile: “Death Speaks” di David Lang.   La colonna sonora perfetta per questo tuo lavoro.
-          Le pulci.
 
1.       Callisto è morta e sul tavolo d’acciaio la descrivi con “un’espressione a metà esatta tra sgomento e dolore.” Ho visto, da investigatore nei Carabinieri, molti cadaveri: di morti violente, suicidi, omicidi, incidenti. L’ atteggiamento di queste persone, a prescindere dal dolore, è quella del “morto”, ed è un’espressione unica. Non è una maschera, una mimica, una smorfia, una “metà esatta tra…”
2.       Molto bello come hai congegnato i dialoghi. - Voglio,”  la voce è fredda come unghie sulla cartavetro, “Vederla.” Perché “Vederla” è maiuscola? E sarà così con ogni “ripresa” dei tuoi magnifici dialoghi, pertanto non è un refuso ma una precisa scelta. Non so se però se sia da considerare corretta questa forma.
3.       – Il giallo delle pareti è un inno alla nausea. - Non avrei usato “inno”, per il suo significato positivo e poetico. Sì, conosco l’ossimoro, ma qui non lo trovo efficace come altri.
4.       – Volevo solo,” una vita tranquilla. – A me non piacciono i tre puntini di sospensione, cerco di utilizzarli meno che posso, ma qui ci andavano al posto della virgola, perché altrimenti ci si aspetta, come ci hai abituato, alla ripresa del dialogo.
5.       – Le offro un funerale Sublime… - Perché “Sublime” maiuscolo? Te lo chiedo perché potrebbe esserci un tuo motivo per non essere un refuso, potrebbe essere una tua scelta, ma allora, se avrai voglia, me la spiegherai.
6.       La necromanzia viene citata (e condannata) dalla Bibbia, ma attraverso il Libro non risulta esserci il “sapere” inteso come metodologia, tecnica, studio, scienza.
 
-          Riferimenti artistici – letterari.
Molti. Partirei dal titolo.

                Musica:

1.       Angelo Branduardi – Ballo in FA  diesis Minore. Una delle sue più belle canzoni. “Sei l'ospite d′onore del ballo che per te suoniamo, posa la falce e danza tondo a tondo: Il giro di una danza e poi un altro ancora, e tu del tempo non sei più signora. “
2.       David Lang – Death Speaks. Meravigliosa opera, ispirata ai lied di Schubert: coi suoi lunghi vibrati del violoncello e attraverso la voce eterea e ispirata di Shara Worden, si attaglia efficacemente al tuo racconto.
3.       A.A.V.V. – Post Romantic Empire. Il doppio vinile inizia con una versione incantevole (anche qui violini, violoncelli, pianoforte) di “Scheherazade” di Korsakov, che dura tutta la facciata del primo vinile.

Filosofia:

1.       Nietsche – Al di là del bene e del male. Quando, subito all’inizio del tuo racconto, ho letto – Guardo il vuoto, nella sala d’attesa deserta, e il vuoto guarda me. – come una folgorazione mi è arrivato il famoso aforisma “Quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso ti guarda dentro.”

Letteratura:

1.       Ovidio – Metamorfosi. La tua è una splendida rilettura moderna di Orfeo e Euridice. Lo stesso amore coniugale, la disperazione per la morte della splendida ninfa –moglie, lo scendere di Orfeo negli inferi per commuovere e convincere Ade e Persefone a restituirle la vita, la risalita “a riveder le stelle” (questo è Dante, che con la Commedia non scherza nemmeno lui) assieme a lei.

Mitologia:

1.       Direttamente dalla Cabala, dai miti ebraici, mi sovviene il Golem, anche se i tuoi personaggi sono molto più sofisticati e, soprattutto, senzienti.

Cinema:

1.       Impossibile non pensare a “Il sesto senso” con Bruce Willis, col protagonista che non sa di essere morto.

Considerazioni finali:

Il tuo lavoro, al momento, e un altro che correttamente qui non cito, sono i più belli che abbia letto e indagato fino ad ora. La narrazione riesce a essere tanto scarna, utile a creare l’atmosfera, quanto colta e ricca di riferimenti. Mi è piaciuto tantissimo il “prezzo” da pagare perché riguarda la bellezza, l’eleganza, la disponibilità al ballo, un bisogno da parte del negromante di acquietare i suoi fantasmi. Poi, sono sempre rimasto affascinato dalle rappresentazioni pittoriche della Danse Macabre (a proposito, l’ho sempre chiamata e pensata in francese): a circa 50 chilometri da dove abito ce n’è una sui muri di una chiesetta sconsacrata, in Trentino, e quando passo di lì nei miei allenamenti in bicicletta non posso esimermi dal scendere per andare a ammirarla. Ci hai fatto avvicinare a un dramma senza rinunciare alla poesia, grazie anche a una esposizione cristallina del testo. L’hai fatto senza scadere nel “dolciastro”, nel melenso. Te l’avevo già scritto, lo ripeto: a continuare a leggerti mi insegnerai a scrivere, e di questo ti ringrazio.

16Danse macabre Empty Re: Danse macabre Dom Ott 17, 2021 9:46 pm

Ospite


Ospite
Anche a me non importa se non hai centrato il genere, è troppo bello e originale il tuo racconto è merita la wild card. Ho dovuto rileggerlo solo per il timore di non aver ben compreso la situazione. Mi sono aiutato pure con qualche commento. Non volevo perdermi una virgola delle tue intenzioni. Non aggiungo altro se non i miei complimenti. Tutte le risorse che avevo le ho spese in emozione, in commozione. Ti abbraccio.

17Danse macabre Empty Re: Danse macabre Mer Ott 20, 2021 11:27 am

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Penna.

È evidente che non vuoi dare un colpo di scena; non dico dall'inizio, ma da un quarto, diciamo. Reno arriva presto alla consapevolezza di essere un resuscitato ma non la accetta, non subito per lo meno. Questo rifiuto faccio un po' fatica a visualizzarlo, è più nel detto che nel fatto e ho fatto fatica a immedesimarmi.
Poi, gusto mio personale, Reno vede Callisto per la prima volta da resuscitata e pensa solo a spogliarla? Anche dopo che lei esprime il desiderio di andare al mare? Mi lascia perplesso.
Infine il racconto è in gara. Ho cercato tutti i possibili attentati a Abu Dhabi, Fujairah, Dubai, Torre 23... ma non ho trovato niente nel dicembre 1999; allora ho cercato un riferimento al XXII secolo e niente. Il riferimento temporale di sicuro c'è ma non l'ho trovato, per me il racconto è in un futuro prossimo indefinito e potrebbe essere il 2099 come pure il 2201. Ci ho passato un giorno intero di lettura dedicata solo a questo racconto, è stato davvero frustrante non vedere ciò che gli altri vedono.
Il testo va riletto con la dovuta lentezza per apprezzare il metabolismo rallentato del narratore ed è abbastanza credibile. Mi piacerebbe sentirlo recitato per capire le tue reali intenzioni nella narrazione di questa storia.
Genere fantasy, spazio gli Eau, tempo c'è però boh non l'ho visto, personaggi solo l'impresario di pompe funebri, la stanza da ballo c'è.

Grazie e alla prossima.


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18Danse macabre Empty Re: Danse macabre Oggi alle 9:40 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan
il racconto è di genere fantastico ma non un fantasy che potrebbe addirittura sfociare nel distopico. Dico questo perché magari tra 100 anni magari si potrà ripotare in vita i morti quindi è una possibilità. Il racconto in se è molto bello e sensoriale ma per me che sono amante del genere fantasy non ritrovarmi nessuna caratteristica del genere non mi permette di apprezzarlo in pieno. 
Le sensazioni che lascia però, anche se molto lievi, sono piacevoli quindi i complimenti sono sinceri. 
Grazie.

19Danse macabre Empty Re: Danse macabre Oggi alle 1:30 pm

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Di cosa ha bisogno un fantasy per essere un fantasy? Di tante cose, ma ormai il genere ha subito tante di quelle commistioni che stare lì a fare i puntigliosi non giova a nessuno. Prendendola alla larghissima, con tutte le cautele del caso, direi che deve essere presente la magia, o comunque un essere magico o fantastico. È il minimo sindacale. Qui c'è. Non l'essere, Rais è un necromante, ma è umano, intendo la magia. La necromanzia è una forma di magia nera. I redivivi non sono esseri magici, sono creati (?) con la magia. Quindi pace, andiamo avanti.
Il racconto mi è piaciuto, in parte. E ne faccio solo una questione di gusti personali, si capisce, perché la parte intima, quella in cui Cal e Reno si "scoprono" è meravigliosa. La parte finale butta invece tutta la poesia alle ortiche, infilando la storia appena accennata di un futuro esercito di redivivi e una futura contesa davvero fumosa. Insomma, per me il voto è 10 fino all'ultimo paragrafo, poi mi perde.
Dal punto di vista stilistico che ti devo di'? Niente, e infatti non ti dico niente.
A rileggerci!

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