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Messaggio Da Different Staff Dom Ott 03, 2021 2:34 pm

L’acqua mi avvolge, accarezza il mio corpo e mi culla come fossi una bambina.
Avanzo lentamente ma decisa, un passo dopo l’altro, l’acqua sale e copre il mio corpo, le gambe, i fianchi, le spalle.
Non sento più i piedi, non sento più le gambe, guardo giù e la vedo…
*      *      *
I miei genitori capirono presto che io ero diversa dagli altri bambini, che in me c’era qualcosa che non andava.
Me ne stavo sempre per conto mio, non giocavo e non interagivo con gli altri bambini e avevo reazioni violente appena qualcosa mi infastidiva: mi dovettero ritirare dalla scuola materna e quando fu il momento di iniziare le elementari, in classe c’era una maestra speciale tutta per me.
Sempre più spesso sentivo dire che “Paola è malata”.
Io non capivo: perché stavo bene, non avevo mai raffreddore e febbre come spesso accadeva ai miei compagni di classe.
Semplicemente volevo essere lasciata in pace, per conto mio, con i miei pensieri.
Oppure davanti al televisore, ore e ore a guardare documentari sulla natura, sugli animali, sui pesci, i miei preferiti; sognavo di essere un delfino.
Fu proprio osservandomi un pomeriggio sul divano che a mia mamma venne l’intuizione: iscriviamola a un corso di nuoto in piscina.
Fin dal primo istante in cui entrai in acqua provai una sensazione mai avvertita prima, la sensazione di essere a casa.
L’acqua mi avvolgeva, accarezzava il mio corpo con dolcezza, lo coccolava ed io mi sentivo nel mio ambiente naturale come non mi accadeva da nessun’altra parte.
Si trattava di un corso personale e l’istruttore ebbe la capacità di intuire fin dai primi incontri le grandi potenzialità del mio fisico.
Mi guidava da bordo vasca con apparente distacco, quasi con superficialità, perché fin da subito aveva capito che non poteva trattarmi come gli altri bambini, che nel mio mondo non c’era spazio per l’imposizione, per la correzione gridata.
Mi lasciava libera di nuotare, di esprimere finalmente me stessa e intanto notava la fluidità con cui il mio corpo scivolava sull’acqua quasi fosse senza peso.
Mi cronometrava di nascosto sfidandomi ad andare sempre più veloce avendo compreso che quello era il punto d’incontro delle nostre rispettive sfide: io gli dimostravo di essere sempre più veloce, lui mostrava indifferenza e mi sfotteva, ma dentro di sé bruciava di gioia e di ambizione.
Ebbe la pazienza di aspettare, due lunghissimi anni, sapeva che prima o poi avrebbe dovuto affrontare il momento e sapeva che per me sarebbe stato un momento di crisi profonda.
E così fu: avevo nove anni quando mi disse che voleva portarmi a fare una gara a livello amatoriale, una sbracciata tra amici per vedere se l’intuizione che aveva avuto era giusta, disse proprio così.
Dissi di no, lo ripetei e, infine, lo urlai, al culmine di una crisi che i miei genitori faticarono a contenere.
L’istruttore non insistette e disse che andava bene così, ma aveva scatenato dentro di me un vulcano.
La piscina mi aveva dato tanto e la piscina di colpo mi toglieva tutto.
Non volli più andare a nuotare ma l’acqua mi mancava in maniera violenta e questa assenza si ripercuoteva su tutto quello che facevo, soprattutto sul mio rendimento a scuola.
Ero irritabile, tornai a passare lunghe ore sul divano davanti al televisore, guardavo i miei amati documentari sul mare, sui pesci, ma mi scoprii a cercare canali che trasmettessero gare di nuoto.
Ci volle quasi un anno perché mi decidessi a tornare in piscina; il mio istruttore mi aveva aspettato, sapeva che sarei tornata, mi accolse come se fosse passata solo una settimana dall’ultima volta che ci eravamo visti e con la stessa naturalezza un mese dopo mi disse che mi aveva iscritto a una gara di nuoto.
Ci andai.
E vinsi.
E continuai a vincere, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno.
E più vincevo e più mi piaceva e più stavo bene e volevo arrivare sempre più in alto.
Non ero più la malata, la diversa, ero Paola, la campionessa.
Finché il mese scorso ho vinto le Olimpiadi, a sedici anni, la più forte di tutte, la più forte di sempre.
E ho capito che più su non potevo andare e ho ripreso a stare male, perché l’acqua non aveva più nulla da darmi.
*      *      *
… ora l’acqua copre anche il mio viso, mi sommerge completamente; gli occhi sono appannati, non riescono più a vedere, eppure so che là sotto c’è!
La mia splendida coda da sirena!
Mi lascio andare, ora sono totalmente del mare, appartengo a lui: per sempre.
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Messaggio Da FedericoChiesa Dom Ott 03, 2021 3:49 pm

Non so sia ispirato ad una storia vera, ma onestamente, non mi ha convinto il racconto in prima persona di una ragazza con problemi che però vede ed analizza la sua situazione con lucidità, come se fosse un'altra.
La scrittura è precisa, ma questo "distacco" non mi ha trasmesso molto.
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Messaggio Da Petunia Dom Ott 03, 2021 7:18 pm

Mamma che botta. Un finale che aggancia l’incipit e lo trascina a fondo con la protagonista.
Allora Pal. Questa storia non mi ha convinta appieno e cerco di spiegarti perché.
La descrizione che fai della disabilità mi porta a pensare che si tratti di autismo, ma i comportamenti successivi non mi sembrano combinare con tale forma di diversa abilità. Si tratta di una persona che ha disturbi caratteriali? Non che sia di per sé importante sapere quale sia la disabilità trattata ma in questo caso visto che hai scelto di raccontare in prima persona trovo che sia un aspetto determinante al fine di rendere credibile il racconto stesso.
Quindi se non è autistica (e i pensieri che fa mi fanno propendere per il no) che problema ha la protagonista? E poi, suicidarsi perché si è raggiunto il massimo livello sportivo e non si può ambire a risultati più alti lo trovo disturbante. 
Solo se lo leggo come racconto distopico trovo che abbia  il suo perché. 
La scrittura è lineare e corretta.

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Messaggio Da Molli Redigano Dom Ott 03, 2021 7:42 pm

Il problema di questo racconto, anche a mio avviso, sta proprio nella prima persona utilizzata nella narrazione. Non soltanto perché "stona" con un soggetto che è affetto da disabilità (peraltro non ben definita), ma anche perché tende a virare su un monologo che monologo non è. Ovviamente è la mia impressione e potrei sbagliarmi. Sarebbe stato meglio, forse, narrare la parte centrale in terza persona, con narratore onnisciente, il che avrebbe accentuato il personaggio di Paola, con tutti i suoi problemi. L'incipit e l'excipit li trovo perfetti, d'effetto, pertinenti con la storia di Paola. Capisco il suo suicidio e lo faccio citando Martin Eden, di London. Se qualcuno non l'ha letto mi scuserà. Il protagonista, dopo anni di "gavetta" raggiunge finalmente il suo sogno, diventando uno scrittore di successo. Anche lui, come Paola, quando si accorge che la fama e i risultati raggiunti non gli danno più nulla, si suicida. 

Complimenti  @paluca66, la tua scrittura mi è piaciuta, segno inequivocabile che a stare con gli zoppi...

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Messaggio Da Achillu Dom Ott 03, 2021 10:56 pm

Ciao Paluca.

La classe di nuoto paralimpico di Paola è evidentemente la S14, che è un po' un calderone di situazioni cliniche. Anche Paola è difficile da inquadrare perché da una parte si rende conto che i genitori hanno capito che lei è diversa ma lei non capisce di essere malata. Capisce che l'istruttore è distaccato ma allo stesso tempo capisce che fa finta. In realtà non sappiamo cosa pensi davvero una bambina classificabile in S14, quindi potrebbe anche essere in grado di analizzare il proprio passato, però magari lo dovrebbe fare sempre dalla prospettiva di chi in fondo desidera essere lasciata in pace nei propri pensieri, quindi in teoria poco attenta a ciò che può entrare dall'esterno, a meno che non sia qualcosa che attiri il suo interesse.
Ci sono cose raccontate che in questo contesto non funzionano perché sembrano seguire la logica del funzionamento di una mente standard; funzionerebbe di più leggere di Paola che scopre il cronometro nascosto dall'istruttore o Paola che scopre di non essere più alla scuola materna, senza raccontare il perché.
Comunque la storia c'è, con un inizio e una fine coerenti anche se rappresentano l'unica allucinazione che ci mostri di Paola. Mi piace l'idea; non ho mai letto Martin Eden ma non mi stupisce che qualcuno ci avesse già pensato. L'importante è come si scrive, non cosa, e farlo in 4000 battute non è facile per niente.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da Susanna Dom Ott 03, 2021 11:47 pm

La lettura mi ha portato inizialmente a pensare che Paola potesse essere autistica, ma mi chiedo se un autistico sia in grado di descrivere così nei particolari le proprie sensazioni. Ho dei dubbi. Alcuni sono dei geni, ma questo racconto pare scritto più da chi studia le persone autistiche che non da un autistico. Forse una persona con un problema caratteriale o di personalità, psicologicamente debole potrebbe riuscire ad esprimersi così: la disanima personale del proprio atteggiamento non è escluso sia nelle sue possibilità, quand’anche essere una sorta di liberazione. Ragionamenti che non riesce a veicolare verso chi le sta accanto, ma sono lì, nella sua mente e ne fa un racconto, che pare però un messaggio di addio lasciato nel momento del suicidio.
Questo mi parrebbe più plausibile e mi fa accettare il racconto.
È un racconto, inventato, costruito, scritto bene e penso che, come altre Penne, tu abbia provato a metterti dall’altra parte della barricata per tentare di far passare, per interposto perrsonaggio, quello che percepiamo della disabilità, l’empatia che si vorrebbe avere maggiormente.

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Messaggio Da Byron.RN Lun Ott 04, 2021 9:13 am

A me non dispiace questo racconto, non ci trovo dei "buchi" o una mancanza di coerenza.
Ci troviamo di fronte a dei pensieri di una ragazzina che ha problemi nel relazionarsi con gli altri e chi può dire in che modo i pensieri si formino nella sua mente, con che linearità, come maturino e come si trasformino nel corso del tempo? 
Forse il difetto che ci trovo, pur essendo scritto in prima persona, è un pò di distacco, quell'effetto resoconto che sembra risaltare nei testi con assenza di dialoghi, quando il troppo raccontato mette uno schermo tra lettore e storia.
Comunque la reputo una prova molto positiva.
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Messaggio Da ImaGiraffe Lun Ott 04, 2021 4:41 pm

la trama del tuo racconto è una di quelle che mi ha colpito maggiormente. Anche perché trovo delle analogie tra i nostri testi. 
Però veramente il racconto in prima persona è stato per me la grande pecca. 
Mi dispiace moltissimo scrivere questo commento perché veramente credo che tu abbia raccontato una storia pazzesca ma è anche vero che per tutto il tempo della lettura mi sono chiesto se una persona autistica riesca a descrivere le situazioni in quel modo. 
Questa è stata secondo me la tua più grande pecca. in ogni caso complimenti e grazie per questo pezzo che nonostante il difetto rimane un gran bel racconto.

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Un caloroso benvenuto alle persone giunte fino a noi dal futuro. 

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Messaggio Da Akimizu Lun Ott 04, 2021 5:39 pm

Cavoli, non lo so. Certo che ne hai avuto di coraggio a cimentarti in un racconto in prima persona il cui narratore è affetto da deficit cognitivo, autismo o altro, ma comunque qualcosa che un normodotato non può immaginare, figurati immedesimarsi. L'ho trovato quindi riuscito a tratti, la storia è buona, la trama circolare (anche se rimango perplesso dal suicidio, ma probabilmente è solo perché non hai potuto approfondire e rimane tutto un po' sospeso), ma hai rischiato davvero tanto. A parer mio, con un narrato in terza avrebbe funzionato di più.
La scrittura invece è ottima. Complimenti!
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Messaggio Da vivonic Lun Ott 04, 2021 8:12 pm

Aki riesce sempre a togliermi dai guai, poiché esprime esattamente quello che vorrei dire io.
Non mi ripeto, ma ribadisco il concetto: la prima persona deve restare coerente con la narrazione. Se si è suicidata come ci lasci intendere, è fatica che ci racconti anche tutta la storia...
Poi a me non interessa molto, in tutta onestà, quale sia la disabilità di Paola. Hai scritto una storia che si fa capire bene e che arriva, quindi sicuramente il bersaglio lo hai centrato.
Certo che ad averla scritta in terza persona forse saresti riuscito a evitare qualche critica Very Happy
Ad ogni modo, complimenti per questo tuo racconto. Non mi dispiace affatto.

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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.
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Messaggio Da Danilo Nucci Lun Ott 04, 2021 9:57 pm

Ottima scrittura. Non ho titoli per dare giudizi definitivi ma certamente, rispetto ai primi tuoi pezzi che ho letto, noto grandi progressi nello stile e nella forma. Il pezzo scorre piacevolmente. Ho apprezzato molto anche il finale tragico che sia riallaccia coerentemente all’incipit che anticipa senza svelare.
Non insisto su quanto già detto da altri sulla narrazione in prima persona. Dico solo che il racconto, condotto da un narratore esterno, avrebbe reso tutto più credibile. Ti sei complicato la vita scegliendo una strada difficile. Qui, più che di un handicap, si tratta di un disagio interiore, un’insoddisfazione verso la vita, un’incapacità di gioire dei momenti felici, tutte cose che considero estremamente complicate da mettere per iscritto, soprattutto in un racconto brevissimo. Il lavoro, così impostato, è una vera prova di coraggio… letterario.  
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Messaggio Da CharAznable Mar Ott 05, 2021 10:25 am

Un racconto delicato, una storia agrodolce come solo in pochi sanno scrivere. Un riscatto che diventa una condanna.
Purtroppo caro Paluca, dal mio punto di vista, il tuo lavoro ha due pecche. Una soggettiva, non amo quella suddivisione con gli asterischi tra il corpo centrale del racconto e le due appendici. Se volevi proprio evidenziare questa separazione forse un corsivo sarebbe stato più elegante.
La seconda oggettiva. Il racconto il prima persona, che ha il merito di portarti all'interno della storia, qui ha grosse lacune. Una su tutte la lucidità con cui la protagonista analizza la sua condizione. Non funziona, mi spiace. 
Rimane comunque un buon racconto che avrebbe potuto essere davvero davvero ottimo.
Complimenti. Grazie

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Messaggio Da SisypheMalheureux Mar Ott 05, 2021 10:48 am

Il racconto è scritto molto bene e la suddivisione con gli asterischi a me non ha disturbato, anzi...
Al di là dei gusti personali però, devo dire che anche a me non ha convinto molto il suicidio finale. Non so se sia un problema di punto di vista del narratore, forse no. Ho immaginato anche io Paola affetta da autismo e sinceramente ce lo vedo poco un autistico che cerca di porre fine alla propria vita per le motivazioni che hai dato tu. Di autismo non ne so molto, lo ammetto, ma credo che il successo, vincere, l'essere il migliore di tutti non siano cose così importanti nella scala di valori di chi è affetto da questi disturbi. Probabilmente sbaglio ma non ce la vedo un'autistica così competitiva da pensare "adesso che ho raggiunto la vetta la mia vita non ha più senso". Del resto Paola ce la presenti come una più interessata a sfidare sé stessa che gli altri, a nuotare perché l'acqua è il suo elemento, tanto che non voleva nemmeno partecipare alla prima gara amatoriale e si è rifiutata di nuotare per un anno. Forse è questo che non funziona tanto nel tuo racconto. Peccato perché la scrittura a livello di stile ha moltissimi pregi.
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Messaggio Da Resdei Mar Ott 05, 2021 11:44 am

Ciao Paluca
Racconto piaciuto, anche molto.
Scritto bene, mi viene da dire in modo lineare e “fluido.”
Prima persona, terza persona…ci ho pensato anch’io, 
ma hai descritto talmente bene le sensazioni che la ragazza prova e questo potevi farlo solo in prima persona.
Ritorna l’acqua, come elemento che libera il corpo e la mente dalle catene peggiori, e tutto si alleggerisce.
L’amaro, però mi rimane dalla frase finale…


E ho capito che più su non potevo andare e ho ripreso a stare male, perché l’acqua non aveva più nulla da darmi.
 
Perché? Solo vincendo medaglie Paola si sente uguale agli altri? solo le vittorie fanno sparire l'orrore di “Paola è malata”?
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Messaggio Da caipiroska Mar Ott 05, 2021 2:54 pm

Ciao Paluca,
il racconto che ci hai proposto ha qualche difetto che gli amici passati prima di me hanno ben evidenziato.
Io vorrei soffermarmi su ciò che ho apprezzato del testo: al di là della scrittura (ben gestita, scorrevole e corretta), ho trovato interessante lasciare vago e indefinibile il difetto di Paola e soprattutto che lei si renda conto della sua diversità solo in base alle reazioni altrui: come dire, nel mio mondo sono normale, nel vostro (chissà perchè!) no.
Ecco, questa tematica la trovo tra le più affascinanti in merito all'argomento.
Forse Paola trova se stessa solo nell'elemento acqua... Quindi non ci racconti una morte ma una presa di coscienza e relativa rinascita.
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Messaggio Da paluca66 Mer Ott 06, 2021 8:33 am

Direi che non ci sono molti dubbi su quale sia stato il grosso difetto di questo mio racconto: non posso dirlo con certezza, ma ho la sensazione che nelle 24 ore intercorse tra parto e stesura del racconto, l'idea di scrivere la parte centrale in terza persona mi abbia sfiorato, finendo, ahimè, subito accantonata.
Io credo che ogni scrittore in qualche modo, attinga le sue storie, oltre che da un 'attenta visione di ciò che lo circonda (e mi viene quasi da dire che questo sia quasi un talento naturale), anche e soprattutto dall'autobiografico.
Io ho fatto per anni volontariato con i ragazzi disabili (disabilità di ogni tipo e gravità) e io e mia moglie ci siamo addirittura conosciuti in un'estate da volontari ma chissà perché non ho avuto il coraggio di attingere da una delle tantissime storie che ho incrociato in quel frangente, preferendo inventarne una di sana pianta.
Crescerò un po' alla volta anche sotto questo punto di vista, stando qui dentro e continuando a scrivere, leggere e commentare ritengo sarà inevitabile, al di là del talento che quello uno ce l'ha o non ce l'ha.
Sono molto contento per i progressi nella scrittura, è stata una costante nei vostri commenti e questo è un aspetto che mi dà forza e gioia; l'ho già scritto in un altro commento ma questo miglioramento è innegabilmente legato alla mia assidua frequentazione di DT (e di SPS prima) e di questo sono molto grato a ognuno di voi.
Un esempio banale: alla fine del racconto le battute sfioravano le 4.800, per cui mi sono messo a rileggere e a sfrondare e mi sono quasi subito accorto di quanti avverbi (soprattutto quelli terminanti in-mente) inutili avevo inserito, tolti i quali il racconto non perdeva affatto di senso. Ecco, questo è un regalo che mi avete fatto voi e che mi porta a ricevere tanti complimenti sui progressi della mia scrittura.
Non ho, purtroppo, il tempo di rispondere singolarmente a ciascuno di voi, vi chiedo scusa, ma sappiate che anche questa volta ogni singolo commento, ogni singola critica, mai banale ma sempre ben motivata, mi sono stati di grande aiuto.

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