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The cow in the attic

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1The cow in the attic Empty The cow in the attic Sab Ott 02, 2021 7:57 pm

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
https://www.differentales.org/t1079-il-mio-ruolo:

The cow in the attic


Avevo un attic nel 1840 e una old farm nell’Oregon…
Comprai il terreno da un agricoltore che coltivava canna da zucchero impoverito dalla crisi delle vacche del 1829.
La trattativa fu veloce e con soli 180 dollari acquistati all the farm che comprendeva molti acri di terreno.
Era un anno particolarmente freddo e ci impiegai un bel po’ di tempo per ristrutturare la fattoria e quel suo attic che non veniva aperto da almeno cento anni.
Sì, avete capito bene, quell’attic era chiuso da un pezzo e che pezzo. Mi procurai un paio di cesoie robuste e tagliai la corda che teneva legata la porta dell’attic…
Acciderba che sorpresa! All’interno di quel posto non c’era una mazza che non c’era, in pratica il deserto era più abitato di quella cazzolina di attic.
Ma allora i quadri de nonno e i mobili e il baule e le altre cose dove erano finite?
Nun me chiedete che non ve lo posso di, so solo che ci misi circa una mesata per fare pulizia da tutta la roba che c’era dentro.
«Ma come, se hai detto che era vuota»
«Non cominciamo a fare polemiche che non mi sembra il caso, ho detto quello che ho detto e vi dirò che ci ho speso pure parecchi cents per comprare sgrassa tori e sgrassa vacche per lucidare la soffitta o attic che suona meglio»
Torniamo ai giorni nostri, era il 1840 e con una vincita al supernonnolotto avevo raggranellato una ingente somma con la quale appunto avevo comprato quella cazzo di farm nell’Oregon.
Quanti ricordi mi salgono in mente… ero un ventenne squattrinato e l’idea di coltivare canna da zucchero in the farm mi addolciva il palato.
Ebbi e ripeto ebbi un’amara sorpresa all’atto della presa del possesso della proprietà in quanto che invece di canna da zucchero il vecchio proprietario ci aveva piantumato zucche mantovane e aveva pure avuto l’ardire di dirmi che avevo capito male io e che lui aveva sempre parlato di zucche e che quindi avevo fatto la figura dello zuccone.
Insomma mi ritrovai con un campo di zucche, una farm e una soffitta che a dire il vero ogni volta che ci acchianavo su sentivo un certo odore di soffritto. Ecco il famoso soffritto in soffitta che mi dice un amico essere di origine ectoplasmatica in quanto che, con grande probability, ci doveva essere un fantasma di qualche cuoco che s’era scordato la frittura di calamari sul fornello.
Quel nome mi stuzzicò la memoria e mi sovvenne di quando che a Cala Amari conobbi quella studentessa con certe zinne che… va beh lassamo perde causa ipertensione arteriosa con ingrossamento del ventriloquo sinistro e derivante pompaggio anomalo di sangue.
E la gioventù non ritorna e nemmeno i soldi spesi per quella mia passione di canna da zucchero che poi io il caffè lo prendo amaro.
E sì, la soffitta odorava proprio di soffritto di calamari e mi venivano in mente le zinne.
«Già detto, soffri di semenza senile dovuta alle zucche»
«Vorrei vedere voi di fronte a quelle zinne, ma come si dice è acqua che ancora deve passare perché il castoro ha fatto una diga (vecchio proverbio oregonese)»
Spesi una fortuna per risanare la soffitta e dovetti pure pagare in contanti alcuni tizi che facevano di professione i ghostbusters.
Minchiozza che fighi che erano, tutti vestiti di pompe da irrigazione e con un tostapane dove infilavano i fantasmi catturati.
«Guarda che stai a citare un film già visto al cine»
«Boh, io vengo prima te lo rammento so del 1800 e quindi so prius»
Dicevo che sti cazzo de acchiappa fantasmi m’hanno ripulito la soffitta dal cuoco del soffritto e ci hanno pure passato un’essenza di assenza che serviva a proteggere dagli spiritelli porcelli frittaroli.
Ora si che avevo una bella farm tutta mia compresa una soffitta dove non c’era un cazzo e c’era tutto perché dovete sapere che in soffitta ognuno ci mette quello che gli pare e poi puoi pure cambiare tutto quando vuoi e se diventi fantasma l’unico pericolo è che arrivi uno come me e paghi quattro acchiappa fantasmi che ti rompano le palle aspirandoti in un tostapane bollente.
La vita non era stata molto tenera con me ma io l’ho sempre tagliata con un grissino e se il castoro ha fatto una diga tu dillo alla nutria (solito proverbio oregonese), mi sono sempre guadagnato il pane rubandolo al forno del vicino che era un imbecille e mi sono fatto ‘na scorta di rosette e baghette che ancora oggi, che son trascorsi ducento anni, me le magno avendole congelate nel freezer che mi regalò nonna prima di spirare per l’altro mondo dove c’era pure nonno.
E quante cose potrei raccontarvi della mia soffitta, per esempio potrei dirvi di quella volta che aprendo la porticina vi ci trovai legata al piolo della finestra una grossa cow.
Yes a big cow in the attic e don’t worry be happy che ci ho fatto certe mungiture di latte fresco che me ne sono scortato una barca per circa dieci anni e rotti tanto alla cow bastava che gli portassi le zucche del campo e quella mi faceva il famoso latte alla zucca di cow che più zuccotto di così non ce n’era.
Mi ci affezionai a quella cow e decisi di tenermela finché non mi fossi rotto i maroni di tenerla che poi quella li se magnava tante di quelle zucche che il campo mi si svuotò e dovetti piantarci patate olandesi a pasta bianca, poi per parità di specie piantai tutti i colori di patate e fui premiato con il premio Nobel per la pace.
Nel discorso alla consegna del premio feci cenno al fatto che non avevo capito come mai m’avevano dato il Nobel per aver piantato delle patate.
Beh s’è fatto tardi e il cimitero chiude, devo rientrare e sono commosso dalla vostra attenzione.
La prossima volta vi racconterò di quando trovai the cow in the attic…
«Nonno occhio che ci hai la semenza senile»
«E va beh che sarà mai, ogni tanto dimentico qualcosa ma chi è che non dimentica nulla?»


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Le domande non sono mai invadenti, a volte lo sono le risposte...

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