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Due caffè

5 partecipanti

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1Due caffè Empty Due caffè Mer Set 01, 2021 10:42 am

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Due caffè.

Certe foreste le attraverso pure se viaggio sull’asfalto. 
Radio accesa, braccio destro disteso sulla gomma del poggiatesta accanto come se ci fosse qualcuno da abbracciare, sguardo assente.
 Sono un uomo che viaggia solo, uno con cui non è mai stato divertente vivere, né parlare. Ogni tanto mi domando se riuscirò mai a sovvertire la situazione o se ho poco scampo, meglio non indagare troppo, meglio occuparmi della guida e evitare altri incidenti. In fondo sto dove voglio stare e faccio quello che voglio fare. Guadagno bene e questo mi convince il doppio a accendere ogni giorno il motore, e se faccio del mio meglio per far durare sempre meno il viaggio è perché l’asfalto dopo un po’ diventa sostanza tossica da smaltire, e me ne frego dei bei panorami, delle fermate al bar, dimentico pure di pisciare.
Non va bene vivere così, lo so da solo. Non va bene vivere così senza dire una parola. Le parole secche, appassite si ammucchiano come foglie negli angoli della mia testa vuota, fanno volume e basta, non ci tiro fuori nemmeno un pensiero decente, una storia, un ricordo, una sofferenza, è brutto essere senza una sofferenza, non servono spiegazioni.
La ragazza che trovo sempre all’autogrill sembra una lasciata lì per farmi piacere, per tirarmi su di morale. Si sposta in avanti ogni volta che mi rivede e si tocca i capelli come se fossero un regalo per me. Io sono contento perché lo spostamento le fa vibrare il seno e il grasso che ha sotto il mento. Il suo saluto istantaneo non è subordinato al mio, e non mi viene di mettermi in disparte davanti a lei, che di solito mi metto in disparte per non avere problemi. L’altro giorno mi ha chiesto se avrei preso i soliti due caffè e mi ha detto che poteva farmene uno doppio così non si sarebbe sporcata la seconda tazzina, e le ho detto no che preferisco vedere le due tazzine sul bancone perché tanto per cominciare comando io il caffè. Lei ha riso. Sembra semplice, sembra bella, e forse le voglio pure bene, ma non in quel senso. La guardo come si osserva un punto su di una mappa, cercando dei riferimenti, qualcosa lì vicino. Sono contrario alle strategie di conquista pagina per pagina, a fare il buffone per farla ridere. Se una mi piace divento diretto, visibile, smetto di essere un povero cristo, cambio il tono della voce, lo addolcisco rischiando di far vacillare la mia figura maschile. Quando sto per bere il secondo caffè, me lo strappa dalla mano e lo sorseggia lei, lentamente, senza avere paura di me. Poi lancia la tazzina nella fossa delle tazzine sporche e sussurra che non ce la fa più a vedermi bere due caffè. Poi per tenermi compagnia si sforza a essere infelice e scavalca il silenzio che ho imparato a tenere con una pioggia di domande improvvise e sanguinose, senza darmi il tempo di rispondere. Da fratello a fratelli, voi le avreste avute le risposte immediate? Quegli occhi e quel sorriso sottile come uno spago che scrutavano la mia fronte voi lo avreste sopportato? Io avevo le budella come quelle di un gatto investito. Fino a pochi minuti prima sembrava che andasse tutto bene, ma quelle domande erano troppe e tutte intubate nel suo sguardo fisso. Avevo voglia di bere acqua fresca con le mani, di sciacquarmi il viso, di mettermi a letto, e lei continuava, continuava a chiedere come per fissare gli appunti di una ricerca su di me. Io non potevo mandare il mio lavoro a puttane e le ho detto che dovevo andare. Due minuti dopo ero di nuovo sulla mia automobile, con tutt’e due le mani sul volante e la radio spenta. E non mi sono fermato più lì per secoli per non avere domande. Il lavoro va avanti, il gioco comico delle due tazzine di caffè pure, nessuno si lamenta e trovo sempre la strada di casa alla fine della giornata. Ci ricapito in quell’autogrill di notte, perché avevo bisogno di fermarmi. Prima di posteggiare guardo verso il bancone, l’ambiente è piccolo e illuminato, a quell’ora non ci sono camionisti, si vede tutto da fuori, per una questione di sicurezza, credo. Lei non c’è. Mentre parcheggio meglio dentro la striscia bianca, si infila una testa nel finestrino dalla parte del passeggero, dicendo niente. Non so perché ho pensato che non ci fosse fretta e invece di reagire ho alzato la mano in una sottospecie di saluto. Specie nelle gambe è molto dimagrita, sembrano i rami di un nespolo. Ancora è esageratamente graziosa. Me ne vado, penso, farò finta di avere fretta, che se ricomincia con la richiesta di tutti i  miei dati  mi sparo. Mi racconta che  è  uscita per fumarsi una sigaretta, per fortuna, così ha guadagnato tempo. Non riesco a fare la faccia contenta, ha guadagnato tempo per cosa? Io sono uno che fa perdere tempo, non guadagnarlo. Dalla parte buia, quella dove scorre l’autostrada, cerco un suggerimento che non mi spaventi. Lei ride, quasi senza senso, mi batte con la mano libera dalla sigaretta sulla spalla più vicina e dice che non fa freddo per niente. Apre la portiera e si mette seduta accanto a me, si gratta sotto gli occhiali da vista, sento odore residuo di fumo misto alla sua gomma masticata. Mi racconta che è colpa loro, di quelli che la pagano troppo poco, se si è presa la libertà di stare vicino a me, abbandonando il bar. Mi chiede perché sono sparito. Rispondo perché sono uno scrittore in cerca di ispirazione. Dice che me la cavo bene a raccontare cazzate, si toglie il sinale umido e appiccicoso e lo piega con cura. Non reagisco. Dice che se l’aspettava da uno sempre solo, che parla bene, un lavoro strano. Io ho ancora cento tristezze per la storia dei due caffè, che poi potrebbe essere quella che l’ha conquistata. A essere onesto e sincero lei fisicamente è come piace a me una donna: vitale e sana. E potrei pure approfittare. Che ci vuole a sollevarle la gonna, a darle più di un bacio mentre intorno è tutto buio? Niente, ci vuole niente. Ma oggi ho fatto più di quello che potevo fare, e nemmeno voglio rovinare le prove che lo testimoniano. Sento il rumore di un foglio di carta e di una bic che ci scrive sopra con calligrafia minuscola senza riuscire a mantenere un andamento orizzontale. Sono numeri che mi accartoccia in tasca. Chiamami non lo dice, ma si capisce che vuole così. Mi chiedo in un angolo del cervello se le cose stanno a posto, forse volevo solo essere incoraggiato, spinto nelle azioni più semplici, non in quelle avvincenti.
Inconsciamente accorciare le distanze.

2Due caffè Empty Re: Due caffè Mer Set 01, 2021 12:41 pm

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
Sento il fiume che sgorga nell'animo e diviene mentale decisione di tagliare la routine con un colpo di "penna".
Noi siamo in realtà la consuetudine di noi stessi, quella roba che la prendi al mattino che non ti piace il latte, non ti piace l'orzo, non ti piace il té, non ti piaci te.
Cosa fai allora? Ti spari due tette, anzi meglio du caffé perché non ti fidi nemmeno di te e poi cavolo se  non fossi così chi le scriverebbe le tue storie.
Un alito di vento debole prende l'immagine delle autogrill e non hai la forza di premere quel grilletto che spara la vita oltre il consueto immobilismo che dentro di noi non è immobilismo... è vita.
Ma poi chi la capisce la nostra vita?
Penso al video di Rober Plant "Big Log" e il tuo racconto caro Tom lo circonda e ne diviene corolla... magnificamente come un film. Straordinariamente nella mente.

https://www.youtube.com/watch?v=FxSsol3Zd7k&ab_channel=RobertPlant


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Le domande non sono mai invadenti, a volte lo sono le risposte...

A Tommybe garba questo messaggio

3Due caffè Empty Re: Due caffè Mer Set 01, 2021 4:49 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Come al solito nei tuoi racconti sembra di essere lì accanto, o appollaiati sulla tua spalla, ascoltando i tuoi pensieri. Mi piacerebbe saper scrivere così, di quello che sono certi momenti, ma ho sempre l'idea di annoiare. Anche se poi racconti simili li leggo e li trovo piacevolmente pieni di tante cose che alla fine dici: ma era solo il tempo di una anzi due tazzine di caffè, eppure quante cose girano per il cervello...
Grazie Tommy


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

4Due caffè Empty Re: Due caffè Mer Set 01, 2021 6:55 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Susanna, tu scrivi bene, molto meglio di me, giuro.
Nei miei racconti appaiono ricordi e verità, fin troppe verità, e questa diventa spesso, almeno qui, una condanna, un capestro che mi strozza e uccide.
Perché ci resto troppo male quando il giudizio degli altri somiglia a un: non mi piace.
Vero è che non sono una persona illustre, non sono uno scrittore famoso. Ma solo loro possono parlare dei loro ricordi?
Nella letteratura non c'è democrazia.
Mi sa.

5Due caffè Empty Re: Due caffè Mer Set 01, 2021 7:12 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Gian, non ti ho risposto subito perché non conoscevo il pezzo e volevo ascoltarlo.
I paesaggi americani sono vuoti e terribili.
La chitarra stonata ne testimonia l'assoluta solitudine e disperazione.
Grazie per questo bel regalo.
Gian.



https://youtu.be/5rOiW_xY-kc

6Due caffè Empty Re: Due caffè Mer Set 01, 2021 7:53 pm

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
@Tommybe non mi stanco mai di leggerti. E anche questa è verità.


______________________________________________________
Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

7Due caffè Empty Re: Due caffè Mer Set 01, 2021 8:13 pm

FraFree

FraFree
Padawan
Padawan
Vorrei tanto saper gestire i pensieri sciolti come te,
in modo naturale e quasi visivo, da catapultare il lettore sulla stessa lunghezza d'onda. 
Come lo fai tu, nessuno!


______________________________________________________
Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. (B. Brecht)

A Susanna garba questo messaggio

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