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Nel cosmo alla ricerca del pensiero

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1Nel cosmo alla ricerca del pensiero Empty Nel cosmo alla ricerca del pensiero Gio Gen 14, 2021 3:32 pm

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
Nel cosmo alla ricerca del pensiero

Nell'intelletto risiede la naturale forza che, in un organizzato ordine, regola l'orologio biologico dell'organismo umano, d’esso non ne comprendiamo il funzionamento se lo analizziamo in quanto tale, non considerando le sue manifestazioni oggetto di studi accurati.
Esiste allora la consapevolezza di se stessi se non è possibile provarla?
Se io so di essere, lo so perché consapevolmente ne sono cosciente oppure inconsapevolmente esisto in modo cosciente?
Il rapporto così come configurato dalla caverna di Platone fa da punto di partenza per costruire il seguito.
Ciò che coordina il nostro pensiero e che di esso ne ricerca l'origine, può spiegare la sua stessa natura o funzione?
L'interrogativo stesso altro non è che il dubbio dell'esistenza che vuol dare corpo a se stessa nel tentativo di non rendere eterea la sensazione motoria che governa tutto l'agire dell'individuo.
Potremmo spiegare il pensiero nel suo continuo evolversi.

«Cogito ergo sum nel concetto di Cartesio...»

Eppure dovremmo poter spiegare il motivo del pensare che dà vita alla sua stessa essenza.
Il pensiero dovrebbe essere in grado di svelare se stesso immaginandosi in una sorta di bilocazione in cui un doppio binario consente a due entità, in tutto e per tutto identiche, di correre parallelamente in un moto perenne tendente all'infinito, senza possibilità di intersecarsi e interagire fra esse come due rette parallele appunto.
Potremmo dire che in noi vive un pensiero che in apparenza è singolo ma che poi si manifesta in modo doppio e univoco al tempo stesso essendo una la sua natura.

«Il concetto della divisione corporale e dell’anima appartenente al mondo delle idee ci collega nuovamente a Platone»

Io sono: so di essere ma non posso provarlo se non con un'affermazione basata sul pensiero, ma essendo esso stesso indefinito cade la certezza della sua definizione.
L'io che dice di essere consapevole non è altro che forma inconsapevole di consapevolezza.
Ecco che allora l'inesistenza può essere giustificata con l'infinita rappresentazione di quell'universo che ci ha generato.
L'universo non finito per definizione, riassume in sé il pensiero, che per tal motivo entra a far parte di una collocazione infinita.
Quello che è la rappresentazione a cui ci ha abituato la convenzione dell'uomo e cioè la non misurabilità numerica d'un limite va applicata alla definizione di pensiero che può dirsi privo d'origini e confini in quanto paritetica emanazione dell'universo stesso.

«Il pensiero diviene allora universale inteso come pura estensione infinita del tutto che lo circonda.»

E se dalla sua universalità scindiamo la fisicità corporale dell'uomo addiveniamo a una semplice conclusione: «L'uomo è certo e finito nel corpo, incerto e indefinito nell'essenza pensiero.»

L'uomo considerato come emanazione di pensiero diviene universale in un perenne andare illimitato.
Dire che egli è universale equivale a dire che il suo pensiero lo è in egual misura.
Altro costrutto è il definire la materia padrona e latrice del messaggio genetico.
La chimica dell'uomo è quella dell'universo, nel nostro DNA portiamo quindi il messaggio universale d'esistenza e se ogni singolo elemento dell'atomo contiene una raffigurazione che aggrega elementi che recano in loro la vita così come intesa dall'uomo, sarà plausibile conferire la simbiosi dell'apparenza e della ragione.
Non esiste scissione tra pensiero e materia: la materia è pensiero endogeno a se stessa.
È giusto affermare allora che nell'universo risiede il pensiero e che tale appartenenza apre la visione di infinite possibili nature dell'universo stesso e per chiudere la raffigurazione universale del pensiero simbiotico della materia ci si può ricollegare a una forma “umana” di raffigurazione esogena dell'io interiore: “la Poesia”.

Sì proprio la Poesia e la Scrittura in generale, dal costrutto enunciato prima s'evince che: «Il “Poetare” derivando dal pensiero stesso è sua forma universale d'espressione non soggetta a definizioni e giudizi perché non giustificabili per definirlo.»

Pensare vuol dire far parte dell’universo, essere uno e infinito nell’archetipo della creazione.
Fine e principio d’un infinito moto del pensiero stesso.

«Noi siamo ovunque il nostro pensare vorrà essere»


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2Nel cosmo alla ricerca del pensiero Empty Re: Nel cosmo alla ricerca del pensiero Gio Gen 14, 2021 4:16 pm

Ospite


Ospite
Vero è che l'ho letto velocemente e con la TV accesa per tenere a bada il pargolo Tommaso, ma non ho capito nulla.  :shock:6

3Nel cosmo alla ricerca del pensiero Empty Re: Nel cosmo alla ricerca del pensiero Gio Gen 14, 2021 4:30 pm

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
È la ricerca del pensiero universale come genesi endogena dell'esistenza stessa e come naturale espressione d'essa nell'appartenere alla "Natura creatrice dell'universo". 
In definitiva l'infinita grandezza del pensiero è commisurata alla infinita estensione dell'universo in quanto appartenenze alla sua creazione, vale a dire se noi siamo figli delle stelle e il pensiero è nostro figlio, esso sarà figlio delle stelle e quindi universale e infinito.


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4Nel cosmo alla ricerca del pensiero Empty Re: Nel cosmo alla ricerca del pensiero Gio Gen 14, 2021 4:55 pm

Ospite


Ospite
@Giancarlo Gravili ha scritto:È la ricerca del pensiero universale come genesi endogena dell'esistenza stessa e come naturale espressione d'essa nell'appartenere alla "Natura creatrice dell'universo". 
In definitiva l'infinita grandezza del pensiero è commisurata alla infinita estensione dell'universo in quanto appartenenze alla sua creazione, vale a dire se noi siamo figli delle stelle e il pensiero è nostro figlio, esso sarà figlio delle stelle e quindi universale e infinito.


Non ci arrivo, limite mio, Gian.  Comunque, mi hai ricordato il pezzo di Alan Sorrenti di quasi mezzo secolo fa. Bellissimo. Un abbraccio. 


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